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domenica 26 marzo 2017
LA SIBERIA
La Siberia è una vastissima regione della Russia che copre tutta l'Asia settentrionale e comprende la maggior parte della steppa asiatica. Si estende a est della Russia europea, dalla quale è separata dagli Urali e dal fiume Ural, fino all'Oceano Pacifico, e dall'Oceano Artico verso sud fino ai confini con il Kazakistan, la Mongolia e la Cina. Tutta la Siberia appartiene alla Russia e ne ricopre il 74,7% del territorio.
Alcune fonti dicono che "Siberia" deriva dalla parola del turco antico per "terra dormiente" o "bello" (Siber). Un'altra versione è che questo nome era l'antico nome tribale dei Sabiri, un popolo nomade, in seguito assimilato ai Tartari Siberiani. Un'ulteriore variante sostiene che la regione sia stata nominata basandosi sul nome del popolo Xibe. L'uso moderno del nome è apparso nella lingua russa dopo la conquista del Khanato di Sibir. La spiegazione molto plausibile che il nome derivi dalla parola russa per "nord" viene proposta dallo storico polacco Chycliczkowski, ma questa spiegazione è respinta da Anatole Baikaloff dato che è dubbio il fatto che in antico alcuni tra i vicini cinesi, arabi e mongoli (il cui nome per la regione è simile) sapessero il russo. Il suo suggerimento è che il nome sia una combinazione di due parole turche, "su" (acqua) e "birr" (terra selvaggia).
La Siberia è uno dei luoghi più incontaminati della Terra. Vi si trovano habitat ancora pressoché intatti, che variano dalle steppe mongole alla taiga, dalla tundra alle alte cime dei monti Altaj. Da questa ricchezza di ambienti deriva una grande abbondanza di specie animali, tra le quali possiamo contare lupi, orsi bruni, cervi muschiati, renne, poiane, falchi, aquile, allocchi della Lapponia e altri strigiformi, corvi imperiali e molti altri. Di particolare rilievo è la presenza della foca del Lago Bajkal.
La Russia è uno dei principali fornitori di petrolio e gas naturale a gran parte dell'Europa.
La Siberia è straordinariamente ricca di minerali, contenenti vene di quasi tutti i metalli preziosi da un punto di vista economico - in gran parte a causa della mancanza di glaciazione quaternaria all'esterno delle zone di montagna. Ha alcuni dei più grandi giacimenti al mondo di nichel, oro, piombo, carbone, molibdeno, gesso, diamanti, diopside, argento e zinco, oltre ad ampie risorse inutilizzate di petrolio e gas naturale. La regione di Khanty-Mansiysk ospita il 70% dei campi petroliferi sviluppati della Russia. La Russia contiene circa il 40% delle risorse conosciute al mondo di nickel presso il deposito Noril'sk in Siberia. Norilsk Nickel è il più grande produttore al mondo di nichel e palladio.
L'agricoltura siberiana è fortemente limitata dalla breve stagione di crescita in gran parte della regione. Tuttavia, nel sud-ovest, dove i terreni neri sono estremamente fertili e il clima è un po' più moderato, vi è ampia coltivazione di frumento, orzo, segale e patate, insieme con il pascolo di un gran numero di capre e mucche. Altrove la produzione alimentare, a causa della scarsa fertilità dei suoli podzolici e dell'estrema brevità delle stagioni di crescita, è limitata alla pastorizia delle renne nella tundra, che è stata praticata dai nativi per oltre 10.000 anni. La Siberia ha le più grandi foreste del mondo grazie alla presenza di vastissime porzioni di taiga. Il legname rimane una fonte importante di reddito, anche se molte foreste a est risultano piuttosto sfruttate ovvero tagliate molto più rapidamente di quanto siano in grado di rigenerarsi. Il Mare di Okhotsk è uno dei due o tre posti più ricchi di pesca del mondo a causa delle sue correnti fredde e delle sue maree molto elevate, e quindi la Siberia produce oltre il 10% del pescato annuale del mondo, anche se la pesca è diminuita un po' dopo il crollo dell'URSS.
La Siberia ha un'estensione di 13 100 000 km². Morfologicamente presenta a ovest, nel territorio compreso tra il fiume Enisej, i monti Urali e il fiume Ural, il Bassopiano della Siberia Occidentale, ampia regione pianeggiante composta soprattutto da acquitrini, nella parte centrale l'Altopiano della Siberia centrale di altezza compresa tra 400 e 1250 metri e a est un complesso sistema di catene montuose.
I sistemi montuosi principali della Siberia sono i monti Jablonovy e Stanovoj vicino al confine cinese, la catena montuosa Kuzneck Alatau a sud, i Saiani e l'Altaj a sud est, i monti Džugždur a est e più a nord nella Jacuzia i Monti di Verchojansk e dell'Aldan.
Nell'estremo oriente di questa terra si trovano i monti della Kolyma e, lungo tutta la penisola della Kamcatka, una catena di vulcani, molti dei quali ancora attivi.
I fiumi principali sono l'Ob', lo Enisej, la Lena e la Kolyma, che sfociano nel Mar Glaciale Artico e che sono raramente navigabili, poiché sono spesso ghiacciati a causa delle elevate latitudini cui si trovano. Altro corso d'acqua molto importante è l'Amur, che per lunghi tratti segna il confine tra la Russia e la Cina per poi sfociare nell'Oceano Pacifico di fronte alle coste nordoccidentali dell'isola di Sachalin.
La Siberia è caratterizzata da un clima continentale, con estati brevi e calde e talvolta con episodi di caldo decisamente accentuato e inverni lunghissimi e rigidi: le temperature scendono non di rado a -50 °C e più.
Norilsk, in Siberia, è la città più a nord del mondo. Purtroppo per i suoi abitanti però non è questo l’unico primato di questo luogo, che ne vanta anche altri ben poco invidiabili: è anche tra le città più fredde, più inospitali e più inquinate della Terra.
Qui, a 400 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, il clima è decisamente estremo per la sopravvivenza umana: la temperatura media annuale è di 10° C sottozero. Il periodo freddo dura 280 giorni all’anno, 130 dei quali sono funestati da forti tempeste di neve, la quale ricopre il paesaggio di una coltre bianca per la maggior parte dell’anno. Per due mesi, sempre in inverno, sulla città cala il buio assoluto della notte polare. A volte, d’inverno, la temperatura minima raggiunge i 55° C sotto lo zero. Come se non bastasse, Norilsk è la una delle città più ventose del mondo, tanto che la temperatura percepita arriva a 10-15° gradi in meno rispetto a quella reale.
Nel lunghissimo inverno i bambini possono uscire raramente e a volte sono costretti a rimanere mesi interi chiusi in casa. Durante le ondate di freddo, gli autobus circolano in convoglio a gruppi di 15 o 20 automezzi, con una frequenza di tre volte al giorno. In tal modo, se un bus si blocca, i passeggeri possono essere trasferiti su uno degli altri pullman.
Tutta la vita sociale ovviamente si svolge al coperto, nei centri commerciali e negli enormi centri sportivi, dimensionati in modo da permettere agli abitanti di Norilsk di praticare attività che normalmente si svolgerebbero all’aria aperta, come corsa e ciclismo. Molti dei residenti, com’è possibile immaginare, a causa delle condizioni meteorologiche estreme soffrono di ansia, nervosismo, sonnolenza e depressione.
Norilsk non è solo una delle città più fredde del pianeta, ma è anche uno dei luoghi più isolati che esista al mondo. Persa nella tundra a nord del Circolo Polare Artico, non è raggiungibile via terra: l’unico modo per arrivare in questa città è per via aerea.
Ai tempi di Stalin, la strada per Norilsk, sede del gulag Norillag, che sorgeva proprio qui, era conosciuta come “via della morte”.
Norilsk è stata colonizzata nel 1900 dopo la scoperta dei giacimenti minerari. Nel 1935 l’Unione Sovietica ha costruito un complesso metallurgico per estrarre i minerali e ha fatto confluire qui centinaia di migliaia di prigionieri condannati ai lavori forzati nel gulag e a una lenta morte nel deserto artico.
Il progetto della città risale al 1940 ed è stato disegnato da un gruppo di architetti prigionieri del gulag Norillag. La loro idea era che la città dovesse avere una pianta semplice e logica. Gli edifici più vecchi sono in stile architettonico stalinista, mentre nella seconda fase di espansione di Norilsk, che risale al 1960, gli edifici vennero costruiti -come si usava in Unione Sovietica a quei tempi- in pannelli prefabbricati.
Dopo la caduta del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica nel 1991, la città continuato a vivere e a prosperare e oggi fornisce il 2% del Pil russo.
Tutto questo ha un prezzo, e molto caro: Norilsk è tra le 10 città città più inquinate del mondo. Qui ogni anno, più di 2 milioni di tonnellate di gas nocivi, come biossido di zolfo, ossido di azoto, carbonio e fenoli vengono espulsi nell’atmosfera. Nonostante qui si vada in pensione anticipata a 45 anni e non si lavori per 90 giorni all’anno (con un ritmo di tre giorni lavorativi intervallati da uno di riposo), l’aspettativa di vita rimane di 10 anni inferiore al resto della Russia e il rischio di cancro è doppio rispetto al resto del Paese, per non parlare del già citato disagio psichico e della diffusione di malattie respiratorie. Alcuni studi hanno dimostrato che la qualità dell’aria è responsabile del 37% dei decessi infantili e del 21,6% delle morti degli adulti.
Ci sono varie credenze in Siberia, principalmente il Cristianesimo ortodosso, il Buddismo tibetano e l'Islam. Si stima che circa 70 000 ebrei vivano in Siberia, e vi è anche la Provincia autonoma degli Ebrei. Il gruppo predominante è la Chiesa ortodossa russa.
La Siberia è considerata il locus classicus dello sciamanesimo e il politeismo è popolare. Queste religioni native risalgono a centinaia di anni fa. Il vasto territorio della Siberia ha molte diverse tradizioni locali di divinità. Queste includono: Ak Ana, Anapel, Bugady Musun, Kara Khan, Khaltesh-Anki, Kini'je, Ku'urkil, Nga, Nu'tenut, Numi-Torem, Numi-Turum, Pon, Pugu, Todote, Toko'yoto, Tomam, Xaya Iccita, Zonget. Olkhon, un'isola del Lago Baikal è un esempio di luogo con delle aree sacre dedicate a queste divinità.
Il Bandy è perfino più popolare in Siberia che nella Russia europea.
La celeberrima Transiberiana è la tratta che unisce con una linea ferroviaria le parti più estreme della Russia, da Mosca fino alla perla della Siberia Vladivostok, o con un itinerario diverso fino a Pechino.
Voluta dallo zar Alessandro III nella seconda metà dell'Ottocento per favorire lo sviluppo della Siberia, la sua costruzione ebbe inizio nel 1891 e durò all'incirca un decennio.
All'epoca la Transiberiana si interrompeva all'altezza del Lago Bajkal per poi riprendere dalla sponda opposta, solo dopo alcuni anni iniziò la costruzione del tratto di ferrovia che oggi passa a sud del lago.
Dopo ulteriori estensioni durante il XX secolo, si sviluppa per una lunghezza di quasi 10 000 km essendo di fatto la più lunga linea ferroviaria del mondo.
Nel 2016 un gruppo di ricercatori al lavoro nell'isola Bely, in Siberia, fece una scoperta alquanto bizzarra: il terreno sembrava possedere delle bolle che, sottoposte a pressione con i piedi delle persone, si muoveva come se fossero di gelatina. Un primo sopralluogo aveva permesso di individuare circa 15 bolle di questo genere.
«Inizialmente si forma una bolla, o “bulgunyakh” in lingua locale, poi quasi sempre la bolla esplode e rilascia del gas. Conseguentemente si forma un vero e proprio truogolo a forma di imbuto”, ha spiegato Alexey Titovsky del Dipartimento per la Scienza e l’Innovazione di Yamal.
Si tratta di un fenomeno noto tra i geologi, ma molto raro. Nei mesi successivi, un'indagine più allargata che ha interessato le penisole Yamal e Gydan, ha portato all’individuazione di circa 7.000 bolle di quel tipo e tutte sembravano essersi formate negli ultimi anni.
Si teme che la maggior parte di queste 7.000 bolle possa esplodere senza preavviso, rilasciando gas serra. Dalle prime indagini eseguite nel 2016 i ricercatori hanno notato che da quelle sacche di terra fuoriesce aria con alte concentrazione di metano (1.000 volte più del normale) e anidride carbonica (25 volte più del normale).
Un altro elemento che rende questi fenomeni ancor più misteriosi è il fatto che dopo l'esplosione di una di queste sacche nella penisola di Yamal si è creato un cratere di circa 30 metri al cui interno sono state registrate alte concentrazioni di metano (9,6 per cento rispetto allo 0,000179 per cento che si ha normalmente nell’aria), segno che il gas non si esaurisce dopo l'apertura, ma che siamo in presenza di enormi riserve in profondità.
La spiegazione del fenomeno potrebbe risiedere nelle recenti ondate di caldo che hanno interessato tutta la Siberia e che hanno spinto il permafrost della tundra siberiana a scongelarsi. Stando a una ricerca del 2013 si era ipotizzato che un aumento globale della temperatura di 1,5 gradi centigradi sarebbe sufficiente per fondere quasi completamente il permafrost, ma a causa di estati anormalmente calde si sospetta che la fusione si stia già verificando in diverse parti della regione russa. Nel luglio delle 2016 vi sono stati diversi giorni durante i quali la temperatura ha raggiunto i 35 gradi centigradi.
Anche la geologia dell'area tuttavia, può avere contribuito alla produzione delle bolle ricche di metano. Secondo Vasilij Bogoyavlensky dell'Accademia Russa delle Scienze che studia queste bolle da anni, nella regione interessata dal fenomeno, tra 100 milioni di anni fa e 93 milioni di anni or sono si formò un giacimento di gas che oggi dovrebbe trovarsi molto vicino alla superficie, ossia tra 500 e 1.200 metri di profondità. «Il gas sale in superficie attraverso fratture e faglie e mette in pressione gli strati argillosi del permafrost, le condizioni anomale verificatesi ultimamente per le alte temperature poi, portano alla rottura del suolo, la fuga di gas e la nascita di veri e propri i crateri».
Al di là dello studio teorico dei motivi che portano alla formazione delle bolle, i ricercatori sono fortemente interessati a capire quali potranno esplodere in tempi relativamente brevi, un elemento fondamentale per identificare aree che potrebbero essere pericolose per le persone che vivono in quei luoghi. Per questo stanno lavorando alla realizzazione di una mappa sulla quale identificare i “punti caldi” che potrebbero esplodere nei prossimi mesi.
domenica 30 ottobre 2016
LA MALESIA
Nella penisola malese, punto di passaggio obbligato dei commerci terrestri tra il Golfo del Bengala, quello del Siam e il Mar Cinese meridionale, nel II secolo d.C., si costituirono i primi regni indigeni. Solo nel XV secolo, con la fondazione del porto di Malacca e con la penetrazione portoghese, iniziò lo sviluppo economico della Malesia che a partire dal 1511 cadde sotto il dominio prima dei Portoghesi (i quali desideravano avere una base commerciale in Oriente) e poi, nel 1641, degli Olandesi passando nel 1795 sotto quello britannico. Con il trattato di Londra la Malesia venne assegnata alla Gran Bretagna, mentre Malacca passò agli olandesi che poi la cedettero ai britannici in cambio di alcuni possedimenti sulla costa occidentale di Sumatra. Nel 1867 Malacca e Singapore entrarono a far parte della colonia britannica degli stabilimenti degli stretti. Nel 1909 la Gran Bretagna ottenne dalla Thailandia gli stati di Kedah, Kelantan, Perlis e Terengganu che poi riunì nei Confederate Malay States (Confederazione degli stati malesi).
Durante la seconda guerra mondiale la Malesia venne in gran parte conquistata dai Giapponesi (1942). Nel dopoguerra la propaganda antibritannica e l'acceso spirito nazionalista e indipendentista portarono alla costituzione dell'Unione Malese (1946). Nel 1957 venne proclamata l'indipendenza della Federazione Malese che, ampliatasi ancora con l'unione di Singapore, Sarawak, Sabah e Sultanato del Brunei si costituì in federazione della Grande Malesia, da cui però il Sultanato del Brunei si staccò volontariamente durante il decennio successivo. Singapore fu costretta a lasciare la federazione.
La Malesia è un miscuglio di etnie e di culture. La popolazione è formata principalmente da malesi (50,1%), cinesi (22,6%), Orang Asli (11,8%), indiani Tamil (popolo) (6,7%) ed altre etnie minoritarie (8,8%). I malesi, islamizzati qualche secolo fa, sono oggi i soli ad avere pieni diritti politici e civili. I cinesi, che rappresentano circa un quarto della popolazione totale, sono concentrati nei maggiori centri urbani e spiccano nelle attività commerciali.
I Semang, che abitano al nord, sono cacciatori e raccoglitori e si distinguono per i capelli crespi. I Sakai, con caratteristiche fisiche simili agli altri (statura pigmoide) si distinguono per i capelli ondulati e sono i più numerosi. Infine a sud-ovest della Malacca abitano gli Jakudn dai capelli lisci. Nel Sarawak, il gruppo più numeroso è quello dei Dayak, un tempo considerati tagliatori di teste. Di più recente immigrazione sono i gruppi pakistani, Bengalesi (del Bangladesh) e Nepalesi, che svolgono mansioni prevalentemente artigiane e manuali.
Questo vero e proprio "melting pot" comporta un gran numero di feste e manifestazioni religiose (Hari Raya musulmano, Deepavali e Taipusam induista, Capodanno Cinese, Natale cristiano), nonché una miriade di specialità culinarie e artigianali, ma anche tensioni etniche mai sopite e spesso strumentalizzate dalla politica.
Le religioni professate in Malesia sono: l'islam (63,7%), il buddismo (17,7%), il cristianesimo (9,4%), l'induismo (6%), il Confucianesimo, il Taoismo e la religione tradizionale cinese. La religione di Stato è l'Islam.
La lingua ufficiale è la lingua malese, che è una lingua austronesiana. Tra le altre lingue parlate ci sono il cinese, il cantonese, l'hokkien, il tamil e la lingua iban del Borneo settentrionale. La lingua inglese è diffusa ed usata soprattutto nei centri urbani.
In Malesia l'istruzione non è obbligatoria ed è gratuita dai 6 ai 19 anni di età. Il primo ciclo di studi dura sei anni e l'insegnamento viene impartito nelle quattro lingue principali del paese (malese, cinese, tamil, iban), con l'inglese come seconda lingua obbligatoria. I corsi di istruzione primaria sono frequentati da circa il 90% dei ragazzi, mentre nella scuola secondaria il tasso di abbandono scolastico è elevato. Nel 2000 il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era dell'88,7%. Oltre all'Università nazionale di Bangi, fondata nel 1970, esistono altri atenei: l'Università tecnologica di Malesia a Kuala Lumpur (1925); l'Università dell'agricoltura a Serdang (1971); l'Università delle scienze a George Town (1969); l'Università di Malaya (1962); l'Università internazionale islamica a Petaling Jaya (1983) e l'Università settentrionale della Malesia ad Alor Setar (1984).
La Malesia ha un sistema diffuso di assistenza sanitaria. Esso implementa un sistema sanitario universale, che coesiste con il sistema sanitario privato. La speranza di vita alla nascita nel 2005 era di 74,04 anni.
La sanità in Malesia è divisa in pubblica e privata. La Società malese attribuisce importanza per l'espansione e lo sviluppo dei servizi sanitari, mettendo l'8% del budget statale per lo sviluppo nella sanità pubblica con un incremento di oltre il 47 % rispetto al dato precedente.
Con una popolazione in aumento e l'invecchiamento, il governo intende migliorare la sanità in molte aree, ed è partita la ristrutturazione degli ospedali esistenti, la costruzione e l'allestimento di nuovi ospedali, l'espansione del numero di poliambulatori, e il miglioramento della formazione e l'espansione della telemedicina. Negli ultimi due anni il governo ha aumentato i sforzi per revisionare i sistemi e attrarre maggiori investimenti esteri.
C'è ancora tuttavia, una notevole carenza nella forza lavoro medica, in particolare di personale altamente specializzato; le cure mediche e il trattamento sono disponibili solo nelle grandi città. Recenti sforzi per portare molte strutture per altre città sono stati ostacolati dalla mancanza di competenze necessarie per far funzionare le attrezzature disponibili.
La maggior parte degli ospedali privati si trovano in aree urbane e a differenza di molti ospedali pubblici, sono dotate delle più moderne attrezzature diagnostiche e di imaging.
Il governo comunque ha riposto molta attenzione al settore ed ha anche cercato di promuovere la Malesia come destinazione di assistenza sanitaria regionale e internazionale.
Le Forze Armate malesi sono tre: Royal Malaysian Navy (marina), Malaysian Army (esercito) e Royal Malaysian Air Force (aeronautica). L'età richiesta per il servizio militare volontario è di 18 anni. Per la difesa lo stato spende il 2,03 per cento del PIL del paese, e impiega il 1,9 per cento della forza lavoro della Malesia. Attualmente la Malesia sta attuando un importante programma per espandere e modernizzare tutti e tre i rami delle sue forze armate.
La Malesia, Stato federale chiamata anche Federazione della Grande Malesia, si costituì nel 1963, riunendo gli 11 stati della Federazione della Malesia (indipendente dal 1957), il Sabah, il Sarawak e Singapore (che lasciò la federazione nel 1965). Il paese comprende oggi tredici stati, oltre a tre territori federali, creati con emendamenti alla Costituzione nel 1974 (Kuala Lumpur), nel 1984 (Labuan) e nel 2001 (Putrajaya).
Si tratta di una federazione di monarchie costituzionali il cui capo che assume il titolo di "Re della Malesia" viene eletto, con un mandato di cinque anni, tra i sovrani ereditari di nove dei tredici stati che compongono la Federazione. Gli sarà riconosciuto il titolo di Yang Di Pertuan Agong (Capo Supremo) e avrà il potere esecutivo e il potere legislativo, che vengono esercitati insieme al governo e al Parlamento. È compito del Re scegliere il primo ministro che sarà il leader del maggior partito della Camera dei rappresentanti. Ogni azione destinata a modificare i confini del paese o a estendere alla Federazione la legge islamica, deve essere sottoposta all'approvazione della Conferenza dei Regnanti formata dai nove sovrani ereditari e i quattro capi di Stato elettivi. Il Parlamento è composto da due Camere: la Camera dei rappresentanti (Dewan Rakyat, 219 membri) e il Senato (Dewan Negara, 69 membri). La Camera dei rappresentanti, è il principale organo legislativo; il Senato ha solo il potere di sospendere la legislatura. I senatori, vengono nominati con un mandato di sei anni dal Re della Federazione e dai Parlamenti dei singoli stati. È in vigore la pena di morte. Ogni stato è dotato di organi esecutivi propri (Gabinetto ministeriale e Consiglio dei ministri) e di un organismo legislativo unicamerale, la cui composizione può variare. I membri del Parlamento degli stati vengono tutti eletti a suffragio diretto con un mandato di cinque anni, (tranne quelli del Sabah). A livello locale l'amministrazione è affidata alle singole municipalità e ai consigli comunali. Dal punto di vista istituzionale la Malesia è una monarchia costituzionale elettiva. Il Capo Supremo dello Stato, in malese Yang di-Pertuan Agong, dura in carica cinque anni.
L'attuale sovrano è il sultano Abdul Halim di Kedah, nato nel 1927 e in carica dal 13 dicembre 2011; il Capo del Governo è il Primo Ministro Najib Razak, nato nel 1953 e in carica dal 3 aprile 2009.
La politica estera della Malesia si basa ufficialmente sul principio della neutralità e il mantenere relazioni pacifiche con tutti i paesi , indipendentemente dal loro sistema politico . Il governo attribuisce un'elevata priorità alla sicurezza e alla stabilità del sud-est asiatico e cerca di sviluppare le relazioni con gli altri paesi della regione.
Negli ultimi trent'anni la Malesia ha conosciuto un fortissimo sviluppo economico, trasformandosi da paese in via di sviluppo ad uno dei paesi più ricchi del sud-est asiatico, non più dipendente soltanto dalla produzione ed esportazione di materie prime. Con la Nuova politica economica (NPE), la Malesia è divenuta leader mondiale nella produzione di componenti elettronici e primo paese del Sud-Est asiatico per l'assemblaggio e l'esportazione di autoveicoli.
Il paese è uno dei più sviluppati del pianeta con il PIL al 29º posto tra quelli mondiali, mentre è al 59º posto per PIL pro capite.
Anche i settori dei servizi, del turismo e della finanza hanno tratto notevoli vantaggi. Ma, nonostante la NPE abbia reso possibili grandi sviluppi, rimane sempre la questione della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e molti contadini della Malesia peninsulare, così come gli indigeni di Sabah e Sarawak, dipendono ancora da un'agricoltura di sussistenza. Per risolvere questo grave problema sono stati presi provvedimenti dalla NPE, i cui obiettivi sono la crescita economica, lo sradicamento della povertà e, soprattutto, la trasformazione della Malesia in una nazione altamente industrializzata entro il 2020. L'economia della Malesia vanta due primati mondiali assoluti e ben consolidati: quello della produzione di caucciù, il cui volume annuo si avvicina alla metà del volume complessivo mondiale, e quello della produzione di stagno, anch'esso quasi la metà del totale mondiale. Nel 2011 c'era una forza lavoro di 11.910.000 occupati, mentre il tasso di disoccupazione era del 3,1; l'economia malese dal 1999 al 2011 ha avuto tassi di crescita alti in media del 5%, ed il prodotto interno lordo ha avuto una crescita vertiginosa.
Tra le attività più produttive oltre al caucciù ricordiamo le colture, del riso, seguono poi la manioca, il mais, le patate e le patate dolci, i frutti tropicali, soprattutto l'ananas, caffè, cacao, arachidi, palme da cocco, palme da olio, pepe e altre spezie. Lo sfruttamento dei boschi riguarda soprattutto l'albero del caucciù, ma anche il legname; la pesca, molto attiva in tutta la Malesia, costituisce sia un ricco apporto proteico per la dieta locale, sia una voce non trascurabile delle esportazioni. Modesto è invece l'allevamento, che si basa principalmente sul bestiame suino.
La Malesia è leader nella produzione di stagno, anch'esso quasi la metà del totale mondiale. I principali giacimenti di stagno si trovano nel Perak, nel Johor, nel Pahangh e presso Kuala Lumpur. Altre risorse minerarie sono i minerali di ferro, oro, bauxite, manganese, carbone, fosfati e l'antimonio (nel Sarawak), e tungsteno. Importanti anche i giacimenti di gas naturale e petrolio che hanno consentito al paese l'autosufficienza energetica; per quanto riguarda l'industria sono sviluppati settori come quello agroalimentare, tessile, chimico, edile, elettronico, dell'attività cantieristica e delle produzioni meccaniche.
Nei primi anni del XXI secolo è il settore terziario quello che fa da traino all'economia malese; in primis il turismo, infatti la Malesia è uno dei paesi più visitati del mondo; nel 2011 il paese asiatico figurava al nono posto mondiale per arrivi di turisti internazionali con 24,7 milioni di persone posizionandosi davanti al Messico, e subito dopo la Germania; la Malesia offre paesaggi, isole, spiagge e mare pressoché incontaminati, flora e fauna rarissime e parchi naturali, ma non mancano i servizi con numerosi alberghi, campi da golf, centri commerciali; per quanto riguarda il turismo storico e culturale in Malesia ci sono tre dei più importanti musei che espongono interessanti collezioni etnografiche e archeologiche regionali (il Museo nazionale della Malesia a Kuala Lumpur, il Museo Sabah a Kota Kinabalu e il Museo Sarawak di Kuching). Testimonianze rilevanti della storia sociale e culturale del paese si trovano nella Biblioteca nazionale e nell'Archivio nazionale di Kuala Lumpur.
Importante il sistema bancario con numerose banche commerciali, istituti di credito e assicurazione e di altra natura supervisionate dalla Banca centrale (Bank Negara Malaysia); per quanto riguarda il settore finanziario, la moneta malese è il ringgit malese (in passato chiamato dollaro della Malesia), suddiviso in 100 sen. La Bank Negara Malaysia è la banca di stato, la sola autorizzata a emettere moneta e Kuala Lumpur è una piazza finanziaria con sede di Borsa valori; per quanto riguarda il commercio, alla base delle importazioni in Malesia vi sono: macchinari in genere e mezzi di trasporto, materie prime di base, generi alimentari e bevande, combustibile e prodotti chimici. Mentre un notevole cambiamento hanno avuto le esportazioni negli ultimi anni che hanno visto i macchinari, i mezzi di trasporto e i prodotti industriali (caucciù, stagno, combustibili), togliere il posto alle materie prime;
ai tradizionali partner commerciali, Giappone, Singapore, Stati Uniti, Gran Bretagna e Corea del Sud, negli ultimi anni si è aggiunta anche la Cina.
Anche a causa dell'aspetto geografico del paese, la rete dei trasporti via terra non è uniformemente sviluppata: le comunicazioni stradali e ferroviarie della Malesia Peninsulare hanno una buona estensione, mentre nel Sabah e nel Sarawak la presenza di aspri rilievi nelle regioni interne ne impediscono lo sviluppo e i trasporti avvengono soprattutto attraverso la rete fluviale e quella aerea.
I collegamenti aerei sono garantiti dalla compagnia di bandiera, Malaysia Airlines (MH) e dalla low-cost malese AirAsia. Il network fa perno sull'avveniristico aeroporto di Kuala Lumpur (KLIA - Kuala Lumpur International Airport, situato nell'area di Sepang). Inaugurato alla fine degli anni '90 è uno degli aeroporti più moderni e tecnologicamente avanzati del mondo.
In Malesia gli sport più popolari sono il badminton, l'automobilismo, l'hockey su prato ma sono praticate anche le arti marziali: il Silat Melayu arte marziale creata dal popolo per difendersi dall'invasione di altri popoli e anche il Tomoi che è un'arte marziale molto simile alla Muay Thai thailandese. Abbastanza praticato è anche il calcio con la Nazionale di calcio che partecipò alle Olimpiadi di Monaco di Baviera.
La Malesia Occidentale, che si estende sull'estremità meridionale della penisola di Malacca, è bagnata a ovest dalle acque dello stretto di Malacca e a est dal mar Cinese Meridionale, e confina a nord con la Thailandia e a sud con Singapore; la Malesia Orientale, che occupa il settore settentrionale dell'isola di Borneo, confina a sud con l'Indonesia e a nord col Brunei. Il settore malese della penisola di Malacca presenta un'ossatura centrale costituita da formazioni montuose e tabulari discontinue, allungate nella direzione da nord-ovest a sud-est, che si collegano alla catena indocinese e hanno la loro origine nel corrugamento himalaiano. L'altitudine media varia dai 1000 ai 2000 metri; la vetta più alta si trova a nord, dove il Gunong Tahan raggiunge i 2190 metri. Vaste pianure sedimentarie fiancheggiano il sistema a ovest e a sud, mentre a est i rilievi arrivano spesso alla costa e frammentano una fascia pianeggiante ridotta nel settore settentrionale. I fiumi sono numerosi e molto ricchi di acque sui due versanti della catena: i più importanti sono il Kelantan, il Pahang, il Belum e il Muar. Le coste sono in genere basse e uniformi, talvolta sabbiose e paludose e fronteggiate da una serie di isole, isolotti e banchi corallini. Il territorio della Malesia Orientale si affaccia a ovest sul mar Cinese, a nord-est sul mar di Sulu e a est sul mar di Celebes. Il suo confine con la parte indonesiana dell'isola è segnato dalle alte cime delle catene montuose dei Kapuas Hulu, degli Iran e dei Penambo.
Non mancano i corsi d'acqua: ricordiamo il Rajang e il Kinabatangan. Le coste sono prevalentemente basse e sabbiose lungo il settore occidentale, per diventare più alte e frastagliate in quello nord-orientale.
Il clima malese è di tipo equatoriale, con temperature elevate, debolissima escursione termica annuale (mentre giornaliera 7 gradi di norma nell'intero paese considerando le immense foreste equatoriali schermanti la poderosa intensità solare) e precipitazioni abbondanti. L'influsso monsonico non è molto accentuato, ma comunque provoca un aumento delle piogge sulla costa est da novembre a febbraio, mentre sulla costa ovest solo il mese di agosto è molto piovoso con intensi e prolungati rovesci. La pioggia tende a cadere nel tardo pomeriggio e di sera, spesso in maniera violenta, con la formazione di temporali.
Il Borneo è sempre un po' più umido rispetto al resto del Paese.
La temperatura media annuale in tutto il paese (tra le minime: 24,5 °C, e le massime: 31,5 °C) tendenzialmente non è inferiore ai 28 °C (sino a 100 m s.l.m.) e le precipitazioni, salvo casi eccezionali, non scendono in nessun luogo su tutta la superficie del paese al di sotto dei 2000 mm annui. L'umidità relativa annuale non è di norma inferiore all'80% (fino all'85% per le zone maggiormente piovose e/o palustri) rimanendo relativamente costante nelle ore, 95% max - 65% min. A causa dell'elevata umidità che non favorisce un'ottimale traspirazione dell'organismo, le temperature percepite dalla pelle umana nelle ore centrali del dì non di rado possono giungere, per una durata di qualche ora, a 41-42 o 43 gradi (ma in casi eccezionali quasi sempre nelle metropoli o comunque in ambiente cittadino, si hanno temperature percepite sino a 48-49 o 50 gradi, per poche ore) rendendo il clima totalmente sconsigliabile per intraprendere esplorazioni o gite, in cui spesso è necessario movimento prolungato il quale affaticherebbe l'organismo nel mantenere tale la percezione epidermica di oltre 40 gradi, favorendo invece un effettivo graduale aumento della temperatura interna corporea reale.
La fauna caratteristica della Malesia Occidentale comprende tigri, rinoceronti, elefanti, bufali, orsi, coccodrilli, tartarughe, serpenti, aquile, fagiani, uccelli acquatici e le salangane. Nella Malesia Orientale regnano invece gli oranghi, i gibboni, i tapiri, le tigri reali, le pantere, gli orsi malesi, le viverre i cinghiali, i tucani, e le salangane. Innumerevoli sono le specie di insetti, così come la fauna ittica è ricca di specie e di individui. Non vi sono tigri nella Malesia orientale, nel contempo vi è l'elefante del Borneo.
Il manto vegetale originale, costituito prevalentemente dalla foresta equatoriale ricopre la maggior parte della superficie territoriale: oltre alle formazioni caratteristiche di liane, la pianta floreale Brownlowia velutina, il sandalo, il teak, l'albero della cannella, l'ebano, il bambù, l'albero della canfora e l'albero della gomma. Sono diffusi i palmizi cultura intensiva della palma da olio,su tutto il territorio. Lungo le coste le mangrovie.
Una buona ragione per visitare le isole Perhentian è il mare limpido e cristallino, dove è possibile fare snorkeling a pochi passi dalla spiaggia e vedere una meravigliosa moltitudine di pesci e coralli. E’ possibile noleggiare una barca e raggiungere zone incontaminate dove si può nuotare in mezzo agli squali di barriera e tartarughe marine.
L’isola di Tioman e le acque che la circondano, fanno parte di una riserva naturale protetta, che le ha permesso di mantenere la sua atmosfera selvaggia.
Tioman deve il suo successo a due motivi in particolare: le sue spiaggie incantevoli furono il set cinematografico del film South Pacific nel 1958 e in seguito la rivista Time l’ha classificata come una delle 10 isole più belle del mondo nel 1970.
Durante le passeggiate sarà facile incontrare i varani (lucertole giganti) che si aggirano tra i Kampungs (modo di chiamare i villaggi in Malese) in cerca di cibo.
Situata vicino il confine con la Thailandia, Langkawi si trova nello stato Malese del Kedah. Secondo la leggenda Malese l’isola era ritenuta un posto maledetto nel 1819, quando una giovane donna di nome Mahsuri fu condannata a morte per presunto adulterio. Prima di morire pronunciò le seguenti parole: ‘non ci sarà mai pace e proposerità su questa isola per un periodo di sette generazioni!’ . Infatti due anni dopo, Langkawi cadde sotto il dominio degli invasori Thailandesi e gran parte della popolazione morì di fame e di stenti.
L’isola rimase sterile per diversi anni fino a quando il primo ministro Mahatir decise di trasformarla in una isola resort per turisti nel 1986.L’isola fu anche dichiarata paradiso fiscale e da allora la sua crescita è stata a dir poco spettacolare.
Il modo migliore per vedere tutta l’isola è prendere la funivia di 2.200 metri che parte da un’altezza di 710 metri sul livello del mare.
E’ interessante notare che, il marito e il figlio di Mahsuri si trasferirono a Phuket subito dopo l’invasione Thailandese, ed è stato su quell’isola che il suo discendente di settima generazione è nato nell’anno 1986.
Penang, la Perla d’Oriente ha una illustre storia. Scoperta dal Capitano Francis Light nel 1786 fu rinominata l’isola del Principe di Galles, e fu per molto tempo uno dei gioielli dell’impero Britannico. Insieme a Malacca e Singapore, fu un insediamento lungo lo Stretto che dominava il commercio marittimo tra l’India e il resto dell’Asia.
Tuttavia, la sua imponenza gradualmente diminuì nel corso dei secoli e fu riscoperta e rivalutata come meta turistica. Oggi l’isola è stata nominata UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
Una delle maggiori attrazioni di Penang è il cibo di strada – dalla gustosa Penang Laksa al cibo Indiano a base di pesce – troverete di tutto per tutti i palati.
L’isola di Layang Layang fu costruita dalla Marina Militare Malese al fine di affermare la sovranità dulle isole Spratly nel mare Cinese Meridionale tutt’ora contese dalla Cina, Taiwan, Vietnam e Filippine.
Circondata da acque cristalline profonde 2.000 metri, Layang Layang è spesso classificata come uno dei migliori 10 siti di immersione al mondo grazie alla sua abbondante fauna marina.
A causa della presenza della Marina Militare, la barriera corallina fu risparmiata dalla pesca con dinamite. Particolarmente degni di nota sono i branchi di squali martello, a volte se ne contano centinaia, ma si possono vedere anche mante, delfini, barracuda e tartarughe.
L’arcipelago di Redang consiste in realtà in nove isole: Lima, Paku Besar, Paku Kecil, Kerengga Besar, Kerengga Kecil, Ekor Tebu, Ling, Pinang e naturalmente Redang.
Insieme formano un parco marino situato a 45 chilometri al largo della penisola Malese orientale nello stato di Terengganu. A differenza delle vicine Perhentian, Redang è molto più adatta ad un turista alla ricerca del comfort e lusso.
Ci sono delle belle barriere coralline ben conservate che sono la principale attrazione degli appassionati di snorkeling e di immersioni subacquee.
L’interno dell’isola è perlopiù impraticabile a parte una strada che collega il piccolo aeroporto con i resorts della costa.
L'isola di Lankayan è una bellissima isola tropicale situata nel Mare di Sulu, Sabah,Borneo ideale per gli amanti delle immersioni e sopratutto per coloro che sono alla ricerca di pace e tranquillità.
Rawa è una piccola isola tropicale situata a 16 chilometri a largo della costa orientale della penisola Malese. Ci sono solo due resorts che si affacciano sulla spiaggia bianca della costa ovest dell’isola, che è raggiungibile in barca dal porto di Mersing.
Grazie a questa esclusività, Rawa attrae turisti alla ricerca di una vacanza in una località appartata e poco conosciuta.
Mentre la costa occidentale è una cartolina perfetta con spiaggia bianca e mare cristallino, il resto del litorale è inaccessibile con scogliere che si tuffano a picco sul mare. Per ammirare tutta l’isola e possibile aggirarla con la canoa oppure avventurarsi sulla collina dell’isola che offre un panorama completo di tutto il parco marino di Johor composto da ben 12 isole.
Isola di Gaya Kota è situata a 15 minuti di barca a largo di Kota Kinabalu nello stato del Sabah, Pulau Gaya è l’isola più grande del parco marino Tunku Abdul Rahman.
Gaya è il trampolino di lancio per una avventurosa vacanza in Borneo e offre paradisiache spiagge bianche, foresta pluviale ricca di fauna selvatica e diversi siti di immersione.
A Kuala Lumpur della presenza dei coloni portoghesi e olandesi è rimasto qualche bell’edificio, come la stazione ferroviaria o i palazzi intorno alla piazza Merdeka. Ciò che, invece, colpisce di KL è la presenza di numerosi grattacieli moderni, a partire dalle Petronas Twin Towers, che spiccano da qualunque punto della città.
Simbolo del progresso economico malese, sono in realtà basate sull’architettura più tradizionale islamica. Alte 452 metri (a 171 m si trova uno skybridge panoramico che unisce le due torri), sono state le più alte del mondo fino a pochi anni fa. Vale la pena anche salire sulla K.L. Tower, la torre girevole da cui si gode un panorama mozzafiato soprattutto di notte. Tutto il Paese è un mix di culture, malese, indiana e cinese. Ecco allora che a Kuala si trovano i quartieri etnici come Chinatown e Little India, assolutamente da vedere e non solo per lo shopping (che peraltro conviene moltissimo).
A sud della capitale, a solo un’ora di strada, si trova Malacca, la ‘città rossa’ per via del colore degli edifici. Questa è la patria dei Baba Nyonya, una popolazione nata dall’unione tra cinesi e malesi, con una sua cultura e una sua cucina. E’ anche la capitale dell’antiquariato: i negozi che si susseguono sulla strada Jalan Hang Jebat sono imperdibili. La si può percorrere a bordo di coloratissimi risciò di cui Malacca è piena. La città si trova ai piedi di una verde collina, St Paul’s Hill, su cui si trova l’antico forte St John e la chiesa St Peter. Dalla cima, volgete lo sguardo verso lo Stretto di Malacca, che da secoli vede traghettare navi cargo provenienti da tutto il mondo. Prima di partire, fate una capatina a Cheng Hoon Teng, il tempio cinese più antico del Paese.
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venerdì 14 ottobre 2016
LA COSTA D'AVORIO
La Costa d'Avorio è uno Stato dell'Africa occidentale.
Confina ad ovest con la Liberia e la Guinea, a nord con il Mali e il Burkina Faso, ad est con il Ghana e a sud con il Golfo di Guinea.
Nell'ottobre 1985 il governo ivoriano chiese che il paese fosse conosciuto in ogni lingua come Côte d'Ivoire. Infatti, secondo la legge nazionale, il nome del paese non può essere tradotto dal francese. Malgrado ciò, com'è ovvio, il nome continua ad essere tradotto nelle varie lingue. La Costa d'Avorio fa, tuttavia, applicare con tenacia questa sua volontà in ambito ONU, dove il nome non è mai tradotto, neanche in inglese.
La Costa d'Avorio, ex colonia francese, ha ottenuto l'indipendenza nel 7 agosto 1960. Il suo presidente fondatore è stato Félix Houphouët-Boigny, in carica fino al 1993.
La storia degli imperi coloniali è dominata da due periodi fondamentali. Il primo periodo inizia alla fine del Quattrocento e si chiude alla fine del Settecento, il secondo si apre all'alba del XIX secolo e si prolunga fino al 1950. Il primo è caratterizzato da tentativi di espansione commerciale: dall'oltremare si importano merci di grande valore (oro, pietre preziose, spezie e schiavi) in quanto i costi di trasporto sono molto alti. La seconda fase invece prende piede con la rivoluzione industriale che abbassa i costi di trasporto e aumenta il consumo di materie prime. Fino al 1880, l'Inghilterra è dominatrice assoluta della corsa coloniale, seguita dai Paesi Bassi e dalla Francia. Dopo il 1880, la rivalità fra le potenze coloniali acquisisce una nuova dimensione, dopo la comparsa di nuovi concorrenti (Germania, Italia, Stati Uniti, Belgio e Giappone). La colonizzazione di estende dall'Africa subsahariana, ultima regione a subire l'espansione territoriale europea. La conquista dell'Africa nera, terminata intorno al 1913, segna, in pratica, la fine della spartizione della Terra. All'alba dell'era industriale, la colonizzazione interessa il 18% delle terre emerse e circa il 3% della popolazione. Intorno al 1938, momento del suo apogeo, s'impone sul 42% delle superfici e sul 32% degli abitanti del pianeta. L'esplorazione dell'Africa inizia nel ‘400, quando gli Europei cercano una via alternativa per le Indie, da dove importavano le spezie. Questo commercio, prima della conquista ottomana della Terra Santa, era in mano a mercanti italiani (in particolare genovesi). Così nel 1400, alcuni navigatori italiani, e poi portoghesi, cominciarono a esplorare la costa occidentale dell'Africa. Nel 1498, Vasco de Gama doppia il capo di Buona Speranza, aprendo quindi una via marittima diretta tra l'Europa e le Indie. Progressivamente gli Europei esplorano le coste dell'Africa e risalgono i grandi fiumi dove trovano mercati d'oro, pietre preziose, schiavi, avorio e caffè. Fino al XIX secolo, il continente africano presentava solo forme di colonialismo commerciale diffuso lungo le coste. Dal XIX secolo inizia il colonialismo moderno, voluto allo sfruttamento delle risorse dei paesi colonizzati. Ebbe inizio così la corsa alle colonie in Africa: le potenze europee (soprattutto Gran Bretagna e Francia) inviano militari per occupare i vasti territori africani nell'entroterra. Questi territori, secondo gli europei, formalmente non appartenevano a nessuno e venivano occupati sia con la forza, si con la diplomazia, con trattati coi capi delle tribù africane che in questa maniera cedevano sovranità alle potenze europee.
I portoghesi, seguiti da olandesi e francesi, iniziarono a commerciare con l'Africa occidentale nel Cinquecento ma la scarsità di porti naturali della Costa d'Avorio impedì una colonizzazione europea del suo territorio. L'unico commercio che si sviluppò nel Seicento fu quello dell'avorio, che condusse gli elefanti della zona all'estinzione, tanto che questo commercio all'inizio del Settecento cessò del tutto. A metà dell'Ottocento i Francesi istituirono i primi avamposti di Assimie e Grand-Bassam, stipulando dei trattati con i capi locali ai quali pagavano un dazio per l'uso della terra. La sconfitta della Francia nella guerra franco-prussiana (nel 1871) costrinse i francesi a ritirare le loro guarigioni militari dai loro avamposti nell'Africa occidentale, lasciandovi solo le comunità di mercanti. L'avamposto di Grand-Bassam fu affidato ad un armatore di Marsiglia, Arthur Verdier, che nel 1878 divenne il ministro residente (agente diplomatico) francese nella regione, col compito di restaurare i presidi militari per proteggere le installazioni commerciali. Nel 1885, Francia e Germania organizzarono una conferenza a Berlino per regolare la “corsa alle colonie” in Africa. Nel 1886 la Francia procede all'occupazione effettiva della Costa d'Avorio (chiamata in francese Côte-d'Ivoire). L'anno dopo il tenente Louis Gustav Binger, intraprese un viaggio d'esplorazione di due anni all'interno della Costa d'Avorio. Durante questo viaggio, egli negoziò quattro trattati con capi locali della Costa d'Avorio e nello stesso anno un suo agente (Laplène) negoziò altri cinque trattati che estesero l'influenza francese su tutto il paese fino al bacino del Niger. Nel 1889 anche la Gran Bretagna riconobbe la sovranità francese su quest'area e la Francia promosse Laplène a governatore del territorio. Nel 1893 la Costa d'Avorio fu proclamata una colonia francese e Binger, già capitano, fu nominato governatore. La capitale della colonia fu Grand-Bassam, successivamente trasferita a Bingerville, dal 1893 al 1896. Abidjan iniziò a svilupparsi e negli anni '30 diventò la città più importante della colonia. Accordi con la Liberia nel 1892 e con la Gran Bretagna nel 1893 permisero di fissare i confini occidentali e orientali della colonia, ma i confini settentrionali non furono fissati fino al 1947 perché i francesi speravano di annettere parti dell'Alto-Volta (attuale Burkina Faso) e del Sudan francese (attuale Mali) alla colonia della Costa d'Avorio. Il 10 marzo 1893 la Costa d'Avorio diventò colonia francese. Binger cominciò una serie di campagne militari contro Samari-Ture, fondatore dell'impero Luassdu che resistette ai francesi nell'Africa occidentale dal 1882 fino alla cattura nel 1898. Samari-Ture importava armi da fuoco moderne dalla colonia britannica del Sierra Leone. La conquista delle miniere d'oro di Buè (poste tra Mali e Guinea) gli permise di formare un esercito moderno con più di 30.000 soldati, organizzati su modello europeo. I francesi riuscirono a catturarlo solo nel 1898 e a pacificare la regione.
La Francia si interessò alla Costa d'Avorio intorno al 1840, persuadendo i capi locali a dare il monopolio dei commerci lungo la costa ai mercanti francesi. Successivamente, i francesi costruirono delle basi navali per tenere lontano gli altri mercanti e iniziarono una conquista sistematica dell'interno. L'occupazione fu ottenuta soltanto intorno al 1890 dopo una lunga guerra contro i Mandinka, originari per lo più del Gambia.Tra il 1900 e il 1911, la popolazione ivoriana fu vittima di un genocidio, riducendosi da 1,5 milioni a 160.000, a causa della schiavitù imposta dal colonialismo francese. La resistenza armata da parte dei Baoulé e di altri gruppi dell'est continuò fino al 1917. I francesi avevano un obiettivo prevalente: stimolare la produzione di generi per l'esportazione. In breve tempo furono avviate lungo la costa delle piantagioni per la produzione di caffè, cacao e olio di palma. La Costa d'Avorio divenne l'unico paese dell'Africa Occidentale con una apprezzabile popolazione di coloni; altrove, in Africa occidentale e centrale, i francesi e gli inglesi erano essenzialmente dei burocrati. Di conseguenza, un terzo delle piantagioni di cacao, caffè e banane erano nelle mani di cittadini francesi e un odiato sistema di lavoro forzato divenne la spina dorsale dell'economia. Nel 1900 i francesi introdussero la tassa del testatico, col che poterono iniziare una serie di lavori pubblici nella colonia. In breve tempo furono avviate lungo la costa delle piantagioni per la produzione di caffè, cacao e olio di palma. Durante la seconda guerra mondiale (1943) tutte le colonie dell'Africa occidentale passarono al potere di Charles de Gaulle. Fino al 1958, Parigi amministrava la Costa d'Avorio, nominandovi i propri governatori. Nel dicembre 1958, dopo un referendum, la Costa d'Avorio proclamò l'indipendenza.
Félix Houphouët-Boigny, figlio di un capo Baoulé, era destinato a diventare l'artefice dell'indipendenza della Costa d'Avorio. Nel 1944 fondò il primo sindacato agricolo dei coltivatori di cacao come lui. Irritati dal fatto che la politica coloniale favorisse i proprietari di piantagioni francesi, i coltivatori si unirono per reclutare lavoratori migranti per le loro aziende. Houphouët-Boigny assunse in breve un ruolo di rilievo e dopo solo un anno venne eletto al Parlamento di Parigi. Un anno dopo la Francia abolì il lavoro forzato. Man mano che Houphouët-Boigny iniziò ad apprezzare il potere e il denaro della sua nuova posizione, divenne più amichevole nei confronti dei Francesi, e lasciò gradualmente cadere le rivendicazioni più radicali. La Francia lo ricompensò facendolo diventare il primo Africano a diventare ministro in un governo Europeo.
Al momento della indipendenza della Costa d'Avorio nel 1960, il Paese era nettamente il più prospero dell'Africa Occidentale Francese, da qui proveniva infatti oltre il 40% alle esportazioni totali della regione. Quando Houphouët-Boigny divenne il primo Presidente della Costa d'Avorio, il suo esecutivo assicurò ai coltivatori prezzi elevati per stimolare ulteriormente la produzione. La produzione di caffè aumentò in modo significativo lanciando la Costa d'Avorio al terzo posto come volume totale esportato dopo Brasile e Colombia. Per il cacao avvenne lo stesso: già nel 1979 il Paese ne era il maggiore produttore mondiale, diventando ben presto anche il maggior esportatore africano di ananas e olio di palma. Tecnici francesi avevano pilotato da dietro le quinte questo programma, noto come il "miracolo Ivoriano". Se nel resto dell'Africa gli Europei venivano espulsi a seguito dei processi di indipendenza, in Costa d'Avorio al contrario aumentavano vistosamente. La comunità francese crebbe da 10000 a 50000 unità, la maggior parte dei quali insegnanti e consiglieri. Per 20 anni l'economia mantenne un tasso annuo di crescita di quasi il 10%: il maggiore fra i paesi africani non esportatori di petrolio.
Houphouët-Boigny governò con una fermezza definita da alcuni "pugno di ferro" e da altri "metodo paternalistico". La stampa non era indipendente ed era ammesso un unico partito politico. Houphouët-Boigny fu anche il maggior ideatore Africano di progetti faraonici. Fu aspramente criticato per avere utilizzato ingentissime risorse allo scopo di trasformare il suo villaggio, Yamoussoukro, nella nuova capitale. All'inizio degli anni ottanta l'economia ivoriana fu scossa dai contraccolpi della recessione internazionale e dalla siccità locale. Anche a causa del taglio indiscriminato degli alberi da alto fusto e della caduta del prezzo dello zucchero, il debito estero triplicò. L'eco dell'aumento della criminalità ad Abidjan arrivò sino in Europa. Il miracolo era finito.
Nel 1982 Laurent Gbagbo fondò in esilio il Fronte Popolare Ivoriano, ispirandosi al Partito Socialista Francese.
Nel 1990 centinaia di lavoratori civili scioperarono, insieme agli studenti che protestavano contro la corruzione istituzionale. L'agitazione forzò il governo ad accettare la democrazia multipartitica. Houphouët-Boigny divenne sempre più debole e morì nel 1993. Il suo successore fu Henri Konan-Bédié.
Nell'ottobre 1995 Bédié venne confermato alla presidenza con il 96% dei voti contro un'opposizione frammentata e disorganizzata. Il suo governo perse però in breve tempo il sostegno internazionale. Bédié favorì l'aumento della corruzione, causando la diffusione del malcontento anche all'interno dell'esercito. Mandò in prigione diverse centinaia di sostenitori dell'opposizione ma d'altro canto migliorò l'economia, almeno superficialmente, con la diminuzione dell'inflazione e un tentativo di eliminare il debito estero.
Al contrario di Houphouët-Boigny, che fu molto attento nell'evitare ogni forma di conflitto etnico lasciando l'accesso alle posizioni di potere a tutti i cittadini indipendentemente dalla provenienza, Bedié enfatizzò il concetto di "ivorianità" (Ivoirité) tramite il quale escluse dalle elezioni presidenziali Alassane Ouattara, suo principale rivale e candidato dell'opposizione, usando come pretesto le sue presunte origini dal Burkina Faso. La decisione dell'esclusione di Ouattara infiammò l'opposizione, in gran parte sostenuta dagli Ivoriani del nord. Reagendo all'esclusione del suo candidato migliore, l'opposizione boicottò in maniera massiccia lo scrutinio e denunciò la manovra. Poco dopo, il presidente Bédié allontanava il generale Gueï, capo dell'esercito, dopo che quest'ultimo aveva rifiutato di impegnare le sue truppe contro l'opposizione.
Quattro anni dopo essere stato allontanato, cioè il 24 dicembre 1999, il generale Robert Gueï, alla testa di un gruppo di soldati, rovesciò il governo di Henri Konan Bédié. Accolto come un riparatore dei torti dalla popolazione, il generale Gueï promise di ridurre il crimine e la corruzione; i generali fecero pressioni per introdurre severe misure di austerità economica, e auspicarono una società meno dispendiosa, anche attraverso campagne di sensibilizzazione lungo le strade. L'esercito instaurò il 4 gennaio 2000 un Comitato di Salute Pubblica con il compito di condurre al più presto a libere elezioni nel paese.
Il 1º agosto 2000 la Costa d'Avorio si dotò di una nuova costituzione, approvata dall'86% degli elettori ivoriani in occasione di un plebiscito popolare condotto nel mese precedente. Grazie alla nuova costituzione, il generale Gueï, su modello del suo predecessore, Henri Konan Bédié, decise a sua volta di invocare il concetto di ivorianità per escludere Alassane Ouattara dalla corsa elettorale per una seconda volta. Il generale Gueï e Laurent Gbagbo, candidato del Fronte Popolare Ivoriano, si trovarono allora ad essere i soli candidati alla presidenza del paese.
L'elezione, tenutasi nell'ottobre del 2000, non fu né pacifica né democratica: la vigilia delle elezioni fu segnata da agitazioni sia tra le file dell'esercito che tra i civili. Il tentativo di brogli elettorali da parte di Guéi portò a un sollevamento popolare, che causò la morte di 180 persone e la sua rapida sostituzione con il vincitore delle elezioni, Gbagbo. Appena eletto, il presidente Gbagbo respinse la legittimità politica di Alassane Ouattara, capo del RDR (raccolta dei repubblicani) scatenando violente proteste nel nord del paese.
Il 19 settembre 2002, truppe di ribelli provenienti dal nord guadagnarono il controllo di gran parte del paese. L'ex presidente Guéi rimase ucciso nei combattimenti. Una prima tregua con i ribelli, che godevano del pieno appoggio della popolazione del nord, prevalentemente musulmana, si rivelò di breve durata e ripresero i combattimenti per conquistare le principali zone di coltivazione del cacao. La Francia inviò delle truppe per il rispetto dei confini della tregua; milizie irregolari, comprendenti signori della guerra e combattenti provenienti dalla Liberia e dalla Sierra Leone, approfittarono della crisi per impossessarsi di parte delle regioni occidentali.
Nel gennaio 2003, il presidente Gbagbo e i capi dei ribelli firmarono degli accordi per la creazione di un governo di unità nazionale. Il coprifuoco fu tolto e le truppe francesi ripulirono il confine occidentale del paese, che era fuori controllo. Ma i problemi centrali rimasero e nessuna delle due fazioni riuscì a realizzare i propri obiettivi.
Da allora, il governo di unità nazionale si è dimostrato estremamente instabile. Nel marzo 2004, 120 persone furono uccise durante un raduno dell'opposizione. Un rapporto sull'accaduto concluse che le uccisioni erano state premeditate. Nonostante i mediatori delle Nazioni Unite fossero sul posto, le relazioni tra Gbagbo e l'opposizione continuarono a deteriorarsi.
Il 31 ottobre 2010 si sono svolte nuove elezioni presidenziali: tra i candidati vi erano Alassane Ouattara, candidato del Raggruppamento dei Repubblicano, e Laurent Gbagbo, candidato del Fronte Popolare Ivoriano, che ottennero al primo turno rispettivamente il 32,08% e il 38,02%. Il 28 novembre si è svolto il ballottaggio, al termine del quale la Commissione elettorale indipendente ha dichiarato vincitore Alassane Ouattara con il 54,10% dei voti. Gbagbo, contestando il risultato a lui avverso, non ha lasciato la Presidenza nonostante le innumerevoli pressioni provenienti anche dall'estero. Con il fallimento di tutte le trattative diplomatiche si è così giunti ad un nuovo sanguinoso scontro tra opposte fazioni che ha percorso tutto il paese. Dopo l'intervento di truppe francesi (su mandato ONU a seguito della risoluzione 1975 votata quasi all'unanimità), l'11 aprile 2011 Gbagbo viene arrestato e consegnato alla Corte Penale Internazionale dove è detenuto con l'accusa di crimini contro l'umanità. Lo stesso giorno il Consiglio Costituzionale proclama Alassane Ouattara nuovo Presidente della Costa d'Avorio.
La lingua ufficiale della Costa d'Avorio è il francese che è parlato da circa il 70% della popolazione, mentre per il restante 30% la lingua baulé, dioula e agni sono le più diffuse.
La religione tradizionale è il cristianesimo, diffuso in circa il 37% ( 30% della popolazione è cattolico mentre il restante 7% è protestante. A seguire, religioni più professate sono l'islam con il 28% e quella animista con il 25%. Il restante 10% pratica altre religioni o si dichiara ateo.
Area di popolamento abbastanza recente e piuttosto limitato a causa soprattutto delle non favorevoli condizioni ambientali offerte dalla foresta, la cui estensione era un tempo assai superiore all'attuale, la Costa d'Avorio fu presumibilmente alle origini abitata da genti pigmoidi, cacciatori e raccoglitori, stanziate nella fascia forestale e di cui esistono ancora modestissimi gruppi. Furono le successive immigrazioni di genti sudanesi dedite all'agricoltura a originare i primi consistenti nuclei stabili. L'attuale popolazione ivoriana è molto eterogenea, essendo mancato un processo di fusione dei differenti gruppi, molti dei quali sono presenti anche nei Paesi limitrofi; è composta da akan (42%), voltaici (18%), mande del Nord (17%), krou (11%), mande del Sud (10%), altri (2%). Prevalgono numericamente gli anyi e i baulé, appartenenti al grande gruppo degli akan; affini perciò agli ashanti del Ghana, donde giunsero, sono in prevalenza concentrati nelle regioni centrorientali del Paese. Tra gli altri i gruppi principali sono: i mande, d'origine sudanese, che vennero dal bacino del Niger e si stabilirono nell'area savanica occidentale; i senufo e i lobi, anch'essi sudanesi ma appartenenti al gruppo “voltaico” e che abitano invece la regione delle savane orientali; le varie popolazioni genericamente denominate kru (gueré, dan, dida ecc.), stanziate nella regione forestale di SW, dalla Liberia al corso del Bandama e tra le quali vengono talvolta inclusi anche i cosiddetti “lagunari”, giunti da E e concentrati appunto nella fascia delle lagune, dove tradizionalmente praticano la pesca. Mancano dati precisi riguardo alla passata consistenza demografica del Paese; si ritiene però che la popolazione sia stata lungamente stazionaria e che sin verso la prima metà del sec. XIX si aggirasse sui 2 milioni di abitanti. Negli ultimi quarant'anni del Novecento i valori numerici appaiono essersi quadruplicati, oltre che a causa dell'elevata natalità, sia per effetto del diminuito indice di mortalità, conseguente alle migliorate condizioni igienico-sanitarie e alla lotta condotta contro le molte e gravi malattie endemiche, sia per la forte immigrazione dai Paesi confinanti. Il Paese ospita infatti un elevatissimo contingente di stranieri, soprattutto africani, che provengono dai Paesi vicini (Burkina, Mali, ecc.). La densità della popolazione (65 ab./km²) è tra le più elevate dell'area guineana; le zone di più fitto insediamento sono quella centrale e quella meridionale attorno ad Abidjan, città che, essendo stata in passato la capitale, è stato un forte polo di attrazione demografica. Il tradizionale insediamento del villaggio, comunque, è ancora molto diffuso, anche se nel 2006 già il 46% della popolazione era urbanizzato. Nel frattempo con un fenomeno tipico di tutto il continente africano, dovuto inizialmente all'avvento coloniale, sono nate città sulla costa ma anche nell'interno, nella zona delle foreste e nella savana. Altri centri importanti sono Bouaké, tradizionale centro economico-culturale dei baulé, che ha registrato un notevole sviluppo grazie anche all'installazione di nuove industrie e Yamoussoukro, villaggio natale di Houphouet-Boigny, scelto nel 1983 dall'allora presidente come nuova capitale del Paese. Sorge a 220 km a NW di Abidjan, in corrispondenza di un importante nodo stradale per la Guinea e il Burkina. La scelta della nuova capitale era servita ad alleggerire la pressione demografica su Abidjan, divenuta insostenibile.
Le colture industriali, il cacao principalmente, sono state la chiave del miracolo ivoriano e continuano a essere la principale risorsa del Paese. Il settore primario contribuisce per il 25,4% alla formazione del PIL (2008) e impiega il 49% della forza lavoro. D'altro canto il settore sconta le sensibili fluttuazioni della domanda sul mercato internazionale e i programmi governativi volti ad aumentare esponenzialmente le superfici coltivate hanno fatto sì che vaste porzioni di foresta andassero distrutte e si sviluppasse, nelle zone settentrionali, un preoccupante processo di desertificazione. Il principale prodotto di esportazione è il cacao che rappresenta l'80% delle esportazioni, seguono il caucciù (la cui produzione è aumentata notevolmente durante gli anni di guerra e la conseguente crisi del cacao) e il caffè, di cui è il terzo produttore africano (2007). Il panorama agricolo comprende anche banani, ananas, cotone, palme da olio, canna da zucchero ecc. I principali prodotti agricoli destinati al consumo locale sono la manioca e alcuni cereali, coltivati con metodi decisamente arretrati sia nelle regioni centrosettentrionali, come il miglio, il sorgo e il mais, sia nella fascia meridionale, come il riso. L'altra grande risorsa della Costa d'Avorio è il patrimonio forestale, già soggetto però a un eccessivo sfruttamento che ne ha ridotto l'importanza economica. Una carente politica di riforestazione ha visto scendere, nell'arco di un ventennio, le aree forestali che, nel 2008, comprendevano il 32,7% della superficie del Paese. Le foreste danno legname assai pregiato, mogano soprattutto; anche in questo settore la Costa d'Avorio è tra i maggiori produttori africani, che in parte alimenta varie segherie locali, ma che essenzialmente viene esportato verso i mercati europei e nordamericani. § L'allevamento è invece assai meno sviluppato. Nelle aree savaniche centrosettentrionali sono presenti ovini e caprini, oltre ai bovini, mentre un poco ovunque si allevano animali da cortile; si deve però ricorrere all'importazione per soddisfare il fabbisogno interno. Rilevante è la pesca: Abidjan è il maggiore centro per la pesca del tonno dell'Africa.
Il settore secondario impiega solo il 14% della forza lavoro, ma produce quasi il 28% del PIL (2008). L'industria si è sviluppata, come accennato, grazie ai guadagni provenienti dall'agricoltura e fin dai primi anni dopo l'indipendenza ha visto nascere manifatture alimentari e industrie per la lavorazione di legno e cotone. Tra gli altri impianti sono alcuni cementifici alcuni zuccherifici. Una grande raffineria di petrolio e stabilimenti metallurgici e meccanici si trovano a Vridi (periferia di Abidjan). Abidjan e l'area circostante rappresentano la zona di maggior concentrazione industriale dello Stato; questa crescita, avvenuta senza predisporre organici piani regolatori, ha provocato un fortissimo esodo rurale verso la città ex-capitale e quindi un forte squilibrio territoriale, tanto che sono aumentati gli sforzi del governo per determinare un più omogeneo sviluppo del Paese mediante il decentramento delle nuove attività industriali. La Costa d'Avorio possiede modeste risorse minerarie: alcuni giacimenti di diamanti, piccole riserve di ferro, bauxite, oro e gas naturale. Nel 1995 sono entrati in produzione i giacimenti petroliferi off shore la cui produzione è in costante crescita. La produzione di energia elettrica è sopratutto di origine idrica: sono in funzione diversi impianti idroelettrici sui fiumi Bia, Bandama, Comoè e Cavalla.
La bilancia commerciale si è mantenuta attiva (si è notato un decremento globale e rimane, in seguito alle difficoltà dell'economia del Paese, un consistente debito estero (13.938 ml $ USA nel 2007), grazie al notevole peso delle esportazioni; esse poggiano sui prodotti agricoli e forestali (caffè, cacao, legname, banane, cotone, frutta fresca ecc.), benché un discreto ruolo comincino a svolgere taluni prodotti industriali e minerari. Oltre alla Francia, gli scambi si svolgono soprattutto con Paesi Bassi, Stati Uniti, Nigeria e Germania. Molto sviluppate, se comparate agli altri Paesi del continente, sono le vie di comunicazione. La Costa d'Avorio possiede una linea ferroviaria che da Abidjan attraversa da S a N tutto il Paese, proseguendo poi nel Burkina Faso; ma è sulla rete stradale, che nel 2004 si estendeva per 80.000 km di cui ca. 6.500 asfaltati, una delle migliori dell'Africa occidentale, che si svolge la maggior parte dei traffici. Scarso rilievo hanno invece le vie navigabili interne; i tratti inferiori dei fiumi e le lagune costiere sono però usati per i trasporti locali. Infine il Paese può contare, a sostegno dei sempre più vivaci scambi con l'estero, sull'attivissimo porto di Abidjan, di San Pedro e di Tabou, al confine con la Liberia. Esistono una quindicina di aeroporti: quello internazionale si trova nella capitale. A partire dagli anni Settanta del Novecento, si è promosso molto il turismo, creando anche un apposito ministero, tanto che negli anni precedenti alla guerra civile si erano registrati fino a 300.000 ingressi all'anno.
L'arte della Costa d'Avorio si contraddistingue per le peculiarità delle varie popolazioni che la abitano.
Per i Baulé e per i Guro la produzione artistica è strettamente collegata sia alle esigenze agricole sia alla tradizionale religione ancestrale e quindi tipiche sono sia le maschere, raffiguranti animali legati all'alimentazione, sia quelle rappresentanti figure umane impreziosite da elementi simbolici, come il sole, la fecondità e la potenza.
Per gli Agni, invece, le sculture in terracotta, rappresentanti teste o figure di antenati illustri rappresentano la massima espressione artistica.
Le guerre civili che ancora all'inizio del sec. XXI dilaniano il Paese hanno bloccato in gran parte i rapporti con il resto del mondo e lo sviluppo ulteriore di una 'cultura' moderna così come viene comunemente intesa. Fortunatamente le produzioni artigianali e artistiche, che sono sempre state straordinarie, restano tra le migliori di questa parte del continente: maschere e statue di legno intagliato o di rame, stoffe dipinte con motivi geometrici e animali, strumenti musicali. Tra le feste, molto suggestive sono quelle legate al periodo di carnevale. Uno dei carnevali più importanti del continente è quello di Bouaké, una sorta di festa dell'amicizia che dura circa una settimana. Particolarmente interessante è la Fête de l'Abissa a Grand Bassam (ottobre), in occasione della quale si onorano i defunti. Altro evento notevole è la Festa delle Maschere, che si svolge vicino a Man nel mese di febbraio: danzatori e maschere delle regioni circostanti si riuniscono qui, a testimoniare la grande importanza che le maschere mantengono per l'etnia dan. Per quanto riguarda la musica, ha assunto una risonanza internazionale il reggae di Alpha Blondy (nome d'arte di Seydou Koné), nato a Dimbokro nel 1953. Le aree dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO sono parchi nazionali.
Nella grande varietà delle tradizioni culturali è possibile ravvisare, a grandi linee, alcune concezioni comuni a tutto il Paese. Le tante ricorrenze sono spesso riferibili a momenti della vita familiare o della vita del villaggio, in genere connesse con le stagioni e i lavori agricoli e collegate a musiche, danze e all'impiego di maschere . Molto famose sono le danze sui trampoli dei giovani dan che si svolgono nei villaggi di montagna; i partecipanti danzano su trampoli alti tre metri, indossando maschere e travestimenti spaventosi. Altro spettacolo molto particolare è quello a cui si può assistere in alcuni centri come Bloleu e Diourouzon, dove alcuni uomini organizzano esibizioni come giocolieri utilizzando delle bambine. La donna conserva il semplice costume tradizionale (pagne) ma è ampiamente affermato l'abbigliamento europeo. L'alimentazione si incentra su un piatto di base, di solito riso, attiéké (manioca) o fufu (igname), integrato da una “salsa” di arachidi, o di noci oppure di melanzane, arricchito talvolta con della carne. La pietanza tradizionale è pollo o faraona cotti con verdure in una pentola di terracotta (kedjenou). Altro piatto molto popolare è l'aloco, a base di banane fritte nell'olio di palma.
La Costa d'Avorio presenta il caso di una cultura nazionale in gestazione. La varia tradizione orale conserva la sua vitalità, ma ha perso le radici rituali e sta per ridursi a folclore. Molti studiosi, dei quali A. J. Amon d'Aby è il più illustre, cercano di salvarne il patrimonio evitando però di ridurlo a reperto archeologico. La scolarizzazione in lingua francese ha prodotto una nuova cultura, in cui gli apporti della civiltà occidentale si sono sovrapposti o fusi con le culture autoctone, e la lingua francese stessa si evolve sotto l'influsso delle lingue vernacolari. La produzione scritta del Novecento appare, nel suo insieme, di buon livello. Il teatro è il genere più ampiamente rappresentato, con drammi storici e commedie satiriche. Si segnalano le opere di Essoi Adiko, Joseph Miezan Bognini, Amadou Koné, Charles Zegono Nokan, Bernard Zadi Zaouru, che sono anche poeti e prosatori. Ma su tutti campeggia Bernard B. Dadié, le cui opere ben rappresentano le tendenze letterarie nazionali: da un lato l'esaltazione dei grandi eroi del passato, dall'altro la satira dei costumi e la critica morale o sociale della vita contemporanea. A Dadié si deve inoltre il primo romanzo, Climbié (1956). La poesia, pur cantando l'amore, la natura e l'angoscia della morte, è dominata dal tema della libertà, ed è spesso strumento di denuncia delle ineguaglianze sociali, rimanendo sempre nell'ambito della négritude. A partire dagli anni Sessanta del Novecento il romanzo ha subito un processo di maturazione non solo contenutistica, con l'immissione di una più esatta valutazione della realtà sociale, ma anche formale. Nei decenni successivi lo sviluppo letterario è stato potenziato da due case editrici operanti ad Abidjan, che incoraggiano la narrativa e promuovono ricerche nel campo della tradizione orale. Il romanzo raggiunge la piena maturità e prevale sugli altri generi, con una produzione quantitativamente impressionante che affronta tutti i temi della società. Vanno ricordati Ahmadou Kourouma (1927-2006), che con Monné, outrages et défis (1990; Monné, oltraggi e provocazioni) ha ottenuto una larga e meritata fama internazionale per lo stile personalissimo; Jean-Maria Adiaffi, scrittore assai originale (La carte d'identité, La carta d'identità, 1980); e poi G. Oupoh, T. Dem, I. B. Koulibaly (Les deux amis, I due amici, 1978), P. Yao Akoto. La narrativa si è arricchita con le opere di Jérôme Carlos e con i novellisti P. Demanois, J. C. Guenaman e Bandama Maurice, il cui libro Le fils de la femme mâle (1993; Il figlio della donna uomo) è stato coronato dal Gran Premio letterario dell'Africa nera. Avvincenti ricerche letterarie, inaugurate da Niangoran Porquet e A. Touré con il lancio della griotique (sintesi teatrale dell'arte del narratore, del poeta e del drammaturgo), continuano con B. Zadi, A. Kodé e L. A. Kanié. Nel mondo letterario contemporaneo fanno spicco Tanella Boni (n. 1954), che insegna in università in Francia: scrittrice, poetessa, critica letteraria e d'arte, è osservatrice attenta e attiva del mondo femminile africano.
La Costa d'Avorio riunisce una sessantina di etnie (malinké, senoufo, lobi, dan, krou, baoulé, akan...) ed ognuna di esse possiede ricche usanze e molteplici riti iniziatici. Sul piano artistico, queste etnie, in particolare i dan e i baoulé, hanno prodotto maschere e statue di rara bellezza, che oggi figurano tra le opere più quotate sul mercato artistico africano. A parte i malinké e i dioula, convertiti all'islamismo, la maggior parte delle etnie sono animiste, ossia venerano un dio unico presente in modo diffuso nell'insieme dell'universo. Anche i culti si basano su una serie di intermediari di natura concreta, come geni, antenati, dei secondari, al fine di captare le influenze benefiche e di tenere lontane le potenze maligne. Bisogna assistere alle cerimonie iniziatiche e alle feste rituali, costellate di danze al suono di tam tam, flauti e zucche utilizzate come strumenti, come per esempio i riti di Poro, dell'etnia sénoufo, o la danza dei trampolieri, nel paese di Yacouba. Le feste tradizionali possono essere legate ai raccolti (festa dell'ignam), all'iniziazione a una nuova fascia d'età, a occasioni come funerali, eccetera. Ogni etnia possiede le sue tradizioni e per questo le feste hanno un calendario molto variabile. Per quanto riguarda i costumi, i villaggi della savana presentano un'organizzazione sociale molto rigida. Ogni individuo ha il suo posto all'interno di una serie di legami familiari e dello spirito di clan. All'interno di queste gruppi, la solidarietà tra i membri, la sottomissione al capo e il rispetto dei tabù sono regole assolute. Per tale motivo un visitatore non può entrare in un villaggio e ancor meno in una casa, senza essere stato invitato dal capo villaggio, con il quale avrà preso contatto in precedenza, attraverso la mediazione di una guida.
Il gruppo etnico principale vi giunse in epoca piuttosto recente, dalle zone vicine: il popolo Kru migrò dalla Liberia attorno al 1600; i Senoufo e i Lubi vi giunsero scendendo verso sud dal Burkina Faso e dal Mali. Bisogna aspettare il XVIII e XIX secolo perché vi giungesse anche il popolo Akan, inclusi i Baoulé, che emigrarono dal Ghana nell'area orientale del paese, insieme ai Malinké, migrati nello stesso periodo dalla Guinea verso il nordovest della Costa d'Avorio.
La Costa d'Avorio si è qualificata per la prima volta nella sua storia ai Mondiali di calcio nel 2006, nell'edizione disputata in Germania, concludendo le qualificazioni in testa al Gruppo 3 della Zona Africana, davanti al Camerun. Ai Mondiali, si è piazzata terza nel proprio gruppo, in un girone non facile, mancando così il passaggio agli ottavi di finale; precisamente, dopo aver perso di misura le prime due partite, sempre per 2-1, contro le forti nazionali di Argentina e Paesi Bassi, ha vinto per 3-2 l'ultima partita contro la Serbia e Montenegro. Successivamente, la selezione ivoriana è riuscita a qualificarsi anche ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, vincendo il proprio gruppo di qualificazione. Anche stavolta la Costa d'Avorio ha trovato un girone non facile, finendo insieme a Brasile, Portogallo e Corea del Nord: e di nuovo è arrivata terza, pareggiando 0-0 col Portogallo, perdendo 1-3 col Brasile e vincendo 3-0 la Corea del Nord e dunque è stata eliminata. Durante le qualificazioni al mondiale di Brasile 2014 chiude in testa il suo girone ed avanza agli spareggi contro il Senegal che sconfigge 3-1 nella gara di andata per poi pareggiare 1-1 il ritorno. Centra così la sua terza qualificazione consecutiva alla fase finale di un mondiale di calcio. Stavolta viene inserita in un girone più abbordabile con Colombia, Grecia e Giappone. L'esordio è positivo: dopo aver chiuso in svantaggio il primo tempo sconfigge per 2-1 la nazionale giapponese ottenendo per la prima volta una vittoria all'esordio. Nella seconda giornata contro la più quotata Colombia viene sconfitta di misura per 2-1, restando tuttavia al secondo posto del girone. Un pareggio contro la Grecia le permetterebbe la prima storica qualificazione agli ottavi di finale. Dopo essere passata in svantaggio nel primo tempo, pareggia nel secondo, ma un rigore concesso ai greci al minuto 93 e trasformato da Samaras li condanna per la terza volta consecutiva all'eliminazione al primo turno. Ha vinto l'edizione della Coppa d'Africa 2015 battendo in finale il Ghana dopo i calci di rigore.
Dal golfo di Guinea a S la Costa d'Avorio si spinge a N sino agli altopiani sudanesi; presenta una morfologia non molto complessa, così come semplice è la struttura geologica. Il Paese poggia infatti su uno zoccolo di rocce precambriane (scisti, gneiss, quarziti, graniti), con prevalenza di affioramenti granitici nelle regioni settentrionali e occidentali, e di vaste formazioni scistose in quelle sudorientali. La fascia costiera orientale infine presenta una copertura sedimentaria del Cenozoico, con limitate sovrapposizioni alluvionali più recenti. Prevalgono le aree pianeggianti e le distese tabulari; il prolungato processo di erosione ha logorato ovunque i rilievi. Si possono distinguere tre principali regioni fisiche: una fascia pianeggiante meridionale, che penetra profondamente nell'interno ed è sovrastata da vari dossi, la cui quota non supera i 200 m; una zona centrale, con cime isolate relativamente più elevate (monte Tiguititi, 604 m) e che a W è accidentata dalle propaggini del massiccio dei monti Nimba (monte Tonkoui, 1189 m), estremo tratto orientale dell'ampia dorsale guineana; infine una regione settentrionale di alteterre, con altitudine media di 350-500 m, che formano vaste distese tabulari separate le une dalle altre da ripide scarpate e sovrastate anch'esse nella sezione occidentale da affioramenti granitici (monte Tiouri, 914 m). La costa, che si sviluppa per 550 km, è per lo più rocciosa a W, dato che qui i rilievi si spingono sino al mare, bassa e sabbiosa a E, dove presenta sino al confine con il Ghana una caratteristica serie di lagune (di Ébrié, Aby ecc.) che formano uno specchio d'acqua pressoché ininterrotto per quasi 350 km.
Data la generale morfologia del territorio – sorta di piano inclinato da N a S – il sistema idrografico del Paese poggia su corsi d'acqua, pressoché paralleli, defluenti dagli altopiani settentrionali all'Atlantico; i maggiori sono il Sassandra, il Bandama, il Comoé e il Cavally, che segna in parte il confine con la Liberia: tutti hanno il corso interrotto da rapide e sono perciò scarsamente utilizzabili per la navigazione. La Costa d'Avorio nordoccidentale tributa però al fiumeNiger, cui apportano le loro acque, tramite il Bani, il Bagoé e il Baoulé.
Per la sua posizione, tra i 4º e i 10º di lat. N, la Costa d'Avorio ha un clima di transizione tra il subequatoriale e il tropicale; fondamentalmente esso trae origine dall'alternanza nel corso dell'anno degli influssi delle masse d'aria continentali e di quelle oceaniche, queste ultime però sempre meno marcate man mano che si procede verso Nord. Nella regione meridionale si hanno di conseguenza piogge abbondanti (2000-2500 mm annui, con punte massime persino di 5000 mm nella zona costiera occidentale), che cadono in due stagioni, da maggio a luglio e da settembre a ottobre, cui si alternano quelle secche; le temperature sono invece costantemente elevate, con medie annue sui 27 ºC. Nell'area settentrionale le precipitazioni diminuiscono a 1000 mm e nell'estremo NE persino a 700 mm annui, concentrate in un'unica stagione piovosa, da maggio a ottobre, cui si contrappone quella secca, durante la quale fa sentire il suo influsso l'harmattan, vento secco d'origine sahariana. La zona settentrionale, infine, è caratterizzata da precipitazioni sensibilmente meno abbondanti, che raggiungono in media i 1200 mm annui. In rapporto all'alternanza delle due stagioni, le temperature variano notevolmente durante l'anno; anche le escursioni giornaliere sono particolarmente accentuate arrivando, durante la stagione secca, fino a 20-25 °C.
In relazione alle condizioni climatiche il paesaggio vegetale presenta in tutta la parte meridionale del Paese la foresta pluviale, ricca di essenze pregiate da ebanisteria (mogano soprattutto), tra una profusione di liane e una grande varietà di palme. La foresta si prolunga verso N con sottili fasce ai margini dei corsi d'acqua, in un ambiente già dominato dalla savana, che è prevalentemente arborata nella zona centrale, caratterizzate da alberi come il lingué (Afzelia africana), il teli (Erythrophloeum guineense), l'iroko e la samba; nelle zone più aride dell'estremo settentrione predomina la savana erbacea e arbustiva, con piante come la noce di karité. Sciacalli, iene, pantere, elefanti, ippopotami, numerose varietà di scimmie, e molti altri mammiferi sono ampiamente diffusi. Tra i rettili abbondano coccodrilli e serpenti velenosi come vipere, mamba e molti altri. La deforestazione e l'inquinamento delle acque costituiscono i problemi ambientali più gravi a cui il Paese deve far fronte. Le sue foreste, in passato le più grandi dell'Africa occidentale, sono state quasi interamente distrutte. Inoltre liquami domestici e rifiuti chimici, agricoli e industriali avvelenano le sorgenti d'acqua. La superficie protetta copre complessivamente il 20,4% del territorio, all'interno della quale si individuano otto parchi nazionali e tre aree dichiarate patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO, e sono: il Parco nazionale Taï (1982), la riserva naturale del Monte Nimba (1981) e il Parco Nazionale di Comoè (1983). Purtroppo le ultime due aree sono state inscritte nella lista dei patrimoni mondiali in pericolo.
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martedì 9 agosto 2016
IL CANADA
Il Canada è una monarchia costituzionale, ad ordinamento federale, situata nell'America del Nord e comprendente dieci province e tre territori. Esso è delimitato dall'Oceano Atlantico ad est, dall'Oceano Pacifico ad ovest e dal Mar Glaciale Artico a nord.
Gli archeologi stimano che i primi uomini a giungere nella regione geografica del Canada siano arrivati dall'Asia, attraverso lo Stretto di Bering, già oltre 40.000 anni fa. Queste ed ondate successive diedero origine ai discendenti degli attuali indiani canadesi e alle popolazioni Inuit.
I primi europei a giungere sulle coste canadesi presso L'Anse aux Meadows furono i componenti della famiglia vichinga Erikson (proprietari della Groenlandia): intorno all'anno Mille si stabilirono nella zona settentrionale dell'isola di Terranova, che chiamarono Vinland (terra del vino), e scesero fino alle cascate del Niagara. Dopo vari conflitti coi nativi lasciarono il Canada, ma ci tornarono periodicamente per rifornirsi di legname.
Nel 1497, su incarico degli inglesi, l'italiano Giovanni Caboto raggiunse l'isola di Terranova. Nel 1509 Sebastiano Caboto esplorò tutte le coste nordamericane, dall'isola di Baffin alla Florida.
Il Canada divenne possedimento della Francia nel 1534, quando l'esploratore francese Jacques Cartier prese possesso della zona circostante il fiume San Lorenzo in nome del re Francesco I. Per oltre cento anni il Canada rimase una colonia francese. Samuel de Champlain, nel 1604, stabilì la prima colonia permanente nel Nord America a Port Royal, Acadia (poi diventata Annapolis Royal, Nuova Scozia). Quattro anni dopo fondò la colonia del Québec. Nel 1615 scoprì i laghi Huron e Ontario. Dal 1615 furono accolti i primi missionari che tentarono di convertire gli irochesi e gli Uroni, nativi del luogo.
Il progetto di un impero americano francese, suffragato dalla Nuova Francia che nel 1608 aveva come capitale la città di Québec, inevitabilmente fece scoppiare un conflitto tra Francia e Gran Bretagna. Le guerre per il dominio coloniale del Nord America e che vedono schierate queste due potenze passano sotto il nome di Guerre Franco-Indiane. Nel 1763, dopo la guerra dei sette anni, in cui rilevante fu la vittoria schiacciante di James Wolfe durante la battaglia di Québec, tutto quello che rimaneva della Nuova Francia passò sotto il dominio della Gran Bretagna.
Durante la Guerra anglo-americana la colonia canadese fu una pedina della Gran Bretagna nella guerra contro gli Stati Uniti. Con l'Atto di Unione del 1840 vennero fuse in una sola le allora due colonie dell'Alto e Basso Canada. La prima ha prevalente cultura britannica, la seconda di spiccata cultura francofona. Obiettivo non ultimo era quello di convertire il Basso Canada alla cultura e alla lingua inglese.
Nel 1867 alcune colonie britanniche del Nord America Provincia del Canada, Nuovo Brunswick e Nuova Scozia si unirono nella Confederazione canadese. Il dominio del Canada ottenne la piena indipendenza nel 1931. Dalla nascita del Canada, le sue frontiere esterne sono cambiate sei volte, e internamente si è passati da quattro province a dieci province e tre territori.
Il 75% del popolo canadese abita a meno di 330 chilometri dalla frontiera con gli Stati Uniti, un confine non presidiato militarmente e la più lunga tra le frontiere nel mondo, estesa per oltre 8.000 km.
Della popolazione nata nel Canada (84% del totale che ammonta nel 2011 a 33.476.688 unità), poco più della metà (circa 17 milioni) è di origini britanniche, il 34% è di origini francesi (11,5 milioni). Si sono inoltre insediate una ventina di popolazioni diverse, tra cui tedeschi (897.000), italiani (710.000), ucraini (420.000), olandesi (352.000), polacchi (222.000). Per quanto riguarda la popolazione immigrata, oltre un milione proviene dalla Gran Bretagna e circa 280.000 dagli Stati Uniti. La maggioranza dei canadesi parlanti francese abita nella provincia del Québec, costituendone circa l'80% della popolazione.
La popolazione indigena canadese è costituita da algonchini, irochesi e inuit, che costituiscono circa il 3% della popolazione totale. Le popolazioni di origine africana sono presenti in minima parte (circa l'1%). Tra gli anni settanta e ottanta del Novecento si verificò un notevole aumento di popolazione asiatica (circa l'8% della popolazione totale), che per due terzi vive in Ontario e nella Columbia Britannica. Oggi il Paese ha uno dei più alti tassi di immigrazione al mondo, soprattutto di rifugiati; molti immigrati si trovano nelle città maggiori.
Dopo la sua prima colonizzazione il Canada ha ricevuto varie ondate migratorie, che hanno contribuito a renderlo un paese fortemente multiculturale, con importanti e significative minoranze. Tra il XVII e XVIII secolo ad insediarsi furono prevalentemente i coloni francesi con Samuel de Champlain, soprattutto lungo le sponde atlantiche (Acadia) o la valle del fiume San Lorenzo (nell'odierno Quebec). La regione rimase tuttavia fortemente disabitata e in gran parte inesplorata. Nel XIX secolo, con la cessione della Nuova Francia al Regno Unito e l'inizio del dominio britannico, iniziò l'afflusso di coloni di lingua inglese, prevalentemente verso le regioni dei Grandi Laghi, nell'odierno Ontario. Il governo dell'epoca favorì l'insediamento di popolazioni di madrelingua inglese, anche per contrastare e riequilibrare l'influenza del francofono Basso Canada (Quebec).
Importanti ondate migratorie provenienti dall'Europa si ebbero poi nei primi del Novecento e negli anni cinquanta.
La modifica della legge sull'immigrazione (l'Immigration Act del 1976) ha nella sostanza aperto le porte a nuovi flussi provenienti dai paesi non europei. Negli anni ottanta prima, e dall'inizio del nuovo millennio poi, si stimano tra i 225.000 e i 275.000 il numero dei nuovi ingressi annui.
Le varie immigrazioni succedutesi nel corso della sua storia (e in parte in corso), hanno reso il Canada un paese fortemente variegato dal punto di vista etnico e culturale. Diversamente da altri Paesi (in particolare i vicini Stati Uniti d'America), dove si è affermata nel tempo una forte tendenza all'assimilazione delle varie culture a quella anglosassone, che dovrebbero essere superate per dare vita ad un'identità nazionale il più omogenea possibile, in Canada si è invece affermato un modello multiculturale in senso stretto, che tende cioè ad offrire maggiori spazi e tutele alle singole culture d'origine, come è esplicitamente sancito nell'Immigration Act. Per descrivere questa realtà multiculturale canadese si usa spesso l'espressione "mosaico culturale", in opposizione al modello statunitense del melting pot (letteralmente: "crogiolo"). Va tuttavia osservato come nel lungo periodo, e di loro spontanea scelta, gli immigrati si riconoscano e si inseriscano in uno dei due modelli culturali storici, ovvero quello francofono e quello anglosassone.
Gli abitanti originari del Canada appartengono a molti gruppi diversi. Essi fino a poco tempo fa venivano chiamati "Eschimesi", mentre oggi il loro nome è "Inuit" (Inuk o Inuq al singolare): nella loro lingua, l'inuktitut, vuol dire "gente". Sopravvivono basandosi sulle risorse offerte dal mare e con la caccia, praticata mediante tecniche molto avanzate. Talvolta, questi popoli visitavano anche le aree della tundra per sfruttare anche questi territori. Tuttavia, durante la seconda guerra mondiale e la guerra fredda l'Artico assunse un'importanza strategica e ciò portò pesanti modifiche nel loro stile di vita, con il forte impatto con altre culture che portò anche dei salari per gli Inuit. Oggi, vivono quasi tutti in insediamenti, molti dei quali sono sorti durante o dopo la guerra, oppure sono ex-edifici commerciali o scientifici, sebbene molti prediligano ancora il nomadismo. Tuttavia, la tecnologia ha raggiunto anche gli Inuit, che grazie a TV, satelliti e telefoni possono usufruire anche di molte delle comodità della vita moderna. Le città maggiori sono servite da voli frequenti da e per i centri più esterni.
Gli altri nativi del Canada sono i cosiddetti "primi popoli", una volta noti come "Indiani d'America". Essi, pur appartenendo a etnie diverse con lingue e culture altrettanto diverse, hanno in comune alcuni obiettivi, come quello di strappare al sistema federale il controllo sul sistema scolastico, al fine di istituire scuole gestite dai popoli locali a salvaguardia delle loro lingue e culture. Molti esponenti indigeni vedono nell'azione politica l'unico modo per riscattare alcune ingiustizie subite nel passato.
L'assemblea dei primi popoli è presieduta da un Grande Capo eletto e fa da portavoce alle istanze di tutte le popolazioni indigene. Essa ha portato all'attenzione dei dibattiti politici problemi come l'alcolismo, la tossicodipendenza e la violenza che sono autentiche piaghe in queste popolazioni.
Il 60% circa dei canadesi è di lingua madre inglese e circa il 24% di lingua madre francese. Gli altri hanno come lingue madri altri idiomi europei (tedesco ed italiano soprattutto) e solo il 2% circa delle lingue parlate sono autoctone (inuit e indiane d'America). In Canada sono riconosciute due lingue ufficiali: l'inglese ed il francese. Nel Territorio del Nunavut sono riconosciute undici lingue ufficiali: oltre all'inglese ed al francese, nove lingue indigene. L'inglese è la lingua più parlata mentre il francese è parlato diffusamente nelle province del Québec, del Nuovo Brunswick e nella parte nord-orientale della provincia dell'Ontario (Canada francese); inoltre comunità francofone minori sono disseminate nel territorio delle altre province. L'inglese è parlato nel resto del Canada, ma vi sono comunità anglofone anche nelle province francofone. I cittadini canadesi imparano entrambe le lingue a scuola, sebbene molti di loro parlino abitualmente una sola delle due lingue.
Il matrimonio omosessuale è stato legalizzato in tutto il Canada (dopo essere stato già legalizzato da sentenze delle varie Corti Supreme in sette province su dieci e in un Territorio su tre della federazione del Canada) con il "Civil marriage act"/"Loi sur le mariage civil" in vigore dal 20 luglio 2005.
Il Canada è uno Stato federale, istituito come dominio nel 1867, e dal 1926 appartenente al Commonwealth. Possiede una nuova Costituzione dal 25 aprile 1982.
Il Canada è una federazione composta da dieci province e tre territori. A loro volta, queste possono essere raggruppate in quattro regioni principali: Canada occidentale, Canada centrale, Canada Atlantico e Canada del Nord (con "Canada orientale" ci si riferisce al Canada centrale e al Canada Atlantico insieme). Le province hanno maggiore autonomia rispetto ai territori, con responsabilità per i programmi sociali come l'assistenza sanitaria, l'istruzione e il welfare. Insieme, le province raccolgono le maggiori entrate fiscali rispetto al governo federale, una organizzazione quasi unica tra le federazioni di tutto il mondo. Utilizzando i suoi poteri di spesa, il governo federale può avviare politiche nazionali in aree provinciali, come ad esempio il Canada Health Act. Pagamenti di equalizzazione sono attuati dal governo federale per garantire standard ragionevolmente uniformi di servizi e fiscalità siano conservati tra le province più ricche e quelle più povere.
La capitale Ottawa (Ontario) è soltanto la quarta città per numero di abitanti dopo Toronto (Ontario), Montreal (Quebec) e Vancouver (British Columbia).
Secondo l'impostazione federalista, in Canada non esiste un sistema di istruzione nazionale uniforme, tuttavia le scuole terziarie sono soggette ad un controllo di qualità attuato dallo Stato unitario e la maggior parte delle università canadesi sono membri dell'Association of Universities and Colleges of Canada(AUCC); in questo modo il loro livello è generalmente considerato equilibrato.
Le province e i territori sono esclusivamente responsabili per l'istruzione e non vi è alcun ministero. Pertanto, a seconda della provincia, vi è una differente età per l'entrata nel sistema scolastico (quinto o sesto anno di età) e una differente durata della scuola primaria (fino alla 6ª o 7ª classe). La scuola secondario (nota come École polyvalente) comprende, in un'unica soluzione, la scuola media di tre anni (istruzione secondaria) e la scuola superiore. Il 2% degli istituti scolastici è privato, di cui la maggior parte è di proprietà degli enti ecclesiastici. Circa il 10% degli studenti frequenta una scuola privata. Il livello di prestazioni delle scuole private è stato stimato nel 2006 come molto alto.
Mentre la frequenza scolastica è gratuita, l'università prevede il pagamento di tasse variabili. Tra le più di 80 università, l'Università di Toronto e l'Università di Montréal sono tra le più grandi. La più antica, l'Università di Laval a Quebec City è un istituto dei gesuiti ed è stato fondato nel 1663. Solo nel 1818 è stata fondata la prima università laica in Canada: l'Università Dalhousie di Halifax, seguita dalla McGill University di Montreal (1821) e dall'Università di Toronto (1827).
Al 2015, il Canada contava una forza militare composta da 68.250 persone, tra professionisti e volontari, e circa 51.000 riservisti. Le Forze Canadesi unificate (CF) comprendono l'esercito (Canadian Army), la marina (Royal Canadian Navy) e l'aeronautica (Royal Canadian Air Force). Nel 2013, la spesa militare del Canada è stata pari a circa 19 miliardi di dollari canadesi, pari a circa l'1% del PIL del paese.
Il Canada e gli Stati Uniti condividono la più lunga frontiera indifesa del mondo, co-operando su campagne militari e sulle esercitazioni e sono reciprocamente i più grandi partner commerciali. Tuttavia, il Canada ha una politica estera indipendente, in particolare ha mentenuto rapporti completi con Cuba dal 1961 al 2014 e non ha partecipato all'invasione dell'Iraq nel 2003. Il Canada mantiene anche storici legami verso il Regno Unito e la Francia e ad altre ex colonie britanniche e francesi, attraverso l'adesione al Commonwealth delle Nazioni e all'Organizzazione Internazionale della Francofonia. È noto che il Canada intrattenga buoni rapporti con i Paesi Bassi, in parte per via del suo contributo alla liberazione olandese durante la seconda guerra mondiale.
Il forte attaccamento del Canada all'Impero Britannico e al Commonwealth ha portato ad una consistente partecipazione agli sforzi militari britannici durante la seconda guerra boera, la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale. Da allora, il Canada è stato un sostenitore del multilateralismo, compiendo sforzi per risolvere i problemi globali in collaborazione con le altre nazioni. Il Canada è stato un membro fondatore delle Nazioni Unite nel 1945 e della NATO nel 1949. Durante la Guerra Fredda, ha contribuito fortemente nelle forze ONU nella guerra di Corea e, in collaborazione con gli Stati Uniti d'America, ha fondato il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD), per la difesa contro potenziali attacchi aerei da parte dell'Unione Sovietica.
Durante la crisi di Suez del 1956, il futuro primo ministro Lester B. Pearson ha alleviato le tensioni proponendo l'intervento di una forza di pace delle Nazioni Unite, per la quale è stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1957. Per quanto questa sia è stata la prima missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, Pearson è spesso accreditato come l'inventore del concetto. Il Canada ha partecipato ad oltre 50 missioni di pace, tra cui tutti gli interventi delle Nazioni Unite fino al 1989, e mantiene forze in missioni internazionali, come in Ruanda e nell'ex Jugoslavia.
Nel 1990 il Canada si è unito all'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) e nel giugno del 2000 ha ospitato l'Assemblea Generale dell'OAS a Windsor, in Ontario, mentre nel mese di aprile 2001 è stata sede del terzo Vertice delle Americhe a Quebec City. Il Canada cerca, inoltre, di espandere i suoi legami con le economie delle isole del Pacifico attraverso l'appartenenza al forum Asia-Pacific Economic Cooperation.
Nel 2001, il Canada ha schierato truppe in Afghanistan nel quadro della forza di stabilizzazione degli Stati Uniti e secondo l'autorizzazione delle Nazioni Unite, guidando la NATO International Security Assistance Force. In 10 anni di missione, il Canada ha perso 158 soldati, un diplomatico, due operatori umanitari e un giornalista, spendendo una cifra di circa 11,3 miliardi dollari canadesi.
Nel febbraio 2007, il Canada, l'Italia, il Regno Unito, la Norvegia e la Russia hanno annunciato il loro impegno comune ad un progetto da 1,5 miliardi di dollari per aiutare a sviluppare vaccini per i paesi in via di sviluppo, e ha invitato altri paesi ad unirsi a loro. Nel mese di agosto 2007, rivendicazioni territoriali del Canada nell'Artico sono state contestate dopo una spedizione sottomarina russa al Polo Nord; il Canada ha ritenuto che tale area fosse territorio sovrano dal 1925. Tra marzo e ottobre 2011, le forze canadesi hanno partecipato ad un intervento della NATO mandato ONU nella guerra civile libica del 2011. A partire dal 2014, le unità terrestri e aeree canadesi si sono unite agli sforzi internazionali per sconfiggere l'insurrezione dello Stato Islamico in Iraq.
Il Canada è una monarchia costituzionale con Elisabetta II Regina del Canada, come capo di Stato. Il paese è una democrazia parlamentare con un sistema federale di forti tradizioni democratiche. La Costituzione è la legge suprema del paese, e consta di un testo scritto e di convenzioni non scritte La Constitution Act del 1867 (in linea di principio creata su modello di quella del Regno Unito), sanciva una divisione di poteri tra il governo federale (centrale) e il governo provinciale; lo statuto di Westminster del 1931 dava la piena autonomia al Canada; e la Constitution Act del 1982, in aggiunta alla Carta Canadese dei Diritti e delle Libertà, garantisce i diritti e le libertà fondamentali, che non possono essere ignorati da qualsiasi livello del Governo.
Come in tutti i sistemi parlamentari, il potere esecutivo pur essendo costituzionalmente attribuito al monarca, in pratica è esercitato dal Consiglio dei ministri (Cabinet) presieduto dal Primo Ministro. Formalmente, il Consiglio è retto dal rappresentante della Regina, il Governatore Generale, che assume le prerogative regali quando la Regina non si trova sul suolo del Canada. Il Governatore è altresì Comandante in capo delle Forze armate canadesi. È nominato dalla Regina su consiglio del Primo Ministro. Rideau Hall è la residenza principale ad Ottawa, e la Citadelle de Québec è la sua residenza nella città di Québec.
Il vero detentore del potere esecutivo è il Primo Ministro, solitamente il leader del partito politico che ottiene la fiducia della Camera dei Comuni, è nominato dal Governatore Generale, sulla base del risultato elettorale. Il leader del secondo partito più rappresentato diviene il leader dell'opposizione. David Johnston è l'attuale Governatore Generale, ed è in carica dal 1º ottobre 2010; Justin Trudeau, leader del Partito Liberale del Canada è entrato in carica come Primo Ministro il 4 novembre 2015.
Il potere legislativo è esercitato dal parlamento federale, composto da due camere (houses): la Camera dei Comuni (eletta) e il Senato (nominato). La Regina ha il potere di firma delle leggi (promulgazione), che teoricamente potrebbe rifiutare, potere in realtà mai usato. Formalmente essa partecipa al procedimento di formazione legislativa. Ogni membro della Camera dei Comuni è eletto con la maggioranza dei voti all'interno del proprio distretto elettorale; le elezioni generali sono indette dal Governatore Generale, su consiglio del Primo Ministro o quando il Governo perde la fiducia del Parlamento. Non vi è alcun termine minimo per la durata del Parlamento, mentre una nuova elezione deve essere indetta entro cinque anni delle ultime elezioni generali. I membri del Senato, i cui seggi sono attribuiti su base regionale, sono scelti dal Primo Ministro e sono formalmente nominati dal Governatore Generale, fino all'età di 75 anni. L'organo legislativo ha la sua sede sulla Collina del Parlamento, dove si trovano gli edifici parlamentari.
Il Canada ha avuto un'alternanza tra governi formati da due partiti nel corso del XX secolo: il Partito Conservatore Progressista, di centro-destra, e il Partito Liberale, di centro-sinistra. Fino agli anni ottanta, entrambi i partiti sono stati favorevoli a un significativo intervento dello Stato nell'economia, finché l'elezione di Brian Mulroney, a Primo Ministro ha sancito la svolta dei Conservatori Progressisti a favore di privatizzazioni, meno regolamentazione e meno tasse per le imprese e per i più abbienti. Con il ritiro di Mulroney nel 1993, il suo partito ha però subito un tracollo di voti e di seggi alla Camera dei Comuni, consentendo ai Liberali di tornare al governo, contando soprattutto sulla propria supremazia in Ontario.
Il terzo partito è stato tradizionalmente il Nuovo Partito Democratico, collocato a sinistra dello spettro politico. Negli anni novanta questo partito, così come i conservatori progressisti, hanno subito un'emorragia di voti e seggi a favore dei partiti regionali nati in quel periodo: il Blocco del Québec, favorevole all'indipendenza del Canada francese e collegato al Partito del Québec presente solo nel Parlamento provinciale; e il Partito Riformatore del Canada, con base nel Canada occidentale, conservatore e ostile a concessioni a favore del Québec, che nel 2000 ha assunto il nome di Alleanza Canadese, rispecchiando l'intento di unificare tutto l'elettorato di destra. L'Alleanza Canadese nel 2003 si è fusa con i conservatori progressisti, dando vita al Partito Conservatore del Canada (al governo dal 2006). Il Partito Verde del Canada non ha ottenuto rappresentanza in Parlamento, ma ha comunque raccolto una quota significativa dei voti alle elezioni nazionali.
L'economia del Canada, membro del G8, dell'OCSE e della NAFTA, è una delle più forti nel mondo, ed è tuttora in forte espansione, avendo subito solo marginalmente la crisi del 2008, che invece ha colpito duramente i vicini Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'FMI il Canada, trainato dall'export di materie prime, ha aggirato l'ostacolo crisi mantenendo intatto e robusto il settore immobiliare e continuando a crescere a ritmi molto sostenuti sin dal principio. Anche il tasso di disoccupazione si mantiene basso.
Il paese è tra i primi per prodotto interno lordo, e storicamente il suo indice di sviluppo umano è uno dei più alti in assoluto, costantemente superiore a quello degli stessi Stati Uniti. È per eccellenza, insieme alla Russia, la superpotenza estrattiva del pianeta; infatti nel sottosuolo sono presenti in grandi quantità praticamente tutti i metalli della crosta terrestre, oltre ad enormi giacimenti di petrolio (con le sabbie bituminose dell'Alberta il Canada è da considerarsi tra i primissimi produttori petroliferi mondiali (subito dopo l'Arabia Saudita), gas naturale, fosfati, carbone e uranio (primo produttore al mondo). Conseguentemente Il paese è sede di alcune delle maggiori industria mineraria mondiali come la Barrick Gold (maggior estrattore mondiale di oro), la Cameco (maggior estrattore mondiale di uranio), la Rio Tinto Alcan (numero 1 al mondo nella estrazione e produzione di alluminio), la Potash One (maggior produttore mondiale di potassio) e altre numerose compagnie minerarie e petrolifere tra le prime al mondo.
La superpotenza mineraria canadese negli ultimi tempi ha attirato il fortissimo interesse Asiatico e soprattutto della Cina, che con lo sviluppo economico degli ultimi anni sta ripetutamente tentando di abbattere la supremazia delle mining corps canadesi, per destabilizzare pesantemente il mercato dei minerali e del petrolio (soprattutto sabbie dell'Alberta), in attesa di prenderne possesso come dominatore. Tuttavia per ora le majors canadesi mantengono la loro supremazia.
Inoltre a seguito della crisi delle terre rare (chiusura delle esportazioni da parte della Cina), il Canada, grazie ai giacimenti intorno alla baia di Hudson sembra l'unico paese a poter far fronte al blocco cinese. Il settore primario ha nella cerealicoltura e nello sfruttamento delle risorse forestali i suoi punti di forza. L'industria e le attività terziarie sono molto sviluppate.
Nel settore agricolo, si coltivano in particolare orzo, mais, frumento, patate, avena, colza, girasole e soia. Importante è anche l'allevamento, specie di bovini. I pescosi mari attorno a Terranova sostengono un settore ittico attivo ed efficiente.
Il Canada è al primo posto, a livello mondiale, anche nella produzione di energia idroelettrica e ne esporta circa il 14% negli Stati Uniti. Dei 566,3 miliardi di kWh prodotti nel 2003, il 67% è generato da centrali idroelettriche, il 7% da centrali a combustione, il 14% dalle centrali atomiche (attive 19 centrali) e poco più del 12% dalle centrali a fonti alternative (solare o eolico).
Discorso a parte va fatto per la provincia del Quebec dove il sistema di dighe costruito sul fiume San Lorenzo assicura una produzione di energia da fonti idriche pari al 61%, mentre la quota delle energie rinnovabili garantisce oltre il 38% dell'energia, rendendo la provincia francofona una delle più virtuose basi di sviluppo delle energie verdi a livello mondiale.
Le industrie principali sono quelle meccaniche (in particolare aeronautica, aerospaziale e automobilistica), quelle tessili ed alimentari, la produzione di carta, la lavorazione del ferro e dell'acciaio, la fabbricazione di macchinari ad alta tecnologia e di macchine utensili. Importante è anche l'industria elettronica, legata ai settori militare, aerospaziale, dei trasporti e delle telecomunicazioni (polo di Montreal). Come in tutti i paesi sviluppati, il settore che più contribuisce al reddito nazionale è il terziario (banche, commercio, comunicazione, turismo).
Le esportazioni principali del Canada sono i prodotti di alta tecnologia, le automobili, il petrolio, il gas naturale, il carbone, i metalli in genere, i prodotti agricoli e forestali. I maggiori partner commerciali del Paese sono gli USA, la Gran Bretagna, la Cina e il Giappone.
Toronto, grande centro urbano del Canada, è la città natale di Glenn Gould (1932-1982), grande pianista e clavicembalista, celebre per le interpretazioni della musica di J. S. Bach. L'Orchestra Sinfonica di Montréal (Orchestre symphonique de Montréal) è tradizionalmente considerata la migliore del paese, e una delle più premiate del Nord America. Nel campo della musica barocca l'ensemble Tafelmusik di Toronto è fra i più rinomati al mondo per le sue esecuzioni su strumenti d'epoca delle musiche di J. S. Bach e Antonio Vivaldi, mentre nel jazz lo è il pianista Oscar Peterson.
Canadese è Loreena McKennitt, musicista e cantautrice considerata un'icona della musica eclettico-celtica. Mentre i suoi primi dischi sono prettamente di musica celtica l'artista, grazie anche ad una serie di viaggi in Europa e in Oriente, ha successivamente contaminato la musica celtica con nuove suggestioni seguendo il tema delle peregrinazioni delle popolazioni celtiche.
Bryan Adams, rockstar nata a Kingston, nell'Ontario, ha raggiunto popolarità in tutto il mondo agli inizi degli anni 80 con i dischi Cuts Like a Knife e Reckless, in cui è contenuta la hit Summer of '69, e soprattutto nei primi anni 90 con il disco Waking Up the Neighbours, di cui sono state vendute oltre 16 milioni di copie. Adams ha ricevuto un Grammy Award per la hit Everything I Do e tre candidature all'Oscar, e ha collaborato con molti dei più grandi artisti della storia musicale.
È originario di Toronto il cantautore Neil Young che vi nacque nel 1945. Considerato da molti il padre dello stile grunge, è da più di 40 anni sulle scene mondiali. La cantautrice Joni Mitchell nacque invece a Fort Macleod, nella provincia di Alberta. Altro gigante della musica canadese è Leonard Cohen, poeta e romanziere di successo oltre che cantautore colto e amatissimo in tutto il mondo, nato a Montréal.
Nella musica pop hanno ottenuto fama mondiale, tra i tanti, il cantante Michael Bublé, vincitore di quattro Grammy Awards, Alanis Morissette, vincitrice di numerosi Grammy Awards e Juno Awards, e Céline Dion, vincitrice di un Eurovision Song Contest, dieci Grammy Awards e due premi Oscar ed è ritenuta l'artista canadese di maggior successo della storia della musica. Inoltre uno degli artisti più giovani ad aver raggiunto ll numero 1 nella classifica Hot 100 di Billiboard; nominato a due Grammy Awards nel 2015: Justin Bieber. Canadesi sono anche la cantante punk rock Avril Lavigne, diventata famosa negli anni 2000, e il giovane Shawn Mendes.
Tra i gruppi musicali i più famosi e influenti sono considerati i Rush, i Nickelback, i Simple Plan, i Sum 41, i The Guess Who, i The Band, i The Tragically Hip e i D.O.A.
Nel 2012, il Canada ha speso circa 31,3 miliardi di dollari canadesi in ricerca e sviluppo, di cui circa 7 miliardi sono stati stanziati dai governi federali e provinciali. Al 2015, il Paese vantava tredici premi Nobel per la fisica, la chimica e la medicina, e nel 2012 si è classificato quarto in tutto il mondo per la qualità della ricerca scientifica in un ampio sondaggio rivolto a scienziati internazionali. Il paese, inoltre, ospita la sede principale di diverse aziende tecnologiche riconosciute a livello mondiale. I canadesi possono disporre di uno dei più alti livelli di accesso a Internet di tutto il mondo, con oltre 33 milioni di utenti, pari a circa il 94% per cento della sua popolazione totale.
L'Agenzia spaziale canadese gestisce un programma spaziale molto attivo che varia dall'esplorazione planetaria, alla ricerca aeronautica, allo sviluppo di razzi e satelliti. Il Canada è stato il terzo paese in grado di lanciare un satellite nello spazio, dopo l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, grazie a Alouette 1 lanciato nel 1962. Nel 1984, Marc Garneau divenne primo astronauta canadese. Al 2015, nove canadesi hanno volato nello spazio, nel corso di diciassette missioni con equipaggio.
Il Canada è un partecipante al progetto della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ed è un pioniere nel campo della robotica spaziale, grazie allo sviluppo dei manipolatori robotici Canadarm, Canadarm 2 e Dextre, utilizzati per lo Space Shuttle della NASA e per la ISS. Dal 1960, l'industria aerospaziale canadese ha progettato e costruito numerosi satelliti, tra cui Radarsat-1 e Radarsat-2, ISIS e MOST. Il Canada ha anche prodotto uno dei razzi sonda di maggior successo e ampiamente utilizzato a livello mondiale: i Black Bran; oltre 1.000 di essi sono stati lanciati dopo il loro primo sviluppo avvenuto nel 1961.
Il Canada ha due sport nazionali: uno è l'hockey su ghiaccio, che vi è nato ed è anche lo sport più popolare, infatti il paese della foglia d'acero è tra i dominatori delle competizioni internazionali di tale sport, avendo vinto 24 mondiali e 8 Giochi olimpici invernali; l'altro è il lacrosse. Gli stessi vengono praticati prevalentemente in inverno il primo ed in estate il secondo. La Lega nazionale d'hockey fu fondata a Montréal e rimane il massimo campionato professionale nel mondo.
Il lacrosse è invece praticato su manto erboso, e ha come scopo segnare con una pallina in una porta, usando mazze con all'estremità una rete. In tale disciplina il Canada vanta la vittoria in due campionati mondiali.
Tra gli altri sport più seguiti, ci sono il Football canadese, (simile al football americano ma con regole diverse), il rugby a 15, il calcio (lo sport più popolare a livello di partecipazione nazionale), il curling (molto popolare d'inverno), nonché football americano e baseball, data la vicinanza con gli Stati Uniti d'America, grandi appassionati di questi due ultimi sport. I Toronto Blue Jays ad esempio, rappresentano la città di Toronto nel massimo campionato statunitense di baseball, la Major League Baseball. Nelle province del Quebec e del Nuovo Brunswick è molto praticata la pallamano.
Il Canada inoltre ospita dal 1967 il Gran Premio di Formula 1, che si disputa sul circuito Gilles Villeneuve sull'Ile de Notre Dame a Montréal dal 1978. Il figlio di Gilles Villeneuve, Jacques, è stato campione del mondo di Formula 1 nel 1997. Altro sport che non è nazionale in Canada, ma dove trova origini, è la canoa canadese, praticata agonisticamente in ginocchio e amatorialmente da seduti.
Di rilievo è anche la disciplina del wrestling, dato che la famosa Famiglia Hart è originaria proprio del Canada. Oltre alla Famiglia Hart, sono originari del Canada wrestler come Edge, Christian, Chris Jericho, Bobby Roode, Kevin Steen, Petey Williams, Eric Young, El Generico e Trish Stratus.
Nel 2012 il ciclista Ryder Hesjedal diventa il primo canadese della storia a vincere il Giro d'Italia.
Le franchigie canadesi delle grandi leghe sportive fanno parte delle leghe sportive insieme alle squadre di club degli Stati Uniti (MLB (baseball), NBA (pallacanestro), NHL (hockey su ghiaccio). Con il passare degli anni le leghe statunitense del baseball e della pallacanestro si sono aperte anche a squadre di club canadesi, e la lega canadese dell'hockey su ghiaccio si è aperta a squadre di club statunitensi.
La Nazionale di calcio canadese ha partecipato ad una sola edizione della Coppa del Mondo (Messico 1986), uscendo al primo turno. Tuttavia nel 2007 il Canada ha iscritto nella Major League Soccer (MLS) americana la squadra di club Toronto FC, trasformando così il campionato degli Stati Uniti in una lega in parte canadese e in parte statunitense; con l'espansione del 2011 anche il Whitecaps Football Club, squadra con sede a Vancouver, è entrato a far parte della MLS. Infine, l'ingresso nella MLS del Montréal Impact nel 2012 ha portato a tre le franchigie canadesi iscritte alle competizioni. Il canadese Joey Saputo, presidente del Montréal Impact, dal 2014 è anche azionista di maggioranza della squadra italiana del Bologna.
È molto famosa la parata natalizia di Santa Claus a Québec
Canada è il secondo Paese più esteso al mondo e il primo per superficie di laghi e acque interne. La foglia d’acero riportata sulla bandiera, oltre che il simbolo nazionale, è anche il simbolo della vasta e incontaminata natura canadese. Gran parte del territorio è coperto da laghi e foreste percorse da fiumi, nella parte occidentale è tagliato dalle Montagne Rocciose, la cui vetta più alta è il Monte Robson, di 3954 metri. Enormi praterie (Great Plains) ricoprono invece le regioni del Manitoba, del Saskatchewan e parti dell’Alberta. È un territorio che presenta una grande varianza di flora e fauna endemiche. Tra gli animali troviamo l’orso polare, l’orso nero, l’orso bruno, il bufalo, il lupo, il castoro, la lince, il coguaro, il cervo, il caribù e l’alce. Tra le varie specie di uccelli ci sono l’airone blu e le oche del Canada. Si contano più di 37 parchi nazionali , più di 129 parchi di interesse storico e 12 aree di grande rilevanza naturale che rientrano nell’elenco per la salvaguardia del Patrimonio mondiale dell’umanità. Gli inverni canadesi sono tra i più rigidi della Terra, nella maggior parte del territorio la temperatura media del mese di gennaio si aggira intorno ai -18 gradi centigradi. Le due città più popolate sono Toronto e Montréal.
Ottawa è la capitale federale del Canada, sorge in posizione panoramica sulla sponda meridionale del fiume Ottawa, nell’omonima valle nell’Ontario. Sede dei ministeri, del governo federale e del Parlamento, ha il centro che si dirama tra i vari canali ricurvi del fiume, con vecchi edifici accostati a palazzi moderni con strutture architettoniche attuali. I dintorni cittadini invece sono caratterizzati dal fascino rurale dato da vecchi villaggi con case di legno colorate, negozi e fattorie. Un modo comodo per una prima visita può essere con le barche che partono da Jacques Cartier Park (a Gatineau) che compiono tour giornalieri tra i numerosi rami del fiume su cui si affaccia la città. Il Rideau Canal è una via d’acqua storica e oltre che tagliare il centro abitato, connette bellissimi laghi e fiumi a sud del Lago Ontario. Inserito nei siti mondiali dell’Unesco, d’estate è animato da centinaia di canoe e barche, mentre d’inverno, il percorso ghiacciato è cosparso da centinaia di pattinatori e appassionati. Ma il centro si può scoprire anche a piedi, la visita può iniziare da Parliament Hill, la sede del governo nazionale situata su un’altura da cui si vede una parte del fiume Ottawa. I tour guidati mostrano il Senato, le gallerie pubbliche, la House of Commons e la Torre della Pace, dalla cui sommità si ha una vista a 360 gradi su tutta la capitale. Il Carillon della Torre suona ogni quarto d’ora e tutte le mattine, d’estate, di fronte al Parlamento, si svolge la scenografica cerimonia del cambio della guardia. A ovest del Palazzo del Parlamento si trova l’imponente edificio della Corte Suprema del Canada, dove, quando non è in uso, sono visitabili alcune sale. La Rideau Hall è la residenza ufficiale del Governatore Generale, il rappresentante della Regina in Canada, all’interno di un bellissimo giardino a cui si accede attraversando l’ingresso guardato dalle impassibili guardie dai tipici cappelloni pelosi. Laurier House , che nel 1897 era la residenza vittoriana del Primo Ministro Sir Wilfrid Laurier, oggi è un museo che mostra, in un ambiente ricco di effetti personali e arredamento d’epoca, un pezzo della storia politica del Paese. In città vi sono numerosi musei che sono delle vere attrazioni come il Canadian Museum of Civilization dove è esposta una delle più grandi collezioni di totem, enfatizzati dal contrasto con l’architettura moderna delle sale dell’edificio. Mille anni di storia canadese, dai primi insediamenti a oggi, con numerose installazioni per i bambini. Al 240 di McLeod Street, sull’angolo con Metcalfe Street, c’è il Canadian Museum of Nature , in un edificio storico rinnovato in modo spettacolare appositamente per le esposizioni museali. Un viaggio tra enormi dinosauri, reperti e imponenti mammiferi, mostrati in installazioni realistiche e impressionanti. La National Gallery è tra le più vecchie istituzioni culturali canadesi. Al suo ingresso è posta la celebre scultura di bronzo raffigurante un enorme ragno, alto più di nove metri, realizzata da Louise Bourgeois. Nelle sale sono esposte alcune tra le più ampie collezioni d’arte canadese. Accanto al fiume, il Bytown Museum , situato in uno dei più antichi edifici in pietra della città, traccia invece le origini di Ottawa e del Rideau Canal.
La grande estensione territoriale determina un clima piuttosto vario. Nelle province atlantiche predominano inverni freddi e nevosi. La zona centrale ha un clima continentale freddo, addolcito solo nella zona dei Grandi Laghi. Le montagne rocciose hanno un clima alpino, con inverni rigidi e innevamento abbondante. La costa del Pacifico gode del clima più mite di tutto il Canada, anche se gli inverni sono comunque abbastanza rigidi.
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