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venerdì 1 luglio 2016

LE PINNE


Per incrementare le prestazioni natatorie dell’uomo immerso sono stati inventati, nel corso della storia, parecchi congegni (Leonardo Da Vinci presentò una serie di disegni scientifici atti a figurare degli attrezzi da applicare ai piedi e alle mani intorno al 1500) sino a che, nel 1920, un geniale capitano di Corvetta, tale De Corlieu, ebbe l’idea di creare un prototipo di gomma da applicare agli arti inferiori, un prolungamento palmato che di fatto permetteva di incrementare enormemente l’azione di spinta dei piedi. Nacque così la prima pinna moderna, un’architettura di progetto restata tale sino ai nostri giorni. Le industrie europee svilupparono il settore per scopi essenzialmente militari ma subito dopo, ad opera di case italiane e francesi, il modello primitivo in gomma si evolse sempre di più sino a determinare la nascita della pinna a pala lunga dedicata ai pescatori subacquei e agli apneisti, della pinna scomponibile in due pezzi, (scarpetta e pala) e, recente avvenimento, l’invenzione delle pale in composito di fibra di carbonio.

Lo statista ed inventore Benjamin Franklin costruì un paio di primordiali pinne quando da ragazzo viveva a Boston vicino al fiume; erano costituite da due sottili pezzi di legno che gli consentivano di muoversi velocemente in acqua.

Louis de Corlieu in Francia e Owen Churchill negli Stati Uniti, lavorando indipendentemente, furono i primi a rendere le pinne una realtà. Il modello di Churchill catturò l'attenzione della Marina Statunitense, che li fece utilizzare agli uomini rana nei primi anni quaranta.

I primi militari ad usare le pinne in azioni belliche furono gli incursori italiani della Xª Flottiglia MAS, durante la seconda guerra mondiale. Le pinne utilizzate erano considerate armi segrete e come tali si cercava di non farle cadere in mano ai nemici.

La scarpetta è la parte della pinna che ricopre il piede. È in genere realizzata in gomma morbida per garantire la massima aderenza al piede e dotata di opportune aperture (davanti alle dita centrali o sotto di esse) per evitare la formazione di bolle d'aria. La sua conformazione riveste particolare importanza, dovendosi evitare la perdita accidentale della pinna durante l'uso.

Esistono principalmente due tipologie di scarpetta:

scarpetta chiusa: riveste completamente il piede, per cui può essere utilizzata anche senza calzari o con un calzare in neoprene;
scarpetta aperta (o "a tallone aperto"): lascia il tallone scoperto, in corrispondenza del quale è presente un cinghiolo (o lacciolo) regolabile tramite una fibbia; rispetto alla scarpetta chiusa è meno comoda (soprattutto se si indossa a piedi nudi) e un po' più pesante, ma permette di utilizzare più tipologie di calzari con la stessa pinna; quest'ultimo tipo è dunque preferito dai subacquei che effettuano immersioni in condizioni climatiche differenziate, potendo usare lo stesso accessorio con calzari di differente spessore e protezione termica.

La pala è una superficie piatta fissata sull'estremità anteriore delle pinne. La sua funzione è quella di trasmettere ed amplificare la spinta associata al movimento del piede.

La pala deve presentare opportuna lunghezza ed elasticità, è in genere di spessore assai sottile e sostenuta da nervature laterali. In alcuni modelli ormai in disuso, la pala presentava un'apertura ortogonale alla direzione di marcia, per consentire un certo passaggio di acqua durante la pinnata (o palata).



Le pale delle pinne incrementano la forza di spinta del piede maggiorando la superficie acquea sulla quale imprimere la spinta per ciascun passo. Inoltre la conformazione della pala e l'elasticità del materiale contribuiscono a distribuire in modo ottimale l'azione muscolare sull'acqua per il massimo rendimento della pinnata.

Le pale possono essere più o meno rigide: le pale più rigide danno maggiore spinta ma richiedono anche un maggiore sforzo per le gambe, mentre le pale più morbide danno una spinta minore ma richiedono allo stesso tempo un minore sforzo sulle gambe.

Può essere solidale alla scarpetta oppure fissata tramite viti. Il secondo sistema, più costoso, consente di cambiare la pala a piacimento, adottando quella ritenuta più idonea all'uso del momento, ed inoltre consente di cambiare la pala (l'elemento più fragile) qualora si rompa.

Le pale sono costruite in genere in materiale polimerico (termoplastici o gomma) o in materiale composito (in fibra di carbonio o in fibra di vetro) o in più materiali.

Per l'apnea (ed in particolare per la pesca all'aspetto) le pinne sono molto lunghe ed a pala rigida, per pinnate lente e potenti. Si tratta di pinne che consentono di sfruttare al massimo la propulsione delle gambe.

La scarpetta normalmente si indossa con un calzare in neoprene che, oltre a proteggere termicamente il piede, previene le abrasioni da uso prolungato (una sessione di nuoto in apnea o di pesca in apnea può durare anche 4-6 ore);

La pala è normalmente in materiale polimerico o in fibra di carbonio; alcuni modelli adottano materiali misti e parti in grafite.

Le pinne da ARA sono utilizzate per le immersioni con le bombole.

Per le immersioni con bombole non vi è l'esigenza di risparmiare riserve respiratorie, per cui le pinnate possono essere più frequenti; si usano quindi pinne a pala morbida, che consentono una migliore modulazione della potenza di passo ed una più agevole escursione laterale per veloci cambi di assetto. Si distinguono dalle pinne per apnea per la scarpetta aperta e per una forma più corta e larga.

Normalmente sono costruite interamente in materiale polimerico; essendo a scarpetta aperta, richiedono un paio di calzari dotati di suola; in questo modo è possibile utilizzare il calzare come vera e propria calzatura per camminare su superfici irregolari o scivolose durante il trasporto dell'attrezzatura per le immersioni.

Le pinne da snorkeling sono un ibrido fra le pinne da apnea, di cui conservano la scarpetta chiusa, e quelle da ARA, di cui mantengono la forma più corta e larga. Se di buona qualità, sono un valido sostituto alle pinne da ARA (di cui spesso sono la variante con scarpetta invece che cinghiolo).

In genere sono costruite in materiali polimerici con una densità prossima a quella dell'acqua, in modo da non galleggiare né affondare.

Le pale delle pinne da snorkeling presentano in genere una durezza media, in modo da offrire una certa forza propulsiva senza affaticare troppo le gambe.

Le pinne da piscina sono pinne molto corte utilizzate per potenziare la propulsione nei nuotatori. La scarpetta e la pala sono in genere costituite dallo stesso materiale.

Nei modelli monopinna entrambi i piedi sono alloggiati nella medesima calzatura.

Essa è costituita da una pala unica che può essere in materiale plastico (solo per i giovani atleti che si avviano al preagonismo), in fibra di vetro (vetroresina), e più recentemente anche in carbonio e kevlar. Nel corso del tempo ha avuto un'evoluzione, fino a giungere ad un modello che si può definire standard: le dimensioni vanno dai 60/80 centimetri di lunghezza e 60/70 centimetri di larghezza.

La ricerca tecnologica studia l'ottimizzazione dell'idrodinamica, la riduzione dei vortici e degli eventuali svantaggi da effetto Venturi, la riduzione degli attriti (attraverso lo studio di nuovi materiali).



domenica 20 settembre 2015

IL PESCE BALESTRA



La presenza di Balistes carolinensis (Gmelin, 1789) in Mediterraneo è documentata da tempi remoti, addirittura dal Neolitico, con riferimento alle coste mediterranee di Israele. Il limite termico di questo pesce oscilla tra un minimo di 18°C e un massimo di 24 °C (Whintehead & al., 1984), non tollerando, questa specie, generalmente acque al di sotto dei 12°C.
Il nome “pesce balestra” nasce da una caratteristica tipica della prima pinna dorsale che, dotata di robusti raggi spinosi, può essere sollevata o abbassata a piacimento con un movimento a scatto; a riposo, la pinna e i suoi robusti raggi alloggiano in un’apposita scanalatura presente sul dorso, scomparendo quasi alla vista.
Il movimento a scatto, simile a quello effettuato per armare il grilletto nelle antiche armi da fuoco a pietra focaia (e forse, precedentemente, anche delle balestre), ha ispirato il singolare appellativo, che deriva dalla traduzione del termine anglosassone “trigger fish”, che letteralmente significa poi “pesce grilletto”.

Nel Mediterraneo, la famiglia è rappresentata da una sola specie che ha una forma inconfondibile. Non è molto comune.

Ha corpo ovale, molto compresso lateralmente e piuttosto alto. E’ ricoperto di pelle spessa, cuoiosa e armata interamente di placchette a losanga, che formano una specie di corazza. La testa termina con un muso appuntito. Le aperture branchiali sono ridotte a delle fessure inclinate, situate poco al disopra dell’inserzione delle pinne pettorali. L’occhio è piccolo, situato molto in alto verso il profilo superiore della testa e da esso parte un solco diretto in avanti. Le aperture nasali sono piccolissime, di forma rotonda e situate molto vicine al margine anteriore dell’occhio. La bocca è piccola, con labbra grosse e carnose e porta sulla mascella superiore due file di denti accostate tra loro. Nella mandibola è presente una sola fila di otto denti (centrali più robusti). La linea laterale ha un decorso sinuoso, visibile negli stadi giovanili, non evidente negli adulti, tranne la parte codale.

Le pinne dorsali sono due. L’anteriore è formata da tre spine che si possono ripiegare indietro alloggiandosi in un solco dorsale. La posteriore è ampia e a ventaglio, molto simile alla anale alla quale è opposta. I raggi spinosi della prima dorsale sono articolati tra loro in modo che quando si trovano in posizione eretta, non è possibile abbattere indietro il primo se non si agisce sugli altri due, che formano così come una sicura dì scatto in un grilletto. Da cui deriva il nome di pesce Balestra.
La pinna codale varia di forma a secondo la età e negli adulti gli apici si prolungano quasi in filamento. Le pettorali sono piccole e tondeggianti, mentre le ventrali sono trasformate in una placca mobile, rugosa esternamente, unita a una membrana sostenuta da una dozzina di spine, che si congiunge con l’apertura anale.



La colorazione va dal grigio piombo a grigio azzurrastro, con riflessi verdastri sui fianchi e biancastri sul ventre. Sul dorso grigio violaceo.

Vive in vicinanza della costa su fondali scogliosi e su quelli detritici e algosi con sottofondo di sabbia. E’ un modesto nuotatore e si lascia avvicinare dai sub. La riproduzione si ha verso la fine di giugno o al principio di luglio. La femmina prepara un nido soffiando sulla sabbia del fondo e asportando boccate di sabbia e ciottoli in modo da creare un infossamento, in cui deposita le uova. Durante l’icubazione (circa 3 giorni) il maschio fa la guardia poco distante. Le uova si schiudono di notte. Le larve sono plantoniche. Si nutre di molluschi e crostacei, spezzando coi denti gusci e conchiglie. Si cattura occasionalmente con reti strascico o con tramagli. Di ottimo sapore e in alcuni luoghi la sua carne è molto apprezzata. Arriva fino a 40 cm. di lunghezza, ma la taglia media è sui 25 cm. Raro in Adriatico settentrionale.

B. capriscus è pescato per la qualità delle sue carni, ma sono stati segnalati avvelenamenti da ciguatera (non in Mediterraneo).



LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2015/09/il-mare-mediterraneo.html






mercoledì 2 settembre 2015

CASTAGNOLA ROSSA



La castagnola rossa può essere osservata in tutto il Mediterraneo e lungo le coste orientali dell'Atlantico nella biocenosi del coralligeno.

Il corpo è ovoidale, compresso lateralmente e con profilo dorsale arcuato. La pelle è coperta di squame grandi, che si estendono anche sulla testa, le guance e sui pezzi opercolari. L'opercolo, posteriormente, ha tre spine, di cui due più grosse e acute. Il pre-opercolo ha margine infero-posteriore denticolato.
Il muso è corto e arrotondato, con apertura boccale obliqua e ampia, con la mascella inferiore lievemente più lunga di quella superiore.  I denti sono piccoli, villiformi, e misti ad altri caniniformi. Di quest'ultimi due sporgono dalla mascella superiore e 4-6 sporgono in quella inferiore. Altri denti villiformi si trovano su vomere e palatini.
La pinna dorsale è evidente e lunga, formata anteriormente da 11 raggi spinosi, di cui il 3° è molto allungato e posteriormente da 15 raggi molli più alti. L'anale è sviluppata e ha 3 raggi spinosi e 7 molli. Le ventrali (1 raggio spinoso e 5 molli)  sono molto grandi e lanceolate e arrivano a superare la base posteriore della pinna anale. Le pettorali (17 raggi spinosi) sono più piccole e trasparenti. La caudale (17 raggi)  è molto forcuta, con lobi lunghi terminanti in punta; il lobo inferiore è più lungo del superiore.



La colorazione è accesa e va dal rosso rubino all'arancio e al giallo.  Sulle guance degli esemplari adulti appaiono delle fasce gialle e, a volte, anche delle piccole macchie verde-senape lungo il profilo superiore del dorso.
Frequenta grotte, anfratti oscuri nelle zone scogliose, cigliate e relitti quasi sempre in piccoli branchi e lo si può incontrare a profondità dai 25 ai 40 metri. Vive anche a profondità maggiori (anche 2 00 m) sulle secche a coralline e sui fondi ghiaioso-erbosi.  La riproduzione avviene in primavera.  E' una specie carnivora che si nutre di forme giovanili di altri pesci e di piccoli crostacei. Si cattura con nasse e con i tramagli. Abbocca, pure, alle lenze. Carni discrete, ma spinose. Non supera i 25 cm, normalmente le sue dimensioni sono intorno ai 12-18 cm.



Si cattura con reti da posta e nasse oltre che con le lenze innescate con esche animali.

Le carni hanno scarso valore perché liscose.
Vive in banchi non compatti e poco dinamici. Se disturbati i banchi si rifugiano immediatamente in un anfratto. Ha abitudini notturne.

Si nutre di crostacei e pesciolini.

È un ermafrodita proterogino, che da femmina diviene maschio con la crescita. Si riproduce in estate.



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