giovedì 20 aprile 2017

IL CORRIDOIO DEGLI ICEBERG



L’ampio canale che va dalla Baia di Baffin, all’estremo nord, fino alla regione del Labrador e e all’isola di Newfoundland, per concludersi nell’Oceano Atlantico, è anche chiamato «Iceberg Alley», ovvero il corridoio delle montagne di ghiaccio. In questo «budello» si infilano infatti i grandi ammassi di ghiaccio che si staccano dai ghiacciai della Groenlandia o dalla banchisa nel loro percorso verso Sud, trascinati dalle correnti verso le acque più calde.

L'arrivo degli iceberg porta  fascino e magia, soprattutto nel  piccolo villaggio di Ferryland, sulla costa dell'isola di Terranova (o Newfoundland, in inglese), dove non è infrequente osservare il passaggio dei giganti di ghiaccio.

Dopo aver seguito il percorso di un iceberg alla deriva, le scoperte del team di ricerca potrebbero avere implicazioni nello studio dei cambiamenti climatici. Gli iceberg, infatti, raffreddano e diluiscono l’acqua dell’oceano che attraversano e influenzano anche la distribuzione di anidride carbonica assorbita dal fitoplancton nell’Oceano Antartico, secondo un team di ricercatori della Università della California – San Diego e dell’Università di San Diego.

Gli effetti sono suscettibili di influenzare la crescita del fitoplancton nel settore sud dell’Oceano Atlantico, specialmente in una zona conosciuta come il “corridoio degli iceberg”, a est della Penisola Antartica.



L’aumento della crescita del fitoplancton farebbe aumentare il tasso con quale viene rimossa l’anidride carbonica dal mare, un processo importante nel ciclo del carbonio, hanno detto i ricercatori dello studio, finanziato della National Science Foundation (NSF).

“Gli iceberg attraverso lo scioglimento e il rilascio dei propri ghiacci hanno un ruolo di primo piano nella distribuzione di fitoplancton nel mare di Weddell,” ha detto uno degli autori, John J. Helly, che lavora presso il San Diego Supercomputer Center e presso la Scripps Institution of Oceanography.

“I risultati dimostrano che gli iceberg influenzano il clima più di quanto precedentemente ipotizzato”, ha aggiunto il co-autore Ronald S. Kaufmann, professore associato di Scienze Marine e studi ambientali presso l’Università di San Diego.

I risultati documentano un cambiamento persistente nelle caratteristiche fisiche e biologiche delle acque di superficie dopo il transito di un iceberg. La modifica delle proprietà delle acque superficiali come la salinità dopo il passaggio dell’iceberg preso in esame è durato almeno dieci giorni, molto più a lungo di quanto era stato previsto.

Il campionamento è stato condotto con un metodo di mappatura della superficie utilizzata per rilevare l’area intorno a un iceberg per più di 32 chilometri di lunghezza. Il team ha esaminato la stessa area di nuovo dieci giorni più tardi, dopo che l’iceberg si era allontanato. Dopo dieci giorni, gli scienziati hanno osservato un aumento delle concentrazioni di clorofilla a ridotte concentrazioni di biossido di carbonio rispetto alle zone senza iceberg.

“Siamo stati molto sorpresi di trovare la persistenza degli effetti dell’iceberg per molti giorni”, ha detto Helly, direttore del Laboratorio di Scienze Ambientali e della Terra.

I nuovi risultati dimostrano che gli iceberg forniscono una connessione tra i domini geofisici e biologici che influisce direttamente sul ciclo del carbonio nell’Oceano Meridionale. Questa ricerca estende in modo significativo i risultati di precedenti ricerche condotte nello stesso campo e rivela le proprietà dinamiche degli iceberg e dei loro effetti sul mare in modi inaspettati.

“Questi risultati confermano che gli iceberg sono una componente dinamica e significativa degli ecosistemi polari”, ha detto Roberta L. Marinelli, direttore dell’Antarctic Organisms and Ecosystems Program dell’NSF.


domenica 26 marzo 2017

LA SIBERIA



La Siberia è una vastissima regione della Russia che copre tutta l'Asia settentrionale e comprende la maggior parte della steppa asiatica. Si estende a est della Russia europea, dalla quale è separata dagli Urali e dal fiume Ural, fino all'Oceano Pacifico, e dall'Oceano Artico verso sud fino ai confini con il Kazakistan, la Mongolia e la Cina. Tutta la Siberia appartiene alla Russia e ne ricopre il 74,7% del territorio.

Alcune fonti dicono che "Siberia" deriva dalla parola del turco antico per "terra dormiente" o "bello" (Siber). Un'altra versione è che questo nome era l'antico nome tribale dei Sabiri, un popolo nomade, in seguito assimilato ai Tartari Siberiani. Un'ulteriore variante sostiene che la regione sia stata nominata basandosi sul nome del popolo Xibe. L'uso moderno del nome è apparso nella lingua russa dopo la conquista del Khanato di Sibir. La spiegazione molto plausibile che il nome derivi dalla parola russa per "nord" viene proposta dallo storico polacco Chycliczkowski, ma questa spiegazione è respinta da Anatole Baikaloff dato che è dubbio il fatto che in antico alcuni tra i vicini cinesi, arabi e mongoli (il cui nome per la regione è simile) sapessero il russo. Il suo suggerimento è che il nome sia una combinazione di due parole turche, "su" (acqua) e "birr" (terra selvaggia).

La Siberia è uno dei luoghi più incontaminati della Terra. Vi si trovano habitat ancora pressoché intatti, che variano dalle steppe mongole alla taiga, dalla tundra alle alte cime dei monti Altaj. Da questa ricchezza di ambienti deriva una grande abbondanza di specie animali, tra le quali possiamo contare lupi, orsi bruni, cervi muschiati, renne, poiane, falchi, aquile, allocchi della Lapponia e altri strigiformi, corvi imperiali e molti altri. Di particolare rilievo è la presenza della foca del Lago Bajkal.

La Russia è uno dei principali fornitori di petrolio e gas naturale a gran parte dell'Europa.
La Siberia è straordinariamente ricca di minerali, contenenti vene di quasi tutti i metalli preziosi da un punto di vista economico - in gran parte a causa della mancanza di glaciazione quaternaria all'esterno delle zone di montagna. Ha alcuni dei più grandi giacimenti al mondo di nichel, oro, piombo, carbone, molibdeno, gesso, diamanti, diopside, argento e zinco, oltre ad ampie risorse inutilizzate di petrolio e gas naturale. La regione di Khanty-Mansiysk ospita il 70% dei campi petroliferi sviluppati della Russia. La Russia contiene circa il 40% delle risorse conosciute al mondo di nickel presso il deposito Noril'sk in Siberia. Norilsk Nickel è il più grande produttore al mondo di nichel e palladio.

L'agricoltura siberiana è fortemente limitata dalla breve stagione di crescita in gran parte della regione. Tuttavia, nel sud-ovest, dove i terreni neri sono estremamente fertili e il clima è un po' più moderato, vi è ampia coltivazione di frumento, orzo, segale e patate, insieme con il pascolo di un gran numero di capre e mucche. Altrove la produzione alimentare, a causa della scarsa fertilità dei suoli podzolici e dell'estrema brevità delle stagioni di crescita, è limitata alla pastorizia delle renne nella tundra, che è stata praticata dai nativi per oltre 10.000 anni. La Siberia ha le più grandi foreste del mondo grazie alla presenza di vastissime porzioni di taiga. Il legname rimane una fonte importante di reddito, anche se molte foreste a est risultano piuttosto sfruttate ovvero tagliate molto più rapidamente di quanto siano in grado di rigenerarsi. Il Mare di Okhotsk è uno dei due o tre posti più ricchi di pesca del mondo a causa delle sue correnti fredde e delle sue maree molto elevate, e quindi la Siberia produce oltre il 10% del pescato annuale del mondo, anche se la pesca è diminuita un po' dopo il crollo dell'URSS.

La Siberia ha un'estensione di 13 100 000 km². Morfologicamente presenta a ovest, nel territorio compreso tra il fiume Enisej, i monti Urali e il fiume Ural, il Bassopiano della Siberia Occidentale, ampia regione pianeggiante composta soprattutto da acquitrini, nella parte centrale l'Altopiano della Siberia centrale di altezza compresa tra 400 e 1250 metri e a est un complesso sistema di catene montuose.

I sistemi montuosi principali della Siberia sono i monti Jablonovy e Stanovoj vicino al confine cinese, la catena montuosa Kuzneck Alatau a sud, i Saiani e l'Altaj a sud est, i monti Džugždur a est e più a nord nella Jacuzia i Monti di Verchojansk e dell'Aldan.
Nell'estremo oriente di questa terra si trovano i monti della Kolyma e, lungo tutta la penisola della Kamcatka, una catena di vulcani, molti dei quali ancora attivi.

I fiumi principali sono l'Ob', lo Enisej, la Lena e la Kolyma, che sfociano nel Mar Glaciale Artico e che sono raramente navigabili, poiché sono spesso ghiacciati a causa delle elevate latitudini cui si trovano. Altro corso d'acqua molto importante è l'Amur, che per lunghi tratti segna il confine tra la Russia e la Cina per poi sfociare nell'Oceano Pacifico di fronte alle coste nordoccidentali dell'isola di Sachalin.



La Siberia è caratterizzata da un clima continentale, con estati brevi e calde e talvolta con episodi di caldo decisamente accentuato e inverni lunghissimi e rigidi: le temperature scendono non di rado a -50 °C e più.

Norilsk, in Siberia, è la città più a nord del mondo. Purtroppo per i suoi abitanti però non è questo l’unico primato di questo luogo, che ne vanta anche altri ben poco invidiabili: è anche tra le città più fredde, più inospitali e più inquinate della Terra.
Qui, a 400 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, il clima è decisamente estremo per la sopravvivenza umana: la temperatura media annuale è di 10° C sottozero. Il periodo freddo dura 280 giorni all’anno, 130 dei quali sono funestati da forti tempeste di neve, la quale ricopre il paesaggio di una coltre bianca per la maggior parte dell’anno. Per due mesi, sempre in inverno, sulla città cala il buio assoluto della notte polare.  A volte, d’inverno, la temperatura minima raggiunge i 55° C sotto lo zero. Come se non bastasse, Norilsk è la una delle città più ventose del mondo, tanto che la temperatura percepita arriva a 10-15° gradi in meno rispetto a quella reale.

Nel lunghissimo inverno i bambini possono uscire raramente e a volte sono costretti a rimanere mesi interi chiusi in casa. Durante le ondate di freddo, gli autobus circolano in convoglio a gruppi di 15 o 20 automezzi, con una frequenza di tre volte al giorno. In tal modo, se un bus si blocca, i passeggeri possono essere trasferiti su uno degli altri pullman.
Tutta la vita sociale ovviamente si svolge al coperto, nei centri commerciali e negli enormi centri sportivi, dimensionati  in modo da permettere agli abitanti di Norilsk di praticare attività che normalmente si svolgerebbero all’aria aperta, come corsa e ciclismo. Molti dei residenti, com’è possibile immaginare, a causa delle condizioni meteorologiche estreme soffrono di ansia, nervosismo, sonnolenza e depressione.

Norilsk non è solo una delle città più fredde del pianeta, ma è anche uno dei luoghi più isolati che esista al mondo. Persa nella tundra a nord del Circolo Polare Artico, non è raggiungibile via terra: l’unico modo per arrivare in questa città è per via aerea.
Ai tempi di Stalin, la strada per Norilsk, sede del gulag Norillag, che sorgeva proprio qui, era conosciuta come “via della morte”.

Norilsk è stata colonizzata nel 1900 dopo la scoperta dei giacimenti minerari. Nel 1935 l’Unione Sovietica ha costruito un complesso metallurgico per estrarre i minerali e ha fatto confluire qui centinaia di migliaia di prigionieri condannati ai lavori forzati nel gulag e a una lenta morte nel deserto artico.
Il progetto della città risale al 1940 ed è stato disegnato da un gruppo di architetti prigionieri del gulag Norillag. La loro idea era che la città dovesse avere una pianta semplice e logica. Gli edifici più vecchi sono in stile architettonico stalinista, mentre nella seconda fase di espansione di Norilsk, che risale al 1960, gli edifici vennero costruiti -come si usava in Unione Sovietica a quei tempi- in pannelli prefabbricati.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica nel 1991, la città continuato a vivere e a prosperare e oggi fornisce il 2% del Pil russo.
Tutto questo ha un prezzo, e molto caro: Norilsk è tra le 10 città città più inquinate del mondo. Qui ogni anno, più di 2 milioni di tonnellate di gas nocivi, come biossido di zolfo, ossido di azoto, carbonio e fenoli vengono espulsi nell’atmosfera. Nonostante qui si vada in pensione anticipata a 45 anni e non si lavori per 90 giorni all’anno (con un ritmo di tre giorni lavorativi intervallati da uno di riposo), l’aspettativa di vita rimane di 10 anni inferiore al resto della Russia e il rischio di cancro è doppio rispetto al resto del Paese, per non parlare del già citato disagio psichico e della diffusione di malattie respiratorie. Alcuni studi hanno dimostrato che la qualità dell’aria è responsabile del 37% dei decessi infantili e del 21,6% delle morti degli adulti.

Ci sono varie credenze in Siberia, principalmente il Cristianesimo ortodosso, il Buddismo tibetano e l'Islam. Si stima che circa 70 000 ebrei vivano in Siberia, e vi è anche la Provincia autonoma degli Ebrei. Il gruppo predominante è la Chiesa ortodossa russa.

La Siberia è considerata il locus classicus dello sciamanesimo e il politeismo è popolare. Queste religioni native risalgono a centinaia di anni fa. Il vasto territorio della Siberia ha molte diverse tradizioni locali di divinità. Queste includono: Ak Ana, Anapel, Bugady Musun, Kara Khan, Khaltesh-Anki, Kini'je, Ku'urkil, Nga, Nu'tenut, Numi-Torem, Numi-Turum, Pon, Pugu, Todote, Toko'yoto, Tomam, Xaya Iccita, Zonget. Olkhon, un'isola del Lago Baikal è un esempio di luogo con delle aree sacre dedicate a queste divinità.

Il Bandy è perfino più popolare in Siberia che nella Russia europea.

La celeberrima Transiberiana è la tratta che unisce con una linea ferroviaria le parti più estreme della Russia, da Mosca fino alla perla della Siberia Vladivostok, o con un itinerario diverso fino a Pechino.

Voluta dallo zar Alessandro III nella seconda metà dell'Ottocento per favorire lo sviluppo della Siberia, la sua costruzione ebbe inizio nel 1891 e durò all'incirca un decennio.
All'epoca la Transiberiana si interrompeva all'altezza del Lago Bajkal per poi riprendere dalla sponda opposta, solo dopo alcuni anni iniziò la costruzione del tratto di ferrovia che oggi passa a sud del lago.

Dopo ulteriori estensioni durante il XX secolo, si sviluppa per una lunghezza di quasi 10 000 km essendo di fatto la più lunga linea ferroviaria del mondo.

Nel 2016 un gruppo di ricercatori al lavoro nell'isola Bely, in Siberia, fece una scoperta alquanto bizzarra: il terreno sembrava possedere delle bolle che, sottoposte a pressione con i piedi delle persone, si muoveva come se fossero di gelatina. Un primo sopralluogo aveva permesso di individuare circa 15 bolle di questo genere.

«Inizialmente si forma una bolla, o “bulgunyakh” in lingua locale, poi quasi sempre la bolla esplode e rilascia del gas. Conseguentemente si forma un vero e proprio truogolo a forma di imbuto”, ha spiegato Alexey Titovsky del Dipartimento per la Scienza e l’Innovazione di Yamal.
Si tratta di un fenomeno noto tra i geologi, ma molto raro. Nei mesi successivi, un'indagine più allargata che ha interessato le penisole Yamal e Gydan, ha portato all’individuazione di circa 7.000 bolle di quel tipo e tutte sembravano essersi formate negli ultimi anni.
Si teme che la maggior parte di queste 7.000 bolle possa esplodere senza preavviso, rilasciando gas serra. Dalle prime indagini eseguite nel 2016 i ricercatori  hanno notato che da quelle sacche di terra fuoriesce aria con alte concentrazione di metano (1.000 volte più del normale) e anidride carbonica (25 volte più del normale).

Un altro elemento che rende questi fenomeni ancor più misteriosi è il fatto che dopo l'esplosione di una di queste sacche nella penisola di Yamal si è creato un cratere di circa 30 metri al cui interno sono state registrate alte concentrazioni di metano (9,6 per cento rispetto allo 0,000179 per cento che si ha normalmente nell’aria), segno che il gas non si esaurisce dopo l'apertura, ma che siamo in presenza di enormi riserve in profondità.

La spiegazione del fenomeno potrebbe risiedere nelle recenti ondate di caldo che hanno interessato tutta la Siberia e che hanno spinto il permafrost della tundra siberiana a scongelarsi.  Stando a una ricerca del 2013 si era ipotizzato che un aumento globale della temperatura di 1,5 gradi centigradi sarebbe sufficiente per fondere quasi completamente il permafrost, ma a causa di estati anormalmente calde si sospetta che la fusione si stia già verificando in diverse parti della regione russa. Nel luglio delle 2016 vi sono stati diversi giorni durante i quali la temperatura ha raggiunto i 35 gradi centigradi.

Anche la geologia dell'area tuttavia, può avere contribuito alla produzione delle bolle ricche di metano. Secondo Vasilij Bogoyavlensky dell'Accademia Russa delle Scienze che studia queste bolle da anni, nella regione interessata dal fenomeno, tra 100 milioni di anni fa e 93 milioni di anni or sono si formò un giacimento di gas che oggi dovrebbe trovarsi molto vicino alla superficie, ossia tra 500 e 1.200 metri di profondità. «Il gas sale in superficie attraverso fratture e faglie e mette in pressione gli strati argillosi del permafrost, le condizioni anomale verificatesi ultimamente per le alte temperature poi, portano alla rottura del suolo, la fuga di gas e la nascita di veri e propri i crateri».
Al di là dello studio teorico dei motivi che portano alla formazione delle bolle, i ricercatori sono fortemente interessati a capire quali potranno esplodere in tempi relativamente brevi, un elemento fondamentale per identificare aree che potrebbero essere pericolose per le persone che vivono in quei luoghi. Per questo stanno lavorando alla realizzazione di una mappa sulla quale identificare i “punti caldi” che potrebbero esplodere nei prossimi mesi.



martedì 7 marzo 2017

SPIAGGE ....TRASGRESSIVE



Vivere una vacanza all'insegna della libertà, anche dai freni inibitori è possibile.

La spiaggia di Cape d'Adge si trova a sud della Francia, nella regione di Linguadoca Rossillon, vicino a Sète, non ospita solo naturisti, ma anche scambisti, esibizionisti e voyeuristi. Sulla spiaggia e nelle dune a ridosso si assiste a veri e propri show sessuali. Individuarli è facile: capannelli di persone si formano dove hanno luogo le performance a base di sesso.

La spiaggia si trova davanti ad un grande villaggio nudista che ha una barriera che impedisce l'accesso e per poter entrare occorre o pagare il pass giornaliero o avere un contratto di affitto per un appartamento sito all'interno del villaggio. Fuori dal villaggio sorgono molte agenzie che affittano appartamenti per lo stesso.

Qui a Cap d'Agde non si tratta dunque solo di naturismo, qui l'atmosfera è più rilassata ancora e, oltre il naturismo, che sicuramente aiuta, qui sono del tutto tollerati anche la relazione e l'incontro sessuale, in tutte le sue disparate forme.

Si possono incontrare dunque «scambisti», che decidono di offrire alla loro coppia una notte di trasgressione, ma anche singles che vogliono incontrare persone nuove in un ambiente dove è normale consuetudine essere sfrenati e disinibiti. Dalle discoteche ai locali, dai ristoranti ai bar qui l'atmosfera rilassata e invitante permette, a chi la ricerca, un'avventura senza limiti e senza inibizioni.

Cap d'Agde è frequenntato soprattutto da coppie in stile scambista. Lo dimostra il fatto che la maggior parte delle boutique vende abiti sexy o di lattice. La sera la maggior parte veste elegant fetish.

L'isola di Eivissa, in catalano, è sicuramente la regina del divertimento e la spiaggia di Playa d'Es Cavallet ha la sua fama. Dune bianche e un mare cristallino sono lo scenario della lunga spiaggia che è frequentata per settori da famiglie, nudisti tradizionali, gay, coppie disinibite. I Chiringuito, ovvero i chioschi lungo la spiaggia che forniscono bibite e alimenti, sono i punti di riferimento per i vari frequentatori. Ad esempio il Chiringay è il luogo chiaramente degli omosessuali. Tra le dune di questa spiaggia viene praticato il cruising -ovvero il termine inglese che significa andare in cerca di partner sessuali.

In Croazia un tratto di spiaggia della città di Rovigno che è diventata ufficialmente un paradiso swinger e gay. Gli amanti degli scambi di coppia trovano in questo tratto di litorale, precisamente tra il Colle di Monsena e la zona protetta di Punta Cristo, un nuovo luogo di trasgressione.
Per il naturismo la Croazia è sempre stata considerata la patria. Le spiagge dove si pratica questa attività naturistica dello stare nudi, lungo la costa Croata, sono quasi sempre segnalate dalla scritta FKK (dal tedesco Freikörperkultur, Free Body Culture).



L'isola di Cipro offre la trasgressione a 50 km dalla Moschea di Famagosta. È la spiaggia di Ayia Napa dove il sesso è facile e free.

Cipro è una isola bellissima dal mare caraibico e una natura incontaminata, per ragioni politiche è divisa in due parti: una greca e l'altra turca; due mondi opposti. Tra questi due mondi c'è appunto Ayina Napa, una delle località preferite dagli amanti delle vacanze libertine.

Rimanendo su delle isole ecco Mikonos, isola greca delle Cicladi, qui troviamo la spiaggia di Super Paradise dove nel primo pomeriggio iniziano dei party che proseguono per tutta la notte. Meta preferita da gay e nudisti, questa spiaggia ha anche una mega piscina aperta 24 ore su 24. Il clima festoso della spiaggia condito con musica e alcool a tutte le ore predispongono alle avventure sessuali.

In Olanda c'è la spiaggia di Bloemendaal Aan Zee che da villaggio di pescatori si è trasformata in monumento della vita notturna olandese.

In Svezia si trova la spiaggia più bella del Paese: Tylösand, dove lungo i suoi 7 chilometri, della costa sud-occidentale, si fa di tutto. Spettacoli, concerti, competizioni sportive, mostre e party sulla sabbia si susseguono per tutta l'estate. Il tutto in un paesaggio d'incanto, tipicamente nordico, con la luce diffusa sulla grande baia. Grazie alle correnti calde l'acqua del mare si mantiene ad una temperatura mite che va dai 18 ai 22 gradi.

Nel Galles, nella bellissima spiaggia nella penisola di Gower di Llangennith beach si trova un albergo il 'King's Head' dove sull'arenile antistante si organizzano balli trasgressivi alla luce di interminabili falò, mentre intrepidi surfisti nudi, cavalcano le onde.



MARE DEL NORD



Il mare del Nord è situato sulla piattaforma continentale europea.

I suoi fondali sono poco profondi: in media tra i 90 e i 100 m; maggiori profondità si hanno lungo le coste della Norvegia, dove si superano i 600 m. Le maree hanno escursione variabile da 2,4 a 4 m sulle coste meridionali e occidentali; sono più ridotte invece lungo le coste norvegesi. La temperatura delle sue acque, nella zona centrale, varia in media dai 6 °C nei mesi più freddi ai 14 °C nei mesi più caldi; in prossimità delle coste l’escursione termica è maggiore. Anche la salinità varia da luogo a luogo; passa dal 35‰ nella zona centrale e occidentale al 20‰ in prossimità delle foci dei grandi fiumi, numerose in particolare sulle coste sud-orientali (Schelda, Mosa, Reno, Ems, Weser, Elba). Numerose le isole o i gruppi di isole (le maggiori sono le Orcadi e le Shetland al N e le Frisone a SE); molto frastagliate le coste, dove si trovano diversi porti, tra i maggiori del mondo (Amburgo, Brema, Amsterdam, Rotterdam, Anversa, Londra).

Il Mare del Nord ha ricchi giacimenti di petrolio e di gas naturale; il primo rinvenimento importante si ebbe nel 1965, al largo delle coste orientali inglesi: a circa 70 miglia dalla foce del fiume Humber fu individuato un giacimento di gas naturale a circa 3000 m sotto il fondale marino. Nel 1969 venne scoperto il primo giacimento di petrolio e nel 1975 ebbe inizio lo sfruttamento dei giacimenti situati in gran parte nei settori britannico (petrolio di Forties e Brent; gas naturale di Leman Bank e Indefatigable) e norvegese (gas naturale e petrolio di Ekofisk, petrolio di Statfjord). Economicamente il Mare del Nord è importante anche per la pesca (soprattutto dell’aringa e del merluzzo).

Lo sviluppo della civiltà europea è stato fortemente influenzato dal traffico marittimo nel mare del Nord. I Romani prima e i Vichinghi poi cercarono di estendere i loro territori in tutto il mare. Più tardi sia la Lega Anseatica che i Paesi Bassi hanno cercato di dominarne il commercio marittimo e utilizzarlo come ponte per accedere ai mercati del resto del mondo.

Lo sviluppo della stessa Gran Bretagna nel passato come potenza marittima dipendeva fortemente della sua posizione dominante all'interno mare del Nord, dove s'affacciavano alcune delle potenze sue rivali, in primo luogo i Paesi Bassi e la Germania, ma anche le nazioni scandinave e in misura minore la Russia attraverso il vicino mar Baltico. Le imprese commerciali, l'aumento della popolazione e la presenza di risorse limitate, sono tutti fattori che hanno portato le nazioni che si affacciavano sul mare del Nord a desiderarne il controllo degli accessi per interessi commerciali, militari, o come collegamento indispensabile verso le colonie d'oltremare.

La sua importanza si è andata trasformando da militare a economica. Le attività economiche tradizionali, quali la pesca e il trasporto marittimo, hanno continuato a crescere, e altre di nuove si sono aggiunte e sono state sviluppate, come ad esempio le estrazioni di combustibili fossili e l'energia eolica.

Il nome di “mare del Nord” deriva originariamente dal suo rapporto alla terra dei frisoni. La Frisia si trova direttamente a sud del mare del Nord, a ovest del mare Orientale (Oostzee, il Mar Baltico), a nord dell'ex mare Meridionale (Zuiderzee, l'odierno Lago d'IJssel, la propaggine interna dei Paesi Bassi del mare del Nord). Il nome "mare del Nord" venne utilizzato nelle regioni centro-settentrionali della Germania (che effettivamente possiede parti delle coste meridionali del mare), probabilmente mutando il termine dato dai frisoni. Anche fra i primi nomi dati dagli spagnoli vi fu Mar del Norte.

Dal punto di vista della città anseatiche tedesche del Medioevo, il mare ad est era chiamato il "mare Orientale" (il mar Baltico in tedesco è letteralmente l'Ostsee), così come il mare a nord era il mare del Nord. La diffusione delle mappe utilizzate da mercanti anseatici favorì il diffondersi di questo nome nel resto dell'Europa.

I primi cenni al traffico marittimo nel mare del Nord provengono dall'Antica Roma, che cominciò ad esplorare il mare già nel 12 a.C. La Gran Bretagna venne formalmente invasa nel 43 d.C. e le sue regioni meridionali incorporate all'Impero Romano, cominciarono quindi in quel tempo gli scambi commerciali tra il mare del Nord e il Canale della Manica. I Romani abbandonarono successivamente il sud della Gran Bretagna nel 410 e nel vuoto di potere, popolazioni germaniche quali gli Angli e i Sassoni, iniziarono una grande migrazione attraverso il mare del Nord scacciando e soppiantando le popolazioni celtiche native delle isole.

L'espansione vichinga ebbe inizio nel 793 con l'attacco a Lindisfarne e nel successivo quarto di millennio i Vichinghi dominarono il mare del Nord creando colonie e avamposti lungo le coste.

Con il tramonto dell'era vichinga il commercio nel mare del Nord venne dominato dalla Lega Anseatica. La Lega, anche se centrata sul mar Baltico, ebbe importanti avamposti in questo mare. Merci provenienti da tutto il mondo attraversavano il mare del Nord lungo le rotte per la città anseatica.

Dal 1441 i Paesi Bassi, da un punto di vista economico e navale, iniziarono a configurarsi come la potenza rivale della Lega. Nel XVI secolo erano la principale potenza economica e il mare del Nord divenne crocevia del commercio tra le lontane colonie e i mercati di tutta Europa.

Il potere olandese durante la sua epoca di massimo splendore fu ragione di crescente preoccupazione per l'Inghilterra, che vedeva il suo futuro nella marina mercantile e nelle colonie d'oltremare. Ciò fu alla base delle primi tre guerre anglo-olandesi tra il 1652 e il 1673. Alla fine della Guerra di Successione spagnola nel 1714, gli olandesi non erano più un attore fondamentale della politica europea.

La supremazia navale della Gran Bretagna, prima del XX secolo, vedeva come unici seri contendenti solo la Francia napoleonica e i suoi alleati continentali. Nel 1800 un'unione di potenze navali minori, chiamata Lega di neutralità armata, si formò per proteggere il commercio neutrale nel corso del conflitto tra Gran Bretagna e Francia. La Marina britannica sconfisse le forze unite della Lega di neutralità armata nella battaglia di Copenaghen del 1801 nel Kattegat. La Gran Bretagna successivamente sconfisse la marina francese nella battaglia di Trafalgar al largo delle coste della Spagna.

Le tensioni nel Mare del Nord si aggravarono nel 1904 con l'incidente del Dogger Bank, in cui in navi da guerra russe scambiarono delle navi da pesca britanniche per navi giapponesi e sparato su di esse. L'incidente, che avveniva in uno scenario caratterizzato da un'alleanza tra la Gran Bretagna e il Giappone combinato con una guerra russo-giapponese in atto, portò ad un'intensa crisi diplomatica. La crisi si ridimensionò con la sconfitta russa ad opera dei giapponesi e il pagamento di indennizzi per i pescatori.

Durante la Prima guerra mondiale la marina della Gran Bretagna e quella della Germania (la Kaiserliche Marine) si fronteggiarono sul Mare del Nord facendolo diventare il principale teatro della guerra per superficie di azione. La marina britannica, con una flotta maggiore, fu in grado di stabilire un efficace blocco navale per la maggior parte del periodo bellico, limitando così l'approvvigionamento di risorse indispensabili agli Imperi centrali. Le principali battaglie furono la Battaglia di Helgoland Bight, la Battaglia di Dogger Bank, la Battaglia dello Jutland e la Seconda Battaglia di Helgoland Bight.

Anche la Seconda guerra mondiale ha visto operazioni nel Mare del Nord, anche se prevalentemente limitato alla caccia con sottomarini e a navi di più ridotte dimensioni. Il 9 aprile 1940 i tedeschi avviarono l'Operazione Weserübung in cui la quasi totalità del flotta tedesca si concentrò a nord verso la Scandinavia tra lo Skagerrak e il Kattegat. Durante l'occupazione tedesca della Norvegia, l'operazione Shetland Bus collegò segretamente la Gran Bretagna alla Norvegia.

Negli ultimi anni della guerra e nell'anno immediatamente successivo, enormi quantità di armi furono smaltite o affondate nelle acque del mare del Nord, rappresentate principalmente da granate, mine terrestri e navali, bazooka, cartucce, e armi chimiche. Anche se le stime variano ampiamente, centinaia di migliaia di tonnellate di munizioni furono qui disperse.

Dopo la guerra il Mare del Nord perse molto del suo significato militare, perché circondato esclusivamente da paesi membri della NATO. Acquisì però una notevole importanza economica a partire dagli anni sessanta con l'inizio dello sfruttamento petrolifero e dei giacimenti di gas metano.

Il letto del Mare del Nord forma due bacini. Il più settentrionale si trova a nord di un crinale tra Norfolk e la Frisia, e ha avuto la sua origine nel Devoniano. Il bacino meridionale si spinge verso lo Stretto di Dover e da là verso il Canale della Manica. Questo bacino risale al Carbonifero.

Nel corso della più recente glaciazione gran parte del bacino settentrionale fu coperto dai ghiacci, e il resto, compreso il bacino meridionale, si ricoprì di tundra. Durante il periodo interglaciale si creò una diga naturale di gesso, il “Weald-Artois Anticline”. Anche se la cresta probabilmente collassò, costituito la parte più alta del ponte di terra che collegò momentaneamente l'Europa continentale con la Gran Bretagna.



Gli Storegga Slides furono una serie di frane sottomarine, in cui un pezzo della piattaforma continentale norvegese scivolò nel Mare di Norvegia. Le immense frane si verificarono tra il 8150 a.C. e 6000 a.C., e provocarono uno tsunami alto fino a 20 metri che attraversò il Mare del Nord abbattendosi maggiormente sulla Scozia e sulle Isole Fær Øer.

Il Mare del Nord si trova sopra quello che era la giunzione fra tre placche tettoniche continentali risalenti all'inizio dell'Era Paleozoica. Successivamente, nel Mesozoico, si formò una faglia con andamento nord-sud al centro del Mare del Nord. Questa faglia che corre dal Canale della Manica causa terremoti occasionali, che possono anche provocare danni alle strutture sulla terraferma. Il terremoto che avvenne nello Stretto di Dover del 1580 è tra i primi terremoti storici registrati che provocarono ingenti danni sia in Francia che in Inghilterra, a cui si associò anche un maremoto. Il più grande terremoto mai registrato nel Regno Unito avvenne nel 1931 al largo delle sue coste verso il Dogger Bank, e misurò 6,1° sulla scala Richter e ha provocato uno tsunami che inondò parti della costa britannica.

Le tre placche continentali formate nel corso dell'Era Paleozoica sono l'Avalonia, la Laurentia e la Baltica. La placca Baltica forma ora la costa orientale, e s'affaccia verso i paesi scandinavi; Avalonia consiste nella costa meridionale e occidentale del Mare del Nord lungo l'Inghilterra, il nord della Germania e la Francia; Laurentia segna il perimetro settentrionale del Mare del Nord con l'Oceano Atlantico.

Lo scambio di acqua salata tra il Mare del Nord e Atlantico si verifica attraverso il Canale della Manica, come pure nella zona settentrionale del Mare del Nord, lungo la costa scozzese e attraverso il Mare di Norvegia. Il Mare del Nord riceve acqua dolce non solo dal flusso dei fiumi, ma anche dalla bassa salinità del Mar Baltico che ne è collegato attraverso lo Skagerrak. Il bacino idrografico dei fiumi che si gettano nel Mare del Nord misura una superficie di 841.500 km² e fornisce un volume di 296–354 km³ di acqua dolce ogni anno. Il bacino idrografico che getta nel Mar Baltico misura una superficie quasi doppia (1.650.000 km²) e contribuisce con 470 km³ di acqua dolce ogni anno.

A Skagen, nello Jutland, punta più estrema del Nord della Danimarca, dove si trova la penisola sabbiosa della  lingua di terra di Grenen (a nord di Skagen) due mari si imbattono e le onde sulla spiaggia bagnano i piedi sia da sinistra che da destra.
Le onde del Mar Baltico e del Mare del Nord si incontrano, provenendo da opposte direzioni, senza potersi mescolare a causa della loro diversa densità, formando in tal modo un’increspatura costante che dalla costa si allontana pendicolarmente all’orizzonte.
Tutto ciò  origina perenni turbolenze e violente correnti che impediscono la balneazione e la navigazione.
Delle semplici leggi idrodinamiche (branca della fisica che si occupa di descrivere il moto dei fluidi) sottostanno a questa strana manifestazione naturale che risulta  provocata  da una barriera che si interpone fra i due mari, generando due moti ondosi contrapposti che si scontrano allontanandosi reciprocamente nelle 2 rispettive direzioni opposte.
Questa barriera che divide il Mare del Nord e il Mar Baltico è dovuta alla differente temperatura, salinità e densità di ciascuno dei 2 mari.
Anche se in maniera più riduttiva ciò che accade in Danimarca si può spiegare meglio prendendo in esempio l’incontro tra il mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico.
E’ noto che l’acqua del mar Mediterraneo è calda, salata e più densa rispetto all’acqua dell’Oceano Atlantico, che quindi risulta essere più “leggera”.
A livello dello stretto  di Gibilterra, quando le acque del Mediterraneo e dell’Atlantico si mischiano, le diverse correnti marine (moti convettivi) si muovono per diverse centinaia di chilometri, una più in profondità, e una più superficialmente, pur mantenendo le proprie peculiari caratteristiche chimiche e fisiche.Tutto ciò fa in modo che non accada nessuna separazione tra l’uno e l’altro, e si può osservare un continuum marino.

Se fra i due mari esistesse invece una barriera come quella tra lo Skagerrak e il Kattegat, le diverse correnti non potrebbero mescolarsi a diverse profondità e si scontrerebbero come avviene in Danimarca.

Circa 185 milioni di persone vivono nei bacini idrografici dei fiumi che si gettano nel Mare del Nord. Questi bacini ricoprono gran parte dell'Europa occidentale: un quarto della Francia, tre quarti di Germania, quasi tutta la Svizzera, una piccolissima porzione d'Italia, metà dello Jutland, la totalità dei Paesi Bassi e del Belgio, la parte meridionale della Norvegia, il bacino del Reno dell'Austria occidentale, e la parte orientale della Gran Bretagna. Questa area contiene una delle più grandi concentrazioni industriali del pianeta.

Il principale movimento delle acque all'interno del Mare del Nord è in senso anti-orario lungo le coste. L'acqua dalla Corrente del Golfo entra nel mare attraverso due direzioni: per il Canale della Manica verso la Norvegia, e aggirando a nord la Gran Bretagna e seguendone successivamente le coste verso sud. Questi movimenti generano altre piccole correnti che si dirigono verso est nella parte centrale del Mare del Nord. Un'altra corrente spazia a sud nella parte orientale del mare. Questa trasporta acqua fredda dal Nord Atlantico e nel periodo tra primavera e inizio dell'estate rinfresca le acque superficiali al largo dell'Inghilterra, mentre al largo delle Paesi Bassi e della Germania inizia una fase di riscaldamento. L'acqua che esce del Mar Baltico sale verso nord lungo la costa norvegese ritornando nell'Atlantico in quello che è chiamata Corrente norvegese.

Il tempo di permanenza medio dell'acqua all'interno del Mare del Nord è compresa tra 1 e due anni. Le acque più a nord sono scambiate più rapidamente, mentre per quelle meridionali possono passare anni prima di raggiungere le regioni settentrionali e fuoriuscirne verso l'Atlantico.

Fronti d'acqua basati sulla temperatura, salinità, nutrienti, e inquinamento possono essere chiaramente identificate, anche se con più facilità nel periodo estivo rispetto a quello invernale. Fra i principali si identificano il Fronte delle Frisone, che divide l'acqua proveniente dal Nord Atlantico da quella originaria della Manica, e il Fronte danese, che divide le acque costiere meridionali da quelle della parte centrale del Mare del Nord.

L'afflusso di acqua proveniente dai grandi fiumi si mescola molto lentamente con l'acqua marina. Le acque del Reno e dell'Elba, ad esempio, possono ancora essere chiaramente distinte in mare al largo della costa nord-ovest della Danimarca.

Le coste occidentali sono frastagliate, risultato dell'azione dei ghiacci durante le ere glaciali. I litorali lungo la parte meridionale sono più morbidi, ricoperti con i resti di depositati morenici che sono stati a loro volta scaricati in mare. Le montagne norvegesi si tuffano direttamente in mare e le coste sono caratterizzati da numerosi fiordi e arcipelaghi. A sud di Stavanger la costa si ammorbidisce e le isole si presentano in numero inferiore. La costa orientale scozzese è simile, anche se meno marcata rispetto a quella della Norvegia. A partire da Flamborough Head nel nord-est dell'Inghilterra, le scogliere diventano più basse e sono composte da minori depositi morenici, e le coste, erose più facilmente si presentano con contorni più arrotondati. Nei Paesi Bassi, nel Belgio e nell'Inghilterra orientale (East Anglia) il litorale è basso e paludoso. La costa orientale e sud-orientale del Mare del Nord (mare dei Wadden) hanno coste che sono principalmente di tipo sabbioso.

Le coste settentrionali portano ancora il segno degli immensi ghiacciai le ricoprivano durante le ere glaciali, creando il frastagliato paesaggio costiero. I fiordi sono nati dall'azione dei ghiacciai, che nel loro lento movimento verso il mare hanno raschiato e scavato profonde fenditure nel suolo. Con il ritirarsi dei ghiacci, l'innalzamento del livello dell'acqua tali solchi sono stati invasi dal mare. Il paesaggio si presenta spesso con coste ripide e le insenature marine possono essere anche profonde. I fiordi sono particolarmente comuni nella costa della Norvegia.

I firths sono simili ai fiordi, ma sono generalmente poco profondi e presentano baie più ampie all'interno delle quali possono essere presenti piccole isole. I ghiacciai hanno insistito qui su un'area più estesa e hanno scavato aree più ampie. I firths si trovano soprattutto nella Scozia settentrionale e lungo le coste inglesi.

Verso sud i firths cedono il passo alle scogliere, formatesi dalle morene glaciali. L'impatto delle onde sulla costa dà luogo a fenomeni di erosione. Il materiale eroso diviene fonte importante di sedimenti per la distese fangose che si trovano dall'altra parte del Mare del Nord. Il paesaggio delle scogliere è interrotta dai grandi estuari fluviali con i loro corrispondenti depositi di detriti, in particolare modo quelli del fiume Humber e Tamigi nel sud dell'Inghilterra.

Nel sud della Norvegia, come pure sulla costa svedese dello Skagerrak, si trovano fenomeni simili ai fiordi e ai firths. Qui l'azione dei ghiacci ha insistito e scavato su regioni ancora più vaste. Verso le coste si trovano dolci declivi che scendono dalle montagne e che si estendono per chilometri, tuffandosi poi sotto il mare, ma rimanendo ad una profondità di soli pochi metri.

Le scarsa profondità delle acque e la linea della coste meridionali e orientali fino alla Danimarca sebbene formate anch'esse dall'azione dei ghiacci nelle ere glaciali, devono maggiormente la loro forma all'azione del mare e al deposito dei sedimenti. Il mare dei Wadden che si estende tra Esbjerg nella Danimarca del nord e Den Helder nei Paesi Bassi deve la conformazione del suo paesaggio alla forte influenza esercitata dall'azione delle maree. La zona costiera presenta acque poco profonde e il costante apporto di sedimenti. Grandi opere di bonifica hanno interessato questa regione, soprattutto ad opera degli olandesi. Il più grande progetto di questo tipo è stata la bonifica del IJsselmeer.

Le zone costiere meridionali, inizialmente, erano soggette ai capricci del mare. I territori limitrofi alle coste, costituite da un innumerevole intrico di canali, isolotti, delta fluviali e zone umide venivano regolarmente allagati e sommersi. In settori particolarmente vulnerabili alle mareggiate, le persone tendevano allora ad insediarsi su terreni rialzati e più protetti. Già nel 500 a.C., gli insediamenti iniziarono ad essere costruiti su delle colline artificiali, alte anche diversi metri. Fu solo intorno agli inizi del Medioevo nel 1200 che si è iniziato a collegare tra loro piccole dighe in linea lungo l'intera costa, rendendo quindi permanenti e definite le zone di terra da quelle di mare.

Dighe in senso moderno hanno iniziato a prendere forma nel XVII e XVIII secolo, costruite da imprese private nei Paesi Bassi. I costruttori olandesi hanno quindi esportato i loro disegni e modelli verso altre regioni del Mare del Nord.

Le alluvioni verificatesi sulle coste del Mare del Nord nel 1953 e nel 1962 sono state ulteriore impulso per l'innalzamento delle dighe, la sostituzione delle vecchie dighe in linea, il recupero di terreni e sbarramenti fluviali, in modo da ottenere da poca superficie interessata un grande risultato nella lotta contro il mare e le tempeste. Attualmente il 27% dei Paesi Bassi è sotto il livello del mare e protetto da argini e dune.

La conservazione costiera oggi consiste di vari livelli. La pendenza delle dighe riduce l'energia del mare in entrata, in modo che la diga stessa non riceva il pieno impatto. Alcune dighe che si trovano direttamente in mare e queste sono particolarmente rafforzata. Nel corso degli anni sono state più volte sollevate, a volte anche di 10 m, e sono diventate più orizzontali, al fine di meglio ridurre l'erosione delle onde. Le moderne dighe possono raggiungere un'altezza anche di 100 m. Dietro la diga solitamente è presente una strada di accesso e, in generale, l'area più prossima è scarsamente abitata. In molti luoghi un altro sistema di dighe è presente verso l'entroterra dopo diversi chilometri.

Dove le dune sono sufficienti per proteggere la terra dall'avanzata del mare viene seminata dell'erba che cresca nella sabbia, in modo da proteggere le dune stesse dall'erosione del vento, dell'acqua e dal traffico a piedi.

Tra le specie che popolano questo mare e che per riprodursi risalgono i fiumi che sfociano in esso è da ricordare la cheppia (Alosa fallax).

Le spiagge e le acque costiere del Mare del Nord sono popolari destinazioni per il turismo balneare. In particolare modo le attività sono sviluppate lungo la costa belga, olandese, tedesca e danese, come pure su quella britannica.

Il windsurf e la vela sono sport popolari favoriti dai forti venti, ma anche la pesca sportiva e le immersioni subacquee. Un'altra attività praticata è il mudflat hiking che consiste nel camminare sul fango che viene a galla dal mare durante i periodi di bassa marea in alcune zone geografiche particolari.



giovedì 2 marzo 2017

IL VAPORETTO



Il primo vaporetto varato nella laguna di Venezia fu il "Regina Margherita" nell'anno 1881 dalla società Acni (poi Acnil), l'odierna Actv, con questo evento nacque il trasporto pubblico a Venezia.

Nonostante tutti i vaporetti montino motori diesel, è rimasto il nome di quando ancora viaggiavano a vapore.

Introdotti in città a fine Ottocento i vaporetti si caratterizzano per essere imbarcazioni a ponte unico, aperti a prua, con plancia nel corpo centrale, in posizione lievemente o totalmente appruata.
I modelli più antichi presentavano una plancia rialzata per consentire di ricavare al disotto della stessa i locali macchine contenenti le caldaie-vapore e spesso in estate erano completamente aperti sia a prua che a poppa. I mezzi attualmente in circolazione presentano invece un'ampia cabina a poppavia della plancia, destinata ai passeggeri, oltre ad alcuni posti a sedere all'aperto a prua (sistemazione, quest'ultima, che è assente nei mezzi più moderni) e a volte anche a poppa.

Il fondatore della prima società di vaporetti di Venezia fu l'imprenditore ebreo Amedeo Grassini, personalità di grandissimo spicco: avvocato e consigliere comunale, costituì con Giuseppe Musatti un gruppo finanziario per avviare la trasformazione del Lido in località turistica. Il prestigio dei Grassini crebbe ulteriormente quando lasciarono il Ghetto per trasferirsi nello storico palazzo Bembo, sul canal Grande (1894).

I vantaggi introdotti dal nuovo mezzo di trasporto non mancano di rendersi evidenti e le critiche inizialmente manifestate dai cittadini veneziani si trasformano in vero entusiasmo tant’è che i vaporetti ormai sono parte di Venezia stessa come le gondole.



Nell'ultimo decennio a Venezia sono state introdotte nuove unità, note come Serie 90, che generano un minor spostamento d'acqua. Tale sviluppo è stato necessario per limitare il moto ondoso che logora le fondazioni della città lagunare. L'unico difetto da imputare a tali mezzi è la minor stabilità rispetto alle unità di vecchia concezione. Sempre l'azienda veneziana ha in dotazione un'unità elettrica e fa parte di un consorzio, il WHALE, per lo sviluppo di unità navali ad idrogeno. Infine nelle sistemazioni più moderne si è ricorsi spesso alla propulsione azimutale, con un aumento delle capacità evolutive dei mezzi, ma una parallela riduzione della stabilità di rotta.


giovedì 23 febbraio 2017

ZEALANDIA



La Zealandia è un continente quasi completamente sommerso che affondò dopo essersi staccato 85-130 milioni di anni fa dall'Antartico e 60-85 milioni di anni fa dall'Australia.

Potrebbe essere stata completamente sommersa circa 23 milioni di anni fa e la maggior parte di essa (93%) giace ancora al di sotto dell'Oceano Pacifico.

Il continente è composto dalla Nuova Zelanda, Nuova Caledonia, Plateau Campbell,Chatam Rise, Lord Howe Rise, Plateau Challenger e Norfolk Ridge.
Le lunghe catene montuose sottomarine che si staccano dal continente in direzione nord-est e sud ovest non sono considerate appartenenti alla Zealandia.
La Zealandia sarebbe un singolo, intatto e uniforme pezzo di crosta continentale di 5 milioni di km quadrati (la metà circa dell'Europa) che affiora solo per il 6%: le sue uniche terre emerse sono la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia.



Zealandia si sarebbe staccato dal supercontinente Gondwana a partire da 100 milioni di anni fa. La rottura lo avrebbe reso indipendente, ma allo stesso tempo tirò e assottigliò la crosta terrestre. Come risultato, l'ottavo continente finì sott'acqua per il 94% della sua superficie.

Le mappe satellitari elaborate sul campo gravitazionale terrestre indicano la presenza di Zealandia a partire dal nord-est dell'Australia, fino a sud delle isole neozelandesi. Anche i rilievi sottomarini mostrano, in corrispondenza del presunto continente, una crosta continentale leggera, uniforme e strutturalmente omogenea, distinta da quella della vicina Australia.

A ipotizzare l'esistenza della Zealandia era stato già nel 1995 Bruce Luyendyk, geofisico dell'Università della California.

Ancora oggi studiamo i movimenti tettonici che hanno modificato nel millenni la crosta terrestre e gli scienziati formulano nuove ipotesi, tali da potere riscrivere la storia del nostro pianeta rispetto a quella che studiamo oggi sui libri scolastici.




martedì 7 febbraio 2017

TARTARUGHE IN INVERNO



La tartaruga Caretta caretta è diffusa nel Mediterraneo, ma in Italia sta patendo e rischia l’estinzione.

Le Caretta caretta possono raggiungere i 150 chilogrammi di peso. Sono riconoscibili per il tipico carapace rossastro, e le cinque placche dello scudo dorsale. Nonostante l’attitudine alla respirazione polmonare, possono rimanere parecchio tempo sott’acqua, ma quando le temperature diventano troppo rigide possono soffrire di ipotermia.

Le tartarughe marine restano in medio- alto Adriatico anche nel periodo invernale, quando le temperature dell’acqua scendono sotto i canonici 12° fino ad 8°, 7 addirittura.



In Italia sono presenti anche lungo le coste della Calabria, della Sicilia, della Puglia e della Sardegna. Spiaggiamenti, nel tempo, sono stati riscontrati anche in queste regioni, spesso senza comprenderne la causa. Ma la FAO lancia l’allarme dicendo che accidentalmente, ogni anno, in tutto il Mediterraneo, almeno 60mila tartarughe finiscono nelle reti dei pescatori.