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domenica 24 luglio 2016

GAMBUSIA AFFINIS



Gambusia affinis è un piccolo pesce d'acqua dolce della famiglia dei Poecilidi dell'ordine Ciprinodontiformi.

Questi pesci sono nativi dei bacini del golfo del Messico (Mississippi), acque dolci e salmastre, lente e paludose. Nel corso del XX secolo sono stati introdotti in molte zone paludose del mondo (tra cui l'Italia e tutta l'Europa meridionale) per combattere le zanzare. È inserita nella Lista delle cento specie invasive più dannose.

Gambusia affinis presenta un chiaro dimorfismo sessuale: il maschio è minuto, con testa piccola, dorso incurvato, ventre arrotondato e un lungo e sottile peduncolo caudale, terminante in una coda arrotondata. La pinna dorsale è alta, le ventrali sono appuntite, l'anale è trasformata in organo copulatore (gonopodio). La livrea maschile vede un fondo bruno chiaro, semitrasparente, dai riflessi metallici. La femmina ha corpo più ampio e lungo, con un dorso più lineare e un grande ventre arrotondato. Le pinne sono ampie. La livrea femminile è ancora più semplice: un uniforme colore grigio-bruno, tendente al giallo trasparente.
I maschi raggiungono una lunghezza massima di 3,5 cm, le femmine anche i 7 cm.

La fecondazione è interna e avviene mediante passaggio di spermatozoi dal corpo del maschio a quello della femmina con il gonopodio. La gestazione dura 24-30 giorni, dopo i quali la femmina partorisce circa 30 avannotti bianco-trasparenti e completamente indipendenti.

È nota la loro propensione a cibarsi delle fasi larvali e di pupa delle zanzare. Sono molto resistenti, sopravvivono anche in acque con bassa presenza d'ossigeno, ad alta salinità (che includono due volte quella dell'acqua di mare) ed a temperatura elevata; possono persino sopravvivere in acque fino a 42 °C per brevi periodi.
Per questi motivi, questa specie può essere considerata forse il pesce d'acqua dolce più diffuso al mondo, è stato introdotto come bioregolatore nella lotta biologica contro le zanzare (tra cui la zanzara anofele, portatrice della malaria) nei paesi tropicali e temperati in entrambi gli emisferi e da allora si è diffuso ancor più sia naturalmente che attraverso ulteriori introduzioni.

Molto voraci, questi pesci si cibano di larve di insetti, insetti acquatici, vermi e crostacei (soprattutto le specie appartenenti al genere Daphnia). L'introduzione di gambusie può essere molto nociva alle popolazioni di anfibi, per la predazione su uova e girini.



Anche se non appariscente come Poecilia reticulata, al quale le femmine assomigliano parecchio, questi pesci sono commerciati in tutto il mondo e destinati prevalentemente all'allevamento in stagni e piscinette dei giardini delle case, proprio a causa della loro alimentazione a base di larve di zanzara.
Sono anche utilizzati per fornire cibo vivo alle specie carnivore di pesci d'acqua dolce o alle tartarughe acquatiche.

La lotta sperimentata come realmente efficace, senza effetti collaterali e consigliata dagli esperti è quella larvicida che, eliminando le larve depositate dalle zanzare nelle acque stagnanti, ne impedisce la riproduzione. Risulta invece quasi inutile l’uso di nebulizzazioni di insetticidi chimici per gli individui adulti, ormai resistenti a tali trattamenti.
Si consiglia a chiunque ne abbia la possibilità, di metterlo in piccoli stagni, vasche o acquari cioè, in spazi circoscritti.

I contenitori vanno tenuti all'ombra e, seguendo i consigli degli esperti, questi nuovi amici ci faranno compagnia a lungo aiutando a liberarci dalle zanzare e dai veleni e permettendoci, con poca fatica, di goderci l'estate.

In Italia è stato introdotto nel 1922 nel Lazio, e da lì in tutte le zone malariche d’Italia, al fine di ridurre le zanzare e di debellare la malaria.


LEGGI ANCHE: http://pulitiss.blogspot.it/2015/05/la-zanzara.html



domenica 12 giugno 2016

IL PESCE CARABINIERE



Il pesce carabiniere conosciuto come donzella è diffuso nel mar Mediterraneo e nell'oceano Atlantico orientale dalla Manica all'Africa centrale.

La donzella  vive in piccoli gruppi, più femmine con un solo maschio e quando questo viene meno prenderà il  suo posto la femmina più vecchia.

Il corpo è lungo e affusolato, con muso appuntito e scaglie molto piccole. I denti sono sottili e aguzzi e quelli anteriori sono inclinati in avanti. Sia la pinna dorsale che quella anale sono lunghe ed hanno un’altezza uniforme. Nel maschio i primi due raggi spinosi della pinna dorsale sono invece più lunghi. Il maschio adulto raggiunge una lunghezza di 25 centimetri, mentre la femmina non supera generalmente i 18 centimetri. Anche per quanto riguarda la colorazione esiste una netta distinzione fra maschi e femmine e fra individui che vivono a basse profondità e quelli che si trovano invece a profondità maggiori. Le femmine e gli esemplari giovani (si è recentemente accertato che la donzella è ermafrodita proterogina e quindi i giovani sono tutti di sesso femminile e solo in seguito diventano maschi) hanno una macchia blu sull’opercolo, mentre una striscia gialla longitudinale percorre tutto il corpo dal naso alla pinna caudale. Il colore di fondo è invece un bruno olivastro negli esemplari che non scendono sotto i 20 metri di profondità, mentre in quelli che si trovano in acque più profonde assume una dominante sempre più rossa man mano che ci si immerge. Visti nel loro habitat apparentemente hanno tutti un colore simile perché, in realtà, l’aumento del rosso nella colorazione del pesce, compensa la diminuzione della quantità di luce rossa che penetra nell’acqua. Il maschio è invece caratterizzato da una striscia arancione a zig zag lungo i fianchi, da una macchia nera sotto la pinna pettorale e da una macchia nera e arancione sui raggi dorsali allungati. Accanto a queste caratteristiche di base, la colorazione delle Donzelle presenta però una varietà davvero indescrivibile dove i colori sfumano uno nell’altro e si presentano diversi con il cambiare della luce.



La Donzella si riproduce in estate e depone uova sferiche e galleggianti. Il suo cibo preferito sono piccoli pesci, crostacei e molluschi che stritola con i suoi denti robustissimi.

La Donzella è uno dei pesci più comuni nel Mediterraneo e la si può trovare un po’ ovunque: da pochi metri a un massimo di 120 metri di profondità. In ogni modo predilige gli scogli ricoperti da alghe e le grandi praterie di posidonie. Gli individui giovani svolgono un importante lavoro sociale: quello di pulitori, liberano cioè gli altri pesci dai parassiti. Il pesce che deve essere pulito si avvicina al centro di pulitura dove, con le Donzelle giovani, si possono trovare anche altri Labridi, come il Tordo codanera. Qui attirano l’attenzione dei pulitori stando fermi con le pinne distese e gli opercoli spalancati. Pulitori o no, le Donzelle lavorano comunque solo di giorno: di notte e nelle fredde giornate invernali spariscono dalla circolazione e si seppelliscono nella sabbia lasciando sporgere solo la testa.
Generalmente non è soggetto a pesca specifica vista la scarsa qualità delle carni, adatte solo a zuppe di pesce (ad esempio il cacciucco livornese), abbocca comunque voracemente a esche animali di ogni tipo causando spesso non poco disturbo a chi si vuole dedicare alla pesca di specie più pregiate.


venerdì 10 giugno 2016

IL PESCE CARDINALE



Il neon cardinale è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Characidae.

Questo pesce vive in corsi d'acqua che scorrono nella foresta, in acque scure dalla corrente piuttosto debole. In questi corsi d'acqua si trovano molti residui vegetali che rendono l'acqua leggermente acida. La zona di origine nello specifico è il Brasile (Rio Negro), la Colombia occidentale e il Venezuela (Orinoco).

E' lungo circa 4 cm e una banda rossa attraversa tutto il corpo. E' sottile e allungato. Il dorso è grigiastro e ha una linea orizzontale azzurro elettrico, lunga tutto il corpo, che riflette molto la luce, anche se meno del Neon. La pancia è bianca. Le pinne sono trasparenti e piccole. La bocca è piccola.

Il dimorfismo sessuale non è molto evidente, le femmine sono appena più grandi dei maschi e hanno la pancia un più rotonda, sono però differenze impercettibili.



È una specie che forma gruppi anche molto ampi.

La sua dieta è composta da vermi, copepodi e larve di insetti (Chironomidae).

È oviparo e la fecondazione è esterna. Non ci sono cure verso le uova.

È allevato comunemente negli acquari a partire dal 1970, anche se quasi tutti gli esemplari in commercio provengono dalla cattura in natura perché non si riproduce frequentemente in cattività.



venerdì 3 giugno 2016

L'AQUILA DI MARE



L'aquila di mare è un pesce cartilagineo della famiglia Myliobatidae, diffuso anche nel Mediterraneo e comune nell'Adriatico.

Il suo corpo ha la classica forma discoidale, con il diametro orizzontale più largo di quello verticale; misura fino a 1,5 m di larghezza e 2,5 m di lunghezza. La testa sporge dal muso e la coda, a forma di frusta, è lunga più del doppio del corpo e presenta una spina dorsale munita di ghiandola velenifera. La pelle è liscia e ricoperta di muco scivoloso. Come le razze possiede due pinne laterali molto ampie e appuntite, leggermente arcuate, la ricorda delle ali falcate (da cui il nome scientifico).

Il colore dipende dall’habitat nel quale è inserito e spazia dal marrone, al grigio al colore giallastro. L’aquila di mare ha denti disposti su sette file.

L’habitat, oltre che sul colore, incide sulle dimensioni. L’aquila di mare in alcuni luoghi può raggiungere i due metri di lunghezza ed i due quintali di peso. Conduce la sua esistenza in acque dalle caratteristiche alquanto diversificate:Mar Mediterraneo, Atlantico orientale, mari della Scozia. A volte si spinge fino al mare della Norvegia. Si tratta di una specie costiera che vive a basse profondità piuttosto che in mare aperto e spesso nuota a livello della superficie. Viene pescato nell’Adriatico, anche con pesca di costa ma soprattutto con tecniche di pesca subacqua.


L’aquila di mare si nutre di piccoli molluschi che trova sul fondo e si muove in modo lento, portandosi anche in superficie e compiendo persino balzi fuori dall’acqua.

L'aquila di mare è ovovivipara e pertanto partorisce individui che hanno già l'aspetto degli adulti. 

Viene pescata, soprattutto nell'Adriatico, ma la carne molle e viscosa non risulta particolarmente appetibile, limitandone il consumo localmente e agli esemplari appena pescati.




martedì 12 aprile 2016

LO STORIONE



Lo storione comune (Acipenser sturio Linnaeus, 1758) è il più grande pesce d'acqua dolce e salmastra diffuso in Europa. Famoso per offrire carni pregiate e caviale.

In Italia la specie è autoctona. Era segnalata in tutti i mari anche se la presenza era rilevante unicamente nel mare Adriatico, oltre che nel Po. Nel 1892 era localizzata fino a Torino. A causa degli sbarramenti la risalita è di fatto impedita.

Secondo diverse fonti, la specie è oggi estinta in Italia allo stato selvatico; in Europa oramai esiste una sola popolazione riproduttiva nel fiume Garonna. Segnalazioni di storioni pescati nelle acque italiane possono riferirsi a una specie affine (Acipenser naccarii) o ad esemplari introdotti dall'uomo.

Gli storioni sono Pesci Ganoidi della famiglia Acipenseridae. Sono caratterizzati dall'avere il corpo allungato, muso prolungato in un rostro più o meno acuto, occhi piccoli, spiracoli piccoli, bocca inferiore, piccola, protrattile, preceduta da 4 bargigli, priva di dentatura, branchie coperte dall'opercolo, ano arretrato, pinne dorsale e anale uniche molto arretrate, ventrali addominali, codale eterocerca. Hanno lo scheletro interno cartilagineo, corda dorsale persistente, scudi ossei cutanei a superficie ruvida disposti in 5 serie longitudinali sul tronco, 4 sulla coda. Gli scudi cutanei formano alla parte superiore del capo un rivestimento completo. Sul corpo, nelle zone non occupate dalle serie di scudi, la pelle è provvista di scutelli ruvidi. Sul margine dorsale della codale fulcri ossei. Il colore è grigio al dorso, più o meno scuro, biancastro al ventre. Hanno la vescica natatoria comunicante col tubo digerente, l'intestino provvisto di valvola spirale, dietro il piloro delle appendici piloriche.
Gli storioni sono pesci anadromi che vivono generalmente nelle acque marine, per lo più in prossimità delle foci dei fiumi, e risalgono questi ultimi per la riproduzione. Alcune specie vivono però sempre nel mare (Acipenser sturio nel Mar Nero) o sempre nelle acque dolci (A. ruthenus). Depongono un grande numero di uova piccole. Si nutrono di pesci e d'invertebrati. Sono distribuiti in tutto l'emisfero settentrionale tra il 30° e il 70° di latitudine.

Gli storioni sono molto ricercati per le loro carni pregiate, per le uova con cui si confeziona il caviale, per la vescica natatoria che dà la colla di pesce o ittiocolla. Particolammente ricca è la pesca di questi Ganoidi nei fiumi della Russia, principalmente in quelli che si versano nel Mar Nero e nel Caspio (Volga); in Russia si ha la maggiore produzione di caviale.



Nell'Europa centrale e occidentale gli storioni sono in continua diminuzione, soprattutto a causa della regolazione dei fiumi, della navigazione, dell'inquinamento delle acque. A evitare la minacciata scomparsa di questi pesci sono stati fatti tentativi di ripopolamento e di allevamento artificiale.

In Italia gli storioni sono ancora frequenti nel Bacino Padano e nei fiumi della Pianura Veneta. Mentre un tempo erano relativamente frequenti nel Tevere, ora vi compare qualche individuo soltanto eccezionalmente.

Si conoscono parecchie specie di storioni; esse sono molto variabili e si ibridano facilmente.

In Europa è più comune l'Acipenser sturio L., che risale i fiumi a primavera e può raggiungere anche 4-6 m. di lunghezza. Nel Bacino Padano, oltre a questo, si trovano anche il cobice o copese (Acipenser Naccarii Bp.; sin.: A. Nardoi Heck., A. Heckelii Fitz.) e il ladano (Huso huso ). Quest'ultimo è il più grande fra gli storioni europei; nei fiumi della Russia raggiunge anche 9 m. di lunghezza e 1400 kg. di peso.

Eccezionalmente sono stati presi nell'Adriatico alcuni esemplari di Acipenser stellatus Pall.

Nei fiumi dell'Europa centrale e orientale che si versano nel Mar Nero e nel Caspio è poi comune lo sterletto (Acipenser ruthenus L.), più piccolo dei precedenti. Altre specie proprie del Mar Nero, del Caspio e dei fiumi che vi si versano sono: A. Güldenstädtii Br., A. glaber Fitz., ecc. Altre specie ancora vivono nei fiumi dell'Asia e dell'America Settentrionale.

È carnivoro e si nutre di crostacei, molluschi e pesci. In acque interne, pesci vivi o morti, molluschi, crostacei e vermi. Gli animali più anziani si alimentano prevalentemente di notte.

Entra nei fiumi a gennaio-febbraio nonostante la fregola non abbia inizio che due mesi dopo. All'alba o al tramonto lo si può osservare mentre compie dei grandi balzi fuori dall'acqua.
La risalita, che i maschi compiono prima delle femmine, si arresta a valle dei corsi d'acqua ove la temperatura non sia troppo bassa e la portata troppo scarsa e ove manchino fondali profondi e tranquilli. Le uova (in numero di 20.000 circa per kg di peso, di colore bruno e del diametro di 3 mm circa) sono deposte in acqua corrente ad una profondità variabile tra i 2 e i 10 m. Esse aderiscono ai ciottoli ed al substrato del fondo e dopo 3-7 giorni si schiudono. Gli avannotti sono lunghi 10 mm circa. Nel giro di 1-3 anni i giovani storioni scendono al mare, rimanendovi fino all'età riproduttiva intorno ai 7-14 anni.

Essendo una specie protetta ne è vietata sia la pesca sportiva che la pesca professionale. Si praticava con lenza a fondo adeguata alle dimensioni della preda. Come esche si utilizzavano lombrichi a fiocco, pesci vivi o morti e pezzi di carne.

L'importanza economica degli storioni è notevole, sia per la prelibatezza delle carni che delle uova da cui si ricava il rinomato caviale. Molti di essi rientrano tra le specie ittiche allevate, sebbene il ciclo di produzione sia variabile con la specie, è comunque piuttosto lungo, da tre a cinque anni per la carne, da sette a quindici anni per le uova. Lo storione comune è stato riprodotto artificialmente in Francia da alcuni esemplari selvatici pescati nella Gironda.

Alcuni storioni sono stati allevate con successo in grandissimi acquari. A causa delle sue dimensioni è adatto soltanto all'allevamento in strutture pubbliche.


giovedì 18 febbraio 2016

MARLIN



Il Marlin fa parte della famiglia degli Istiophoridae ed è presente in tutti i mari e oceani con acque temperate. Molto più raro è trovarlo invece nelle acque fredde, infatti più ci si avvicina ai poli e più sarà difficile trovare questa specie. Altri nomi con il quale è indicato questo pesce sono "Pesci vela" e "Aguglie Imperiali". Molto spesso nelle pescherie viene venduto come pesce spada, sebbene ci siano delle notevoli differenze fra questi due tipi di pesci.

Nel mar Mediterraneo sono segnalate sette specie di tutti e tre i generi ma vi formano popolazioni stabili solo due di esse: Kajikia albida e T. belone. T. belone è una specie endemica del Mediterraneo.

Sono pesci pelagici che vivono in acque aperte più o meno lontano dalle coste.

Sono simili al pesce spada ma se ne differenziano per la presenza di piccole scaglie e denti, la pinna dorsale lunga (e molto alta negli Istiophorus), le pinne ventrali presenti, il rostro ("spada") cilindrico e non piatto e per la presenza di quattro carene (due per lato) sul peduncolo caudale. La linea laterale è presente.

Il colore è di solito blu acciaio sul dorso e bianco madreperlaceo sul ventre ma in molte specie vi sono anche linee verticali e punti di vario colore. La pinna dorsale dei pesci vela (Istiophorus) è brillantemente colorata di blu e violetto con punti e macchie scuri.

Sono pesci di grosse dimensioni, con lunghezze che vanno da meno di due metri per il Tetrapturus georgii ad oltre cinque metri per i Makaira.

Si nutrono di pesci pelagici come scombridi, clupeidi e carangidi che tramortiscono con il rostro.

Hanno carni ottime, pari a quelle del pesce spada e vengono pescati attivamente con ogni tecnica di pesca commerciale come tonnare, reti di vario tipo, palamiti ed arpioni. I pescatori sportivi li insidiano soprattutto alla traina. Il turismo dovuto alla pesca al marlin o al pesce vela rappresenta una fonte di entrate non indifferente per diversi paesi tropicali. A causa della pesca intensiva è a rischio di estinzione e rientra nella lista rossa di Greenpeace, che segnala le specie marine più sensibili sconsigliandone il consumo.



Questo tipo di pesce, specialmente per gli occhi meno esperti, può essere facilmente ma erroneamente scambiato per il pesce spada, data la lunga spada che anch'esso si ritrova sul muso.
In realtà, il Marlin ha caratteristiche ben semplici da notare che lo differenziano dal cugino.
Il corpo, innanzitutto, è un po' meno lungo e un po' più tozzo verso il capo, allo stesso tempo è più massiccio. Il Marlin bianco in particolare ha poi una vistosa gobba dietro l'occhio.

La pinna dorsale è molto lunga, in alcuni casi anche alta. Sono presenti inoltre delle pinne ventrali e il rostro (la spada) è cilindrica, non piatta come i pesce spada. Sul peduncolo caudale ci sono quattro carene, due per lato. Nel caso del Marlin bianco le pinne dorsali sono due: la prima è lunga e bassa, tranne nel lato posteriore, dove si alza un lobo appuntito; la seconda è piccola e opposta alla prima. La spina dorsale si compone di una lunga cresta che parte proprio sopra il capo nei pressi delle branchie e arriva quasi fino alla coda, creando così una sorta di vela che dà al pesce una particolarità idrodinamica che gli permette di spostarsi a grandi velocità.
Questo tipo di pesce può arrivare anche quasi a tre metri di lunghezza e la sua livrea è di un blu oceano sul dorso con riflessi giallastri sui fianchi che sono, a loro volta, attraversati da linee più scure che dal dorso vanno sul ventre.


sabato 2 gennaio 2016

IL ROMBO



Il rombo fa parte della famiglia dei botidi, ed la specie più grossa e apprezzata del genere. Il suo corpo è sprovvisto di squame, la sua tinta bruna macchiata di scuro si confonde con i fondali sabbiosi in cui vive. Lo possiamo trovare lungo le coste atlantiche dell'Europa, nel mare del nord e nel Baltico, ma viene pescato anche nel mediterraneo.
Il rombo si nutre di pesci, calamari e crostacei.
Si riproduce da febbraio a marzo; le uova e gli avannotti (giovani) sono pelagici e, come in tutti i pesci piatti, possiedono dapprima un occhio su ciascun lato, poi crescendo un occhio si sposta sopra il capo avvicinandosi all’altro. Raggiunge i 70 cm di lunghezza e i 7 Kg di peso, ma è comune intorno ai 300-500 grammi.

Il rombo è un pesce piatto dal corpo largo, romboidale e asimmetrico, dalla pelle liscia, che giace sul fondo appoggiato sul fianco destro; gli occhi sono entrambi sul lato sinistro del capo. Presenta una bocca ampia, munita di denti piccoli e acuti disposti in varie serie; i primi raggi della pinna dorsale sono ramificati e liberi dalla membrana. La colorazione è mimetica e varia a seconda del fondo su cui il pesce si sposta; sul dorso scuro possiede delle piccole macchiette chiare e scure; ciò gli permette di mimetizzarsi per sfuggire ai predatori.

Il pesce rombo, deve il suo nome alla sua particolare forma, simile per l'appunto ad un rombo appiattito.
Le sue carni sono molto ricercate ed apprezzate. Dal punto di vista nutrizionale il rombo è un alimento ricco di sali minerali (calcio , ferro, iodio e fosforo). E' povero di tessuto connettivo e risulta pertanto di facile digestione.

Si tratta di un pesce che viene acquistato soprattutto fresco, e deve avere un colore brillante per essere certi che sia fresco così come l’occhio vivo e sporgente.



La carne del rombo è estremamente facile da digerire e a prescindere da come viene cotta è ricca di sali minerali come fosforo, iodio e calcio, queste sono solo alcuni dei valori nutrizionali che lo rendono un pesce molto ricercato e allo stesso tempo anche pregiato. Non bisogna assolutamente dimenticare che è povero di grassi, ricco di potassio e magnesio, che sono sostanze estremamente importanti in un’alimentazione sana ed equilibrata. E’ molto facile anche da pulire visto che è sufficiente fare una piccola incisione e togliere le interiora per poterne ricavare dei filetti davvero appetitosi e versatili da cucinare.

Ma come viene cucinato il rombo? Prima di tutto deve essere lavato bene per poterlo eviscerare e sfilettare in base al tipo di ricetta che si intende realizzare; tra le più comuni ricette abbiamo il classico rombo al forno con patate e pomodorini, grigliato e con sopra del pangrattato, cotto in padella con aggiunta di capperi e succo di limone, al cartoccio o il rombo in crosta di patate che tra tutti è sicuramente il più gustoso ed il più semplice da preparare.



venerdì 1 gennaio 2016

LA CHEPPIA



Questa specie è diffusa nel Mediterraneo occidentale, nel Mar Nero, nell'Atlantico orientale tra il Marocco e la Norvegia, in parte del Mare del Nord e nel Mar Baltico; nel periodo riproduttivo risale i corsi d'acqua dolce che sfociano in questi mari.
Vive in banchi nelle acque costiere, diventa solitario lungo la risalita dei fiumi, dove frequenta acque a media corrente.
L'agone è una sottospecie di cheppia adattata alla vita stanziale nei laghi.
Corpo relativamente alto e compresso in senso laterale. Testa a profilo triangolare. Bocca terminale con mascella superiore incisa. Assenza di denti sulle ossa palatine. Sugli opercoli sono evidenti striature raggiate. Peduncolo caudale piuttosto stretto. Pinna caudale biloba con profonda incisura tra i due lobi. Intermascellare con incisione sottile e profonda. Branchiospine ruvide, ossificate, non ravvicinate tra loro. Dorso verde azzurro, con riflessi metallici. Fianchi e ventre argentei o bianco argentei. Sui fianchi, a partire dal bordo superiore dell'opercolo, sono presenti da 4 ad 8 macchie nere, spesso poco marcate, di grandezza decrescente in senso anteroposteriore.

Specie migratrice anadroma. Pesce pelagico con abitudini gregarie, svolge la fase trofica in alto mare e compie migrazioni riproduttive per deporre le uova nelle acque interne. Gli adulti si riuniscono in prossimità degli estuari in primavera e fanno il primo ingresso in acqua dolce quando la temperatura dell'acqua giunge alla temperatura di 10 - 12 °C. La deposizione e la fecondazione si svolgono, con modalità collettive nelle ore centrali della notte, e con temperature dell'acqua superiori ai 15 °C. Attualmente la frega si svolge raramente fuori dai limiti di flusso e riflusso della marea ma, prima della creazione di sbarramenti invalicabili sui principali fiumi, questi pesci risalivano i fiumi per notevoli distanze.
Il flusso migratorio che interessa il delta del Po si svolge prevalentemente attraverso il Po di Levante, caratterizzato da portate più costanti e da migliore qualità delle acque rispetto agli altri rami. In Adriatico le cheppie trascorrono l'inverno isolate, stazionando in prossimità del fondo, mentre in estate si possono osservare piccoli branchi di immaturi in crescita e di adulti non riproduttivi che stazionano in superficie.

In mare gli adulti si cibano di  crostacei planctonici (copepodi e misidiacei), altri crostacei ed elementi del plancton, e piccoli pesci. In acqua dolce gli adulti non si alimentano. I giovani si nutrono di ogni tipo di piccoli invertebrati planctonici e bentonici. Nel contenuto stomacale di esemplari in risalita catturati nel fiume Tevere è stata rilevata la presenza preponderante di crostacei gammaridi, seguiti da invertebrati, avannotti e piccoli pesci.

I maschi sono sessualmente maturi fra 2 e 3 anni, le femmine a 3 - 4. In grande maggioranza i banchi di alose in migrazione sono costituiti da maschi di 3 - 4 anni e femmine di 4 -5  anni. All'inizio del periodo di migrazione nei banchi prevalgono i maschi, mentre nel periodo di massimo afflusso, in aprile e maggio, prevalgono le femmine. Durante la riproduzione si formano gruppi costituiti, in genere, da 1 femmina e da 20 maschi, La frega ha luogo in acque basse su fondali sabbiosi o ghiaiosi. La femmina, sfrega il ventre contro il fondo per provocare la fuoriuscita delle prime uova, quindi dà inizio ad una serie di movimenti verticali dal fondo alla superficie, e viceversa, durante i quali emette le rimanenti uova. Secondo Malfer le uova hanno diametro di circa 1 mm e una femmina adulta ne può produrre fino a diverse decine di migliaia. Dopo la frega le uova vanno alla deriva sul fondo. Al termine della riproduzione la mortalità  da stress incide notevolmente sugli individui di maggiore età, tanto che le alose che ritornano al mare al termine della primavera e all'inizio dell'estate hanno taglie mediamente inferiori rispetto a quelle entrate in acque interne.

La specie viene predata da varie specie di pesci ed uccelli ittiofagi. A. fallax è soggetta a malattie virali e batteriche. Sono state ossevate varie specie di parassiti, tra cui trematodi digenei, il trematode monogeneo Mazocraes alosae, cestodi e crostacei parassiti.

L'alosa è un pesce ancora relativamente comune, anche se la costruzione di sbarramenti e il deterioramento di qualità delle acque hanno determinato in alcuni bacini drastiche riduzioni dell'afflusso dei migratori o, in certi casi, l'impossibilità di raggiungere i fondali precedentemente utilizzati per la riproduzione. Alla fine del secolo scorso l'alosa era comune nel Po fino a Casale Monferrato, dove la presenza di una diga impediva già allora un'ulteriore risalita, e si riproduceva in tutti i principali affluenti; oggi, nello stesso bacino, la migrazione dell'alosa non può procedere oltre lo sbarramento di Isola Serafini. In Lombardia frequentava, nel 1896, tutti i principali affluenti di sinistra del Po. Negli ultimi due decenni, grazie all'introduzione di misure di protezione e di ripristino ambientale, la specie ha iniziato un lento recupero ed attualmente, in gran parte dell'areale europeo le popolazioni appaiono stabilizzate. Contrariamente alla tendenza europea, nella maggioranza dei fiumi italiani, come ad esempio nel Tevere, in assenza di scale di monta o di altri strumenti in grado di ripristinare la continuità fluviale, la cheppia è praticamente scomparsa.



Pesce di scarsa importanza commerciale. Carni discrete, ricche di spine; migliori quelle dei soggetti pescati in acque dolci. Commercializzato fresco, congelato, essiccato ed affumicato. Viene anche trasformato in farina di pesce, nonché utilizzato come esca per la pesca di specie ittiche marine. Malgrado le carni siano poco apprezzate, l'alosa è sempre stata intensamente pescata, sia dai pescatori professionisti che da quelli sportivi.

Si praticava un tempo con reti a strascico e a circuizione in acque marine litorali, nonché con reti di vario tipo e "bilancioni" in acque fluviali durante la montata primaverile. La rarefazione della specie, unicamente alla quasi completa scomparsa della pesca fluviale di mestiere, ha in pratica azzerato la cattura di questa specie già di per se stessa poco apprezzata.

La pesca sportiva viene praticata durante la montata riproduttiva in acque fluviali con canna da lancio ed esche artificiali (cucchiai rotanti a 1-2 palette, piccoli cucchiaini ondulanti ad amo semplice, mosche artificiali di grandi dimensioni).



sabato 7 novembre 2015

PESCI NEON




Il neon è originario dell'Amazzonia, dove abita il bacino idrografico del fiume Solimões, frequentando acque scure e torbide e acque limpide e calme.

Presenta un corpo corto, compresso ai fianchi, il dorso leggermente incurvato, il ventre arrotondato. La pinna caudale è trasparente, come tutte le altre pinne, e biforcuta. La livrea è molto appariscente: il dorso è grigio, composto da fittissimi e minuti puntini scuri; dall'occhio parte una fascia orizzontale azzurro elettrico con riflessi metallici che termina al peduncolo caudale. La gola è grigia, il ventre bianco argenteo e rosso vivo, con una macchia che si allunga fino alla pinna caudale. I colori accesi sono impiegati per mantenere il contatto visivo con gli altri pesci del banco, soprattutto nelle acque fangose o ricche di tannini. La lunghezza massima registrata in natura è di 2,2 cm, mentre in acquario (dove può vivere molto più a lungo) gli esemplari possono giungere anche a 5 cm.

È una specie onnivora dalla dieta molto varia, che comprende piante, insetti, vermi e piccoli crostacei.

Il neon è uno dei pesci più conosciuto ed apprezzato da  appassionati acquariofili, sia per la livrea accattivante, che per le sue attitudini alla vita di branco. Date le sue ridotte dimensioni, è un pesce che può vivere anche in piccoli acquari. In vasche di dimensioni maggiori basta inserirne un gruppo di 20-30 esemplari per avere un ottimo risultato.



Naturalmente, come per tutti i pesci che vivono in acquario, i colori possono essere leggermente falsati dall’illuminazione artificiale, che di norma non rispecchia sempre la luce naturale. La forma del corpo è a siluro, non molto snella, con sezione tondeggiante. Pinne spostate tutte (a parte le pettorali) nella metà posteriore del corpo, coda bilobata, bocca piuttusto piccola, occhi grandi. Questo pesce si adatta molto bene a tutti i tipi d’acqua, sempre che non si tratti di specie selvatiche. Per ottenere degli esemplari belli e sani è consigliabile tenere valori d’acqua intorno a 8°-10° dGH (durezza totale) e un pH attorno 6,5-7. Ovviamente in natura vivono in acque molto diverse (dGH inferiore ad 1° e pH 5,5-6,5) ma visto che i pesci offerti nei negozi, sono per la maggior parte di allevamento, risulta  abbastanza inutile cercare quei valori riscontrati in natura.

Il Neon ha un comportamento vivace ma non aggressivo, a volte se nutrito poco, può disturbare pesci con pinne lunghe. E’ consigliabile tenerlo in gruppi di almeno 4-5 elementi, essendo un pesce di branco. Quando si introducono i neon appena acquistati, in vasche dove si trovano pesci di grandi dimensioni, ad esempio scalari adulti, ci può essere il rischio che i nuovi neon vengano divorati da questi, anche se nell’acquario vi sono già dei neon di vecchia data e mai disturbati dagli scalari. Di norma, ciò succede se vengono acquistati esemplari non troppo grandi e se i pesci, nella vasca di destinazione, non vengono alimentati in maniera adeguata. La temperatura ideale è intorno ai 24-25 gradi.

Per la riproduzione di questi pesci, in particolare ed in generale per tutti i pesci, è fondamentale conoscere il più possibile il biotopo naturale in cui vivono. In natura, quando i neon si apprestano alla riproduzione, si spostano in zone dove l’acqua è molto acida e di colore marrone scuro. Il fondale è solitamente ricoperto da fogliame, rami ed altri detriti. Per riconoscere le differenze dei sessi, basterà alimentarli in modo corretto, in questo modo sarà più facile riconoscere il maschio che avrà il corpo più snello della femmina.



mercoledì 28 ottobre 2015

I PESCI SCALARE



Lo scalare è caratterizzato da un corpo alto, molto compresso ai fianchi. Il profilo dorsale è alto ma arrotondato, così come quello ventrale, più pronunciato. La pinna dorsale e quella anale sono molto alte, sorrette da lunghi raggi, che si riducono e diventano più sottili verso la parte terminale della pinna. Le pinne ventrali sono filiformi, formate da pochi raggi duri. La pinna caudale è a delta, molto ampia, con i raggi laterali allungati.
La livrea selvatica presenta un fondo argenteo (con dorso giallastro e ventre tendente al bianco) con quattro strisce verticali bruno-nere (sette nella livrea giovanile).

Pterophyllum scalare, comunemente chiamato scalare o pesce angelo è un pesce tropicale d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cichlidae.
Questo ciclide è diffuso nel bacino del Rio delle Amazzoni, nonché nei fiumi Ucayali, Solimões e Amapá (Brasile), Rio Oyapock (Guiana francese) e nell Essequibo (Guyana).
Abita le acque calme (anche paludose) ricche di piante acquatiche (compresa la foresta inondata), sia limpide che torbide e fangose.

Lo Scalare forma coppie monogame che rimangono fedeli tutta la vita: se uno dei due dovesse morire, difficilmente l'esemplare rimasto trova un altro compagno. Qualche giorno prima della deposizione, la coppia inizia a ripulire accuratamente la foglia di una pianta sulla quale verranno fatte aderire le uova. Durante la deposizione la femmina e il maschio passano a turno sulla superficie della foglia: la femmina depone le uova e il maschio la segue nei suoi passaggi rilasciando gli spermatozoi. A deposizione avvenuta, la coppia cura le uova e sorveglia il territorio finché queste non si schiudono. Le cure parentali consistono nella rimozione delle uova non fecondate e nell'ossigenazione, favorita dal ricambio dell'acqua che i genitori assicurano tramite rapidi e ripetuti movimenti a ventaglio delle pinne pettorali. Una volta avvenuta la schiusa, i genitori continuano a curare gli avannotti per alcuni giorni, abbandonandoli poi al loro destino.

Ha dieta onnivora: si nutre di piccoli pesci (specialmente avannotti), vermi, insetti e vegetali.

Gli scalari hanno un portamento e un'eleganza nei movimenti ineguagliabili, comportamenti sociali molto interessanti da osservare e le spettacolari cure parentali in riproduzione dei ciclidi spesso però non solo non riescono a mostrare questi comportamenti, ma vivono anche molto meno della loro normale aspettativa di vita, perchè vengono messi in acquari troppo piccoli per le dimensioni che dovrebbero raggiungere da adulti, il che si traduce in crescita stentata, stress, maggiore propensione alla malattie e appunto morte precoce.
Anche se li troviamo piccoli nei negozi, sono pesci destinati a diventare grandi, maestosi, hanno bisogno di vasche lunghe, per poter nuotare, alte, perchè hanno pinne dorsali e ventrali molto estese, ed essendo territoriali hanno bisogno di spazio.
Non esistono 'scalari nani' come tentano di propinare certi negozianti: tutti gli scalari crescono, e se non lo fanno è perchè non vengono allevati correttamente.




E' molto robusto e poco difficoltoso da allevare, ma occorrono vasche di dimensioni generose e molta attenzione nella scelta degli abbinamenti.

Grazie a decenni di attenta selezione da parte degli allevatori si è arrivati a standardizzare un numero notevole di varianti cromatiche (circa un centinaio), alcune molto diffuse, altre un po' meno. In base allo stesso lavoro selettivo si sono poi ottenute anche varianti standardizzate per forme delle pinne.
Il dimorfismo sessuale non è visibile ad occhio nudo. Solo durante la riproduzione è possibile distinguere i sessi da attenta osservazione, difatti in questa fase è  ben visibile nelle femmine l'organo depositore, ovidotto, estroflesso per alcuni millimetri e di forma cilindrica, mentre nel maschio è visibile l'organo riproduttore, appuntito e di dimensioni nettamente inferiori rispetto all'ovidotto estroflesso della femmina.

In giovane età Pterophyllum scalare vive in piccoli gruppi, ma al raggiungimento della maturità sessuale iniziano a formarsi coppie piuttosto stabili, le quali progressivamente si staccheranno sempre più frequentemente dal branco originario. Per questo motivo in acquario una coppia tollererà ben poco la presenza di altri esemplari dimostrandosi nervosa e pericolosamente aggressiva contro qualsiasi animale venga considerato potenzialmente pericoloso per la sicurezza del proprio territorio riproduttivo.

E' un pesce sostanzialmente pacifico, però occorre tenere conto che in natura si nutre principalmente di avannotti e crostacei, per tale motivo è sconsigliabile l'abbinamento con Caridine, Neocaridine e pesci di piccola taglia. Anche i gasteropodi sono da evitare in quanto saranno frequentemente oggetto di attacchi e morsicate. Pterophyllum scalare resta comunque uno dei Ciclidi più adatti all'acquario di comunità, ma quando entra in fase riproduttiva se la vasca è troppo piccola e/o spoglia son dolori per tutti gli eventuali coinquilini.



IL GUPPY



Il Guppy o Lebistes, è un piccolo pesce d'acqua dolce della famiglia Poeciliidae.
Questo pesce è originario del Sudamerica, nelle aree di Venezuela, Guyana, Brasile settentrionale e isole come Barbados e Trinidad e Tobago, ma è stato ampiamente diffuso in tutto il continente e anche in centro-nord America perché sembrava fosse un ottimo rimedio contro le zanzare, come il pecilide Gambusia. Purtroppo, l'effetto sulle zanzare non si è rivelato significativo, mentre l'introduzione della specie ittica aliena ha comportato danni agli ecosistemi acquatici.
Successivamente si è diffuso in tutte le regioni tropicali e subtropicali del pianeta come Asia meridionale, Africa (fiume Durban e lago Otjikoto in Namibia), Australia e perfino Spagna meridionale. Almeno una popolazione perfettamente naturalizzata è stata riscontrata anche in Italia centrale, a Canino, in provincia di Viterbo.
Il Guppy abita acque diverse, ma sempre tropicali (23-24 °C): è diffuso in stagni, laghetti, laghi, fiumi e canali, dalle sorgenti di montagna alle foci dei fiumi e lagune, poiché sopporta, in molti casi gradendole, diverse concentrazioni di salinità. Elemento importante è un'alta concentrazione di piante acquatiche.

I guppy presentano un chiaro dimorfismo sessuale: il maschio è piccolo, dal corpo tozzo, con testa piccola, dorso incurvato, ventre arrotondato e un lungo e sottile peduncolo caudale, terminante in una coda arrotondata. La pinna dorsale è alta, le ventrali sono appuntite, l'anale è trasformata in organo copulatore (gonopodio). La livrea selvatica presenta un fondo bruno chiaro, semitrasparente, con chiazze arancioni, nere, blu e verdi dai riflessi metallici.
La femmina ha corpo più ampio e lungo, con un dorso più lineare e un grande ventre arrotondato, con pinne tondeggianti. La livrea femminile è semplice: un uniforme colore grigio-bruno, tendente al giallo trasparente.
L'allevamento in acquario ha prodotto centinaia di varietà colorate.

Gli esemplari maschili sono solitamente più piccoli (3,5 cm) e più colorati che gli esemplari femminili (6 cm).

Pesci estremamente prolifici, i guppy si riproducono con facilità.
Una caratteristica delle femmine è che con un solo accoppiamento possono produrre fino a sei covate e ciò risulta vantaggioso per la diffusione della specie, in caso esemplari femminili rimangano isolati. Nell'allevamento in acquario quindi non è inusuale avere figliate che non presentano il patrimonio genetico dei maschi presenti in vasca, almeno nei primi mesi.

Una volta fecondate le uova (internamente, con un fugace accoppiamento durante il quale il maschio incastra il suo gonopodio nell'apertura urogenitale della femmina), la gestazione dura circa 30 giorni. Il momento del parto coincide con la maturazione di altre uova pronte per essere fecondate. Anche questo fatto, oltre all'assoluta mancanza di cura della prole da parte degli adulti, contribuisce a rendere questa specie estremamente prolifica.
La maturità sessuale inizia molto presto, a 2-3 mesi le femmine possono già partorire. Risulta necessario quindi, se allevati in vasca, tenere separati i sessi fino a 6 mesi di età, per evitare danni alle femmine: parti troppo precoci possono portare a deformazioni del dorso.

Gli avannotti nascono già indipendenti, con il sacco vitellino che si consumerà in poche ore. I genitori tendono a mangiare la propria prole, non riconoscendola. In acquario il parto avviene solitamente durante la notte, all'alba. In questo momento tutti i pesci adulti "riposano", e raramente mangiano gli avannotti. È quindi possibile catturare gli avannotti con un retino e metterli nella nursery, una specie di sala di rete molto fine, in modo che possano crescere indisturbati e senza il rischio di essere mangiati. Dovranno essere liberati dopo circa un mese e mezzo dal parto.



Questi pesci si nutrono di detriti, di piccoli insetti e di zooplancton. Già da piccoli gli avannotti si possono nutrire con mangime secco. Non necessitano di particolari attenzioni. Quando si possiede un acquario è più comodo fornire loro un mangime di base completo sbriciolato finemente. Accettano praticamente qualsiasi tipo di cibo, dal liofilizzato alle pastiglie per pesci da fondo. Esistono comunque svariati tipi di mangimi appositi sul mercato, sarebbe meglio fornire loro un'alimentazione bilanciata e variata, senza eccedere con le somministrazioni di cibo. Fornire loro anche delle vitamine in gocce per pesci una volta alla settimana può migliorare di molto i colori, la vivacità e la resistenza alle malattie.

Il guppy ha molti predatori nel suo ambiente naturale, prevalentemente tra uccelli e pesci. I più comuni sono Crenicichla alta, Rivulus hartii e Aequidens pulcher. La brillante colorazione (prevalentemente maschile) dei loro piccoli corpi fa dei Guppy una facile preda: per questo vivono in gruppo per diminuire il pericolo di predazione. La colorazione dei guppy è anche un risultato evolutivo in risposta alla predazione. I Guppy maschi che presentano una livrea più colorata hanno il vantaggio di attirare più femmine ricettive ma anche un rischio maggiore di essere notati dai predatori rispetto ai maschi meno appariscenti: per questo recenti studi hanno dimostrato che sotto in situazioni di intensa predazione l'evoluzione facilita la nascita di maschi con livree meno appariscenti, con screziature e puntini più piccoli (sia in natura che in laboratorio). Questo avviene perché le femmine - in situazioni di alta predazione - preferiscono maschi con livree meno vivaci, rifiutando le "avances" dei maschi più colorati.

I guppy possono essere inseriti negli acquari di comunità a condizione che gli altri pesci non siano troppo grandi e non li considerino come cibo vivo. Si deve anche evitare di farli convivere con i Betta spendens (pesci combattenti) che li attaccano prendendoli per dei concorrenti a causa delle loro pinne colorate. Possono convivere con altri vivipari come i Platy. La chiave è quello di introdurre un solo maschio ogni tre femmine, o, eventualmente, fare un acquario popolato esclusivamente da guppy maschi. Apprezzano un'acqua ben mossa e ossigenata, e si adattano ad un pH compreso tra 6,5 e 8 e ad una durezza tra 4 e 30. I guppy di allevamento vivono bene in acqua di rubinetto, spesso molto dura, ad una temperatura di 22-24 gradi.
Ci dovrebbe essere una folta vegetazione che permetta alle femmine di sfuggire all'ardore dei maschi e delle piante galleggianti dove gli inevitabili avannotti possano facilmente trovare riparo e cibo. Possono essere utilizzate Bacopa, Diplidis diandra, Hemianthus micranthemides, Ludwigia repens e Sagittaria subulata, e Ceratophyllum demersum galleggiante. In un acquario di 35 litri, possono essere inseriti 5 guppy maschi o un maschio e tre femmine, evitando di tenere gli avannotti. In un acquario più grande, da 60 o 100 litri, si possono tenere una ventina di guppy, rispettando la proporzione di 1 maschio per 3-4 femmine.
Per molti anni, i guppy sono stati molto robusti e raccomandati come pesci facili, ideali per i principianti. Questo non è più davvero il caso: un buon numero di Guppy superbi, con code immense e sgargianti, allevati nel Sud-Est asiatico, nella Repubblica Ceca o ancora in Israele, sono imbottiti di antibiotici, allevati in acquari quasi sterili grazie alle lampade UV, pompati con coloranti e talmente selezionati che diventa quasi impossibile farli durare più di un paio di settimane e riprodurli nelle nostre vasche .
L'uso di alcuni coloranti sembra rendere sterili molti di questi maschi, gli avannotti sono spesso malformati e non si sviluppano correttamente. Per trovare ceppi resistenti è meglio andare da un allevatore privato o da un'associazione/club acquariofilo che hanno pesci meno sfruttati e più resistenti.



mercoledì 21 ottobre 2015

LA CARPA KOI



La parola koi deriva dal giapponese, ove significa semplicemente "carpa" e nella cultura popolare sono simbolo di amore e amicizia. Esse, soprattutto in occidente, hanno diffuso per questo significato la loro figura in molti tatuaggi.

Questo pesce era originariamente presente in Europa Centrale e Asia. La sua abilità di sopravvivere in ambienti ostili e di adattarsi a molti cambiamenti climatici e a diverse temperature dell’acqua permisero alla specie di espandersi a nuovi luoghi, tra cui appunto il Giappone. Mutazioni di colore furono applicate dalle varie diverse popolazioni che vi si trovarono in contatto, prima tra tutte la Cina circa mille anni fa, dove incroci artificiali e mutazioni della Carpa Prussiana portarono allo sviluppo di quello che è oggi il comune pesce rosso.

In Cina la carpa comune veniva, almeno fino al V secolo, allevata come cibo, così come nell’Impero Romano durante il diffondersi del Cristianesimo. Fu dal 1820 che in Giappone si iniziò ad allevare questa specie a scopi decorativi, puntando quindi al colore, nella città di Ojiya, nella Prefettura di Niigata. All’inizio del ‘900 un numero di colori era già stato creato, tra cui il più comune era l’arancione-bianco della Kohaku. Il mondo esterno fu ignaro di questi “variopinti” sviluppi fino a quando le prima koi colorate furono mostrate all’annuale esposizione di Tokyo, nel 1914. A quel punto, l’enorme interesse per le carpe esplose in tutto il Giappone e l’uso di avere carpe colorate nei proprio giardini si estese nel mondo. Oggi le razze più comuni sono vendute in negozi di animali ma, per acquistare quelle di alta qualità, come ad esempio le carpe costosissime menzionate all’inizio, bisogna affidarsi a speciali allevatori giapponesi.

La carpa koi più specificamente nishikigoi (pron. Niscichigoi, Letteralmente "carpa broccata") o carpa giapponese, è la varietà ornamentale addomesticata della carpa comune (Cyprinus carpio).

Le differenti varietà di carpe koi si distinguono per colorazione, decorazione e qualità delle scaglie. I principali colori sono bianco, nero, rosso, giallo, blu e crema. Anche se le varie combinazioni dei colori sono infinite, sono state identificate dagli studiosi delle categorie sommarie di inquadramento dei diversi pesci. La categoria più popolare è la Gosanke, che unisce la varietà Kohaku, Taisho Sanshoku e Showa Sanshoku.

Attualmente si producono anche nuove varietà di pesci. La Ghost koi si è sviluppata a partire dagli anni '80 del Novecento ed è divenuta molto popolare, soprattutto nel Regno Unito. Parallelamente vi sono anche degli ibridi di carpa selvatica e le Ogon koi, che si distinguono per la colorazione metallica delle scaglie. La Butterfly koi (conosciuta anche col nome di Longfin koi, o Dragon Carp) è stata anch'essa sviluppata negli anni '80.




La Kohaku è una Koi dalla pelle bianca, con grandi macchie rosse sul dorso. Il nome significa appunto "rosso e bianco". Essa fu la prima varietà introdotta in giappone alla fine del XIX secolo.
Taisho Sanshoku è molto simile alla Kohaku ma avente la parte del dorso macchiata di nero sumi. Questa varietà venne creata nel 1914 dall'allevatore Gonzo Hiroi, durante il regno dell'Imperatore Taisho. In occidente, il nome viene spesso abbreviato in "Sanke".
Showa Sanshoku (o Showa Sanke) è una carpa nera con macchie rosse e bianche. La prima Showa Sanke venne creata nel 1927, durante il regno dell'Imperatore Showa. In occidente il nome viene solitamente abbreviato in "Showa".
Tancho è una carpa bianca con una sola macchia rossa sulla testa. Essa venne prodotta in giappone perché riprendeva la bandiera nazionale.
Chagoi, letteralmente Color the è una carpa dal colore bronzo chiaro con alcune ombreggiature arancio. Famosa per la propria tranquillità, ha una personalità amichevole e raggiunge una grande stazza.
Asagi è una carpa koi di colore azzurro nella parte superiore, mentre nella parte inferiore i colori possono essere rosso, giallo chiaro oppure crema. La parola giapponese significa letteralmente "verde acqua chiaro".
Utsurimono è una koi nera con macchie bianche, rosse o gialle. Essa è la specie più antica attestata in giappone anticamente chiamata "con macchie bianche e nere" nel XIX secolo, poi rinominata Ki Utsuri da Elizaburo Hoshino, allevatore di koi nel XX secolo. Le versioni rosse e bianche sono chiamate Hi Utsuri e Shiro Utsuri rispettivamente.
Bekko è una koi con la pelle bianca, rossa o gialla con macchie nere sumi. Il nome giapponese significa "guscio di tartaruga". Le varietà bianca, rossa e gialla sono chiamate Shiro Bekko Aka Bekko  e Ki Bekko rispettivamente. Da non confondere con l'Utsuri.
Goshiki è una koi a tonalità scure (solitamente azzurra) con macchie rosse sul dorso.
Shusui, nome giapponese che significa "verde autunnale", venne creata nel 1910 da Yoshigoro Akiyama, incrociando la carpa giapponese Asagi con la carpa a specchio tedesca. Il pesce non ha scaglie ad eccezione di una singola linea dorsale che si estende dalla testa alla coda. Il tipo più comune si presenta con una colorazione base chiara con i fianchi rossi o arancio (molto raramente gialli) e la linea di scaglie blu sul dorso.
Kinginrin  è una koi con scaglie metalliche. Il nome significa appunto "con scaglie oro e argento" ed è solitamente abbreviato in Ginrin.
Kawarimono è una delle specie più comuni di koi e si presenta solitamente di colore rosso o arancio con delle macchie bianche.
Ogon è una koi metallica di un solo colore piuttosto diffusa, le cui varietà solitamente sono oro, platino o arancio. Esistono anche specie color crema ma sono molto rare. La varietà venne creata da Sawata Aoki nel 1946 da una carpa selvatica che aveva catturato nel 1921 incrociata con una koi. Solitamente questa varietà viene incrociata con la Kinginrin per metallizzare le scaglie e rendere quindi il pesce ancora più particolare.
La varietà Kumonryu è nera con macchie bianche che ricordano delle code di drago arricciate. Sono note per cambiare colore a seconda delle stagioni nel tentativo di confondersi con l'ambiente circostante.
Ochiba è una koi solitamente azzurro/grigia con macchie color rame, bronzo o giallo. La parola giapponese significa "foglie cadute" in quanto il pesce ricorda delle foglie autunnali cadute nell'acqua.
Koromo è un pesce bianco con macchie blu o nere. Tale varietà crebbe a metà del Novecento per la prima volta dall'incrocio tra una Kohaku ed una Asagi. Alcune varietà hanno delle macchie simili a grappoli d'uva di colore scuro.
Hikari-moyomono è una koi con macchie di diverso colore su una base metallica, oppure avente due colori metallici in contemporanea.



Butterfly koi, ibrido di koi avente delle pinne molto sviluppate che danno al pesce un effetto fluttuante. Il colore varia a seconda delle specie incrociate.
Doitsu-goi originatasi dall'incrocio con carpe tedesche senza scaglie, i tipi più comuni di questa specie hanno una linea unica di scaglie dall'inizio della fronte all'inizio della coda, mentre altre specie presentano una fila di scaglie per ogni fianco per tutta la lunghezza del pesce. Una terza varietà unisce le prime due, mentre una quarta si presenta completamente coperta di scaglie grandi ed è chiamata anche "Armor koi" ovvero "koi armatura" in quanto riprende la forma di un'armatura.

Le koi hanno dei barbigli prominenti sul labbro inferiori che non sono visibili sul classico pesce rosso.
I pesci rossi sono diffusi in Cina da un allevamento selettivo della carpa prussiana con variazioni di colore. Dalla dinastia Song (960 – 1279) si sono create varietà gialle, arancio, bianche e rosso-bianche, a tal punto che oggi il pesce rosso (Carassius auratus) e la Carpa prussiana (Carassius gibelio) sono considerate specie differenti. I pesci rossi vennero introdotti in Giappone nel XVI secolo ed in Europa giunsero nel XVII secolo. Il pesce rosso si è quindi sviluppato parallelamente alla carpa koi sebbene abbia conservato sostanziali differenze con i pesci rossi.

In generale il pesce rosso tende a essere più piccolo di una koi ed ha una grande varietà di forme corporee e pinne differenti. Le koi hanno invece una forma del corpo precisa ma una grande varietà di colorazioni. Le koi hanno inoltre dei barbigli prominenti sul labbro inferiore. Molti pesci rossi come il pesce rosso comune o la varietà cometa o shubunkin hanno forme corporee e colorazioni simili ai koi a tal punto che sono poco distinguibili dalle koi più giovani.

La carpa comune è un pesce molto resistente e anche le koi conservano questo aspetto di specie. Le koi prediligono temperature tra i 15 e i 25 °C; il loro sistema immunitario si indebolisce molto al di sotto dei 10 °C.

I colori sgargianti delle koi costituiscono uno svantaggio nei confronti dei loro predatori naturali come aironi, gatti e volpi.

Le koi sono pesci onnivori e solitamente la loro dieta include piselli, lattuga e anguria. Dotate di una certa memoria, riescono a riconoscere le persone che le nutrono e il luogo ove solitamente ricevono il cibo a tal punto da poter essere allenate a prendere il cibo direttamente dalle mani. Il sistema digestivo delle koi diminuisce durante il periodo invernale e come tale anche la quantità di cibo ingerita in questa stagione diminuisce.

Le koi sono anche tra i pesci più longevi esistenti. Una famosa koi scarlatta chiamata "Hanako" visse 226 anni (c. 1751 – 7 luglio 1977). L'età delle koi si può derivare da un'analisi di laboratorio di una scaglia del pesce e per Hanako questo studio venne fatto nel 1966. Attualmente essa è il vertebrato più longevo al mondo.

Come la maggior parte dei pesci, le koi si riproducono attraverso la deposizione di una serie di uova da parte di una femmina e col successivo passaggio di un maschio per fertilizzarle.

In primavera le koi producono migliaia di uova per ogni singolo pesce che possono essere facilmente separate dal gruppo da parte degli allevatori di modo da scongiurare il fatto che altri pesci possano cibarsi di queste uova. La selezione viene fatta anche in base alle varietà che si vogliono produrre ed alle differenti richieste.

Il carattere molto socievole di questi animali che si muovono in branchi compatti è tale anche nei confronti dell’uomo: allevate in vasca le carpe koi si avvicinano all’uomo, mangiano dalle nostre mani e, meraviglia per i bambini, si lasciano carezzare come fossero un animale da compagnia.

La carpa è estremamente popolare nel tatuaggio tradizionale giapponese:  simbolo di forza d’animo, coraggio, perseveranza e riuscita nelle imprese della vita. E’ inoltre un simbolo della virilità e audacia e in particolare è l’emblema dei fanciulli. Nel giorno della festa a loro dedicata, in maggio, si appendono carpe (realizzate in carta o in tessuto) in cima a un palo o sui tetti delle case. Secondo una leggenda la carpa è il più coraggioso dei pesci, perché risale a nuoto le cascate e accetta con dignità la morte inevitabile. In Giappone si dice che, a differenza degli altri pesci che tentano di fuggire, quando si trova sul tagliere la carpa non trema e rimane immobile, così come affronta la morte un samurai e così dovrebbe fare ogni vero uomo.




martedì 20 ottobre 2015

LA PERCA NILOTICA



Lates niloticus è una specie diffusa in Africa, nella regione etiope e dell'Uganda in tutti i principali fiumi tra cui Nilo, Ciad, Senegal, Volta, Nilo Bianco e Congo. Si trova anche nei laghi Alberto, Turkana e Tana. È stato introdotto nel lago Vittoria.
Abita prevalentemente acque ferme o poco mosse: i giovani prediligono acque basse. In Egitto è segnalata una popolazione stabile in un lago salmastro.

L'aspetto di questo pesce può ricordare il persico reale ma è molto caratteristico per la bocca molto grande che supera ampiamente l'occhio, la vistosa "gobba" al centro della schiena e le pinne dorsali arretrate. Le pinne dorsali sono due, contigue, di cui la prima armata di raggi spiniformi, l'anale è piuttosto piccola, le pettorali e le ventrali sono abbastanza grandi, la pinna caudale è arrotondata. Una grossa spina sta sul bordo dell'opercolo branchiale.
La livrea è grigio - bluastra sul dorso e bianco argento sul ventre.
Raggiunge dimensioni ragguardevoli, con 2 metri di lunghezza per 200 kg di peso.



Si riproduce tutto l'anno, in acque basse. I giovani sono macchiettati e frequentano acque libere nella prima fase della vita.

Gli adulti si nutrono di pesce, i giovani inseriscono nella dieta anche insetti e crostacei mentre i più piccoli sono planctofagi.

Questa specie è stata introdotta negli anni sessanta nel lago Vittoria dove esisteva una folta comunità di specie endemiche di ciclidi, evolutesi nell'arco di milioni di anni in un ambiente privo di predatori di grandi dimensioni. L'impatto di questo grande pesce piscivoro fu disastroso e comportò l'estinzione di decine di specie e la rarefazione di tutte le altre. Anche il ritorno economico dell'introduzione fu minore del previsto perché, a causa della sovrapesca e dell'esaurirsi delle risorse trofiche, le dimensioni medie degli esemplari sono andate diminuendo vistosamente di anno in anno. Le drammatiche conseguenze sociali di questa introduzione sono descritte nel film L'incubo di Darwin. La specie è stata inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Questa specie è pescata professionalmente con reti e palamiti di vario tipo ed è anche catturata da pescatori sportivi con la tecnica della traina.
Le carni sono buone e prive di lische, di colore roseo e si trovano frequentemente sui mercati italiani ed europei come "filetti di persico", spacciati come filetti dell´europeo persico reale.


domenica 11 ottobre 2015

IL PESCE PENE




Urechis unicinctus , letteralmente "intestino di mare" è una specie di Echiura (Anellida). Informalmente è anche noto come penis fish (in lingua inglese: pesce pene) per la sua caratteristica morfologia.

U. unicinctus, come altri Urechis, vive in tane nella sabbia o nel fango.

Questo animale è mangiato crudo in Giappone e soprattutto in Corea. In Corea è spesso mangiato con sale e olio di sesamo. A Hokkaido, in Giappone, è chiamato ruttsu e viene servito come sashimi o bollito.



Nella cucina cinese viene soffritto con verdure, oppure essiccato e ridotto in polvere, usato come condimento per esaltare l'umami. È considerato un ingrediente importante nella cucina Shandong, nella quale figura in svariate ricette.

Viene anche impiegato come esca nella pesca.



lunedì 5 ottobre 2015

IL SALMONE



Il salmone atlantico è probabilmente il pesce più conosciuto del mondo: viene mangiato da oltre 2000 anni e da sempre le sue qualità e comportamenti ispirano chef, scrittori, fotografi e poeti.

S. salar è l'unica specie di salmone presente naturalmente nell'Oceano Atlantico. Nell'Atlantico orientale si trova tra il golfo di Guascogna a sud ed il Circolo Polare Artico a nord compresi il mar Bianco e il mare di Barents e l'Islanda, lungo le coste americane si incontra tra il Quebec e il New England. È presente anche nel mar Baltico. Lo si trova anche lungo le coste meridionali della Groenlandia. In passato risaliva anche i fiumi spagnoli dove si è estinto. È stato introdotto in Cile, Argentina, Nuova Zelanda e Australia. È completamente assente dal mar Mediterraneo e dalle acque dolci italiane e sud europee.

Si tratta di una specie anàdroma (dal greco anádromos, composto da aná 'all'indietro' e drómos 'corsa'): la riproduzione avviene nel tratto alto dei fiumi ma dopo 1-6 anni i giovanili si portano in mare dove si accrescono fino alla maturità sessuale quando affrontano una migrazione fino ai siti di riproduzione. In mare ha abitudini pelagiche e si alimenta principalmente negli strati superficiali della colonna d'acqua. In acqua dolce i giovanili popolano soprattutto i tratti a corrente rapida dei fiumi con acque fredde (almeno tre mesi con temperatura dell'acqua superiore a 10 °C). Può vivere anche nei laghi, ad esempio i laghi finlandesi, il lago Vänern in Svezia e i laghi Onega e Ladoga in Russia, sia allo stadio giovanile che da adulto, in tal caso risale i fiumi tributari del lago. Le popolazioni delle acque salmastre del mar Baltico non effettuano migrazioni riproduttive.

È simile alla trota di mare da cui si riconosce però a prima vista per la bocca che raggiunge il bordo posteriore dell'occhio senza superarlo, per il peduncolo caudale più sottile, per la pinna caudale con una piccola incisione centrale e lobi appuntiti (profondamente forcuta nei piccoli esemplari) e per la testa in proporzione più piccola rispetto al corpo. I vecchi maschi presentano le mascelle incurvate in modo caratteristico. Il corpo è fusiforme e slanciato, la testa è piccola rispetto alle dimensioni del corpo, con occhio grande nei piccoli esemplari che si fa sempre più piccolo man mano che la taglia aumenta. Le pinne dorsali sono due, la prima relativamente grande e la seconda molto piccola, adiposa, con margine grigio o trasparente (spesso rossa o arancio nella trota). L'anale è più piccola della prima dorsale, la pinna caudale è ampia. Le pinne ventrali sono poste molto indietro, più o meno all'altezza della prima dorsale e sono piccole, così come le pettorali.

La livrea in mare è argentea con dorso bluastro o grigio e ventre bianco come nella della trota di mare ma i punti neri sui fianchi sono in numero minore, rotondeggianti o a forma di X, a distribuzione irregolare e raramente situati sulla linea laterale (nella trota sono più numerosi e frequenti sulla linea laterale). Sulla pinna caudale di solito non sono presenti punti scuri (differenza con la trota iridea, introdotta in Europa, che talvolta ridiscende a mare). Quando inizia la risalita la colorazione diventa più vivace e meno argentea, a fondo bruno o verde giallastro, nei maschi spesso con punti arancio o macchie nere. I giovani ancora in acqua dolce hanno una livrea abbastanza simile a quella della trota di fiume, con dorso bruno o bluastro con macchie arancio sui fianchi e da 8 a 15 macchie scure, spesso violacee o bluastre, ovali abbastanza indistinte sui fianchi (macchie parr, presenti anche nelle giovani trote).

Raggiunge 1,5 metri di lunghezza ed un peso di oltre 45 chilogrammi.



L'età massima nota è 13 anni ma la maggior parte degli individui vive 4-6 anni.

Si tratta di un predatore che in mare si ciba principalmente di pesci, di crostacei e di cefalopodi. I giovanili in acqua dolce catturano insetti, crostacei, molluschi e pesci. Durante la risalita dei fiumi smette di nutrirsi.

I maschi e le femmine dopo un periodo di permanenza in mare affrontano una migrazione fino all'alto corso dei fiumi, dove si riprodurranno nella stagione invernale, nel luogo dove sono nati che riconoscono grazie all'olfatto straordinariamente sviluppato o grazie alla memoria della migrazione di ritorno al mare nella fase di smolt. Giunti nel luogo atto alla riproduzione, caratterizzato di solito da acqua piuttosto bassa, da alternanza tra tratti a forte corrente e pozze più tranquille e da fondi di ghiaia, la femmina scava un avvallamento di circa 15 cm di profondità dove depone le uova: il maschio si affianca alla femmina e feconda le uova, che verranno ricoperte di sedimento. Ogni individuo si accoppia con diversi altri individui. Dopo la riproduzione la maggioranza dei maschi muore mentre fino al 40% delle femmine sopravvive ma solo tra lo 0,3 e il 6% affronta una nuova migrazione riproduttiva. La sopravvivenza dei riproduttori è maggiore nei fiumi di minore lunghezza. Le larve si schiudono intorno marzo/aprile e, essendo lucifughe, rimangono nascoste tra la ghiaia fino al completo consumo del sacco vitellino (stadio di alevin). Escono poi dal sedimento e cominciano a nutrirsi autonomamente di organismi microscopici. Raggiunti i 6/7 cm di lunghezza, gli avannotti cominciano a nutrirsi di prede più grandi: trascorso un anno, prendono il nome di parr e, al raggiungimento di 10-15 cm di lunghezza, quello di smolt. I parr maschi, che esibiscono un comportamento fortemente territoriale, possono raggiungere la maturità sessuale prima di discendere in mare, in tal caso possono accoppiarsi con le femmine adulte di risalita. Gli smolt ridiscendono i fiumi in primavera (raramente in autunno) sfruttando le piene. La migrazione avviene di notte, in fitti banchi. Una volta in mare di solito si stabiliscono presso gli estuari, dove rimangono da 5 a 18 mesi nutrendosi di crostacei che conferiscono alle carni la classica colorazione rossastra. Infine, si allontanano dalla costa, diventando completamente ittiofagi ed assumendo uno stile di vita pelagico.

Le sue carni sono molto morbide e gustose, di tipico colore rosato, e lo rendono uno tra i pesci più pregiati. La sua importanza per la pesca commerciale è elevatissima, viene catturato con vari tipi di rete da posta. È una delle specie di pesci più allevate negli impianti di itticoltura. Tra i maggiori produttori a livello mondiali ricordiamo la Norvegia, il Canada e la Scozia. Si tratta di una cattura molto interessante per i pescatori sportivi che lo insidiano durante la risalita dei fiumi con le tecniche della pesca a mosca e dello spinning; una volta allarmato lotta con tutte le sue forze ingaggiando un combattimento che spesso si conclude con la sua liberazione. Il salmone atlantico è il salmone più utilizzato per la produzione del salmone affumicato.

La IUCN classifica questa specie come "a rischio minimo" con l'avvertenza che è necessario un aggiornamento. Il salmone atlantico subisce un forte impatto dall'inquinamento delle acque, dalla costruzione di sbarramenti che impediscono le migrazioni e dalla sovrapesca. A causa di queste criticità molte popolazioni sopravvivono esclusivamente grazie alla periodica immissione di giovanili allevati artificialmente. Gli individui di allevamento spesso sfuggono e si mescolano con le popolazioni naturali, ibridandosi con esse. Visto che gli individui allevati sono in genere frutto di estese ibridazioni tra diverse popolazioni questo porta a un grave inquinamento genetico degli stock naturali. Inoltre gli individui di piscicoltura hanno un successo riproduttivo molto minore rispetto a quelli degli esemplari delle popolazioni autoctone e l'incrocio fra le due stirpi abbassa in misura apprezzabile la sopravvivenza della prole. L'allevamento ha infine introdotto nelle popolazioni naturali parassiti come il copepode Lepeophtheirus salmonis o il platelminta digeneo Gyrodactylus salaris che hanno talvolta provocato morie di massa.

Il salmone ha una carne molto pregiata, dal sapore delicato e caratteristico, apprezzato in ogni dove. La carne degli esemplari che risalgono i fiumi viene preferita rispetto a quella dei salmoni pescati in mare. All'inizio della loro titanica risalita questi pesci hanno infatti soggiornato per circa un anno nelle acque marine ed accumulato il grasso necessario per affrontare il lungo viaggio.

La parte migliore del salmone è quella centrale. Un pesce fresco ha un odore delicato e gradevole, l'aspetto brillante e carni compatte prive di striature rosse. Le branchie devono essere rosate e l'occhio sporgente con pupilla nera, non arrossata.

Attualmente in commercio si trovano molti salmoni d'allevamento della specie Salmo salar (salmone atlantico). Il colorito rosato delle carni è un indice di qualità del salmone, bisogna comunque fare attenzione che tale caratteristica non sia troppo accentuata (fosforescente) poiché in tal caso il pesce potrebbe essere stato alimentato con cibi contenenti coloranti. Di tale problema si è occupata anche l'unione europea che ha imposto un limite alla presenza di cantaxantina nei mangimi destinati ai salmoni. Questa sostanza, oltre ad accentuare il colore rosa delle carni, può compromettere la vista quando viene assunta a dosi massicce.

I salmoni meno pregiati si riconoscono dalla mandibola inferiore che si presenta incurvata verso l'alto come un uncino. Il colorito delle carni, più o meno rosato, deve comunque essere uniforme; la presenza di zone più o meno pigmentate è infatti caratteristica del pesce surgelato all'origine.

Per tradizione il salmone viene anche affumicato con legni aromatici (ginepro, rosmarino, lauro); tagliato a fette sottili diventa un perfetto e pregiato antipasto. Nei supermercati si trovano soprattutto salmoni affumicati provenienti dalla Norvegia e dalla Scozia. Esistono due principali tecniche di affumicatura: quella orizzontale e quella verticale che produce una carne migliore e più soda. Quando sulla confezione compare la dicitura FUMO non bisogna lasciarsi trarre in inganno: il salmone in essa contenuto è stato infatti trattato chimicamente in modo da conferirgli il caratteristico sapore affumicato senza sottoporlo ai più lunghi e costosi metodi di affumicatura tradizionali. Quando si acquista una confezione di salmone bisogna anche fare attenzione che i bordi delle carni non siano essicati; una superficie troppo brillante e untuosa è invece indice di una non perfetta affumicatura. Una volta aperta la busta il salmone in essa contenuto andrebbe consumato entro tre giorni.

Dal punto di vista nutrizionale il salmone è un ottimo alimento, ricco di proteine, grassi polinsaturi, vitamine (Tiamina, Niacina, Vitamina B6, Vitamina B12) ed alcuni sali minerali (fosforo e selenio). Il contenuto in sodio è estremamente basso.

Il salmone contiene molti grassi omega-tre (2 g/100 g). Nonostante questo ottimo valore esistono alcuni pesci ancor più ricchi di omega-tre come lo sgombro, le aringhe, molti oli vegetali (come quello di mandorle), il caviale e le uova di pesce in genere. Quando si griglia un trancio di salmone è bene farlo a temperature non troppo alte, poiché i grassi omega-tre sono particolarmente sensibili al calore.



lunedì 28 settembre 2015

IL MERLUZZO



Il merluzzo, anche chiamato "merluzzo comune" è il Gadus morhua, presente nell'oceano Atlantico settentrionale. Pur diverse per tassonomia, altre specie affini come il nasello sono talvolta chiamate con il nome di merluzzo. Tanto i merluzzi atlantici quanto quelli mediterranei sono molto sfruttati in gastronomia, perché le loro carni delicate sono molto apprezzate. Particolarmente noti sono il baccalà e lo stoccafisso, due metodi di conservazione del merluzzo nordico.

Il merluzzo (Gadus morhua), assente nel Mediterraneo, è un pesce di mare che popola le acque fredde e aperte dell'Atlantico settentrionale dove viene pescato in grandi quantità. I merluzzi vivono in branchi, sono voracissimi di altri pesci e si avvicinano alle coste soltanto nel periodo riproduttivo. I principali Paesi produttori sono la Norvegia, l'Islanda e l'isola canadese di Terranova.
Nell'Oceano Pacifico vive un altro tipo di merluzzo, simile a quello atlantico ma di dimensioni inferiori e con il corpo ricoperto di chiazze bianche.
Il merluzzo imperiale, presente anche nel Mediterraneo, ha un corpo lungo circa 40 centimetri con fasce trasversali scure.
Il Nasello (Merluccius merluccius) è un pesce appartenente alla stessa famiglia del merluzzo atlantico. Diffusissimo in tutto il Mediterraneo, nel Baltico e nell'Atlantico Orientale, possiede carni pregiate che vengono generalmente cotte al vapore.
Il corpo del merluzzo Gadus morhua, allungato e massiccio, può raggiungere il metro e mezzo di lunghezza.



Le carni del merluzzo sono oggetto di un intenso commercio ed assumono nomi diversi in relazione ai metodi di lavorazione e conservazione utilizzati. I filetti di merluzzo sotto sale prendono il nome di baccalà mentre il pesce intero, privo di testa ed essiccato, prende il nome di stoccafisso.
Dal fegato del merluzzo si ottiene un olio molto conosciuto ed utilizzato per la sua ricchezza di vitamine ed acidi grassi omega-tre.
Un merluzzo fresco si riconosce dalla compattezza delle carni e dal loro colorito bianco.
Il merluzzo è un pesce a carne bianca, è povero di grassi ed è indicato per chi segue una dieta a basso contenuto calorico.

Apprezzabile il contenuto di minerali (fosforo, iodio, ferro e calcio). Il baccalà, per il suo eccessivo contenuto di sodio, va consumato con moderazione da chi soffre di ipertensione.
Non deve presentare tracce di sangue, proprio come l'occhio che dev'essere vivo e sporgente, non arrossato.

Al genere Pseudophycis appartiene invece il merluzzo bianco di Nuova Zelanda (Pseudophycis bachus), presente in acque australiane e neozelandesi.

Al genere Trisopterus appartengono invece due specie:

Trisopterus luscus
Trisopterus minutus.
Il Trisopterus luscus, noto come merluzzo francese o merluzzetto bruno, è diffuso dalle coste del sud della Norvegia fino alla Manica e al golfo di Guascogna, compreso il mare del Nord; il Trisopterus minutus, noto come merluzzo cappellano o merluzzetto, è presente nell’oceano Atlantico fra la Norvegia centrale e l’Islanda, le acque del nord del Marocco, compreso il mar Mediterraneo occidentale, compresi tutti i mari italiani.

Al genere Pollachius appartengono invece:

Pollachius pollachius
Pollachius virens.
Il Pollachius pollachius, noto come merluzzo giallo, è presente nell’oceano Atlantico nord orientale, dalla Norvegia settentrionale e l’Islanda fino alle coste del Portogallo; il Pollachius virens, noto come merluzzo carbonaro o merluzzo nero, è diffuso nell’oceano Atlantico settentrionale tra il Golfo di Guascogna e la Norvegia settentrionale; lo si rinviene anche lungo le coste nordamericane di Canada e New England.

Ai generi Theragra e Aulopus appartengono rispettivamente il Theragra chalcogramma e l’Aulopus filamentosus; il primo, noto anche come merluzzo dell’Alaska, è diffuso nel nord del Pacifico, mentre il secondo, noto come merluzzo imperiale, è presente nel mar Mediterraneo e nell’oceano Atlantico orientale tra il Portogallo e le Isole Canarie. Lo si rinviene anche nel mare dei Caraibi e nelle acque del Golfo del Messico; nel nostro Paese lo si trova nelle acque dello stretto di Messina e lungo la costa toscana nei pressi della città di Livorno; negli altri mari italiani la sua presenza è piuttosto scarsa.




L'ORATA



L’orata è un pesce osseo di mare e di acque salmastre, appartenente alla famiglia Sparidae.
Il nome deriva dalla caratteristica striscia di color oro che il pesce mostra fra gli occhi.

L’orata è presente in tutto il bacino del Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, dall'estremo sud delle isole Britanniche a Capo Verde. È un pesce strettamente costiero e vive tra i 5 e i 150 m dalla costa; frequenta sia fondali duri che sabbiosi, è particolarmente diffusa al confine fra i due substrati. Normalmente conduce una vita solitaria o a piccoli gruppi. È una specie molto eurialina, tanto che si può frequentemente rinvenire in lagune ed estuari, ma è estremamente sensibile alle basse temperature. È molto comune nei mari italiani.

Si distingue per avere il profilo del capo assai convesso e la mandibola leggermente più breve della mascella superiore. Sulla parte anteriore di ciascuna mascella sono presenti 4-6 grossi denti caniniformi, seguiti da 3-5 serie di denti molariformi superiori e 3-4 inferiori.
Il corpo è ovale elevato e depresso. La pinna dorsale è unica con 11 raggi spinosi e 12-13 molli. Sono assenti le scaglie sul muso, sul preorbitale e sull’interorbitale. La linea laterale include 75-85 squame. Il dorso è grigio azzurrognolo ed i fianchi argentei con sottili linee grigie longitudinali. Una banda nera e una dorata sono interposte fra gli occhi. La regione scapolare è nera, questo colore continua sulla parte superiore dell’opercolo, il cui margine è rossastro. La pinna dorsale è grigio azzurrognola, con una fascia mediana longitudinale più scura.
La lunghezza massima dell’orata è 70 cm, ma la più comune è tra i 20 e 50 cm; può raggiungere un peso di 10 kg circa.
Le orate sono ermafrodite proterandriche: la maggior parte degli individui subiscono l’inversione sessuale all’età di 2 anni (33-40 cm di lunghezza). La riproduzione (con più cicli di ovodeposizione) avviene tra ottobre e dicembre.

L’alimentazione in natura consiste prevalentemente di molluschi e crostacei a cui sminuzza il guscio con le forti mascelle provviste di denti.

L'orata è oggetto di pesca sportiva e commerciale su tutte le coste mediterranee. In crescita è l'allevamento in acquacoltura, importante voce dell'economia di molte località costiere lungo tutta la costa europea mediterranea. In Italia particolarmente rinomato è l'allevamento (in vasca a terra come in gabbie in mare) nelle lagune adriatiche e lungo le coste toscane soprattutto nella Laguna di Orbetello e nella zona di Capalbio e Ansedonia.
Le orate pescate presentano carni più magre di quelle d'allevamento (dovuto alla minor possibilità di muoversi e alla maggior quantità disponibile di cibo di queste ultime); segnalato anche un maggior contenuto di acidi grassi essenziali.



La pesca con la canna viene effettuata soprattutto in zone di costa bassa e sabbiosa con la tecnica del surf casting ma, data la frequenza e l'adattabilità della specie, anche in località di foce o dove siano presenti coste rocciose non troppo alte. La pesca consiste nel proporre al pesce l'esca locale (di solito si usano le cozze con guscio o crostacei ed anellidi marini) facendola arrivare sul fondo. Il terminale è molto semplice e deve essere molto lungo(circa 1,5/2 metri) in modo da non far insospettire il pesce e ad avvertire bene le toccate. L'orata è infatti un pesce molto sospettoso ed ha l'abitudine di girare l'esca tra le labbra più volte prima di ingoiarla, è quindi importante non ferrare subito la canna ma aspettare l'abboccata (la punta della canna si fletterà di più rispetto alle mangiate precedenti). L'esca ideale è la cozza locale ma talvolta anche il granchietto di sabbia e di scoglio può essere molto produttivo. Negli ultimi anni si sono diffusi come esche alcuni "vermi" marini quali il bibi, l'arenicola, l'americano o il coreano, con risultati spesso ottimi anche se con esemplari di misura ridotta. L'amo da utilizzarsi deve essere di misura abbastanza grande e molto robusto per non soccombere sotto la poderosa dentatura del pesce. L'esca d'eccellenza per cercare di catturare un'orata di media/grande dimensione è il granchio di sabbia, innescato talvolta con 2 ami.

L'orata è uno dei prodotti della pesca più diffusi e pregiati del mar Mediterraneo; in Italia rappresenta - assieme al branzino, alla cernia, al tonno, al pesce spada ed al dentice - il pesce più gradito e consumato. Essendo facilmente allevabile, l'orata gode di un costo al dettaglio piuttosto accessibile, anche se la differenza qualitativa tra un pesce allevato intensivamente (con l'impiego di mangime in pellet a base di farine animali) ed uno selvatico è piuttosto marcata; un buon compromesso è costituito dall'orata di vallicoltura.
In cucina, l'orata si presta ad ogni tipo di preparazione, ma le dimensioni e la provenienza possono costituire variabili estremamente utili a prediligere una o l'altra destinazione culinaria. L'orata pescata e fresca può essere consumata: cruda (al carpaccio o come sushi), al forno (al naturale, al cartoccio, in crosta di verdure ecc.), ai ferri (con carbone o legna, a gas diretto o su pietra lavica, su resistenze elettriche), in padella (anche solo i filetti), lessata o al vapore (in una marmitta o in pentola a pressione), in carpione ecc.
Gli esemplari più grossi (>2-3kg), se non preparati al cartoccio (comunque piuttosto impegnativo), necessitano la smembratura in tranci o filetti, in quanto la cottura ai ferri o al forno risulterebbe particolarmente laboriosa.



L'orata è un pesce tendenzialmente magro ma, come per il branzino, presenta una differenza abbastanza evidente tra il pesce allevato (più grasso) e quello pescato (oltre il 250% di grassi in meno); suggerisco quindi di prediligere sempre cotture abbastanza blande, non troppo intense o prolungate, che possano determinare la disidratazione/scolatura dell'acqua e del grasso contenuti in eccesso nella carne e sotto la pelle.
Alcuni utilizzano l'orata anche per comporre la farcia delle paste ripiene.
L'orata contiene una buona porzione di acidi grassi polinsaturi (ma non nelle stesse quantità del pesce azzurro) e monoinsaturi, mentre l'apporto di colesterolo è moderato; si presta dunque all'alimentazione contro il sovrappeso e alla dieta per la cura delle dislipidemie (ipercolesterolemia o ipertrigliceridemia).
L'apporto energetico è fornito prevalentemente dalle proteine ad alto valore biologico (con amminoacido limitante leucina) e in minor parte dagli acidi grassi (con prevalenza dei monoinsaturi o dei polinsaturi a seconda che si tratti di un'orata di allevamento o selvatica).
L'apporto vitaminico è buono e predilige le concentrazioni di niacina (vit. PP) e riboflavina (vit. B2).