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martedì 11 agosto 2015

L'ARCOBALENO DEL MARE



La luce del sole è formata da tante onde luminose di colore diverso (messe tutte insieme formano la luce bianca). Quando queste onde luminose attraversano l’acqua del mare vengono assorbite dall'acqua stessa: alcune più velocemente, altre meno. E così i colori si perdono, un poco alla volta: dapprima scompaiono il rosso e il giallo, che hanno minore energia, seguiti dal verde e dal viola. La luce blu, invece, resiste più a lungo delle altre onde luminose perché ha una maggiore capacità di penetrazione: ecco perché il mare ha questo colore. Il colore del cielo (che si riflette nell’acqua) influenza in parte il colore del mare, che infatti ha tonalità diverse se il cielo è nuvoloso piuttosto che azzurro.



Passando dal mare al cielo, possiamo dire che il cielo sereno è blu per ragioni simili a quelle che rendono blu il mare. La luce solare che colpisce la terra è composta da tutti i colori dell'iride, che mescolati assieme formano la luce bianca. In particolare, la componente blu della luce solare ha la proprietà di essere riflessa in tutte le direzioni dalle molecole dell'atmosfera e dalle altre particelle sospese (polvere, acqua ecc.), mentre le altre componenti colorate della luce solare passano attraverso l'atmosfera senza essere riflesse. Per questa ragione, soltanto la componente blu della luce viene diffusa e, dunque, il cielo ci appare blu.



In certi casi il mare può presentarsi verde smeraldo. Che meraviglia, e che relax!!!!!




All'alba il mare è rosa-grigio.
Il sole è nascosto da nuvole piene di ombre scure,
il cielo è tinto di rosa,
il mare è azzurro grigiastro,
gli uccelli volano
si posano sulla sassosa riva gracidando,
il mare mormora,
accarezza la spiaggia con un rumore assordante,
anche se calmo,
la spiaggia è deserta,
più tardi esce il sole luminoso e rotondo.




Al tramonto sono arancione.
Credo che i momenti perfetti durino soltanto un istante, un dono dell'Universo che potrò conoscere e sperimentare molte volte nella vita, senza mai possederlo. Questo è ciò che provo quando contemplo un tramonto. Aspetto quel momento magico in cui l'oceano è sul punto di accogliere in un abbraccio la bellezza mozzafiato del sole all'orizzonte. L'istante esatto è quando il sole scompare, quando l'ultimo oro scintillante dell'astro si confonde con il blu trasparente dell'oceano per trasformarsi in un verde smeraldo. Un momento che dura una frazione infinitesima di secondo, ma un ricordo che di certo dura una vita.

Questi sono i colori di quando il mare è tranquillo,calmo, "pulito" ma quando si arrabbia o quando lo sporcano?



Spettacolo da non credere e inquietante domenica mattina per i bagnanti di Marina di Acate: la risacca sulla spiaggia ha messo in risalto il colore nero delle piccole onde che smuovevano il fondale, facendo emergere il fenomeno. In attesa di capire di cosa si tratti, l´area interessata è stata sottoposta a divieto di balneazione per mero scrupolo e a tutela della salute pubblica. Il colore scuro dell´acqua era evidente e accompagnato da un cattivo odore. Parecchia la sorpresa mista a perplessità dei bagnanti, molti dei quali sono subito usciti dall’acqua. Tratto di mare ovviamente off limits anche per i bambini, che si sono visti rovinare la domenica al mare.Dai primi rilievi eseguiti dall’Arpa risulterebbe che la marea nera sia stata causata da un’alga. Lo stesso fenomeno è stato rilevato in altre zone della Sicilia probabilmente a causa del caldo eccessivo. Sono in attesa di ulteriori conferme. A Marina di Acate il mare è comunque diventato nero.




Nei sogni il mare è interpretato come simbolo della coscienza e significa rigenerazione. Il mare come l’acqua è segno di vita; ritrovarsi in mare e come mettersi in contatto con le proprie origini.
In psicologia è la madre, la culla, la coscienza collettiva (Freud), “profondità materna e luogo di rinascita, è l’inconscio nei suoi aspetti negativi e positivi” secondo Jung.
Il mare mosso significa che siamo in presenza di un profondo turbamento interiore in cui possono essere presenti dei contrasti o dei conflitti irrisolti. La simbologia ci presenta un animo inquieto, ma anche una vita passionale. Se siete travolti da queste onde è probabile che vi sentiate sopraffatti da qualcosa o da qualcuno.

Sognare mare calmo è simbolo di pace interiore e spirituale. Questo simbolo ci presenta la piena chiarezza della vostra coscienza. Questa simbologia può anche pervenire nelle visioni oniriche di chi sente la necessità o il desiderio di avere questo tipo di serenità.

Sognare il mare aperto rappresenta i vostri infiniti orizzonti, una coscienza aperta e illuminata.

Sognare mare con pesci significa che in questo momento siete nel pieno della vita o che ci sia una rigenerazione in corso. Cogliete l’occasione, le energie psichiche e spirituali sono a vostro favore.

Sognare mare ghiacciato può essere simbolo di un inconscio impietrito in cui la vita non scorre più come prima. Un momento in cui tutto sembra essere fermo e dove è necessario reagire. Forse è un periodo di solitudine che vi affligge. Se la sensazione nel sogno è invece un’emozione positiva le acque ghiacciate possono simboleggiare la chiarezza delle cose.

Sognare mare prosciugato, senza vita, è un sogno ricorrente nelle donna in, o vicino alla menopausa, infatti vi è un chiaro riferimento alla fine del periodo fertile. In altri casi vuol dire che ci si trova in una situazione di stallo e poco creativa.

Sognare mare sporco rappresenta la vostra coscienza è segno che c’è qualcosa di non chiaro in voi stessi o di cui non andate fieri. Aver pensato o fatto azioni di cui vi vergognate è possibile strada da percorrere per comprendere il significato del sogno. E’ necessario riflettere sulla vostra purezza interiore in questo momento.

Sognare mare nero significa che è il vostro mondo interiore a presentarsi in questo modo, è possibile che siano presenti in voi delle paure nascoste che si agitano nei meandri del vostro io più profondo. Ci sono pensieri o azioni che non vi sono chiare? Fate luce e depuratevi.

Il numero da giocare per il lotto ed altre estrazioni secondo la cabala o la smorfia è il numero 1.



Il mare può anche essere rosso come è successo in questi giorni a Castellamare. Succede perchè scaricano sostanze inquinanti.






lunedì 10 agosto 2015

LE STATUE DELL'ISOLA DI PASQUA



Le antiche leggende dell'isola parlano di un capo clan in cerca di una nuova casa. Il posto che scelse è quella che noi oggi conosciamo come isola di Pasqua. Alla sua morte, l'isola venne divisa tra i suoi figli. Ogniqualvolta un capo di uno dei clan moriva, un moai veniva posto sulla tomba dei capi. Gli isolani credevano che queste statue avrebbero catturato i "mana" (poteri soprannaturali) del capo, oltre a favorire la protezione degli dèi. Credevano che mantenendo i mana dei capi sull'isola, si sarebbero verificati eventi propizi, sarebbe caduta la pioggia e le coltivazioni sarebbero cresciute. Questa leggenda potrebbe essere cambiata rispetto all'originale, dal momento che si è tramandata oralmente per lungo tempo. Qualsiasi cosa potrebbe essere stata aggiunta a questa leggenda per renderla più interessante.

Specialmente intorno ai moai sono state spesso rinvenute delle tavolette di legno con incisi i misteriosi segni della scrittura di allora detta rongorongo, scrittura che sinora nessuno è riuscito a decifrare completamente. Si tratta di segni intagliati nel legno con stili di ossidiana o con denti di squalo, rappresentanti perlopiù figure umane, falci di luna, animali e piante che si succedono con ritmo bustrofedico.

I moai venivano scolpiti direttamente nelle cave, sdraiati con la faccia in su. Successivamente venivano staccati e trasportati sino alla costa dove altri operai li rifinivano. Il viaggio poteva durare anche un anno e non è chiaro come ciò avvenisse. L'ipotesi che riscuote più favore è anche quella più suggestiva: il moai sarebbe stato trasportato in posizione eretta e questa idea rispecchia la tradizione orale che vuole che i moai raggiungessero la loro destinazione camminando. In realtà Thor Heyerdahl, nel corso di una spedizione effettuata nel 1955, dimostrò come il trasporto fosse fattibile con l'uso di corde e pali in pochi giorni ad opera di una squadra di qualche decina di persone.

I moai hanno tutti un aspetto simile: le labbra serrate con il mento in alto; l'atteggiamento è ieratico e severo tale da suscitare rispetto.



Oggi le orbite degli occhi sono vuote, ma un tempo avevano una pupilla di ossidiana circondata da una sclera di corallo bianco, come si può osservare nell'unico moai vedente rimasto (e restaurato).

Ci sono 1000 moai conosciuti sulla superficie dell'isola. La quasi totalità di questi sono stati ricavati da un tufo basaltico del cratere Rano Raraku, dove si trovano quasi 400 statue incomplete. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli sono invece stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku.

La cava di Rano Raraku sembra essere stata abbandonata all'improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, lunga 21 metri. Praticamente tutti i moai completati furono probabilmente abbattuti dagli indigeni qualche tempo dopo il periodo della costruzione, ma anche i terremoti potrebbero aver contribuito al ribaltamento delle statue.

Sebbene vengano spesso identificati con le teste, molti dei moai hanno spalle, braccia, torsi, che sono stati piano piano, negli anni, sotterrati dalla terra circostante.

Il significato dei moai è ancora oggi poco chiaro ed esistono ancora molte teorie a proposito.

La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dai polinesiani abitanti a partire dall'anno 1000 d.C. Il significato più comune tramandato dagli attuali discendenti maori è quello di essere monoliti augurali portatori di benessere e prosperità dove volgono lo sguardo. Per questo nell'isola di Pasqua molti di essi sono rivolti verso il mare, per auspicare sempre un'abbondante pesca. Si ritiene inoltre che i piccoli moai siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, a cui vennero dedicate come segno di riconoscenza, mentre per quelli grandi tra le tante spiegazioni possibili vi è anche quella a sfondo religioso. I moai sono stati probabilmente artefatti molto costosi; non solo la scultura di ogni statua avrebbe richiesto anni di lavoro, ma avrebbero dovuto anche essere trasportate per tutta l'isola fino alla loro posizione finale. Non si sa esattamente come i moai siano stati spostati, ma quasi certamente il processo ha richiesto slitte e/o rulli di legno. Si pensa che la domanda di legno necessaria a supportare la continua erezione di statue abbia portato al totale disboscamento dell'isola. Questo spiegherebbe perché la cava sia stata abbandonata all'improvviso.

Sono stati rintracciati vari altri tipi di raffigurazioni, come ad esempio le statuette in legno di toromiro che simboleggiano, presumibilmente, gli spiriti degli antenati e le emblematiche statuette moai Kava Kava con le loro rappresentazioni di corpi umani smagriti, probabilmente a causa della scarsità di cibo.

Nel corso degli anni, gli studiosi le hanno provate tutte, ipotizzando che gli abitanti dell’epoca avessero utilizzato funi, rulli, slitte di legno, ma nessuna spiegazione sembrava convincente. Ora i due archeologi ha elaborato una nuova teoria: i Moai- come vengono chiamati i monoliti- sono stati progettati per essere spostati in posizione verticale, sfruttando un movimento a dondolo con il semplice utilizzo di corde e manodopera.



Terry Hunt, dell’Università delle Hawaii, e Carl Lipo, dell’Università di Long Beach (California), hanno lavorato a stretto contatto con l’archeologo Sergio Rapu, nativo dell’isola di Pasqua- anzi, di Rapa Nui, secondo la lingua locale- per sviluppare la loro idea. Sono partiti dall’osservazione della forma arrotondata dei corpi panciuti che permette di spostare i Moai facilmente in avanti mentre, nello stesso tempo, le basi molto pesanti consentono di farli oscillare da un lato all’altro.

Con un esperimento, promosso dal National Geographic Society , i due archeologi hanno dato prova che è relativamente semplice e veloce far muovere la copia di una statua alta circa 3 metri per qualche centinaio di metri ricorrendo solo a  tre corde robuste, 18 persone e un po’ di abilità. Strumenti, questi, di cui  gli antichi abitanti dell’isola potevano sicuramente disporre.

In passato, altri tentativi per risolvere questo mistero erano invece falliti. Nel 1986, l’ingegnere ceco Pavel Pavel  insieme all’esploratore norvegese Thor Heyerdahl avevano pensato di azionare un montante, alto 4 metri,  che con un movimento di torsione spostava in avanti un colosso di pietra. Ma la squadra si era presto fermata, perchè il meccanismo aveva danneggiato la statua.

In seguito, era stato l’archelogo americano Charles Love, con il suo numeroso team, a mostrare una strada alternativa, ricorrendo ad una slitta di legno sulla quale un blocco scolpito pesante circa 9 tonnellate si era mosso per circa 45 metri. Ora, Hunt e Lipo hanno escogitato un sistema che si avvicina molto a quello che da sempre raccontano gli indigeni. Come Suri Tuki, giovane guida turistica, che ha confermato:”Noi di Rapa Nui sappiamo la verità: le statue camminavano da sole.”