martedì 22 marzo 2016

BURQUINI




Burqini è un costume da bagno pensato e realizzato per le donne musulmane, in grado di coprire tutto il corpo, lasciando liberi il volto, le mani e i piedi.

Burqini è una parola macedonia, una parola, cioè, ottenuta dal tamponamento tra due parole distinte, delle quali la prima (burqa) nell’incontro perde la parte finale (a), la seconda (bikini) perde la parte iniziale (bik). Insomma, matrimonio inaspettato tra due parole che designano una il massimo del tradizionalismo sessuofobico, secondo i criteri del mondo occidentale non musulmano, l’altra, in origine, uno dei primi esempi di disinibizione femminile nella moda del secondo dopoguerra.

Si tratta di un costume disegnato per la compagnia Ahiida dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti, ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana. Il costume copre tutto il corpo, ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi, secondo i pretesi dettami dell'islamismo, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare.

Il burqini è stato descritto come la soluzione perfetta per le donne musulmane che vogliono avere la possibilità di nuotare, senza la necessità di spogliarsi e rivelare il proprio corpo. L'aspetto è simile a quello di una muta subacquea, dotata di cappuccio, ma sostanzialmente più flessibile e non fatta di neoprene.

La parola "burqini" è un marchio registrato.



Donne, sport e religione musulmana. Le cronache degli ultimi anni sono dense di episodi controversi che hanno questo triangolo sui generis come protagonista. Può la donna musulmana gareggiare in una disciplina sportiva? E se sì, come districarsi tra i rigidi (e controversi) dettami del Corano a proposito del vestiario più adatto? Non facendo capo a nessuna istituzione centrale – come succede invece per la religione Cattolica –, non esiste un'interpretazione univoca, né nel caso dello sport né, del resto, in molti altri. Una delle poche certezze suggerisce come "consigliabile" praticare le discipline suggerite dal Profeta nelle hadith (gli aneddoti costitutivi della Sunna, la seconda fonte della Legge islamica dopo il Corano), che corrispondono al tiro con l’arco, alla corsa, alla lotta e al nuoto. Purché non si mostri il corpo in maniera eccessiva, comportamento malvisto da gran parte della comunità islamica.




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