domenica 23 agosto 2015

I PESCI CON I DENTI UMANI



Si tratta di un pesce marino della famiglia degli Sparidae, molto simile al sarago ma con una dentatura umana. Si trova Nord America, Golfo del Messico e Brasile. Ha una dentatura così forte perché si nutre di molluschi e crostacei.

Quando il pesce cresce troppo il proprietario lo libera in natura, facendone una specie invasiva. È la sorte di molti pacu, "cugini" dei piranha e noti per un'inquietante leggenda, che li vede mordere i testicoli dei bagnanti.

Secondo alcune voci questo pesce avrebbe una particolare predilezione per la carne umana, ma non è vero: in compenso il ritrovamento ha dato il via a un timore ben diverso, quello per gli effetti della sua diffusione come specie invasiva.

Questo pesce, probabilmente un pacu del Sudamerica, è noto per i suoi denti che hanno un’inquietante somiglianza con quelli umani. Nonostante la parentela con i piranha, i pacu si nutrono principalmente di piante e sono considerati perlopiù inoffensivi. Tuttavia succede a volte che si nutrano di altri pesci e c’è la concreta possibilità che competano con le specie autoctone per le risorse, oppure diffondano nel nuovo ambiente parassiti o malattie.

I pacu sono pesci d’acquario piuttosto comuni, anche se il rischio è che crescano troppo e i proprietari non riescano più a occuparsene (si parla di 20 chilogrammi e fino a un metro di lunghezza).

Ci sono stati casi in cui i pacu hanno morso esseri umani, ma il timore che mirino proprio ai testicoli è esagerato commenta Peter Rask Møller, esperto di pesci della Denmark's University di Copenhagen. “I suoi denti e il suo potente morso possono essere pericolosi, questo sì, ma è comunque altamente improbabile essere morsi da un pacu”.

Ai pacu furono attribuite le morti di due uomini avvenute nel 2011, in Nuova Guinea, dopo che avevano perduto i testicoli nell'acqua. Le informazioni riguardo alla vicenda rimangono piuttosto scarse ancora oggi, e non ci sono fonti di prima mano che possano dar credito ai fatti. “Ritengo siano solo voci”, ha commentato nel 2013 Lars Skou Olsen, curatore del Copenhagen's Blue Planet Aquarium, dopo che uno di questi pesci era stato trovato in Danimarca.

“I pacu non sono pericolosi per gli esseri umani”, spiega il biologo Zeb Hogan, esperto in pesci ed esploratore National Geographic, che studia questi animali alla University of Nevada, Reno. I pacu sono già stati trovati in Arizona, in Michigan e altrove, ma la minaccia più grande non è ai danni dei bagnanti, bensì a quelli degli ecosistemi. “È proibito in molti luoghi rilasciare in natura le specie esotiche come il pacu, perciò i proprietari di acquari dovrebbero prendersi il tempo di ragionare sulle necessità della specie e delle sue caratteristiche, per essere sicuri di potersi prendere cura del pesce che stanno comprando in modo opportuno", commenta Hogan.




Il suo nome scientifico è Archosargus probatocephalus, ma gli anglofoni lo chiamano semplicemente sheephead, testa di pecora. Si tratta di un pesce marino della famiglia degli Sparidae, molto simile al sarago, perfettamente commestibile e… con una dentatura umana.

In realtà, questo pesce ha sviluppato una dentatura così forte perché si nutre essenzialmente di molluschi e crostacei e usa i suoi grossi e incisivi e molari per rompere i gusci delle sue prede. Si tratta di una specie piuttosto comune nei mari del Nord America, ma è possibile trovarlo anche nelle acque del Golfo del Messico e del Brasile: la sue squame a strisce nere lo rendono particolarmente riconoscibile e un esemplare adulto può arrivare a quasi 10 chilogrammi per 91 centimetri di lunghezza.

Le carni dello sheephead sono particolarmente apprezzate anche a tavola, ma attenzione a non fare confusione con un altro esemplare della sua famiglia: il Salema porgy (Sarpa salpa) che, secondo quanto riportato da Scientific American, avrebbe proprietà allucinogene e in alcune culture polinesiane, così come durante l’Impero romano, era spesso impiegato nelle cerimonie religiose per ricreare uno stato di estasi. Purtroppo però, molto spesso gli effetti allucinatori si protraevano anche per alcuni giorni dopo il rituale e il malcapitato presentava tutti i sintomi dell’avvelenamento.



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