lunedì 28 marzo 2016

L'ATOLLO DI MALE NORD



Gli atolli di Male Nord, Male Sud, Gaafaru Falhu e l’isola di Kaashidoo formano l’atollo amministrativo di Kaafu, che ospita circa 13.000 persone e la cui capitale è l’isola di Thulusdhoo. A causa della loro vicinanza con la capitale Male, questi due atolli sono stati i primi a essersi sviluppati turisticamente. I vantaggi principali consistono nel fatto che sono molto vicini all’aeroporto internazionale e di conseguenza i trasferimenti verso i resort sono abbastanza veloci. Oltre a ciò i villaggi turistici di questi atolli hanno subito negli ultimi anni una serie di migliorie che li hanno portati a diventare strutture di ottimo livello, molto appartate e tranquille.
L'atollo di Male Nord ha lunghezza di circa 67 Km in latitudine e una larghezza di circa 40 Km, al suo interno contiene 50 isole e diverse isolette, di cui 8 sono abitate e 27 sono resort.  Su questo atollo è cominciata l'espansione turistica delle isole Maldive trent'anni fa ed oggi è il centro dell'attività politica ed economica.  A Male Nord si trovano l’Isola di Hulhule, che ospita l’aeroporto internazionale e la capitale Male, che occupa un'intera isola di 5 kmq. A Male vivono e lavorano più di 70.000 persone in un'area di 2.5 chilometri quadrati, un vero e proprio sovraffollamento. Meritano di essere visitati: il National Museum Sultan Park dove sono raccolti abiti, utensili, armi e reperti risalenti al periodo pre-islamico e la moschea Hukuru Miskiy, rinomata per i suoi interni. Anche il mercato del pesce e quello della frutta e verdura sono caratteristici. Si trovano poi numerosi bazar a disposizione per lo shopping.



Nell’atollo di Malè Nord, a soli 20 minuti di motoscafo dalla capitale, si trova la piccola isola di Ihuru, una delle più apprezzate e fotografate: per la sua caratteristica forma perfettamente circolare, per la sua ricca vegetazione, per la bellezza e la vicinanza del reef che la circonda.



IL BORNEO



Il Borneo è un'isola situata nel sud-est asiatico, divisa tra la Malesia (a sua volta spartita tra le regioni del Sabah e Sarawak) e il Brunei nella parte settentrionale, l'Indonesia nella parte meridionale (regione del Kalimantàn). È la terza isola del mondo per superficie.

La più antica attestazione della presenza di Homo erectus risale al Pleistocene quando, a seguito delle periodiche regressioni marine, l’emersione della piattaforma della Sonda consentì il passaggio di gruppi di Ominini dalla Malaysia alle coste del Borneo. Le evidenze archeologiche risalgono a non prima di 45.000 anni fa, cronologia alla quale si ascrive un cranio di sapiens proveniente dai depositi profondi delle Grotte di Niah, interessate da un’occupazione intensiva fino alla fine del Pleistocene (circa 12.000 anni fa). Allo stesso periodo risale l’insediamento nella grotta di Kimanis, attribuito a gruppi di cacciatori-raccoglitori analoghi a quelli che popolavano il sito di Niah. Alla fine del Pleistocene si data la serie di oltre 500 impronte di mano in ocra rossa individuate in numerose grotte nella penisola di Mangkalihat. Mutamenti significativi ebbero luogo, circa 4000 anni fa, con l’arrivo sull’isola di comunità di agricoltori austronesiani provenienti dalle Filippine e dall’isola di Sulawesi. Questi introdussero una cultura materiale neolitica, caratterizzata dall’uso di asce di pietra levigata, ceramica, utensili di conchiglia. Ritrovamenti pertinenti al Neolitico sono stati effettuati a Madai, Bukit Tengkorak, presso le Grotte di Niah, Gua Sireh e Lubang Angin. In particolare, la presenza di chicchi di riso nell’impasto di materiale ceramico proveniente da Gua Sireh, attesterebbe la diffusione dell’uso di questo cereale già 4000 anni fa. La lavorazione del bronzo e del ferro è attestata solo a partire da circa 2000 anni fa; nello stesso periodo iniziò a diffondersi nelle regioni costiere del Borneo il commercio con l’India.
I primi Europei sbarcati a Borneo furono i superstiti della spedizione di Magellano nel luglio 1521; in quel tempo l’isola era governata dal sultano di Brunei. Gli Spagnoli vi stabilirono una base commerciale a carattere permanente solo nel 1580, gli Olandesi nel 1604, gli Inglesi nel 1609 e per tutto il 17° e 18° sec. si contesero il monopolio commerciale dell’isola, che nel 1733 il sultano di Brunei riconobbe formalmente alla Compagnia Olandese delle Indie. Nel 1787 anche il sultano di Bandjarmasin (sovrano delle coste sud-orientali di Borneo) divenne vassallo degli Olandesi; ma nel corso del 19° sec. la British North Borneo Company s’impadronì progressivamente del Borneo settentrionale ai danni del sultanato di Brunei, che nel 1888 passò sotto il controllo inglese. I confini tra i domini inglesi e quelli olandesi furono stabiliti definitivamente con il trattato del 20 giugno 1891. Durante la Seconda guerra mondiale l’isola fu occupata dai Giapponesi (1941-45). Nel 1950 i possedimenti olandesi nel Borneo entrarono a far parte della Repubblica Indonesiana; nel 1963 quelli inglesi di Sabah e Sarawak furono uniti alla Malaysia; nel 1984, infine, anche il sultanato del Brunei ottenne l’indipendenza.



Lungo le coste del Borneo Malese si trovano splendide isole, veri capolavori della natura dove agli occhi dei subacquei si rivelerà un mondo incantato, fatto di una bellezza silenziosa e colorata. Un nome per tutti, Sipadan, una meta imperdibile, il sogno di ogni subacqueo. La "regina" delle immersioni d'Oriente splende come una piccola gemma verde nell'azzurro del Mar di Celebes. Quest'isola non finisce mai di stupire chi sceglie di vedere con i propri occhi i suoi fondali, la cui fama è giustamente celebrata in tutto il mondo. Il mare e le spiagge bianche di Sipadan celano paesaggi incontaminati, incredibili per varietà e biodiversità: discese e pareti vertiginose, che sprofondano in verticale nel blu, formando insenature e grotte. Nessun altro luogo può offrire una così vasta biodiversità marina, con la possibilità di vedere tante specie diverse nel corso di un'unica immersione, tanto che una leggenda racconta che la vita stessa sia cominciata proprio nel mare di Sipadan. I colori del reef sono abbacinanti e le acque sono popolate di coralli, pesci di passaggio, grandi pelagici e tartarughe, che nuotano placide nel loro universo azzurro e silenzioso.

Lankayan è un piccolo paradiso, che vi porge il benvenuto con la sua bellezza: la spiaggia bianchissima è lambita dall'acqua cristallina del mare di Sulu, mentre una lussureggiante corona di vegetazione regala protezione dal caldo e dall'afa.
L'isola, oltre che per i subacquei, è ideale per chi ama semplicemente fare snorkeling e godersi la tranquillità del posto.
Layang Layang è una meta imperdibile per i subacquei più esperti. E' una lingua di terra su cui è stato costruito l'unico resort presente. In questo magnifico giardino sommerso, in determinati periodi dell'anno si possono fare entusiasmanti incontri con grandi pelagici ed in alcune occasioni provare la rara emozione di vedere gli squali martello passare compatti in branchi. Un soggiorno a Layang Layang regalerà ai suoi visitatori un incontro con il mare più vero e ricco della Malesia.

L'isola del Borneo è circondata, da ovest a est, da Sumatra, Giava, Sulawesi e le Filippine. Il punto più alto dell'isola è il Monte Kinabalu nel Sabah, in Malesia, con un'altezza di 4095 m sul livello del mare. Il maggior sistema fluviale è il fiume Kapuas, che con i suoi 1143 km è il più lungo fiume dell'Indonesia.

Il Borneo è bagnato a nord ed a ovest dal Mar Cinese meridionale, a nord-est dal Mare di Sulu, ad est dal Mar di Celebes e dallo stretto di Makasar, a sud dal mar di Giava e dallo stretto di Karimata.

È abitata da daiachi, malesi, cinesi; montuosa (M. Kinabalu, 4094 m a NE; catena dei M. Kapuas a NO), traversata da molti corsi d'acqua (Rajang, Kapuas, Barito, Mahakam, Kayan), ha clima caldo-umido e la vegetazione è costituita da lussureggianti foreste (teak, sandalo, ebano, bambù); è ricca di minerali (carbone, petrolio, oro, diamanti, manganese) e altri prodotti (caucciù, caffè, riso, tabacco, ecc.).

La sua posizione geografica a cavallo dell'equatore (quasi equamente tra Nord e Sud) fa in modo che l'isola del Borneo abbia un clima caldo-umido tutto l'anno (24-25 gradi di temp. minima 31-32 di massima; umidità media giornaliera su scala annuale tendenzialmente più dell'80%): di conseguenza tutti i giorni ci sono dei temporali tra il tardo pomeriggio e la sera che nei mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre nella parte a Nord dell'equatore, dicembre, gennaio, febbraio e marzo nella parte a sud della linea equatoriale) sono spesso accompagnati dalla grandine; tuttavia la quasi totalità del ghiaccio atmosferico si scioglie durante la precipitazione anche con i temporali più violenti, a causa del fatto che la base dei cumulonembi è quasi sempre a bassa quota (anche all'Equatore sui 1500 metri di altitudine) ed a quelle latitudini lo zero termico è sempre a quota molto elevata (almeno 4800–5000 m).

Il Borneo presenta una grande biodiversità se paragonato a molte altre aree. Si trovano circa 15000 specie di piante da fiore, con 3000 specie di alberi (di cui 267 sono Dipterocarpaceae), oltre a 221 specie di mammiferi terrestri e 420 di uccelli (MacKinnon et al. 1998). La foresta pluviale del Borneo è l'unico habitat esistente per l'orangutan, oltre ad essere un importante rifugio per molte specie endemiche, come l'elefante del Borneo, il rinoceronte di Sumatra, l'orso malese, il babirussa, e il leopardo nebuloso del Borneo. Il WWF ha affermato che 361 specie di animali e piante sono state scoperte dal 1996, mentre fra il mese di luglio 2005 e dicembre 2006 ne sono state rilevate altre 52.

La popolazione indigena è suddivisa in un gran numero di gruppi penetrati nell’isola in ondate successive. I primi abitanti furono genti quali i Klemantan e i Dusun, stanziati rispettivamente a Sarawak e nel Sabah (Malaysia). Le regioni occidentali sono occupate dai Dayak quelle orientali dagli Iban (o Dayak costieri), di insediamento più recente. Tutti questi gruppi conservavano fino a qualche decennio fa l’antica cultura indonesiana (agricoltura alla zappa; allevamento del pollo e del maiale, abitazioni collettive su palafitte; caccia alle teste e culti dei crani ecc.), solo parzialmente modificata da influenze della cultura neoindonesiana (allevamento del bufalo, del bue e del cavallo; siderurgia ecc.) i cui portatori sono i Laut, genti musulmane, provenienti da Malesia, Sumatra ecc., che, dedite alla navigazione, alla pesca e ai commerci, hanno largamente colonizzato le zone costiere. Numerosa è anche la presenza di Cinesi (i cui stanziamenti datano dal 15°-16° sec.), Arabi, Indiani ed Europei.



domenica 27 marzo 2016

BORA BORA



Bora Bora è un'isola facente parte dell'arcipelago delle Isole della Società, precisamente nel gruppo delle Isole Sottovento, nell'Oceano Pacifico.

Abitata fin dal IV secolo d.C. dagli antichi polinesiani (che la chiamarono Vava'u), fu avvistata per la prima volta dagli europei nel 1722, con il navigatore olandese Jakob Roggeveen. Nel 1769 fu nuovamente avvistata da James Cook, che vi pose per la prima volta piede nel 1777. Circa mezzo secolo dopo, precisamente nel 1820, la London Missionary Society vi fondò una missione. Nel 1842, tuttavia, l'isola fu trasformata in protettorato francese pur continuando a mantenere una propria sostanziale indipendenza ed a mantenere un regime monarchico locale. Durante la Seconda guerra mondiale, Bora Bora ospitò una base statunitense, comprensiva di 5.000 soldati e 9 navi. L'isola fu dotata anche di un sistema di fortificazioni, per difendersi dagli attacchi dei giapponesi.

Sul piano archeologico Bora Bora è relativamente povera, molti marae sono stati distrutti nel XIX secolo dai missionari protestanti. E` il caso di quello di Vaiotaha, all'entrata della valle di Povai, dedicato a Taaroa, che era l'equivalente di quello di Taputapuatea a Raiatea. K. Emory aveva contato 42 marae durante i suoi scavi una cinquantina di anni fa. Verso Anau, vicino al monte Otemanu, resta qualche vestigia di una fortificazione tradizionale, un pae qualche marae, in particolare quello di Nonohaura. Nella baia di Faanui si trova il marae Taaianapa, restaurato nel 1963, e quello di Farerua, il più grande dell'isola.
Il 7 dicembre 1941 la base americana di Pearl Harbor, alle isole Hawaii, è stata bombardata dall'aviazione giapponese. La guerra del Pacifico comincia. Senza saperlo Bora Bora stava per vivere un episodio pacifico di questa guerra.
Alla fine della seconda guerra mondiale, Bora Bora si apre lentamente al turismo. Scalo mitico nel cuore dei mari del sud per degli avventurieri come Alain Gerbault o Jack London, Bora Bora è diventata celebre nel mondo intero. I militari americani smobilitati ritornarono in pellegrinaggio, affascinati dalla purezza del luogo.
Tutto inizia veramente all'inizio degli anni 60 con l'apertura di un primo albergo di lusso con bungalow su palafitte alla punta Matira. Poco a poco la destinazione Bora Bora diventa un must per il jet set. Bisognerà aspettare gli anni 80 per assistere alla democratizzazione del turismo.Oggi, grazie a dei voli meno cari in partenza dall'Europa, dal Giappone e dagli Stati Uniti, i visitatori hanno ormai l'opportunità di alloggiare in molti alberghi o pensioni. Le tariffe piuttosto elevate che vengono praticate contribuiscono a fare di Bora una destinazione molto "select", ma completamente indimenticabile.


Emersa circa 3 milioni di anni fa, l'isola si trova a 1 ora di volo da Papeete ed è dislocata a circa 280 Km a nord est di Tahiti.
L'isola nel suo complesso è costituita da 38 chilometri quadrati di terra emersa. Come tutte le isole di origine vulcanica anche Bora Bora è nata dal lento sommovimento delle placche tettoniche.
La sua struttura geologica, caratterizzata dalla presenza di una indimenticabile barriera corallina che la circonda e da una vasta laguna , e stata creata dal lento sprofondare del Vulcano Mont Otemanu.
La barriera corallina include una lunga serie di isolotti detti "motu ".
L'unico "pass" (ossia l'interruzione della barriera corallina) denominato Pass di Teavanui ,si trova davanti al principale villaggio dell'isola Vaitape.
Sulla costa est dell'isola sono presenti due baie : Faanui e Poofai.
Da lontano la sagoma dell'isola è individuabile grazie ai suoi monti piu' elevati Otemanu 727 e Pahia.

Uno dei "motu " di bora Bora ospita l'aereoporto, sugli altri sono stati costruiti gli alberghi piu' lussuosi. L'unica eccezione è il Le Motu Tapu completamente selvaggio.

A livello sportivo, Bora Bora è, insieme alle vicine Huahine, Raiatea e Tahaa, una delle quattro isole tra le quali si svolge l'Hawaiki Nui Va'a, competizione internazionale di piroghe polinesiane (va'a).


LA CORNOVAGLIA




La Cornovaglia è una contea inglese e la più piccola non metropolitana, ubicata nella zona sud-occidentale della Gran Bretagna, all'estremità dell'omonima, lunga e vasta penisola, che si protende verso l'Atlantico.

La storia della Cornovaglia cominciò con le popolazioni pre-romane, che includevano individui di lingua celtica, che si sarebbero sviluppate nel brittonico e nella cornico. Dopo un periodo di dominazione romana, la Cornovaglia tornò indipendente sotto la guida di capi celtici. Dopo aver avuto un'autonomia parziale dal regno d'Inghilterra, fu incorporata nella Gran Bretagna e infine nel Regno Unito. La Cornovaglia compare anche in opere pseudo-storiche o leggendarie come la Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, un precursore di gran parte delle leggende arturiane.

La Cornovaglia e il vicino Devon erano ricchi di stagno, che fu estratto abbondantemente durante l'Età del Bronzo da popolazioni associate con la cultura del vaso campaniforme. Lo stagno è necessario per produrre il bronzo dal rame, e, a partire dal 1600 a.C., la parte occidentale della Britannia si trovò all'interno di un'importante corrente commerciale di esportazione dello stagno in Europa. Ne seguì una grande prosperità.

Evidenze archeologiche che attestano una rottura con la cultura precedente, attorno al XII secolo a.C., hanno fatto ipotizzare a un movimento migratorio o a una vera e propria invasione nella Britannia meridionale. Attorno al 750 a.C. nell'isola iniziò l'Età del Ferro, durante la quale, grazie all'introduzione di attrezzi di ferro e asce, si svilupparono le pratiche agricole. La costruzione di fortezze in collina raggiunse l'apice in questo periodo. Tra il 900 e il 500 a.C. la cultura e i popoli celtici si diffusero in tutte le isole britanniche. La prima menzione che si ha nelle fonti classiche della Cornovaglia viene da uno storico greco della Sicilia, Diodoro Siculo (circa 98–ca. 30 a.C.) che probabilmente cita o parafrasa il geografo greco di IV secolo Pitea di Marsiglia, che veleggiò verso la Britannia. Secondo Strabone erano i fenici a commerciare con gli abitanti della Cornovaglia.

La Cornovaglia continuò a fungere da principale fornitore di stagno per le civiltà mediterranee, tant'è che i romani chiamavano le isole britanniche con il nome di "isole dello stagno", mutuando questa definizione dai mercanti fenici che commerciavano con la Britannia attraverso le colonie cartaginesi in Spagna. Esiste una forte convinzione locale secondo cui alcuni abitanti della Cornovaglia discenderebbero da coloni fenici.

Quando fecero la loro comparsa le fonti classiche la Cornovaglia era abitata da tribù di lingua celtica. I romani conoscevano l'area come Cornubia, nome correlato con le parole Kernow o Curnow (parole corniche per Cornovaglia). Si è anche ipotizzato che questo nome potrebbe derivare dalla tribù celtica dei Cornovi, che, stando ai romani, vivevano nelle odierne contee dello Staffordshire settentrionale, del Shropshire e del Cheshire, nelle Midlands Occidentali.

Un popolo con questo nome è conosciuto dai romani nell'area tra il Powys e il Shropshire, che si trovano nelle odierne Galles e Inghilterra.

Una teoria poco probabile suggerisce che un contingente fu inviato nella parte sud-occidentale del paese per regnare la terra e bloccare gli invasori irlandesi, teoria però smentita da Philip Payton nel suo libro Cornwall - A History, 1996. Una situazione simile ci fu nel Galles settentrionale. Tuttavia, non esistono prove a supporto di questo movimento verso ovest e il toponimo cornico di Durocornavium (forse Tintagel), riportato da Tolomeo farebbe pensare che lì ci fosse una tribù indipendente denominata "Cornovi" o "gente del corno". Forse erano una sub-tribù del più grande popolo dei dumnoni, che, a quel tempo, occupava gran parte del territorio occidentale dell'isola.

Durante la dominazione romana, la Cornovaglia rimase un po' fuori dalle principali correnti della romanizzazione. Le principali strade costruite dai conquistatori non si estendevano più a ovest di Isca Dumnoniorum (Exeter). Inoltre, lo stagno britannico fu ampiamente soppiantato da quello economicamente più conveniente che proveniva dalla Spagna. È anche possibile che la Cornovaglia non sia mai stata conquistata dai romani e che non cadde mai sotto il loro diretto controllo.

Secondo Léon Fleuriot, comunque, la regione rimase strettamente integrata con i territori vicini grazie alle vie di comunicazione marittime. Secondo Fleuriot, la strada che collegava Padstow con Fowey e Lostwithiel serviva, al tempo dei romani, come una conveniente via per i commerci tra la Gallia (soprattutto l'Armorica) e le aree occidentali della Britannia (Fleuriot 1982:18).

Dopo l'abbandono della zona da parte dei Romani la zona rimase relativamente autonoma fino ad essere via via conquistata da popolazioni inglesi provenienti da nord. Monaci provenienti dall'Irlanda cercarono di evangelizzare il territorio costruendovi dei monasteri o semplici missioni; tra di essi spicca la figura di San Colombano evangelizzatore d'Europa.

Dopo il ritiro dei romani dall'isola, gli Anglosassoni conquistarono gran parte della Britannia orientale, mentre la Cornovaglia restò sotto il controllo dei sovrani romano-britannici locali e delle élite celtiche. Sembra che la Cornovaglia fosse una divisione della tribù dei Dumnoni (il cui centro tribale era nel Devon), anche se all'inizio non ci fu una vera e propria distinzione tra il regno di Cornovaglia e il regno di Dumnonia. Infatti, i loro nomi appaiono ampiamente interscambiabili con il latino Dumnonia per Cornovaglia e l'anglosassone Cornweal per indicare gli abitanti, cioè i gallesi del Corno” , perché il prefisso Corn-, che veniva dal celtico, significava proprio corno, indicando, ovviamente, la conformazione geografica della zona e forse anche la presenza della popolazione pre-romana dei cornavi.

È probabile che almeno fino alla metà dell'VIII secolo i sovrani della Dumnonia furono gli stessi della Cornovaglia. Nella leggenda arturiana Gorlois (Gwrlais in gallese), l'omonimo protagonista ha il titolo di "duca di Cornovaglia", anche se non ci sono prove sufficienti a supporto di ciò. Potrebbe essere stato un sovrano secondario nella Cornovaglia. Ci fu, di certo, almeno un re, Mark di Cornovaglia. Dopo aver perduto quello che oggi è il Devon, i sovrani britannici furono definiti re di Cornovaglia, oppure i re dei gallesi occidentali.

Questo periodo è anche conosciuto come l'età dei santi, in cui ci fu anche un revival dell'arte celtica che si diffuse dall'Irlanda e dalla Scozia in Gran Bretagna e oltre. Santi come Piran, Meriasek o Geraint esercitarono una forte influenza religiosa e politica, riuscendo a mettere in stretta relazione la Cornovaglia con l'Irlanda, la Bretagna, la Scozia e il Galles, dove molti di loro si erano formati o avevano costruito monasteri. Alcuni di questi santi furono spesso strettamente legati ai sovrani locali e in alcuni casi certi santi furono anche re. Un regno di Cornovaglia emerse attorno al VI secolo, come regno dipendente dalla Dumnonia (di cui poi prese il posto). La situazione politica era molto fluttuante, ragion per cui molti re sembrano aver esteso la loro sovranità anche al di là del canale di Bretagna.

Nel frattempo i sassoni del Wessex si stavano rapidamente avvicinando da est e stavano schiacciando il regno della Dumnonia. Ma nel 721 furono sconfitti a "Hehil", anche se persero ben presto la maggior parte dei loro territori. Nell'838, nella battaglia di Galford, "gli uomini della Cornovaglia", alleatisi coi danesi, furono sconfitti da Egbert del Wessex.

Gli Annales Cambriae ricordano che in un'altra battaglia, combattuta attorno all'875, un re Doniert o Dungarth di Cerniu (Cornovaglia) annegò e che da questo momento la Cornovaglia fu soggetta del suo regno sul fiume Tamar, massacrando molti di quelli ancora presenti a est. Non si sa se il confine rimase al Tamar o no.

La Cornovaglia finì sotto il controllo inglese, seppure con una certa autonomia, dai sassoni prima e dai normanni poi. Il cornico continuò a essere parlato, specie nell'area centro-occidentale del paese, diventando una lingua con le proprie particolarità.

I normanni deposero l'ultimo eorlderman di Cornovaglia, Cadoc, nel 1066, sostituendolo con uno dei loro sostenitori, Roberto, conte di Mortain. Molti di coloro che in Cornovaglia ebbero il potere dai normanni erano bretoni che parlavano bretone e che crearono una successione di earl di Cornovaglia (dal 1068 al 1336). Nel 1336 Edoardo, il principe Nero divenne "duca di Cornovaglia". Nel XIV secolo emerse una letteratura cornica che aveva il suo centro nel Glasney College (la terza più antica università britannica).

La tendenza generale alla centralizzazione amministrativa sotto la dinastia Tudor cominciò a insidiare la condizione speciale della Cornovaglia. Per esempio, sotto i Tudor, le leggi non furono più diverse per l'Inghilterra e per la Cornovaglia. Nel 1497, tra i minatori della Cornovaglia, esplose una ribellione contro l'innalzamento delle tasse voluta da Enrico VII per fare guerra alla Scozia e che si diffuse in tutto il paese. I ribelli marciarono su Londra, guadagnando continui sostenitori, ma furono sconfitti nella battaglia di Deptford Bridge.

Nel 1549 esplose la Rivolta del libro di preghiere, che si opponeva all'introduzione, dopo la Riforma protestante del libro unico di preghiere. All'epoca, infatti, la Cornovaglia era principalmente cattolica. L'introduzione di questo libro con l'"Atto di uniformità" creò particolare scontento in questa regione, perché il testo era solo in inglese, mentre all'epoca molti cattolici parlavano il cornico e non l'inglese. Si pensa che durante questa rivolta sia stato ucciso circa il 20 per centro della popolazione della Cornovaglia. Ciò fu uno dei fattori che più ha contribuito al declino del cornico.

La Cornovaglia svolse un ruolo significativo durante la guerra civile inglese, dato che in un sud-ovest generalmente parlamentarista era una zona fedele alla corona. Per tre volte le forze parlamentari invasero la regione, dove furono anche combattute le due battaglie di Lostwithiel (1642 e 1644). Va anche ricordato l'assedio del Castello di Pendennis, a Falmouth. La difesa della Cornovaglia di Jonathan Trelawny, vescovo di Exeter, che era uno dei sette vescovi imprigionati da Giacomo II nel 1688, fu commemorata nella ben nota "Canzone degli uomini dell'ovest".

I secoli diciottesimo e diciannovesimo hanno visto un fiorire dell'industria estrattiva in Cornovaglia e nel Devon. L'aspetto del territorio è stato completamente modificato da questa nuova fonte industriale e l'UNESCO, nel 2006, ne ha riconosciuto l'importanza aggiungendo il territorio ai Patrimoni dell'umanità con il nome di Paesaggio minerario della Cornovaglia e del Devon occidentale.

Con eccezion fatta per le Isole Scilly, la Cornovaglia è oggi governata da un'autorità unitaria conosciuta come il Cornwall Council (Consiglio della Cornovaglia) con sede a Truro, la città politicamente più importante, sede della Corte di Giustizia. Le Isole Scilly fanno parte della contea di Cornovaglia e soggetta alla stessa amministrazione, tuttavia dal 1890 le Isole Scilly possiedono una propria autorità amministrativa conosciuta come Council of the Isles of Scilly (Consiglio delle isole Scilly), che però dipende dalla Cornovaglia per i fini amministrativi quali il servizio sanitario e il servizio di polizia.
Il Consiglio di Cornovaglia è organizzato su due livelli, il Consiglio di Contea e i Consigli Distrettuali che sono sei, uno per ogni distretto (meno le Isole Scilly) che forma la regione, ossia: Caradon, Carrick, Kerrier, North Cornwall, Penwith e Restormel.
Questa divisione ha consentito di razionalizzare i servizi, ridurre la burocrazia e risparmiare circa £17.000.000 l'anno, questa riorganizzazione avvenuta il 1º aprile 2009 è stata accolta favorevolmente dalla maggioranza della popolazione, con un risultato dell'89% di voti favorevoli a fine 2008. Le prime elezioni per la nuova Autorità Unitaria si sono tenute il 4 giugno 2009. Il nuovo Consiglio dispone di 123 posti a sedere, e la maggioranza di essi, dopo le elezioni, sono stati occupati dal Partito Conservatore (50 seggi), seguito dai Liberaldemocratici con 38, 32 per gli Indipendenti e 3 posti a sedere per il partito Mebyon Kernow. Prima della creazione del nuovo Consiglio Unitario, il Consiglio della Contea aveva 82 seggi, la maggioranza dei quali occupati dai Democratici Liberali, eletti in occasione delle elezioni del 2005.

All'interno della Cornovaglia esiste un forte desiderio indipendentista in incremento di consenso tra la popolazione, i sondaggi del Cornwall Cuncil parlano delle percentuali di favorevoli ad un'assemblea regionale autonoma come avviene per Galles e Scozia con: 2002 46% favorevole, 2003 55% favorevole solo 13% contrari, ma con il 72% a favore di una "South West Regional Assembly" (ossia un consiglio autonomo comprendente anche il Devon).
Nel 2001 fu addirittura presentata all'allora Primo Ministro Tony Blair una petizione dove molti residenti chiedevano un alto grado di autonomia dall'Inghilterra, o una vera e propria scissione che avrebbe creato una quinta nazione autonoma nel Regno Unito.

I nazionalisti cornici sono organizzati in due partiti politici, il Mebyon Kernow, costituito nel 1951, e il Partito Nazionalista. Oltre a questi ci sono vari gruppi più piccoli come la Celtic League.

La questione dello status costituzionale della Cornovaglia come contea de facto dell'Inghilterra, fu stabilito dal Local Government Act del 1888, il Ducato di Cornovaglia fu istituito nel 1337 da Edoardo III d'Inghilterra per il figlio, Edoardo principe di Galles.
Ma negli ultimi anni gruppi ed individui, tra cui il Revived Cornish Stannary Parliament, il Cornish Constitutional Convention, e personaggi come John Angarrack, rifiutano l'attuale status costituzionale in Cornovaglia, rifiutando la legittimità della gestione come contea d'Inghilterra.

A seguito del riesame dei confini della Cornovaglia, passati da 5 a 6 circoscrizioni, le successive elezioni amministrative per le nuove circoscrizioni, hanno dato il risultato di tre circoscrizioni a testa divise tra Liberal Democratici e Conservatori (mentre nelle elezioni 2005 tutte e 5 le circoscrizioni prima esistenti erano in mano ai liberali).

L'unica città amministrativa è Truro dove ha sede il Cornwall Council, mentre i maggiori porti si trovano nella costa meridionale nelle città di Falmouth (con circa 21.000 abitanti), Fowey e Penzance. Al contrario nella costa settentrionale non si trovano grandi porti, ma il turismo è sostenuto dalle città turistiche come Newquay, famosa tra i surfisti per le sue spiagge, St Ives, Padstow anch'esse legate al turismo delle spiagge, e Tintagel famosa per essere la considerato il paese natale di Re Artù. La città più grande è St Austell, centro dell'industria della caolinite, con quasi 23.000 abitanti.



La Cornovaglia è una delle zone più povere del Regno Unito, storicamente il commercio minerario fu il più importante contributo all'economia della zona, per poi cadere in declino nel XIX secolo.

Oggi l'economia della Cornovaglia dipende in larga misura dalla sua industria turistica, che costituisce circa un quarto delle entrate totali per il paese. La cultura celtica, gli spettacolari paesaggi ed il clima mite ne fanno una meta turistica molto popolare, nonostante sia distante dai principali centri del Regno Unito. Circondata su tre lati dal Canale della Manica e dall'Oceano Atlantico, la Cornovaglia ha molti chilometri di spiagge e scogliere molto ambite dai praticanti di sport acquatici quali surf, windsurf, kitesurf ecc. La brughiera, i meravigliosi giardini, i siti storici e preistorici attraggono in Cornovaglia oltre cinque milioni di turisti all'anno, per lo più dallo stesso Regno Unito.
Negli ultimi anni, l'enorme Eden Project vicino a St Austell è stato un grande successo turistico, attraendo su di sé circa 1 visitatore su 8 diretto in Cornovaglia.

Altre industrie importanti sono la pesca e l'agricoltura, l'estrazione di stagno e rame anche se ad oggi l'industria mineraria è molto diminuita è ancora attiva nei dintorni di St Austell dove sopravvivono alcune cave. Ma anche le stesse miniere dismesse, oggi fanno parte del Patrimonio dell'umanità come Paesaggio minerario della Cornovaglia e del Devon occidentale, che ha attratto finanziamenti dalla comunità europea. Negli ultimi anni le industrie creative hanno subito una crescita significativa, grazie anche a finanziamenti europei, vi è ora una significativa industria creativa in Cornovaglia, che comprende aree come graphic design, product design, web design, packaging design, architettura, fotografia, arte e artigianato.

In Cornovaglia c'è il 22,9% di persone in età pensionabile, contro il 20,3% della media nazionale, fatto spiegabile forse per l'attrattiva che altre nazioni hanno verso i giovani, mentre al contrario le persone di età più avanzate sono attratte dalla Cornovaglia per la tranquillità, il clima mite e il minor costo delle abitazioni.

L'attività artistica in Cornovaglia nel XIX secolo fu inizialmente incentrata sulla scuola d'arte di Newlyn, a cui sono associati i nomi quali Stanhope Forbes, Elizabeth Forbes, Norman Garstin e Lamorna Birch, scrittori modernisti come D.H. Lawrence e Virginia Woolf che vissero in Cornovaglia tra le due guerre, il pittore Ben Nicholson, che nel 1920 andò a vivere a St Ives con la moglie e lo scultore Barbara Hepworth. Anche Naum Gabo, Peter Lanyon, Terry Frost, Patrick Heron, Bryan Wynter e Roger Hilton vissero in Cornovaglia. Molte delle opere e della storia di questi artisti passati o nati in questa lingua di terra inglese, sono visitabili nel più importante museo d'arte della Cornovaglia, il Tate Museum di St Ives.

Ma anche poeti famosi hanno vissuto in Cornovaglia, come Sir John Betjeman, sepolto nel cimitero nella chiesa di St Enodoc, Charles Causley, nato a Launceston forse il più conosciuto dei poeti della Cornovaglia, il poeta scozzese William Sydney Graham vissuto in Cornovaglia dal 1944 fino alla sua morte nel 1986, e poi Laurence Binyon che scrisse For the fallen (Ai Caduti) (pubblicato la prima volta nel 1914) mentre era seduto sulla scogliera di Pentire Point.

Secondo quanti tornano dalla Cornovaglia, questa è la zona più bella dell’Inghilterra. Quell’estremità stretta stretta della penisola sud-occidentale della Gran Bretagna è considerata territorio ‘celtico’. Qui il paesaggio ricorda il passaggio di antiche popolazioni e i tanti castelli e manieri circondati da giardini fioriti, colline e scogliere gettano il turista indietro di millenni.

Data la sua posizione, circondata per due terzi dal mare, il clima in Cornovaglia è anche piuttosto mite. La contea, infatti, è famosa per le spiagge, meta indiscussa delle vacanze estive degli inglesi, e per le affascinanti scogliere a picco sul mare. La costa nord è la più selvaggia. E’ qui che si trovano le scogliere chiamate High Cliffs. Ma ci sono anche tante spiagge e gli estuari di due fiumi intorno ai quali si sono sviluppati deliziosi villaggi di pescatori con i porti turistici. La costa meridionale è soprannominata “Riviera” ed è fatta soprattutto di spiagge di ghiaia.

I turisti stranieri, però, preferiscono concentrarsi sui luoghi storici, che in Cornovaglia non mancano di certo. L’Unesco ha inserito ben dieci siti all’interno dei Patrimoni dell’Umanità.
Il Castello di Tintagel (oggi Trevena) attira ogni anno migliaia di visitatori. Secondo la leggenda, è qui che visse Re Artù. A conferma di ciò, nel ’98 è stato rinvenuto il frammento di una lapide con due iscrizioni, la ‘pietra di Artù’. A Tintagel sono legate tutte le leggende riguardanti i cavalieri della Tavola rotonda che hanno fatto fantasticare ognuno di noi. Questo è un luogo magico. La costa intorno a Tintagel è composta da ardesia devoniana che fa colorare di verde-turchese il litorale e le acque, specialmente nel periodo caldo. Launceston Castle, nel centro della contea, risale all’età normanna. Pendennis Castle, a Falmouth, nel sud, fu fatto costruire da Enrico VIII per difendersi dagli attacchi francesi e spagnoli. Di fronte si trova il Castello St Mawes con splendidi giardini. Ha un’originale forma rotonda il Restormel Castle, a Lostwithiel. Da non perdere il Castello di St Catherine, a Fowey, affacciato sul mare e raggiungibile dalla spiaggia attraverso un sentiero pedonale. Sono circa 30 anche i siti preistorici risalenti all’età del ferro sparsi per tutta la Cornovaglia. Il Castello di Rumps Cliff, a Polzeath, è tra gli esempi più affascinanti.

La città più importante della Cornovaglia è Truro. Gli edifici vittoriani, la cattedrale e la City Hall valgono una visita. Ma Truro è famosa soprattutto per le sue lunghe spiagge, frequentate dagli amanti del surf. La città più storica, però, è Bodmin, fondata da un gruppo di monaci e abitata prima dai celti, poi dai romani. E’ sempre stata una via di transito commerciale e, per questo, molto animata. Intorno a queste due città si trovano tanti cottage, bed & breakfast e guest house tipici dove trascorrere la notte piacevolmente, senza spendere troppo e immergendosi nell’ambiente.

Al largo della costa si trovano le Isole Scilly, che segnano il confine tra la Manica e l’Oceano Atlantico (una volta erano chiamate Land’s End, la fine della Terra) e che fanno sempre parte della Cornovaglia. L’arcipelago è composto da circa 140 isole, isolotti e scogli, di cui solo sei abitati. Sono il paradiso del birdwatching. Chi volesse visitarle, può raggiungerle in barca o in aereo partendo da Penzance.

La costa nord e la costa meridionale hanno caratteristiche diverse, quella settentrionale, esposta verso l'oceano Atlantico, ha una natura più selvaggia, ed è caratterizzata da alte scogliere a picco sul mare, le High Cliff che tra Boscastle e San Gennys raggiungono il picco più alto, 223 metri. Tuttavia, vi sono anche molti tratti di sabbia fine e dorata che formano delle lunghissime spiagge, molto importanti per l'economia, che richiamano in Cornovaglia migliaia di turisti che attirati dalle sue coste affollano le città costiere di Bude, Polzeath e New Polzeath, Watergate Bay, Perranporth, Porthtowan, Fistral Beach, Newquay, Sant'Agnese e St Ives e le città costiere del sud di Gyllyngvase a Falmouth.
Sulla costa settentrionale poi troviamo due importanti estuari, rispettivamente dei fiumi Hayle e del Camel, su cui sorgono piccoli porti turistici, ma che soprattutto formano delle importanti spiagge sabbiose.
La costa meridionale, soprannominata la "Riviera", è più protetta dalle correnti oceaniche in quanto affacciata verso le coste francesi e meno esposta all'oceano. A sud ci sono diversi estuari su cui sono stati costruiti numerosi porti grandi o piccoli, come a Falmouth e Fowey ma anche i piccoli porti di Looe e Polperro. Le spiagge sulla costa sud di solito sono costituite da sabbia grossolana e ghiaia, intervallate da tratti rocciosi.

Data la limitata larghezza della regione, l'interno è molto esposto a bruschi cambiamenti climatici, e a forti venti oceanici. In tutta la Cornovaglia non si trovano alture degne di nota, il paesaggio è soprattutto brullo (anche a causa della deforestazione dei tempi antichi a favore dei pascoli) con pochi boschi, caratterizzato invece dalla presenza di vegetazione bassa soprattutto del brugo (erica). La conformazione rocciosa del territorio è prevalentemente granitica, ciò ha portato la Cornovaglia ad essere una delle più importanti zone minerarie d'Europa fino al XX secolo, ma notizie dell'attività estrattiva si hanno fin dall'età del bronzo.
Ma anche rame, piombo, zinco e argento sono stati per secoli estratti dal sottosuolo della Cornovaglia, e ancora oggi sono attive miniere nei dintorni di St Austell dove l'attività estrattiva della kaolinite è ancora un settore molto importante.
Gli altopiani sono utilizzati soprattutto per le attività agricole e pastorali, vicino alla costa meridionale poi, profonde vallate boscose costituiscono condizioni ambientali favorevoli alla flora che in questo modo sfrutta il clima mite che si viene a creare in questi micro climi.

La penisola di Lizard, ha una conformazione geologica insolita, in quanto presenta l'unico esempio di terreno continentale di tutta la Gran Bretagna; la presenza di Ophiolite e di serpentinite presenti nella penisola, offrono panorami e scogliere del tutto differenti per colore e conformazione a quelle del resto della Cornovaglia. In particolare a Kynance Cove, la serpentinite viene venduta nei negozi di souvenir locali.

La Cornovaglia ha un clima temperato oceanico il clima più mite e soleggiato del Regno Unito, a causa della sua posizione decisamente a sud e l'influenza della Corrente del Golfo. La temperatura media annua varia dai circa 11,6 °C dell'interno ai circa 9,8 °C per le Isole Scilly. Gli inverni sono tra i più caldi nel paese anche per gli effetti delle correnti oceaniche calde, mentre gelo e neve sono molto rari lungo la costa e anche più rari nelle aree centrali. Le estati tuttavia non sono calde come le altre zone a sud del Regno Unito, a causa dell'oceano che rende il meteo in Cornovaglia molto variabile.
La Cornovaglia è una delle zone più soleggiate nel Regno Unito, con oltre 1.541 ore di sole all'anno, e la più alta media di ore di sole al giorno (in luglio 7,6). Ma paradossalmente in questa regione cade la maggiore quantità di pioggia in tutto l'est della Gran Bretagna, 1051–1290 mm annui.

La Cornovaglia ha una ricca e vivace tradizione di musica popolare sopravvissuta fino ai giorni nostri grazie soprattutto a manifestazioni ed eventi folkloristici quali i Mummers Plays, il Furry Dance a Helston e l'Obby Oss a Padstow. Festival incentrati sulla tradizione celtica dove partecipano gruppi di voci maschili sono ancora molto popolari in Cornovaglia, come peraltro molto conosciuti sono le musiche contemporanee di Richard D. James (conosciuto anche come Aphex Twin, cresciuto in Cornovaglia), così come Luke Vibert, Roger Taylor, e la cantante statunitense Tori Amos residente non lontano da Bude.




GEYSER



I geyser sono una manifestazione del vulcanismo secondario, che si ottiene quando è presente una caratteristica struttura a sifone. In essa ci sono rocce permeabili, nelle quali circola l'acqua, dirette prima verso il basso e poi verso l'alto, circondate da rocce impermeabili, e nelle vicinanze è poi posta una camera magmatica. L'acqua entra nella struttura a sifone ed è riscaldata a causa della vicina camera magmatica, ma la profondità e la conseguente pressione litostatica impediscono che essa diventi vapore. In seguito risale in superficie e, con una pressione minore, l'acqua e il vapore sono liberi di esplodere in getti periodici. Il periodo è dovuto proprio al tempo necessario affinché il sifone si riempia.

I geyser sono abbastanza rari in quanto richiedono una combinazione di caratteri geologici e climatici che esistono solo in poche aree. Ci sono sette zone nelle quali si trovano molti geyser:

Il parco nazionale di Yellowstone (Wyoming, Stati Uniti)
L'Islanda
La zona di Taupo, (Isola del Nord, Nuova Zelanda)
La penisola di Kamcatka, (Russia)
La zona di El Tatio (Cile)
L'isola di Umnak sulle isole Aleutine (Alaska, Stati Uniti)
Fra i deserti e le lagune di Potosí (Bolivia)
Si trovano in prossimità di vulcani o nei luoghi dove la crosta terrestre è meno spessa.

Tra i geyser più famosi vi sono quelli situati in Islanda dove vi è il Geysir, anche detto Grande Geysir, che ha dato universalmente il nome (modificato in Geyser) al fenomeno, con getti alti da 30 a 40 metri. Cominciò la sua attività nel XIV secolo per ridursi quasi completamente all'inizio del XX secolo, sembra a causa del continuo gettare pietre all'interno da parte dei turisti; tuttavia resta tuttora in attività, sebbene con periodi di eruzione molto più lunghi e irregolari rispetto al vicinissimo Strokkur. È ancora attivo il vicino Strokkur (ubicato ai piedi dell'osservatorio sull'altopiano di Reykjavik) i cui getti di acqua fredda raggiungono i venti metri: hanno una frequenza di circa cinque/otto minuti (fino al primo pomeriggio) e i salti dell'acqua possono essere spettacolarmente due o tre. Intorno al sito si trovano altre sorgenti di acqua calda, il Piccolo Geysir, torrenti caldi e depositi minerali che rendono la zona simile a quella di "un altro pianeta".

L'acqua dei geyser è soprattutto ricca di silice idrata, disciolta o meglio dispersa in essa allo stato di idrosol. Questa silice, in seguito alla parziale evaporazione dell'acqua e al suo progressivo raffreddamento, si deposita intorno alla bocca del geyser sotto forma d'incrostazioni concrezionate appartenenti a una varietà di opale detta geyserite che si accumula dando origine a un caratteristico conetto biancastro. Si hanno anche geyser calcarei che danno luogo a depositi di carbonato di calcio. Essi però non sono frequenti, essendo stati osservati sinora solo nel Parco nazionale del Yellowstone (Stati Uniti). Il carbonato di calcio è costituito da calcite concrezionata che dà origine a conetti simili a quelli dei geyser silicei, ma facilmente riconoscibili per la loro differente costituzione chimica.
Il Damour, da un'analisi quantitativa compiuta su 1000 parti di acqua emessa dal Gran Geyser d'Islanda, ottenne i risultati seguenti: SiO2 = gr. 0,510; Na2CO3 = gr. 0,194; Na2SO4 = gr. 0,107; K2SO4 = gr. 0,047; NaCl = gr. 0,254; CO2 = gr. 0,056; oltre a tracce di (NH4)2 CO3, di MgSO4, di Al2O3 e di Fe3O3. Egli ammise che la silice dei geyser si trovi, invece che allo stato libero, combinata allo stato di silicati alcalini che verrebbero decomposti all'atto dell'efllusso per opera di vapori cloridrici e solforosi e dell'anidride carbonica penetranti nell'interno del condotto dei geyser dalle fenditure laterali. Questa ipotesi non è però necessaria, non essendo la quantità di silice superiore a quella che nelle ordinarie condizioni di temperatura e pressione si può mantenere disciolta; e tanto più poi se si pensa che essa si trova in parte allo stato di idrosol disperso nell'acqua. È quindi più logico supporre che si tratti inizialmente di acque termali, acide per acido cloridrico, solforico e carbonico, le quali, passando attraverso rocce silicate, le decompongano formando cloruri, solfati, e carbonati solubili e lasciando in libertà la silice, la quale verrebbe in parte anch'essa disciolta o asportata allo stato di colloide. Il che concorda con le esperienze di G.-A. Daubrée e dello Spezia sull'energia chimica molto grande che l'acqua acquista ad alta temperatura e sotto elevate pressioni; specialmente quando si tratta di acque ricche in acidi minerali. Il che appunto si avvera per le acque proprie delle regioni vulcaniche le quali sono sempre ricche dei predetti acidi.



Caratteristica è fra le acque cloridriche quella di White Island nella Nuova Zelanda, che su 1000 parti ne contiene 104 di acido cloridrico libero e 27,5 di cloruro ferrico, oltre a piccole quantità di altri cloruri e di solfati; e fra le solforiche quella di Oak-Orchard negli Stati Uniti che su 1000 parti di acqua ne contiene 2, 10 di anidride solforica libera, oltre a numerosi solfati. Le masse dei depositi geyseriani hanno forme terrose, stalattitiche e concrezionate, talvolta anche spugnose come nella vlandite del Parco nazionale del Yellowstone. Sono prevalentemente formate da geyserite con molte impurezze. Quella del Gran Geyser d'Islanda contiene 84% di silice, 8% di acqua, 30% di allumina, 2% di sesquiossido di ferro oltre a tracce di ossidi di calcio, magnesio e di metalli alcalini. Le proporzioni dell'acqua variano assai, avendosi nel Parco nazionale del Yellowstone delle geyseriti che da un massimo di 13% di acqua giungono, come nella pealite, a un minimo di 1,5%.

Tipico è il modo di funzionare del Gran Geiser d'Islanda che fu il primo che venne studiato. Esso presenta alla sua base un cono appiattito di geyserite, alto circa 10 metri, che contiene un bacino largo una settantina di metri al cui centro si apre un piccolo cratere largo 20 metri e profondo due e che si prolunga in basso in un condotto verticale largo circa tre metri. All'inizio di una fase attiva, il condotto e il bacino appaiono pieni di acqua calda ma ancora calma. In seguito questa comincia a gorgogliare e a sussultare raggiungendo un vero ribollimento, a cui fa seguito la proiezione di una colonna d'acqua alta fino a 40 metri, del diametro di 2 o 3 metri, circondata da una nube di vapori acidi. Questo getto acquista la massima intensità dopo qualche minuto ed è seguito da una successione di altri getti che vanno diminuendo d'intensità e che determinano la completa vuotatura del bacino e del condotto. Poi, sia per la ricaduta di una gran parte dell'acqua espulsa nel bacino e nel condotto sia per l'apporto di nuova acqua dovuta alle infiltrazioni laterali, avviene un nuovo riempimento, e il fenomeno si ripete. A qualche ora di distanza dalla fine di ogni fase esplosiva si sentono nell'inteno delle detonazionì dovute all'immissione di vapori soprariscaldati nella massa relativamente fredda delle acque occupanti il condotto.

Gl'intervalli fra le varie fasi di attività variano assai da un geyser all'altro, anche in un medesimo distretto; ed è anche da notarsi, e ciò in rapporto con l'affievolirsi dell'attività vulcanica in generale, che col tempo l'attività geyseriana va lentamente diminuendo. Così il Gran Geyser d'Islanda, che ai tempi in cui fu per le prime volte visitato a scopo di studio, cioè verso il 1846, dava un'esplosione ogni sei od otto ore, attualmente invece ne dà solo ogni 24 o 36. Nella stessa isola vi è un altro geyser, lo Strokkur, le cui acque ribollono continuamente e che solo ogni due o tre giorni dà luogo a violentissime esplosioni. Si hanno però geyser molto più attivi, come ad esempio l'Old Faithful (Vecchio Fedele) del distretto americano del Yellowstone, che dà un'esplosione esattamente ogni 65 minuti. Il meccanismo delle esplosioni fu dapprima spiegato dal Tyndall. La spiegazione dei Tyndall è fondata sullo studio delle temperature che si hanno nel Gran Geyser d'Islanda a differenti profondità del suo condotto in rapporto a quelle che si richiedono perché l'acqua possa passare allo stato di vapore, tenendo conto dell'innalzamento che esse subiscono in causa della pressione esercitata dalla soprastante colonna d'acqua.

I distretti geyseriani che corrispondono realmente per tutti i loro caratteri a tale tipo di manifestazioni vulcaniche secondarie sono essenzialmente tre. Fra questi il più anticamente noto (fin dal sec. XIII) e studiato è quello dell'Islanda. Esso si trova in una desolata pianura, circondata da ghiacciai, alla base del M. Barnefell a circa 45 km. a NO. dell'Hecla e consta di un numero limitato di geyser attivi. Fra questi sono specialmente da menzionare i Gran Geyser e Strokkur. Il secondo distretto è quello molto più vasto del Parco Nazionale del Yellowstone negli Stati Uniti. In esso il numero dei geyser supera l'ottantina, essendo taluni di essi calcarei. Sono da ricordare il Gigante; il Beehive meno violento del precedente; il Geyser architetturale; e il già menzionato attivissimo Old Faithful. Il distretto geyseriano della Nuova Zelanda era certamente il più importante, occupando una lunghezza di oltre 230 km. con una ininterrotta e imponente successione di fenomeni vulcanici secondari di tutti i tipi (vi erano oltre a settanta geysers), ma nel 1886, in seguito a una violentissima deflagrazione vulcanica, esso fu sconvolto e quasi del tutto demolito. Ai geyser si possono anche riferire le caldeiras dell'isola di San Miguel nelle Azzorre.


sabato 26 marzo 2016

LE ISOLE SHETLAND



Le isole Shetland sono un arcipelago sub-artico della Scozia che sorge a nord-est dell'isola della Gran Bretagna e costituisce parte del Regno Unito.

Nel 43 d.c. e nel 77 d.c. gli autori romani Pomponio Mela e Plinio il vecchio narrano di sette isole che chiamano, rispettivamente Haemodae e Acmodae, di cui si pensa siano le Shetland. Un altro possibile riferimento scritto alle isole è di Tacito nel 98 d.C., dopo la descrizione e la scoperta delle isole Orcadi, che la flotta romana ha identificato come la mitica Thule. Nell'antica letteratura irlandese si fa riferimento alle Shetland come Inse Catt (isole dei gatti), i quali potrebbe essere stato il nome prenorrenico delle isole. La tribù Cat occupò anche parte della Scozia settentrionale e il loro nome può essere trovato in Caithness e nel nome gaelico per Sutherland: Cataibh, che significa: "tra i gatti". L'antico nome del nome attuale Shetland è Hetlandensis, attestato nel 1190, diventa Hetland nel 1431 dopo varie trasformazioni intermedie. È possibile che il suono "gatto" (cat) in pittico formi parte del nome norrenico. Divenne, poi Hjaltland nel XVI secolo.

La maggior parte delle isole ha un nome norrenico, sebbene l'origine di essi sia oscura e potrebbe essere pre-norrenica, probabilmente pittica o anche elementi o nomi pre-celtici.

L'uomo abita le isole sin dal Mesolitico, e i primi riferimenti scritti alle Shetland risalgono all'antica Roma. L'Alto Medioevo fu dominato da influenze scandinave, e specialmente dalla Norvegia, e le isole non divennero parte della Scozia fino al XV secolo. Quanto la Scozia divenne parte del Regno di Gran Bretagna nel 1707, i commerci con l'Europa settentrionale diminuirono, ma la pesca ha continuato a rivestire un ruolo fondamentale nell'economia fino ad oggi. La scoperta del petrolio nel Mare del Nord negli anni '70 ha dato nuova linfa all'economia, all'occupazione e al settore pubblico delle Shetland.

Lo stile di vita locale riflette le tradizioni norrene e scozzesi, incluso il festival del fuoco Up Helly Aa e una forte tradizione musicale, specialmente lo stile tradizionale fiddle. Le isole hanno generato una grande varietà di scrittori di prosa e poesia, molti dei quali utilizzano il dialetto locale. Vi sono diverse aree dove la fauna e la flora sono protette, tra cui molti siti di riproduzione degli uccelli. Il cavallo delle Shetland e lo Shetland Sheepdog sono due famosissime razze originarie del luogo.

Il motto delle isole, che appare nello stemma araldico del Consiglio, è Með lögum skal land byggja. Questa frase islandese è tratta dalla Legge Basica danese del 1241, Jyske Lov, ed è anche menzionato nella Njáls saga; significa "la terra dovrà fondarsi sulla legge". Un tempo il nome era scritto Zetland, e nell'antichità le isole erano chiamate Hjaltland.

Il nome antico in lingua gaelica scozzese delle isole Shetland (Innse Cat, "Isole del popolo dei Gatti") fa pensare che gli abitanti originali facessero parte dello stesso gruppo tribale che abitava il Caithness (il "Promontorio del Popolo dei Gatti",) e il Sutherland (Cataibh, la "terra del popolo dei Gatti"). Intorno al VII secolo vi giunsero dei missionari che iniziarono a convertire la popolazione al Cristianesimo.

Verso il IX secolo le isole furono invase dai Vichinghi e divennero una colonia norvegese per circa 500 anni, ma la proprietà delle Shetland, insieme alle Orcadi, passò alla corona di Scozia il 20 febbraio 1472 in conseguenza del mancato pagamento della dote per il matrimonio di Margherita di Danimarca con il re di Scozia Giacomo III Stuart. I successivi tentativi da parte dei Norvegesi di saldare il debito e di riacquistare le isole vennero ignorati, inclusa l'ultima offerta norvegese dei primi anni del XX secolo. È comunque da rilevare che un'ampia fascia della popolazione ancora oggi è molto più legata alle origini scandinave che non alla Scozia.

Durante la Seconda guerra mondiale alcune navi provenienti dalle isole Shetland fornirono un servizio di soccorso clandestino alla Norvegia occupata dalle truppe della Germania; questa serie di operazioni venne chiamata l'"autobus delle Shetland" ("the Shetland Bus"). Inizialmente si trattò di un gran numero di piccole barche da pesca, ma in seguito si aggiunsero tre sottomarini di fabbricazione statunitense: il Vigra, l'Hitra e l'Hessa. Il sottomarino Hitra è tuttora galleggiante ed è adibito come nave museo. Dall'estate del 1942 il servizio di soccorso venne ufficialmente denominato come Unità navale norvegese indipendente (NOR.N.U.)

I viaggi di attraversamento del Mare del Nord vennero fatti principalmente in inverno per facilitare il raggiungimento della costa norvegese coperti dall'oscurità della notte artica. Ciò significa che gli equipaggi e i passeggeri dovettero sopportare pesantissime condizioni climatiche e di mare, senza luci, con il rischio costante di essere scoperti da aerei o navi tedesche in ricognizione. Vi era inoltre la possibilità di essere catturati mentre compivano la loro missione sulla costa norvegese. Tuttavia, fu subito deciso che il mascheramento sarebbe stato la migliore difesa: le barche vennero camuffate da pescherecci e gli equipaggi da pescatori. L'operazione fu costantemente sotto la minaccia delle forze d'occupazione tedesche, e diverse missioni fallirono: la tragedia di Telavåg è il caso più tristemente conosciuto.

Parecchie barche da pesca andarono perdute nelle prime operazioni, ma dopo l'arrivo dei tre sottomarini, veloci e adeguatamente armati, non ci furono più perdite durante i viaggi.

Leif Larsen (popolarmente conosciuto come "Shetland Larsen") fu forse il più famoso tra i partecipanti alle operazioni. In tutto egli compì 52 viaggi tra le isole Shetland e la Norvegia, diventando l'ufficiale navale alleato maggiormente decorato della Seconda guerra mondiale.

Solo 16 delle circa 100 isole sono abitate; l'isola principale del gruppo è conosciuta come Mainland e, tra le maggiori, Yell, Unst e Fetlar sorgono a nord, mentre Bressay e Whalsay si trovano ad est. East e West Burra, Muckle Roe, Papa Stour, Trondra e Vaila sono isole minori situate ad ovest di Mainland. Le altre isole abitate sono Foula, a 28 km ad ovest di Walls, Fair Isle a 38 km a sud-ovest di Sumburgh Head e le Outer Skerries ad est.

Le isole disabitate comprendono Mousa, conosciuta per il Broch di Mousa, l'esempio meglio conservato in Scozia delle torri rotonde dell'età del ferro, St Ninian's Isle connessa a Mainland tramite il più grande tombolo del Regno Unito e Out Stack, il punto più a nord delle isole britanniche. La posizione delle Shetland implica diversi primati: Muness è il castello più settentrionale del Regno Unito, e Skaw risulta essere l'insediamento abitato più a nord. La geologia delle Shetland è complessa, con numerose faglie e pieghe. Queste isole sono l'avamposto settentrionale dell'orogenesi caledoniana e vi sono affioramenti di rocce metamorfiche Lewisiane, Daldariane e di Moine, con storie simili alle loro equivalenti della terraferma scozzese. Vi sono anche depositi di Old Red Sandstone e instrusioni granitiche; le caratteristiche più distintive sono rappresentate dall'ofiolite basica, peridotite e gabbro su Unst e Fetlar, che costituiscono i resti dell'Oceano Giapeto. Gran parte dell'economia delle Shetland dipende dai sedimenti ricchi di petrolio nei mari circostanti. Nell'era post-glaciale, circa nel 8150 avanti Cristo, le isole furono colpite da tsunami alti fino a 20 metri causati dalla frana di Storegga, un'immensa valanga sottomarina al largo delle coste norvegesi.



Il punto più alto delle Shetland è Ronas Hill, che raggiunge solamente i 450 metri di altezza sul livello del mare. Le glaciazioni del Pleistocene coprono interamente le isole; durante questo periodo, le Stanes of Stofast, un masso erratico di 2000 tonnellate, raggiunse la sua posizione attuale sulla cima di una collina a Lunnasting.

Le Shetland sono un'area nazionale scenica che, diversamente dal solito, è costituita da diverse località distinte: Fair Isle, Foula, South West Mainland (incluse le isole Scalloway), Muckle Roe, Esha Ness, Fethaland e Herma Ness.

Le Shetland hanno un clima oceanico temperato marittimo, e confinano con la zona subpolare, con inverni lunghi ma freschi e estati corte e miti. Il clima, durante tutto l'anno, è moderato a causa dell'influenza delle aree circostanti, con temperature massime medie di 7°C a marzo e 18°C a luglio ed agosto. Temperature oltre i 25°C sono molto rare; la più alta temperatura registrata è stata 28,4°C nel luglio 1991 e la più bassa è stata -8,9°C nel gennaio 1952 e gennaio 1959. Il periodo senza ghiacci può accorciarsi fino a tre mesi. In contrasto, le aree interne della vicina Scandinavia a latitudini simili registrano differenze di temperatura maggiori tra inverno ed estate, con le massime medie di luglio comparabili al record di sempre di Lerwick, intorno ai 23°C, dimostrando ulteriormente l'effetto moderante dell'Oceano Atlantico. In contrasto, gli inverni sono considerevolmente più miti rispetto a quelli delle vicine aree continentali, comparabili addirittura alle temperature invernali di Inghilterra e Galles che si trovano molto più a sud.

Il carattere generale del clima è ventoso e nuvoloso con almeno 2 mm di pioggia al giorno in oltre 250 giorni l'anno. Le precipitazioni medie sono intorno ai 1003 mm l'anno, con novembre e dicembre che risultano i mesi più umidi. La neve si trova solitamente nei mesi tra novembre e febbraio, e la neve raramente rimane sul terreno per più di un giorno. I mesi meno piovosi vanno da aprile ad agosto, anche se nessun mese conta meno di 50 mm di precipitazioni. La nebbia è comune nei mesi estivi a causa dell'effetto rinfrescante del mare sulle correnti miti che provengono da sud.

A causa della latitudine delle isole, nelle notti invernali serene può essere osservata l'aurora boreale, mentre in estate vi è quasi un crepuscolo perenne, che localmente viene chiamato "simmer dim". Le ore di sole annuale ammontano a circa 1.110, il che rende molto comuni i giorni nuvolosi.

Tradizionalmente, le attività economiche principali nelle isole Shetland sono sempre state l'agricoltura e l'allevamento. Le piante coltivate includono l'avena e l'orzo, oltre a diversi ortaggi; tuttavia, il clima oceanico fresco e umido, il suolo sterile, la scarsa insolazione e la forte esposizione al vento creano un ambiente molto rigido per la maggior parte delle piante, permettendo un'agricoltura molto limitata. Il crofting, la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno in base a un limitato diritto di usufrutto, è tuttora praticato e visto come una tradizione fondamentale delle Shetland, oltre che un'importante fonte di reddito.

Maggiore importanza hanno l'allevamento e la pesca. Il primo in particolare ha fornito delle specie assai conosciute ed apprezzate, come la pecora delle Shetland, dalla lana molto soffice e bella, insieme al cane da pastore (lo Shetland shepard) e al pony delle Shetland.

Un'attività industriale molto importante, collegata all'allevamento delle pecore, è la lavorazione della lana.

Più di recente, la scoperta nel XX secolo di giacimenti di petrolio nel Mare del Nord ad est delle isole ha procurato una fonte alternativa di reddito di grande importanza. Il "Bacino delle Shetland Orientali" si sta rivelando come uno dei giacimenti petroliferi più grandi d'Europa. Il petrolio estratto viene scaricato al terminal di Sullom Voe nelle Shetland.

La lingua originariamente parlata nelle isole Shetland, il Pitto, fu sostituita dall'antico Norvegese, da cui si sviluppò il Norn, che a sua volta fu rimpiazzato dal dialetto delle Shetland, una variante locale dello Scots, che attualmente sta scomparendo per lasciare posto all'"Anglo-scozzese", la lingua inglese standard parlata in Scozia. Tuttavia, l'eredità del Norn resta nella grammatica e in un certo numero di parole, rendendo il dialetto delle isole Shetland peculiare e distinto dall'inglese parlato in Scozia.

Quando il Norn venne gradualmente soppiantato dallo Scots, il nome originario di provenienza scandinava delle isole, Hjaltland ("terra alta") divenne jetland (la lettera iniziale era l'antica lettera della lingua Scots, yogh, che suonava quasi identica al suono originale scandinavo, hj ). Quando la lettera yogh finì per scomparire, venne spesso sostituita con la lettera graficamente somigliante z, da cui derivò la grafia del nome Zetland, la forma usata per denominare prima del 1975 l'originale contea delle Shetland. Successivamente, la grafia venne uniformata alla pronuncia ormai comune del nome delle isole, e divenne quella attuale.

Le Shetland Meridionali consistono in 11 isole principali e diverse isole minori, per un totale di 3.687 km² di superficie. Tra l'80 e il 90% del territorio è coperto da ghiacciai. Il punto più elevato è il Monte Foster sull'Isola Smith a 2.105 metri s.l.m.

Secondo la versione ufficiale le isole vennero "scoperte" dall'esploratore britannico William Smith il 19 febbraio 1819 e reclamate in nome di Re Giorgio III del Regno Unito. Lo sbarco sulle isole venne effettuato sulla più grande delle Shetland Meridionali, l'Isola di Re Giorgio sempre da William Smith, il 16 ottobre dello stesso anno.

Le isole vengono tuttavia reclamate anche da Argentina e Cile. Sembra che nel 1818, precedentemente dunque allo sbarco dello Smith, Juan Pedro de Aguirre, avesse chiesto permessi al governo argentino, che dava concessioni di caccia e pesca nel territorio antartico, e operasse con la nave "Espíritu Santo " facendo base sull'"isola Decepción", il cui nome resta tuttora in una piccola isola dell'arcipelago.

La caccia alle foche e alle balene si è svolta sulle isole nel XIX e all'inizio del XX secolo, ma le isole sono state abitate solo dal momento dell'installazione di una stazione scientifica di ricerca nel 1944. Una minima parte di turismo specializzato vi si svolge durante l'estate.

L'Isola Livingston è la seconda più grande isola nelle Isole Shetland Meridionali, Antartide.

La formazione principale della montagna, la Montagna di Tangra nella regione sudorientale, è di lunghezza 30 km e d'altezza 1700 m. La maggior parte dell'Isola Livingston è coperta da un calotta di ghiaccio, che forma la linea costiera in molti settori. Il clima è antartico marittimo.

Livingston è stato scoperto dall'inglese William Smith il 19 febbraio 1819 e durante gli anni successivi è diventato il centro di sfruttamento delle risorse viventi marine. Rimane delle capanne, barche ed altri manufatti dei cacciatori di foche statunitensi ed inglesi dal secolo XIX ancora sono trovati su Livingston, che possiede la concentrazione più grande dei luoghi storici in Antartide (dopo la Georgia del Sud).

L'isola è governata sotto il regime del Trattato Antartico. Le basi scientifiche Juan Carlos I (Spagna) e San Clemente di Ocrida (Bulgaria) esiste alla Baia Sud dal 1988, e la piccola base di Capo Shirreff (Cile e Stati Uniti d'America) funziona dal 1991. Ci sono due aree naturali protette sull'isola, la Penisola Byers e il Capo Shirreff. Il Punto Hannah sul litorale del sud di Livingston e l'Isola Half Moon vicino al litorale orientale, sono fra le destinazioni più popolari di turismo antartico, visitate frequentemente da navi turistiche.





giovedì 24 marzo 2016

LE CASCATE VITTORIA



Le Cascate Vittoria sono tra le cascate più spettacolari del mondo.

Cascate con le quali lo Zambesi, a circa 900 m s.l.m., salta nel suo corso medio un gradino alto circa 120 m e largo 1700. Il corso del fiume è incassato in una gola, sormontata da un ponte sul quale passa la ferrovia che collega la Repubblica Democratica del Congo con la Repubblica Sudafricana, attraverso lo Zambia e lo Zimbabwe. Lungo il fiume, nello Zimbabwe, si trova il Victoria Falls National Park, di notevole interesse turistico.

I primi abitanti dell'area limitrofa alle cascate furono i Khoisan, un popolo di cacciatori-raccoglitori. Essi furono seguiti dal popolo Tokaleya, che chiamò le cascate Shongwe. Successivamente, i Ndebele la chiamarono aManz' aThunqayo, e i Makololo Mosi-oa-Tunya, che vuol dire "il fumo che tuona".

Il primo europeo a visitare le cascate fu David Livingstone, il 17 novembre 1855, durante un viaggio che aveva lo scopo di percorrere lo Zambesi dalla sua parte superiore fino alla foce, viaggio che durò dal 1852 al 1856. Livingstone fu precedentemente impressionato dalle cascate Ngonye, che si trovano più a monte delle cascate Vittoria, ma trovò queste ultime molto più impressionanti. Egli raggiunse anche la piccola isola che si trova in mezzo al fiume, subito prima del salto, che divide due delle cateratte della cascata, e che oggi si chiama Isola di Livingstone.

Nel 1860 Livingstone ritornò nella zona e fece degli studi approfonditi sulle cascate insieme all'esploratore John Kirk. Tra gli altri primi visitatori europei ci furono l'esploratore portoghese Serpa Pinto, l'esploratore ceco Emil Holub, il quale mappò in dettaglio per la prima volta le cascate ed i dintorni nel 1875 (pubblicato nel 1880), e l'artista britannico Thomas Baines, il quale eseguì alcuni dei primi dipinti delle cascate. Non ci furono molte altre visite da parte di europei, fino a quando, nel 1905, la zona venne raggiunta da una linea ferroviaria.

Segnano il confine naturale tra Zambia e Zimbabwe e sono state nominate Patrimonio dell’umanità dall’ Unesco. Fanno parte dei due parchi naturali africani: il Mosi-oa-Tunya National Park, in Zamba e il Victoria Falls National Park, in Zimbabwe. Le Cascate Vittoria creano un luogo suggestivo, caratterizzato dal rombo assordante delle loro acque che precipitano con vigore impressionante, gli arcobaleni che schizzano improvvisi da tutte le parti, gli enormi stormi di uccelli che gridano, planando sul fragore del salto e le infinite nuvolette di condensa sabbiosa che per lunghi attimi annebbiano la vista. Lo Zambesi, dopo il salto,  scorre tra gole profonde e tortuose, una delle quali è traversata da un ponte arditissimo, su cui passa la linea ferroviaria di Capo Congo.
La storia geologica delle Vittoria Falls è controversia e l’ipotesi più attendibile è che l’altopiano su cui scorre lo Zambesi si sia formato 150 milioni di anni fa, in seguito all’erosione di rocce basaltiche friabili. Quando il fiume aprì il suo letto, oltre 500 mila anni fa, l’azione corrosiva dell’acqua avrebbe a poco a poco scavato il precipizio delle attuali cascate. Molti turisti sono affascinati dalla Devil’s Pool o Piscina del Diavolo, un piccolo specchio d’acqua in cima alle Cascate Vittoria adiacente a Livingstone Island, sul lato dello Zambia del fiume Zambesi.



La loro spettacolarità è dovuta alla geografia particolare del luogo nel quale sorgono, una gola profonda e stretta, che permette quindi di ammirare tutto il fronte della cascata dall'altra sponda, esattamente davanti al salto.

A monte delle cascate il fiume è costellato di numerose isolette coperte di vegetazione, il cui numero incrementa man mano che ci si avvicina alle cascate. Queste ultime iniziano quando lo Zambesi precipita in uno stretto dirupo largo circa 120 metri, e la cui altezza varia dagli 80 metri sul lato destro, ai 105 metri nella parte centrale; circa il doppio dell'altezza delle cascate del Niagara. La grande massa d'acqua, cadendo nel dirupo, genera una nebbia di gocce d'acqua che sale ad oltre 1.600 metri di altezza, ed è visibile da una distanza di 40 km.

Sul limite del precipizio vi sono numerose isolette che dividono il flusso dell'acqua e formano quattro cascate. Dalla riva destra del fiume inizia una prima cateratta di 35 metri chiamata Leaping Water (Acqua che salta), seguita dall'Isola Boaruka, larga circa 300 metri, e che divide la prima cateratta dalla cascata principale, che si estende per 460 metri. L'Isola di Livingstone divide la cascata principale da un altro ampio canale d'acqua di circa 530 metri, infine sulla riva sinistra si trova la Cateratta Orientale.

Nei secoli, il fronte delle cascate è retrocesso in direzione opposta alla corrente, a causa dell'erosione causata dallo scorrimento dell'acqua.

Nella stagione delle piogge, il fiume scarica una quantità d'acqua pari a 9.100 m³/s. Nella stagione secca le cascate si possono ridurre a soli due flussi principali, con una quasi assenza di spruzzi d'acqua e una portata ridotta a poco più di 350 m³/s. In questo periodo è possibile vedere le profondità della gola, normalmente oscurata dalla foschia degli spruzzi. Il livello del fiume della gola varia di 20 metri tra la portata massima che si ha in aprile e la fine della stagione secca in ottobre.

L'unica via d'uscita dal baratro in cui cadono le acque è uno stretto canale che si apre nella parete di fronte, a circa due terzi della sua lunghezza a partire dal lato occidentale. Questo canale è largo circa 30 metri, e l'intero volume del fiume si riversa in esso per 120 metri prima di emergere in una serie di gole a zig-zag lunghe circa 80 km che conduce il fiume fuori dall'altopiano basaltico.

Alla fine della prima gola, il fiume ha formato una laguna profonda chiamata Boiling Pot (Pentola bollente). Ampia circa 150 metri, la sua superficie è calma nella parte bassa, ma nella parte alta è segnata da enormi e lenti vortici che creano un effetto visivo di acqua in ebollizione. Come il fiume esce dal Boiling Pot, il canale gira velocemente verso ovest ed entra nella prima delle gole a zig-zag. Le pareti delle gole sono alte più di 120 metri.

Subito dopo il Boiling Pot, la gola è attraversata da un ponte, uno dei soli cinque ponti sul fiume Zambesi, che fu completato nell'aprile del 1905 ed era inizialmente inteso come parte del progetto di Cecil Rhodes per la costruzione di una ferrovia che collegasse Città del Capo al Cairo, progetto che però non fu completato. Il ponte è lungo 250 metri, e si trova a una altezza di 125 metri dal fiume sottostante.

Prima che il ponte ferroviario fosse completato nel 1905, le cascate non furono visitate spesso. Esse furono una attrazione popolare durante il periodo del dominio coloniale inglese nell'area e negli anni immediatamente dopo l'indipendenza dello Zambia e dello Zimbabwe, ma verso la fine degli anni sessanta il numero dei visitatori diminuì bruscamente, sia a causa di un periodo di guerriglie in Zimbabwe che del clima di sospetto verso gli stranieri che vigeva in Zambia sotto il dominio di Kenneth Kaunda.

Gli anni ottanta videro un nuovo incremento del turismo, e lo sviluppo della regione come centro di sport estremi giocò un ruolo importante in questo. Per la fine degli anni novanta, circa 300.000 persone visitavano le cascate ogni anno, e si prevede un incremento fino a oltre il milione di presenze per il decennio successivo.

Il numero di turisti nel lato dello Zimbabwe delle cascate è stato storicamente superiore al numero di turisti nel lato dello Zambia, a causa delle migliori infrastrutture turistiche dello Zimbabwe. Tuttavia il numero di turisti che visitano lo Zimbabwe ha iniziato a diminuire nei primi anni 2000 a causa delle agitazioni politiche della popolazione contro il regime di Robert Mugabe. I due paesi permettono ai turisti di passare le rispettive frontiere, ma è necessario munirsi dei visti precedentemente o alle dogane stesse.

I più coraggiosi che non soffrono di vertigini, si fanno accompagnare da guide esperte nel punto di accesso alla Devil’s Pool e si fanno fotografare o filmare sul precipizio, mentre fanno un bagno adrenalinico proprio sul bordo dal quale si riversano milioni di metri cubi di acqua nel fiume, provando la sensazione indescrivibile di stare sul più pericoloso tetto del mondo. Questo, però,  è possibile solo nella stagione secca che va da settembre a dicembre, mentre durante il resto dell’anno la corrente è talmente forte che si verrebbe trascinati via nel vuoto dalla forza impetuosa delle Cascate.
Uno dei punti in cui ci si avvicina di più alla cascata è il Knife Edge Point, che si raggiunge attraversando una passerella che fa drizzare i capelli (ma sicura), passando attraverso nuvole di spruzzi fino a un'isoletta appuntita in mezzo al fiume. Se l'acqua è bassa e il vento favorevole, godrete di una magnifica vista delle cascate e dell'enorme abisso sotto il ponte sullo Zambesi. Altri modi emozionanti di vedere questo spettacolo includono volare sopra la zona, paracadutarsi, fare rafting e fare il bungee-jumping più lungo del mondo, 111 m, dal ponte sulle cascate. I cacciatori di souvenir possono sbizzarrirsi nelle bancarelle nei pressi della cascata, dove c'è una grande varietà di articoli e i venditori sono disposti a barattare. A poca distanza ci sono un sito archeologico e un piccolo museo dove si possono visitare scavi che testimoniano che l'uomo e i suoi antenati hanno abitato questa regione per 2.5 milioni di anni. Le cascate sono a 11 km da Livingstone e il modo migliore per raggiungerle è in autobus o affittando una macchina.




martedì 22 marzo 2016

BURQUINI




Burqini è un costume da bagno pensato e realizzato per le donne musulmane, in grado di coprire tutto il corpo, lasciando liberi il volto, le mani e i piedi.

Burqini è una parola macedonia, una parola, cioè, ottenuta dal tamponamento tra due parole distinte, delle quali la prima (burqa) nell’incontro perde la parte finale (a), la seconda (bikini) perde la parte iniziale (bik). Insomma, matrimonio inaspettato tra due parole che designano una il massimo del tradizionalismo sessuofobico, secondo i criteri del mondo occidentale non musulmano, l’altra, in origine, uno dei primi esempi di disinibizione femminile nella moda del secondo dopoguerra.

Si tratta di un costume disegnato per la compagnia Ahiida dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti, ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana. Il costume copre tutto il corpo, ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi, secondo i pretesi dettami dell'islamismo, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare.

Il burqini è stato descritto come la soluzione perfetta per le donne musulmane che vogliono avere la possibilità di nuotare, senza la necessità di spogliarsi e rivelare il proprio corpo. L'aspetto è simile a quello di una muta subacquea, dotata di cappuccio, ma sostanzialmente più flessibile e non fatta di neoprene.

La parola "burqini" è un marchio registrato.



Donne, sport e religione musulmana. Le cronache degli ultimi anni sono dense di episodi controversi che hanno questo triangolo sui generis come protagonista. Può la donna musulmana gareggiare in una disciplina sportiva? E se sì, come districarsi tra i rigidi (e controversi) dettami del Corano a proposito del vestiario più adatto? Non facendo capo a nessuna istituzione centrale – come succede invece per la religione Cattolica –, non esiste un'interpretazione univoca, né nel caso dello sport né, del resto, in molti altri. Una delle poche certezze suggerisce come "consigliabile" praticare le discipline suggerite dal Profeta nelle hadith (gli aneddoti costitutivi della Sunna, la seconda fonte della Legge islamica dopo il Corano), che corrispondono al tiro con l’arco, alla corsa, alla lotta e al nuoto. Purché non si mostri il corpo in maniera eccessiva, comportamento malvisto da gran parte della comunità islamica.




L'ISOLA DI ALCATRAZ



Alcatraz è un'isola situata nella baia di San Francisco, (California, negli Stati Uniti), famosa perché sede, un tempo, dell'omonimo carcere di massima sicurezza.

L'isola di Alcatraz (in spagnolo significa "Sula", un uccello marino) porta questo nome perché era popolata da questo genere di animali. È da sempre soprannominata The Rock (ovvero "la roccia"), poiché un'alta percentuale dell'isola è costituita da roccia. Un altro soprannome è The Bastion (ovvero "La Fortezza"), poiché sembrava impossibile ipotizzare una fuga.

Intorno al 1850, la corsa all'oro californiana attirò molte navi sulla Baia di San Francisco rendendo necessaria la costruzione di un faro sull'isola, che fu completato nel 1853. Nel 1909 il faro venne abbattuto, per far posto ad una prigione: in un'altra zona dell'isola fu costruito un nuovo faro. L'isola di Alcatraz, inizialmente adibita a scopi militari, divenne prima un carcere militare (1933) e in seguito una prigione di massima sicurezza (agosto 1934).

La struttura è molto grande (formata da ben quattro bracci indipendenti) e questo  comporta notevoli difficoltà di gestione degli spazi e del personale. Inoltre, per la sua posizione scomoda, anche l’approvvigionamento dei viveri era difficoltoso e dispendioso. Per queste ragioni, il 21 marzo 1963 il  procuratore generale Robert Kennedy ordina la chiusura del carcere.

Alcatraz, oggi, è aperta alle visite turistiche. Molte storie e leggende circondano questo luogo. Si narra che la prigione sia dimora dei fantasmi di alcuni prigionieri, coloro che morirono scontando la loro pena nel penitenziario e sembra che non abbiamo mai lasciato la prigione e che ogni notte l'isola diventi la loro dimora per ricordare l'inferno che passarono nel loro asilo obbligatorio.

Una delle zone in cui sembra si verifichino attività paranormali è un corridoio in cui i detenuti  Coy, Cretzer e Hubbard vennero uccisi durante un tentativo di fuga dalla prigione. Proprio lì, nel 1976 suoni, urla strane e lugubri sono state segnalate da una guardia della sicurezza.

Altre storie riguardavano il custode Johnston, che si trovò di fronte ad un evento bizzarro mentre mostrava ad alcuni dei suoi ospiti la prigione. Secondo la storia, Johnston ed il suo gruppo sentirono qualcuno piagnucolare dall'interno delle pareti della prigione ed un vento freddo assalì il gruppo. Johnston non ha mai potuto spiegare la ragione di questi avvenimenti.

Al Capone, passò gli ultimi anni di vita ad Alcatraz. Temendo che sarebbe stato ucciso durante la sua detenzione Capone ricevette il permesso di passare il tempo destinato alla ricreazione suonando il suo banjo nella doccia.. Negli ultimi anni, una guardia forestale disse di aver udito la musica del banjo venire dalla doccia. Non avendo familiarità con la storia di Alcatraz, la guardia forestale non trovò un motivo per il suono e documentò l'evento come sconosciuto. Altri ospiti ed impiegati segnalarono di aver udito il suono di un banjo che proveniva dalle pareti della prigione.




Altri eventi accaduti nel corso degli anni comprendono le testimonianze di alcune guardie che dichiararono di aver sentito odore di fumo ma non trovarono nessun fuoco,grida e pianti e gemiti inspiegabili e avvistamenti di fantasmi dei prigionieri o del personale militare.
                                                         
La visita alla prigione viene effettuata tramite un’audioguida che ripercorre tutti i passaggi fondamentali della storia del luogo. È un “tour” molto intenso, capace di proiettare il visitatore in un passato in cui si può sentire l’angoscia che accompagnava la vita dei prigionieri. “La Roccia” li teneva inchiodati lì, a due passi dallo splendore assoluto di uno dei luoghi più belli d’America; dove in primavera e in estate, ai prigionieri dell’ala sinistra,  il vento trasportava lo swing suonato nei migliori club della città. Era questo, probabilmente, l’aspetto più straziante: l’illusione di poter toccare con un dito la libertà e mai che si riuscisse anche soltanto ad averla vicina.






IL TOPLESS



Il topless è lo stato di nudità del busto femminile, generalmente esibito in luoghi pubblici.

Il termine topless può riferirsi, tra le varie accezioni, a:

una donna che si esibisce nella maniera suddetta (es. "una modella topless");
un'attività o manifestazione dove ci si mostra a seno nudo (es. "una danza topless");
un ritratto artistico o fotografico di una donna a torso nudo;
un luogo in cui è consentito o tollerato il topless (in particolare le spiagge);
un abbigliamento progettato appositamente per tale scopo (es. il monokini).
A differenza della civiltà occidentale, dove il topless (escluse le aree dove è esplicitamente permesso) resta un tabù a causa delle implicazioni a sfondo sessuale che comporta, in molte popolazioni indigene, specialmente africane ed oceaniche, le donne si mostrano a torso nudo esattamente come gli uomini in maniera del tutto naturale.

Nelle società occidentali, se da una parte è consentito senza scandali alle donne di mostrarsi in décolleté (soprattutto in costume da bagno), dall'altra la copertura delle parti basse del petto femminile fa parte del comune senso del pudore, cosicché anche a livello giuridico, a seconda delle legislazioni vigenti nei vari paesi, il topless rientra tra gli atti osceni in luogo pubblico. Il movimento topfree si oppone a questa presa di posizione considerandola sessista, dal momento che gli uomini, al contrario, possono andare in giro a torso nudo senza problemi.

Ci sono stati aspri dibattiti riguardo all'esposizione pubblica delle mammelle, in particolare per le donne che allattano al seno i bambini, ma ora nella maggior parte delle legislazioni quest'ultima pratica è consentita, mentre qualsiasi altra esibizione diversa dall'allattamento viene considerata indecente ed oscena.

In Italia, dopo una lunga e animata discussione circa la moralità di tale comportamento, anche fortemente rivendicato in partecipate manifestazioni femministe degli anni sessanta, anni settanta e anni ottanta, durante le quali si bruciavano pubblicamente i reggiseni, la questione del topless è stata definitivamente conclusa dalla III sezione penale Corte di Cassazione che, con sentenza numero 3557 del 2000, ha sancito la liceità del topless in spiaggia, in quanto «ormai da vari lustri è comunemente accettato ed entrato nel costume sociale».

Al topless è stato di recente dedicato un saggio dal titolo "corpi di donna, sguardi di uomo. Sociologia del topless" in cui l'autore, il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann sostiene che dietro una pratica apparentemente banale ci sia in realtà un insieme di "regole precise benché segrete". Ogni donna deve, secondo Kaufmann, "rispettare un codice di comportamento suggerito dalla struttura del suo corpo, dalla sua età, dalla sua cultura e dalla tipologia della spiaggia".

Il topless viene tollerato soltanto in apposite aree riservate, tra cui gli spogliatoi femminili, le saune, le piscine aperte e le spiagge dove tale pratica non è vietata; pertanto il suo uso a livello pubblico è limitato esclusivamente all'abbronzatura e (al limite) ad atti di esibizionismo e contestazione. Le spiagge "topless" sono diffuse specialmente in Europa ed Australia e si differenziano dalle spiagge per nudisti in quanto i bagnanti coprono i propri genitali. Generalmente le donne che si abbronzano in topless non si definiscono nudiste.

In alcune manifestazioni, come i carnevali di Rio de Janeiro e New Orleans, viene consentito alle donne che sfilano con i carri di esibirsi in topless per le strade.

A New York dal 1992 è legale il topless in ogni luogo pubblico della città, mentre nei luoghi privati spetta al proprietario/gestore decidere se accettarlo o meno.

L'organizzazione GoTopless, che si batte per "uguaglianza del torso nudo" negli Stati Uniti, riferisce che solo in tre stati il topless femminile è vietato (Utah, Indiana e Tennesse). Nella maggior parte degli Usa invece vi è un certo grado di "libertà di topless", sebbene alcune ordinanze locali possano vietare o consentire il seno nudo in pubblico in opposizione alla legge dello stato. Il tutto non senza contraddizioni. Scrive Time: "Scout Willis, figlia dell'attore Bruce Willis, di recente ha illustrato il punto che alle donne è tecnicamente consentito di camminare per le strade di New York City in topless, ma non di pubblicare le foto in topless su Instagram".

In Occidente il topless veniva impiegato come forma di intrattenimento per soli adulti, soprattutto nei locali di striptease. A partire dalla fine del XX secolo, molte figure femminili in topless appaiono normalmente sulle riviste di gossip o sui calendari sexy.

Nel Regno Unito diversi tabloid inglesi pubblicano quotidianamente una rubrica in terza pagina dedicata alle modelle in topless, nota come Page Three girls, a cominciare dal The Sun nel 1970. Ciò ha scatenato diverse polemiche, tra cui quella lanciata dalla parlamentare femminista britannica Clare Short, che promosse l'abolizione della rubrica, ma senza successo, in quanto la pagina fu considerata inoffensiva.

Anche in altri paesi del mondo, tra cui Germania e Stati Uniti d'America, esistono in alcuni giornali pagine simili a quelle sopra descritte.



In Italia per molti anni le testate Panorama e L'Espresso hanno pubblicato in copertina foto di donne in topless, spesso anche senza riferimento specifico al tema trattato nel giornale.

Il topless non è sempre stato un problema di pubblica decenza, anzi, durante la storia dell’uomo è stato più comune di quanto una persona potrebbe immaginare.
Nelle culture islamiche il seno ha cominciato a essere coperto a partire dal settimo secolo, quando la religione ebbe grande diffusione. In Indonesia, le donne iniziarono a coprire il seno nel 1200, anche lì in coincidenza con la diffusione dell’Islam. In India prima che arrivasse l’islam coprire il seno era un simbolo di appartenenza ad alcune caste; nella zona del Kerala il gruppo etnico di maggioranza, i malayalee, solo alle donne dei brahamini (la casta religiosa) e dei kshatriya (i guerrieri) era permesso coprirsi il seno fino al 1858.

L’occidente è sempre stato un esempio di pudicizia, il dittatore de facto della Thailandia Plaek Pibulsonggram (un ammiratore di Hitler) nel 1942 aveva stabilito una serie di regole che i cittadini thailandesi dovevo seguire tra cui il divieto di entrare nei centri urbani in topless per le donne.
Nel 2004 in Australia scoppiò un caso che ebbe risonanza nazionale: ad Alice Springs, una cittadina di 25.000 abitanti a più di mille km di deserto da qualsiasi altra città, la polizia costrinse a rivestirsi delle donne aborigene in topless durante un ballo tradizionale in un parco cittadino. La reazione della comunità aborigena fu veemente.

Fino al 1700 in Europa il seno nudo non destava particolare scandalo, anzi, era comune nelle classi più elevate. Ci sono moltissimi ritratti di regine e nobili con un seno fuori dal vestito, altre venivano ritratte con entrambi i seni esposti ma quello probabilmente era riservato alle amanti di re e nobili. Come nell’epoca moderna allora le mode delle classi elevate pian piano passano alle classi più umili e così anche le donne normali potevano andare in giro con scollature vertiginose o un seno fuori dal vestito. All’epoca esisteva anche un make-up specifico per i capezzoli.

L’abitudine durò fino all’epoca vittoriana in cui ci fu una svolta puritana da cui la società anglosassone si sta ancora riprendendo. Negli USA fino al 1936 era illegale anche per gli uomini stare in pubblico a torso nudo. La prima scena in un film di Hollywood in cui un uomo è ripreso a torso nudo è del 34, anno in cui Clark Gable destò scandalo in It Happened One Night.

Il topless a partire dagli anni ’60 divenne il simbolo della lotta femminista. Il primo costume senza top per signore fu il monokini di Rudi Geinrich indossato da Peggy Moffit nel 1964 ma indossarlo in pubblico negli Stati Uniti era illegale.
Tutto rimase così fino all’azione delle sette ragazze di Rochester, che si presentarono in topless in un parco nel 1986, furono arrestate e ricorsero in appello fino a quando, nel 1992, la Suprema Corte di New York diede ragione alle ragazze e rese legale stare in topless per le donne nello Stato di New York. Uno dei motivi della corte è particolarmente interessante, continuare a nascondere il seno non fa altro che rinforzare l’ossessione culturale verso di esso da parte di entrambi i sessi e scoraggia le donne dall’allattare i loro bambini.

Il modello originale del topless,  nacque nel 1964, per opera di Rudi Gernreich, un creatore di moda austriaco-americano, che chiamò questo costume monokini. Come si vede, il monokini era in fondo un castigatissimo costume intero, cui mancava la parte superiore, che veniva sostituita da due bretelline che lasciavano scoperto il seno. Probabilmente il creativo si era ispirato ai costumi di scena delle ballerine delle Folies Bergères, che già negli anni Venti ballavano con costumi simili.

Gernreich vendette, nella prima stagione estiva, 3000 costumi da bagno, a 24 dollari a pezzo.  La novità del design aveva catturato l’attenzione di molte persone, che lo avevano acquistato, anche se non lo avrebbero poi mai indossato. Rapidamente ribattezzato “topless” (top-less, senza il sopra), il costume non veniva indossato negli Stati Uniti, anche perché esporre il seno nudo in spiaggia era (ed è) proibito. Diversa la situazione in Europa, e soprattutto in Francia, dove Brigitte Bardot lanciò la moda di prendere il sole senza il reggiseno del costume, in un Hotel di Saint Tropez.

Dall’altra parte dell’Oceano in quegli stessi anni, a New York, il New York City Police Department ordinava di arrestare qualsiasi donna che avesse osato indossare un monokini. Nei dintorni di Chicago, una modella diciannovenne si mostrò in monokini in spiaggia e ricevette una multa di 100 dollari. La stampa si occupò largamente di questo caso, che contribuì a far conoscere questo particolare costume in tutto il mondo. In Italia e in Spagna, la Chiesa mise in guardia contro la moda del topless, che comunque anche sulle nostre coste non sfondò mai, perché, seguendo la moda di BB, si preferì semplicemente togliersi il reggiseno, anziché indossare questo costume da bagno con inutili bretelle. Il monokini aprì comunque, a suo modo, la strada alla rivoluzione sessuale, sottolineando la libertà personale della donna di potersi scegliere l’abbigliamento che desiderava, anche se era considerato provocante.

Il seno nudo spopolò al Festival di Woodstock nel 1969, che qui aveva il sapore di una rivendicazione femminista. Perché gli uomini potevano mostrarsi a petto nudo e le donne no? Il reggiseno divenne simbolo di discriminazione, tanto che negli Usa le femministe bruciarono in un grande rogo i loro reggiseni, davanti all’hotel in cui si svolgeva il concorso di Miss America. Perfino in Italia si diffuse piano piano la moda del topless.  Indimenticabile, la descrizione del sindaco di Pantelleria, che nel luglio del 1982 vietò il nudismo sulla sua isola per evitare quelle donne che “espongono al sole seni che sono stomachevoli escrescenze carnose, flaccide e bislunghe”.

Nel 1985, il creatore del topless, Rudi Gernreich tentò di lanciare un nuovo costume da bagno, altrettanto trasgressivo, se non di più: esso infatti mostrava in bella vista i peli pubici e si chiamava pubikini. Non ebbe naturalmente successo e poco tempo dopo il fashion designer  morì. Corsi e ricorsi della storia, negli ultimi tempi anche in Francia il topless è tornato ad essere un tabù. Un quarto delle ragazze tra i 18 e i 24 anni, si dice “molto pudica”, ma soprattutto, come osserva lo storico Christophe Granger (autore de ‘Les corpes d’été): “il sole è diventato nefasto e la nudità non è più associata alla libertà”.


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