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venerdì 19 agosto 2016
ITACA
Itaca è la seconda più piccola isola delle Ionie abitate. La sua estensione e’ di 29 km di lunghezza e 6,5 km di larghezza e ha una linea costiera di 100 km.
Si compone di 2 penisole che sono quasi uguali come dimensioni e sono unite dall’ istmo di Aetos.
Itaca è universalmente nota per essere stata, secondo la leggenda, la patria dell'eroe leggendario Ulisse e per esservi ambientata parte dell'Odissea, il celeberrimo poema di Omero. Secondo alcuni studiosi Itaca potrebbe essere la patria di Omero stesso. Tuttavia, fin dall'antichità si è notata incoerenza tra la descrizione dell'isola nel poema e l'Itaca visibile. In particolare, tre aspetti della descrizione rappresentano le più grandi incongruenze. In primo luogo, l'antica Itaca è descritta come un'isola piana, invece l'odierna è un'isola montuosa. Poi è descritta come "la più inoltrata nel mare, diretta verso il tramonto", e da ciò si dovrebbe supporre che si trovi all'estremità occidentale del proprio arcipelago, invece nell'arcipelago dell'odierna Itaca è Cefalonia l'isola più occidentale. Infine, non è chiaro a quali isole moderne (presumibilmente nel medesimo arcipelago) dovrebbero corrispondere quelle che Omero chiama Dulichio e Samo.
Lo storiografo greco Strabone, del primo secolo d.C., nella sua Geografia, fu il primo a identificare l'isola di Odisseo con la moderna Itaca. Basandosi sui primi commentatori dell'Odissea, tradusse la parola ??aµa?? non come 'priva di rilievi' bensì come 'vicina alla terraferma'. Identificò l'omerica Samo con la moderna Cefalonia, e ritenne che Dulichio fosse un'isola delle odierne Echinadi. Inoltre, la moderna Itaca si trova più a nord di Cefalonia, di Zacinto e di quella che lui presupponeva essere Dulichio, e pertanto ritenne che l'omerico "la più inoltrata nel mare, diretta verso il tramonto" andasse in realtà tradotto come "diretta verso il nord".
La teoria di Strabone non raccolse però il consenso di tutta la comunità letteraria. In età moderna alcuni studiosi hanno obiettato che l'Itaca di Omero potrebbe invece essere un'isola oggi nota con altro nome. La teoria più conosciuta in proposito è quella di Wilhelm Dörpfeld, secondo cui l'Itaca omerica sarebbe da individuare nella vicina isola di Leucade.
L'isola fu abitata già dal XXI secolo a.C. ed ebbe particolare rilevanza durante il periodo miceneo. Durante la guerra di Troia fu il regno dei leggendari re Laerte ed Ulisse. I Romani occuparono l'isola nel II secolo a.C., ed in seguito essa divenne parte dell'impero bizantino. I Normanni regnarono su Itaca nel XII e XIII secolo, e dopo un breve periodo di dominazione turca cadde nelle mani dei Veneziani. In seguito Itaca fu occupata dalla Francia alla fine del XVIII secolo e nel 1809 fu conquistata dal Regno Unito.
Tra 1800 e 1807 fece parte della Repubblica delle Sette Isole Unite, sotto protettorato russo-ottomano ma a guida veneto-greca. Fu questa la prima esperienza di autogoverno greco, in cui ebbero un ruolo principale i greco-Veneti, tra i quali Giovanni Capodistria.
Nel 1864 è entrata a far parte della Grecia. Un terremoto nel 1953 ha procurato gravi danni in tutta l'isola, ma la ricostruzione è stata abbastanza fedele alla tipologia dell'edilizia tradizionale.
Il capoluogo, Vathy, situato al fondo di una profonda baia, porto naturale fra i migliori, è un approdo eccellente per i velisti.
Itaca si è molto sviluppata turisticamente negli ultimi anni, con creazione di nuove strutture ricettive che comunque finora hanno relativamente salvaguardato l'ambiente naturale.
È meta abituale di escursioni giornaliere dalle circostanti isole dell'arcipelago delle isole Ionie.
Scavi archeologici hanno dimostrato l'esistenza sull'isola di abitati di epoca micenea, ma non hanno permesso ancora di localizzare con precisione l'eventuale reggia di Ulisse, oppure luoghi corrispondenti alla tradizione omerica.
Negli anni '80 l'isola ha incrementato la propria notorietà quando Carlo d'Inghilterra e la moglie Diana hanno trascorso parte della loro luna di miele fra Cefalonia ed Itaca.
Il comune faceva parte della prefettura di Cefalonia, soppressa nel 2011 a seguito della riforma Kallikratis e costituisce l'unico comune dell'unità periferica omonima che comprende, oltre all'isola di Itaca, anche le isole di Arkoudi e Atokos situate nei pressi di Capo Melissa e le isole dell'arcipelago delle Echinadi.
Itaca si trova ad est di Cefalonia ed e’da essa separata da un canale che va da 2 a 4 chilometri di larghezza. La morfologia dell'isola varia tra la parte ripida e brulla sul lato ovest e la costa verde e delicata a est.
Ad Itaca c'è un museo archeologico.
Il monastero della Vergine Maria fu costruito nel XVI o XVII secolo e ha pregevoli esempi di icone religiose, nonché un ambiente piacevole.
Il monastero di Panagia Katharon è situato 10 km a nord di Vathi. Il nome del monastero deriva probabilmente da "Kathara", gli sterpi che si bruciano per pulire la terra. La data di costruzione del monastero non è nota.
L'unico dato nelle fonti storiche è che il monastero è stato ristrutturato nel 1696, mentre per l'effettiva data di costruzione ci sono elementi dubbi. Nel 1958, il monastero fu ricostruito, dopo essere stato completamente abbandonato durante il terremoto nel 1953. Si possono ammirare le icone del tempio (1832), che sono conservate nella cappella di Constantine e Helen, nel campanile del monastero.
La sorgente di Aretusa si trova a circa 10 km a sud di Vathi. Qui Eumeo presumibilmente ha portato i suoi maiali a bere. I punti di vista del paesaggio e del mare sono straordinari.
Sopra la spiaggia di Dexa c'è la grotta di ninfe. Questa è la grotta dove si suppone che sia nascosto il tesoro di Ulisse al suo ritorno da Troia.
Spiaggia piccola non attrezzata, Aetos è situata a 7 km a sud-est della capitale dell'isola. I pochi nuotatori che la frequentano vengono qui per la pace e la tranquillità delle sue acque cristalline.
La bella spiaggia di Afales è situata nel Golfo di Afales, a nord della capitale dell'isola. Le sue acque cristalline attraggono una moltitudine di bagnanti ogni estate.
La deliziosa spiaggia di Frikes si estende prima dell'insediamento che porta lo stesso nome, 13 km a nord-ovest del capoluogo dell'isola.
La bellissima spiaggia di Kioni si estende prima del villaggio di Kioni, 24 km a nord della capitale dell'isola. Negli ultimi anni ha avuto molto successo ed attualmente attrae un gran numero di turisti. Il paesaggio è maestoso, poiche’ sposa l'architettura tradizionale e il mare cristallino.
La bella spiaggia di Sarakiniko è situata ad est di Itaca. È una piccola spiaggia sabbiosa con un sacco di alberi e acque cristalline.
La meravigliosa spiaggia di Stavros si estende, prima dell'omonimo insediamento. È situata sul lato nord dell'isola, a 16 km dalla capitale. Si dice che l'antica città di Itaca ed il Palazzo di Ulisse sorgessero qui. Ipotesi confermata dai ritrovamenti archeologici della zona. A parte il mare blu cristallino, che attrae molti turisti durante l'estate, c’e’ anche da visitare la grotta di Loizos e la collezione archeologica di Pilikata.
La spiaggia di Vathi è situata sulla parte sud-orientale dell'isola in una baia bellissima e tranquilla nei pressi della città di Vathi.
La flora di Itaca comprende le tipiche specie presenti in tutte le isole Ionie. Sulla montagna si trovano querce, cipressi e meravigliosi fiori come le margherite selvatiche, papaveri, anemoni e ciclamini. Nelle pianure in basso si trovano ulivo e vite.
Il clima di Itaca è mite e mediterraneo, con piogge frequenti in inverno e lunghe estati secche.
La temperatura media, durante tutto l'anno si attesta tra i 13 ed i 18 gradi, sebbene ci siano punte di maggior freddo d'inverno e di caldo d'estate.La temperatura tuttavia non sale mai sopra 40 è C.
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mercoledì 17 agosto 2016
MALTA
Il primo approdo degli esseri umani sull'isola risale, probabilmente, al momento immediatamente successivo all'estinzione degli ippopotami nani e degli elefanti nani. Tracce di insediamenti del neolitico antico (6000-4000 a.C.), sono state rinvenute sia in aree aperte che all'interno di grotte, come Ghar Dalam; questi primi stanziamenti erano costituiti da coloni provenienti dalla Sicilia, per le analogie del materiale ceramico ivi ritrovato (ceramica impressa Ghar Dalam) con quello coevo di Stentinello, villaggio presso Siracusa. I coloni conservarono i rapporti con la Sicilia, continuando a fabbricare ceramica impressa dello stile di Stentinello e iniziando, solo al termine di questa fase (4500 a.C.), un modesto sviluppo tipologico locale.
Anche la ceramica di Skorba (4500-4100 a.C.), villaggio presso Mgarr, somiglia molto a quella ritrovata in Sicilia e comprova quanto siano stati continui i rapporti tra Malta e la sorella maggiore. Questa fase è caratterizzata dalle prime evidenze di attività rituali, di cui, il piccolo tempio di Skorba, può considerarsi il precursore delle costruzioni megalitiche successive.
A partire dal 3500 a.C. si assiste a un fiorire di templi megalitici, primo fra tutti a Gigantia, sull'isoletta di Gozo; altre imponenti strutture sono presenti a Hagar Qim, Mnajdra, Ta Hagrat, Tarxien. A questo periodo temporale (3600-2500 a.C.) si lega un'interessante caratteristica archeologica, rinvenuta in diverse località dell'isola e consistente in scanalature uniformi ed equidistanti tra di loro soprannominate cart ruts o cart racks: la più notevole è quella conosciuta col nome Clapham Junction. Probabilmente, i solchi potrebbero essere stati causati dal continuo passaggio delle ruote dei carrelli adibiti al trasporto della pietra, che, a lungo andare, finirono per intaccare il tenero calcare di cui è costituita l'isola.
Il "popolo dei templi" scomparve intorno al 2500 a.C., si pensa a causa di una grave epidemia.
Le isole maltesi rimasero così spopolate per qualche centinaio di anni, fino a quando l'arrivo di un nuovo flusso migratorio introdusse nell'isola una nuova cultura: quella dei "costruttori dei dolmen". Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole camere con la copertura costituita da una grande lastra posta sopra delle pietre verticali, riconducibili ad una popolazione del bronzo antico (2150 a.C.) diversa da quella che aveva edificato i precedenti templi megalitici. Ancora una volta si sarà trattato di gente proveniente dalla Sicilia, per la somiglianza dei dolmen maltesi con analoghe strutture da poco ritrovate anche nell'isola più grande del Mediterraneo.
I Fenici colonizzarono Malta solo intorno al 1000 a.C., usandola come avamposto per la loro espansione e i loro commerci nel Mar Mediterraneo. In seguito, nel 736 a.C. venne occupata dai Greci che la chiamarono Melita.
Nel 400 a.C. finì sotto il controllo di Cartagine, e poi sotto il dominio Romano (218 a.C.), durante il quale venne assurta a Municipium. Nell'anno 60 d.C. l'isola fu visitata da San Paolo, che si dice abbia attraccato nella zona che oggi porta il nome di St. Paul Bay (nome originario italiano "Golfo di San Paolo")
Dopo un periodo di dominio bizantino, durato dal IV al IX secolo (durante il quale subì il saccheggio da parte dei Vandali), l'isola venne conquistata dagli Arabi nell'870.
Gli Arabi eliminarono quasi tutti gli abitanti originari e ripopolarono le isole, introdussero la coltivazione del cedro e del cotone, costruirono un sistema di irrigazione e, in particolare, la lingua araba, che la maggior parte della popolazione adottò come lingua madre. La sua influenza nel maltese moderno è facilmente riscontrabile, così come anche la presenza di parole di origine latina e dell'alfabeto latino. La dominazione araba durò per circa due secoli, dall'870 al 1091.
Il periodo di dominazione araba finì nel 1091 quando l'isola venne conquistata dai Normanni provenienti dal Regno di Sicilia. In seguito gli Hohenstaufen (Svevi), gli Angioini e gli Aragonesi (1287) si succedettero nel dominio dell'isola.
Furono Signori di Malta i Conti di Modica, Manfredi III Chiaramonte alla fine del Trecento, e Bernardo Cabrera nei primi decenni del Quattrocento. La nobiltà maltese venne istituita in quest'ultimo periodo; circa 32 titoli nobiliari permangono tuttora, il più vecchio dei quali è il Baronato di Djar il Bniet and Bucana.
Nel 1530 infatti Malta venne concessa in affitto perenne dal Regno di Sicilia ai Cavalieri Ospitalieri; il prezzo simbolico dell'affitto consisteva nella fornitura annuale di un falco da caccia ammaestrato (il Viceré di Sicilia mantenne tuttavia il titolo onorifico di conte di Malta). Questi cavalieri, un ordine monastico militare conosciuto come "Cavalieri di Malta", resistettero all'assedio di Malta nel 1565 da parte dei Turchi ma, dopo questo assedio, i Cavalieri decisero di fortificare l'isola e per la progettazione si affidarono all'architetto militare Evangelista Menga, mentre le fortificazioni della città della Valletta furono opera di Francesco Laparelli. Ulteriori fortificazioni furono avviate a partire dal 1723, quando il Gran Maestro Antonio Manoel de Vilhena ne affidò la progettazione a Giuseppe Merenda.
Il dominio dei cavalieri finì quando Malta venne conquistata da Napoleone, che si stava dirigendo in Egitto per iniziare la sua campagna nel 1798. Napoleone, autorizzato in precedenza dal Direttorio ad occupare Malta, chiese un porto sicuro per rifornire le sue navi e, dopo il rifiuto da parte del governo locale a che più di quattro navi francesi contemporaneamente attraccassero allo scopo nel Porto Grande, sbarcò il proprio esercito. Il Grande Maestro dei Cavalieri Ospitalieri Ferdinand von Hompesch zu Bolheim capitolò dopo un solo giorno di combattimenti intorno a La Valletta (i Cavalieri furono poco decisi nel condurre la difesa, non potendo per statuto prendere le armi contro altri cristiani e anche perché circa 200 di loro, su 300, erano francesi) e Napoleone si stabilì per pochi giorni sull'isola, saccheggiando i beni dell'Ordine e instaurando un'amministrazione a lui fedele. Infine partì alla volta dell'Egitto, lasciando una guarnigione sul posto, al comando del generale Vaubois. Gli occupanti francesi erano impopolari, soprattutto per la loro avversione alla religione ed i maltesi si ribellarono, costringendo i francesi a ritirarsi nelle loro fortificazioni; la Gran Bretagna e il Regno di Sicilia mandarono munizioni e aiuti ai ribelli, assieme alla Royal Navy, che istituì l'embargo dell'isola, facendo sì che nel 1800 i francesi si arrendessero. L'isola divenne così un possedimento inglese, nonostante le rimostranze dei Borbone che erano re di Sicilia e re di Napoli, che rivendicarono la sovranità sull'isola.
Nel 1814 Malta divenne parte dell'Impero Britannico e venne utilizzata come base di scambio e come quartier generale per la flotta, soprattutto per via della sua posizione geografica a metà strada tra Gibilterra e l'Istmo di Suez sulla rotta per le Indie Orientali.
A Malta si sviluppò agli inizi del Novecento un forte irredentismo maltese in favore dell'unione dell'isola al Regno d'Italia, che si intensificò nel 1919, quando le truppe britanniche spararono su un corteo di cittadini che manifestavano contro nuove tasse. L'avvenimento, noto come Sette Giugno (in italiano), è commemorato ogni anno come festa nazionale. Il sentimento filoitaliano fu ostacolato dagli inglesi specialmente durante il periodo del Fascismo in Italia, ma anche e soprattutto nel secondo dopoguerra. Nel 1930, per via della vicinanza culturale e geografica all'Italia, la Flotta Mediterranea Inglese venne spostata ad Alessandria d'Egitto. Malta giocò un ruolo importante durante la seconda guerra mondiale per via della sua vicinanza all'Asse; grazie al coraggio dei suoi abitanti, Malta venne insignita della Croce di re Giorgio VI, sovrano del Regno Unito, ora visibile sulla Bandiera maltese.
Dal 1934, poco prima che sanzioni economiche venissero promosse dalla Gran Bretagna nei confronti dell'Italia (fine 1935), l'italiano non fu più la lingua ufficiale dello Stato, fatto quest'ultimo che comportò un processo di deitalianizzazione da parte degli inglesi nell'intero arcipelago maltese e che culminò, durante la seconda guerra mondiale, con l'esecuzione dell'irredentista Carmelo Borg Pisani da parte dei militari britannici.
Dopo la guerra, seguita da un breve periodo di instabilità politica, Malta ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna il 21 settembre 1964, divenendo membro del Commonwealth. Nella costituzione mantenne il monarca britannico come proprio capo dello Stato, con il titolo di Regina di Malta (Regina ta' Malta), con un Governatore che deteneva i poteri esecutivi.
Il 13 dicembre 1974 divenne una repubblica, con il Presidente a capo dello Stato. Il 31 marzo 1979 ebbe termine anche l'accordo di difesa militare (rinnovato l'ultima volta nel 1972) tra la repubblica e il Regno Unito. Dopo l'affare maltese, la difesa di Malta, in caso di attacco, è garantita dalle Forze Armate Maltesi e dalla Repubblica Italiana grazie a un trattato bilaterale tra i due paesi.
L'8 marzo 2003 un referendum approvò, con il 53,65% dei consensi, l'adesione all'Unione europea. È il più piccolo Stato dell'Unione europea in termini di dimensioni. Nel gennaio 2008 ha adottato l'euro come moneta nazionale.
Malta è una repubblica parlamentare fondata sulla democrazia rappresentativa, il cui sistema parlamentare e di amministrazione pubblica è modellato sulla base del sistema Westminster.
La Camera dei deputati, assemblea legislativa monocamerale composta da 65 membri, conosciuta come Kamra tad-Deputati, viene eletta a suffragio universale tramite voto singolo trasferibile ogni 5 anni. Può essere sciolta prima della scadenza della legislatura solo dal Presidente, su consiglio del Primo Ministro. Se il partito che ha la maggioranza dei voti non ottiene anche la maggioranza assoluta dei seggi, riceve seggi aggiuntivi attribuiti ai migliori perdenti. Il partito che conquista la maggioranza forma il governo.
Secondo la Costituzione maltese il Presidente nomina il Primo Ministro, che è in genere il leader del partito, che forma il gabinetto.
Il Presidente della Repubblica viene eletto ogni 5 anni dalla Camera dei Deputati.
La magistratura è indipendente, secondo il modello anglosassone.
La popolazione nel 2012 ha raggiunto i 416.515 abitanti; tuttavia l'esiguità del territorio è tale che la densità demografica è di ben 1.318 abitanti per km², una delle più alte d'Europa. I maltesi formano la maggioranza della popolazione, con il 95%, ma sono presenti alcune minoranze, di cui la maggiore è quella inglese.
I maltesi sono per la maggioranza cattolici e l'influenza della religione è forte nella vita pubblica: infatti eutanasia e aborto sono illegali nella giurisdizione maltese. Per quanto riguarda il divorzio, invece, da ottobre 2011 è entrata in vigore la legge che recepisce quanto sancito dal referendum consultivo del 29 maggio 2011, nel quale il 53% dei maltesi si è espresso favorevolmente all'introduzione del divorzio. Il Cattolicesimo è la religione di Stato, ma viene comunque lasciata libertà di culto; si stima che la popolazione sia cattolica al 98%, facendone una delle nazioni a più alta percentuale di Cattolici del mondo.
Vi sono più di 360 chiese a Malta, Gozo e Comino. La chiesa parrocchiale è il centro architettonico e geografico di ogni città e villaggio maltese. Spettacolari sono le tipiche feste in onore del santo patrono, caratterizzate da bande musicali, processioni religiose, fuochi pirotecnici e altro ancora.
Malta è una sede apostolica; gli Atti degli Apostoli raccontano di come san Paolo, durante il viaggio che da Creta lo portava a Roma, naufragò all'isola di "Melite", probabilmente nei pressi di San Pawl il-Bahar, nel 60 d.C. Dal 17 al 18 aprile 2010, si è recato in Visita Apostolica a Malta Papa Benedetto XVI, il quale ha celebrato la Santa Messa nel Piazzale dei Granai – Floriana, in occasione del 1950º anniversario del naufragio di San Paolo.
Tra le altre religioni di Malta si registra particolarmente una presenza significativa della comunità Ahmadiyya con la sede principale a Ta' Xbiex seguita dalla comunità ebraica con la sede principale a Birkirkara e dalla Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, anch'essa con la sede principale a Birkirkara.
Il maltese è una lingua semitica, derivante dalla lingua siculo-araba. L'alfabeto maltese conta 30 lettere ed è basato su quello latino con l'aggiunta delle lettere c, g, h, gh, ie e z. Anche se la maggior parte dei vocaboli è di origine semitica, più del 40% delle parole Maltesi hanno origine latina; risultato, questo, delle forti influenze italiane. Durante l'occupazione inglese, soprattutto dal 1880 (Keenan Report), si tentò di epurare il maltese dell'abbondante lessico italiano e siculo, in favore di quello arabo, per rompere i forti legami tra i maltesi e quella che all'epoca consideravano la loro Madrepatria. Il maltese, secondo l'articolo 5 della Costituzione, è la lingua ufficiale della Repubblica di Malta e dal 2004 una delle lingue ufficiali dell'Unione europea.
La legge può disporre che maltese, inglese e altra lingua siano ufficiali e possano essere utilizzati da e nei confronti dell'amministrazione. Nei processi la lingua è il maltese, ma è possibile prevedere in alcuni casi l'uso dell'inglese. Tocca poi alla Camera dei Deputati determinare quale sia la lingua da utilizzare nei lavori parlamentari. La legge sulle lingue approvata nel 2005 ribadisce, infine, che il maltese è un fondamentale elemento di identità nazionale. Nel 1934 i britannici decisero di abolire l'italiano come lingua ufficiale. Tuttavia, l'italiano è attualmente diffuso in campo commerciale, turistico e scolastico, e compreso dalla grande maggioranza degli abitanti: infatti più del 66% della popolazione lo parla correntemente, e un altro 17% lo conosce in modo basilare (totale 83%). Invece nel 1934, dato l'alto analfabetismo dell'epoca, l'italiano era diffuso solo fra i ricchi ed era parlato solo dal 14% della popolazione. Inoltre l'italiano è insegnato in tutte le scuole di Malta, e una delle cinque feste nazionali dell'isola è chiamata Sette Giugno.
Grazie alla televisione, i maltesi ricevono praticamente tutti i canali tv italiani e soprattutto tra i giovani si sta riscoprendo l'uso della lingua italiana; oggi è utilizzata come prima lingua da circa il 2% dei maltesi. È poi presente sull'isola una tendenza all'italianizzazione data la stretta vicinanza dell'isola all'Italia, come dimostrano i numerosi rapporti commerciali tra i due paesi. La maggior parte delle destinazioni dell'Aeroporto di Malta sono poi verso l'Italia. Infine, la Repubblica Italiana garantisce, in caso di conflitto armato la protezione militare della Repubblica Maltese, in base all'Accordo sul Riconoscimento e la Garanzia della Neutralità di Malta stipulato nel 1980 dopo l'affare maltese.
Il turismo è una delle maggiori fonti di guadagno per Malta.
Le maggiori risorse di Malta sono il calcare, una posizione geografica favorevole e una forza lavoro molto produttiva. Malta produce circa il 20% del proprio fabbisogno, ha risorse idriche d'acqua potabile limitate e nessuna fonte di energia domestica. L'economia dipende degli scambi con l'estero, dal settore manifatturiero (in particolare tessile ed elettronico) e dal turismo. Quest'ultimo è aumentato in maniera vertiginosa negli anni e ha portato alla costruzione di numerose strutture turistiche sull'isola.
La cultura di Malta rispecchia le influenze di culture differenti, tra cui l'Italia e il Regno Unito, che governò Malta fino al 1964. Dal 2012 è attiva a Malta la Mediterranean Academy of Culture, Tourism and Trade, una ONG impegnata nel valorizzare il dialogo tra i popoli del mediterraneo.
Nonostante le piccole dimensioni, Malta ha una ricchissima scena letteraria. La prima opera risale al medioevo, ed è una poesia in maltese medioevale scritta da Pietru Caxaro, Xideu ja gireni. Molti intellettuali hanno commentato la poesia tra i quali i Professor Arnold Cassola, il Professor Joseph M. Brincat e il romanziere Frans Sammut.
Nell'Ottocento vi fu un vero e proprio "rinascimento" letterario con figure come Gian Anton Vassallo (1817-1868) e altri.
Il poeta nazionale di Malta, Carmelo Psaila ("Dun Karm") (1871-1961), scrisse in maltese, inglese, italiano e esperanto. Un bellissimo studio sulla sua poesia è stato scritto dal poeta e romanziere Oliver Friggieri e un altro ancora dal poeta e regista teatrale Mario Azzopardi.
Il dopoguerra vide la comparsa del Movimento Risveglio Letterario, con personaggi come Oliver Friggieri (poi divenuto Professore di Maltese all'Università di Malta), Frans Sammut (1945-2011), il "romanziere nazionale", Alfred Sant (poi divenuto Primo Ministro di Malta, 1996-1998), Lino Spiteri (poi divenuto Ministro delle Finanze in due governi, 1981-1987, 1996-1997), e altri ancora.
Oggi la letteratura maltese è dominata da opere in maltese e alcune in inglese. E ci sono anche opere in italiano, come le poesie del Giudice J.J. Cremona e l'ebook Il Sindaco di Racalmusci, di Albert Caruana.
Il baseball è particolarmente sviluppato, al massimo campionato partecipano 4 squadre e nel campionato di seconda divisione partecipano 3 squadre. Dal 2009 sono tutte incorporate nel campionato italiano di baseball. Oltre al baseball si possono praticare molti sport marittimi come il diving, il wind surf e la vela. Cambiando genere, ci sono percorsi per praticare bicycling o trekking e rock climbing accessibili a tutti i livelli. Questi sport sono praticabili sia da professionisti che da principianti per tutto l'anno.
A Malta il calcio è seguito con passione, sia quello locale, sia quelli internazionali (soprattutto inglese e italiano). Il campionato nazionale va da ottobre a maggio ed è composto da 10 squadre. La nazionale tiene i propri incontri in casa nello stadio nazionale ad Attard.
Il campionato maltese di basket è composto da 6 squadre che si sfidano in una prima fase di Regular Season composta da 10 giornate, ogni squadra affronta due volte le avversarie. Le prime 4 classificate alla fine della RS accedono ai Play-off che si svolgono al meglio delle tre partite (le semifinali) e al meglio delle cinque (La finale).
Dalla riforma del 30 giugno 1993, Malta è stata suddivisa in 68 "Consigli locali" (in maltese: Kunsilli Lokali), raggruppati in tre regioni.
Demograficamente l'isola si presenta divisa tra un unico grande agglomerato urbano nella zona costiera orientale e una zona più disabitata nella parte interna e occidentale. In realtà, nonostante la limitata popolazione, l'ordinamento amministrativo risulta suddiviso in 91 città.
La Valletta, fondata nel 1566, è la capitale di Malta sebbene abbia solo 6.315 abitanti. Ha il titolo di "Città Umilissima". Questa città può essere chiamata semplicemente Valletta o anche "Il-Belt" (La Città). La nuova capitale barocca di Malta, considerata patrimonio UNESCO, è il centro nevralgico delle attività commerciali e amministrative dell'isola. La città-fortezza nasce sulla roccia della penisola del Monte Sceberras, a picco sul mare, con due profondi porti naturali, Marsamxett e Grand Harbour. Il nome lo deve al Gran Maestro dell'Ordine di San Giovanni, Jean Parisot de la Valette.
Medina, conosciuta anche come "Città Silenziosa" fu l'antica capitale. Si tratta di un fortino dalle mura arabe e dall'architettura medievale che abbraccia palazzi in stile barocco. Oggi vi abitano solo 258 persone, per lo più nobili ed ecclesiastici. Ha il titolo di "Città Notabile"; infatti può essere chiamata anche semplicemente "Notabile" o "L-Imdina".
Cottonera (Kottonera) è in realtà l'unione di Tre città (Tliet Ibliet): Vittoriosa anche detta "Birgu" (2 691 abitanti); Cospicua anche detta Bormla (5 642 abitanti); Senglea anche detta "Invicta" o "Isla" (3 500 abitanti). Tutte e tre si possono visitare via mare su piccoli barchette (Luzzi e Dghajsa).
Birkirkara con 21 258 abitanti è la città più popolosa di Malta.
Da Rabat, situata accanto a Medina, è possibile entrare nelle catacombe di San Paolo.
Malta è un arcipelago situato nel cuore del mar Mediterraneo. Il territorio di Malta emerge dalla piattaforma continentale sottomarina sicula, facente parte della placca africana. La porzione sommitale è costituita da rocce sedimentarie.
Nella parte occidentale e meridionale dell'isola di Malta le coste sono alte e accidentate (le scogliere di Dingli s'innalzano a più di 240 m sul livello del mare). Nella parte orientale e settentrionale la costa è accessibile: si aprono ampie spiagge sabbiose o rocciose e numerose sono le insenature, solchi vallivi simili a rías. A est le baie più ampie e profonde sono quelle di Mellieha, Saint Paul's, Saint Julian's, Marsamxett e Grand Harbour (tra queste ultime due, separate dal promontorio di Gebel Xiberras, sorge il porto della Valletta), a sud vi è la baia di Marsaxlokk.
Il suolo è roccioso, anche se coltivato, grazie al sistema dei terrazzamenti con muretti a secco (hitan tas-sejjieh). Il rilievo, costituito da altopiani calcarei, è poco elevato (Ta' Dmejrek, 258 m), ed è caratterizzato da formazioni di origine carsica, come campi carreggiati, caverne e grotte. Tra queste ultime, le più note nell'isola di Malta sono la Grotta Azzurra, il Ghar Dalam in cui furono rinvenuti resti di specie risalenti a 170 000 anni fa e ormai estinte, come elefanti e ippopotami nani e nell'isola di Gozo la grotta di Calipso.
Non vi sono laghi e fiumi permanenti, anche se nei pressi dei villaggi rurali di San Martin, Mtahleb e Bahrija (Malta) e in Wied Lunzjata (Gozo) scorrono dei corsi d'acqua tutto l'anno. L'acqua isolana comunque non riesce a soddisfare il fabbisogno della popolazione, per questo vi sono sei impianti di desalinizzazione marina, di cui due sempre funzionanti e quattro di riserva strategica.
Il clima maltese è di tipo mediterraneo-subtropicale, con inverni molto miti e piovosi ed estati calde e secche, mitigate dalla brezza marina in prossimità della costa. A Malta sono rare grandi oscillazioni di temperatura. La temperatura media annua è di 19 °C, tra le più alte in Europa. Tra tutte le capitali europee, La Valletta ha gli inverni più miti, con massime che si attestano a 15–16 °C e minime che quasi mai scendono sotto i 10 °C. La temperatura minima mai registrata fu di 1,2 °C nel 1895, e la temperatura più elevata fu di 43,8 °C registrata nel 1999.
Le precipitazioni medie annue non raggiungono i 600 mm, rendendo l'approvvigionamento idrico un problema per le isole. Le precipitazioni nevose sono nulle, ad eccezione di qualche fenomeno senza accumulo nel 1895, nel 1905 e nel 1962.
La temperatura media annua del mare è di 20 °C, che oscilla dai 16 °C di gennaio ai 26 °C del mese di agosto.
Malta gode di 3.000 ore di sole l'anno, rendendo l'arcipelago uno tra i luoghi più assolati d'Europa.
Le più grandi spiagge sabbiose maltesi si trovano nella parte nord dell'isola. Le più famose per la loro meravigliosa consistenza e gli spazi vasti sono Ghadira Bay, Ghajn Tuffieha e Golden Bay. Più appartate e piccole invece Paradise Bay e Armier, con vista su Gozo.
Ghadira Bay è situata nella grande baia di Mellieha ed è una delle spiagge più note, molto gettonata tra le famiglie ma anche un lido apprezzato da chi pratica sport d’acqua. La sabbia è fine e dorata, i fondali sono poco profondi (massimo 50 centimetri per un centinaio di metri dalla battigia). È possibile esplorare le acque noleggiando bananoni (simpatiche imbarcazioni gonfiabili) e pedalò.
Golden Bay si trova anch'essa sulla costa nord-occidentale di Malta, a pochi chilometri dal Majjistral Nature and History Park, il primo parco naturale nazionale dell’arcipelago. È caratterizzata da sabbia dorata ed è sempre ventilata; perfetta per gli amanti degli sport a vela, ma meno adatta per i nuotatori.
Una spiagga un po' più tranquilla e più appartata è Ghajn Tuffieha, non lontana da Golden Bay, ma meno frequentata perché per accedervi richiede la discesa di ben 180 scalini. Situata ai piedi delle colline e di un promontorio dalla forma insolita, Ghajn Tuffieha ha sabbia fine a acqua cristallina.
Sulla parte nord occidentale dell’isola, proprio davanti al South Comino Channel, lo stretto che separa Malta da Gozo e Comino, c’è la stupenda Paradise Bay, una falce di sabbia finissima circondata da alte scogliere. Nonostante le sue 'piccole dimensioni, la spiaggia è affascinante e offre una magnifica vista. Qui si può ammirare il tramonto dalla spiaggia.
Armier Bay è anche la meta preferita dagli abitanti dell’Isola per pic-nic in spiaggia ma è molto frequentata dagli amanti di surf e windsurf. Armier Bay si trova sulla costa nord di Malta, affacciata sulle vicine isole di Comino e di Gozo.
Ramla Bay – Gozo è una delle più belle spiagge più belle di tutto l’arcipelago e una delle più ampie dell’isola di Gozo. Immersa nella natura incontaminata della campagna, la spiaggia è rossastra. Nelle vicinanze c’è la famosa Grotta di Calypso, citata nell’Odissea di Omero. Secondo la leggenda nella grotta si può sentire l’eco della voce di Odisseo.
Gnejna Bay è un'altra suggestiva baia con spiaggia sabbiosa e acque poco profonde, che si trova nella parte occidentale di Malta, a breve distanza dalla città di Mgarr. Tranquilla, adatta alle famiglie, vi si possono affittare canoe per ammirarne tutte le bellezze.
Vicino al villaggio di Marsaxlokk, nell’omonima baia, si trova la più spettacolare scogliera dell’isola, accessibile da una ripida scalinata scavata nella roccia. Qui si può ammirare Peter’s Pool, un’incantevole piscina naturale d’acqua cristallina. Un tempo era una salina. Non c’è sabbia e non ci sono servizi, ma solo natura allo stato puro.
Dwejra Bay – Gozo non è una vera e propria spiaggia, ma è sicuramente uno degli scenari più suggestivi dell'intero arcipelago. Creata milioni di anni fa in seguito al crollo di due grotte di calcare, è una meravigliosa struttura naturale creata da fenomeni geologici che hanno creato degli scorci mozzafiato come la Finestra Azzurra, l’Inland Sea e il Fungus Rock. Sulle scogliere a strapiombo e sulla crosta rocciosa è possibile ammirare resti fossilizzati di creature marine risalenti al periodo miocenico.
Lontana dai tour dei turisti, Imgiebah regala acque e panorami di impareggiabile bellezza. Si trova sulla costa orientale, nel Selmun, ed anche se è molto appartata e difficile da raggiungere.
Malta non è solo una grande destinazione marina, ma anche un'isola che vale la pena di visitare per le rovine dei templi antichi, per i monumenti e per tutte le testimonianze dell'importanza che questa piccola nazione (di una superficie di appena 316 chilometri quadri) ha assunto nella Storia di tutta Europa, politica ed economica.
La visita all'arcipelago di Malta non può non incominciare dalla sua capitale, La Valletta, una città che ha molto da offrire al suo visitatore. Collocata nell'area sud-orientale dell'isola, è stata considerata patrimonio mondiale dell'Umanità dall'Unesco per via dei numerosi musei, dei monumenti importanti e dalla sua posizione su una baia naturale che la rende uno dei porti naturali più belli di tutta Europa. L'origine della città si colloca intorno al XVI e XVII secolo a opera dei Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, che avevano eretto la città per farne "un luogo per gentiluomini costruito da gentiluomini". Nomea che ancora oggi si addice alla capitale maltese, che conserva quell'alone di aristocratica borghesia che ha caratterizzato le sue fondamenta. All'interno della città è possibile perdersi in secoli di storia, ammirare l'archeologia di ieri, ripercorrere e rivivere le vie del mistero. Al passato però si sposa anche un continuo futuro in divenire: a La Valletta, infatti, non mancano ristoranti, caffè e negozi alla moda, un mix che le concedono di essere collocata tra le città più complete e belle d'Europa.
La Co-Cattedrale di San Giovanni è la chiesa più imponente di tutta Malta, progettata dall'architetto Gerolamo Cassar, e costruita tra il 1573 3 il 1578 come convento per i Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni, che prima di quella data suolevano andare alla chiesa di San Lorenzo a Vittoriosa per svolgere le proprie funzioni di culto. Per questo motivo rappresenta una sorta di simbolo per la città di Malta, importantissimo a livello sia storico che artistico. La chiesa, presa come modello per le altre chiese sorte nell'arcipelago, è caratterizzata da un forte contrasto tra esterno e interno: se la facciata intatti appare semplice arredata solo da due torri campanarie gemelle, l'interno è sfarzoso e ricco di tesori, ispirato al baracco maltese. All'interno si possono ammirare gli affreschi di Mattia Preti, pittore calabrese morto a La Valletta, noto anche come il Cavaliere Calabrese: celebri, al proposito, le sue opere che hanno rappresentato i momenti di vita di San Giovanni Battista. E' opera sua, inoltre, anche la scultura di marmo posta sull'altare della Co-Cattedrale: a essere rappresentato, questa volta, è il battesimo di Cristo.
Adiacente alla Co-Cattedrale c'è poi il museo omonimo, che vanta opere importantissime al suo interno. Tra tutte posizione di rilievo è rappresentata dalla "Decollazione di San Giovanni Battista", realizzata nel 1608 da Caravaggio e ancora il "San Gerolamo", altra opera dell'artista lombardo. All'interno del museo da ammirare c'è inoltre una bellissima collezione di tappeti fiamminghi.
Il museo nazionale di Archeologia è una delle aree di maggior interesse turistico della capitale maltese, grazie alle numerose collezioni che riportano in vita le civiltà antiche e gli usi, i costumi e le abitudini legate al periodo dei cavalieri dell'Ordine. Vasi, sculture e opere in pietra, e ancora reliquie dei templi sono esposte per permettere ai visitatori di scoprire e indagare qualcosa in più sulle diverse epoche che hanno influenzato la vita di malta, da quella romana a quella bizantina, senza dimenticare il barocco e l'età moderna. Si tratta di una collezione senza precedenti che consente al museo di essere annoverato tra i musei di archeologia più importanti di tutto il continente. Tra i diversi oggetti rappresentati grande valore simbolico è racchiuso nelle statuette femminili rinvenute a Hagar Qim: in gergo vengono identificate come le "donne grasse", e si tratta di statue che elogiano la dea della fertilità. Tra tutte le due più conosciute sono: la "Venus de Malta" (alta 10 cm e con fattezze realistiche) e la "Sleeping Lady" (ovvero "Dea Dormiente"), opera datata nel 3000 a.C e rinvenuta presso l'Ipogeo, che raffigura la dea in una posizione di beato sonno.
Il Palazzo del Gran Maestro è un edificio cinquecentesco, un tempo dimora dei Gran Maestri dell'ordine dei Cavalieri dell'Ordine, di cui all'interno si possono ammirare i dipinti. Oggi il palazzo è la sede del Parlamento e della residenza ufficiale del presidente. Da visitare, all'interno ci sono diversi cortili (quello del principe Alfredo con le statue dei due leoni di guardia e quello di Nettuno con la statua bronzea del dio del mare), l'armeria (che mette in mostra corpetti e antiche armature) e gli appartamenti, chiusi in occasione delle visite ufficiali di Stato. All'interno dell'edificio si trovano, inoltre, la Camera del Consiglio, la Sala da pranzo di Stato, la Sala del consiglio supremo, la Sala degli ambasciatori e la Sala delle Pagine, chiamata anche "Sala di stato gialla", un tempo usata dai 16 valletti dei Gran Maestri, oggi utilizzata per le conferenze.
Museo Nazionale di belle Arti aperto ogni giorno dalle 10 alle 17, è il perfetto connubio di arte antica e moderna: al suo interno è possibile ammirare una serie di opere variegate che vanno dal rinascimento alla modernità. Oltre alla testimonianza dei Cavalieri dell'Ordine si possono trovare una serie importante di quadri di artisti prevalentemente maltesi e italiani, del calibro di Guido Reni, Tintoretto, Tiepolo, Carpaccio, Perugino e Preti. Da ammirare anche la bellezza dell'antico palazzo (XVIII secolo) che ospita il museo.
Forte di St. Elmo è collocato sulla punta più estrema de La Valletta, che prende il nome dal santo protettore dei marinari. Costruito dai Cavalieri dell'Ordine, nel 1552, per proteggere gli accessi dal mare, il forte fu soggetto a una grande distruzione nel 1565, a opera dell'esercito turco. Nel corso degli anni è stato più volte ricostruito e ampliato.
National War Museum aperto nel 1975, racconta i periodi di sofferenza che hanno dovuto subire in occasione della seconda guerra mondiale. Sorge sullo storico forte di St Elmo ed espone filmati e fotografie del periodo di guerra, oltre che reliquie, resti del periodo bellico. Il percorso all'interno del museo culmina con l'esposizione della croce di San Giorgio, consegnata nel 1942 alla popolazione di Malta. Per gli amanti della storia di guerra si raccomanda anche una visita alle Lascaris War Rooms, ovvero le sale di Guerra Lascaris, camere scavate nella roccia nelle profondità di Lascaris Bastion.
Il teatro Manoel, il teatro nazionale di Malta, vanta una fantastica sala barocca che è possibile visitare con diverse guide in diverse lingue (italiano, inglese, tedesco e francese)
Il Toy Museum, che sorge di fronte alla Casa Rocca Piccola (palazzo cinquecentesco sede della famiglia del marchese De Piro), è un ottimo intrattenimento che piacerà a grandi e piccini. Al suo interno ci sono collezioni di modellini aeronautici e navali, animali da fattoria, trenini e bambole.
Vittoriosa, Seglea e Cospicua sono le "tre città" (un tempo chiamate Birgu, L-Isla e Boermla) poco turistiche e lontane dal tram tram di La Valletta situate a pochi chilometri di distanza dalla capitale maltese. A Vittoriosa ci sono pittoresche vie ed è nota perché è la città che accolse per la prima volta i Cavalieri quando approdarono sull'isola nel 1530.
Sliema è una località sul mare unita alla capitale e per questo attrae molti turisti. In particolare è Paceville, un distretto della cosmopolita St Julian's a convogliare ondate di stranieri che si recano qui per via della movida notturna. Musiche dal vivo, discoteche per ogni genere di musica possibile (dalla salsa al rock duro), ristoranti, hotel, pub, cinema e bowling, oltre a un grande centro commerciale.
La capitale dell'artigianato locale, Mdina fortificata in tempi antichi dominano le piccole viette di attività commerciali che diffondono l'artigianato locale. Nel medioevo era chiamata "città Notabile", sede dell'aristocrazia, oggi per la sua quiete e per la tranquillità che si respira nei vicoli viene chiamata la città "silenziosa". Al suo interno imperdibile è una visita alla Cattedrale di San Paolo, un gioiello di architettura inizialmente di stampo normanno, ma dopo la distruzione del terremoto del 1693, fu ricostruita sulla scia di un sobrio barocco da Lorenzo Gafa.
Una vera perla per gli amanti dell'arte: l'Ipogeo di Hal Saflieni è una necropoli sotterranea del 3600 a.C - 3000 a.C. che sorge nelle vicinanze di Cospicua, a sud della capitale maltese di La Valletta, dove furono rinvenuti più di settemila corpi. Ogni giorno è possibile visitare questa necropoli sotterranea: per chi fosse interessato sarebbe opportuno effettuare una prenotazione, onde evitare il numero esaurito. Per evitare di danneggiare l'ambiente, infatti, i posti per la visita sono limitati.
Nel lato occidentale dell'isola, proprio di fronte al piccolo isolotto di Filfla sorgono i tempi di di Hagar Qim e di Mnajdra, suggestivi esempi di templi megalitici preistorici che si affacciano sul mare. Si tratta dei siti antichi meglio conservati di tutta l'isola e la loro visione è raccomandata al tramonto, quando i raggi del sole colorati si riflettono sulle pietre. I templi, come tutte le costruzioni megalitiche, hanno un orientamento non casuale, ma legato a profezie e allineamenti astronomici.
Gozo è l'isolotto più grande della Repubblica, dopo Malta. La principale città è Victoria, ma le bellezze che si possono ammirare vanno ben oltre alle ricchezze insite nella città. Si va dai templi megalitici di Ggantija ai siti archeologici Menhir di Qala, Ta'Marziena e Tal-Qighan. A questi si aggiunge il tempio di Santa Verna, il museo archeologico di Gozo, i bastioni di Il-Kastell e gli infiniti scenari idilliaci delle bellissime spiagge, come la favolosa costa panoramica di Dwejra e Ta'Cenc.
Baie cristalline, luoghi ideali per gli appassionati di vela e panorami da favola sono gli ingredienti principali che si possono ammirare a Comino, l'isola minore (fatta eccezione di Cominotto e Filfla) dell'arcipelago.
La zuppa di pesce Aljotta non manca sulle tavole dei maggiori ristornanti dell'isola. Tuttavia la gastronomia locale è quanto mai varia, in quanto influenzata dalle tante dominazioni che nel corso degli anni si sono stabilite sull'isola: arabi, italiani, spagnoli, francesi e inglesi hanno lasciato il loro tocco anche sulla cucina, modificandone in parte le tradizioni. I dolci, ad esempio, fatti di ricotte e mandorle richiamano molto quelli siciliani. Tra i piatti più diffusi si annovera poi il coniglio (preparato in umido nel piatto nazionale Fenek). L'influenza francese si vede nella Kapunata, la versione made by Malta della Ratatouille.
Sono tante le feste che si celebrano a Malta, dal Capodanno (1 gennaio) al Naufragio di San Paolo (10 febbraio), senza dimenticare San Jose (19 marzo), la Festa della libertà (31 marzo), il venerdì santo (data soggetta a modifiche, dipende da quando cade Pasqua), la Festa del lavoro (1 maggio), il Sette Giugno, San Pietro e Paolo (29 giugno), L'Assunzione (15 agosto), Nostra Signora delle Vittorie (festeggiata l'8 settembre), la festa dell'indipendenza (21 settembre), l'Immacolata Concezione (8 dicembre) e la festa della Repubblica (13 dicembre).
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lunedì 25 luglio 2016
LANZAROTE
Lanzarote è l'isola più nord-orientale dell'arcipelago spagnolo delle Isole Canarie. Deve il suo nome a Lanzerotto Malocello, il navigatore varazzino che per primo la scoprì nel 1312 e che la occupò per diverso tempo. La superficie è di 806 km2 (quarta isola dell'arcipelago), la popolazione è di circa 140.000 abitanti, è la terza più popolosa delle Canarie dopo Tenerife e Gran Canaria. La capitale dell'isola è Arrecife. Amministrativamente l'isola è compresa nella provincia di Las Palmas.
Nonostante la sua esistenza, come quella delle altre isole, sia conosciuta fin dell'epoca romana Lanzarote rimane tagliata fuori del mondo civilizzato e quando nel 1312 il navigatore varazzino, Lanzarotto Malocello, la riscopre la trova abitata da una popolazione che vive ancora all'età della pietra che viene chiamata Guanci. Il Malocello visse a Lanzarote per ben vent'anni senza mai conquistarla e fu scacciato da una rivolta dei nativi. La conquista riuscì nel 1402 invece al normanno Jean de Béthencourt che vi si stabilì prima di colonizzare anche Fuerteventura.
All'estremità meridionale del comune di Yaiza, nella zona conosciuta come "El Rubicón", il primo insediamento europeo nelle isole Canarie nel 1402, in cui la conquista dell'Arcipelago iniziato è stato installato. In questo luogo la Cattedrale di San Marziale di Limoges. Questa cattedrale è stata distrutta dai pirati inglesi nel XVI secolo ed è attualmente in Femés, l'eremo di San Marziale di Limoges dedicata a questo santo. Questa diocesi è stata spostata nel 1483 a Las Palmas de Gran Canaria (Diocesi delle Isole Canarie).
Nel 1500 l'isola vive un secolo di terrore a causa delle continue scorrerie dei pirati maghrebini che la saccheggiano ripetutamente costringendo i suoi abitanti ad abbandonare le coste e rifugiarsi nell'entroterra.
Il 1º settembre del 1730, dopo un lungo periodo segnato da terremoti più o meno forti e altri inequivocabili segnali, inizia una lunga serie di intense eruzioni vulcaniche. In sei anni circa un terzo dell'isola viene sconvolta e stravolta nella sua geografia da lava, cenere, lapilli e crateri aperti improvvisamente su paesi. Al termine della fase eruttiva la fisionomia dell'isola di Lanzarote sarà completamente diversa da quella fino ad allora conosciuta.
La principale attrattiva turistica dell'isola è il Parco Nazionale Timanfaya, situato nella parte occidentale e caratterizzato dal paesaggio vulcanico. Altre attrattive turistiche sono le grotte di Jameos del Agua, la Cueva de los Verdes e il Charco de los Clicos.
Lanzarote è stata nominata riserva della biosfera dall'UNESCO, grazie anche all'impegno dell'architetto locale César Manrique. Nella frazione di Taro de Tahiche, a 5 km da Arrecife si trova la sede della fondazione a lui intitolata, ospitata nella sua residenza e che raccoglie sculture, dipinti e progetti architettonici di grande integrazione con la natura vulcanica dell'isola.
Vicino a Lanzarote si trova il subarcipelago Chinijo formato dalle isole minori di Graciosa, Alegranza, Montaña Clara, Roque del Oeste, e Roque del Este.
Lanzarote è situata lungo il percorso dell'Aliseo di Nord Est e gode del suo effetto di raffreddamento, riuscendo così a mantenere le temperature giornaliere a livelli moderati. Senza questi benefici il clima dell'isola assomiglierebbe a quello del vicino Sahara. Ogni anno diverse tempeste di sabbia trasportate dallo Scirocco attraversano la stretta fascia di mare che separa le isole dal Sahara facendo salire le temperature anche a 40° e riducendo la visibilità anche a meno di 100 metri. Questo particolare fenomeno è chiamato Calima.
Il clima di Lanzarote si mantiene relativamente costante e gradevole nel corso dell'anno con una temperatura media annuale che nel 2006 è stata di 21,4 °C. Durante i mesi estivi, da giugno a settembre, la temperatura massima media può arrivare anche a 32 °C, anche se abbastanza raramente, mentre nelle ore notturne si mantiene attorno ai 20 °C. D'inverno le massime si aggirano tra i 15 e i 25 °C, per poi scendere fino a 14 °C nelle ore notturne, scendendo raramente sotto questo limite.
Le precipitazioni per l'anno 2006 sono ammontate a 117 mm, anche se molto mal distribuiti dato che la maggior parte della pioggia è caduta nei mesi di ottobre (16 mm), gennaio (28 mm) e febbraio (49 mm). Per via della sua particolare orografia, la maggior parte della pioggia cade nella metà nord-occidentale dell'isola, incluso il massiccio del Famara, lasciando la restante metà tendenzialmente asciutta.
Puerto del Carmen situata a sud di Arrecife e a pochi km dall'aeroporto è il primo centro turistico sviluppatosi nell'isola ed è un ottimo punto di partenza per chi voglia esplorare il sud dell'isola, in particolare il Parco Nazionale Timanfaya e la valle de La Geria, oltre alla possibilità di scendere a Playa Blanca.
Costa Teguise situata a nord della capitale è sorta alla fine degli anni '70 come metà prettamente sportiva, in particolare per il windsurf ed è logisticamente meglio posizionata per la visita delle grotte di Jameos del Agua e Cueva de los Verdes e per un'escursione all'isola di La Graciosa con battelli che partono dal porticciolo di Orzola.
Playa Blanca è il centro più recente, ancora in espansione, ed è quello che gode di un clima migliore, specialmente nel periodo invernale. Ha un piccolo porto da dove partono i traghetti per Corralejo ed è nelle immediate vicinanze delle selvagge spiagge del Papagayo.
Una parte dell'isola è caratterizzata dalla coltivazione di vigne molto particolari. Le Geria sono dei piccoli muretti circolari preparati dall'uomo per proteggere le piante dal vento, dove viene scavata una buca e sul fondo delle quali cresce la vite che produce vino malvasia. Sopra questi campi l'agricoltore stende una fine cappa di cenere vulcanica che assorbendo la rugiada notturna, procura il grado di umidità necessario alle piante.
Si possono degustare molti prodotti tropicali in queste isole, dalla frutta esotica, come papaya, avocado, mango e platano (banane tropicali) fino alla grande varietà di succhi di frutta tropicali e tanti altri prodotti tipici, come il miele di palma, la marmellata di cactus, la crema di banane tropicali, ed anche le "papas arrugadas" (patate tipiche delle Canarie, bollite in acqua salata e servite con salsa all'aglio e yogurt o piccante).
Ampiamente coltivata anche l'aloe vera che in passato era considerata sacra dagli indigeni Guanci. La pianta è sfruttata per molti scopi: il succo è usato come bevanda energetica, ricostituente, inoltre i derivati sono usati per la loro azione lenitiva e nella cosmesi.
La festa principale dell'isola si svolge nel comune di Tinajo, ogni 15 settembre in onore della Madonna Addolorata (Virgen de los Dolores), patrona dell'isola di Lanzarote. Al suo pellegrinaggio partecipano persone provenienti da tutta l'isola, per lo più vestite in costumi tradizionali. Affollano anche di Mancha Blanca in Tinajo, dove il santuario, i pellegrini provenienti da altre isole dell'arcipelago delle Canarie.
L'altro grande festival è il carnevale, che si tiene di solito nel mese di febbraio. Il clou è il carnevale di Arrecife, la capitale.
Dall’aspetto quasi lunare, è formata da nere rocce laviche che contrastano con la bianca schiuma delle onde dell’Atlantico, da tranquille spiagge di sabbia bianca, da un mare trasparente e da scogliere con incredibili viste sugli isolotti. Sull’isola si trova una delle 10 spiagge più belle del mondo, la Playa Papagayo, all’interno di una riserva naturale raggiungibile a piedi o in auto (pagando l’ingresso dal parco). Vulcanica e di sabbia nera è la spiaggia di Charco de los Clicos. Desertica come il Sahara è la La Cera, una spiaggia circondata da dune si sabbia dorata. Lanzarote è uno dei posti più caratteristici dell’arcipelago, formato dalle altre isole: Tenerife, Fuerteventura, Gran Canaria, La Palma, La Gomera e El Hierro. Le altre isole sono raggiungibili via traghetto.
Nel nord-est dell’isola di Lanzarote si trova la piccola isola di La Graciosa. Nei suoi appena 30 chilometri quadrati custodisce una costa piena di calette e spiagge selvagge tra le quali si distingue la spiaggia di La Francesa. Con una fine sabbia bianca che contrasta con il blu turchese del mare, ha la forma di un ferro di cavallo rivolto verso sud, per cui il mare è quasi sempre calmo. E trovandosi nel sud di La Graciosa, si possono ammirare alcune impressionanti vedute dello stretto e della gigantesca muraglia di pietra naturale della scogliera di Famara che domina la costa nord-orientale di Lanzarote.
La Francesa è una spiaggia incontaminata a due chilometri di distanza da Caleta de Sebo, il capoluogo dell’isola di La Graciosa. Dopo meno di un’ora di cammino lungo un sentiero che costeggia il litorale, si accede a questa spiaggia selvaggia. Divisa in due da una zona rocciosa con l’alta marea la baia si riempie di acqua e forma una vera e propria laguna di placide acque. La spiaggia di La Francesa conta, inoltre, su una zona di attracco per le imbarcazioni, il che consente di trascorrere la giornata in barca ancorati presso un’isola appartata dal mondo.
A Playa Blanca, nel sud di Lanzarote, si trova un’accogliente spiaggia di sabbia bianca conosciuta come Playa Flamingo. È l’ideale per i più piccoli di casa, dato che la tranquillità delle sue acque e la finissima sabbia garantiscono ore di divertimento per i bambini e di riposo e tranquillità per i più grandi. Playa Flamingo è dotata di docce e servizio di lettini e ombrelloni affinché stendersi al sole sia ancora più rilassante e comodo.
La sabbia a Lanzarote può assumere vari colori, fantasiosi e indimenticabili. Alcune spiagge, come ad esempio Playa Blanca, hanno delle tonalità che neppure un grande artista sarebbe riuscito a creare. Si tratta di una località assai rilassante e tranquilla all’estremo lembo sud dell’isola. Le sue acque sono in prevalenza abbastanza tranquille, anche se si tratta comunque di uno stretto lembo d’acqua che separa l’isola di Lanzarote da quella di Fuerteventura.
Playa Blanca è uno dei tanti paradisi naturali nascosti o poco celebri che ci offre l’isola di Lanzarote. Nelle giornate più chiare, si può vedere nitidamente la vicina isola di Fuerteventura, che con la sua massa costituisce un panorama davvero emozionante. Dalla località balneare, potrete comodamente arrivare alla vicina isola in non più di mezz’oretta, dato che si tratta di una specie di “ponte navale” estremamente comodo.
martedì 19 luglio 2016
ISOLA SIMI
Simi è un'isola greca del Mar Egeo nell'arcipelago del Dodecaneso, situata 41 km a nord dalle coste dell'isola di Rodi, si estende su una superficie di 58,1 km².
È localizzata in prossimità delle coste turche della penisola di Resadiye nella Provincia di Mugla. Dal punto di vista amministrativo è un comune della periferia dell'Egeo Meridionale (unità periferica di Rodi).
Menzionata nell'Iliade di Omero (che narrò della sua partecipazione alla guerra di Troia), venne abitata fin dall'antichità da popolazioni provenienti dall'Asia Minore e dai minoici; la sua storia si confonde con quella della quasi totalità delle isole dell'Egeo: nel II e nel I a.C., divenne dominio romano.
Più tardi arrivarono i bizantini e nel 1309 i Cavalieri di San Giovanni; l'isola divenne "baluardo della cristianità armata" ed iniziò a godere di quella prosperità e ricchezza che l'avrebbero contraddistinta per secoli e secoli.
L'ordine dei Cavalieri rimase sull'isola fino all'arrivo dei turchi nel 1522. Gli ottomani, in virtù dell'importanza strategica dell'isola, garantirono a Simi una relativa tranquillità ed una certa autonomia che ne agevolarono lo sviluppo.
Nel 411 a.C., durante la guerra del Peloponneso, la città fu teatro di una battaglia navale nella quale la flotta Spartana vinse un piccolo gruppi di navi ateniesi.
L'isola, insieme con il resto del Dodecaneso, cambiò più volte dominazione nel corso del XX secolo: nel 1912 il Dodecaneso dichiarò la propria indipendenza dall'Impero Ottomano, ma quasi immediatamente venne occupato dall'Italia. L'isola venne formalmente ceduta all'Italia nel 1923 e nel 1943 fu occupata dai nazisti. Alla fine della Seconda guerra mondiale, la resa delle forze tedesche nella regione, comportò l'occupazione da parte degli inglesi. Simi venne infine ceduta alla Grecia nel 1948.
La città di Simi, che dà il nome all’isola, è un fiorente villaggio dall’architettura neoclassica italiana che scende dalle colline e si spinge fino alle cristalline acque del porto Gialos.
Delle grandi scalinate (kali strata) uniscono la zona bassa della città a quella più alta, chiamata Horio (o Ano Simi), la parte più antica dell’isola.
Horio è piena di piccoli vicoli nei quali case color pastello si alternano a antiche rovine. In estate, dopo la frenesia dei commerci, al calar del sole regna la pace. A Horio si trovano anche le rovine del castello costruito dai Cavalieri di San Giovanni agli inizi del 1400, fatto saltare in aria durante la seconda guerra mondiale quando fu trasformato in un deposito di munizioni.
L’entroterra è verdeggiante e rigoglioso dell’isola attraversato da organizzati e ben tenuti sentieri.
L’isola di Simi è conosciuta soprattutto per il suo porto neoclassico e la sua atmosfera ma le sue spiagge non sono da meno. Alcune facilmente accessibili e attrezzate, altre raggiungibili solo in barca e più selvagge, Simi ha una costa rocciosa con spiagge principalmente di ghiaia e un mare cristallino idilliaco tra cui le più popolari sono Nos, Pedi Nimporio e Panormitis.
Tra le tante chiese, costruite in particolar modo durante il domino turco, ne spicca una piuttosto recente: Timios Prodromos, eretta nel 1830 e ristrutturata nel 1869, che si caratterizza per il meraviglioso cortile di ghiaia.
Affascinante e suggestiva è anche Chorio, che, grazie al commercio di spugne ed ai cantieri navali, in tempi non troppo lontani era un centro ricco e prosperoso (quasi più della vicina ed elegante Rodi).
Anche qui troverete tantissime casette (bianche o colorate), dagli splendidi balconi e, tante belle chiese e scalinate e l'antico castello dei Cavalieri (kastro).
Nella zona di Chorio si può ancora ammirare il bel edificio neoclassico che un tempo ospitava l'antica farmacia dell'isola.
Nel lembo di Symi più a sud si trova il pittoresco villaggio Panormitis, famoso per il suo monastero ortodosso, eretto in tipico stile veneziano.
Il Monastero dell'arcangelo Michele (“Moni Taxiarchis Michail Panormitis”): è il monumento più noto ed importante di tutta l'isola. Dedicato al santo patrono dell'isola (protettore anche dei marinai), si trova in una suggestiva insenatura nella parte più meridionale dell'isola, nel villaggio di Panormitis.
Eretto nel 12° secolo e ricostruito nel 18° secolo è meta di pellegrinaggi, in quanto il culto di San Michele è vivissimo tra le popolazioni dell'Egeo. Dallo stile tipicamente veneziano, questo monastero custodisce non solo manufatti di rara bellezza, ma anche una grandiosa (misura circa tre metri di altezza) e particolarissima icona in argento dell’Arcangelo.
Un’antica leggenda locale afferma che l’Arcangelo Michele è solito apparire in sogno durante la prima notte che si dorme sull'isola.
Un altro Monastero interessante è quello di Kyra, sito tra Nimborios a Nikia (un villaggio molto carino, noto per la sua ellittica piazza principale), a ben 450 metri sul livello del mare…La vista che si può godere è a dir poco mozzafiato.
Leggenda, o meglio la mitologia, vuole che l'isola di Symi abbia preso il nome dalla principessa di Rodi, che fuggì qui con il suo amore, il dio Glaucus, poiché suo padre, il re di Rodi, era fortemente contrario alla loro unione.
Altri racconti vogliono che Symi sia il nome di una ninfa che qui, con Poseidone Dio del mare, diede alla luce Hthonios, guida dei primi abitanti dell'isola.
lunedì 2 maggio 2016
L'ISOLA CHRISTMAS
L'isola di Natale (in inglese Christmas Island) è una piccola isola appartenente politicamente all'Australia e situata nell'Oceano Indiano a sud dell'Indonesia. Vi risiedono circa 600 persone.
Il nome si deve al capitano inglese William Mynors, che avvistò l'isola nel Natale del 1643 a bordo della nave Royal Mary. L'isola, disabitata, era comunque già conosciuta dai navigatori olandesi e britannici. L'olandese Pieter Goos la disegnò sulle sue mappe per la prima volta nel 1666, dandole il nome di isola Moni. Il primo approdo documentato venne effettuato nel 1688 dall'equipaggio del vascello Cygnet, al comando del bucaniere William Dampier, in cerca di acqua e legname.
L'isola di Natale ha un alto valore scientifico, poiché sembra che fino alla fine del XIX secolo fosse disabitata: pertanto la fauna e la flora dell'isola si sono sviluppate senza alcuna interferenza umana. Tra le specie più note, il granchio rosso (Gecarcoidea natalis) conta circa 60 milioni di esemplari nel 2003.
All'inizio della stagione delle piogge, tra ottobre e dicembre, i granchi rossi adulti iniziano una migrazione spettacolare dalla foresta verso costa, per riprodursi e deporre le uova. Se le piogge forniscono i presupposti ideali per dare il via alla marcia , i tempi della migrazione sono legati anche alle fasi della luna, come spiega il dipartimento parchi del governo australiano. Le uova, infatti, vengono rilasciate dalle femmine in mare proprio durante l'alta marea dell'ultimo trimestre lunare.
La migrazione di milioni di granchi appare quasi terrificante agli occhi degli uomini comuni. Ma non a quelli degli isolani, che ogni anno si prodigano per aiutare i granchi e ridurre il numero delle morti accidentali, chiudono strade e costruendo ponti e sottopassaggi per il transito degli animali. cosa accade dopo? Una volta attraversata l'isola messa in sicurezza, i granchi raggiungono la riva.
Qui i maschi scavano tane in cui si verifica l'accoppiamento con le femmine, che produrranno uova entro tre giorni e le veglieranno per i primi 12-13. Le uova rilasciate vengono a contatto con l'acqua e nuvole di giovani larve vengono risucchiate dal mare. Dopo circa un mese in acqua, avviene la loro trasformazione in megalopae, che si riuniscono vicino alla riva per uno o due giorni prima di trasformarsi in giovani granchi e lasciare l'acqua.
Anche se grandi appena cinque millimetri di diametro, i piccoli granchi iniziano la loro marcia al contrario, verso l'interno, impiegando circa nove giorni per raggiungere l'altopiano. Qui si vedono scomparire tra rocce, rami e detriti della foresta per i primi tre anni della loro vita, quando saranno pronti per accoppiarsi e ripercorrere la strada già segnata dai loro padri e dalle loro madri.
L'isola è stata oggetto di sfruttamento minerario dei fosfati fin dalla fine dell'Ottocento. Per evitare la distruzione dell'habitat naturale il 65% del territorio è stato dichiarato nel 1980 area protetta con la fondazione del Christmas Island National Park. Il parco preserva la foresta pluviale tropicale e numerose specie endemiche di piante e animali come quelle sopraccitate.
Visitare l'Isola di Natale non è semplice, in quanto i voli che transitano sul Christmas Island International Airport sono del tutto irregolari. Le compagnie che operano collegamenti semi-regolari partono da Perth in Australia, Kuala Lumpur in Malesia e le Isole Coco, un gruppetto di atolli che si trova a sudovest rispetto all'isola. La rete stradale è abbastanza estesa ed è presente un servizio di taxi, ma per accedere alle zone di maggior interesse bisogna ricorrere alle quattro ruote motrici, data la natura accidentata del territorio. I servizi di auto-noleggio presenti sull'isola sono a vostra disposizione, ma è sempre meglio prenotare il veicolo prima dell'arrivo data la quantità limitata.
Tra i più bei posti dove si accede esclusivamente con le 4×4 ci sono le Dales, uno dei pochi luoghi dell'isola dove si trovano correnti di acqua dolce. Da qua si prende un cammino per la cascata di Hugh. Il Martin Point è un punto di osservazione su una scogliera che permette di avere una bellissima vista dell'oceano. Le Blowholes sono delle formazioni rocciose spettacolari dove l'acqua del mare si accumula in una serie di anfratti spumeggiando e spruzzando. Tra i vari luoghi che invece potete raggiungere con un auto normale ci sono vari punti di osservazione come il South Point e Margaret Knoll. E non potete assolutamente mancare una visita alle grotte, che sono proprio a cinque minuti dal centro cittadino principale: qui l'acqua di mare si mescola a una sorgente dolce per formare una piscina naturale, utile per un bagno rinfrescante nelle calde giornate tropicali.
Flying Fish Cove è la capitale dell'isola. Localmente conosciuta come "the Settlement", ovvero l'insediamento, è stata naturalmente il primo centro urbano. Anche se non si può propriamente definire città: su tutta Christmas Island abitano 1.400 abitanti, e qui vi risiede un terzo dell'isola. Il centro abitato è però attrezzato per il turismo e i divertimenti: vi è un porto per l'attracco degli yacht e delle navi da crociera, mentre l'aeroporto internazionale è a pochi minuti da qui. La maggior parte dei resort e alberghi si trova a Flying Fish Cove.
Poon Saan è il secondo insediamento più grande, ed è noto per la maggioranza dei cinesi che lo abitano. Sull'Isola di Natale vi è il 70% di cinesi, mentre solo il 20% di Europei e il 10% di Malesi. La manodopera cinese e malese fu importata al tempo delle estrazioni dei fosfati. A Poon Saan si trovano ben due ristoranti cinesi e un lodge. Altri insediamenti sono Silver City, Kampong e Drumsite: dappertutto potete trovare ristoranti e negozi di souvenir. L'albergo più famoso dell'isola è il Christmas Island Resort, situato a Waterfall Bay. Famoso soprattutto per essere stato per qualche anno anche un casino, è comunque una struttura ampia e moderna. È il principale centro di alloggio per i servizi turistici che offre: un campo da golf, escursioni guidate e centro diving.
A dispetto del nome, l'Isola di Natale è pur sempre una meta dei tropici, ottima destinazione per le vacanze al mare. E qui raggiungere una spiaggia diventa un'impresa avventurosa che però soddisfa la fatica: molte si trovano immerse nella foresta pluviale, in aree dove solo un fuoristrada può arrivare, per poi essere parcheggiato e proseguire a piedi. E dopo qualche minuto di trekking, ecco i meravigliosi lidi: Dolly Beach, Greta Beach, Winifred Beach sono solo alcune delle spiagge più nascoste e isolate.
Ma ce ne sono anche di più accessibili: Lily Beach, Ethel Beach, West White Beach, si raggiungono tranquillamente in auto, che dovrà comunque essere abbandonata per poi proseguire a piedi. Tutte offrono uno splendido scenario tra oceano e scogliere. Se poi siete degli inguaribili pigroni e l'avventura non vi garba potete godere delle spiagge di Flying Fish Cove: anche qui il relax non vi mancherà e si pratica anche un bellissimo snorkeling sulla barriera corallina.
Christmas Island è un territorio non autonomo dell'Australia amministrato dal procuratore generale del Dipartimento. L'amministrazione era demandata al Ministero dei trasporti e dei servizi regionali fino 29 novembre 2007. Giuridicamente è sottoposta alla legislazione australiana ed è sotto l'autorità del governatore generale dell'Australia, che la delega a un apposito amministratore. I servizi, compresi i dipartimenti di governo, sono forniti da appaltatori con costi a carico del Commonwealth australiano.
Per quest'isola passa un grande traffico di profughi che, provenienti dal Medio Oriente, chiedono asilo all'Australia: molti di questi provengono dall'Afghanistan, dallo Sri Lanka, dall'Indonesia e da altri stati vicini.
Nella passata legislazione, John Howard, primo ministro australiano, tramite il Parlamento australiano ha escluso l'isola dalla zona di immigrazione australiana: ovvero chiunque arrivi in quest'isola non può fare domanda per ottenere automaticamente la condizione di rifugiato - consentendo così alla marina australiana di rimandare indietro gli immigrati clandestini.
L'isola vanta una selezione calcistica. Essa è sotto l'egida della Christmas Island Soccer Association, fondata nel 1989, che non appartiene alla FIFA né alla OFC, quindi non ha diritto di partecipare ai Mondiali di calcio. I colori sono il giallo ed il verde, lo stadio principalmente usato per le partite in casa è l'High School Soccer Field.
La selezione dell'isola di Natale partecipa all'Inter Island Cup insieme alle isole Cocos. Il torneo è stato disputato dal 1994 al 2005. Ha anche disputato un'amichevole contro l'Australia perdendo per 17-0.
domenica 1 maggio 2016
MADURA
Madura è un'isola indonesiana al largo della costa nord-orientale dell'isola di Giava, vicino al porto di Surabaya.
L'isola dipendeva politicamente dai regni indù-giavanesi e più tardi da Mataram. Nel 1675 uno dei nobili dell'isola cominciò una rivolta alla quale Mataram pose fine con l'aiuto olandese, ma la parte orientale dell'isola non volle più riconoscere il padrone giavanese e si sottomise alla sovranità della Compagnia olandese (1683). Nel 1743 la parte ovest ne seguì l'esempio. Nella grande guerra giavanese (1825-1830) i principotti maduresi aiutarono il governo olandese. Estinte le quattro famiglie regnanti nelle linee maschili tra il 1858 e il 1885, Madura venne tutta sotto il governo diretto olandese e da quell'epoca ha conosciuto un continuo progresso.
L'isola è collinosa; la catena calcarea che l'attraversa è il proseguimento del rilievo di Giava, dalla quale Madura è separata solo dallo Stretto di Soerabaja, di poca larghezza. Solo nelle pianure si trovano risaie, ma la produzione del riso è insufficiente ai bisogni della numerosa popolazione. La popolazione vive in un certo benessere e, in seguito alle molte opere d'irrigazione promosse dal governo, l'agricoltura indigena fa continui progressi. Prodotti principali sono l'olio di cocco, il tabacco di qualità superiore, e le frutta. Risorse principali per gran parte della popolazione sono la raccolta di nidi di rondini mangiabili da esportarsi in Cina, le importantissime saline dello stato e la pesca. Madura ha, contrariamente a Giava, molto bestiame; i bovini di quest'isola sono i migliori dell'arcipelago e formano la più grande ricchezza degli indigeni.
Madura è una delle regioni più povere della provincia di Giava Orientale. Contrariamente a Giava, il terreno non è abbastanza fertile da permettere una buona produzione agricola. La limitatezza di altre opportunità economiche ha portato a povertà e disoccupazione croniche. Questi fattori hanno causato una emigrazione a lungo termine dall'isola, tale per cui molti maduresi non vivono più su Madura. I programmi governativi di trasmigrazione interna verso altre parti dell'Indonesia hanno visto gli abitanti di Madura come alcuni tra i più numerosi partecipanti.
L'agricoltura di sussistenza è un punto fermo dell'economia. Il mais è la coltivazione chiave dei molti e piccoli possedimenti terrieri dell'isola. L'allevamento del bestiame è anch'esso una parte critica dell'economia agricola, e fornisce entrate extra alle famiglie contadine, oltre ad essere alla base delle tradizionali competizioni di corsa dei tori di Madura. La pesca su piccola scala è anch'essa un importante fattore di sussistenza.
Tra i prodotti da esportazione, il tabacco è il principale contributore all'economia isolana. Il terreno di Madura, pur non essendo in grado di supportare molte coltivazioni alimentari, aiuta a rendere l'isola un importante produttore di tabacco e di chiodi di garofano, usati per produrre il kretek (una sigaretta ai chiodi di garofano). Fin dall'epoca della colonizzazione olandese, l'isola è anche un grande esportatore di sale.
Bangkalan, sull'estremità occidentale dell'isola, è stata industrializzata sostanzialmente a partire dagli anni 1980. Questa regione si trova a breve distanza di traghetto da Surabaya, la seconda città dell'Indonesia per dimensioni, e si è quindi conquistata un ruolo di sobborgo per i pendolari che lavorano a Surabaya, e come luogo adatto per industrie e servizi che devono essere vicini alla città. Il ponte Surabaya-Madura (Suramadu) Bridge lungo circa 5 km già aperto da qualche anno, dovrebbe aumentare ulteriormente l'interazione dell'area di Bangkalan con l'economia regionale.
Madura è famosa per le sue corse dei tori, dove un fantino, solitamente un ragazzino, guida una semplice slitta di legno trainata da una coppia di tori, su un percorso di circa cento metri in un tempo di 10/15 secondi. In varie città dell'isola si disputano corse ad agosto e settembre di ogni anno, con un gran finale costituito dal Trofeo Presidenziale, che si svolge a Pamekasan a fine settembre o ad ottobre.
Diverse forme di musica e teatro sono popolari a Madura, in particolare tra la popolazione più povera, per la quale costituiscono una forma poco costosa di intrattenimento e di socializzazione. Il teatro topeng, che prevede rappresentazioni mascherate di storie classiche come il Ramayana e il Mahabharata, è la forma di spettacolo madurese più nota fuori dell'isola, a causa del suo ruolo di rappresentante dell'arte madurese nelle manifestazioni di cultura regionale in tutta l'Indonesia. Comunque, questo tipo di spettacoli è raro su Madura, ed è limitato alle grandi occasioni ufficiali. Il meno formale teatro loddrok, dove gli attori non indossano maschere e interpretano un'ampia gamma di temi, è più popolare sull'isola. Simile è il teatro drammatico impostato sulla moderna musica malay, dove le donne recitano accanto agli uomini.
L'orchestra gamelan (nome associato anche al tipo di strumenti usati), tipica di giava, è presente anche a Madura, dove diverse delle ex corti reali come quelle di Bangkalan e Sumenep, possiedono gamelan elaborati. La musica tongtong, più esclusiva di Madura, viene suonata su diversi tamburi in legno o bambù, e spesso accompagna le competizioni di corsa dei tori.
domenica 10 aprile 2016
L'ISOLA SILHOUETTE
Il nome Silhouette è stato dato dopo Etienne de Silhouette (1709-1767), il ministro francese delle finanze sotto Luigi XV.
Silhouette è l’isola più inaccessibile delle Seychelles, mantenuta quasi vergine da una poderosa barriera di corallo, che da sempre impedisce l’accesso alle navi, e da un’orografia così caotica che non consente di costruire una pista d’atterraggio: al pontile di La Passe si accede con canotti dal fondo piatto, altrimenti si arriva in elicottero.
Una trentina di chilometri a ovest di Mahé, Silhouette è una montagna piantata nel mare, con scarpate scoscese e punte aguzze, dominata dal Morne Dauban, la seconda vetta delle Seychelles, e occupata per buona parte da un altipiano di 500 m, coltivato a cannella, palme da cocco, tabacco, caffè, avocados, patchouli e bigarades (agrumi simili alle arance). È la terza isola per dimensioni dell’arcipelago, lunga 5 km e larga altrettanti, con una superficie di 25 kmq. Gli abitanti, meno di 500, vivono dei proventi della copra, lavorata nei tre centri di Anse Mondon, Anse Grand Barbe, e La Passe. Non ci sono strade né auto, e il mezzo di trasporto più usato è il mulo.
Con la piazzetta circondata da takamaka e alberi del pane, la chiesa, l’ospedale, la scuola, il cimitero, le case vecchie di 150 anni (la più sontuosa è la Grand Kaz del 1861 costruita da Henri Dauban) e il solo resort dell’isola (il minuscolo Silhouette Island Lodge), La Passe, sulla costa orientale, è il centro più importante affacciato su una spiaggia magnifica.
Poco lontano, ad Anse Cimitere, la tomba dei Dauban, la famiglia più importante, occhieggia in mezzo alla foresta con la sua incredibile struttura di tempietto neoclassico. Non è il solo ricordo del passato: ad Anse Lascars sono state rinvenute antiche tombe arabe, mentre si sa che l’isola era uno dei rifugi del corsaro Hodoul.
Un sentiero percorre in parte il perimetro di Silhouette, collegando i tre villaggi, e attraversa poi la foresta (una delle più belle dell’Oceano Indiano) tagliando l’isola fra La Passe e Gran Barbe: per l’andata e il ritorno occorre una giornata, ed è meglio farsi accompagnare da una guida perché in alcuni tratti occorre aprirsi la strada col machete. Si trova sull’isola una piccola colonia di tartarughe giganti, raccolte dallo zoologo Justin Gerlach.
E’ considerata dai naturalisti uno dei più importanti santuari della biodiversità dell’Oceano Indiano. Il Nature Protection Trust delle Seychelles è impegnato nella tutela ambientale di questo gioiello ricco di rare specie vegetali ed animali.
Un parco nazionale Marino, Silhouette è dimora di una grande diversità di fauna e flora endemica. Tra le specie rare dell'isola troviamo l'albero dell'incenso e il pipistrello dalla coda a covone. La cima più alta e il monte Dauban (740m), circondato da una foresta pluviale vergine piena di tesori della botanica, quali le rare piante pitcher, orchidee, rari legni duri e l'albero dell'incenso. La riserva marina della tartaruga gigante dell'isola è dimora di alcune tartarughe che hanno più di centoventi anni.
Per molti anni l'isola di Silhouette è stata la dimora delle famoso pirata Jean Hodoul. Secondo le leggende locali, ha seppellito dei tesori nelle montagne dell'isola. La Grande Case risale al 1860, ed era stata costruita da Auguste Dauban, commerciante e proprietario terriero. I membri della famiglia Dauban sono seppelliti sull'isola, in un mausoleo. Quest'unica struttura è aperta ai visitatori.
giovedì 7 aprile 2016
L'ISOLA DI JAVA
Giava è l'isola più popolosa al mondo e la tredicesima più estesa.
L'isola di Giava si affaccia a sud sull'Oceano Indiano mentre a nord è bagnata dal Mar di Giava che è parte dell'Oceano Pacifico. Giava è percorsa da una catena montuosa vulcanica che comprende 121 vulcani, dei quali 25 ancora in attività. Il territorio è caratterizzato a nord da pianure alluvionali e a sud da aspri rilievi.
Giava è conosciuta anche per l'uomo di Giava, una serie di resti fossili di Homo erectus ritrovati nelle vicinanze del fiume Brantas nella parte orientale dell'isola. Due milioni di anni fa, le piogge nelle isole della Sonda e sul plateau del Digul furono molto consistenti, e permisero il prosperare di una folta vegetazione tropicale. A sua volta ciò permise a molte culture preistoriche di emergere, come evidenziano i molti ritrovamenti fossili in questa regione.
Ci restano molte prove dei passati regni di Giava, ad esempio i celebri templi buddhista di Borobudur e indù di Prambanan. In effetti, la cultura giavanese e la lingua stessa sono stati pesantemente influenzate dalle culture e dalle lingue del subcontinente indiano. Nel VI e VII secolo nacquero a Giava e Sumatra svariati regni che riuscirono poi a controllare le acque dello Stretto di Malacca. Gli stessi regni prosperarono con l'aumentare del commercio marino tra Cina e India e oltre. In questo periodo, scienziati dall'India e dalla Cina visitarono i regni lontani allo scopo di tradurre testi religiosi e letterari.
Il più importante tra i regni indù fu il regno Majapahit con base nella parte centrale di Giava, da dove governava una larga parte di quella che è ora conosciuta come Indonesia occidentale. Il nome dell'impero Majapahit è ancor oggi evocato dagli odierni dirigenti indonesiani per promuovere l'unità e la legittimità dello Stato. I resti di questo regno passarono sotto l'egida di Bali durante il XVI secolo quando i regni islamici della parte occidentale dell'isola guadagnarono potere.
I primi "evangelizzatori" musulmani vennero chiamati Wali Songo, i nove ambasciatori. Alcuni tra loro erano di origini cinese, portando alle speculazioni sull'influenza di Zheng He nei commerci nello stretto di Malacca. Molte delle loro tombe sono ancora ben conservate, e spesso oggetto di pellegrinaggio. La maggiori caratteristiche dell'Islam che sono adottate a Giava sono mescolate con credenze indigene di lunga data, e hanno un sapore decisamente locale. Ad esempio, la leggenda di Nyai Roro Kidul venne creata mescolando le credenze comuni sulla sponda meridionale di Giava alle influenze islamiche.
La Compagnia Unita delle Indie Orientali (VOC) stabilì il suo centro amministrativo e commerciale a Batavia (oggi Giacarta). Questa capitale, insieme ad altre città costiere come Semarang e Surabaya, fu il cuore delle attenzioni olandesi durante la maggior parte del periodo coloniale. Il VOC mantenne il controllo sull'interno montuoso dell'isola attraverso un sistema di stati indigeni suoi clienti come il Mataram.
Nel contesto delle guerre napoleoniche, Giava fu l'ultima delle colonie olandesi e francesi dell'Asia e dell'Oceano Indiano ad essere investita da una spedizione britannica, partita dal Raj Britannico in India: essa sbarcava il 30 luglio 1811 sull'isola e progressivamente sloggiava i franco-olandesi dalle loro posizioni, sino alla resa finale, avvenuta il 18 settembre seguente (Guerra anglo-olandese per Giava). Seguirono cinque anni di occupazione britannica, sinché, nel 1816, l'isola venne resa a neonato Regno Unito dei Paesi Bassi, ai sensi del Trattato anglo-olandese del 1814.
Nel XIX secolo il governo olandese assunse il controllo diretto dei territori prima appartenenti alla Compagnia Unita delle Indie Orientali. Verso la metà del XIX secolo attuò la politica di cultuurstelsel e cultuurprocenten, che diede l'avvio a diffuse povertà e carestie. Un autore olandese, Douwes Dekker, scrisse con lo pseudonimo di Multatuli un romanzo dal titolo Max Havelaar per protestare contro queste condizioni, e in cambio i movimenti sociali e politici, sdegnati da questa protesta, diedero come risultato la politica etica, tramite la quale alle élite giavanesi veniva data la possibilità di avere un'educazione di stampo olandese a Giava o negli stessi Paesi Bassi. È da questa élite che provennero i maggiori leader nazionalisti. Formarono il nucleo del nuovo governo quando l'Indonesia divenne indipendente nel 1949.
Con l'istituzione di Giacarta come capitale, e le radici giavanesi della maggior parte delle figure politiche indonesiane, quest'isola rimane politicamente ed economicamente dominante sul resto del Paese. Mentre larga parte rurale dell'isola è molto povera, le aree urbane di Giava sono tra le più ricche e sviluppate regioni dello Stato. Entrambi i presidenti Sukarno e Suharto, che hanno governato l'Indonesia per un periodo totale di 49 anni dal momento dell'indipendenza, erano di Giava.
Questa predominanza politica è sfociata in un risentimento da parte di alcuni residenti dell'isola. Il conosciuto e rispettato autore indonesiano Pramoedya Ananta Toer suggerì che la capitale indonesiana venisse spostata al di fuori dell'isola di Giava, così da liberare il movimento nazionalista indonesiano del suo carattere "Giava-centrico".
Parlando in generale, le tre maggiori culture di Giava rappresentano le tre zone geografiche principali dell'isola: quindi ovest, centro ed est. Nella zona centrale, nelle città reali di Yogyakarta e Surakarta, i sultani contemporanei spingono i loro alberi genealogici fino ai regni islamici precoloniali che governarono la regione, rendendo queste zone importanti miniere di cultura classica giavanese. Le arti classiche di Giava comprendono la musica gamelan e gli spettacoli di marionette wayang.
Giava fu il luogo di molti regni influenti per la regione del sud-est asiatico, e, come risultato di ciò, molte opere letterarie sono state scritte da autori giavanesi, ad esempio Ken Arok e Ken Dedes, la storia dell'orfano che usurpò il trono del re e sposò la regina dell'antico regno di Giava, e traduzioni di Ramayana e Mahabarata. Pramoedya Ananta Toer è un famoso autore contemporaneo, che ha scritto molte storie basandosi sulla sua personale esperienza di vita e prendendo molti elementi dal folklore e dalle leggende del luogo.
A Giava sorge la capitale dell'Indonesia, Giacarta. Sono popolari destinazioni turistiche la città di Yogyakarta, un enorme monumento a forma piramidale dedicato a Buddha conosciuto come il Borobudur, e Prambanan, il maggior tempio indù dell'isola. Giava ha una densità di abitanti tra le più alte al mondo, e vi abita circa il 60% della popolazione complessiva dello Stato indonesiano. A partire dagli anni settanta, il governo indonesiano ha attuato dei programmi di trasmigrazione (indonesiano transmigrasi) finalizzati a reinsediare la popolazione di Giava su altre isole meno popolose dell'arcipelago. Questo programma ha ottenuto diversi risultati, e può esser ritenuto causa di molti eventi di tensione etnica e violenza tra la popolazione nativa e i "colonizzatori".
La maggior parte degli abitanti è musulmana. Ridotte enclave indù sono sparse su tutta l'isola e questa religione prevale lungo la costa orientali nei dintorni di Bali, specialmente vicino alla città di Banyuwangi. Ci sono anche piccole comunità cristiane, principalmente relegate nelle città principali: alcune zone rurali della Giava centrale hanno forti influenze cristiane. Comunità buddiste sono anche presenti nelle principali città, soprattutto tra gli Indocinesi.
L'economia di Giava si basa soprattutto sull'agricoltura: principali prodotti sono il riso, base dell'alimentazione locale, e il mais; più modesta la produzione di manioca, patate, ortaggi, legumi, arachidi, soia e frutta. Colture d'esportazione sono invece il tè, il caffè, il tabacco, la palma da cocco e da olio, la canna da zucchero, il caucciù e le spezie; la cinchona (albero della china), coltivata tra i 1500 e i 1800 m, ha perso molta della sua importanza. Oltre alla pesca e allo sfruttamento forestale (teak, mogano, ebano, sandalo), altre risorse sono l'allevamento del bestiame (bufali, bovini) e l'estrazione di petrolio (giacimenti di Rembang e Wonokromo, raffineria a Wonokromo) e manganese; a Giava sono concentrate quasi tutte le industrie dell'Indonesia, che comprendono impianti siderurgici, meccanici, cantieristici, tessili, chimici, farmaceutici, petrolchimici, alimentari, del tabacco, del cemento e della gomma.
L'isola ha coste prevalentemente alte e rettilinee a Sud, pianeggianti e frastagliate a Nord, ed è attraversata in tutta la sua lunghezza da un sistema di rilievi comprendenti oltre un centinaio di vulcani (Pangrango, 3019 m; Cereme, 3078 m; Slamat, 3428 m; Sumbing, 3371 m; Lawu, 3265 m; Semeru, 3676 m, la vetta più elevata dell'isola; Raung, 3332 m), separati da fasce pianeggianti o da depressioni, che a N si aprono in una vasta e fertile pianura. I fiumi sono generalmente brevi, ma ricchi di acque; il più importante è il Solo, che attraversa la pianura settentrionale. Il clima dell'isola è di tipo equatoriale, caldo-umido, con deboli escursioni termiche e abbondanti precipitazioni; nella sezione orientale è però più secco per l'influenza dei venti di SE, provenienti dall'Australia. La vegetazione, un tempo ricchissima e costituita dalla foresta equatoriale, è stata sostituita quasi ovunque dalle colture. Il Parco nazionale di Ujung Kulon, all'estremità nord occidentale dell'isola, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO (1991).
Giava possiede il repertorio più ricco di resti di Homo erectus dell’Asia sud-orientale. Dal Pleistocene inferiore e medio provengono i reperti di Sangiran, Modjokerto, Trinil (1,8-1 milioni di anni fa); dal Pleistocene superiore quelli della valle del Solo (Ngandong, Sambungmacan, Ngawi: datazione più recente ma controversa). Le industrie litiche di G. appartengono per lo più alla cultura Pacitaniana (ascrivibile ai gruppi più recenti di Homo erectus), ma è stata rinvenuta un’industria litica anche negli antichi depositi di Bapang a Ngebung (risalente fino a 1 milione di anni fa). In età olocenica (6000 anni fa) comparvero a G. nuovi tipi di strumenti (industria ‘microlitica’), rinvenuti nei dintorni di Bandung. Complessi funerari di rilievo appartengono all’età iniziale dei Metalli (Anyar, Plawangan, Kradenanrejo). Per questo periodo, e anche in seguito, i numerosi manufatti in bronzo della cultura vietnamita Dong Son (imponenti tamburi decorati) e le ceramiche indiane d’importazione testimoniano l’entità dei commerci con queste regioni. A partire dal 5°-7° sec. d.C. sono attestati tratti culturali indiani (scrittura, architettura, religione, organizzazione socio-politica): a Bogor, Cibuaya, Batujaya e Banten Girang. I monumenti religiosi in pietra sono situati sull’altopiano di Dieng e a Gedong Songo (fine 7° sec.).
Alla dinastia buddhista Sailendra (8° sec.) appartengono i candi (santuari) Cangal e Sewu e il gigantesco stupa Borobudur; alla dinastia induista dei Sanjaya il candi Prambanane, il candi Sambisari (9° sec.). Ricerche intensive, anche recenti, hanno riguardato soprattutto la città di Trowulan (14°-16° sec.; templi, complessi palaziali, abitazioni).
L’arte di Giava subì fortemente l’influenza di quella indiana (Gupta, Pala e Pallava) soprattutto nel periodo della formazione, pur presentando, nella sua evoluzione, opere indipendenti e originali dal punto di vista iconografico. I più antichi monumenti in pietra pervenuti sono due semplici templi dedicati a Siva, dell’inizio dell’8° sec., quando il potere politico e culturale giavanese era al centro dell’isola. Maggiore interesse hanno i santuari scivaiti sull’altopiano di Dieng, dell’inizio del 9° secolo. Sebbene appartengano a un identico tipo architettonico (il candi, monumento funebre connesso con il culto degli antenati), i templi di Dieng presentano articolate e numerose varianti sia nella struttura di base sia nella decorazione scultorea. Le immagini di divinità, provenienti dai templi di Dieng, hanno linee semplici e severe.
Nel sud della parte centrale di Giava si trovano vari monumenti buddhisti, il più importante dei quali è il Borobudur (800 ca.). Ispirato al buddhismo della scuola Mahayana, il Borobudur è uno stupa (struttura caratterizzata da elementi campaniformi) di dimensioni colossali, con una serie di terrazze concentriche e digradanti a piramide, costruito su una collina nella valle del Kedu. Sormontato da un grande stupa centrale, è ornato da 1300 rilievi relativi al Buddha storico, immagini assise di Dhyani Buddha, 72 stupa minori con statue del Buddha. Oltre che una rappresentazione simbolica della montagna cosmica (Meru), il Borobudur è anche uno yantra, cioè un cammino d’iniziazione.
Degli inizi del 10° sec., o poco più antico, è il grandioso complesso scivaita di Lara Djonggrang, presso Prambanan. Su una vasta terrazza quadrata, circondata da muri, sorgono otto candi, di cui il maggiore dedicato a Siva è fiancheggiato da quelli, minori, consacrati a Brahma e Viu. Dalla metà del 10° sec. agli inizi del 13° i resti architettonici sono scarsissimi. All’inizio dell’11° sec. è attribuito il ‘bagno’ di Belahan, edificio a cielo aperto, con un bacino rettangolare in parte tagliato nella roccia del monte, considerato il monumento funerario del re Erlangga. Gli edifici del periodo di Singhasari (13° sec.) presentano strutture completamente diverse da quelle tipiche di G. centrale. In essi (candi Kidal, Sawentar, Djago, Singhasari) è molto più sentito lo sviluppo verticale; l’edificio è interrotto a metà dell’altezza da un forte aggetto di tutto il corpo architettonico, su cui hanno particolare spicco le modanature. Al periodo di Majapahit appartiene il complesso scivaita di Panataran (14°-15° sec.), con l’interessante ‘tempio delle date’ (1369), coperto da una piramide a diversi piani che sembra poggiare sulle teste mostruose (kala) che ornano il sommo delle porte. Notevoli i rilievi con storie del Ramayaa e di Krishna che decorano il tempio principale.
A partire dalla seconda metà del 15° sec., sotto l’influsso crescente dell’Islam, l’arte giavanese mostra un progressivo declino, anche se i primi edifici musulmani presentano strutture affini a quelle della tradizione indo-giavanese (minareto della moschea di Kudus, cimitero e moschea di Sendangduwur). Le caratteristiche stele tombali (maesan), diffuse nel 16° sec., pur rilevando l’origine iranica si adeguano ben presto alla tradizione locale.
A Giava fiorirono sempre le arti minori: il batik, dai disegni assai complessi di grande effetto decorativo; i kris; le marionette del teatro wayang (delle ombre), in cuoio, legno o pergamena dipinti o dorati, raffiguranti personaggi del Ramayaa in forme stilizzate.
La musica giunse, presso i Giavanesi, a uno sviluppo più notevole che presso gli altri popoli dell’Indonesia. Molto complessa è l’orchestra giavanese detta gamelan, che comprende 24 musicisti con 13 tipi di strumenti. Vi predominano le percussioni (analoghe al gong); i flauti (suling) sono costruiti con il bambù; le viole con la noce di cocco. Si praticano due specie di gamme (scale): una (del modo slendro) a 5 gradi distanti circa un semitono, e una (del modo pelog) a 7. Si distinguono con precisione vari motivi rituali, con i quali, per esempio, si salutano gli ospiti all’arrivo, alla partenza, o si iniziano le feste, o conviti ecc. La loro tradizione classica risale al Regno Mataram sotto il sultano Agong (17° sec.).
Le danze, caratterizzate dal fatto che in esse non si muovono mai i piedi, hanno carattere rituale e sono curate con lungo impegno; danzatrici e danzatori sono di nobile origine.
La fossa di Giava è una fossa dell’Oceano Indiano e si trova a Sud dell’isola, in una regione fortemente sismica e vulcanica, dove si attua la subduzione della zolla indo-australiana al di sotto di quella euro-asiatica. Profondità 7450 metri.
Mare di Giava è delimitato dalle isole maggiori Giava, Sumatra, Borneo e dalle minori dell’arcipelago della Sonda. Si estende per circa 1000 km in lunghezza e 600 in larghezza. Comunica con il Mar Cinese Meridionale per mezzo dello Stretto di Karimata, con il Mar di Celebes a mezzo dello Stretto di Makassar, con il Mar di Banda mediante il Mare di Flores, con l’Oceano Indiano attraverso piccoli stretti. È poco profondo (media, 70 m; max 102 m). Sviluppata la pesca, anche di spugne e coralli. Estrazione di petrolio e gas naturale.
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