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venerdì 18 settembre 2015

I Coralli del Mediterraneo



La barriera corallina, tipico ambiente tropicale, è l’emblema del mare ricco e pulito. Foreste di animali-piante, con scheletri di carbonato di calcio, ospitano una vita brulicante e coloratissima. Intanto diciamo subito che i «coralli» delle formazioni coralline non hanno niente a che vedere col corallo rosso, usato in gioielleria. Gli zoologi li mettono nello stesso phylum (gli cnidari) e nella stessa classe (gli antozoi) ma i coralli delle formazioni coralline sono madreporari (è per questo che si chiamano madrepore) mentre il corallo rosso è un gorgonaceo, parente delle gorgonie che popolano il Mediterraneo, sui fondi rocciosi al di sotto di 10-15 m, fino a profondità rilevanti, quelle dove i corallari vanno in cerca dell’oro rosso.

In Mediterraneo non ci sono formazioni coralline simili a quelle tropicali, però qualcosa di analogo c’è. I coralli tropicali vivono in superficie, e hanno alghe simbionti nei loro tessuti. Sono carnivori e, con i tentacoli dei loro polipi (gli individui che formano le colonie), catturano prede, ma sono anche fotosintetici, grazie ai simbionti algali. Un misto tra piante e animali. Le alghe simbionti richiedono luce e, dove la luce non arriva, i coralli non vivono. Ma i nostri sì.

Da tempo si sapeva che, a qualche centinaio di metri di profondità, sul pendio che, lungo le coste, porta verso gli abissi marini, erano presenti formazioni coralline: i coralli bianchi. I pescherecci, ogni tanto, tiravano su grandi colonie morte di questi madreporari. Si pensava che oramai ci fossero solo tanatocenosi, un parolone per dire: tracce di comunità di organismi oramai morti. E invece, una decina di anni fa, l’uso dei sommergibili da ricerca ha permesso di scoprire che i coralli bianchi sono vivi anche nel  Mediterraneo.

Una formazione importante si trova al largo di Santa Maria di Leuca, e più a nord, nell’Adriatico meridionale, nel canyon sottomarino da cui esce un flusso d’acqua fredda che parte dal nord Adriatico e, ricca di ossigeno, rifornisce gli abissi dello Ionio. In questa corrente ci sono le condizioni per il rigoglio delle barriere coralline: le formazioni a coralli bianchi. L’Unione Europea ha finanziato un progetto, CoCoNet, per studiare la possibilità di creare reti di Aree Marine Protette in Mediterraneo e in Mar Nero, includendo non solo le zone costiere ma anche il mare profondo. Lo studio pilota si sta facendo nel Canale d’Otranto, dove le aree marine protette sulle due sponde, la italiana e quelle greche, albanesi, montenegrine e croate, sono idealmente congiunte ai coralli di Leuca e del Canyon di Bari. La prima rete potrebbe essere proprio quella, unendo la protezione delle coste con quella degli abissi. Perché, andando con i sottomarini da ricerca, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare e l’Istituto di Scienze Marine del CNR stanno scoprendo sempre maggiori porzioni della nostra barriera corallina.



Il coralligeno,il cui nome ricorda i coralli, ma il coralligeno è fatto principalmente di alghe, le alghe coralline. Anche loro hanno scheletro calcareo e formano concrezioni che innalzano il fondo del mare, sono biocostruzioni. Assieme agli scheletri delle alghe coralline, il coralligeno è formato da madreporari (simili a quelli delle formazioni tropicali), gorgonie, briozoi (animali bellissimi e coloratissimi), tantissime spugne dai colori più sgargianti, attinie, molluschi, anellidi, e ascidiacei. Le foreste di gorgonie, spugne e briozoi sono altrettanto emozionanti da vedere delle foreste di coralli. Il coralligeno ama le acque fredde ed è disturbato da temperature troppo alte. Lungo le coste del Mar Ligure, per esempio, le gorgonie e le spugne sono morte, qualche anno fa, perché la temperatura dell’acqua, alla profondità dove di solito il calore solare non arriva troppo intensamente, è salita troppo.

Il Corallium rubrum o semplicemente “Corallo Rosso” è molto diffuso nei mari di tutto il mondo ma specialmente nel mar Mediterraneo in Sicilia, Sardegna, Corsica e in Liguria ma in natura lo si può trovare diffuso anche nell’Oceano Atlantico in Marocco, Canarie e in Portogallo. Questo bellissimo corallo vive fino a 200 metri di profondità in luoghi con scarsa vegetazione e in zone poco illuminate. Il Corallium rubrum è un corallo che non mancherà di essere trovato dai sub che vogliono esplorare delle grotte sottomarine o dei luoghi ombrosi come strapiombi e fenditure tra le rocce. Solo partendo dai 20 metri di profondità possiamo incominciare a trovare questo corallo rosso. Il Corallium rubrum prende il suo nome da “Corallium” che significa appunto “Corallo” e da “rubrum” che significa “rubino” per via del suo color rosso acceso, infatti, molti lo conoscono semplicemente con il nome comune di “Corallo Rubino”.

Questi bellissimi coralli crescono molto lentamente, circa tre o quattro centimetri l’anno, ma con il tempo riescono a formare delle colonie molto ramificate che possono arrivare a crescere non oltre i trenta centimetri di altezza. Questo corallo rosso in realtà, può avere anche diversi colori a parte il rosso rubino come ad esempio neri, bianchi e molto raramente anche di color rosa pallido. I polipi del Corallium rubrum sono di color bianco e sono lunghi solo pochi millimetri, dotati di otto tentacoli che si possono vedere solo quando si estroflessono per poter catturare cibo come plancton e altre sostanze nutritive che possono riuscire a catturare.

Possiedono uno scheletro di tipo calcareo veramente molto duro che lo rende un ottimo materiale per poter realizzare dei gioielli, infatti, molti conoscono i coralli rossi solo perché li hanno visti in qualche gioielleria. Il “Corallium rubrum” si riproduce rilasciando delle larve che trasportate dalla corrente dell’acqua si poggiano sul substrato dando vita a un nuovo corallo. Questi coralli hanno una forma che li rende molto facili da poter spezzare, l’uomo ha abusato parecchio sulla raccolta di questi coralli.

I coralli duri sono quelli che costituiscono la vera barriera corallina; sono detti ermatipici e sono spesso associati a delle alghe unicellulari chiamate zooxantelle. Queste alghe simbiotiche, sono contenute in grande numero nei tessuti dei polipi corallini (si è stimato la presenza di oltre un milione di cellule per centimetro cubico) e queste ultime sono in grado di favorire la sintesi del calcare dei coralli stessi e, inoltre, hanno anche lo scopo di fornire e elaborare le sostanze nutrienti. Questi coralli costruttori o Madreporari, hanno anche un’altra caratteristica che li accomuna tra di loro: i tentacoli dei loro polipi sono sempre in numero di 6 o multipli di 6 e sono inclusi nella sottoclasse degli Esacoralli. A questa sottoclasse appartengono vari generi quali ad esempio: Acropora, Favites, Pachyseris, Goniastrea, Caryophyllia.



All’altro gruppo appartengono i coralli molli, termine comunque non proprio corretto. Questi animali possono crescere anche senza sostegni rigidi e nel corso della loro storia evolutiva, hanno quindi rinunciato ad avere uno scheletro, adottando strutture meno "pesanti". Infatti il loro corpo è composto di una massa di cellule dalla consistenza gelatinosa e compatta. I loro polipi hanno sempre 8 tentacoli e perciò appartengono alla sottoclasse degli Ottocoralli. Sono chiamati anche coralli aermatipici, coralli che non intervengono nelle costruzioni di scogliere. Ne fanno parte tra l’altro gli ordini Gorgonacea, con vari generi e specie quali ad esempio, il corallo rosso Corallium rubrum, Eunicella, etc. Negli altri ordini, vi troviamo gli Alcionacei con i generi Sarcophyton, Lythophyton, Alcyonium. Altro gruppo, è quello delle Pematulacea (penne di mare), con alcuni generi quali Pteroeides, Pinnatula, Veretillum.

Questi organismi hanno una lunga storia evolutiva alle spalle, apparvero già nel Cambriano 540 - 490 milioni di anni fa, primo periodo dell’era Paleozoica. Si trasformarono e prosperarono nelle successive ere superando indenni le varie estinzioni di massa, giungendo fino a noi con forme e colori di straordinaria bellezza. Termino ricordando che i coralli crescono da 1 millimetro a 3 centimetri l’anno, quindi per esempio, una formazione corallina di qualche metro può avere bisogno di millenni per formarsi, ma per far questo il corallo necessita di condizioni biologiche ben precise, quali acqua pulita, limpida, ben areata e a temperatura costante.

Per quanto riguarda le gorgonie, anche nella secca dei Francesi, ad una profondità di circa 60 mt, si osservano formazioni rare di corallo nero Antipathes dicotoma, queste amano un fondale duro e le correnti ricche di nutrienti. Una formazione particolarmente folta di questi organismi, che sono allo studio da parte dei ricercatori provenienti da tutto il mondo. Il falso corallo nero mediterraneo, Savaglia savaglia, è abbondante anche nei fondali del Mar Ligure, a Portofino.




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lunedì 14 settembre 2015

IL CANALE DI SUEZ



Il Canale di Suez, è un canale artificiale navigabile situato in Egitto, ad ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said sul mar Mediterraneo e Suez sul Mar Rosso. Il canale consiste di due tratte, a nord e a sud del Grande Lago Amaro. Il canale venne realizzato dal francese Ferdinando de Lesseps su progetto dell'ingegnere austriaco Luigi Negrelli.

Secondo le Storie del greco Erodoto, intorno al 600 a.C. il faraone Nekao II intraprese lavori di scavo, senza però terminarli.

Il canale fu terminato dal re Dario I, il conquistatore persiano dell'antico Egitto. Dario commemorò la sua opera su diverse steli di granito disposte sulle rive del Nilo, fra cui quella di Kabret, a 200 km da Pie. L'iscrizione di Dario dice:

« Il re Dario ha detto: io sono persiano. Oltre alla Persia, ho conquistato l'Egitto. Ordinai di scavare questo canale dal fiume chiamato Nilo che scorre in Egitto al mare che inizia in Persia. Quando questo canale fu scavato come io avevo ordinato, navi sono andate dall'Egitto fino alla Persia, come io avevo voluto. »
Il canale fu restaurato dal faraone ellenistico Tolomeo II nel 250 a.C.

Nel 30 a.C., come ci racconta Plutarco nella Vita di Marco Antonio, la regina Cleopatra d'Egitto aveva tentato di far passare quello che restava della sua imponente flotta, dopo la battaglia di Azio, attraverso il canale di Suez, per avere accesso al Mar Rosso: tuttavia non vi riuscì; il canale era ormai insabbiato. La regina tentò allora di far trasportare le sue navi, cariche del tesoro d'Egitto, su dei tronchi, ma a causa delle ostilità incontrate da parte di alcune tribù, che diedero fuoco alle prime navi, dovette desistere anche da questo ambizioso progetto. Il canale divenne completamente inutilizzabile in epoca imperiale (Plinio il Vecchio ne descrive i tentativi di costruzione, ma pare non essere a conoscenza del fatto che fosse stato in funzione). Nel corso dei successivi 1000 anni fu più volte modificato, distrutto e ricostruito, fino al definitivo abbandono del progetto di costruzione nell'VIII secolo sotto il califfo abbaside al-Mansur.

Già nel 1504 alcuni mercanti veneziani proposero ai sultani mamelucchi regnanti in Egitto di collegare il Mar Rosso con il Mediterraneo tagliando l'istmo di Suez. E di questa possibilità si parlò, in ambiente ottomano, per tutto il corso del Cinquecento, in particolar modo nel 1568 con il gran visir Mehmed Pascià.

Nel 1799, durante la spedizione in Egitto, il generale francese Napoleone Bonaparte contemplò l'idea di costruire un canale, ma un rilievo preliminare concluse erroneamente che il dislivello fra i due mari era di 10 metri, il che avrebbe reso necessario un sistema di chiuse. Nel 1833 un primo progetto di canale fu presentato al viceré d'Egitto Mehmet Ali da Prosper Enfantin, ingegnere, economista, imprenditore, scrittore e pubblicista francese, nonché seguace di Saint-Simon. Nonostante il disinteresse egiziano, i saint-simoniani costituirono nel 1846 una "Société d'étude pour le canal de Suez", che rilevò con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando che la differenza d'altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Questo fu un risultato molto importante perché, rendendo superflue le chiuse, consentiva un costo di costruzione assai minore. Ridotto il rischio di costruzione, rimaneva il rischio di esercizio: il canale imponeva la navigazione a vapore (o comunque a motore), ma solo il 5% delle navi del 1860 ne era equipaggiato.



Il progetto definitivo fu redatto da Luigi Negrelli, un ingegnere nato a Fiera di Primiero, in Trentino, allora dominio dell'Impero d'Austria. Nel 1854 Ferdinand de Lesseps, diplomatico francese in Egitto dal 1830, ottenne una concessione da Sa'id Pascià, Khedivè d'Egitto, al fine di costituire una società che costruisse un canale marittimo aperto a navi di ogni nazione e lo gestisse, affittando la terra per 99 anni. Il canale fu infine costruito tra il 25 aprile 1859 e il 1869 da una compagnia francese (Compagnie universelle du canal maritime de Suez, costituita il 15 dicembre 1858) diretta da Ferdinand de Lesseps, con macchinari appositamente concepiti per l'opera. Si stima che un milione e mezzo di egiziani lavorarono al canale, e che 125.000 di essi morirono, principalmente a causa del colera.

Il canale, costato il doppio delle stime originali, era di proprietà del governo egiziano (44%) e della Francia (attraverso più di 20.000 azionisti), mentre altre grandi potenze si mostrarono molto scettiche sulla redditività dell'opera. La prima nave attraversò il canale il 17 febbraio 1867, ma il canale venne inaugurato il 17 novembre 1869 alla presenza dell'imperatrice Eugenia con una cerimonia sfarzosa, per la quale Johann Strauß jr compose la Egyptischer-Marsch (Marcia egizia). Per l'inaugurazione, il kedivè d'Egitto aveva chiesto a Giuseppe Verdi di comporre un inno, ma Verdi, restio a comporre musica d'occasione, aveva rifiutato; i contatti con Verdi comunque continuarono, e culminarono nella composizione dell'Aida, andata in scena al Teatro khediviale dell'Opera del Cairo il 24 dicembre del 1871.

Il canale ebbe un effetto immediato e fondamentale sui commerci mondiali e giocò un ruolo importante nello sviluppare la navigazione a vapore e nell'aumentare la penetrazione europea in Africa, specie orientale, che venne ben presto spartita tra le potenze europee. Il successo del canale incoraggiò i francesi ad imbarcarsi nella costruzione del canale di Panamá, impresa che però non riuscirono a completare.

Nel 1875 il debito estero dell'Egitto costrinse Isma'il Pascià, successore di Sa'id, a vendere per 4 milioni di sterline la quota del suo paese al Regno Unito, che così si assicurava il controllo della rotta delle Indie. Nel 1882, durante una guerra civile, le truppe britanniche vennero dislocate per proteggere il canale (invitata dai britannici a prendere parte all'azione, l'Italia rifiutò), controllando di fatto la nazione fino al 1952, al posto dell'Impero Ottomano. De Lesseps diresse la Compagnia fino alla morte, nel dicembre del 1894.

Il 29 ottobre 1888, la convenzione di Costantinopoli confermò la neutralità del canale (sotto protezione britannica), dichiarato «libero e aperto, in tempo di guerra come in tempo di pace, a qualsiasi nave civile o militare, senza distinzione di bandiera».

Nel 1870 486 navi transitarono per il canale, per una stazza di 437.000 tonnellate. Nel 1890 i transiti furono 3.389, per 6.580.000 T di stazza. Nel 1910 4.553 transiti (16.580.000 T di stazza).

Nel corso della Prima guerra mondiale vi furono ben due tentativi da parte dell'Esercito ottomano, guidato dal generale tedesco von Kressenstein, di prendere il canale, in quella che fu chiamata Campagna di Sinai e Palestina.

Il canale permette la navigazione diretta dal Mediterraneo all'oceano Indiano, senza la necessità di circumnavigare l'Africa sull'Oceano Atlantico lungo la rotta del capo di Buona Speranza, come si era fatto fino all'apertura del canale, avvenuta il 17 novembre 1869. Prima della costruzione del canale alcuni trasporti venivano effettuati sulla rotta del canale (non ancora esistente) scaricando le navi e trasportando le merci via terra dal Mediterraneo al Mar Rosso (o viceversa), dove venivano reimbarcate.

Alla costruzione il canale misurava 164 km di lunghezza, 8 m di profondità, 53 m di larghezza e consentiva il transito di navi con pescaggio massimo di 6,7 m. In seguito ai lavori di allargamento (2010) oggi il canale misura: 193,30 km di lunghezza, 24 m di profondità, 205/225 metri di larghezza (a 11 m di profondità) e consente il transito di navi con pescaggio massimo di 20,12 m.

Il canale si compone di:

accesso a nord di 22 km
corpo del canale di 162,3 km
accesso a sud di 9 km
Il transito delle navi è organizzato in tre convogli alternati al giorno (da nord a sud. da sud a nord e ancora da nord a sud), che si incrociano al Grande Lago Amaro e al by-pass di al-Balla. Le navi si susseguono a una distanza di circa un miglio marino, e la velocità è di circa nove nodi. Il transito dura in media circa 15 ore. Ogni nave imbarca alla partenza uno o due piloti, che sono responsabili del rispetto dell'ordine dei convogli e della puntualità dei passaggi ai vari semafori, o posti di segnalazione, presenti ogni 10 km circa; a Ismailia si ha un cambio di pilota. Per ovviare a qualsiasi avaria, partecipano ai convogli dei rimorchiatori locali e le navi devono imbarcare un elettricista. Anche le barche a vela devono imbarcare personale specializzato locale. Inoltre ogni imbarcazione deve avere un proiettore (noleggiabile), per ovviare alla bassa visibilità in caso di tempeste di sabbia.

Lo yacht Mahroussa ha 150 anni ed è tra i protagonisti della storia del Canale di Suez. E' la prima nave che attraversò il canale nel 1869 ed è anche la nave in servizio più antica al mondo, la settima al mondo per grandezza. La sua storia inizia nel 1863 quando il khedivè Ismail Pascià ordinò ai cantieri Samuda, di Londra, di costruire per lui uno yacht. Fino al 1952, quando la monarchia egiziana fu rovesciata dal golpe dei Liberi Ufficiali di Nasser, fu l'imbarcazione reale. Costretto all'esilio, l'ultimo monarca, re Farouk, raggiunse l'Italia proprio a bordo del Mahroussa.

L'ingresso e l'acclimatazione di specie del mar Rosso nel mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez prende il nome di migrazione lessepsiana e riguarda alcune centinaia di specie sia animali che vegetali. Al contrario il movimento verso il mar Rosso di specie mediterranee è stato molto più modesto.



Il 6 agosto 2015 è stato inaugurato il raddoppio di una parte del Canale di Suez. Grazie a questo ampliamento, 97 navi potranno ogni giorno transitare rispetto alle attuali 49, riducendo anche il tempo di transito e non ci saranno limiti nella dimensione delle navi. Ciò dovrebbe consentire un incremento della convenienza del passaggio attraverso Suez anche per alcune rotte Asiatiche che attualmente si servono del passaggio attraverso Panama.

Due navi si sono incrociate, una proveniente da Sud e una da Nord, le prime ad attraversare il "Nuovo Canale di Suez". Un'enorme 'porta' sul Mediterraneo. E' stato inaugurato così, in Egitto, il raddoppio di un tratto del Canale di Suez. Protagonista della giornata il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che ha percorso in divisa militare  le acque del Canale a bordo di una storica imbarcazione, lo yacht 'Mahroussa', tra le navi più antiche al mondo ancora in servizio. Sceso a terra, si è vestito con abiti civili per firmare l'atto che consente il passaggio delle navi attraverso il 'nuovo' Canale di Suez, che collega il Mar Rosso al Mediterraneo. Una cerimonia solenne, che si è svolta nella città portuale di Ismailiya, alla quale hanno partecipato decine di leader stranieri. L'Italia era rappresentata dal ministro della Difesa, Robert Pinotti. Fra gli altri, c'erano anche il premier russo, Dmitri Medvedev, e il presidente francese, François Hollande.
Il presidente egiziano ha elogiato "il grande sforzo" fatto per raddoppiare la via d'acqua in un solo anno di lavori, contro i tre inizialmente previsti, quindi ha tenuto a sottolineare come i lavori siano stati portati avanti in tempi non normali, ma "in condizioni economiche e di sicurezza molto difficili", con il paese impegnato a combattere il terrorismo: "il male ha tentato di danneggiare l'Egitto e gli egiziani, e di fermare questo sviluppo... Mai noi continueremo a combattere il terrorismo e vinceremo. Senza alcun dubbio". Sisi ha ricordato che questo progetto porterà allo sviluppo a lungo termine della regione, che dovrebbe concludersi nel 2045, che sarà trasformata in una zona industriale capace di servire un'ampia gamma di settori inclusi manifatturiero, logistico, nautico e altro, creando, secondo stime, un milione di posti di lavoro solo nei prossimi 15 anni.
Il governo egiziano intende raddoppiare le entrate provenienti dal Canale di Suez, raggiungendo i 10-12 miliardi di dollari l'anno rispetto ai 5 miliardi attuali, come spiegato dal ministro degli Investimenti egiziani, Ashra Salman, secondo il quale il progetto di sviluppo del Canale consentirà il transito di navi di nuova generazione che attualmente sono costrette a circumnavigare l'Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Da tempo al-Sisi aspettava questo momento e la cerimonia è stata un trionfo personale. Appena arrivato al potere ha deciso di lavorare assiduamente al progetto di allargare il Canale di Suez. Prima di lui ci avevano già pensato Hosni Mubarak, il raìs spodestato dalla 'Primavera araba', e il presidente Mohammed Morsi. I lavori sono stati completati alla fine di luglio e permetteranno di raddoppiare la circolazione delle imbarcazioni su 72 dei 193 chilometri della sua lunghezza, grazie all'allargamento di 37 chilometri del canale originale e allo scavo di una nuova via di 35 chilometri. Lavori faraonici che sono costati quasi 14 miliardi di euro. Secondo il governo egiziano, il progetto di sviluppo del Canale consentirà il transito di navi di nuova generazione che attualmente sono costrette a circumnavigare l'Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Secondo i critici, progetto faraonico del nuovo transito è un rischio economico per l'Egitto che ha snobbato la Cina. Buona notizia invece per corrieri e commercianti.
I pareri sul Canale di Suez, transito d'acqua artificiale che unisce il Mediterraneo al Mar Rosso sono insomma quanto mai contrastanti.

La grande opera è stata infatti accolta freddamente da alcuni e euforicamente da altri.

Hisham Khalil, della Commissione Suprema del partito Social Democratico, sstiene che non c'era bisogno di un nuovo canale e bastava quello che c'era prima. Per il politico sono soldi sprecati, perché come dimostrano le stesse statistiche e stime di chi ha realizzato il progetto, il numero di navi che transitava in media nel 2014 era 47 contro le 45 e mezzo del 2013. Anche al suo apice nel 2008 - prima della crisi finanziaria che ha ovviamente avuto un impatto negativo sui trasporti commerciali - solo 59 navi passavano dal Canale. Secondo Khalil, insomma, proprio alla luce della debolezza del commercio mondiale non si arriverà mai alle 97 navi stimate.

I lavori di costruzione sono iniziati un anno fa e non hanno incluso la Cina, che chiedeva di partecipare al progetto. Il progetto è stato invece finanziarto dal popolo egiziano tramite l'uso di certificati di investimento di varia natura emessi dal governo.

Per convincere i cittadini a comprarli, il governo ha incrementato gli interessi sborsati al 12% ogni tre mesi. Il tasso di interesse medio per un certificato del genere comprato in banca è del 10%. L'iniziativa ha avuto successo e il governo ha raccolto più dei 60 miliardi di EGP previsti pochi giorni dopo il lancio dell'offerta. In totale sono stati reperiti 61 miliardi.


Ma ridurre i tempi di costruzione a un anno da tre anni ha fatto aumentare vertiginosamente i costi, come ha osservato ad Al Monitor Wael Kaddour, ex rappresentante della Suez Canal Authority. Stando alle dichiarazioni ufficiali le opere sono costate quasi 14 miliardi di euro, le metà dei quali, 7 miliardi, sarebbero stati raccolti in dieci giorni grazie all’acquisto dei sopra citati buoni di partecipazione.




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domenica 13 settembre 2015

LA MIGRAZIONE LESSEPSIANA



La migrazione lessepsiana è l'ingresso e la stabilizzazione di specie animali e vegetali dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Il nome deriva da quello di Ferdinand de Lesseps, progettista del canale che unisce i mari Rosso e Mediterraneo.

A partire dal 1869, anno di apertura al traffico del Canale, alcune centinaia di specie appartenenti a tutti i principali gruppi di organismi marini, sia vegetali sia animali, sono state ritrovate nel Mediterraneo.

Nei primi anni di apertura l'immigrazione fu contenuta. Le teorie a spiegazione di ciò sono diverse, ma non necessariamente si escludono a vicenda. Una è l'originaria forte salinità dei cosiddetti Laghi amari del canale di Suez, che impediva la migrazione delle specie marine verso il Mediterraneo. Dopo alcuni anni dall'inizio della navigazione, il flusso d'acqua mossa dal traffico marittimo avrebbe fatto sì che il contenuto salino dei laghi si uniformasse. Un'altra tesi è che l'acqua dolce trasportata dal Nilo, la cui foce è a pochi chilometri dallo sbocco del canale di Suez, abbia formato un'importante barriera fino alla costruzione della diga di Assuan, nella seconda metà del XX secolo, la quale ha ridotto la portata del Nilo e, di conseguenza, l'apporto di acque dolci al delta del Nilo.

Mentre numerosissime specie del mar Rosso si sono diffuse in Mediterraneo formando molto spesso popolazioni stabili e, non di rado, soppiantando le specie atlanto-mediterranee, la migrazione inversa dal Mediterraneo al Mar Rosso è stata di entità molto inferiore. Si suppone che la causa di questo sia da ascriversi nella povertà di specie nel Mediterraneo orientale dovuta a una incompleta ricolonizzazione di questo bacino a seguito della crisi di salinità del Messiniano, le specie eritree hanno quindi trovato molte nicchie ecologiche libere che hanno prontamente occupato. C'è da dire che i bacini est del Mediterraneo sono fortemente caratterizzati in senso subtropicale e quindi la colonizzazione da parte degli organismi, principalmente di origine temperata, del bacino occidentale è stata spesso modesta. In effetti solo poche specie lessepsiane hanno raggiunto le regioni occidentali del Mediterraneo, maggiormente occupate da specie atlantiche e quindi, con meno nicchie ecologiche vacanti.



Testimonianza di questi continui mutamenti sono le caverne presenti nei fondali, sommerse grazie ai cambiamenti del livello delle acque. Non è raro, infatti, imbattersi in caverne con stupende sculture naturali costituite da stalattiti e stalagmiti, tanto belle e superbe da essere paragonate a cattedrali subacquee, dove la natura si è sbizzarrita a modellare forme suggestive.

A questo fenomeno di mutamenti non si sono sottratte la flora e la fauna che nel corso dei secoli si sono succeduti sui fondali del mar Mediterraneo.
Da qualche tempo stiamo assistendo alla comparsa di specie “aliene”, ossia di specie tipiche di altre regioni del mondo e di altri mari che iniziano a fare la loro comparsa nel Mediterraneo o di altre che vi si sono stabilite da tempo.

Essenzialmente sono due i fattori che hanno determinato il proliferare di tale fenomeno:
i cambiamenti climatici con il relativo innalzamento della temperatura delle acque e la migrazione lessepsiana (dal nome di Ferdinand De Lesseps) attraverso il canale di Suez.
C’è da dire che quest’ultimo fattore risulta particolarmente rilevante per la migrazione di molte specie; questi “migranti” non sono solo pesci ma anche vegetali come la Caulerpa racemosa o nudibranchi, molluschi senza conchiglia, come il Chromodoris quadricolor.

Tale “invasione” contaminante può essere il retaggio di un passato geologicamente prossimo in cui esisteva solo la Tetide, unico oceano di acqua abbastanza calda in cui sguazzavano e vivevano specie tipiche dei reefs tropicali e del mar Rosso o piuttosto una conseguenza dei veloci cambiamenti climatici di cui ogni angolo del nostro pianeta è affetto.

Con la creazione del canale di Suez terminò l’isolamento del mar “chiuso” Mediterraneo ed iniziò una lenta migrazione dal mar Rosso; sono poche le specie che hanno percorso il tragitto inverso sia a causa delle correnti che spingono verso nord per la quasi totalità dell’anno sia per l’enorme quantità di diversità presente nel mar Rosso che non permette fenomeni di colonizzazioni.
Ecco che nelle acque della Calabria e della Sicilia appaiono i pesci Pappagallo (Sparisoma cretense), pesci Balestra (Balistes capriscus), Barracuda (Sphyraena sphyraena) vivere accanto ed in sintonia con specie nostrane. Proprio osservando il proliferare di tali specie “aliene” ci sorprende la straordinaria capacità di adattamento a queste continue e veloci trasformazioni da parte del Mediterraneo.
Anche in forza di tali fenomeni si parla sempre più spesso di tropicalizzazione delle acque del Mediterraneo.



Elemento determinate di tali mutamenti della biodiversità e dei cambiamenti climatici è l’attività dell’uomo; con l’apertura del canale di Suez per favorire le rotte commerciali, si sono favorite le vie di migrazioni di specie tipiche dell’oceano Indiano come la Melibe fimbriata, osservabile sui fondali della costa calabrese del Reggino e del canale di Sicilia. Altre specie giungono, sempre attraverso il canale di Suez, attraverso le navi che vi transitano divenendo i mezzi di locomozione come per la Oculina patagonica che si può trovare nel mar Ligure.

Le continue immissioni in atmosfera di gas serra contribuiscono notevolmente all’innalzamento della temperatura delle acque del mar Mediterraneo ed alla sua relativa tropicalizzazione diventando l’habitat ideale e quasi endemico della Donzella pavonina (Thalassoma pavo) o la Bursatella leachi un simpatico nudibranco dal corpo ricco di crescenze dalle dimensioni di circa 8 cm che è ormai diffuso anche nelle aree settentrionali del Mediterraneo.

Paradossalmente si può parlare di ricolonizzazione da parte di queste specie tropicali ed Indo-Pacifiche perché milioni di anni fa, quando esisteva solo la Tetide, queste erano già presenti come testimoniano rinvenimenti fossili in alcune aree dell’Italia del Nord.
Queste specie, dette lessepsiane, entrano nel Mediterraneo attraverso questa “porta aperta” e trovando acque con temperature simili alla loro provenienza trovano un habitat favorevole alla loro permanenza. Al momento la presenza di queste specie non rappresenta un problema in quanto la loro quantità non è tale, se si esclude qualche specie come la Donzella pavonina, da indurre a parlare di fenomeni di colonizzazione.

Un fenomeno naturalmente tutt’altro che limitato al nostro mare, ma piuttosto molto diffuso e quanto mai accresciuto negli ultimi anni per effetto dell’incremento esponenziale della densità del traffico marittimo commerciale. In termini probabilistici, il singolo essere vivente è difficile che riesca a sopravvivere adattandosi all’ambiente nuovo in cui viene a trovarsi quando le acque vengono scaricate, ma il numero molto elevato di “tentativi” certamente alza le probabilità di sopravvivenza e adattamento delle specie, con elevati rischi di alterazione delle catene alimentari e di sopravvivenza per le specie indigene. Con una eccezione piuttosto ovvia, quella del Mare del Nord, dove l’habitat è certamente molto ostile per la maggior parte delle specie non indigene.


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IL MAR ROSSO



Il Mar Rosso è un mare compreso tra l'Africa e la Penisola arabica comunicante con il Mar Mediterraneo attraverso il canale di Suez, e con l'Oceano Indiano tramite lo stretto di Bab el-Mandeb.
Il Mar Rosso si biforca in corrispondenza della penisola del Sinai, dando luogo al Golfo di Aqaba ad oriente, e al Golfo di Suez ad occidente. Sul mar Rosso si affacciano Egitto, Israele, Giordania, Arabia Saudita, Yemen, Gibuti, Eritrea e Sudan.Nell'Antico Egitto era conosciuto con il nome di Verdissimo.
Naturalmente il nome non indica un colore rosso permanente dell’acqua, che invece è solitamente definita blu se vista da lontano, verde dorato attorno ai reef e trasparente quando si prende in mano. Perché il Mar Rosso venga chiamato così è un mistero complesso, sul quale ci sono numerose teorie, nessuna di queste definitiva.Il mare è stato conosciuto con più nomi attraverso la storia come “Golfo Arabico” o “Mare d’Eritrea”. Infatti gli antichi marinai Egiziani si riferivano alla stessa massa d’acqua come al “Grande Verde” o al “Mar Verde”. Contemporaneamente il nome “Mare d’ Eritrea” è stato anche applicato alle acque attorno la Penisola Sud Arabica, attualmente conosciute come Oceano Indiano. Il nome “Mar Rosso” appare anche allo stesso tempo per indicare l’intera area marittima fra Africa, Arabia e Sud Asia.La spiegazione più comunemente accettata per l’attuale nome del Mar Rosso è la frequente marea rossa di plankton, causata dalla fioritura di un tipo di alga chiamata Trichodesmium Erythraeum.
Al termine della fioritura dell’alga, il colore azzurro-verde del mare sembra mutarsi in un rossiccio-marrone.



All’estremità meridionale della penisola del Sinai comincia il solco principale, in cui si raggiungono i fondali massimi di 2835 m all’altezza di Bur Sudan. Le coste, a tratti rocciose, sono costituite e orlate da vaste scogliere madreporiche e cosparse di isole, che nei settori centrale e meridionale formano estesi arcipelaghi (Dahlak, Farasan, Kamaran, Hanish), mentre la sola zona assiale, che va restringendosi verso S, è libera da scogli. A S il canale, con meno di 200 m di profondità, si insinua nello Stretto di Bab al-Mandab, ove sorge l’isolotto di Perim. Il Mar Rosso non riceve fiumi perenni e sulla sua superficie e lungo le sue coste le precipitazioni sono scarse; la temperatura delle acque superficiali è di 25-35° e l’evaporazione è molto elevata e compensata dagli afflussi dall’Oceano Indiano. La salinità per la forte evaporazione sale al 40‰, fino a raggiungere il 50‰ nei Laghi Amari. Le maree hanno valori massimi di 210 cm a Suez, 80 cm a Bur Sudan, 130 cm nel bacino di Massaua e 200 in quello di Assab, e si presentano con ciclo mensile. Il regime delle correnti dipende dalle maree e risente delle influenze dei monsoni. Biologicamente è un mare ricco di specie animali di tipo tropicale, che risentono di influssi mediterranei; notevoli le risorse della pesca. La flora marina è scarsa: tipiche alcune alghe, fra cui Trichodesmium erythraeum a cui sono dovute le velature superficiali che formano estesissime macchie rosso-brune, da cui la denominazione. Il percorso Mar Rosso-Canale di Suez è una delle principali rotte marittime mondiali.
Da un punto di vista geologico, il Mar Rosso costituisce una struttura legata sia ai rift dell’Africa orientale sia al Golfo di Aden, e insieme rappresentano un’area della superficie terrestre particolarmente importante per la tettonica a zolle, dove si può osservare la fase di separazione continentale, la transizione da un rift continentale a uno oceanico e l’iniziale fase di espansione del fondo oceanico. In particolar modo il Mar Rosso occupa una posizione intermedia in questo schema evolutivo: esso si trova infatti nello stadio giovanile di formazione di un proto-oceano che iniziò a svilupparsi a partire dall’Oligocene con l’assottigliamento della litosfera continentale, seguito da due fasi di espansione del fondale oceanico comprese rispettivamente tra 25 e 15 milioni di anni fa e tra 4,5 milioni di anni fa e l’epoca attuale. Nel periodo tra 15 e 4,5 milioni di anni fa, costituì un bacino semichiuso, in cui si depositarono ingenti spessori di sedimenti evaporitici.


Fin dall'apertura del canale di Suez si è avuto un intenso fenomeno di immigrazione nel Mediterraneo da parte di organismi marini originari del mar Rosso. Questo fenomeno prende il nome di migrazione lessepsiana.

Sul mar Rosso si affacciano alcune importanti località di villeggiatura egiziane, (Sharm el-Sheikh, Hurghada, Marsa Alam, Berenice) e Aqaba che ospitano ogni anno moltissimi turisti, soprattutto europei.

Importanti geopoliticamente anche il porto di Elat, che costituisce l'unico sbocco su questo mare di Israele, e lo stato dell'Eritrea che impedisce l'accesso al mare all'Etiopia.

Il mar Rosso riveste anche un'importanza storico-religiosa: nel libro dell'Esodo dell'Antico Testamento è narrato infatti il passaggio del mar Rosso da parte degli Ebrei guidati da Mosè in fuga dall'Egitto. In questa occasione si racconta che Dio aprì le acque di fronte agli Ebrei per poi richiuderle nel momento in cui lo attraversavano le truppe egizie che li inseguivano.



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martedì 11 agosto 2015

L'ARCOBALENO DEL MARE



La luce del sole è formata da tante onde luminose di colore diverso (messe tutte insieme formano la luce bianca). Quando queste onde luminose attraversano l’acqua del mare vengono assorbite dall'acqua stessa: alcune più velocemente, altre meno. E così i colori si perdono, un poco alla volta: dapprima scompaiono il rosso e il giallo, che hanno minore energia, seguiti dal verde e dal viola. La luce blu, invece, resiste più a lungo delle altre onde luminose perché ha una maggiore capacità di penetrazione: ecco perché il mare ha questo colore. Il colore del cielo (che si riflette nell’acqua) influenza in parte il colore del mare, che infatti ha tonalità diverse se il cielo è nuvoloso piuttosto che azzurro.



Passando dal mare al cielo, possiamo dire che il cielo sereno è blu per ragioni simili a quelle che rendono blu il mare. La luce solare che colpisce la terra è composta da tutti i colori dell'iride, che mescolati assieme formano la luce bianca. In particolare, la componente blu della luce solare ha la proprietà di essere riflessa in tutte le direzioni dalle molecole dell'atmosfera e dalle altre particelle sospese (polvere, acqua ecc.), mentre le altre componenti colorate della luce solare passano attraverso l'atmosfera senza essere riflesse. Per questa ragione, soltanto la componente blu della luce viene diffusa e, dunque, il cielo ci appare blu.



In certi casi il mare può presentarsi verde smeraldo. Che meraviglia, e che relax!!!!!




All'alba il mare è rosa-grigio.
Il sole è nascosto da nuvole piene di ombre scure,
il cielo è tinto di rosa,
il mare è azzurro grigiastro,
gli uccelli volano
si posano sulla sassosa riva gracidando,
il mare mormora,
accarezza la spiaggia con un rumore assordante,
anche se calmo,
la spiaggia è deserta,
più tardi esce il sole luminoso e rotondo.




Al tramonto sono arancione.
Credo che i momenti perfetti durino soltanto un istante, un dono dell'Universo che potrò conoscere e sperimentare molte volte nella vita, senza mai possederlo. Questo è ciò che provo quando contemplo un tramonto. Aspetto quel momento magico in cui l'oceano è sul punto di accogliere in un abbraccio la bellezza mozzafiato del sole all'orizzonte. L'istante esatto è quando il sole scompare, quando l'ultimo oro scintillante dell'astro si confonde con il blu trasparente dell'oceano per trasformarsi in un verde smeraldo. Un momento che dura una frazione infinitesima di secondo, ma un ricordo che di certo dura una vita.

Questi sono i colori di quando il mare è tranquillo,calmo, "pulito" ma quando si arrabbia o quando lo sporcano?



Spettacolo da non credere e inquietante domenica mattina per i bagnanti di Marina di Acate: la risacca sulla spiaggia ha messo in risalto il colore nero delle piccole onde che smuovevano il fondale, facendo emergere il fenomeno. In attesa di capire di cosa si tratti, l´area interessata è stata sottoposta a divieto di balneazione per mero scrupolo e a tutela della salute pubblica. Il colore scuro dell´acqua era evidente e accompagnato da un cattivo odore. Parecchia la sorpresa mista a perplessità dei bagnanti, molti dei quali sono subito usciti dall’acqua. Tratto di mare ovviamente off limits anche per i bambini, che si sono visti rovinare la domenica al mare.Dai primi rilievi eseguiti dall’Arpa risulterebbe che la marea nera sia stata causata da un’alga. Lo stesso fenomeno è stato rilevato in altre zone della Sicilia probabilmente a causa del caldo eccessivo. Sono in attesa di ulteriori conferme. A Marina di Acate il mare è comunque diventato nero.




Nei sogni il mare è interpretato come simbolo della coscienza e significa rigenerazione. Il mare come l’acqua è segno di vita; ritrovarsi in mare e come mettersi in contatto con le proprie origini.
In psicologia è la madre, la culla, la coscienza collettiva (Freud), “profondità materna e luogo di rinascita, è l’inconscio nei suoi aspetti negativi e positivi” secondo Jung.
Il mare mosso significa che siamo in presenza di un profondo turbamento interiore in cui possono essere presenti dei contrasti o dei conflitti irrisolti. La simbologia ci presenta un animo inquieto, ma anche una vita passionale. Se siete travolti da queste onde è probabile che vi sentiate sopraffatti da qualcosa o da qualcuno.

Sognare mare calmo è simbolo di pace interiore e spirituale. Questo simbolo ci presenta la piena chiarezza della vostra coscienza. Questa simbologia può anche pervenire nelle visioni oniriche di chi sente la necessità o il desiderio di avere questo tipo di serenità.

Sognare il mare aperto rappresenta i vostri infiniti orizzonti, una coscienza aperta e illuminata.

Sognare mare con pesci significa che in questo momento siete nel pieno della vita o che ci sia una rigenerazione in corso. Cogliete l’occasione, le energie psichiche e spirituali sono a vostro favore.

Sognare mare ghiacciato può essere simbolo di un inconscio impietrito in cui la vita non scorre più come prima. Un momento in cui tutto sembra essere fermo e dove è necessario reagire. Forse è un periodo di solitudine che vi affligge. Se la sensazione nel sogno è invece un’emozione positiva le acque ghiacciate possono simboleggiare la chiarezza delle cose.

Sognare mare prosciugato, senza vita, è un sogno ricorrente nelle donna in, o vicino alla menopausa, infatti vi è un chiaro riferimento alla fine del periodo fertile. In altri casi vuol dire che ci si trova in una situazione di stallo e poco creativa.

Sognare mare sporco rappresenta la vostra coscienza è segno che c’è qualcosa di non chiaro in voi stessi o di cui non andate fieri. Aver pensato o fatto azioni di cui vi vergognate è possibile strada da percorrere per comprendere il significato del sogno. E’ necessario riflettere sulla vostra purezza interiore in questo momento.

Sognare mare nero significa che è il vostro mondo interiore a presentarsi in questo modo, è possibile che siano presenti in voi delle paure nascoste che si agitano nei meandri del vostro io più profondo. Ci sono pensieri o azioni che non vi sono chiare? Fate luce e depuratevi.

Il numero da giocare per il lotto ed altre estrazioni secondo la cabala o la smorfia è il numero 1.



Il mare può anche essere rosso come è successo in questi giorni a Castellamare. Succede perchè scaricano sostanze inquinanti.