Visualizzazione post con etichetta immersioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immersioni. Mostra tutti i post

venerdì 1 luglio 2016

LE PINNE


Per incrementare le prestazioni natatorie dell’uomo immerso sono stati inventati, nel corso della storia, parecchi congegni (Leonardo Da Vinci presentò una serie di disegni scientifici atti a figurare degli attrezzi da applicare ai piedi e alle mani intorno al 1500) sino a che, nel 1920, un geniale capitano di Corvetta, tale De Corlieu, ebbe l’idea di creare un prototipo di gomma da applicare agli arti inferiori, un prolungamento palmato che di fatto permetteva di incrementare enormemente l’azione di spinta dei piedi. Nacque così la prima pinna moderna, un’architettura di progetto restata tale sino ai nostri giorni. Le industrie europee svilupparono il settore per scopi essenzialmente militari ma subito dopo, ad opera di case italiane e francesi, il modello primitivo in gomma si evolse sempre di più sino a determinare la nascita della pinna a pala lunga dedicata ai pescatori subacquei e agli apneisti, della pinna scomponibile in due pezzi, (scarpetta e pala) e, recente avvenimento, l’invenzione delle pale in composito di fibra di carbonio.

Lo statista ed inventore Benjamin Franklin costruì un paio di primordiali pinne quando da ragazzo viveva a Boston vicino al fiume; erano costituite da due sottili pezzi di legno che gli consentivano di muoversi velocemente in acqua.

Louis de Corlieu in Francia e Owen Churchill negli Stati Uniti, lavorando indipendentemente, furono i primi a rendere le pinne una realtà. Il modello di Churchill catturò l'attenzione della Marina Statunitense, che li fece utilizzare agli uomini rana nei primi anni quaranta.

I primi militari ad usare le pinne in azioni belliche furono gli incursori italiani della Xª Flottiglia MAS, durante la seconda guerra mondiale. Le pinne utilizzate erano considerate armi segrete e come tali si cercava di non farle cadere in mano ai nemici.

La scarpetta è la parte della pinna che ricopre il piede. È in genere realizzata in gomma morbida per garantire la massima aderenza al piede e dotata di opportune aperture (davanti alle dita centrali o sotto di esse) per evitare la formazione di bolle d'aria. La sua conformazione riveste particolare importanza, dovendosi evitare la perdita accidentale della pinna durante l'uso.

Esistono principalmente due tipologie di scarpetta:

scarpetta chiusa: riveste completamente il piede, per cui può essere utilizzata anche senza calzari o con un calzare in neoprene;
scarpetta aperta (o "a tallone aperto"): lascia il tallone scoperto, in corrispondenza del quale è presente un cinghiolo (o lacciolo) regolabile tramite una fibbia; rispetto alla scarpetta chiusa è meno comoda (soprattutto se si indossa a piedi nudi) e un po' più pesante, ma permette di utilizzare più tipologie di calzari con la stessa pinna; quest'ultimo tipo è dunque preferito dai subacquei che effettuano immersioni in condizioni climatiche differenziate, potendo usare lo stesso accessorio con calzari di differente spessore e protezione termica.

La pala è una superficie piatta fissata sull'estremità anteriore delle pinne. La sua funzione è quella di trasmettere ed amplificare la spinta associata al movimento del piede.

La pala deve presentare opportuna lunghezza ed elasticità, è in genere di spessore assai sottile e sostenuta da nervature laterali. In alcuni modelli ormai in disuso, la pala presentava un'apertura ortogonale alla direzione di marcia, per consentire un certo passaggio di acqua durante la pinnata (o palata).



Le pale delle pinne incrementano la forza di spinta del piede maggiorando la superficie acquea sulla quale imprimere la spinta per ciascun passo. Inoltre la conformazione della pala e l'elasticità del materiale contribuiscono a distribuire in modo ottimale l'azione muscolare sull'acqua per il massimo rendimento della pinnata.

Le pale possono essere più o meno rigide: le pale più rigide danno maggiore spinta ma richiedono anche un maggiore sforzo per le gambe, mentre le pale più morbide danno una spinta minore ma richiedono allo stesso tempo un minore sforzo sulle gambe.

Può essere solidale alla scarpetta oppure fissata tramite viti. Il secondo sistema, più costoso, consente di cambiare la pala a piacimento, adottando quella ritenuta più idonea all'uso del momento, ed inoltre consente di cambiare la pala (l'elemento più fragile) qualora si rompa.

Le pale sono costruite in genere in materiale polimerico (termoplastici o gomma) o in materiale composito (in fibra di carbonio o in fibra di vetro) o in più materiali.

Per l'apnea (ed in particolare per la pesca all'aspetto) le pinne sono molto lunghe ed a pala rigida, per pinnate lente e potenti. Si tratta di pinne che consentono di sfruttare al massimo la propulsione delle gambe.

La scarpetta normalmente si indossa con un calzare in neoprene che, oltre a proteggere termicamente il piede, previene le abrasioni da uso prolungato (una sessione di nuoto in apnea o di pesca in apnea può durare anche 4-6 ore);

La pala è normalmente in materiale polimerico o in fibra di carbonio; alcuni modelli adottano materiali misti e parti in grafite.

Le pinne da ARA sono utilizzate per le immersioni con le bombole.

Per le immersioni con bombole non vi è l'esigenza di risparmiare riserve respiratorie, per cui le pinnate possono essere più frequenti; si usano quindi pinne a pala morbida, che consentono una migliore modulazione della potenza di passo ed una più agevole escursione laterale per veloci cambi di assetto. Si distinguono dalle pinne per apnea per la scarpetta aperta e per una forma più corta e larga.

Normalmente sono costruite interamente in materiale polimerico; essendo a scarpetta aperta, richiedono un paio di calzari dotati di suola; in questo modo è possibile utilizzare il calzare come vera e propria calzatura per camminare su superfici irregolari o scivolose durante il trasporto dell'attrezzatura per le immersioni.

Le pinne da snorkeling sono un ibrido fra le pinne da apnea, di cui conservano la scarpetta chiusa, e quelle da ARA, di cui mantengono la forma più corta e larga. Se di buona qualità, sono un valido sostituto alle pinne da ARA (di cui spesso sono la variante con scarpetta invece che cinghiolo).

In genere sono costruite in materiali polimerici con una densità prossima a quella dell'acqua, in modo da non galleggiare né affondare.

Le pale delle pinne da snorkeling presentano in genere una durezza media, in modo da offrire una certa forza propulsiva senza affaticare troppo le gambe.

Le pinne da piscina sono pinne molto corte utilizzate per potenziare la propulsione nei nuotatori. La scarpetta e la pala sono in genere costituite dallo stesso materiale.

Nei modelli monopinna entrambi i piedi sono alloggiati nella medesima calzatura.

Essa è costituita da una pala unica che può essere in materiale plastico (solo per i giovani atleti che si avviano al preagonismo), in fibra di vetro (vetroresina), e più recentemente anche in carbonio e kevlar. Nel corso del tempo ha avuto un'evoluzione, fino a giungere ad un modello che si può definire standard: le dimensioni vanno dai 60/80 centimetri di lunghezza e 60/70 centimetri di larghezza.

La ricerca tecnologica studia l'ottimizzazione dell'idrodinamica, la riduzione dei vortici e degli eventuali svantaggi da effetto Venturi, la riduzione degli attriti (attraverso lo studio di nuovi materiali).



martedì 26 gennaio 2016

USTICA



L'isola di Ustica si trova nel Mar Tirreno. La caratteristica naturale peculiare dell'isola è la presenza di numerose grotte che si aprono lungo le coste alte e scoscese, così come numerosi scogli e secche presenti tutt'intorno all'isola; sono da menzionare la grotta Verde, grotta Azzurra, grotta della Pastizza, grotta dell'Oro, grotta delle Colonne e gli scogli del Medico e della Colombara. Scarseggiano nell'isola le risorse idriche.

Gli antichi romani la chiamavano Ustica mentre i greci, Osteodes, («ossario»), per i resti di mercenari che vi sarebbero morti per fame e sete. Da alcuni viene ritenuta la dimora della maga Circe, citata nell'Odissea, che trasformava gli incauti visitatori in maiali.

Gli insediamenti umani risalgono al Paleolitico; alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un antico villaggio cristiano. Sepolture, cunicoli e una gran quantità di reperti archeologici ritrovati anche sott'acqua, a causa dei tanti naufragi avvenuti nel tempo, testimoniano una presenza costante, nel luogo, di vari antichi popoli mediterranei, Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani che vi lasciarono vestigia dappertutto. In seguito divenne base dei pirati saraceni e lo rimase per lunghissimo tempo.

Nel VI secolo vi si stabilì una comunità Benedettina, ma fu ben presto costretta a spostarsi a causa delle imminenti guerre fra Cristiani e Musulmani. Nel Medioevo fallirono dei tentativi di colonizzare l'isola a causa delle incursioni dei pirati barbareschi, che fecero dell'isola un proprio rifugio.

Nel 1759 Ferdinando IV di Borbone impose una colonizzazione dell'isola; furono edificate due torri di guardia, Torre di Santa Maria e Torre Spalmatore, che facevano parte del sistema di avviso delle Torri costiere della Sicilia, cisterne per raccogliere l'acqua piovana e case che costituirono il centro abitato principale presso la Cala Santa Maria. Vi vennero coloni palermitani, trapanesi ed eoliani, accompagnati da un centinaio di soldati. Nel 1762 la popolazione fu preda dei corsari barbareschi e venne quasi tutta rapita e condotta in cattività in Tunisia. Quindi si intensificarono i lavori a difesa dell'isola, il nuovo ripopolamento avvenne a partire dal 1763, ed in particolare l'ingegnere militare brigadiere Giuseppe Valenzuola già nel 1765 aveva redatto il piano urbanistico dell'attuale abitato, che, perdurando gli attacchi dei corsari, su impulso del governatore borbonico Giuseppe Laghi, venne difeso oltre che dalla Torre di Santa Maria, dal Rivellino di San Giuseppe e dalla connessa Fortezza della Falconiera che fu impiantata a partire dal 1800 sul rilievo omonimo.

Ustica al tempo dei Borbone fu anche un luogo di confino per prigionieri politici e vi restò anche sotto casa Savoia. Durante il regime fascista Ustica fu luogo di confino. Vi furono ristretti Amadeo Bordiga, Nello Rosselli, Antonio Gramsci e Ferruccio Parri, oltre che numerosi prigionieri politici senussiti catturati nell'ultima fase della guerra coloniale in Libia. Nel 1961 il confino fu abolito a causa di proteste popolari e da allora iniziò a svilupparsi il turismo.

La località è conosciuta poiché utilizzata come punto di riferimento geografico della cosiddetta Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980, quando il volo Itavia da Bologna a Palermo, precipitò a una notevole distanza dall'isola; in quell'episodio morirono 81 persone tra passeggeri e equipaggio.

Dopo anni di processi penali e teorie, la sentenza 1871 depositata il 28 gennaio 2013 dalla Terza sezione civile della Suprema Corte identifica come causa della sciagura l'impatto del velivolo con un missile, condannando lo Stato Italiano al risarcimento dei familiari delle vittime per aver eseguito controlli radar inadeguati.

Geologicamente essa è affine alle Eolie e di origine vulcanica; sono presenti infatti dei rilievi collinari che rappresentano le vestigia di antichi vulcani (Punta Maggiore, 244 m; Guardia dei Turchi, 238 m) e dividono l'isola in due versanti. Secondo l'interpretazione del geologo Franco Foresta Martin : Ustica è l’unico vulcano del Tirreno meridionale paragonabile a un hot spot. I magmi di Ustica sono stati infatti alimentati da un pennacchio di magma risalito direttamente dalle profondità del mantello terrestre. Ciò rende l’isola dal punto di vista magmatologico molto diversa dalle vicine Eolie e molto più simile all’Etna o alle Hawaii.

La vegetazione naturale è piuttosto scarna, è stata comunque ampiamente stravolta dalla presenza dell'uomo e dalle sue coltivazioni. Tra le specie di flora più rappresentate troviamo macchia Artemisia arborea, Lentisco, Calicotome spinosa e Ginestra. Meno diffusa la presenza di piante da frutto come ulivi, mandorli e viti. È presente anche una diffusa steppa mediterranea. Ustica è anche nota per essere l'habitat naturale dell'Apis mellifera sicula. Ad Ustica si trova la riserva naturale orientata Isola di Ustica.

Il piccolo centro abitato si stende ad anfiteatro intorno ad una baia che ospita il porto. Una strada e delle scalinate bordate di bellissimi ibiscus conducono al centro del paese, in alto. Una delle caratteristiche peculiari delle abitazioni è che da alcuni anni, i muri delle case sono stati "trasformati" in tele e gli artisti vi hanno dipinto paesaggi, trompe-l'oeil, ritratti, nature morte, soggetti fantastici. Il paese è dominato dalla Torre di S. Maria, sede del Museo Archeologico che ospita i reperti rinvenuti al villaggio preistorico presso i Faraglioni e nelle tombe di età ellenistico-romana di Capo Falconiera. In particolare si notino un singolare focolare circolare diviso in quattro parti (e quindi trasportabile), e belle coppe biansate a piede alto.



Gli abitanti vivono soprattutto di pesca e turismo, anche se l'agricoltura specializzata è in aumento (vite, ortaggi, cereali, soprattutto lenticchie). Dopo essere stata abitata dall'eneolitico fino alla fine del periodo antico, Ustica viene aperta solo alle scorrerie dei pirati fino al periodo borbonico, quando vi si stabiliscono alcuni abitanti provenienti da Lipari. Colonia penale attiva fino agli anni '50, Ustica è diventata, grazie alle sue acque trasparenti e alle sue coste rocciose, un vero e proprio paradiso per gli amanti delle immersioni subacquee. Dal 1987 è divenuta riserva marina.

Nei pressi dei Faraglioni (località Colombaia), è stato scoperto un esteso insediamento risalente al periodo del bronzo che presenta analogie abitative con il villaggio preistorico di Panarea, con capanne circolari cui si sono sovrapposte capanne a pianta quadrata. L'abitato è percorso da una "strada principale" che denota l'esistenza di un piano urbanistico (anche se essenziale) e quindi il riconoscimento di luoghi pubblici, caratteristica singolare per l'epoca (in genere le capanne sono in ordine sparso), il villaggio era difeso da una possente cinta muraria (il tratto preservato ne fa indovinare la forma ellittica) formata da due cortine, larga 6 m alla base e rafforzata da torri semicircolari. Il tratto mancante della cortina e la presenza di capanne anche sul faraglione sembrano indicare che quest'ultimo fosse in origine collegato alla terraferma e che il crollo (probabilmente a causa di un terremoto) sia forse la causa del subitaneo abbandono del villaggio.

La costa frastagliata, ricca di grotte che possono essere scoperte in barca (i pescatori al porto si offrono di accompagnare i turisti con le imbarcazioni di piccole dimensioni, adatte ad entrare nelle grotte), ma anche da terra, offre piccole spiagge (Cala Sidoti, Punta dello Spalmatore, al Faro) e bellissime baie rocciose, quali la piscina naturale, concentrate lungo il versante occidentale. Il versante orientale offre invece belle grotte come la Grotta Azzurra, la Grotta Verde e la Grotta delle Barche, da esplorare muniti di maschera e boccaglio. In particolare quest'ultima è raggiungibile percorrendo un bel sentiero in mezzo a pini e fichi d'india che si diparte dalla Torre di S. Maria e prosegue lungo il fianco della collina offrendo begli scorci del mare e della costa.

Il mare particolarmente pulito da ogni tipo di inquinamento (Ustica si trova proprio in mezzo alla corrente proveniente dall' Altantico) permette la vita ed il proliferare di numerosissime forme di vita sia animali che vegetali. Un esempio eclatante sono le vaste praterie di posidonia oceanica, vera e propria pianta acquatica, anche chiamata il "polmone del Mediterraneo" (perchè scambia ossigeno con l'acqua) che qui si trova perfino a 40 m di profondità. Già in superficie si incontrano folti branchi di saraghi, saraghi fasciati, le scure castagnole che quando nascono sono invece di un incredibile blu elettrico, cefali voracissimi (ma al massimo provocano solletico), occhiate, salpe, coloratissime donzelle pavonine. Nelle zone in ombra si possono vedere rossi Re di triglie e lungo le pareti rocciose i bellissimi "fiori" della madrepora arancione, che in alcuni casi copre ampi tratti, coloratissime spugne (e per chi non le conosce, ve ne sono di nere, bianche, gialle, arancione, compatte, allungate, filiformi), cerniotte che si nascondono all'ombra delle rocce, ma escono incuriosite quando ci si avvicina. A profondità maggiori anche i pesci "si ingrandiscono", le cernie in particolare, e il paesaggio si arricchisce di murene, aragoste, cicale di mare e gamberetti (nelle grotte), ricciole, dentici, enormi saraghi, e di splendide e rosse gorgonie, tra le quali fa capolino a volte il corallo nero (giallo chiaro in superficie, ma scuro all'interno). Chi ha fortuna può anche incontrare tonni, pesci luna, tartarughe e barracuda.

Esistono differenti possibilità sia per i sub che per chi si vuole divertire con lo snorkelling. Chi invece proprio non vuole entrare in acqua, può comunque essere partecipe dello spettacolo sottomarino, facendo un giro (diurno o notturno) sulla motobarca Aquario, dal fondo trasparente, che ospita fino a 20 persone. Altri due centri della riserva si trovano alla Torre dello Spalmatore (la gemella di Torre di S. Maria), utilizzata come centro per conferenze ed iniziative speciali e a Caletta che costituisce il punto di partenza per le visite guidate di superficie alla Grotta Segreta) e che ospita un Acquario in cui sono stati ricreati 13 ambienti corrispondenti a diverse batimetrie.

Lungo il versante occidentale, proprio nella zona di riserva integrale, si trova la Grotta Segreta, o Grotta Rosata, il cui accesso è celato da rocce sia via mare che via terra. Qui le incrostazioni di bellissime alghe calcaree dal rosa chiaro al rosa antico intenso le conferiscono il colore che le vale il nome.

Una delle mete più ambite dei sub è lo Scoglio del Medico, basaltico, che per la sua conformazione, ricca di grotte ed anfratti anche ad alte profondità, offre uno spettacolare panorama subacqueo. Altra bellissima escursione è quella alla Secca della Colombara (40 m di profondità) con spugne e gorgonie dagli incredibili e vivacissimi colori.

Oltre alla lingua ufficiale italiana, a Ustica si parla la lingua siciliana nella sua variante occidentale. La ricchezza di influenze del siciliano, appartenente alla famiglia delle lingue romanze e classificato nel gruppo meridionale estremo, deriva dalla posizione geografica dell'isola, la cui centralità nel mar Mediterraneo ne ha fatto terra di conquista di numerosi popoli gravitanti nell'area mediterranea.

La festa Patronale di San Bartolomeo, il patrono dell'isola è San Bartolomeo, la cui festa si celebra il 24 agosto. La scelta del santo patrono è stata imposta dai coloni provenienti da Lipari che si stanziarono sull'isola nel 1763. Le attività collegate alla celebrazione includono: gara di barche, rottura di pentole, spettacoli artistici e fuochi d'artificio.
Festa di San Bartolicchio, festa celebrata il 19 settembre in onore di una piccola statua di San Bartolomeo presente in contrada Oliastrello.
La Madonna dei Pescatori, processione compiuta l'ultima domenica di maggio, parte dalla chiesa madre e termina nel porto a seguito della banda del paese. La processione continua in mare dove la statua della vergine viene caricata su una barca di pescatori e si effettua il giro dell'isola. Conclude la festa una degustazione di pesce fritto.


domenica 13 dicembre 2015

L'ISOLA DI SANTA LUCIA



I primi a popolare l'isola furono gli arauachi intorno al III secolo d.C. Ad essi si aggiunsero poi i caribi. Si ritiene invece che il primo europeo a raggiungere l'isola sia stato l'esploratore spagnolo Juan de la Cosa intorno al 1500. Santa Lucia fu battezzata col nome della santa originaria di Siracusa, da parte dei francesi, primi colonizzatori europei. Santa Lucia, soprattutto a causa dell'importanza strategica del porto naturale di Castries, fu a lungo contesa tra Francia e Gran Bretagna, cambiando di proprietà per ben 14 volte tra il XVII e il XVIII secolo. Fu solo nel 1814 che i britannici riuscirono ad affermarsi definitivamente. Viene chiamata anche Elena dei Caraibi per il suo continuo cambio di sovranità tra la Francia e l'Inghilterra. Chiare tracce della dominazione francese rimangono comunque nei nomi dei centri e delle località dell'isola.

A lungo possedimento britannico, Santa Lucia fece parte per pochi anni (1958-62) della Federazione delle Indie Occidentali. Dopo aver ottenuto l'autogoverno nel 1967, l'isola raggiunse l'indipendenza il 22 febbraio 1979.

L'isola di Santa Lucia è di origine vulcanica ed è più montuosa rispetto alle altre isole dei Caraibi dopo Dominica. Il punto più alto è il Monte Gimie, che ha un'altezza di 950 metri sul livello del mare. Due altre montagne sono i Pitons, che rappresentano il simbolo stesso dell'isola e che compaiono anche sulla bandiera. Questi si trovano tra Soufrière e Choiseul sul lato occidentale dell'isola.

La capitale di Santa Lucia è Castries, dove vive circa un terzo della popolazione complessiva dello Stato. Le città principali comprendono Gros Islet e Soufrière Vieux Fort.

Il clima è moderato dagli alisei provenienti da nord-est, con una stagione secca che va da gennaio ad aprile e una stagione piovosa da maggio a dicembre; le temperature medie sono stabili e oscillano tra i 24 °C e i 32 °C. Da giugno a novembre è possibile imbattersi in sporadiche tempeste tropicali.

Oltre il 90% degli abitanti di Santa Lucia è di origine africana. Vi è poi una piccola (ma molto importante dal punto di vista economico) minoranza di mulatti che ammonta al 5% della popolazione. Seguono europei (1,1%) e indiani caribi (3%). È presente un piccolo numero di individui, noti come Kalinago (discendenti dall'incrocio fra caribi nativi e schiavi neri sopravvissuti ad un naufragio), che vivono principalmente nella regione di Choiseul e in alcuni centri della costa occidentale. Infine, vi è una ridottissima minoranza di libanesi e siriani.

Dal 1960 ad oggi i cattolici sono passati dal 92,4% della popolazione al 67,5%. Per contro sono aumentati i protestanti, oggi il 23,1% degli abitanti. Il 2% aderisce al rastafarianesimo, il 4,5% dichiara di non appartenere a nessuna religione.

La lingua ufficiale è l'inglese. Viene inoltre parlato un creolo francese, sviluppatosi in seguito alla colonizzazione francese.

Santa Lucia vanta il più alto tasso di vincitori di Premi Nobel in rapporto alla popolazione nazionale. Ben due isolani, infatti, hanno ottenuto tale riconoscimento: l'economista Arthur Lewis vinse il Premio Nobel per l'economia nel 1979, mentre Derek Walcott ricevette quello per la letteratura nel 1992.

Da un punto di vista amministrativo Santa Lucia si divide in 10 Quartieri più il territorio direttamente controllato dal governo della "Central Forest Reserve" nel centro dell'isola.

Facendo parte del Commonwealth britannico, Santa Lucia riconosce la regina Elisabetta II quale capo di Stato, rappresentato sull'isola da un governatore generale. Il potere esecutivo spetta al primo ministro e al suo gabinetto. Il primo ministro coincide solitamente con il leader del partito che ha vinto le elezioni per la House of Assembly (la "Camera dei Deputati" locale), che è composta da 17 deputati. L'altra camera, cioè il Senato, ha invece 11 membri.

Santa Lucia aderisce alla CARICOM (la Comunità caraibica) e all'OECS (l'Organizzazione degli Stati dei Caraibi Orientali).

Il 18 agosto 2010 ratifica lo Statuto di Roma divenendo Stato Parte della Corte Penale Internazionale.

L'aumento della concorrenza latinoamericana nell'esportazione delle banane e i recenti cambiamenti nella politica di importazione dell'Unione europea hanno fatto della diversificazione dell'economia una necessità sempre più impellente per Santa Lucia. L'isola è perciò stata in grado di attrarre investimenti dall'estero, specialmente nel campo dell'offshore banking e del turismo (con quest'ultima attività che rappresenta la principale fonte di guadagno per l'isola).

A questo si aggiunge un settore industriale tra i più diversificati nell'area caraibica orientale, mentre il governo sta tentando di rivitalizzare la produzione di banane. Malgrado la crescita negativa nel 2001, le basi dell'economia di Santa Lucia rimangono solide, per cui è possibile pensare ad una futura ripresa nella crescita del PIL.

L'isola è servita da due aeroporti, quello intercontinentale di Hewanorra e quello per le isole limitrofe, George F.L. Charles Airport.

La tradizione gastronomica di Santa Lucia è quella tipica di tutta la zona caraibica, con alla base pesce fresco cucinato con diverse spezie, carne di pollo, riso, fagioli, verdura e frutta tropicale.



La parte nord dell'isola, meno montagnosa e con un clima più secco, ospita la maggior parte delle strutture alberghiere e lungo l'asse stradale Castries-Gros Islet si é sviluppata la principale zona di terziario e di commerci, al di là della piccola capitale circondata dalle colline. Lungo la costa ovest bagnata dal mare dei Caraibi sorge la maggior parte dei centri abitati e ritroviamo le spiagge migliori.

La costa est, bagnata dall'oceano Atlantico, é decisamente meno abitata, sono rare le spiagge e il mare é spesso ostile; la parte nord-est di St. Lucia non ha collegamenti stradali e centri abitati.

Nell'isola dei Caraibi Santa Lucia ci sono tantissime spiagge. La differenza tra di loro è enorme, basti pensare che vi sono spiagge di origine vulcanica e spiagge con sabbia chiara, spiagge a ridosso delle famose Piton e spiagge con musica e divertimento.
La Spiaggia Honeymoon di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, a sud della città di Micoud. Si tratta di una bella spiaggia di soffice sabbia chiara orlata da alte palme e vegetazione, che si distende in una baia pittoresca ma piuttosto remota. È circondata da dolci colline, non è per questo di facile accesso se non con 4 ruote motrici. Il mare che la bagna è molto bello, turchese e cristallino, balneabile nonostante sia necessario fare attenzione, in quanto talvolta ci sono delle forti correnti sottomarine.

La Spiaggia Reduit di Saint Lucia è situata sulla punta settentrionale dell'isola, sul versante occidentale e di poco più a sud della Rodney Bay, il porto turistico per yacht più grande di Saint Lucia. Si tratta di una tranquilla spiaggia di soffice sabbia orlata da bellissime palme e bagnata da un mare turchese, cristallino e dal fondale che digrada dolcemente verso il largo. A ridosso della spiaggia si trovano molti alberghi e ristoranti affacciati sul mare, fatto che rende Reduit sempre molto affollata di turisti durante l'alta stagione.
La Spiaggia Gros Islet di Saint Lucia è situata sulla punta settentrionale dell'isola, sul versante occidentale e di poco più a nord di quella più famosa di Reduit. La spiaggia si distende a ridosso del villaggio omonimo di Gros Islet, piccolo paese di pescatori con casette in legno, curiosi negozi di rum e imbarcazioni colorate che dondolano nel porticciolo. Si tratta di una bella spiaggia lunga e molto ampia di soffice sabbia in una deliziosa baia delimitata da dolci colli ricoperti di fitta vegetazione e boscaglia. Il mare che la bagna è azzurro, limpido e cristallino, con fondali digradanti verso il largo. Gros Islet è ben attrezzata ed organizzata ed offre la possibilità di praticare diversi sport acquatici, tra cui sci d'acqua, vela, pedalò e molti altri. A ridosso della spiaggia si trovano ristorantini tipici e diverse possibilità di alloggio.
La Spiaggia Pigeon Island di Saint Lucia è situata sulla punta settentrionale dell'isola, di poco più a nord di quella di Gros Islet. La spiaggia si trova all'interno del Parco Nazionale di Pigeon Island, uno dei luoghi più rinomati dell'isola, ricco di sentieri che serpeggiano attorno al settecentesco Fort Rodney. Si tratta per la precisione di una serie di spiagge di sabbia fine che si distendono sulla penisola di Pigeon Island, orlate da palme e da diversi alberi che regalano una piacevole ombra naturale. Il mare è azzurro e molto limpido, ideale per gli amanti del nuoto. Gli appassionati di diving e snorkeling trovano inoltre in tutta questa zona ottime opportunità per esplorarne i fantastici fondali: il vicino Scuba Steve's Diving sulla Gros Islet Highway organizza immersioni e uscite per fare snorkeling. Sulla spiaggia si trovano lettini da noleggiare e dei ristoranti.
La Spiaggia Cas-en-Bas di Saint Lucia è situata sulla punta settentrionale dell'isola, a pochi chilometri dalla Rodney Bay ma affacciata sulla costa orientale. Incastonata in una baia pittoresca, sempre battuta da forti venti e infatti rinomata come vero paradiso tra gli amanti del windsurf e del kite-surf. Si tratta di un'ampia e lunga spiaggia di sabbia soffice orlata da dolci colline ricoperte di fitta boscaglia, tra cui sbucano diverse infrastrutture turistiche all'altezza della parte centrale del litorale. Cas-en-Bas offre ogni tipo di servizio turistico, dai lettini ai vari sport aquatici, nonchè il centro Kite & Surf che organizza corsi di tutti i livelli.
La Marigot Bay di Saint Lucia è situata sul versante occidentale dell'isola, a sud del capoluogo Castries. Si tratta di una celebre e splendida insenatura dalla forma irregolare orlata ovunque da bellissime palme. Lungo la Marigot Bay si distendono diverse spiaggette di sabbia fine, tutte piuttosto strette e bagnate da un fantastico mare cristallino con colori cangianti dal turchese allo smeraldo, quasi sempre calmo vista la profondità della baia. Tra le colline ricoperte di vegetazione fittissima che delimitano l'insenatura, si prospettano pittoresche casette bianche e azzurre che spuntano fra bougainvillee. Alla Marigot Bay, in cui attraccano ed ancorano ogni giorni decine di imbarcazioni, si trova anche l'agenzia Moorings, che noleggia barche senza equipaggio e gestisce i servizi del porto turistico. Per raggiungere le spiagge della Marigot Bay basta seguire da Castries la strada panoramica in direzione sud, tra paesaggi mozzafiato e villaggi di pescatori.


La Spiaggia Anse La Raye di Saint Lucia è situata sulla costa occidentale dell'isola, poco più a sud della bellissima Marigot Bay e a ridosso del villaggio omonimo. Anse La Raye è un bel paese di pescatori dalle casette colorate che vale una sosta, oltre che per il mare, per il celebre Seafood Friday, il venerdì del pesce. La spiaggia è caratterizzata da un ampio litorale sabbioso, delimitato da verdi alberi e scogliere ricoperte di vegetazione e con un caratteristico pontile che si immerge nel mare dalla riva. Il mare, quasi sempre calmo, è molto limpido e cristallino, con fondali che digradano dolcemente verso il largo. Anse La Raye fa inoltre parte del tratto costiero di Saint Lucia che meglio si presta ad immersioni e snorkeling, con montagne, grotte e dirupi sottomarini, oltre ad una barriera corallina dove nuotano pesci tropicali e razze.
Roseau di Saint Lucia è situata sulla costa occidentale dell'isola, poco più a sud della bellissima Marigot Bay. Si tratta di un'affascinante spiaggia incontaminata e selvaggia, con un litorale sabbioso lungo qualche centinaio di metri bagnato da un bel mare limpido e con fondali piuttosto bassi. È delimitata da suggestive scogliere ricoperte di fitti boschi, mentre alle spalle ha un enorme campo di banane.
Soufriere di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, di poco più a nord dei celebri Diamond Botanical Gardens, i giardini donati nel 1713 da re Luigi XIV alla famiglia Devaux. Per la precisione si tratta di una serie di litorali sabbiosi che si distendono ai lati del pittoresco villaggio di pescatori di Soufriere che, dominato dai coni vulcanici gemelli dei Pitons, offre un paesaggio di rara bellezza. Soufriere è un vero paradiso per gli amanti del mare, con sabbia chiara e soffice ed un mare turchese, trasparente e cristallino, ideale per osservarne i ricchi fondali. Il litorale, ovunque non molto ampio, è orlato da ricca vegetazione, palme, da numerose eleganti infrastrutture turistiche ed ha come sfondo i Pitons che si innalzano dalla costa. La spiaggia è ovunque ben organizzata ed offre ogni tipo di servizio, oltre la possibilità di praticare sport acquatici.
La Spiaggia Anse Chastanet di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, di poco più a nord di Soufriere e dei bellissimi coni vulcanici gemelli dei Pitons. Si tratta di un'incantevole spiaggia sabbiosa lunga qualche centinaio di metri, ovunque delimitata da monti ricoperti da una verdissima e rigogliosa vegetazione, con grandi palme ad orlarla lungo tutta la sua lunghezza. Ben mimetizzato tra la vegetazione il Jade Mountain Hotel, cui appartengono il Grill Restaurant ed il bar etnico situati proprio a ridosso del litorale. Sulla spiaggia si trovano caratteristici ombrelloni di bambù e il mare che la bagna è bellissimo, turchese, cristallino e dai fondali digradanti, ideale per gli amanti dello snorkeling soprattutto in prossimità delle scogliere ai lati della spiaggia. Anse Chastanet è un vero paradiso per gli amanti del mare ed è stata dichiarata Parco Marino.
La Spiaggia Malgretout di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, vicino al villaggio di Soufriere e ai bellissimi coni vulcanici gemelli dei Pitons. Si tratta di un'incantevole spiaggia lunga qualche centinaio di metri e piuttosto ampia, molto appartata e quasi sempre deserta durante i giorni feriali, mentre i fine settimana diventa un pò affollata di famiglie con bambini. Il litorale, orlato da una rigogliosa vegetazione, è sabbioso e punteggiato da qualche grosso sasso ed è bagnato da un bellissimo mare calmo, digradante dolcemente verso il largo e di una trasparenza straordinaria, ideale per gli amanti dello snorkeling e così ricco di pesci che praticamente si nuota in mezzo ad essi. Indimenticabile inoltre nuotare con i maestosi Pitons sullo sfondo. Per raggiungere la spiaggia si deve intraprendere la strada per il Jalousie Hilton, svoltare a destra per la casa di anziani e proseguire seguendo la strada.
La Spiaggia Vigie di Saint Lucia è situata sulla costa nord occidentale dell'isola, nei pressi di Castries e dell'aeroporto di George Charles. E' la più grande di tutto il bacino di Castries e quasi sicuramente la più lunga di Saint Lucia. Il litorale è di soffice sabbia dorata, orlato da mandorli e palme che regalano una piacevole ombra naturale. Il mare è azzurro, limpido e cristallino, con fondali sabbiosi che digradano dolcemente verso il largo, ideale per gli amanti del nuoto e per i bambini. La spiaggia è affollata solo negli week-end, mentre gli altri giorni è piuttosto tranquilla grazie anche alle sue dimensioni. Una volta arrivati qui, è interessante anche andare a visitare il faro di Vigie, costruito nel 1914 e ancora utilizzato per il porto di Castries: lo si raggiunge con una bella passeggiata verso la collina. Vigie offre inoltre ogni tipo di servizio e struttura turistica.
La Spiaggia Grande Anse di Saint Lucia è situata sulla costa nord orientale dell'isola, circa 10 chilometri a nord di Dennery. Si tratta di un'ampissima spiaggia di sabbia dorata incontaminata, senza alcuna traccia umana e dal fascino selvaggio indimenticabile. E' la spiaggia più appartata di tutta Saint Lucia, nonchè il luogo preferito dalle tartarughe che qui depositano le loro uova. A causa del forte vento che soffia quasi sempre sulla spiaggia, il mare è spesso molto mosso ed ondoso, motivo per cui la maggior parte dei turisti si recano qui più per le tartarughe che per fare il bagno; i mesi ideali per vederle sono marzo ed agosto. Ci si accampa circa dalle 4.00 alle 6.00 di mattina, si attende l'uscita delle tartarughe dall'acqua e si assite poi alla deposizione delle uova. Ai turisti osservare ciò è di solito permesso di sabato e costa circa 10 dollari a persona.
La Spiaggia Anse de Sable di Saint Lucia è situata sull'estrema punta meridionale dell'isola, a ridosso della città di Vieux Fort che si trova vicino al secondo aeroporto di Saint Lucia. La spiaggia si raggiunge in auto da Soufriere attraversando suggestivi tratti di foresta pluviale, piantagioni di banane e cacao. Si tratta di un'ampia e lunga spiaggia di sabbia soffice dal fascino selvaggio, orlata dal verde e che guarda alla bella isola di Maria. La zona è quasi sempre battuta dal vento ed infatti la spiaggia è molto popolare tra gli amanti del surf. Anse de Sable offre ogni tipo di servizio turistico, molteplici possibilità di alloggio grazie anche alla sua vicinanza con l'aeroporto, nonchè diversi centri per il noleggio di attrezzature Kite & Surf. Vicino al The Reef Bar ad esempio e al ristorante, si possono noleggiare tavole da surf e nelle vicinanze si trova anche il centro windsurf del Club Aquarius.
La Spiaggia Micoud di Saint Lucia è situata sul versante sud orientale dell'isola, a ridosso della bella cittadina omonima che si sviluppa alle sue spalle. Si tratta di una striscia di sabbia dorata lunga qualche centinaio di metri bagnata da un bel mare turchese e limpido, spesso mosso in quanto la zona è battuta frequentemente dai venti. Ad un'estremità è delimitata da un promontorio a ridosso del quale è molto bello fare snorkeling nei giorni sereni. La spiaggia non è stata sfruttata, non è attrezzata e mantiene ancora un certo fascino selvaggio.


La Spiaggia Praslin Bay di Saint Lucia è situata sulla costa orientale dell'isola, a ridosso del villaggio di pescatori dello stesso nome. Si tratta di una piccola e deliziosa spiaggia che si distende in questa pittoresca baia riparata dai venti. La spiaggia è di soffice sabbia dorata ed è circondata da grandi palme, rigogliosa vegetazione e nei suoi dintorni vengono costruite caratteristiche barche in legno. Il mare è molto bello, turchese, trasparente e con fondali bassi e digradanti verso il largo. Una volta qui vale una visita la vicina isola di Praslin, raggiungibile con un traghetto a pagamento, in cui vive una strana specie di lucertola colorata originaria dell'isola di Maria. La spiaggia Praslin Bay non è attrezzata.
La Spiaggia Anse Louvet di Saint Lucia è situata sul versante orientale dell'estrema punta nord dell'isola e può essere raggiunta con 2-3 ore di camminata in quanto è impossibile arrivarvi direttamente in auto. Si tratta di una spiaggia sabbiosa ben protetta ed immersa in una scenografia fantastica e misteriosa, con le montagne de La Sorcière che, innalzandosi tra il mare e l'entroterra, danno al paesaggio un tocco unico. I secchi arbusti che abbondano nelle vicinanze della spiaggia accolgono spesso il serpente Fer de Lance, l'unico davvero pericoloso sull'isola. Anse Louvet è una spiaggia molto amata dalle tartarughe leatherback e da altre tartarughe, che qui vengono per seppellire le loro uova durante la notte, a fine stagione invernale, inizio stagione estiva. Il mare che bagna la spiaggia è quasi sempre mosso e molto ondoso, non ideale per la balneazione.

La Spiaggia Laborie di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, presso il villaggio di pescatori omonimo nella baia di Laborie. Il villaggio e la sua spiaggia sono una zona ancora non intaccata dal turismo in quanto ancora poco visitata, ove pare che il tempo si sia fermato. Si tratta di una bella spiaggia di sabbia soffice e bianca non molto ampia, punteggiata da numerose grandi palme e bagnata da un bel mare cristallino, trasparente e dai fondali digradanti. Il lato nord del litorale è adatto per prendere il sole e fare snorkeling intorno alla barriera corallina. Sempre sull'estremità nord si trova anche un piccolo albergo sulla spiaggia dove è possibile ottenere un drink o uno snack. Una volta qui vale la pena una visita al villaggio, dove in una piccola piazza del centro si svolge sempre un vivace e colorato mercato.
La Spiaggia Choiseul di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, presso il villaggio di pescatori omonimo nella baia di Choiseul. Si tratta di una piccola e deliziosa spiaggia sabbiosa orlata da caratteristiche casette in legno colorate e da verdi palme e bagnata da un bel mare azzurro e molto limpido, dai fondali digradanti verso il largo. La spiaggia, che si scorge facilmente sulla destra della strada principale, è spesso occupata dalle colorate barche da pesca dei locali. Una volta qui vale la pena la visita al villaggio, rinomato come centro d'arte e artigianato, ove gli abitanti sono maestri nel creare sculture in legno, cesti e vasi.
La Spiaggia Labrelotte Bay di Saint Lucia è situata sulla costa nord occidentale dell'isola, nella bella baia omonima tra Castries e Gros Islet. Si tratta di una bellissima spiaggia di soffice sabbia bianca, orlata da grandi palme e tanto verde e bagnata da un mare turchese, cristallino e trasparente, con fondali sabbiosi e digradanti. Si trova tra l'East Winds Inn e l'Windjammer Landing Villa Resort ed è infatti ben attrezzata con ogni tipo di servizio turistico, dai ristoranti vista mare agli sport acquatici ai lettini.
La Spiaggia Choc Bay di Saint Lucia è situata sulla costa nord occidentale dell'isola, nella bella baia omonima tra Castries e Gros Islet. Si tratta di una bella spiaggia ampia e lunga di sabbia chiara, orlata da alte e suggestive palme e ben attrezzata con servizi ed attrezzature per sport acquatici in quanto vicina a grandi hotel. Nelle vicinanze si trova anche il centro commerciale Gablewood. La spiaggia è bagnata da un mare molto limpido e con fondali digradanti dolcemente verso il largo, ideale per gli amanti del nuoto e per le famiglie con bambini. Da questo luogo delizioso si gode anche della vista dell'isoletta di Rat.
La Riserva Naturale delle Isole Frigate è un Parco Nazionale protetto situato nella baia di Praslin, sul versante orientale dell'isola tra Dennery e Micoud. Dopo una passeggiata di circa un chilometro, attraversando una ricca vegetazione tra cui mangrovie ed alti cactus, si riesce ad arrivare ad una postazione ideale da cui poter osservare le isole Frigate, sulle quali durante l'estate le fregate si riproducono. Nelle vicinanze vi è una piccola e deliziosa spiaggia di sabbia su cui talvolta si infrangono le onde quando l'Atlantico è tempestoso. Da inizio maggio a fine giugno è impossibile accedere alla spiaggia e alla Riserva.
La Spiaggia Dennery di Saint Lucia è situata sulla costa orientale dell'isola, di fronte alla città omonima. Si tratta di una lunga spiaggia di sabbia dorata che si distende lungo tutta la baia di Dennery. Alle spalle nessuna vegetazione bensì lo scorcio della città con le sue caratteristiche casette dai tetti colorati. Il mare che la bagna è azzurro e molto limpido e con acque più calme nella parte centrale del litorale. All'estremità nord di quest'ultimo si staglia la scogliera di La Croix, il La Croix Point, che separa la baia di Dennery da quella di Fond D'Or.  Dalla spiaggia si gode inoltre della vista del suggestivo isolotto di Dennery, a qualche centinaio di metri dalla riva.
La Spiaggia Anse Gabet di Saint Lucia è situata sulla costa occidentale dell'isola, poco più a sud di Anse La Raye. Si tratta di una piccola spiaggetta di sabbia nera delimitata da scogliere ricoperte di vegetazione, a ridosso delle quali è consigliabile lo snorkeling. Il mare che la bagna è molto calmo, trasparente e cristallino. La spiaggia è il luogo ideale per chi ama la privacy e la tranquillità, non è attrezzata e vi si accede tramite una scalinata in cemento.
La Spiaggia La Toc Bay di Saint Lucia è situata sulla costa occidentale dell'isola, di poco più a sud di Castries. Si tratta di una bella spiaggia di soffice sabbia chiara bagnata da un bel mare turchese, trasparente e cristallino, con fondali digradanti verso il largo. Purtroppo la spiaggia è di difficile accesso per la presenza di un Hotel all-inclusive affacciato su di essa.
La Spiaggia Anse Lavoutte di Saint Lucia è situata sull'estremità settentrionale dell'isola, sul versante orientale affacciata sull'Atlantico. Si tratta di una bella e lunga spiaggia sabbiosa quasi sempre deserta e dal fascino selvaggio, molto popolare tra gli amanti del body surfing. Il mare infatti, azzurro e molto limpido, regala spesso alte onde, anche se la spiaggia è parzialmente protetta dalla barriera corallina.
La Spiaggia Smugglers Cove di Saint Lucia è situata sul versante nord occidentale dell'isola, a Cap Estate, tra Le Sport e Le Club St. Lucia. Si tratta di una deliziosa insenatura ai piedi di una ripida scala in legno, caratterizzata da un litorale sabbioso bagnato da un bellissimo mare turchese, trasparente e cristallino, ideale per gli appassionati di snorkeling. È quasi sempre tranquilla e poco frequentata, un'oasi di pace e tranquillità su cui si trova anche un piccolo bar, aperto però sporadicamente.
La Spiaggia Donkey beach di Saint Lucia è situata sulla punta nord orientale dell'isola, a circa un'ora a piedi da Gros Islet. Si tratta di una striscia di sabbia interrotta da diverse rocce piatte che si immergono nel mare, immersa in uno scenario suggestivo, incontaminato e selvaggio, dall'indubbio fascino. Il mare che la bagna è molto limpido ma quasi sempre mosso ed ondoso, in quanto la zona è molto ventosa come numerose altre spiagge dell'isola affacciate sull'Atlantico.
La Spiaggia Secret beach di Saint Lucia è situata sulla punta settentrionale dell'isola, sul versante Atlantico, poco più a sud di quella più celebre di Cas En Bas. Si tratta di una suggestiva spiaggia molto appartata dal fascino selvaggio, isolata e poco conosciuta, come dice il suo nome, spiaggia segreta (secret beach). E' caratterizzata da un bel litorale sabbioso punteggiato da rocce vulcaniche e bagnato da un mare limpido e azzurro, quasi sempre molto mosso vista la ventosità di tutta la zona.
La Spiaggia Anse Cochon di Saint Lucia è situata sulla costa orientale dell'isola, vicino ad Anse la Raye. Si tratta di una bella spiaggia di sabbia nera vulcanica molto tranquilla e dal fascino romantico, bagnata da un bellissimo mare turchese, trasparente, cristallino e dai fondali bassi, molto amato dagli appassionati di snorkeling che qui vengono per passare ore in acqua con pinne, maschera e boccaglio. La spiaggia è raggiungibile unicamente via mare, eccezion fatta per coloro che soggiornano al Ti Kaye Village.
La Spiaggia Anse Mamin di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, di poco più a nord della celebre Anse Chastanet. Si tratta di una stretta striscia di sabbia scura con qualche ciottolo, orlata da alte e suggestive palme tra le quali è ben mimetizzato un bar. Il mare che la bagna è trasparente e molto limpido, ideale per gli amanti del nuoto per la tranquillità delle sue acque.
La Spiaggia Jalousie di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, a sud di Soufriere. Si tratta di una bella spiaggia sabbiosa su cui affaccia il Jalousie Hilton Resort, che sul litorale ha importato fine sabbia bianca a coprire la preesistente nera di origine vulcanica, che dava all'acqua un colore scuro. Ciò ha reso la spiaggia ancor più affascinante, orlata com'è da verde vegetazione e vicina ai maestosi e suggestivi Pitons. Jalousie è ben attrezzata ed offre la possibilità di praticare diversi sport acquatici, nonchè di far divertire i bambini dando da mangiare ai pesci dal pontile della spiaggia.

La Spiaggia Anse Pitons di Saint Lucia è situata sulla costa sud occidentale dell'isola, a sud di Soufriere. Si tratta di una splendida spiaggia sabbiosa a forma di mezzaluna che, come suggerisce il nome, si trova proprio tra i due coni gemelli dei Pitons. In questa scenografia unica e maestosa la bagna un bellissimo mare turchese, limpidissimo e trasparente, dai fondali che digradano dolcemente verso il largo. Nelle vicinanze si trovano diverse infrastrutture turistiche, servizi ed attrezzature per sport acquatici.
La Spiaggia Anse Comerette di Saint Lucia è situata sulla punta nord orientale dell'isola, nella piccola baia omonima separata da quella di Lavoutte dalla scogliera di Comerette, il Comerette Point. Si tratta per la precisione di una serie di scogliere solitarie intervallate a spiaggette sabbiose selvagge ed incontaminate, purtroppo quasi sempre battute dal vento. Il mare è azzurro e limpido ma spesso mosso ed ondoso, non ideale per la balneazione. Anse Comerette è accessibile intraprendendo la strada che parte dal villaggio di Monchy.
La Spiaggia Dauphin Beach di Saint Lucia è situata sulla costa nord orientale dell'isola ed è molto celebre grazie alle sculture indiane di pietra che si trovano su di essa. Raggiungibile solo con jeep intraprendendo la strada che parte dal villaggio di Monchy, una volta arrivati sulla spiaggia per raggiungere le sculture è necessario guadare un fiume e proseguire poi per 50 metri a piedi. Si ammireranno pietre di forma allungata con ripetute depressioni e, poco oltre, un pilastro di pietra che sembra rappresentare una famiglia di tre persone. Proseguendo ancora a piedi si possono raggiungere anche i resti della torre di una chiesa coloniale, unico resto della città che fu distrutta nel 1795 durante la Rivoluzione francese di Santa Lucia.




sabato 21 novembre 2015

L'ISOLA ARGENTAROLA



L'isola Argentarola è situata di fronte alla costa occidentale del monte Argentario. La sua ubicazione è a ovest del promontorio su cui sorge la torre di Cala Moresca e della vicina omonima cala nel mar Tirreno.

La piccola isola, priva di strutture architettoniche, presenta sulla sponda settentrionale bassa vegetazione tipica della gariga, mentre sul versante opposto ne risulta priva.

L'isola è famosa per una grotta che si apre a 23 metri di profondità, sito rilevante nell’ambito delle ricerche condotte per lo studio del clima ed in particolare dei cambiamenti che si sono verificati nel passato cui sono correlati abbassamenti ed innalzamenti del livello del mare.

La grotta oggi sommersa situata nell’isolotto dell’Argentarola è stata una preziosa testimone dell’evoluzione della linea di costa.

Durante le fasi di trasgressione (avanzamento dei mari nei periodi interglaciali) la cavità veniva sommersa e tutti i processi fisico-chimici di formazione delle concrezioni si interrompevano. Quando il livello del mare si riabbassava (regressioni marine, nei periodi glaciali) nella grotta si riattivava la formazione di stalattiti e stalagmiti.
Lo studio di questi speleotemi ha fornito dati di grande precisione sui livelli marini e la conseguente evoluzione della linea costiera durante il Quaternario. L’analisi fine delle stalagmiti ha inoltre permesso di ricostruire le paleotemperature dell’aria durante le fasi glaciali e dell’acqua del mare nei momenti di sommersione.

Le stalattiti e le stalagmiti sono completamente ricoperte da uno strato di organismi: vermi tubicoli, spugne, polipi di celenterati, ecc. che, illuminati da una torcia elettrica, mostrano tutti i loro spettacolari colori. L’interno della grotta è frequentato da pesci come le corvine, forti nuotatori e da specie schive come i re di triglie, o castagnole rosse.
Il fondo della grotta è ricoperto di uno strato di sedimenti finissimi che un minimo movimento dell’acqua riporta in sospensione, annullando del tutto la visibilità (immergersi nella grotta è molto pericoloso per un subacqueo inesperto).

Sul versante Sud-Sud Est dell’isolotto c'è una bellissima parete, con degli speroni di roccia che escono verso il mare aperto, un paio di grotte e delle profonde spaccature e rientranze della roccia.
La base della parete arriva intorno ai 30 metri, poi il fondale diventa sabbioso e degrada verso Sud-Sud Ovest, fino a 45 metri ed oltre di profondità dove si trovano rami di gorgonie rosse davvero imponenti. Su questo versante la parete dello scoglio è un'esplosione di colori ed è ricchissima di vita, e questo rende l'immersione veramente indimenticabile.
La parete Sud dello scoglio dell'Argentarola è tutta ricoperta di grandi rami di paramuricea clavata e di eunicella cavolini (cioè di gorgonie rosse e gialle), in particolare verso la punta Sud-Ovest dello scoglio; mentre negli anfratti più protetti ci sono dei bei rametti di corallo rosso, con i polipi bianchi spesso estroflessi per catturare i microrganismi trasportati dalla corrente.
Osservando attentamente la parete è facile vedere affacciarsi dalle loro tane murene e gronghi, mentre grosse musdee si nascondono nei tanti anfratti. Nelle spaccature della roccia si scorgono frequentemente le antenne delle aragoste, che si trovano anche nelle fessure e nelle cavità alla base della parete, intorno ai 35 metri di profondità, dove comincia il fondale sabbioso.
Un occhio attento riesce a scorgere anche diverse varietà di coloratissimi nudibranchi (dondici, flabelline, discodoris, ecc.), mentre sui rami delle gorgonie si trovano attaccate le uova di gattuccio, all'interno delle quali si può vedere in trasparenza l'embrione del pesce che si muove.
Tra i grossi massi franati ai piedi della parete è frequente l’incontro con delle grosse cernie brune stanziali; mentre dando le spalle alla parete e osservando nel blu si vedono spesso nuotare branchi di saraghi e di barracuda e di frequente si incontrano anche grossi esemplari di dentici e di ricciole. L’immersione lungo questa bellissima parete è adatta ai subacquei di tutti i livelli, dato che ognuno può scegliere la propria quota, sicuro di fare comunque un'immersione entusiasmante; ma la parte esterna e più profonda dello scoglio  che raggiunge rapidamente i 50 metri di profondità è consigliata solo ai subacquei più esperti, dato che facilmente si esce fuori curva.


 
Nuotando lungo la parete Sud dello scoglio dell’Argentarola in direzione del promontorio dell'Argentario, si incontrano anche due belle grotte marine sommerse.
La prima è solamente una caverna poco profonda, con l’ingresso sempre ben visibile dall’interno, perciò la sua esplorazione è adatta anche ai subacquei meno esperti. L’ingresso di questa piccola caverna si trova attorno ai 12 metri di profondità, è molto ampio ed ha uno sviluppo verticale. Si penetra all’interno per una ventina di metri, risalendo poi gradatamente fino ad una bolla d’aria nella quale è possibile emergere e respirare tranquillamente per ammirare la piccola volta della caverna di colore rossiccio. All’interno della caverna, tra i massi accatastati vicino all’ingresso, è facile trovare dei gronghi e, a volte, anche qualche cernia che solitamente si nasconde tra i blocchi di roccia franati davanti all’ingresso; mentre sul fondo si possono scorgere caratteristici e coloratissimi esemplari di stenopus spinosus (il cosiddetto “gambero meccanico”, con le sue lunghe chele di colore rosso arancio) e qualche bell'esemplare di ciprea (luria lurida, quella conchiglia che sembra fatta di porcellana).
La seconda cavità sommersa (chiamata anche “Grotta Cattedrale”) è invece una vera e propria grotta che penetra profondamente all'interno dello scoglio e si trova verso l’estremità Est dell’isolotto. L’ingresso della grotta è piuttosto stretto ed è ad appena 4 metri di profondità, nascosto da alcuni massi. Una volta entrati all’interno, si scavalca un gradino sul quale si trova un bellissimo esemplare di cerianthus e si entra in una vasta sala ricca di stalattiti e stalagmiti, che  testimoniano come in un tempo lontanissimo la grotta fosse emersa.
La sala principale della “Cattedrale” è tutta contornata da un colonnato di stalattiti e stalagmiti e vi sono anche alcune diramazioni in sale minori, visibili attraverso varie finestre formate dagli speleotemi che caratterizzano tutta la stanza principale e la rendono molto suggestiva. Al centro della sala, poco sotto l’ingresso, è tesa una sagola guida che divide a metà la camera e, dopo una trentina di metri, raggiunge una grande stalagmite che si erge per alcuni metri dal fondo sino alla quota di -10 metri. Il fondo della grotta arriva attorno ai 16 metri di profondità ed è coperto da uno spesso strato di finissimo limo, perciò abbassandosi verso il fondo è consigliata una pinneggiata molto attenta. Sul fondo della sala principale, verso la destra rivolgendo le spalle all’ingresso, si trova un pozzo piuttosto profondo che scende fino a circa 30 metri di profondità, nel quale non è consigliabile calarsi se non sì è degli esperti speleosub dotati di un’attrezzatura adeguata, dato che il fondo del pozzo è completamente infangato e anche le pareti sono ricoperte da uno strato di finissimo limo che si solleva al minimo movimento rendendo difficile la vista.



martedì 15 settembre 2015

IL MARE BIANCO



Il Mar Bianco  è un mare laterale del Mar Glaciale Artico e occupa una superficie di circa 90.000 km² e ha un volume complessivo pari a circa 6000 km³. La profondità media è di 67 m mentre la profondità massima è di 350 m. È delimitato a nord dalla penisola di Kola e dalla linea ideale che va da capo Svjatoj a capo Kanin; a occidente dalla Carelia; a sud dall'Oblast di Archangelsk. Essendo quasi completamente circondato dalla terraferma è spesso considerato un mare interno, nel quale si trova l'arcipelago delle Isole Soloveckie.

Il Mar Bianco è suddiviso in quattro parti. L'area di passaggio dal mar Bianco al mare di Barents, larga dai 100 ai 170 km, è detta Voronka.
A sud-est della Voronka si trova il golfo del Mezen, profondo soli 13 m. Lo stretto di ampiezza che va dai 40 ai 60 km e profondo dai 40 ai 60 m, detto Gorlo introduce nel mar Bianco propriamente detto, a sua volta costituito da un bacino centrale e tre baie, da est a ovest rispettivamente la baia della Dvina, la baia dell'Onega ed il 'golfo di kandalaska.

Il clima è di tipo continentale, con inverni lunghi e molto rigidi, le temperature calano fino – 30 °C, e estati calde. La temperatura dell'aria difficilmente sale oltre i 15-20 °C ma può raggiungere anche i 30 °C. La temperatura dell'acqua raggiunge il valore massimo in agosto con 14-15 °C nella baia di Kandalakša, 12-13 °C nel bacino centrale e soli 7-8 °C nel Gorlo. In inverno parte del mare è coperto di ghiaccio e neve, ma solo negli inverni particolarmente rigidi il mare gela completamente. D'inverno la temperatura dell'acqua è vicina alla temperatura di congelamento che, a causa della salinità è tra i 0 e i -1,9 °C. Al di sotto del termoclino la temperatura è costante nell'anno ed è pari a -1,4 °C.



La salinità varia a seconda dell'apporto di acque dolci, gli apporti più significativi di acque dolci giungono dal fiume Dvina settentrionale (143 km³/a), dal Mezen' (33 km³/a) e dal fiume Onega (21 km³/a), tutti e tre sfociano nella parte orientale del mare. Nel complesso vi è un apporto annuo di acque dolci annuo pari a 228 km³. In superficie, nelle zone centrali, la salinità varia tra il 24-27 ‰, in profondità è intorno al 30 ‰. Il mar Bianco è leggermente meno salino del mar di Barents.

Il porto principale è Arcangelo, il fiume principale è la Dvina settentrionale. Nel 1933 fu aperto il Canale Mar Bianco-Mar Baltico; vi è inoltre un canale che tramite il fiume Volga pone in collegamento il Mar Caspio con il Mar Nero. I porti del mar Bianco sono chiusi dal ghiaccio da ottobre/novembre fino a maggio.

Nella baia di Kandalašskij si trovano numerose stazioni di ricerca biologica, tra le quali una dell'Accademia russa delle scienze.

Ogni anno in Marzo la banchisa che ricopre il Mar Bianco è teatro di uno degli eventi più straordinari che la natura possa offrire, la nascita di migliaia di Foche della Groenlandia.

Alcuni ricercatori Russi, hanno ideato un programma che per la prima volta permette di osservare, ed anche toccare, i meravigliosi cuccioli dalla candida e immacolata pelliccia.

La regione offre inoltre un luogo di grande interesse culturale, le Isole Solovetsky che con i monasteri e la tragica storia della deportazione e del gulag, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Le isole Solovetskij sono un arcipelago di sei isole più un centinaio di isolotti nel freddo Mar Bianco, a circa 250 chilometri dal confine con la Finlandia e a 700 chilometri da San Pietroburgo. Tuttora caratterizzate da un litorale sassoso e da paesaggio in cui prevalgono boschi e paludi, erano abitate già nel V secolo a.C. Il paesaggio dell’interno è anche caratterizzato da magnifici edifici della comunità religiosa ortodossa. In particolare, sull’isola di Solovetskij si trova l’omonimo monastero  fondato dagli asceti German e Savvatij. Fu fondato nel 1429 come luogo di reclusione e di esilio, ma poi fu trasformato in convento. La sua lunga storia è stata particolarmente movimentata: tra il 1584 e il 1594 la struttura fu trasformata in una roccaforte che in seguito avrebbe resistito agli attacchi nemici. Nei secoli seguenti il monastero, che era tra i più ricchi del paese grazie alle sue preziose collezioni di icone, paramenti e arredi sacri, esercitò un notevole influsso economico e culturale sulla Russia settentrionale. In seguito alla rivoluzione russa (1917-18), i monaci furono cacciati e gli edifici confiscati, diventando sede di un gulag nel 1921 e poi di una prigione nel 1929. Andò gradualmente in rovina, ma in seguito allo scioglimento dell’URSS nel 1991 il monastero tornò nelle mani della chiesa ortodossa e fu completamente restaurato.



L’arcipelago può essere raggiunto in aereo da Arcangelo e da Mosca, oppure via mare dai porti di Kem’, Belomorsk e Arcangelo.

Immergersi nelle limpidissime acque del Mar Bianco è un'esperienza assolutamente fuori dal comune con fondali assolutamente inediti e con una vita sottomarina inaspettata e particolarissima, tipica di queste acque fredde, il tutto ambientato in una cornice naturale meravigliosamente intatta, fra ghiacci e tundra per un turismo subacqueo al di fuori di ogni strada battuta.
Il golfo di Ciupà è una lunghissima insenatura, stretta e ramificata, che racchiude più di un centinaio d'isole (fra cui ci sono alcune di notevoli dimensioni e alcune che appaiono solo nel periodo di bassa marea). Le coste rocciose a strapiombo verso le acque cristalline e limpidissime si avvicendano ai tratti piu bassi dominati dai boschi misti e taiga di pini e di abeti. Insomma, vi aspettano paesaggi stranissimi per uno sfondo subacqueo classico, dalle insenature si gettano in mare alte falesie che proseguono sott'acqua alla profondita di 40 - 50 metri e finiscono con le ampie franate o distese sabbiose.
Qui, i fondali ricchi di biocenosi, si caratterizzano per la presenza costante di fessure, anfratti e tettoie, che si prestano perfettamente al riparo di numerose specie di coralli molli, stelle, pesci, ricci, molluschi e molto altro ancora.

Le immersioni nel Mar Bianco a ragione possono essere considerate la migliore offerta al mondo per le immersioni sotto il ghiaccio. L'utilizzo delle strutture mobili (sauna, servizi, sala comune riscaldata) che vengono spostate sui luoghi d'immersione trainate dalle autoslitte e che servono come supporto per il dopo immersione, danno la possibilità di praticare questa particolare attività con tutte le comodità direttamente sul luogo di immersione.





venerdì 21 agosto 2015

LA FOSSA DELLE MARIANNE



Un posto scuro, silenzioso ed estremamente pauroso. E sicuramente molto solitario: è così che la maggior parte di noi deve immaginare il fondo della Fossa delle Marianne, la depressione oceanica più profonda della Terra, 11 chilometri sotto la superficie del mare, al largo della costa delle Filippine nel Pacifico occidentale. E, probabilmente, lo scenario che tutti immaginiamo è abbastanza verosimile. Tuttavia, ne sappiamo ancora troppo poco per stabilire con certezza cosa ci sia là sotto. Tra i pochi privilegiati che in questo momento possono vantare di conoscere qualcosa di più, sicuramente c’è il regista James Cameron che a febbraio 2012 si è calato nell’abisso a bordo del sommergibile australiano Deepsea Challenger.

La fossa, che forma un leggero arco lungo circa 2 500 km, si trova in corrispondenza dell'incontro di due placche tettoniche, in una zona di subduzione, dove la placca del Pacifico si insinua sotto la placca delle Filippine.

Il punto più profondo si trova a circa 11 000 metri sotto il livello del mare.

Nei pressi della fossa delle Marianne (così come per tutte le altre fosse sottomarine), sono presenti molti vulcani sottomarini (come ad esempio in Giappone).

I primi rilievi della profondità di questa zona dell'Oceano Pacifico furono effettuati dalla spedizione Challenger, che tra il dicembre 1872 e il maggio 1876 compì quella che è considerata la prima spedizione oceanografica, percorrendo 68 890 miglia circumnavigando il globo. Le misurazioni effettuate dalla corvetta Challenger nella zona scoprirono l'esistenza della depressione, rilevando una profondità massima di 4 475 braccia, equivalenti a 8 184 metri.



Nel 1899 la carboniera statunitense Nero, incaricata di effettuare rilievi idrografici, riportò una profondità massima di 9 636 m (5 269 braccia).

Nel 1951 il vascello Challenger II della Royal Navy esplorò per la prima volta la zona utilizzando un sonar, scoprendo la depressione profonda 10 900 m posta a 11°19'N 142°15'E, in seguito battezzata Challenger Deep. Il rilevamento venne eseguito misurando con un cronometro il ritorno del segnale al ricevitore e, dato che tale misura era effettuata a mano, fu necessario applicare una correzione di circa 40 metri, cosicché la profondità venne rettificata a 10 863 m.

Nel 1957, il vascello sovietico Vitjaz misurò una profondità di 11 034 m. Tuttavia, dato che successive spedizioni dell'epoca non avevano potuto ripetere tale misura, essa non venne considerata accurata. Nel 1962 la M.V. Spencer F. Baird registrò la più grande profondità dell'epoca, pari a 10 915 m.

Nel 1984 il vascello giapponese Takuyo, nave altamente specializzata, misurò con il sonar multi-direzionale di cui era dotato una profondità massima di 10 924 m. Il 24 marzo 1995, undici anni dopo, un'altra sonda nipponica, la Kaiko, ottenne una nuova misurazione record di 10 916 m.

Nel 2009 fu effettuata una misurazione mediante il robot Nereus, che rilevò 10 902 m.

L'ultima misura è stata effettuata il 7 dicembre 2011, mediante mappatura del fondo marino con un sonar scientifico (echosounder) posto su una nave idrografica; secondo gli autori della ricerca, il punto più profondo (Challenger Deep), si trova a 10 994 ± 40 m sotto il livello del mare. Questa misura sarebbe, tra l'altro, compatibile con quella effettuata dal vascello sovietico Vitjaz nel 1957.

In un'immersione senza precedenti, il batiscafo Trieste (di progettazione svizzera e produzione italiana) della U.S. Navy (prima batteva bandiera civile marina italiana) raggiunse la profondità della fossa il 23 gennaio 1960 alle 13:06. Sul batiscafo erano presenti il tenente di vascello Don Walsh e Jacques Piccard. Come zavorra vennero usati pellet di ferro, mentre per favorire il galleggiamento fu usata benzina, più leggera dell'acqua. Il riempimento con benzina aveva anche lo scopo di rendere lo scafo incomprimibile. Gli strumenti di bordo individuarono una profondità di 11 521 m, più tardi rettificati a 10 916 m. Sul fondo della fossa Walsh e Piccard furono sorpresi di trovare delle particolari specie di sogliole o platesse, lunghe circa 30 cm e anche dei gamberetti. Secondo Piccard, «il fondo appariva luminoso e chiaro, un deserto che faceva trapelare diverse forme di diatomee».

Nel 2012 è stata organizzata una nuova immersione con il sommergibile Deepsea Challenger costruito da un'équipe australiana con la collaborazione dello Scripps Institution of Oceanography, del Jet Propulsion Laboratory e della Università di Hawaii.



Fragile e pallido come un fantasma, con pinne ampie come ali, che fendono l'acqua quasi senza muoverla: è questo l'aspetto del pesce più "profondo" mai osservato finora, un liparide (fam. Liparidae), forse di una nuova specie, filmato a 8.145 metri nella Fossa delle Marianne.
I ricercatori dello Schmidt Ocean Institute, da tempo impegnati a scandagliare la depressione oceanica, l'hanno scoperto il 6 dicembre scorso nella loro 14esima e ultima spedizione, mentre esaminavano il filmato di un'esca attorno alla quale nuotano altre numerose creature abissali (come particolari crostacei chiamati anfipodi).
Il pesce, lungo circa 15 cm, agita le ampie pinne ricoperte di sensori gustativi per "assaggiare" l'acqua in cerca di cibo. Simile nell'aspetto a un fazzoletto di carta abbandonato in mare, ha il corpo trasparente che lascia intravedere gli organi interni. Gli scienziati l'hanno filmato 500 metri più in basso del pesce fino ad oggi detentore del record di maggiore profondità, e appena 55 metri più in alto di quello che è normalmente ritenuto il limite invalicabile per la sopravvivenza di un pesce.

Sotto gli 8200 metri, infatti, il corpo delle creature marine è teoricamente incapace di produrre osmoliti, i componenti chimici che aiutano le cellule a sopportare le incredibili pressioni raggiunte a quelle profondità. Purtroppo i biologi non sono riusciti a catturare l'esemplare per studiarne le caratteristiche e attribuirgli un nome scientifico: il pesce è passato a favore di telecamera, per poi nuotare via, disinteressato all'esca.

I liparidi non sono nuovi alle grandi profondità: erano già stati osservati nuotare tra i 6.500 e i 7.500 metri nella Fossa di Kermadec, vicino alla Nuova Zelanda, e nella Fossa del Giappone.

A quanto pare, c’è ancora un’altra creatura di dimensioni superiori alla norma sul fondo della fossa. Nascosti dietro pile di sabbia instabili e irregolari ci sono dei protisti filamentosi giganti, detti foraminiferi. Si tratta di esseri viventi simili ad amebe, dotati di tentacoli lunghi e ramificati con cui afferrano il cibo. Spesso sono provvisti di gusci di carbonati di calcio di grande complessità e bellezza: per resistere alla pressione degli abissi, mille volte superiore a quella superficiale, i gusci sono morbidi e flessibili. Non è ancora ben chiaro se si tratti di creature unicellulari nel senso stretto del termine.



LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2015/08/i-misteriosi-abissi.html