giovedì 11 febbraio 2016

LA GROENLANDIA



La parola italiana Groenlandia deriva direttamente da quella scandinava originaria, Grønland. Il norvegese Erik il Rosso fu esiliato dall'Islanda per aver commesso un omicidio. Costretto a salpare con la sua famiglia e i suoi thrall (schiavi), si diresse verso una terra di nord-ovest di cui aveva sentito parlare, insediandovisi, e la chiamò Grønland ("Terra verde").

Benché oggi "Terra verde" possa sembrare un nome inappropriato per un'enorme isola ricoperta da ghiacci per l'83% del suo territorio, ai tempi di Erik il Rosso (vissuto intorno all'anno 1000, tempi che coincidono con il Periodo caldo medievale) la Groenlandia era più verde e meno ghiacciata. A testimoniare questo periodo più caldo si sono trovate anche testimonianze di forme di agricoltura sviluppatesi soprattutto nella parte sud dell'isola. Gli scavi archeologici hanno messo in luce tracce di banchetti durante i quali si è consumata carne bovina e ovina. Si sa che lo stesso Erik il Rosso possedeva delle stalle in cui allevava fino a cento capi di bovini (oggi su 2650 chilometri di costa groenlandese non pascolano che poche decine di bovini).

Ci sono però versioni discordanti, dato che in molte mappe antiche l'isola era chiamata Gruntland ("Paese di terra") o Engronelant (anche nella variante Engroneland). Se "verde" (grøn) sia un'erronea trascrizione di "terra" (grunt), riferibile anche alla poca profondità della baie groenlandesi, è ancora un aspetto controverso.
Secondo un'altra leggenda il significato del nome della Groenlandia è legato a quello dell'Islanda, avendo le due isole nomi che contraddicono le loro caratteristiche fisiche. L'Islanda, il cui nome significa "terra di ghiacci", è caratterizzata da numerosi vallate verdi, favorite dalla fertilità dei terreni lavici che hanno permesso la sopravvivenza delle colonie vichinghe, mentre la Groenlandia presenta ben poche aree verdi e la sua superficie è ricoperta da ghiacci o da nuda roccia metamorfica. I vichinghi avrebbero volutamente dato denominazioni errate alle due isole per confondere e disincentivare eventuali estranei intenzionati a colonizzare queste terre: costoro avrebbero ovviamente scelto come luogo di approdo per fondare colonie la "terra verde" finendo nella ben poco ospitale Groenlandia.

Per quanto riguarda l'avventura vichinga del 1000 d.C., essa fu facilitata dall'innalzamento delle temperature del periodo caldo medievale, cosicché i drakkar, le agili imbarcazioni scandinave, poterono solcare i mari del nord al riparo da numerosi accidenti atmosferici e raggiungere la "terra verde" di Groenlandia.

Nelle saghe vichinghe, si racconta che Eiríkur Rauði (Erik il Rosso) fu esiliato dall'Islanda per omicidio. Egli, insieme alla propria famiglia e ad alcuni schiavi, partì con delle navi alla volta di una terra che si diceva fosse a nord-ovest. Giunse nell'isola e vi fondò la colonia di Groenlandia che in tempi abbastanza rapidi si espanse. I primi colonizzatori furono quindi islandesi e si stabilirono sulla punta sud-occidentale dell'isola, dove prosperarono per i secoli successivi.

Al Papa Pasquale II si attribuisce la nomina del primo vescovo di Groenlandia e Terranova: si tratta di Erik Gnupsson, o Henricus, che risulta così il primo vescovo in terra d'America, circa quattro secoli prima di Cristoforo Colombo.

Attorno al 1450 iniziarono ad abbassarsi le temperature, dando l'avvio a quella che è conosciuta come piccola glaciazione: molte terre furono abbandonate e la stessa Islanda parve sul punto di soccombere. Le ossa ritrovate risalenti a questo periodo mostrano una condizione di forte malnutrizione. L'abbassamento delle temperature si è potuto ricostruire tramite lo studio degli strati di ghiaccio prelevati nell'isola. La piccola era glaciale ha costretto i Vichinghi ad abbandonare la Groenlandia e l'ultima notizia scritta riguarda una festa di nozze celebrata il 16 settembre 1408 nella chiesa di Hvalsey. Solo le fondamenta della chiesa ricordano oggi la vita rurale dei Vichinghi.

La Danimarca-Norvegia rivendicò il territorio e, dopo alcuni secoli di assenza di contatto tra i Vichinghi groenlandesi e gli Scandinavi, si diffuse la paura che fossero tornati pagani, così una spedizione missionaria fu mandata a restaurare la Cristianità dell'isola nel 1721. Tuttavia, dato che non fu trovato nessun vichingo groenlandese, la Danimarca-Norvegia in alternativa iniziò a battezzare i nativi Inuit Groenlandesi e a fondare colonie commerciali lungo la costa, come parte delle sue aspirazioni di potenza coloniale. Vennero mantenuti privilegi coloniali come il monopolio sui commerci.

Quando la Norvegia dopo le guerre napoleoniche si separò dalla Danimarca nel 1814, le colonie, compresa la Groenlandia, rimasero danesi. Durante la II Guerra Mondiale la Groenlandia si distaccò, sia socialmente sia economicamente, dalla Danimarca (occupata dai tedeschi) e si avvicinò agli Stati Uniti e al Canada. Dopo la guerra il controllo dell'isola ritornò alla Danimarca e, nel 1953, lo status coloniale venne trasformato in quello di un Amt (contea) d'oltremare. Nel 1985 l'isola diventò l'unico territorio che ha abbandonato l'Unione europea, a cui era unita nel 1973 in quanto parte della Danimarca. Sono inoltre iniziate le trattative per la completa indipendenza dell'isola.

Esiste tuttora una disputa territoriale con il Canada sulla sovranità sull'isola Hans.

Il 26 novembre 2008, è passato in Danimarca il referendum sull'autodeterminazione, con una percentuale del 75,5% di favorevoli.

Con questa riforma si sono rivisti gli statuti dell'autonomia, secondo i quali, a partire dal 21 giugno 2009, alla Groenlandia è riconosciuto l'auto-governo e la gestione autonoma delle proprie risorse naturali (la Groenlandia è particolarmente ricca di petrolio, gas naturale, diamanti, oro, uranio e piombo). È stato riconosciuto inoltre il groenlandese come lingua ufficiale (variante delle lingue eschimesi) e la possibilità di avere una polizia autonoma. Possiede, inoltre, un'amministrazione autonoma delle Poste ed emette dei francobolli, ma non conia monete. Di fatto dal 21 giugno 2009, la Groenlandia è uno Stato federato, quasi indipendente, fatta eccezione per la politica estera, la politica della sicurezza e quella monetaria.

La Groenlandia, già uscita dall'Unione Europea nel 1982 tramite referendum, ha un'economia basata soprattutto sul turismo e sulla pesca, ma il 30% del PIL proviene da sovvenzioni della Danimarca.

Amministrativamente, la Groenlandia è un territorio d'oltremare della Danimarca diviso in quattro comuni (che nel 2009 hanno rimpiazzato i 18 comuni precedenti): Kujalleq, Qaasuitsup, Qeqqata e Sermersooq. Territori extracomunali nell'isola sono il Parco nazionale della Groenlandia nordorientale e il villaggio di Pituffik, che ospita la base aerea militare di Thule.

Il capo di Stato della Groenlandia è il sovrano della Danimarca, attualmente la regina Margherita II di Danimarca; ma ha una notevole autonomia ed indipendenza per diversi aspetti: infatti a differenza della Danimarca non aderisce alla Unione europea.

Il parlamento unicamerale è chiamato Landsting. È composto da 31 rappresentanti eletti dal popolo con voto proporzionale che restano in carica per quattro anni. Sono eletti anche due rappresentanti presso il parlamento danese, il Folketing.

Il capo del governo è il Primo ministro della Groenlandia, attualmente Kim Kielsen.

Il 25 novembre 2008 il 76% della popolazione ha approvato un referendum per una maggiore autonomia della Groenlandia dalla Danimarca. Oltre al diritto di autodeterminazione e riconoscimento come popolo, il referendum accorda soprattutto ai groenlandesi il diritto di gestire le proprie risorse.

La Groenlandia ha sofferto di una crescita economica negativa negli anni novanta, ma dal 1993 l'economia è migliorata. Il GHRG (Greenland Home Rule Government) ha adottato una stretta politica fiscale dalla fine degli anni ottanta che ha favorito la creazione di un surplus nei budget pubblici e il mantenimento dell'inflazione ad un livello basso. La crisi economica fu dovuta principalmente alla chiusura delle ultime miniere di zinco e piombo nel 1990, e la conseguente mancanza degli introiti delle concessioni minerarie.

Attualmente la Groenlandia è fortemente dipendente dalla pesca e dalle esportazioni dei prodotti ittici. L'industria della pesca del gambero, ma anche dell'halibut, è il settore che garantisce la maggiore fonte di reddito.

Malgrado la scoperta di altri giacimenti di minerali ed idrocarburi, occorrerà molto tempo prima che si possa avviare una politica di estrazione e commercializzazione di queste nuove risorse.

Il turismo è l'unico settore che può garantire un potenziale nel breve periodo, anche se questo è limitato principalmente da due fattori: la breve stagione estiva ed i costi elevati.

Il settore pubblico ed i comuni, comprese le imprese a partecipazione di capitale pubblico, svolgono un ruolo dominante nell'economia della Groenlandia. Circa la metà del reddito del governo proviene dalle concessioni del governo centrale danese, e costituisce una parte importante del PIL.

Il maggiore aeroporto sulla costa occidentale è l'aeroporto di Kangerlussuaq, con voli quotidiani principalmente per Copenaghen. Esistono altri voli come quello stagionale per Baltimora. Air Iceland collega Reykjavík con Constable Point, Kulusuk (nei pressi di Ammassalik), Nuuk e Narsarsuaq. Kangerlussuaq è anche l'hub per i voli interni alla Groenlandia. Tutti i voli interni sono operati dalla Air Greenland. I trasporti groenlandesi si concentrano perlopiù sui voli e le rotte con traghetti. Data la conformazione geografica del territorio, solo due città sono collegate da strade, Ivittuut e Kangilinnguit. Le restanti sono sterrate, poco più che sentieri mal tracciati.



La religione dominante è quella Evangelica Luterana, facente capo alla Chiesa di Danimarca (Den Danske Folkekirke), che ha eretto la Groenlandia a sede vescovile nel 1993. Dal 1995 la Diocesi di Groenlandia è retta da Sofie Petersen, secondo vescovo donna nella Chiesa di Danimarca e primo vescovo Inuit. La diocesi luterana ha sede nella Cattedrale del Salvatore (dan.:Vor Frelser Kirke; groenl.:Annaassisitta Oqaluffia), costruita nel 1849. Secondo stime riportate del vescovo Petersen nel 2009, l'85% della popolazione appartiene alla Chiesa di Danimarca.

È presente anche una piccola comunità cattolica raccolta nella Parrocchia di Cristo Re a Nuuk (Krist Konge Kirke), della Diocesi di Copenaghen.

Sono inoltre presenti fedeli appartenenti alla Chiesa Neo-Apostolica, alla Chiesa evangelica Ebenezer, alla Fede Baha'í ed ai Testimoni di Geova.

La Groenlandia offre anche il vantaggio di essere abitata da un popolo pacifico che non ha mai ingaggiato alcuna guerra e che, al contrario, è incredibilmente ospitale ed aperto nei confronti dei visitatori.

Attualmente i groenlandesi sentono molta solidarietà ed affinità nei confronti degli Inuit (nome indigeno degli Eschimesi) di Canada, Alaska e Siberia. In effetti sono trascorsi solo 130 anni dall'ultima immigrazione dal Canada e soprattutto negli ultimi decenni ci sono stati notevoli scambi culturali tra le popolazioni di questi due stati. Come risultato della presenza europea sulla costa occidentale per alcune centinaia di anni, l'attuale popolazione dell'isola è, nel miglior senso del termine, un "crogiuolo di razze". Circa il 20% della popolazione è nata al di fuori della Groenlandia benché, naturalmente, la lingua ufficiale sia sempre il groenlandese.

Oggi la popolazione ha raggiunto un buon livello d'istruzione. Con un'infrastruttura ben sviluppata ed i mezzi forniti dall'alta tecnologia, la Groenlandia è una società moderna, nonostante le dure condizioni naturali.

L'estrema parte settentrionale della Groenlandia non è coperta da ghiacci, perché l'aria è troppo secca per poter produrre neve, che è essenziale per creare e mantenere un manto di ghiaccio. La calotta glaciale ricopre tutto l'interno del paese e arriva a uno spessore massimo di 3000 metri. Per questo è la regione della Terra che più assomiglia al continente antartico.

Tutte le coste dell'isola sono costituite da un fittissimo intrico di fiordi e isolotti creati dall'erosione dei ghiacci nel corso dei millenni: quasi dovunque in Groenlandia, la calotta glaciale inizia appena i fiordi lasciano il posto alla terraferma e quasi tutte le città e gli insediamenti umani sorgono quindi su isolotti. Per questo non esiste una rete stradale degna di nota né tantomeno ferrovie: la calotta glaciale, iniziando a poche decine di chilometri dai villaggi, rende impossibile la costruzione di una infrastruttura viaria tradizionale.

Per questo tutti gli spostamenti di una certa entità avvengono via nave o in aereo. In compenso il mare è uno dei più pescosi del mondo e fa della pesca l'industria principale della Groenlandia. La costa occidentale è la parte del paese con il clima più mite e la zona più popolata. I monti della Groenlandia più alti sono nelle Watkins Mountains sulla costa Est dell'isola. le cime più alte sono: il Monte Gunnbjørn (3 693 m), il Dome (3 682 m) e il Cone (3 669 m).

Se i ghiacci della Groenlandia si sciogliessero completamente, essa avrebbe probabilmente la forma di un arcipelago piuttosto che quella di un'isola-continente, come è invece l'Australia.

La Groenlandia ha un clima polare. Da rilevare come vi siano sostanziali differenze, a causa dell'ampiezza del territorio, dalla zona più settentrionale a quella più meridionale dell'isola. La parte sud ha, infatti, un clima molto più mite rispetto alla zona interna del paese e a quella settentrionale, dove si sono registrate temperature inferiori ai -60 °C. La costa ovest e sudovest, rivolta al continente americano e ai venti più caldi che soffiano da esso, offre il clima più mite dell'isola. Dalla fine del secolo scorso, a causa di una serie di estati particolarmente calde, l'estensione della superficie ghiacciata si sta gradualmente riducendo. Inoltre Nuuk è influenzata dal clima polare marittimo (temperatura media annuale -1,3 °C, marzo, il mese più freddo: -7,9 °C, luglio, il mese più caldo: 6,7 °C).

I souvenir più diffusi della Groenlandia sono figurine, di persone o animali, intagliate in un dente di narvalo, un corno di renna o in un pezzo di steatite (pietra saponaria) comune in numerosi fiordi groenlandesi. Nei tempi passati questo tipo di roccia veniva usata per realizzare pentole o lampade, ma oggigiorno viene impiegata principalmente per lavori di artigianato. Un altro oggetto ambito sono i tupilak. In origine erano spiriti maligni contenuti negli scheletri di diversi animali, che venivano cuciti in un pezzo di pelle imbottito di torba e riportati in vita. Il tupilak veniva nascosto nel kayak della persona che era oggetto della fattura, oppure veniva gettato in mare, in attesa dell'arrivo della vittima e della morte della persona odiata. Purtroppo, se il motivo dell'odio non era reale, oppure se la vittima era a conoscenza di rituali magici più potenti, il tupilak si ritorceva contro chi l'aveva preparato. Era quindi un oggetto da trattare con estrema cautela. I primi tupilak artistici furono realizzati intorno al 1880 su richiesta dei danesi. Dapprima furono intagliati nel legno e in un secondo momento in osso, denti di animali e pietra saponaria. Ma la Groenlandia ha, nelle sue tradizioni, sempre pacifici intenti, anche quando si tratta di sfidarsi a duello.
E' tipica della Groenlandia orientale infatti, la tradizione della danza con i tamburi. Due pescatori cantano a turno, accompagnati da un ritmo ottenuto battendo le bacchette sul bordo del tamburo. Il ritmo cadenzato è sottolineato da poderosi movimenti dell'addome. L'obiettivo è ridicolizzare l'oppositore: chi riceve più applausi vince la disputa e si guadagna la simpatia della gente. In origine la danza con i tamburi era un modo per tramandare miti e leggende, oppure per risolvere dispute. Ci sono stati casi persino in cui il perdente ha dovuto abbandonare il villaggio per salvare la faccia!... La vita musicale e teatrale attinge largamente ai tempi passati. Per questo motivo sono ricche di miti e saghe rielaborate in forma moderna. La Groenlandia ha una ricca tradizione musicale.
Praticamente non esiste alcun villaggio in cui non ci sia una banda con un vasto repertorio di brani, inclusa naturalmente la polka groenlandese, ispirata dai "reel" scozzesi importati nell'isola nel XVII secolo dai balenieri. Ormai tutti i groenlandesi indossano abiti moderni, ma prima dell'arrivo degli europei tutti i capi di abbigliamento erano ricavati dalla pelle di animali come la foca, l'orso, la renna, la volpe, la lepre e vari uccelli. Il costume invernale era costituito da due strati: uno più interno in cui il pelo era rivolto verso il corpo della persona, ed un secondo strato in cui il pelo era rivolto verso l'esterno. Durante l'estate veniva usato solo il costume più interno, che era spesso decorato ed ornato in vari modi.
Anche i kamik (stivali) erano composti da due strati: uno stivale più interno di caldo e morbido pellame, ed uno stivale esterno, impermeabile e resistente. Tra le due suole veniva sistemata un'imbottitura di erba, muschio o licheni. Durante le occasioni di festa, le donne groenlandesi, anche ai giorni nostri, indossano stupendi abiti di gala multicolori. Molto vistoso è il grosso collare composto da una miriade di perline di vetro. Ai piedi le donne indossano kamik con lacci e ricami floreali. I pantaloni sono realizzati con centinaia di minuscoli pezzetti di pelle di foca, dalle dimensioni di pochi millimetri, cuciti a formare deliziosi motivi. L'abbigliamento degli uomini consta di una giacca a vento bianca, pantaloni scuri e kamiki con decorazioni in pelle.

Per molti aspetti le "città" groenlandesi, con 700 o più abitanti, non differiscono molto dalle città di altre nazioni tranne forse che per l'estensione. Si può passeggiare tra boutique, ristoranti e bar oppure prendere un taxi fino all'hotel. Proprio dietro l'angolo si trova l'ospedale a fianco della palestra e del negozio di barche, che offre tra l'altro snow-scooter a prezzo scontato. Visitando invece uno dei piccoli villaggi è possibile incontrare persone che vivono seguendo un ritmo d'altri tempi. Qui nessuno ha fretta, ci sono poche strade o sono per la maggior parte sentieri che si dipanano tortuosi in mezzo alle case...un paio di auto ed un vecchio trattore. Forse un negozio (che funge anche da ufficio postale), una scuola, una chiesa, una piccola centrale elettrica. La popolazione è in gran parte autosufficiente e vive quasi esclusivamente di caccia e pesca. Tuttavia in alcune zone dipende molto dai viveri che provengono dall'esterno. Ma attenzione a non dare una valutazione errata: la modernità è giunta anche da queste parti. Basta osservare la varietà e disponibilità nelle offerte turistiche, così come nella vita quotidiana groenlandese. Nelle case la gente guarda la tv via satellite, e la barca in fibra di vetro con il motore fuoribordo ha da tempo soppiantato il kayak come normale mezzo di trasporto. Dovunque lo snow-scooter è un'alternativa alla slitta trainata dai cani, ma solo per viaggi di piacere. Gli snow-scooter non possono essere usati per la caccia e per le lunghe distanze sono preferibili i cani, dal momento che non corrono il rischio di subire guasti al motore o esaurire il carburante.

La Festa Nazionale della Groenlandia è il 21 giugno. Il giorno è chiamato Ullortuneq e significa "il giorno più lungo" in groenlandese. Questo giorno viene celebrato in tutta la Groenlandia con attività culturali, discorsi, divertimenti, presentazioni e pranzo sociale all'aperto. In questo giorno viene anche esposta ufficialmente la bandiera, essendo il 21 giugno 1985 la data in cui fu introdotta la bandiera groenlandese. I colori sono il bianco ed il rosso, simboleggiando il semicerchio rosso il sole di mezzanotte e la parte bianca la neve. Nella Groenlandia settentrionale viene festeggiato il ritorno del sole dopo la notte polare (ad Ilulissat questo fenomeno si verifica intorno al 13 gennaio), mentre a Pasqua si tengono in più città corse di slitte trainate dai cani. Nella Groenlandia meridionale ogni estate ha luogo un'adunanza per i pastori che fra l'altro competono in varie discipline quali tosatura, corsa, ecc. oltre a ciò durante l'estate si tengono in più città manifestazioni culturali, anniversari, festival musicali, esposizioni speciali e simili

Fra il 14 ed il 16 agosto 2015 la Groenlandia ha perso un pezzo del Jakobshavn Glacier. È uno dei pezzi più grandi di ghiacciai mai scomparsi in un colpo solo: secondo la Nasa si tratta di circa dodici chilometri quadrati di superficie persa.
In inglese la parola è “calving“. Non è la prima volta che pezzi interi di ghiacciai si staccano e si sciolgono in Groenlandia, a causa delle alte temperature, anzi, il tasso di indietreggiamento del Jakobshavn Glacier nel 2012 è stato di circa 17 chilometri, tre volte tanto il tasso di perdita nel 1990.  Più ghiaccio si perde, più saranno probabili perdite in futuro, una sorta di effetto domino.

Una decina di anni fa si pensava che i ghiacciai della Groenlandia fossero poco vulnerabili ai cambiamenti climatici, a causa delle grandi dimensioni. Invece non è così perché il ghiaccio della Groenlandia è attraversato da tutta una serie di canali e crepe sotterranee che fanno sì che una volta sciolta, l’acqua si infili nella roccia accellerando ulteriore liquefazione.

E non è solo la Groenlandia: in meno di venti anni è stato perso il 40% del ghiaccio Artico. E anzi, la marina. Usa stima che nel 2016  non ci saranno ghiacci durante l’estate Artica.

Perché succede questo? Perché ogni dieci anni la temperatura in Artico aumenta di circa 0.66 gradi Celsius. Può sembrare poco, ma è un dato preoccupante per i delicati equilibri in gioco e perché è un effetto cumulativo.

Il collasso dei ghiacciai ha effetti drammatici sui livelli oceanici: basta solo pensare che fra l’Artico e la Groenlandia c’è circa il 25% di acqua del pianeta. Una volta scioltisi, i livelli del mare si innalzeranno in modo apolicalittico, anche di 20 metri.




Nessun commento:

Posta un commento

Eseguiamo Siti e Blog a prezzi modici visita: www.cipiri.com .