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lunedì 27 giugno 2016
LE ISOLE SARONICHE
Le isole Saroniche sono un arcipelago della Grecia, situate nell'omonimo golfo ed in parte attorno alla penisola dell'Argolide.
A parte la popolazione locale, le isole sono una popolare destinazione per i turisti provenienti dalla Grecia continentale, collegata con frequenti traghetti dal Peloponneso e dal Pireo.
L'arcipelago è formato da sette isole principali e diverse isole minori. Le isole sono situate principalmente nel golfo Saronico; le isole di Idra e Dokos, situate appena al largo delle coste dell'Argolide, sono spesso incluse nell'arcipelago.
La storia in quest' area è strettamente legata al mare. I nomi topografici sono parte della storia mitologica, ma i nomi degli abitanti si sono persi nel tempo. Salamina, all'ingresso del golfo di Eleusi, era strettamente legata con la sua vicina, Egina, fino a quando non fu annessa da Solone allo Stato di Atene.
Nel 480 aC, l'isola ha dato il nome ad una delle più grandi battaglie del mare nella storia del mondo tra la flotta greca e quella persiana. La forma triangolare del Mar Egeo, quasi al centro del Golfo Saronico, era un crocevia di culture e fazioni in conflitto da migliaia di anni. Da tempi antichi, le potenti forze navali erano in conflitto con Atene e, come ha detto Aristotele, sono stati un mal di testa permanente.
Tracce di tutti i periodi si possono trovare ancora oggi, come le mura e le fondazioni dell'età del bronzo, reperti micenei, classiche chiese pre-bizantine, rovine della città medievale e monumenti di storia antica greca.
Poros, di fronte alla costa settentrionale della penisola, Ermionidas, è sempre stata considerata l'isola di Poseidone, dove fu tenuto in grande riverenza.
Le ultime della serie delle isole Argosaroniche, Hydra e Spetses, sono meglio conosciute per la loro tradizione marittima moderna, ricchezza e prosperità, alla fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX. Durante questo periodo hanno monopolizzato il commercio marittimo e con i profitti hanno costruito fortezze e palazzi. Hanno preso parte attiva nella battaglia navale durante la Rivoluzione del 1821 per l'indipendenza.
L'isola più grande e popolosa è Salamina che contribuisce con più della metà della popolazione dell'arcipelago.
Le isole hanno in comune un mare pulitissimo e le coste incantevoli, la gradevole atmosfera insulare, gli abitanti ospitali, buone infrastrutture turistiche, i costumi locali, il rispetto dell’ambiente e numerose occasioni di divertimento.
Idra svetta sulle altre isole del Saronico per la caratteristica architettura, perfettamente armonizzata con l’ambiente naturale. Ciò le regala una singolarità ed un fascino particolari che, insieme al suo carattere cosmopolita, le strutture di alto livello, i lussuosi negozi, le gallerie d’ arte, i numerosi ristoranti, i locali di divertimento e le possibilità per sport nautici e vita notturna, l’hanno resa come una delle mete turistiche più frequentate in tutta la Grecia. A ovest della città odierna, gli scavi hanno portato alla luce un insediamento miceneo.
La città capoluogo è la pittoresca Idra, con la singolarità del suo insieme edilizio unito al paesaggio: kapetanospita, case dei capitani di mare in pietra, a due e tre piani, con i tetti di tegole sono costruite ad anfiteatro, attorno al porto su due spoglie colline. La maggior parte di queste case è stata restaurata e conserva l’arredamento e la decorazione interna: soffitti dipinti in legno, fontane di marmo e mobili d’epoca. Tra le località di interesse si consiglia il vecchio porto con le feritoie ed i cannoni. Le coste sono rocciose e scoscese.
Una spiaggia organizzata si trova a Mandraki, e altre magnifiche spiagge si trovano a Kaminia, Vlyhos, Molos, Bisti, Limnioniza ed Agios Nikolaos. Si consiglia di soggiornare a Idra durante la Pasqua, festa molto sentita e festeggiata con particolari usanze, mentre a giugno si organizzano le manifestazioni “Miaoulia”. Tra i vantaggi dell’isola c’è il divieto di circolazione dei veicoli a motore e si possono effettuare piacevoli escursioni in groppa agli asinelli. Infine, Idra è rinomata per i suoi deliziosi dolci di mandorle.
Un sottile lembo di mare separa l’isola di Poros da Galatà, sull’opposta costa peloponnesiaca della Trezenia. Secondo la mitologia su questa lussureggiante isola nacque Teseo.
L’incantevole omonima cittadina è il capoluogo e il porto dell’isola. Ad est del porto si trova la verdeggiante isoletta di Bourtzi, con un piccolo castello costruito nel 1827 per la sua protezione. Nell’interessante Museo Archeologico di Poros sono custoditi importanti reperti provenienti dall’isola e dall’antica Trezenia. Vicino al porto, verso Sud, si trova l’affascinante Askeli con un mare meraviglioso e la fitta pineta.
A nord di Poros si trovano Mikro e Megalo Neorio, belle spiagge sabbiose, dove i pini vengono bagnati dal limpido mare. Nella prima quindicina di luglio, si organizza la Settimana Nautica con manifestazioni artistiche ed esposizioni inerenti la storia marittima dell’isola.
In età storica l’isola di Salamina, per la sua posizione strategica a contatto con Atene, costituì il pomo della discordia tra Ateniesi e Megaresi. L’evento più importante del suo passato storico fu la battaglia navale tra la flotta greca e quella persiana, durante le Guerre Persiane, nel 480 a.C., che si concluse con la sconfitta dei Persiani.
L’isola è molto vicina alla capitale Atene e il suo capoluogo è Salamina o Koulouri. Nella città si trova un importante Museo Archeologico di Salamina, dove sono conservati i reperti provenienti dall’isola, e il Museo Etnologico che conserva costumi locali, arnesi, suppellettili, ecc..
La località più antica dell’isola è Ambelakia nel cui tratto di mare si svolse la storica battaglia navale di Salamina. La città è anche nota per aver dato i natali al poeta tragico Euripide.
Spetses è l’isola più meridionale dell’arcipelago delle isole Saroniche. Spetses fu abitata fin dalla prima età del Bronzo, tra il 2500 e il 2000 a.C., come testimoniano resti di mura, statuine ed utensili, rinvenuti in località Agia Marina.
La caratteristica città di Spetses è uno dei più eleganti e signorili capoluoghi insulari. Le sue case neoclassiche le donano un’atmosfera di vecchia “belle epoque“. Il cuore della piccola cittadina è la storica piazza di Dapia con i cannoni, a testimonianza delle battaglie contro i turchi ottomani. Spetses dispone di ottime infrastrutture turistiche e di molti locali di divertimento e ristoranti.
Offre, inoltre, possibilità di praticare sport nautici e molte opzioni per il divertimento notturno. In agosto si organizza il festival Anargyria, ricco manifestazioni culturali, e durante l’estate si tengono numerose rappresentazioni teatrali nell’antico teatro di Epidauro.
Angistri è una piccola isola che si trova nel cuore del golfo Saronico, molto vicina all’isola di Egina e non lontana da Atene, un vero e proprio paradiso lontano dal turismo di massa, ricco di vegetazione, con un mare splendido e spiagge molto curate.
Skala è il porto più importante dell’isola, dove trovare numerosi hotel, negozi e taverne, e qui attraccano i traghetti provenienti dal Pireo mentre Mylos, o Megalohori, a ovest del primo, è il secondo porto, dove attraccano i caicchi che collegano l’isola con Egina, e il cuore amministrativo di Angistri.
Quando l’isola di Egina era una grande centro mercantile, nel VI a.C., le arti, soprattutto la scultura, conobbero un notevole sviluppo nell’isola e i famosi vasi egineti di ceramica sono ancora oggi molto rinomati.
La città di Egina, capoluogo e porto dell’isola, è una cittadina attraente con case neoclassiche di vari colori. Interessante da visitare è la pittoresca chiesetta di Agios Nikolaos al porto, la cattedrale di Agios Demetrios, il Palazzo del Governo di Kapodistrias, sede oggi di una importante biblioteca. Vicino al porto, sulla pittoresca altura di Kolona, si trova una colonna dorica, l’unica conservatasi dal tempio di Apollo che si ergeva in questo luogo, risalente al VI secolo a.C..
Il Museo Archeologico di Egina conserva rilevanti reperti della zona. A 4 chilometri da Agia Marina, su una collina, è situato il più importante sito archeologico di Egina: il tempio di Afea, una divinità antichissima, protettrice dell’isola. È un tempio periptero, in stile dorico; nelle fondamenta, si distinguono vestigia di un tempio precedente.
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venerdì 18 marzo 2016
L'SOLA SAMOS
Samos è un'isola greca dell'Egeo orientale, ubicata tra l'isola di Chio a Nord, le isole del Dodecaneso, in particolare Patmo a Sud e poco lontano dalla costa della Turchia (l'antica Ionia). Dal punto di vista amministrativo costituisce un'unità periferica e comune nella periferia dell'Egeo Meridionale.
Samo è la patria di Epicuro, di Aristarco, e forse anche di Pitagora.
Già abitata in età preistorica da popoli anatolici, intorno all'anno 1000 a.C. fu occupata da gente ionica, guidata da Neleo, principe ateniese. Nei secoli successivi l'isola ebbe un periodo florido grazie ai commerci marittimi e all'abilità dei suoi abitanti nella navigazione, tra i quali si distinse Kolaios che superò nel 640 le Colonne d'Ercole. La massima fortuna dell'isola si ebbe intorno al 540 a.C., in coincidenza con il regno di Policrate, durante il quale l'isola si popolò di artisti, poeti, scienziati. Nel 478 l'isola aderì alla lega delio-attica e nel 439 fu conquistata da Atene. Durante il periodo ellenistico l'isola rimase autonoma e dal 129 a.C. entrò a far parte della provincia romana d'Asia.
L'isola di Samo ebbe governo autonomo come Principato di Samo sotto sovranità ottomana dal 1835 fino a quando non fu riunito alla Grecia all'esito della Prima guerra balcanica nel 1912.
Negli anni 1978/1979 è avvenuto il gemellaggio tra la cittadina greca e la città di Samo, piccolo comune calabrese.
Gli scavi hanno portato alla luce le mura fornite di torri circolari, due enormi moli risalenti al VI secolo a.C. e una necropoli.
Il tempio di Hera è formato da una parte più antica, risalente al IX secolo a.C., realizzato in pietra e mattoni di argilla e una copertura di legno. Dopo un incendio, nel 600 a.C. venne costruita la stoà e quarant'anni dopo fu ultimato il cosiddetto grande tempio chiamato "labirinto" per la presenza di numerose colonne. Nel 530 a.C. fu ricostruito da Policrate. Durante la dominazione romana il centro fu impreziosito da numerosi edifici sacri e nel V secolo d.C. venne eretta una basilica cristiana.
Il clima dell'isola è tipicamente mediterraneo. Durante i mesi estivi, come la maggior parte delle isole del Dodecaneso, Samo viene spazzata dal meltemi, un vento che riesce in parte a mitigare la calura, soprattutto sulla costa settentrionale.
Tra i prodotti di Samo vi sono tabacco, vino di Samo, miele, olio d'oliva, cedro, fichi. Il moscato è la principale varietà di uva usata per la produzione del vino. Il vino di Samo, celebrato nei tempi antichi, è il prodotto più caratteristico e gode di una buona reputazione.
Tra le esportazioni si contano anche seta, olio, uva sultanina ed altra frutta secca.
L'espressione portare vasi a Samo significa fare una cosa inutile dato che a Samo vi era una grande produzione di vasi.
È un’isola incantevole e tutta da scoprire grazie grazie alla sua ricca vegetazione, alla varietà del suo paesaggio, bellissime calette e agli importanti siti archeologici.
Sono molte le spiagge nascoste, gli importanti siti archeologici, le piccole cappelle, i boschi e gli splendidi sentieri che si trovano su Samos.
Vathi o Samos città è la capitale dell’isola. Costruita ad anfiteatro all’interno di uno stretto golfo si affaccia lungo la costa settentrionale nella parte orientale di Samos.
Vathi è un attivissimo porto turistico molto frequentato anche per la presenza di numerosi negozi sul vicino lungomare dove si trova la via principale dello shopping del capoluogo dell’isola.
Da visitare il quartiere vecchio di Vathi che si trova nella parte alta, detto Ano Vathi, caratterizzato dalla presenza di numerosi vicoli e dell’importante Museo Archeologico.
Vathi è uno dei tre principali porti dell’isola ed è una miscela di vecchi e nuovi edifici. Il porto si trova nel lato orientale della baia e dà il nome alla città.
Limin Vatheos o Kato Vathi è il luogo più vivace dell’isola, soprattutto durante la stagione turistica.
Vathy ha anche due spiagge di ghiaia.
Molto belli la storica chiesa di Agios Spyridon, l’edificio che ospitava il Parlamento, il Municipio e il Museo Bizantino. La città è meta preferita dai turisti anche per i prezzi più bassi rispetto alle altre località dell’isola.
Il Museo archeologico si trova nei due edifici dietro il giardino municipale. Oltre che esaustive guide, il Museo offre ai turisti importanti opere dell’antichità. Nella parte nuova del Museo c’è il famoso Giovinetto marmoreo di Kouros, alto ben 4 metri e 75 centimetri e altre statue emerse nel sito di Heraion (Pythagorion), come la Koré, gemella del pezzo in mostra al Louvre. Nel vecchio edificio è custodita una collezione di rari calderoni e figurine in avorio di Perseo e Minerva.
Ano Vathi si arriva all’antico villaggio a piedi, salendo dalla strada del porto. Lo storico nucleo ha conservato la caratteristica di piccolo borgo e oggi tra i suoi numerosi vicoli stretti e accoglienti case ci si può tranquillamente sedere in un caffè e rivivere il tempo passato. Kokari o Kokkari si trova a circa 10 chilometri da Vathi, lungo la costa settentrionale di Samos.
Questo ex villaggio di pescatori molto pittoresco e accogliente composto da casette bianche ora si è trasformato nel terzo centro turistico dell’isola. Fortunatamente il centro mantiene ancora il suo fascino grazie alla presenza dei vicoli stretti e del caratteristico lungomare cicladico.
Costruita tra due piccoli e meravigliosi promontori che la proteggono dal Meltemi, sulle pianure del monte Karvounis, Kokari ha diversi piccoli bar, caffè e taverne tradizionali gestiti da persone gentili e accoglienti.
Popolare tra i surfisti, si possono prendere lezioni alla scuola di windsurf, il villaggio unisce mare e montagna.
Le vicine spiagge di Lemonakia, Tsamadou e Tsambou, sono tra le più belle di Samos mentre le lussureggianti colline e i vicini villaggi di montagna sono i luoghi ideali per le escursioni e dove ammirare una straordinaria vista sul Mar Egeo.
Lemonakia, Tsambou e Avlakia: stupende spiagge dai ciottoli piatti e variopinti. Presenti numerosi stabilimenti e taverne.
Valle degli Usignoli. Prima di arrivare a Agios Konstandinos vale la pena immergersi tra la natura di questa valle, ricca di frutti, acqua sorgiva e dolci note emesse dagli usignoli.
Manolates è un borgo arroccato, dai vicoli bianchi e ripidi, dal quale ammirare un paesaggio unico ed emozionante, soprattutto dalla terrazza della taverna Loukas.
Agios Konstandinos. E’ uno dei paesi più vivi dell’isola, sul suo porto ci sono numerosi ristoranti e taverne. Agios Konstandinos si trova a 10 chilometri da Kokari.
Vourliotes. Il paese di Vourliotes si trova su un versante del monte Karvounis e si raggiunge attraverso una strada molto panoramica che lambisce anche la sorgente Pnaka. Nella caratteristica piazzetta si trovano 4 taverne e antiche case in stile ellenico. Fermarsi qui, sopratutto la sera, è molto piacevole e rilassante.
Karlovasi è la seconda città per importanza di Samos e si trova a 32 chilometri da Vathi nella parte nord occidentale dell’isola.
Karlovasi si compone di 5 quartieri: il borgo vecchio, Karlovasi media, il centro, l’area è ornata con edifici neoclassici del 19° secolo e palazzi eleganti che testimoniano il suo glorioso passato, il porto (Limani) e infine la baia, Ormos, caratterizzata da antichi edifici in pietra da taglio, un tempo sede di antiche concerie.
Numerose le chiese della città, la più importante è Agia Triada, che sorge in cima alla collina che domina l’insediamento, ma degna di nota è anche la chiesa di Agios Nikolaos, e significative le rovine del castello bizantino. Karlovasi si trova in una delle zone più fertili di Samos.
Karlovasi ha molte strutture turistiche di qualità e infrastrutture per i visitatori. A quattro chilometri a ovest di Karlovasi si trova Potami, una delle più belle spiagge di Samos.
Numerosi eventi culturali si svolgono in città durante tutto l’anno tra cui: le feste di Profetes Ilias, il 20 luglio, in occasione della festa per la Trasfigurazione di Gesù Cristo, il 6 agosto e il 15 agosto in onore dell’Assunzione della Vergine Maria.
La città è il punto da cui partono le escursioni per la vicina e grande area naturale protetta.
Il Museo delle Arti e Tradizioni popolari si trova in una piazza vicino al Municipio, in centro. Il museo custodisce importanti collezioni del periodo in cui l’isola era sotto il dominio turco.
“Piccola Parigi” è un piccolo quartiere vicino al porto e molto caratteristico. Se si raggiunge la chiesa della S. Trinità (che da il nome al quartiere) è possibile ammirare un suggestivo panorama.
A mezz’ora dal porto c’è la spiaggetta di Potami. Risalendo il sentiero che porta alla chiesa della Metamorfosi, la più antica dell’isola, e costeggiando il corso d’acqua si scoprono le suggestive cascate.
Megalo Seitani e Mikro. Vicino Potami ci sono queste due stupende spiagge raggiungibili solamente a piedi o per mare dove si incontrano le foche mediterranee monachus monachus.
Ormos Marathokambos è un piccolo paese di pescatori che si trova lungo la costa sudoccidentale di Samos, ai piedi della montagna Kerkis, a 40 chilometri da Vathi e 30 chilometri dall’aeroporto dell’isola.
Il villaggio di Ormos Marathokambos ha un porto e una grande spiaggia sassosa, molto tranquilla, dove si trovano ristoranti di pesce fresco e diversi locali notturni dove divertirsi.
Nelle vicinanze del borgo andando verso l’interno dell’isola di Samos si trova Marathokambos, un grande villaggio agricolo circondato da mulini a vento, mentre verso ovest si trovano Votsalakia e Kambos, due paesi molto vicini tra loro con relative spiagge di sabbia, collegate anche con Karlovasi tramite pullman.
Lontana dalla folla dei turisti, questa parte dell’isola racconta la Grecia originale ed è ricca di villaggi tradizionali nascosti nel bosco e siti storici e archeologici.
A Ormos Marathokambos il lungomare diventa pedonale dopo l’ora di pranzo così il visitatore può ammirare il pittoresco panorama, l’ambiente naturale e il villaggio autentico nel modo più rilassato possibile.
Oltre alla spiaggia del paese a breve distanza si trovano molte spiagge famose come Velanidia, Votsalakia, Psili Ammos, Limionas.
Da Ormos Marathokambos vi potete imbarcare per la piccola e bellissima isola di Samiopoula, ideale per escursioni di un giorno.
Baia di Pefko. Tra Ormos Marathokambos, Koumeika e Skoureika ci sono numerosi sentieri tutti da scoprire, magari in moto o in jeep, che arrivano in caletta praticamente deserte. Si segnala in particolar modo la baia di Pefko.
Grotta di Pitagora. Il matematico Pitagora, perseguito dal tiranno Policrate, si rifugiò qui prima di andare in esilio. Si trova a 5 chilometri da Marathokombos, ma è ben nascosta e difficile da trovare. Seguite la strada che porta alla chiesa dedicata alla Madonna dei Quaranta Scalini.
Escursione a Kalithea e Drakei. Verso ovest, dopo la spiaggia Psili Ammos, si va alla scoperta degli angoli più remoti e incontaminati dell’isola. Salendo per sentieri ripidi dai quali ammirare un paesaggio unico e incantevole, soprattutto al tramonto, si riscende nelle vicinanze di Paleochori, dove ci sono delle calette deserte davvero stupende. Andando verso Nord si raggiunge Kalithea, un villaggio vicino una foresta dove è sita la grotta con chiesetta della Panagia Makrini, la Vergine Lontana. La strada principale che attraversa la foresta arriva fino a Drakei, un piccolo centro con 4 taverne dove ristorarsi a 18 chilometri da Psili Ammos.
La cittadina di Pythagorion si trova in una pianura lungo la costa meridionale dell’isola di Samos e si affaccia nella parte orientale del golfo di Tigani da cui nel passato prendeva il nome. Dal 1955 il borgo ha preso il nome del matematico Pitagora, nato nella vicina Vathi, la cui statua svetta di fronte al porto.
Pythagorion, oltre che importante centro turistico balneare, è anche un interessante sito archeologico poiché costruito sui resti della città vecchia risalente ai tempi di Policrate.
Pythagorion si trova vicino all’aeroporto ed è la principale località turistica di Samos. Ricca di strutture, la città ha un pittoresco porto, il primo artificiale ad essere costruito nel Mediterraneo, dove attraccano lussuosi yacht e numerose imbarcazioni che raggiungono le vicine isole di Samiopoula, Agathonissi e Patmos, la città di Efeso nella Turchia continentale, o esplorano la costa di Samos raggiungendo le spiagge di Tsopela, Kako Rema, Kiriakou e Asproskavos.
Il centro commerciale della città è Odos Lykourgou Logothti, la via che arriva al porto, ma anche nella zona interna del villaggio si trovano moltissimi ristoranti, taverne, caffetterie, club e alberghi.
Tra le pittoresche stradine del Pythagorion troviamo edifici neoclassici unici, le rovine dell’antica Samos, la piazza con il municipio e i musei che custodiscono la collezione archeologica della città.
Sono diversi i siti archeologici da visitare nella zona, tra cui antiche statue greche e romane, opere di Aiakes, padre di Policrate, Traiano e di altri famosi artisti del tempo, e l’Acquedotto di Eupalino, il Castello di Likourgos, le terme, il tempio di Afrodite e il tempio di Hera.
La Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore e Castello di Likourgos si trova sulla vicina collina, la chiesa è sempre visitabile, mentre del castello si può apprezzare solamente la costruzione esterna. Vicino c’è anche un sito archeologico di una basilica paleocristiana. In questi luoghi si commemorano diverse feste popolari.
Collezione archeologica. Si trova in pieno centro, in platia Irinis e conserva sculture del periodo imperiale romano.
Il sito archeologico più importante di Samos, e uno dei santuari più importanti dell’antica Grecia, è Ireo, a 3 chilometri dal villaggio di Pythagorion e a 7 chilometri dalla città di Vathi.
Ireo si distingue per il glorioso Tempio di Hera, il più grande tempio di tempi antichi dedicato alla moglie di Zeus.
I monumenti più importanti del sito archeologico di Ireo sono il Tempio di Hera, il santuario dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il Grande Altare e la Via Sacra.
Il tempio di Hera è stato costruito tra il 570 e 560 a. C. in stile ionico. Questo enorme edificio era lungo 108,73 metri, largo 54,8 e alto 25 metri, tanto da essere quattro volte il Partenone, e la sua struttura interna era circondata da due file di colonne invece della fila unica generalmente utilizzata.
Quando furono erette, sui resti di un edificio precedente, le due ali del tempio erano composte da 155 colonne di cui oggi solo una singola colonna e mezzo è visibile, tanto che la zona è chiamata anche Colonna.
Un fregio continuo ornava la sommità delle pareti del pronao e della cella. Il terreno su cui è stato costruito è paludoso visto che si trova alla foce del fiume Imbrasus, luogo associato al culto della dea Hera.
Una strada sacra lastricata larga 4 metri e ornata con statue, collegava il santuario con la città di Pythagorion.
Ciottoli e ghiaia: le spiagge a Samos sono quasi tutte così. Di spiagge con la sabbia, in tutta l’isola, ce ne sono soltanto due. Ma difficile dire quali potrebbero essere le più belle: con o senza ghiaia.
Alcune spiagge sono scavate tra le insenature: spesso per raggiungerle bisogna fare prima una passeggiata in mezzo al verde. Arrivi all’ultima fila d’alberi, e subito ti ritrovi tra un ombrellone e l’altro. Le diresti spiagge isolate, e invece finisce che in molti hanno avuto la stessa idea di scender laggiù. Di insenature così, l’isola di Samos è piena: sono posti dove l’acqua diventa subito alta e il mare non lo smuovi nemmeno col peggiore dei meltemi. Il meltemi è il vento secco e fresco che soffia d’estate sul mar Egeo, e che rende il tempo asciutto e il cielo sereno. Senza meltemi le isole greche non sarebbero quel piccolo paradiso mediterraneo che sono. A Samos le spiagge libere non mancano. Ma è sempre possibile affittare sdraie e ombrelloni. Da tener conto che ci sono spiagge in cui indossare il costume… può essere facoltativo.
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sabato 23 gennaio 2016
CORFU'
La città fu fondata col nome di Corcira (gr. Kérkyra) nel 700 a.C. dalla tribù illirica dei Liburni. Entrò nella storia come colonia di Corinto (733 a.C.) e passò molte volte da una dominazione all'altra a causa della posizione molto favorevole nel Mar Mediterraneo: legata a Roma dal 299 a.C. divenne poi nel IV-XI secolo bizantina, XI-XII normanna, poi passò sotto Genova, sotto gli Angioini, nel 1202-1204 (l'epoca della 4ª crociata) arrivò Venezia, che rimase dalla fine del XIV al XVIII secolo.
Corfù continuò ad appartenere all'Impero romano d'Oriente e dall'VIII secolo costituì un distretto del tema di Cefalonia. Nell'876 la città divenne sede di un vescovato, dipendente dal patriarcato di Costantinopoli. Con l'XI secolo, la conquista normanna dell'Italia meridionale fece dell'isola uno dei primari obiettivi dei sovrani siciliani. Roberto il Guiscardo se ne impadronì una prima volta nel 1081, ma l'intervento della flotta veneziana, chiamata dall'imperatore Alessio I Comneno, riportò l'isola sotto il dominio bizantino. La flotta Normanno-Sicula riconquista però Corfù nel 1147, sia pure per breve tempo, e nuovi attacchi subì nel 1185, finché nel 1197 non cadde in mano ai Genovesi, guidati dall'Ammiraglio Leone Vetrano, il quale ne fece una Signoria personale, divenendone poi Conte. Nel 1204, con la spartizione dell'impero bizantino seguita alla quarta crociata, Corfù fu assegnata ufficialmente a Venezia, la quale solo nel 1206 riuscì però a impossessarsene spodestando il Conte Leone Vetrano. L'isola fu allora divisa in dieci feudi che furono assegnati ad altrettanti nobili veneti, con il solo obbligo di versare un tributo annuo e di provvedere alla difesa. Si trattò però di una breve parentesi, perché nel 1214 se ne impadronì Niceforo Ducas, primo despota d'Epiro, il quale costruì sulla costa occidentale il castello di S.Angelo a protezione delle incursioni dei pirati genovesi e si preoccupò di risollevare le condizioni della popolazione indigena e del clero ortodosso. Nel 1259, però, dando in sposa la figlia Elena a Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, il despota Michele II Ducas gli diede in dote Corfù e alcune fortezze sulla costa albanese, ponendo così termine alla dominazione bizantina.
Corfù venne, in tal modo, a far parte del regno di Napoli; ma il dominio di re Manfredi fu di breve durata: egli, infatti, venne sconfitto e ucciso a Benevento da Carlo d'Angiò, il quale si impadronì così del regno di Sicilia e di Napoli. A Corfù il governatore svevo Filippo Cinardo cercò di conservare il potere proclamandosi re dell'isola e facendo prigioniera la vedova Elena e i figli. In tale occasione il despota Michele II cercò di recuperare la città, ma i suoi tentativi fallirono e alla fine del 1266 re Carlo d'Angiò riuscì a prendere possesso di Corfù e delle altre terre poste sulla terraferma albanese che erano state di Manfredi, che vennero riunite alla corona napoletana. Da allora Corfù costituì la capitale dei domini angioino-napoletani del Levante ma, sul finire del Trecento, l'isola e i domini albanesi divennero appannaggio di fatto del principe Filippo I di Taranto che, sposatosi in seconde nozze con Caterina di Valois, nipote dell'ultimo imperatore latino di Costantinopoli, ereditò anche le rivendicazioni dei Courtenay su Costantinopoli. Da allora l'isola fece sempre parte del cosiddetto Principato di Taranto.
A governare l'isola fu inviato un capitano regio e un numeroso seguito di funzionari e di soldati italiani e francesi, e venne intrapresa una radicale trasformazione della società corfiota attraverso la concessione di feudi a baroni provenienti dall'Italia e dalla Provenza, quali i Tocco, i Capece, gli Hulot, gli Altavilla; fu ugualmente modificata la struttura amministrativa dell'isola perché, pur lasciando al loro posto i decarchi istituiti dai despoti epiroti, tutto il territorio fu inquadrato in quattro balivati (Agirù, Oros, di Mezzo e Alefchimo). I continui scambi con la costa italiana portarono poi all'immigrazione nell'isola di numerosi ufficiali e funzionari pugliesi. Nello stesso tempo si cercò di instaurare una gerarchia ecclesiastica cattolica, con l'istituzione di un arcivescovo latino a Corfù e abolendo pertanto il vescovato ortodosso, sostituito da un semplice protopapas, eletto da un collegio di preti e di laici.
Le pressioni religiose dei governatori angioini crearono notevole malcontento tra i Corfioti, e di questa situazione, congiuntamente ai dissidi esistenti a Napoli tra i vari pretendenti al trono, trassero profitto i Veneziani, che sul finire del XIV secolo, vinto il conflitto con Genova, avevano dato inizio a una decisa politica espansionistica lungo le coste albanesi e greche. Nel 1386 i Veneziani assediarono Corfù con un imponente esercito, sotto la guida del signore di Padova Francesco da Carrara, ottenendo alla fine la resa del presidio napoletano e la dedizione della città. Ai Corfioti la Repubblica concesse ampi privilegi e la conferma di tutti i precedenti ordini e statuti, e soprattutto si impegnò per trovare un accordo con la potente aristocrazia baronale che dominava l'isola. L'acquisto, inizialmente solo militare, divenne definitivo solo nel 1402, quando il re di Napoli Ladislao II cedette definitivamente tutti i suoi diritti a Venezia per 30.000 ducati d'oro.
Sotto il dominio veneziano Corfù fu governata da un patrizio veneziano che, con il nome di Bailo, era nominato per due anni e amministrava la giustizia nell'isola con l'assistenza di due consiglieri, anch'essi veneziani. Ad affiancarlo nelle questioni militari erano un Provveditore e Capitano, il Capitan grande della fortezza vecchia e il castellano del castello della campana nella città vecchia. Nel 1715, dopo la perdita del Peloponneso vi si trasferì il Provveditore Generale da Mar, un senatore nominato dalla Repubblica che aveva il comando supremo della flotta in tempo di pace e al quale fu dato anche il governo civile, criminale e militare delle Isole Ionie. A lui erano portate in appello tutte le sentenze pronunciate dai tribunali e dai rettori delle terre dipendenti che, nel XVIII secolo erano, oltre a Corfù, le isole di Zante, Cefalonia (con Itaca), Santa Maura (o Leucade) e Cerigo, oltre ai due distretti di Prevesa e Vonizza sulla prospiciente costa albanese. La città era retta da un regime aristocratico, essendo consentito l'accesso al consiglio e alle principali cariche pubbliche solo da quelle famiglie (in parte discese dagli antichi baroni francesi e napoletani) iscritte al libro d'oro, redatto nel 1572. L'organo principale dell'amministrazione comunale era il Maggior Consiglio, che si riuniva annualmente per eleggere il Minor Consiglio, dal quale erano eletti tutti i vari ufficiali della città e dei quattro baliati del suo distretto, oltre alle isole di Paxò e Antipaxò e ai borghi fortificati di Butrinto e Parga, situati sulla terraferma. Memorabile rimane poi il secondo assedio Turco del 1716 durante il quale i 8.000 soldati tra veneziani e corfioti, comandati dal condottiero tedesco Johann Matthias von der Schulenburg tennero testa agli incessanti attacchi di forze molto superiori per circa un mese fino a che queste non dovettero precipitosamente ritirarsi alla notizia delle sconfitte subite per opera degli eserciti asburgici guidati da Eugenio di Savoia.
Dopo un breve periodo sotto la dominazione francese, decretata dal Trattato di Campoformio che aveva assegnato ai transalpini l'Eptaneso, detto anche Isole Ionie, l'isola entrò a far parte della Repubblica delle Sette Isole Unite, sotto protettorato russo-ottomano ma a guida italo/veneto-greca. Fu questa la prima esperienza di autogoverno greco (durata 1800-1807), in cui ebbero un ruolo principale i greco-Veneti, tra i quali Giovanni Capodistria.
Il Trattato di Parigi del 1815 stabilì però che Corfù, sempre insieme alle Isole Ionie di cui è parte, divenisse protettorato del Regno Unito fino al passaggio alla Grecia nel 1864.
Durante la prima guerra mondiale, Corfù servì da rifugio all'Esercito serbo in ritirata che venne trasportato sull'isola dalla Flotta Alleata.
Nel settembre 1923 il neo-primo ministro Mussolini fece occupare per circa un mese l'isola, con mire annessionistiche (Crisi di Corfù).
Nel corso della seconda guerra mondiale, Corfù fu occupata dall'Esercito Italiano nell'aprile 1941. Tale occupazione durò fino al settembre 1943: durante questo periodo, sempre insieme alle Isole Ionie, venne amministrata come entità separata rispetto alla Grecia con l'intento di prepararne l'annessione al regno d'Italia, valendosi dell'appoggio dei Corfioti italiani. In seguito alla resa dell'Italia, Corfù divenne teatro di un'aspra battaglia tra il 18º Reggimento fanteria della Divisione Acqui, comandata dal colonnello Luigi Lusignani, e le truppe tedesche della Wehrmacht. Dopo 12 giorni di attacchi delle forze preponderanti aeree e terrestri tedesche le truppe italiane furono sopraffatte e gli ufficiali italiani, fra cui il tenente Natale Pugliese e lo stesso comandante dell´isola Luigi Lusignani, furono fucilati e i loro corpi gettati in mare dalla fortezza di Corfù. In seguito i tedeschi tentarono di trasportare i prigionieri italiani sopravvissuti in Germania, dal porto di Corfù, utilizzando la motonave Mario Roselli; la nave venne attaccata nei giorni 9 e 10 ottobre 1943 dagli alleati causando più di 1.300 vittime e l'affondamento della stessa. Si calcola che dei 10-11.000 prigionieri italiani presenti sull'isola, solo 2.000 si salvarono.
Dal 1944 è tornata alla Grecia ed è meta di turisti grazie al clima mite e alla bellezza del mare; gli unici resti delle numerose dominazioni sono un palazzo reale di epoca classica, un teatro veneziano e alcune fortificazioni dello stesso periodo.
A Corfù, il 24 giugno 1641, è nata suor Maria Arcangela Biondini (Giovanna Antonia), figlia di Angela Cicogna e di Andrea Biondini, vicegovernatore dell'isola per conto di Venezia.
Nativo di Corfù è stato anche Giovanni Capodistria, primo presidente della Grecia libera (1830).
Viene identificata nell'Odissea con l'isola dei Feaci.
Corfù, o Kerkyra, è tra le più belle e affascinanti isole greche. Meta ideale per tutti coloro che amano le belle spiagge e la natura, Corfù è famosa anche per le sue accoglienti città, i luoghi incantati nascosti dai suoi ricchi boschi verdi e i pittoreschi villaggi tradizionali.
Kerkyra è la più settentrionale delle isole ioniche ed è situata a largo della costa occidentale della Grecia: è la più verdeggiante, con oltre 2 milioni di alberi di ulivo, e la seconda per dimensione.
Intorno alla Spianada, l’ampio piazzale situato tra il centro storico e la vecchia città, si sviluppa la città Corfù o Kerkira, il capoluogo dell’isola.
La città è un labirinto di vicoletti lastricati di ciottoli stretti e tortuosi, chiamati kantounia che nascondono caratteristiche piazzette e adorabili caffè tradizionali oltre che a numerosi ristorantini.
Il quartiere antico merita davvero una visita: il suo fascino vi sorprenderà con la ricchezza delle architetture e la fortezza del sedicesimo secolo vi riporterà indietro nei secoli.
Piccole cappelle, antiche dimore e numerosi negozietti di artigiani, sono particolarmente belli e convenienti quelli di progettazione e produzione di gioielli greci in oro, vi accompagneranno lungo la vostra visita. Molte anche le bancarelle e i negozi di prodotti tipici locali come miele selvatico e dolci.
Molto bella anche la passeggiata sul lungomare verso la baia di Garitsa.
Il Palazzo Reale fu costruito a picco sul mare, nei primi anni dell’ottocento, dai governatori inglesi. Oggi è la sede della civica Galleria d’arte e del Museo d’Arte Asiatica, che raccoglie oltre 10 mila pezzi raccolti in estremo oriente.
Il fascino delle vie è dovuto allo stile architettonico tipicamente veneziano, in particolare nel quartiere della Spianada dove si può ammirare la più bella piazza della Grecia. Ma non mancano segni delle altre dominazioni, ad esempio il palazzo Liston ed i suoi portici sono d’ispirazione francese e le chiese sono tipicamente bizantine. Molto suggestiva la passeggiata serale sulle kandounia, le stradine lastricate, e sotto i portici della Spianada.
Il museo archeologico ospita il frontone ovest del tempio di Artemide e numerose vestigia dell’arte statuaria arcaica.
Il museo bizantino o Andivouniotissa è ospitato in una chiesa del quattrocento e raccoglie icone e dipinti bizantini.
Nella Piazza del Municipio o San Giacomo ci sono la cattedrale cattolica Agios Iakovos (San Giacomo) e quella che era la loggia dei nobili veneziani, ora Municipio della città.
La Chiesa di Agios Spiridonas è la più importante chiesa della città, dedicata al patrono Spiridione. Da notare il soffitto affrescato e il sarcofago d’argento del santo.
Altrettanto impressionanti sono i vecchi palazzi, che sono stati costruiti durante la seconda occupazione francese (1807-1814 imperiale) come gli edifici in rue Rivoli, a Parigi. Gli edifici più significativi della città sono i due castelli veneziani, il vecchio e il nuovo, i palazzi, le chiese, il tempio di Palaiopoli, la Chiesa di Agios Spyridonas (patrono dell’isola), il monastero di Platitera, il municipio, il vecchio edificio della prefettura, la società di lettura, Palazzo dell’arcivescovo latino, la costruzione “Liston” e suoi portici e e il Museo archeologico di arte asiatica.
La costruzione di Acillion in Corfù nello stile architettonico di Pompei, anche se include elementi delle tradizioni ioniche, romane ed eoliche. Il castello è stato chiamato “Achillion” in onore di Achille, che ammirava l’imperatrice. Dopo la sua morte nel 1898, l’Achillion non fu abitato per nove anni, fino al suo acquisto da parte dell’imperatore di Germania Guglielmo II, nel 1907.
Il Kaiser apporto’ parecchie modifiche all’interno e all’esterno del palazzo. Ha rimosso le due statue di Achille, costruito un edificio, che chiamò la casa dei cavalieri, al fine di ospitare il suo battaglione, rinnovo’ i giardini. Durante le guerre mondiali, il palazzo venne utilizzato come ospedale e quartier generale. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Achillion divenne un immobile pubblico.
All’interno del palazzo, si possono ammirare bellissimi dipinti di pittori italiani e austriaci, di grande effetto sono i dipinti di Aggelos Gialinas, un pittore da Corfù. Il murale più notevole è l’affresco della camera reception che mostra Achille che trascina il cadavere di Ettore di fronte le mura di Troia. Nelle camere, si possono ammirare gli oggetti personali di Elisabetta e Guglielmo II, mobili, gioielli, ecc.
Sono anche esposte statue che rappresentano gli eroi dalla storia greca antica e della mitologia, così come ritratti e pentole. La decorazione della cappella cattolica ospitata nel palazzo è di sorprendente bellezza. Sparse tra gli splendidi giardini e le fontane troviamo le belle statue delle nove Muse e degli antichi filosofi greci, come pure una grande statua di Achille, creata nel 1909 dallo scultore tedesco Goetz, commissionata da Guglielmo II
La più impressionante di tutte è la statua di “Achille morente” creata dallo scultore tedesco Ernest Gustav Herter. Un altro edificio in Achillion veniva utilizzato per ospitare i mezzi di trasporto, le carrozze e i cavalli.
Aggelokastro di Corfù fu costruita nel XIII secolo da Michele Angelo II, figlio dell’arcivescovo dell’ Epiro Michele Angelo I.
La tradizione dice che il fondatore era alla ricerca di rocce pericolose e ripide per costruire su di essa una fortezza inespugnabile. Così attraverso’ l’area di Aggelokastro e vi costrui’la fortezza, per gentile concessione dell’arcivescovo dell’ Epiro.
Scopo del forte era di proteggere gli abitanti dai pirati dell’Africa e da i veneziani.
Per un periodo fu la capitale dell’isola ed ivi visse in qualita’ di governatore.
Nel 1403, dal castello, hanno combattuto con successo contro i pirati di Genova.
L’entrata del castello è una porta ogivale, ma all’interno ci sono solo le rovine delle camere e i locali di deposito.
In una grotta buia, c’è una chiesa dedicata agli Arcangeli Michele e Gabriele, dove si può ammirare un notevole affresco della Vergine Maria.
La Fortezza Gardiki a Corfù si dice sia stata costruita da Michele Angelo II. Gli unici resti del castello sono rovine risalenti al XIII secolo.
La fortezza è costituita da otto torri forte che creano la sua forma ottagonale.
Gli scavi nella zona circostante fanno luce sui metodi utilizzati in epoca paleolitica..
Esso è stato denominato Kanoni (cannone) dopo l’installazione della batteria di artiglieria dai francesi nel 1798. Uno dei cannoni della batteria si trova ancora al chiosco turistico. Di fronte a Kanoni c’è il monastero di Vlaherna, collegato alla terraferma da un molo di cemento e costruito nel XVII secolo.
Da lì si può visitare Pontikonissi.
Secondo la leggenda, questa era la nave di Phaiakes che, dopo aver portato Ulisse ad Itaca, era stata pietrificata. Un’altra leggenda sostiene che questa è la roccia dove Ulisse si è schiantato a causa della tempesta.
Sull’isola di Pontikonissi sorge la cappella bizantina di Pandokrátor.
La vista spettacolare dalla Kanoni ha ispirato il pittore tedesco Becklin disegnare “L’isola dei morti”.
Questa sito è la parte più affascinante dell’isola ed è sempre stato il luogo dove tutti gli abitanti dell’isola amano passeggiare.
Nel 1831 fu costruito su una tenuta molto grande. Inizialmente era una residenza estiva per l’alto Commissario inglese F. Adam.
Successivamente divenne la residenza estiva della famiglia reale greca.
Nei dintorni di Mon Repo, ci sono state due scoperte: nel 1822 il tempio di Aesculapins (VI secolo A.C.) e nel 1912-1914 l’altare della dea Diana (VII secolo A.C.).
A Mon Repo, c’e’ una magnifica vista dalla collina di Analipsi, si vedono le rovine dell’antica città e la basilica di Palaiopoli.
La spiaggia a Mon Repo è bella e attrae molti turisti in estate
La fortezza di San Marco comprende di due castelli e due bastioni. Sulla sinistra, c’era il bastione di Sarandaris e il bastione di Agios Athanassios, entrambi collegati al castello da un triplo muro.Le due fortezze, la vecchia e la nuova, erano collegate da una galleria sotterranea e da un di bastione che circondava l’area della città contemporanea. La nuova fortezza aveva accesso ai suoi bastioni attraverso corridoi, tunnel sotterranei e gallerie.
Oggi sono rimaste in piedi solo due porte con l’emblema del Leone di San Marco.
La nuova fortificazione ha avuto un significativo ruolo difensivo, anche nelle recenti guerre, i suoi portici sono stati usati come rifugio per la gente
La fortezza è famosa per la sua architettura .
Prima del ponte, si può ammirare la statua in marmo del Feldmaresciallo tedesco Schulenburg, che coraggiosamente difeso l’isola durante l’assedio turco nel 1716.
Fu costruita da un importante scultore italiano A. Corradini, durante il dominio veneziano che fu originariamente ospitato nella fortezza. Tra la fortezza vecchia e la città, si trova il canale di Contra Fossa (150 m. lungo, 10-15 m di larghezza), con i basamenti di Saborniano e Martinego.
La costruzione dell’edificio iniziò con i veneziani, dopo l’assedio turco nel 1537 e fu completata nel 1588. Aveva quattro porte e due picchi (Korifes, dal nome di Corfù.)
Il primo picco (51 m. alt) fu costruito dai bizantini e fu chiamato “Castell del Mar”, detto anche”Castell Vecchio”, mentre il secondo picco (65 m. alt) fu costruito dai veneziani e fu chiamato “Castell di Terra”o”Castell Nuovo”.
I veneziani estesero la città oltre la fortezza, e all’interno costruirono archi, carceri, locali di deposito e nuove abitazioni per i soldati, i nobili e i politici.
La nuova città richiedeva una nuova fortificazione e una nuova fortezza. Gli archi sotterranei della fortezza dimostrano l’esistenza di un collegamento sotterraneo con isolotto di Ptihia (alias Vido).
Oggi, si possono ancora vedere le rovine delle mura veneziane, le fortificazioni aggiuntive costruite dagli inglesi, la Torre dell’orologio, gli edifici Dorici e la Chiesa di San Giorgio, costruita nel 1840, durante l’occupazione inglese.
I palazzi di San Michele e San Giorgio sono stati costruiti dal maggiore inglese S. Whitmore. Gli inglesi iniziarono la costruzione nel 1819 che si concluse nel 1823. I palazzi sono stati costruiti per essere utilizzati come residenza per l’alto Commissario inglese Più tardi vi fu installato il quartier generale del battaglione del monastero di San Michele e San Giorgio, che fu fondato nel 1818 da dipendenti inglesi della Colonia delle isole Ionie. Più tardi, dal 1864 al 1913, i palazzi furono utilizzati come residenza reale estiva.
Oggi i palazzi ospitano la biblioteca pubblica, il servizio archeologico e il Museo d’arte asiatica che fu donato dalla famiglia Manou.
All’interno dell’edificio, le camere sono decorate con rappresentazioni mitologiche dell’isola ionica, scolpite da Prosalentis.
Ci sono anche sontuosi lampadari, e le finestre esibiscono le medaglie vinte da San Michele e San Giorgio .
Nei giardini splendidamente decorati, domina la statua dell’Alto Commissario inglese F.Adam.
La Corfù Antica era stata fondata con il nome di Chersoupolis, dai Corinzi, nel VIII secolo A.C..
Le mura (IV secolo A.C.) che circondano la città su tre lati, sono stato costruite in modo tale da essere circondate dalla porta di Alcinoo (l’attuale baia di Garitsa) a nord, dalla laguna di Chalkiopoulos, nota anche come la baia di Chelaios, ad ovest, e il mare di Mon Repo, a est.
Il mercato della città fu costruito a nord dell’attuale baia di Garitsa.
L’Acropoli è stato costruita dove oggi si trova Analipsi.
L’unica torre esistente del muro era situata all’ingresso del porto di Alcinoo, mentre oggi è la Fondazione della Chiesa di Agios Athanasios.
Non lontano dal cimitero, si può vedere la torre di Neratziha, dove si erge la Chiesa della Vergine Maria e dove viene cnservata la statua .
Nella zona di Garitsa, gli archeologi hanno scoperto tracce di tombe di epoche arcaica e classica, che facevano parte dell’antico cimitero della città. Tra queste, la più significativa è la statua di Menekratis.
La flotta della città trovava rifugio nel ben protetto porto della baia di Chelaios. L’ingresso della baia era formato da due isolotti della Chiesa di Vlaherna e la verde Pontikonissi che è di fronte.
La città è caratterizzata da templi sparsi di tutte le dimensioni, costruiti dai primi abitanti di Corinto ed Evoia.
I templi più significativi e più grandi, costruiti nel VII e vi secolo A.C., sono il tempio di Hera, Diana e Kardaki , costruito in onore di Apollo, e il tempio di Dioniso.
Le reliquie e i reperti di questi templi sono esposti nel Museo Archeologico locale.
I reperti archeologici più significativi dell’isola sono tenuti qui, in tempi passati. sono stati esposti nel Museo archeologico di Corfù.
Il più interessante di questi reperti è il frontone occidentale di Gorgo in pietra (17 m. di larghezza e oltre 3 m. alte) e parte del tempio di Diana (590-580 A.C.), costruito da un artista in stile corinzio.
Il frontone greco più antico, ancora in esistenza, rappresenta il Gorgo alato circondato da serpenti, i due figli, Pegaso e Crisaore (secondo il mito, sono nati dal suo sangue dopo la sua decapitazione da Perseo) e due leoni-pantere, mentre sui lati si possono vedere le rappresentazioni delle battaglie dei Titani.
Secondo gli archeologi, il frontone aveva colori vivaci, mentre il Gorgo era connesso con Diana, la dea che ha protetto gli animali e le bestie.
Un’altro reperto da ammirare è parte del frontone sinistro arcaico trovato durante gli scavi nella zona di Figaretto (500 A.C.), che rappresenta una scena di un simposio di vini. Inoltre si possono ammirare reperti di epoca Neolitica, da Sidari, tra cui pentole, utensili e le teste di leone del tempio di Hera (VII secolo A.C.).
Altri interessanti reperti sono il Leone arcaico (VII secolo A.C.), scoperto vicino alla statua di Menekratis, così come un lavello bluastro dell’ Attica (VI secolo A.C.).
Tra gli altri, ci sono notevoli reperti dalle tombe di Garitsa (VII-VI secolo A.C.), dal tempio delle Rose (v secolo A.C.), dal tempio di Diana a Kanoni (480 A.C.), Mon Repo, dal tempio di Apollo, statuette di tipico artigianato antico, oggetti in rame e avorio, una lapide con le lodi per l’antico eroe Arnias, il capitello della colonna di Xembaros (VI secolo A.C.), e poi le monete, la più significativa raffigura una mucca, coniata dopo la liberazione di Corfù dai Corinzi.
Corfù è un vero paradiso per tutti gli appassionati dello snorkelling, delle immersioni e degli sport acquatici, nonché per tutti coloro che amano le lunghe distese di sabbia, da quelle attrezzate per i turisti a quelle più selvagge, magari piccole insenature dove è possibile trovare un po’ di privacy anche in agosto.
La spiaggia più famosa di Corfù è sicuramente la spiaggia di Paleokastritsa, dove approdò Ulisse dopo il naufragio.
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venerdì 11 dicembre 2015
L'ISOLA DI LESBO
centro principale è Mitilene.
Lesbo era una colonia eolica, colonizzata nel II millennio a.C.; fu divisa in vari stati oligarchici (tra i sovrani ricordiamo Melancro, Mirsilo, Pittaco). Lesbo fu famosa nell'antichità soprattutto per la sua intensa attività culturale; nel VII sec. a.C. diede i natali a due tra i maggiori esponenti della lirica greca arcaica: Alceo e Saffo. A quell'epoca i principali centri di creazione e propagazione della cultura erano circoli culturali, chiamati Eterìe (quelli frequentati dagli uomini) oppure Tìasi (quelli frequentati dalle donne), nei quali poeti e scrittori, tutti provenienti da famiglie facoltose, si riunivano per discutere riguardo temi comuni ed esprimere liberamente la loro vena creativa.
All'interno di questi circoli elitari, frequentati solo dai loro membri, si respirava un clima di forte armonia e di spiccato senso dell'indipendenza della figura del poeta e della sua superiorità su coloro che non esercitavano l'arte della letteratura. Tanto erano forti i legami che esistevano tra i membri (soprattutto nei tìasi, nei quali le ragazze venivano preparate a diventare future mogli), che, a quanto pare, era diffusa già nell'antichità la credenza (supportata, forse, da Anacreonte) che, all'interno del tiaso, le ragazze consumassero rapporti iniziatici di natura sessuale con le insegnanti; da ciò, il termine "lesbica".
I principali centri dell'isola furono Mitilene, Metimna (Mithymna), Ereso, Pirra e Arisba.
Durante il Medioevo l'isola appartenne all'Impero bizantino. Nell'803 l'Imperatrice Irene, prima donna ad aver governato da sola l'Impero bizantino, vi fu esiliata e, per sopravvivere e potersi mantenere, dovette adattarsi a filare la lana. Morì nell'isola, ma fu sepolta, quale imperatrice che era, nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli.
Dopo l'aggressione veneziana durante la Quarta Crociata (1202-1204), l'isola passò a far parte del neocostituito Impero latino, ma fu riconquistata dai Bizantini nel 1247. Nel 1355 essa fu assegnata alla famiglia genovese Gattilusi per ragioni economiche e politiche. L'isola fu conquistata dall'Impero ottomano nel 1462 e cambiò il suo nome in Midilli, fino al 1912, quando fu presa dalle forze greche nel corso della Prima guerra balcanica. Nell'isola nacque il famoso corsaro e ammiraglio ottomano Aruj Barbarossa, Sultano di Algeri.
Le città di Mitilene e Metimna sono diocesi fin dal V secolo.
L'isola si trova nel Mar Egeo, a poca distanza dalla piattaforma anatolica.
Ha una forma all'incirca triangolare, con la punta rivolta a nordest. In questo triangolo spiccano due profondissimi golfi, entrambi con apertura a sud, che costituiscono due eccezionali porti naturali.
L'interno è prevalentemente collinoso e culmina con il monte Olimpo (968 m), da non confondere con il più celebre e ben più alto omonimo nella Grecia continentale e altri omonimi sparsi in tutta l'area (Cipro, Turchia ecc.).
La verde isola di Lesbo è una meta estiva popolare senza essere troppo affollata. Qui è il luogo dove è vissuta la poetessa Saffo nel settimo secolo Avanti Cristo. Ed anche Alcaios, un altro poeta antico, e presunto amante di Saffo. Il filosofo Theofrasto nasceva qui nel quarto secolo AC ed il poeta vincitore del premio Nobel Odysseas Elytis proviene anche lui dall'isola. I Greci chiamano l'isola Lesvos o Mytilene, dal nome della capitale. È grande ed ha un paesaggio meraviglioso, da esplorare. Dato che qui c'è una grande base militare dove i giovani greci svolgono il servizio di leva, la vita notturna è abbastanza selvaggia, senza però essere esagerata o estrema come ad Ios o a Kos. Ci sono villaggi molto tranquilli su Lesbo per quelli che cercano pace e quiete.
Lesbo è un'isola vulcanica e nel corso della sua storia ha subito diversi terremoti, e gli storici sostengono, per questa ragione, che molte città dell'isola oggi siano sepolte in mare.
Nonostante la florida vegetazione, non ci sono fiumi di grande rilievo, e nemmeno laghi, anche se si possono trovare alcune cascate nella parte settentrionale dell'isola, in particolare a Evergetoulas, Tenagion, Sedountas e Vourkas nella zona di Plomari e di Almiropotamos a Vrissa.
L'isola ha molte montagne, delle quali la più alta è il massiccio di Lepetimno nel nord, con la cima più alta, Profitis Ilias (968 m.). Le altre montagne sono: Olimbos (967 m.), Psilokoudouno (914 m.), Roditis a Megalohori (845 m.), Kouratsonas (785 m.) tra Vatoussa e Parakila, e Profitis Ilias (799 m.).
La fauna di Lesbo è molto variegata.Le miniere di sale a Kaloni sono residenza permanente di 50 coppie di aironi, oltre ad ospitare saltuariamente altri esemplari di specie avicole, talvolta anche molto rare.
Nelle grotte di Skala, a Eressos, trovano rifugio le foche, ed al monastero di Limonas un paio di foche del Mediterraneo hanno trovato rifugio, mentre nel monastero di Limonas, c'è un'area protetta proprio per gli uccelli selvatici.
Sull'isola abbondano gli uliveti che hanno reso famosa Lesbo per la sua produzione di olio.
I vigneti anche sono molto diffusi, ed in particolare quelli di Plomari sono noti per la produzione di vino di eccellente qualità , oltre che di ouzo, l'aperitivo più diffuso in Grecia.
La coltivazione è favorita dal clima mite dell'isola, umido e mediterraneo con inverni miti. La temperatura media in estate è di 30 C, mentre in inverno si scende a 10° C.
Gli abitanti di Lesbo sono gentili e disponibili, amano gli stranieri e trattano i loro ospiti con affetto e simpatia.
L'isola di Lesbo è unica dal punto di vista architettonico.La facciata delle case sono decorate con belle ringhiere decorate, ed i palazzi più antichi presentano colonne ioniche o doriche, frontoni, facciate monumentali ed archi, spesso impreziositi da antiche statue.
Gli abitanti di Lesbo tengono molto alle loro tradizioni. In molti villaggi, l'albero di Natale è sostituito da un ulivo, e tradizione vuole che la notte di Capodanno i giovani, senza parlare, si rechino a prendere acqua alle sorgenti per poi spargerla nelle case come segno di augurio per i futuro. In altri villaggi, il giorno di Capodanno, gli uomini rompere un melograno all'ingresso di casa, mentre si tiene in mano un ferro: il melograno simboleggia ricchezza e prosperità , mentre il ferro simboleggia la salute.
A Plomari, la gente appende ramoscelli d'oliva alle porte, perchè porti prosperità alle coltivazioni di oliva dell'anno a venire.
A Pasqua, l'arcivescovo beve il vino da una coppa d'argento che in seguito lancia sulla folla: chi prende la coppa vince un premio e uova di Pasqua.
Gli abitanti di Lesbo amano la musica. Durante le feste i gruppi folk suonano musiche allegre, mentre i ragazzi ballano danze tradizionali.
Giacche, pellicce, abiti da donna ricamati, seta, tessuti colorati fanno parte del costume tradizionale di Lesbo.
Tra i lavori artigianali più diffusi la ceramica, il legno intagliato, e lavorazione del rame.
Ad Agiassos si possono trovare veri capolavori in argilla o in legno d'ulivo.
Da ammirare anche i lavori artigianali in pietre dure e argento, le "velentzes", ovvero tessuti ricamati, i tappeti e il lavoro di cesteria.
Fin dall'antichità , Lesbo è stata molto importante anche nel campo della letteratura.
E' stata per esempio la patria di Pittaco, di Arion, un famoso poeta e musicista, dei poeti Saffo e Alceo, cosi come del creatore di drammi Terpandro.
Altre personaggi famosi che provengono da Lesbos: Eftaliotis Argiris, Mirivilis Stratis, Ilias Venezis, il poeta premio Nobel Odysseas Elitis ed il pittore Teofilo.
Il capoluogo dell’isola è Mitilini, costruita ad anfiteatro proprio dove sorgeva l’omonima città antica, con il suo castello bizantino costruito nel XIV secolo che domina la baia dalla collina coperta di pini. All’estremità nordorientale della città si trova l’antico teatro di epoca ellenistica, con una capienza di 10 mila spettatori ed una meravigliosa acustica. Importante il Museo Archeologico, ricco di reperti, ed il Museo Bizantino, con opere di epoca bizantina e post-bizantina. Interessanti da visitare sono la città vecchia, Toursi, il mercato, la Casa di Menandro, una villa romana, Geni Tsami, la moschea, ed anche alcune chiese, come la Cattedrale, dedicata a Sant’Attanasio, in greco Agios Athanasios, la chiesa di Agios Therapon e la chiesa di Agii Theodori, con una splendida iconostasi e notevoli icone.
A nord dell’isola è situato Molivos, Mithimna, uno dei centri più noti per le vacanze e la tradizione artistica dell’isola, con il castello medievale che domina l’abitato e la sua architettura autentica.
Sulla costa meridionale dell’isola c’è Vaterà, importante centro turistico, con una lunghissima spiaggia, e Plomari, la seconda città, per dimensioni, dell’isola di Lesbo, con un’architettura interessante, splendide spiagge e notevole sviluppo turistico. Inoltre, Plomari è nota per il liquore “ouzo”, di eccezionale qualità. A Lesbo, esistono anche delle sorgenti di acque termali nel golfo di Geras, a Thermì, Liovori, Eftalou, Polihnitos ed altrove.
Lesbo ha un aeroporto internazionale a 8 chilometri da Mitilini collegato giornalmente da e per Atene e Salonicco e nel periodo estivo con diverse isole dell’Egeo. E’ possibile, inoltre, raggiungere Lesbo con traghetti giornalieri dal porto del Pireo, da Salonicco e Kalava. Numerosi i collegamenti via mare anche con Chio, Limnos, Samos, Rodi e Icaria.
La foresta pietrificata di Sigri: nel corso della grande attività vulcanica che ha interessato l’isola di Lesbo durante l’Oligocene e le età Miocene, , tra i 15 e i 20 milioni di anni fa, le ceneri vulcaniche hanno coperto gli alberi della zona e favorito così la fossilizzazione del bosco subtropicale nella zona nordoccidentale di Lesbo.
Il Castello medievale di Mitilene costruito a partire dal V secolo sul sito dell’acropoli.
Il Monastero di Limonos, il più grande e il più importante monastero di Lesbo, si trova a 4 chilometri a nordovest del villaggio di Kalloni. Dedicato a San Michele Arcangelo, è stato fondato in epoca bizantina.
L’acquedotto romano di Moria sorge a 600 metri ad ovest del villaggio a 6 chilometri da Mitilini. Si tratta di uno dei primi grandi successi tecnici di architettura del tardo romana, in quanto risale a circa alla fine del II secolo o agli inizi del III. Lungo 22 chilometri, la sua capacità di carico è calcolata in 127 mila metri cubi di acqua al giorno.
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domenica 20 settembre 2015
IL MAR EGEO
Il mare era tradizionalmente conosciuto col nome di Arcipelago, nome con cui poi si indicarono le isole del mare ed in seguito passò ad indicare ogni gruppo di isole, dato che il mar Egeo è noto per la grande quantità di isole e arcipelaghi.
Nei tempi antichi furono proposte varie spiegazioni al nome Egeo. Si diceva che fosse stato nominato così per la città greca di Aigai (Ege), o Aigaion, "mare delle capre", un altro nome di Briareo, uno degli antichi ecatonchiri, o, specialmente tra gli ateniesi, per Egeo, il padre di Teseo, che si gettò in mare quando vide la nave del figlio con le vele nere, poiché credeva che l'eroe fosse morto cercando di portare a termine la sua missione. In realtà Teseo aveva solo dimenticato di issare vele bianche, che avrebbero invece simboleggiato la buona riuscita dell'impresa.
Una possibile etimologia deriva dal greco aiges = "onde", da cui "mare ondoso", si consideri anche aigialos "costa".
La linea di costa odierna risale circa al 4000 a.C. Prima di allora durante il picco dell'ultima era glaciale (circa 16000 a.C.) il livello del mare era 130 metri più basso, e c'erano larghe pianure costiere al posto dell'odierno mar Egeo settentrionale. Quando vi si insediarono gli esseri umani, le odierne isole, inclusa Milo con la sua importante produzione di ossidiana, erano probabilmente ancora connesse con la terraferma. La forma generale della linea costiera odierna apparve circa nel 7000 a.C., mentre il livello del mare post-era glaciale sarebbe continuato a risalire per altri 3000 anni.
Le successive civiltà dell'età del bronzo in Grecia e la loro connessione con mar Egeo hanno dato origine al termine generale di civiltà egea. Nei tempi antichi il mare fu il luogo d'origine di due antiche civiltà: la civiltà minoica a Creta e quella micenea nel Peloponneso.
In seguito sorsero le città stato (poleis) di Atene e Sparta, tra le molte altre che andavano a costituire l'area di influenza ateniese e la civiltà ellenica. Platone descriveva i greci che vivevano intorno all'Egeo "come rane intorno ad uno stagno". Il mar Egeo fu poi invaso dai persiani e dai romani, amministrato in seguito dall'impero bizantino, dai veneziani, conquistato dai turchi selgiuchidi e dall'impero ottomano fino alla resurrezione greca del 1821 della quale fu teatro importante. L'Egeo fu il luogo d'origine della democrazia nonché culla della civiltà ellenica, e le sue rotte furono le vie di contatto tra varie civiltà differenti del Mediterraneo orientale.
Molte delle isole del mar Egeo hanno porti e baie sicuri, ed in passato la navigazione attraverso il mare era più semplice che viaggiare attraverso il terreno accidentato della terraferma greca e dell'Anatolia. Su le altre isole vengono estratti il marmo ed il ferro. Le isole più grandi hanno alcune valli fertili e pianure in genere costiere. Le isole del mar Egeo, 1 415 tra isole e isolotti, appartengono nella quasi totalità alla Grecia e solo due isole appartengono alla Turchia: Tenedo ed Imbro.
Il mar Egeo è un mare del mar Mediterraneo situato tra la parte meridionale della penisola balcanica e quella occidentale dell'Anatolia. A nordest è connesso con il mar di Marmara e quindi con il mar Nero attraverso lo stretto dei Dardanelli ed il Bosforo. Le isole egee si trovano al suo interno, mentre viene delimitato a sud dalle isole di Creta e Rodi.
L’Egeo è una delle nove regioni geografiche della Grecia. È suddiviso in due regioni amministrative, l’Egeo Settentrionale e l’Egeo Meridionale che a est confinano con la Turchia. L’Egeo bagna anche le coste occidentali della Turchia, suddivise amministrativamente in nove province che costituiscono la regione egea. La zona settentrionale del Mar Egeo a nord del 40º parallelo, è detta Mar di Tracia.
Il mar Egeo copre un'area di circa 214 000 km², e misura circa 610 km in longitudine e 300 km in latitudine. La profondità massima è 3 543 m al largo della costa orientale di Creta. Le isole egee si trovano nelle sue acque, con le seguenti isole che delimitano il mare a sud (da ovest verso est): Cerigo, Cerigotto, Creta, Caso, Scarpanto e Rodi.
La parola arcipelago veniva applicata in origine al mar Egeo ed alle sue isole. Molte delle isole egee o delle catene di isole sono in effetti estensioni delle catene montuose della terraferma. Una catena si estende attraverso il mare fino a Chio, un'altra si estende attraverso l'isola di Eubea fino a Samo, ed una terza si estende attraverso il Peloponneso e Creta fino a Rodi, dividendo l'Egeo dal Mediterraneo.
Il trattato di Losanna del 1923, che fissò i confini della Grecia, attribuì a tale Paese la maggioranza di tali isole, le quali fanno parte di due divisioni amministrative, l'Egeo Settentrionale e l'Egeo Meridionale. Alla Turchia furono invece assegnate le isole Imbro e Tenedo, di fronte allo stretto dei Dardanelli.
Il nome Isole italiane dell'Egeo, note semplicemente come Dodecanneso, è presente soprattutto nella storiografia italiana per riferirsi alle isole egee conquistate durante la guerra italo-turca del 1912, e annesse al Regno d'Italia con il trattato di Losanna dello stesso anno. Il Dodecanneso, con Rodi e Castelrosso, dopo una breve occupazione tedesca iniziata l'8 settembre 1943 venne occupato dagli inglesi. Nel 1947 anche il Dodecanneso passò alla Grecia.
Le insenature dell'Egeo cominciando da sud e muovendosi in senso orario includono su Creta, il golfo di Mirabella, la baia di Almyros, la baia di Souda ed il golfo di Canea, mentre verso la terraferma si trovano il mar di Myrtoön ad ovest, il golfo Saronico a nordovest, il golfo di Petali, da cui si entra nel golfo meridionale di Eubea, il golfo di Volos, da cui si entra nel golfo settentrionale di Eubea, il golfo di Salonicco a nordest, la penisola Calcidica, che include i golfi di Cassandra e del Monte Athos, a nord il golfo di Orfani e la baia di Kavala; le restanti insenature si trovano in Turchia: il golfo di Saros, il golfo di Edremit, il golfo di Dikili, il golfo di Çandarli, il golfo di Smirne, il golfo di Kusadasi, il golfo di Gökova ed il golfo di Güllük.
Le acque superficiali del mar Egeo si muovono in senso antiorario, con le acque a salinità superiore del Mediterraneo che si muovono verso nord lungo la costa occidentale della Turchia prima di venire disperse dal flusso di acqua meno denso proveniente dal mar Nero. La densa acqua del Mediterraneo scende in profondità sotto il flusso del mar Nero a circa 23 - 30 m e quindi scorre attraverso lo stretto dei Dardanelli dentro il mar di Marmara ad una velocità di 5- 15 cm/s. Il flusso in uscita dal mar Nero scorre verso ovest lungo le coste settentrionali della Grecia.
L'oceanografia fisica del mar Egeo viene controllata soprattutto dal clima regionale, dall'introduzione di acque fresche dai grandi fiumi che scorrono nell'Europa sudorientale e dalle variazioni stagionali nella corrente superficiale proveniente dal mar Nero.
Le analisi del mar Egeo durante il 1991 ed il 1992 hanno rivelato tre masse d'acqua distinte:
Acque egee di superficie - di 40 - 50 m di spessore, con temperature estive di 21 - 26 °C e temperature invernali che variano da 10 °C al nord ai 16 °C del sud.
Acque egee intermedie - si estendono dai 40 - 50 m ai 200 - 300 m con temperature oscillanti tra i 11 °C ed i 18 °C.
Acque egee di profondità - si estendono al di sotto dei 200 - 300 m con temperature (13 - 14 °C) e salinità (39,1 - 39,2%) uniformi.
Nel punto più profondo raggiunge i 2591 metri di profondità, precisamente a nord dell’Isola di Scarpanto. .
In seguito alla ratifica da parte greca (1° giugno 1995) della Convenzione internazionale sul diritto del mare (stipulata nel 1982 a Montego Bay, Giamaica), si acuiva nuovamente la tensione fra Grecia e Turchia per il controllo del Mare Egeo. La Convenzione, infatti, autorizzava gli Stati firmatari a estendere le proprie acque territoriali fino a 12 miglia marine dalla linea di base. Già la precedente regola delle 6 miglia riduceva grandemente, a vantaggio della Grecia, gli spazi internazionali nel Mare Egeo. L'eventuale estensione dei limiti territoriali a 12 miglia da parte greca avrebbe portato in pratica allo sbarramento dell'Egeo, creando una fascia continua di acque territoriali greche fra le isole di Eubea e Samo a N e fra l'estremità sudorientale del Peloponneso e Rodi a S. La prospettiva appariva intollerabile alla Turchia (ma in realtà anche a molti altri Paesi), giacché avrebbe potuto impedirle il libero accesso non solo ai suoi porti sull'Egeo, ma anche alla capitale Ïstanbul e al Mar Nero. Il problema si riproponeva negli stessi termini anche per la sovranità sugli spazi aerei, la cui gestione appariva più delicata avendo già dato luogo a diversi incidenti (compreso l'abbattimento di aerei militari turchi nel 1995-96). La tensione tra i due Paesi raggiungeva un momento critico nel gennaio 1996, quando la Turchia effettuava uno sbarco sull'isolotto disabitato di Imia, sotto sovranità greca, a NE dell'isola di Calimno (Kálymnos): una mediazione internazionale impediva che vi fossero conseguenze più serie, ma non si è trattato di un fatto isolato, dal momento che più volte in precedenza, la Turchia aveva sollevato il problema. Oltre agli aspetti strategico-militari e marittimi, nella controversia giocava un ruolo importante l'aspettativa che i fondali dell'Egeo presentassero idrocarburi in quantità economicamente rilevanti, anche se al riguardo, non essendo stati effettuati sondaggi, si avevano semplicemente delle stime. Soltanto un accordo sull'estensione delle acque territoriali e, soprattutto, su una divisione consensuale delle zone esclusive di sfruttamento tra Grecia e Turchia avrebbe consentito a entrambi i Paesi di procedere, nel caso, all'avvio di operazioni di ricerca. La diplomazia internazionale, anche sotto gli auspici dell'Unione Europea, ha tentato più volte di risolvere la questione dell'Egeo e sono stati firmati al proposito accordi bilaterali fra Grecia e Turchia (Dichiarazione di Madrid, firmata anche dagli Usa, nel 1997) nei quali le parti si impegnano al rispetto reciproco e rinunciano alla forza per la soluzione del problema. Con l'aprirsi del nuovo secolo, le relazioni bilaterali fra i due Paesi, pur permanendo tese in particolare per la questione di Cipro, attraversano una fase di distensione.
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