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martedì 22 marzo 2016

IL TOPLESS



Il topless è lo stato di nudità del busto femminile, generalmente esibito in luoghi pubblici.

Il termine topless può riferirsi, tra le varie accezioni, a:

una donna che si esibisce nella maniera suddetta (es. "una modella topless");
un'attività o manifestazione dove ci si mostra a seno nudo (es. "una danza topless");
un ritratto artistico o fotografico di una donna a torso nudo;
un luogo in cui è consentito o tollerato il topless (in particolare le spiagge);
un abbigliamento progettato appositamente per tale scopo (es. il monokini).
A differenza della civiltà occidentale, dove il topless (escluse le aree dove è esplicitamente permesso) resta un tabù a causa delle implicazioni a sfondo sessuale che comporta, in molte popolazioni indigene, specialmente africane ed oceaniche, le donne si mostrano a torso nudo esattamente come gli uomini in maniera del tutto naturale.

Nelle società occidentali, se da una parte è consentito senza scandali alle donne di mostrarsi in décolleté (soprattutto in costume da bagno), dall'altra la copertura delle parti basse del petto femminile fa parte del comune senso del pudore, cosicché anche a livello giuridico, a seconda delle legislazioni vigenti nei vari paesi, il topless rientra tra gli atti osceni in luogo pubblico. Il movimento topfree si oppone a questa presa di posizione considerandola sessista, dal momento che gli uomini, al contrario, possono andare in giro a torso nudo senza problemi.

Ci sono stati aspri dibattiti riguardo all'esposizione pubblica delle mammelle, in particolare per le donne che allattano al seno i bambini, ma ora nella maggior parte delle legislazioni quest'ultima pratica è consentita, mentre qualsiasi altra esibizione diversa dall'allattamento viene considerata indecente ed oscena.

In Italia, dopo una lunga e animata discussione circa la moralità di tale comportamento, anche fortemente rivendicato in partecipate manifestazioni femministe degli anni sessanta, anni settanta e anni ottanta, durante le quali si bruciavano pubblicamente i reggiseni, la questione del topless è stata definitivamente conclusa dalla III sezione penale Corte di Cassazione che, con sentenza numero 3557 del 2000, ha sancito la liceità del topless in spiaggia, in quanto «ormai da vari lustri è comunemente accettato ed entrato nel costume sociale».

Al topless è stato di recente dedicato un saggio dal titolo "corpi di donna, sguardi di uomo. Sociologia del topless" in cui l'autore, il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann sostiene che dietro una pratica apparentemente banale ci sia in realtà un insieme di "regole precise benché segrete". Ogni donna deve, secondo Kaufmann, "rispettare un codice di comportamento suggerito dalla struttura del suo corpo, dalla sua età, dalla sua cultura e dalla tipologia della spiaggia".

Il topless viene tollerato soltanto in apposite aree riservate, tra cui gli spogliatoi femminili, le saune, le piscine aperte e le spiagge dove tale pratica non è vietata; pertanto il suo uso a livello pubblico è limitato esclusivamente all'abbronzatura e (al limite) ad atti di esibizionismo e contestazione. Le spiagge "topless" sono diffuse specialmente in Europa ed Australia e si differenziano dalle spiagge per nudisti in quanto i bagnanti coprono i propri genitali. Generalmente le donne che si abbronzano in topless non si definiscono nudiste.

In alcune manifestazioni, come i carnevali di Rio de Janeiro e New Orleans, viene consentito alle donne che sfilano con i carri di esibirsi in topless per le strade.

A New York dal 1992 è legale il topless in ogni luogo pubblico della città, mentre nei luoghi privati spetta al proprietario/gestore decidere se accettarlo o meno.

L'organizzazione GoTopless, che si batte per "uguaglianza del torso nudo" negli Stati Uniti, riferisce che solo in tre stati il topless femminile è vietato (Utah, Indiana e Tennesse). Nella maggior parte degli Usa invece vi è un certo grado di "libertà di topless", sebbene alcune ordinanze locali possano vietare o consentire il seno nudo in pubblico in opposizione alla legge dello stato. Il tutto non senza contraddizioni. Scrive Time: "Scout Willis, figlia dell'attore Bruce Willis, di recente ha illustrato il punto che alle donne è tecnicamente consentito di camminare per le strade di New York City in topless, ma non di pubblicare le foto in topless su Instagram".

In Occidente il topless veniva impiegato come forma di intrattenimento per soli adulti, soprattutto nei locali di striptease. A partire dalla fine del XX secolo, molte figure femminili in topless appaiono normalmente sulle riviste di gossip o sui calendari sexy.

Nel Regno Unito diversi tabloid inglesi pubblicano quotidianamente una rubrica in terza pagina dedicata alle modelle in topless, nota come Page Three girls, a cominciare dal The Sun nel 1970. Ciò ha scatenato diverse polemiche, tra cui quella lanciata dalla parlamentare femminista britannica Clare Short, che promosse l'abolizione della rubrica, ma senza successo, in quanto la pagina fu considerata inoffensiva.

Anche in altri paesi del mondo, tra cui Germania e Stati Uniti d'America, esistono in alcuni giornali pagine simili a quelle sopra descritte.



In Italia per molti anni le testate Panorama e L'Espresso hanno pubblicato in copertina foto di donne in topless, spesso anche senza riferimento specifico al tema trattato nel giornale.

Il topless non è sempre stato un problema di pubblica decenza, anzi, durante la storia dell’uomo è stato più comune di quanto una persona potrebbe immaginare.
Nelle culture islamiche il seno ha cominciato a essere coperto a partire dal settimo secolo, quando la religione ebbe grande diffusione. In Indonesia, le donne iniziarono a coprire il seno nel 1200, anche lì in coincidenza con la diffusione dell’Islam. In India prima che arrivasse l’islam coprire il seno era un simbolo di appartenenza ad alcune caste; nella zona del Kerala il gruppo etnico di maggioranza, i malayalee, solo alle donne dei brahamini (la casta religiosa) e dei kshatriya (i guerrieri) era permesso coprirsi il seno fino al 1858.

L’occidente è sempre stato un esempio di pudicizia, il dittatore de facto della Thailandia Plaek Pibulsonggram (un ammiratore di Hitler) nel 1942 aveva stabilito una serie di regole che i cittadini thailandesi dovevo seguire tra cui il divieto di entrare nei centri urbani in topless per le donne.
Nel 2004 in Australia scoppiò un caso che ebbe risonanza nazionale: ad Alice Springs, una cittadina di 25.000 abitanti a più di mille km di deserto da qualsiasi altra città, la polizia costrinse a rivestirsi delle donne aborigene in topless durante un ballo tradizionale in un parco cittadino. La reazione della comunità aborigena fu veemente.

Fino al 1700 in Europa il seno nudo non destava particolare scandalo, anzi, era comune nelle classi più elevate. Ci sono moltissimi ritratti di regine e nobili con un seno fuori dal vestito, altre venivano ritratte con entrambi i seni esposti ma quello probabilmente era riservato alle amanti di re e nobili. Come nell’epoca moderna allora le mode delle classi elevate pian piano passano alle classi più umili e così anche le donne normali potevano andare in giro con scollature vertiginose o un seno fuori dal vestito. All’epoca esisteva anche un make-up specifico per i capezzoli.

L’abitudine durò fino all’epoca vittoriana in cui ci fu una svolta puritana da cui la società anglosassone si sta ancora riprendendo. Negli USA fino al 1936 era illegale anche per gli uomini stare in pubblico a torso nudo. La prima scena in un film di Hollywood in cui un uomo è ripreso a torso nudo è del 34, anno in cui Clark Gable destò scandalo in It Happened One Night.

Il topless a partire dagli anni ’60 divenne il simbolo della lotta femminista. Il primo costume senza top per signore fu il monokini di Rudi Geinrich indossato da Peggy Moffit nel 1964 ma indossarlo in pubblico negli Stati Uniti era illegale.
Tutto rimase così fino all’azione delle sette ragazze di Rochester, che si presentarono in topless in un parco nel 1986, furono arrestate e ricorsero in appello fino a quando, nel 1992, la Suprema Corte di New York diede ragione alle ragazze e rese legale stare in topless per le donne nello Stato di New York. Uno dei motivi della corte è particolarmente interessante, continuare a nascondere il seno non fa altro che rinforzare l’ossessione culturale verso di esso da parte di entrambi i sessi e scoraggia le donne dall’allattare i loro bambini.

Il modello originale del topless,  nacque nel 1964, per opera di Rudi Gernreich, un creatore di moda austriaco-americano, che chiamò questo costume monokini. Come si vede, il monokini era in fondo un castigatissimo costume intero, cui mancava la parte superiore, che veniva sostituita da due bretelline che lasciavano scoperto il seno. Probabilmente il creativo si era ispirato ai costumi di scena delle ballerine delle Folies Bergères, che già negli anni Venti ballavano con costumi simili.

Gernreich vendette, nella prima stagione estiva, 3000 costumi da bagno, a 24 dollari a pezzo.  La novità del design aveva catturato l’attenzione di molte persone, che lo avevano acquistato, anche se non lo avrebbero poi mai indossato. Rapidamente ribattezzato “topless” (top-less, senza il sopra), il costume non veniva indossato negli Stati Uniti, anche perché esporre il seno nudo in spiaggia era (ed è) proibito. Diversa la situazione in Europa, e soprattutto in Francia, dove Brigitte Bardot lanciò la moda di prendere il sole senza il reggiseno del costume, in un Hotel di Saint Tropez.

Dall’altra parte dell’Oceano in quegli stessi anni, a New York, il New York City Police Department ordinava di arrestare qualsiasi donna che avesse osato indossare un monokini. Nei dintorni di Chicago, una modella diciannovenne si mostrò in monokini in spiaggia e ricevette una multa di 100 dollari. La stampa si occupò largamente di questo caso, che contribuì a far conoscere questo particolare costume in tutto il mondo. In Italia e in Spagna, la Chiesa mise in guardia contro la moda del topless, che comunque anche sulle nostre coste non sfondò mai, perché, seguendo la moda di BB, si preferì semplicemente togliersi il reggiseno, anziché indossare questo costume da bagno con inutili bretelle. Il monokini aprì comunque, a suo modo, la strada alla rivoluzione sessuale, sottolineando la libertà personale della donna di potersi scegliere l’abbigliamento che desiderava, anche se era considerato provocante.

Il seno nudo spopolò al Festival di Woodstock nel 1969, che qui aveva il sapore di una rivendicazione femminista. Perché gli uomini potevano mostrarsi a petto nudo e le donne no? Il reggiseno divenne simbolo di discriminazione, tanto che negli Usa le femministe bruciarono in un grande rogo i loro reggiseni, davanti all’hotel in cui si svolgeva il concorso di Miss America. Perfino in Italia si diffuse piano piano la moda del topless.  Indimenticabile, la descrizione del sindaco di Pantelleria, che nel luglio del 1982 vietò il nudismo sulla sua isola per evitare quelle donne che “espongono al sole seni che sono stomachevoli escrescenze carnose, flaccide e bislunghe”.

Nel 1985, il creatore del topless, Rudi Gernreich tentò di lanciare un nuovo costume da bagno, altrettanto trasgressivo, se non di più: esso infatti mostrava in bella vista i peli pubici e si chiamava pubikini. Non ebbe naturalmente successo e poco tempo dopo il fashion designer  morì. Corsi e ricorsi della storia, negli ultimi tempi anche in Francia il topless è tornato ad essere un tabù. Un quarto delle ragazze tra i 18 e i 24 anni, si dice “molto pudica”, ma soprattutto, come osserva lo storico Christophe Granger (autore de ‘Les corpes d’été): “il sole è diventato nefasto e la nudità non è più associata alla libertà”.


LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2016/03/i-nudisti.html





sabato 22 agosto 2015

SOLE E SALUTE



L'esposizione al sole aiuta la guarigione della psoriasi. Nell'ambito di questa malattia della pelle, per cui non è ancora stata trovata una soluzione definitiva, terapie a base di bagni di luce vengono praticate da anni con successo: una recente ricerca di ambito statunitense ha condotto ulteriori studi sul campo: dopo 4 settimane con una terapia della luce sono stati evidenziati significativi miglioramenti nell'84% dei soggetti coinvolti.

Sole, sul quale le ultime ricerche scientifiche stanno effettuando nuovi studi e ricerche. Se indagini di ambito americano stanno dimostrando l'efficacia dell'elioterapia per la prevenzione a numerose patologie, una cosa è certa: i bagni di luce stimolano anche il sorriso.

Un team di ricercatori dell'Università di Pisa guidati dal professor Gino Fornaciari ha condotto uno studio sui resti scheletrici di nove piccoli principi fiorentini appartenenti alla famiglia Medici. Affetti da rachitismo a causa della carenza di vitamina D, la crescita dei bambini fu fortemente indebolita dal latte materno come unica fonte di sostentamento fino ai due anni e per la mancanza di luce, motivata da una vita rigidamente confinata ai ricchi salotti delle lussuose dimore nobiliari..

Il sole è fondamentale per l’organismo e ha su di esso numerosi effetti benefici: stimola la sintesi della vitamina D, punto di partenza per la formazione e lo sviluppo dell’apparato scheletrico (perciò indispensabile per la crescita dei bambini); stimola il tono fisico e muscolare; migliora l’umore; attenua i dolori muscolari; è di giovamento per chi soffre di psoriasi o di dolori reumatici; combatte i brufoli, grazie all’azione antibatterica dei raggi ultravioletti (anche se l’ispessimento della pelle causato da prolungate esposizioni finisce con l’ostruire i follicoli sebacei e così, chi ha problemi di acne, dopo un iniziale miglioramento, si ritrova nella condizione di partenza).

Un’eccessiva esposizione al sole però, può causare sia effetti diretti e immediati come eritema, orticaria e scottature, sia effetti tardivi e indiretti che sono assai più gravi.

I primi, sono generalmente reversibili e facilmente risolvibili con cure adeguate ma, oltre al disagio iniziale, possono contribuire allo sviluppo di altre patologie future, soprattutto in persone predisposte. I secondi invece, hanno notevoli e pericolose conseguenze sull’organismo: macchie brune, cheratosi (ispessimenti della cute), invecchiamento precoce, degradazione del DNA (soprattutto in corrispondenza di esposizioni prolungate) e degradazione dei fosfolipidi di membrana, ossia tutte condizioni che nel tempo possono degenerare in forme maligne.

L’abbronzatura di per sé, è una risposta fisiologica di difesa della nostra pelle stimolata dall’azione del sole: la melanina, quindi, se dal lato estetico regala un colorito più scuro, dall’altro è un vero e proprio meccanismo difensivo del corpo che in questo modo, riesce a filtrare le radiazioni solari, ostacolando la penetrazione dei raggi ultravioletti.

I cheratinociti invece, intervengono in un secondo sistema di protezione: l’ispessimento cutaneo, che impedisce ai raggi ultravioletti di penetrare in profondità e danneggiare le cellule. Quando però l’esposizione è eccessiva e avviene senza corrette precauzioni, i sistemi difensivi del corpo non sono più sufficienti e si verificano i danni cutanei del sole, più e meno gravi:

– la prima reazione è la scottatura o eritema solare, che può divenire anche una vera ustione: si caratterizza per arrossamento, calore e bruciore, prurito e dolore nella zona colpita (anche con bolle). La scottatura si attenua e regredisce gradualmente nel giro di pochi giorni. L’entità dell’eritema, che a sua volta dipende dal fototipo e dalla dose di raggi U-V assorbiti, è proporzionale al tempo di guarigione.



– le discromie o macchie cutanee compaiono anche se, in molti casi, il sole non è il diretto responsabile: è il caso, per esempio, delle lentigo senili che solitamente appaiono in età adulta a causa di prolungate esposizioni ai raggi ultravioletti solari o artificiali (lampade abbronzanti).

– I tumori della pelle: ne esistono tre principali tipi: i carconomi basocellulari, quelli spinocellulari e i melanomi. Dalle cellule epiteliali hanno origine i carcinomi basocellulari e quelli spino cellulari, e crescono molto lentamente e di rado danno luogo a metastasi; dai melanociti invece si sviluppano i melanomi, che sono la forma più grave dei tumori della pelle poiché possono dar luogo con maggiore frequenza a metastasi.

Il carcinoma spinocellulare nasce dalle cellule più superficiali dell’epidermide ed è la forma di tumore cutaneo più chiaramente associato all’esposizione cronica e cumulativa al sole. Colpisce prevalentemente le parti del corpo più esposte (viso, orecchie, collo, cuoio capelluto, spalle e dorso), difficilmente dà luogo a metastasi e si cura con facilità.

Il basalioma nasce dalla morte delle cellule più profonde dell’epidermide ed è associato ad un’esposizione intensa e intermittente, tipica delle vacanze. Si presenta come un piccolo nodulo duro al tatto che progressivamente cresce di dimensioni. In alcuni casi possono essere pigmentati e quindi scambiati per melanomi. Colpiscono dopo i 60 anni, raramente danno metastasi e sono forme neoplastiche aggressive.

Per i melanomi, i fattori di rischio conosciuti ad oggi sono diversi, alcuni sono strettamente legati alla persona:
– predisposizione familiare (in circa il 10%);
– presenza di lentiggini o di nei, soprattutto se grossi, dai bordi irregolari, di forma e colore variabile o in gran quantità (più di 50): effettuate una visita di controllo da uno specialista per precauzione;
– occhi, capelli e pelle chiara (coloro che si scottano con facilità ma non si abbronzano).

Il legame tra l’esposizione ai raggi solari e l’insorgenza del melanoma quindi, è meno forte rispetto agli altri tumori della pelle: si è comunque osservato che molti pazienti avevano avuto ustioni solari in età giovanile, oppure avevano mostrato un aumento del numero dei nevi a seguito dell’esposizione ai raggi ultravioletti.

A differenza degli altri tumori della pelle, il melanoma può essere letale se non si interviene negli stadi iniziali: può crescere sia in superficie sia in profondità. Le cellule tumorali possono staccarsi dalla zona d’origine e raggiungere i linfonodi più vicini (ascelle, inguine e collo) oppure, attraverso la circolazione sanguigna, qualsiasi organo. Il rischio che il melanoma possa dare metastasi è tanto maggiore quanto più alto è il suo spessore (rischioso è 1 millimetro).

Le rughe sono la manifestazione estetica della rottura del collagene e delle altre strutture cellulari cutanee con conseguente cedimento strutturale, dovute all’eccessiva esposizione al sole. Secchezza e ruvidezza, disidratazione, riduzione dell’elasticità e della sensibilità cutanea sono altre conseguenze di un invecchiamento precoce della pelle che per questo deve essere accuratamente e costantemente protetto durante l’esposizione solare.

Forse meno noti ma ugualmente nocivi, sono i problemi alla vista: le radiazioni ultraviolette possono causare importanti danni alla cornea, alla retina e al cristallino con sintomi quali dolore corneale, fotosensibilizzazione, lacrimazione e spasmo delle palpebre. L’uso di occhiali a lenti scure con una montatura avvolgente quindi, deve essere sempre un obbligo soprattutto nelle ore più calde del giorno. Le lenti colorate sfumate o chiare, in molti casi non sono in grado di proteggere sufficientemente l’occhio.

Sul prodotto deve essere indicato il potere filtrante: da 0 (protezione quasi nulla) a 4 (protezione massima, utile in condizioni estreme, come in alta quota). Gli occhiali protettivi sono necessari perché la semplice chiusura delle palpebre non è da sola in grado di proteggere l’occhio dagli effetti dannosi della luce solare.



L’immunosoppressione o disfunzioni al sistema immunitario: gli Uva danneggiano alcune cellule presenti nella cute ed aventi funzioni difensive: sono le cellule di Langherans, vere e proprie “sentinelle” nei confronti di agenti estranei o di cellule cutanee alterate. Inoltre, sono in grado di stimolare linfociti che alterano i naturali sistemi di riparazione del DNA: le cellule possiedono sofisticati sistemi in grado di riconoscere le eventuali anomalie (perdita, per esempio, di tratti di DNA) e di “ripararle” attraverso enzimi che ricostruiscono il filamento di DNA che è stato danneggiato. Se questo processo però viene appunto alterato, si possono verificare errori di riparazione e difesa: proprio da un fallimento potrebbero svilupparsi cellule pericolose (cancerose), che possono incominciare a replicarsi senza controllo e invadere le zone vicine.

La fotosoppressione e fotodermatosi: il 70% delle potenziali fototossine (alcuni farmaci antinfiammatori, antibiotici, il benzoilperossido e di fotoallergeni) sono sostanze che vengono attivate e modificate dalla luce UVA e possono provocare reazioni cutanee su base infiammatoria o immunologica. Ciò significa che le fototodermatosi sono causate sia dagli Uvb sia dagli Uva che in questo modo, “lavorano” in sinergia. Ecco perché si raccomanda la protezione anche verso i raggi Uva!

L’allergia al sole, o fotosensibilità, è una reazione del sistema immunitario alla luce solare: il più delle volte si manifesta come eruzione cutanea accompagnata da prurito. Le zone colpite con maggior frequenza sono il collo, il dorso delle mani, la parte esterna delle braccia e la parte bassa delle gambe. In rari casi la reazione cutanea può essere più grave e causare la comparsa dell’orticaria o di piccole vesciche che si possono diffondere anche nelle zone di pelle coperte dai vestiti.

Le allergie alla luce solare sono causate da cambiamenti che si verificano nella pelle esposta al sole. Non si sa con esattezza perché l’organismo reagisca in questo modo, tuttavia il sistema immunitario riconosce alcuni componenti della pelle alterata dal sole come “estranei” e l’organismo attiva le difese immunitarie contro di essi. In questo modo si origina una reazione allergica che si presenta sotto forma di esantema, di minuscole vesciche o, più di rado, di eruzione cutanea di tipo diverso.

Le allergie al sole si verificano soltanto nelle persone sensibili e, in alcun casi, possono essere provocate da un’esposizione al sole che dura solo per pochi minuti. I ricercatori non sanno con esattezza perché alcune persone soffrano di allergie di questo tipo e altre no, ma le ricerche sembrerebbero confermare che alcune forme di fotosensibilità sono ereditarie.

La dermatite polimorfa solare, che di solito si manifesta con eruzione cutanea e prurito sulla pelle esposta al sole, è in ordine di frequenza il secondo problema della pelle causato dal sole dopo le normali scottature. Si verifica in una percentuale variabile dal 10 al 15 per cento della popolazione degli Stati Uniti e colpisce persone di tutte le razze e di tutte le origini etniche. Le donne sono più colpite degli uomini e i sintomi di solito si manifestano per la prima volta durante la giovinezza. Nei climi temperati la dermatite polimorfa solare di solito è rara durante l’inverno, ma frequente durante i mesi primaverili ed estivi. In molti casi l’eruzione cutanea si ripresenta ogni primavera, immediatamente dopo che la persona ricomincia a passare più tempo all’aria aperta. Con l’arrivo dell’estate, poi, l’esposizione ripetuta al sole può far diminuire la sensibilità alla luce solare: le eruzioni cutanee della dermatite polimorfa solare possono scomparire totalmente, oppure diventare via via meno gravi. Gli effetti di questo processo di desensibilizzazione, detto rafforzamento, di solito durano per tutta l’estate, però le eruzioni cutanee spesso si ripresentano in tutta la loro intensità la primavera seguente.
Prurigo attinica (Dermatite Polimorfa Solare ereditaria). Questa forma ereditaria di DPS colpisce le persone di origine amerindiana, tra cui gli indiani dell’America settentrionale, meridionale e centrale. I sintomi di solito sono più intensi di quelli della DPS classica; spesso iniziano più precocemente, già durante l’infanzia o l’adolescenza. In una stessa famiglia, diverse generazioni potrebbero essere colpite da questo problema.
Dermatite fotoallergica. In questa forma di allergia al sole la reazione cutanea è scatenata dall’effetto della luce solare su una sostanza chimica applicata sulla pelle (normalmente si tratta di un ingrediente delle creme solari, dei profumi, dei cosmetici o delle pomate antibiotiche) o ingerita con un farmaco (spesso un farmaco prescritto dal medico). Tra i farmaci che con maggior frequenza sono in grado di provocare una dermatite fotoallergica ricordiamo:
gli antibiotici (soprattutto le tetracicline e i solfonammidi),
le fenotiazine usate per curare determinati disturbi psichiatrici,
i diuretici usati per curare l’ipertensione e l’insufficienza cardiaca,
alcuni contraccettivi orali.
La Food and Drug Administration (FDA), ha anche collegato alcuni casi di dermatite fotoallergica a 3 comuni antidolorifici disponibili in farmacia senza ricetta: l’ibuprofene, il naprossene, il ketoprofene.

Orticaria solare. Questa forma di allergia al sole provoca la comparsa dell’orticaria (grandi bolle arrossate che causano prurito) sulla pelle esposta al sole. È un disturbo raro che colpisce con maggior frequenza le giovani donne.

La dermatite polimorfa solare di solito si presenta sotto forma di eruzione cutanea che causa prurito o bruciore durante le prime due ore di esposizione al sole. La reazione di solito si manifesta sulle zone esposte al sole del collo, del torace, delle braccia e delle gambe. Inoltre, possono comparire brividi, mal di testa, nausea e malessere generale per una o due ore. In rari casi, si può avere un’eruzione di placche rosse (piatte e in rilievo), di vescicole piene di liquido o di minuscole aree di sanguinamento sottopelle.
Prurigo attinica (DPS ereditaria). I sintomi sono simili a quelli della DPS, ma di solito sono concentrati sul volto, soprattutto intorno alle labbra.
La dermatite fotoallergica normalmente provoca un’eruzione cutanea con rossore e prurito oppure piccole vesciche. In alcuni casi l’eruzione cutanea si diffonde anche alle zone di pelle coperte dagli abiti. La dermatite fotoallergica è una forma di reazione di ipersensibilità ritardata, quindi i sintomi cutanei potrebbero presentarsi anche uno o due giorni dopo l’esposizione al sole.
L'orticaria solare normalmente compare sulle zone di pelle esposte entro pochi minuti dall’esposizione al sole.