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martedì 19 luglio 2016

ISOLA SIMI



Simi è un'isola greca del Mar Egeo nell'arcipelago del Dodecaneso, situata 41 km a nord dalle coste dell'isola di Rodi, si estende su una superficie di 58,1 km².
È localizzata in prossimità delle coste turche della penisola di Resadiye nella Provincia di Mugla. Dal punto di vista amministrativo è un comune della periferia dell'Egeo Meridionale (unità periferica di Rodi).

Menzionata nell'Iliade di Omero (che narrò della sua partecipazione alla guerra di Troia), venne abitata fin dall'antichità da popolazioni provenienti dall'Asia Minore e dai minoici;   la sua storia si confonde con quella della quasi totalità delle isole dell'Egeo: nel II e nel  I a.C., divenne dominio romano.

Più tardi arrivarono i bizantini e nel 1309 i Cavalieri di San Giovanni; l'isola divenne "baluardo della cristianità armata" ed iniziò a godere di quella prosperità e ricchezza che l'avrebbero contraddistinta per secoli e secoli.

L'ordine dei Cavalieri rimase sull'isola fino all'arrivo dei turchi nel 1522. Gli ottomani, in virtù dell'importanza strategica dell'isola, garantirono a Simi una relativa tranquillità ed una certa autonomia che ne agevolarono lo sviluppo.

Nel 411 a.C., durante la guerra del Peloponneso, la città fu teatro di una battaglia navale nella quale la flotta Spartana vinse un piccolo gruppi di navi ateniesi.

L'isola, insieme con il resto del Dodecaneso, cambiò più volte dominazione nel corso del XX secolo: nel 1912 il Dodecaneso dichiarò la propria indipendenza dall'Impero Ottomano, ma quasi immediatamente venne occupato dall'Italia. L'isola venne formalmente ceduta all'Italia nel 1923 e nel 1943 fu occupata dai nazisti. Alla fine della Seconda guerra mondiale, la resa delle forze tedesche nella regione, comportò l'occupazione da parte degli inglesi. Simi venne infine ceduta alla Grecia nel 1948.

La città di Simi, che dà il nome all’isola, è un fiorente villaggio dall’architettura neoclassica italiana che scende dalle colline e si spinge fino alle cristalline acque del porto Gialos.

Delle grandi scalinate (kali strata) uniscono la zona bassa della città a quella più alta, chiamata Horio (o Ano Simi), la parte più antica dell’isola.

Horio è piena di piccoli vicoli nei quali case color pastello si alternano a antiche rovine. In estate, dopo la frenesia dei commerci, al calar del sole regna la pace. A Horio si trovano anche le rovine del castello costruito dai Cavalieri di San Giovanni agli inizi del 1400, fatto saltare in aria durante la seconda guerra mondiale quando fu trasformato in un deposito di munizioni.

L’entroterra è verdeggiante e rigoglioso dell’isola attraversato da organizzati e ben tenuti sentieri.

L’isola di Simi è conosciuta soprattutto per il suo porto neoclassico e la sua atmosfera ma le sue spiagge non sono da meno. Alcune facilmente accessibili e attrezzate, altre raggiungibili solo in barca e più selvagge, Simi ha una costa rocciosa con spiagge principalmente di ghiaia e un mare cristallino idilliaco tra cui le più popolari sono Nos, Pedi Nimporio e Panormitis.




Tra le tante chiese, costruite in particolar modo durante il domino turco, ne spicca una piuttosto recente: Timios Prodromos, eretta nel 1830 e ristrutturata nel 1869, che si caratterizza per il meraviglioso cortile di ghiaia.

Affascinante e suggestiva è anche Chorio, che, grazie al commercio di spugne ed ai cantieri navali, in tempi non troppo lontani era un centro ricco e prosperoso (quasi più della vicina ed elegante Rodi).

Anche qui troverete tantissime casette (bianche o colorate), dagli splendidi balconi e, tante belle chiese e scalinate e l'antico castello dei Cavalieri (kastro).

Nella zona di Chorio si può ancora ammirare il bel edificio neoclassico che un tempo ospitava l'antica farmacia dell'isola.

Nel lembo di Symi più a  sud si trova il pittoresco  villaggio Panormitis, famoso per il suo  monastero ortodosso, eretto in tipico stile veneziano.

Il Monastero dell'arcangelo Michele (“Moni Taxiarchis Michail Panormitis”): è il monumento più noto ed importante di tutta l'isola.  Dedicato al santo patrono dell'isola (protettore anche dei marinai), si trova in una suggestiva insenatura nella parte più meridionale dell'isola, nel villaggio di Panormitis.

Eretto nel 12° secolo e ricostruito nel 18° secolo è meta di pellegrinaggi, in quanto il culto di San Michele è vivissimo tra le popolazioni dell'Egeo. Dallo stile tipicamente veneziano, questo monastero custodisce non solo manufatti di rara bellezza, ma anche una grandiosa (misura circa tre metri di altezza) e particolarissima icona in argento dell’Arcangelo.

Un’antica leggenda locale afferma che l’Arcangelo Michele è solito apparire in sogno durante la prima notte che si dorme sull'isola.
Un altro Monastero interessante è quello di Kyra, sito tra Nimborios a Nikia (un villaggio molto carino, noto per la sua ellittica piazza principale), a ben 450 metri sul livello del mare…La vista che si può godere è a dir poco mozzafiato.

Leggenda, o meglio la mitologia, vuole che l'isola di Symi abbia preso il nome dalla principessa di Rodi, che fuggì qui con il suo amore, il dio Glaucus, poiché suo padre, il re di Rodi, era fortemente contrario alla loro unione. 

Altri racconti vogliono che Symi sia il nome di una ninfa che qui, con Poseidone Dio del mare,  diede alla luce Hthonios, guida dei primi abitanti dell'isola.








sabato 2 luglio 2016

LE ISOLE GIAPPONESI



Hokkaido è la più settentrionale delle quattro isole principali dell'arcipelago giapponese e la meno sviluppata. Il termine "Hokkaido" letteralmente significa "via per il mare settentrionale", ma originariamente veniva chiamata Ezo (o Yezo) ed era abitata principalmente dagli indigeni Ainu.

L'isola è caratterizzata da una natura selvaggia (ospita più di 60 vulcani che rappresentano oltre il 10% dei vulcani di tutto il mondo) e da inverni rigidi in rapporto alla latitudine; Hokkaido attira amanti della natura e degli sport invernali nei mesi più freddi, ciclisti, campeggiatori ed escursionisti da giugno a settembre. L'isola di Hokkaido è la maggiore produttrice agricola di tutto il Giappone.

Tutta l'isola è un'unica prefettura il cui capoluogo è Sapporo.

Escludendo i suoi laghi, l'isola di Hokkaido ha un'estensione di 78.719 km², fatto che la rende la 21ª isola più grande del mondo.

L'isola di Hokkaido costituisce la parte più settentrionale dell'arcipelago giapponese, nei pressi della Russia. Le sue coste si affacciano sull'Oceano Pacifico ad est ed a sud, sul mare di Okhotsk a nord e sul mar del Giappone ad ovest. A nord lo stretto di La Pérouse la separa dall'isola russa di Sachalin.

È un'isola di origine vulcanica: le montagne sono concentrate nella parte centrale dell'isola, addolcendosi in pianure che si stendono fino alle coste. Hokkaido è inoltre assai sismica. Per esempio l'epicentro di un terremoto di magnitudo 8 avvenuto il 23 settembre 2003, si trovava molto vicino all'isola.

La prefettura di Hokkaido comprende anche altre isole minori, quali Rishiri, Okushiri, e Rebun. L'isola è coperta per il 71% da foreste e per il 16% da terreni agricoli.

Hokkaido è conosciuta per le sue estati relativamente fresche e secche (che attirano numerosi turisti) e per i suoi inverni rigidi in rapporto alla latitudine sotto al 45º parallelo. La temperatura media di agosto (tra le minime e le massime) è di circa 22 °C, mentre quella di gennaio varia dai -4 °C ai -12 °C, in ragione dell'altitudine sul livello del mare e dell'esposizione. In pieno inverno (dicembre-gennaio) le tempeste di neve, portate dai gelidi venti siberiani che scendono centinaia di chilometri trovando ben pochi ostacoli, sono frequenti.

Nei mesi freddi, il mare di Okhotsk gela severamente ed in gran parte, rendendo la navigazione impossibile su tutta la costa settentrionale. I pescatori devono interrompere quindi le loro attività fino al disgelo che tendenzialmente ad inizio aprile è quasi completato.

Hokkaido era originariamente la terra del popolo Ainu. Permangono infatti le tracce della lingua ainu nel toponimo dell'isola, così come per quelli di numerose città tra cui lo stesso capoluogo Sapporo, e di parecchie specie d'alberi e d'animali (per esempio, ezomatsu, ovvero il pino di Hokkaido). L'origine degli Ainu è tuttora dibattuta; la teoria più diffusa li fa venire dal continente asiatico, probabilmente legati ai popoli mongoli. Effettivamente, nel sud di Hokkaido, degli studi archeologici hanno messo in evidenza la presenza di tribù risalenti al Periodo Jomon, probabilmente originari dell'Asia, da 8000 a 6000 anni fa, i cui discendenti potrebbero essere gli Ainu. Nel nord di Hokkaido s'istallarono le popolazioni di Ochotsk sei o sette secoli avanti Cristo.

Dal VII al XII secolo coabitavano le culture sedentarie ed agricole di Okhotsk e Satsujin, che si mescolarono in alcuni luoghi. Tuttavia, gli originari di Okhotsk scomparirono o furono assorbiti dai Satsujin nel XII secolo, formando infine il popolo Ainu.

Lo stabilimento dei primi Giapponesi in Hokkaido avvenne nel 1600 con decine di migliaia di pescatori, mercanti e contadini, ma nel complesso, l'isola resto alquanto spopolata fino al XIX secolo, con una popolazione di 50000 o meno abitanti, intanto però gli immigrati giapponesi avevano superato in numero gli aiuno, che avevano cominciato a diminuire dal XVI secolo. Hokkaido fu a lungo chiamata Yeso, Ezo o Ezochi fino alla Restaurazione Meiji.

Poco dopo la guerra Boshin del 1868, un di fedeli di Tokugawa, comandati da Takeaki Enomoto, dichiarò l'indipendenza dell'isola sotto il nome di Repubblica di Ezo, ma la ribellione fu sedata nel maggio 1869. L'effettiva integrazione di Hokkaido nel Giappone, all'epoca chiamato Impero giapponese, avvenne con la Restaurazione Meiji, a partire dal 1868, a causa delle preoccupazioni circa l'espansione russe in Estremo Oriente. La regione fu divisa in undici province : Tokachi, Hidaka, Ishikari, Kitami, Kushiro, Nemuro, Teshio, Oshima, Shiribeshi, Iburi e Chishima per le isole Curili del sud. Nel 1882, le province di Hokkaido si fusero per formare tre prefetture: Hakodate, Sapporo e Nemuro, le quali si unirono a loro volta nel 1886.

La commissione di colonizzazione fu creata per favorire il popolamento dell'isola, i cui abitanti aumentarono fortemente al sud e nella città di Sapporo, scelta per ospitare il governo centrale nel 1885. Dal 1875, dei soldati-coloni si stabilirono in cambio di terre al centro, all'est ed al nord. Nel 1900, 600 000 coloni giapponese risiedevano in Hokkaido. L'integrazione degli immigrati avvenne in tre tappe: l'instabilità della nuova società nel periodo Meiji; il radicamento e l'affermazione di un'identità locale tra il 1910 e il 1955 circa; infine una fase di delocalizzazione, come d'altronde in tutto il Giappone, e di forte urbanizzazione, a significare che i localismi si stavano facendo da parte.

Durante gli anni 1930, l'isola aveva beneficiato della modernizzazione intensiva, della rivoluzione industriale, della nascita della risicoltura, degli aiuti occidentali e specialmente americani, cosicché la maggior parte del territorio era completamente occupato, eccetto le terre più ostili a nord ed ad est, con le grandi città tra cui Sapporo e Otaru.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, circa cinque milioni di coloni tornarono dalla Corea e dalla Manciuria, in modo che a partire dal 1950 la popolazione delle zone più abitate si spingesse sistematicamente nelle aree poco popolate del nord e dell'est.

Hokkaido occupa il primo posto nel settore primario del Giappone, specialmente per la produzione di riso e di pesce. L'insieme del settore è molto sviluppato: allevamento, agricoltura, pesca.

Sebbene l'industria leggera sia egualmente rappresentata (in particolare carta, birra e produzione alimentare), la maggior parte dei posti di lavoro si trova nel settore dei servizi. Il turismo è molto importante per l'economia, particolarmente durante l'estate, la cui frescura attrae turisti (fa molto caldo nel resto del Giappone durante questo periodo dell'anno). In inverno, sono le stazioni sciistiche a prendere il sopravvento, ad esempio si svolsero a Sapporo i Giochi olimpici invernali del 1972.

L'unico collegamento terrestre di Hokkaido col resto del Giappone è il tunnel Seikan. La maggior parte dei viaggiatori arriva sull'isola mediante aeroplano. Il principale aeroporto è quello di Chitose, chiamato Aeroporto di Shin-Chitose, a sud di Sapporo. Tokyo-Chitose è linea più frequentata del Giappone con quarantacinque voli giornalieri, operati da tre società.

Si può anche andare a Hokkaido con il traghetto, a partire dai porti di Sendai e Niigata.

La rete ferroviaria all'interno di Hokkaido è molto sviluppata, ma alcune città sono accessibili solo in bus o in automobile.

La regione di Hokkaido è stata spunto per l'ideazione della regione del mondo Pokémon di Sinnoh.

Honshu è l'isola più grande del Giappone. Honshu in giapponese vuol dire appunto Provincia principale. Su Honshu sono ubicate, oltre la capitale Tokyo, alcune fra le città più grandi e importanti del paese: Hiroshima, Kawasaki, Kobe, Kyoto, Nagoya, Nara, Osaka, Sendai, Yokohama.



Nei suoi confini amministrativi, ha una superficie di 231.090 km², inclusi 155 km² di acque interne. Senza le isole minori, la superficie di Honshu è di 227.414 km², il che ne fa la 7ª più estesa isola del globo.

Una catena montuosa altamente vulcanica attraversa l'isola per il lungo. La cima più alta è quella del Monte Fuji (3778 m s.l.m.), seguita da alcune cime delle Alpi giapponesi.

Honshu conta oltre 103 milioni di abitanti (2003), concentrati soprattutto nelle pianure a disposizione, in particolare nella pianura del Kanto, dove il 25% della popolazione totale risiede nella Grande Area di Tokyo, che include Tokyo e Yokohama, Kawasaki, Saitama e Chiba città. È stata la più popolosa isola della Terra fino alla metà degli anni ottanta quando fu superata da Giava (Indonesia), caratterizzata da un più alto tasso di crescita demografica.

Come nella maggior parte della nazione, l'industria si trova lungo la fascia che parte da Tokyo, lungo le città costiere meridionali di Honshu, tra cui Kyoto, Osaka, Nagoya, Kobe e Hiroshima, e parte della cintura Taiheiyo. L'economia lungo la costa nord-occidentale del Mar del Giappone proviene in gran parte dalla pesca e dall'agricoltura; Niigata è nota come un importante produttore di riso. La pianura del Kanto e Nobi producono grandi quantità di riso e verdure, esportate verso tutto il Giappone. Yamanashi è famosa per la frutticoltura, e Aomori è nota per le sue mele.

I centri storici più importanti sono Kyoto e Narae Kamakura. L'isola è nominalmente suddivisa in cinque regioni e contiene 34 prefetture, compresa quella metropolitana di Tokyo. Le regioni sono Chugoku (occidentale), Kansai (del sud, a est di Chugoku), Chubu (autonomo), Kanto (orientale), e Tohoku (nord). Alcune isole minori sono incluse all'interno di queste prefetture; principalmente sono: isole Ogasawara, Sado Island, Izu Oshima e Awaji Island.

Il punto più settentrionale sulla Honshu è la punta della penisola Shimokita in Oma, Aomori. All'estremo sud si trova a Cape Kure Kushimoto, Wakayama. L'isola è delimitata ad est da Todogasaki a Miyako, Iwate e ad ovest da Bishanohana a Shimonoseki, Yamaguchi. Si estende su più di otto gradi di latitudine e 11 gradi di longitudine.

Venerdì 11 marzo 2011 nella zona nord-orientale dell'isola di Honshu in Giappone si verifica una violenta scossa di magnitudo 9,0, il più grande sisma registrato nello Stato nipponico. La scossa viene registrata dai sismografi alle 14:45, ora locale, a una profondità di 24,4 km a più di 500 km dalle coste giapponesi. La violenta scossa, che causa molti danni e l'incendio a una centrale nucleare, provoca uno tsunami, che si abbatte sulle coste giapponesi con onde alte 10 metri. Le autorità, stilando il numero provvisorio delle vittime e dei dispersi, annunciano che le previsioni non sono incoraggianti: si parla di almeno 1000 morti e migliaia di sfollati.

Shikoku è la più piccola e meno popolosa tra le quattro maggiori isole dell'arcipelago giapponese. È situata nella parte meridionale ed è vicina al Kyushu e allo Honshu.

Shikoku letteralmente significa quattro province (shi=quattro, koku=paesi), che nell'antichità erano: Sanuki, Awa, Iyo, e Tosa. Dall'era Meiji (1862) queste sono diventate prefetture. Oggi si chiamano Kagawa, Tokushima, Ehime e Kochi.

Il monte Ishizuchi, con i suoi 1982 metri, è la cima più elevata dell'isola.

Lo Shikoku è collegato allo Honshu da tre ponti. Sul ponte Seto Ohashi("il grande ponte di Seto"), terminato nel 1988, transita la ferrovia.

La maggioranza della popolazione (poco più di quattro milioni di abitanti) risiede nei capoluoghi delle quattro prefetture: Kochi, Matsuyama, Tokushima, Takamatsu.

Kochi è la città capoluogo della prefettura omonima (320.000 abitanti circa) situata alla foce del fiume Monobe, nella baia di Tosa. Notevole il castello che domina dall'alto.

Matsuyama, capoluogo della prefettura più orientale (Ehime), è anch'essa famosa per il castello e per le fonti termali (Dogo Onsen) in cui tradizionalmente per secoli si sono bagnati nobili, persone comuni ed anche, in stanze a loro riservate, l'imperatore e i membri della famiglia imperiale.

Lo Shikoku ha moltissimi templi che erano tradizionalmente meta di pellegrinaggi buddhisti. Il pellegrinaggio consisteva nel giro degli 88 templi. Ancor oggi viene compiuto con tutti i mezzi. La tradizione vuole che il pellegrinaggio sia stato istituito da un antico monaco buddhista, Kukai, originario dello Shikoku. Secondo la leggenda, il monaco apparirebbe ancora oggi ai pellegrini.

Nei pressi di Kotohira è interessante la serie di templi, edificati sul monte Konpira. Una lunga e imponente scalinata, fiancheggiata da migliaia di steli, conduce ad un tempio dedicato ai viaggiatori nel quale è possibile vedere numerosi ex voto di varie epoche.

Lo Shikoku è sempre stato piuttosto isolato e quindi ha conservato più a lungo le caratteristiche originarie del Giappone soprattutto riguardo alla vegetazione ed anche ad alcune tecniche costruttive.

Una delle più affascinanti descrizioni dello Shikoku "perduto" si deve ad Alex Kerr uno scrittore statunitense che per molti anni, a partire dal 1970, ha vissuto in uno sperduto villaggio di montagna vicino Oboke.
Il libro è stato scritto in giapponese e successivamente tradotto in inglese sotto la supervisione dell'autore. L'edizione italiana è uscita col titolo: Il Giappone e la gloria, Feltrinelli 1999.

Kyushu è la terza, in ordine di grandezza, tra le quattro maggiori isole dell'arcipelago giapponese. È situata nella parte sud-occidentale ed è vicina allo Shikoku e allo Honshu. Sulla costa sud-occidentale dell'isola è situata la città di Nagasaki, capitale dell'omonima prefettura. È considerato il luogo di nascita della civiltà giapponese. Nell'antichità era anche conosciuto sotto il nome di Kyukoku, Chinzei e Tsukushi-no-shima. L'antica regione di Saikaido consiste dell'isola di Kyushu e di quelle che lo circondano. Il nome della regione, Kyushu significa "nove provincie".

L'isola è prevalentemente montuosa, e il più alto vulcano attivo giapponese, il Monte Aso (1592 m), si trova su Kyushu. Ci sono molti altri segni dell'attività tettonica, incluse numerose aree ricche di sorgenti calde. La più celebre di queste si trova a Beppu, lungo la costa orientale, e attorno al Monte Aso, nella zona centrale di Kyushu.

La regione di Kyushu è una regione stabilita politicamente che consiste di sette prefetture su Kyushu, e della Prefettura di Okinawa più a sud.

La principale città dell'isola è Fukuoka. Con una popolazione approssimativa di 1,4 milioni di abitanti è uno dei principali poli commerciali, con un grande aeroporto internazionale e una delle cinque borse valori in Giappone. Kitakyushu (prefettura di Fukuoka) è un altro importante centro (poco meno di un milione di abitanti), soprattutto nel campo dell'industria pesante. Kumamoto e Kagoshima sono la terza e quarta città più grandi con più di 500.000 abitanti. Nagasaki possiede uno dei più antichi porti internazionali, che è stato la sola porta di accesso al Giappone per gli stranieri durante il Periodo Edo, dalla metà del XVI secolo fino alla metà del diciottesimo.

I principali prodotti agricoli sono riso, tè, tabacco, patate dolci e soia; c'è anche un'abbondante produzione di seta. L'isola è nota per la produzione di differenti tipi di ceramiche tra le quali Arita, Imari, Satsuma e Karatsu. L'industria pesante è concentrata nel nord, attorno alle città di Kitakyushu, Nagasaki e Oita e include industrie chimiche e meccaniche.

Nella serie Pokémon, la regione di Kyushu è l'ispirazione della fittizia regione di Hoenn, luogo dove si svolgono gli eventi nei videogiochi della Terza generazione.



martedì 14 giugno 2016

L'ALASKA



L'Alaska è uno Stato federato degli Stati Uniti d'America. Situato nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, confina a est con il Canada, a nord con il Mar Glaciale Artico e a ovest e a sud con l'oceano Pacifico.

Il toponimo Alaska è derivato dalla parola alaxsxaq (ah-lòk-shok) che ha come significato "grande paese" o "terraferma" nella lingua degli Aleutini o Unangan (come essi si chiamavano nella propria lingua).

I primi abitanti dell'Alaska furono quei popoli che durante le ere glaciali raggiunsero l'America attraverso lo stretto di Bering, reso percorribile grazie all'aumento delle acque ghiacciate. Furono tra questi i progenitori delle varie tribù amerinde dello Stato, ma è da ricordare che il passaggio fu sfruttato da tutti i progenitori delle civiltà precolombiane. Successivamente altre popolazioni, come gli inuit e gli Aleutini raggiunsero l'Alaska dal continente asiatico, probabilmente via mare. Fino all'800 alcune comunità aleutine e inuit vivevano nell'estremo oriente russo, e ancora oggi i discendenti degli inuit vivono a nord della Kamcatka.

In realtà dunque l'America non fu mai completamente isolata dall'Asia, e veniva continuamente raggiunta dalle popolazioni nomadi dell'estremo est asiatico. Tra i primi europei a raggiungere l'Alaska vi fu il danese Vitus Bering, che esplorò via mare, per conto dell'Impero russo, la zona sino al monte Saint Elias (1747).

Nel corso del Settecento alle rivendicazioni spagnole sull'Alaska fece seguito un viaggio esplorativo del navigatore italiano, al servizio iberico Alessandro Malaspina, che ripercorse la rotta del viaggio (forse leggendario) di Lorenzo Ferrer Maldonado, che nel tardo Cinquecento aveva cercato un passaggio a nord ovest partendo dal Messico. Questa spedizione, che il capitano di fregata prima e di vascello poi Malaspina comandava in qualità di commodoro, produsse una notevole mole di dati geografici, etnografici, botanici, naturalistici, geologici, e antropologici; questi lavori non sono ancora stati completamente pubblicati.

In seguito il territorio fu annesso all'Impero russo, che tuttavia lo colonizzò solo marginalmente (l'attività principale allora era la caccia alle lontre, alle foche e ad altri animali da pelliccia). Di fatto la regione divenne zona di commercio delle pellicce per le compagnie commerciali russe "Selikov" e "Golicov" che ebbero come base Kodiak dal 1784. Nel 1799 fu fondata la Compagnia russo-americana, autorizzata dallo zar Paolo I a commerciare fino al 52º parallelo nord. La regione rimase emarginata dalla vita politica ed economica dell'Impero russo: la maggior parte dei pochi russi che si trasferivano in Alaska preferiva tornare in Russia dopo essersi arricchiti.

La colonizzazione russa dell'Alaska si scontrò con altri due colonialismi: quello britannico e soprattutto quello spagnolo. Inoltre i Russi cercarono di estendere il loro dominio anche più a sud, con il tentativo di installare una colonia in California durante gli anni dieci del XIX secolo: il progetto non ebbe esito positivo e innervosì notevolmente le cancellerie spagnole.

Il commercio con gli indiani non era sempre pacifico, anzi molto spesso era basato sui ricatti degli europei nei confronti dei nativi, che rispondevano attaccando alcune piccole concessioni russe, con uno stato di guerra latente che si protraeva anche dopo la fine degli scontri. I nativi furono però definitivamente sconfitti verso la fine degli anni quaranta del XIX secolo. Agì come pacificatore dei conflitti l'attività dei missionari ortodossi, che riuscirono sia a convertire molti nativi, sia a convincere il governo locale russo a limitare le attività di saccheggio, ruberia e repressione armata nei confronti degli indigeni.

Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l'Alaska dalla Russia per $ 7 200 000, (poco più di 4 dollari per km²). L'acquisto, passato alla storia con il nome di Alaska Purchase, fu gestito dal Segretario di Stato William H. Seward e venne ratificato dal Senato statunitense il 9 aprile 1867. Il passaggio di sovranità avvenne il 18 ottobre dello stesso anno. Il fatto non entusiasmò molto l'opinione pubblica statunitense di allora, che considerava l'Alaska un territorio inospitale e del tutto inutile (venne soprannominata "Follia di Seward" e "Ghiacciaia di Seward"). Ogni anno l'ultimo lunedì di marzo si ricorda l'avvenimento con il Seward's Day e il 18 ottobre con l'Alaska Day.

Nel 1884 divenne un distretto dell'Oregon. Nel 1898 in Alaska venne scoperto l'oro: questo fatto provocò una vera e propria invasione di cercatori d'oro, tra cui anche lo scrittore Jack London, e di conseguenza anche la colonizzazione del territorio. Altro oro venne scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska fu utilizzata come base di partenza per i cercatori, e questo favorì la crescita delle prime città e delle prime strade nell'entroterra della regione sud-orientale, come collegamento verso lo Yukon.

Divenuta territorio autonomo nel 1912, il 7 luglio 1958 il presidente Eisenhower firmò l'Alaska Statehood Act che rese l'Alaska uno Stato degli USA a tutti gli effetti, entrando nell'Unione come il 49º stato il 3 gennaio 1959.

Nel 1968 fu scoperto il più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il Nordamerica, sfruttato pienamente a partire dal 1977, quando un oleodotto lungo circa 1 300 km collegò i giacimenti al porto di Valdez.

Nel 1976 fu creato l'Alaska Permanent Fund, un fondo che investe una porzione delle entrate minerarie dello stato, incluse le entrate del Trans-Alaskan Pipeline System, a beneficio di tutte le generazioni di Alaskani. Al giugno 2003, il valore del fondo ammontava a 24 miliardi di dollari.

Si è proposto più volte di realizzare un ponte o un tunnel attraverso lo stretto di Bering (85 km), ma sia per ragioni economiche sia per ragioni strategico-militari questa idea non è mai stata portata avanti.



L'Alaska, le Hawaii e Porto Rico sono gli unici tre stati che non si trovano tra i 48 stati contigui degli Stati Uniti d'America. Inoltre l'Alaska è lo stato più esteso degli Stati Uniti (oltre 1 717 000 km²).

La geografia dello Stato può essere schematizzata attraverso una suddivisione in regioni:
L'Alaska Centro Meridionale è la regione costiera meridionale con villaggi, città e impianti industriali petroliferi;
La penisola di Alaska ospita piccoli insediamenti, acque interne, monti, ghiacciai e grandi foreste;
L'interno è più pianeggiante e percorso da grandi fiumi, come lo Yukon e il Kuskokwim; vi si trovano grandi estensioni di tundra artica;
La costa settentrionale è la parte più remota, inospitale e spopolata dello Stato.
Grazie anche alle numerose isole, le coste dell'Alaska superano i 54 700 km di lunghezza. La serie di isole che si estende a ovest della punta sudoccidentale dell'Alaska è nota come l'arcipelago delle Aleutine. Molte di queste isole ospitano vulcani attivi: per esempio, il monte Shishaldin (3 042 m) sull'isola di Unimak. La serie di vulcani raggiunge Mount Spurr, a ovest di Anchorage, sulla terraferma.

In Alaska si trova il monte Denali, la montagna più alta di tutto il Nordamerica, 6 194 metri. s.l.m..

Numerosi sono i fiumi e i laghi, tra questi ce ne sono più di tre milioni con una superficie di almeno 8 ettari. Gran parte del territorio dell'Alaska è gestito dal governo federale come foresta nazionale, parco nazionale, e rifugio naturale nazionale. Vi sono luoghi in Alaska che sono comune terreno pubblico demaniale (terreno del BLM) ma che sono probabilmente più spettacolari di molti parchi nazionali nei 48 stati. Molti dei parchi statali dell'Alaska sarebbero parchi nazionali se fossero in altri stati.

In gran parte dell'Alaska i servizi sono gestiti dalle cosiddette ANCSA corporations; le tredici più importanti operano a livello regionale, mentre ne esistono dozzine di locali.

L'Alaska ha un clima freddo che però si può suddividere in quattro aree:
la costa sud, in particolare Juneau (unica città in cui le massime medie di gennaio sono superiori a 0 °C, media: -8 °C/1 °C) che gode delle condizioni più miti dello Stato (già Anchorage, sempre sulla costa sud, che è situata circa al 60º parallelo ha una media di gennaio di -3 °C/-13 °C; le medie di luglio sono sui 15 °C) ma che è anche l'area più nevosa per l'oceano che fa accumulare umidità: gli accumuli medi raggiungono e spesso superano di gran lunga il Québec e Hokkaido (in cui cadono rispettivamente tra i 3, i 5 e i 7 metri) e in alcune parti arrivano a una media di 8 metri con copertura che va da 1–2 mesi di Juneau e la sua area e i 4–5 mesi dell'interno di Anchorage;
l'interno, che ha il clima che ci si aspetta dall'Alaska (Fairbanks ha una media di gennaio di -19 °C/-28,5 °C e di luglio di 12 °C/22 °C; tuttavia sono dati presi dal centro, dove vi è l'isola di calore urbana: altre località spesso sono più fredde e le medie di gennaio arrivano a -34 °C, più o meno quanto i più freddi luoghi dello Yukon, vicini a Old Crow) in cui le medie mensili sono sotto zero 8 mesi all'anno e si registrano le temperature più basse (-62,1 °C a Prospect Creek, ma notizie non ufficiali riportano dati più bassi) e più alte (38 °C a Fort Yukon, che d'inverno scende spesso sotto i -40 °C); la copertura nevosa dura da 6 a 7–8 mesi e i fiumi sono liberi dai ghiacci solo 4 mesi;
la costa occidentale, che ha inverni freddi (stretto di Bering gelato) ed estati fresche;
la costa artica, in cui le medie di gennaio sono -23 °C e i -30 °C e di luglio tra i 4 °C e i 6 °C (Barrow, la punta nord, ha a febbraio -21 °C/-31 °C, a luglio 1 °C/5 °C): le precipitazioni sono scarsissime sui 200–250 mm l'anno, la maggior parte in estate, il mare è gelato da ottobre a giugno con temperatura massima di 1 °C, la copertura nevosa rimane da settembre a inizio giugno, ma i residui si vedono tutto l'anno.
In Alaska sono state registrate temperature da record come il già citato primato di Prospect Creek, Fairbanks -62 °C, Chandalar -59 °C, Fort Yukon -58 °C e Barrow -53 °C.

Nel 2007 il prodotto interno lordo dell'Alaska è stato di 44 miliardi di $, che lo pone al 45º posto fra i 50 stati. Il reddito pro capite per l'anno 2007 è stato di 40 042 $ (15º negli Stati Uniti).

La pesca occupa un importante ruolo nell'economia dell'Alaska, e fornisce un ampio surplus destinato all'esportazione. In campo agricolo, a causa delle difficili condizioni climatiche, la produzione di latte e latticini, bestiame, verdure e vivai è appena sufficiente per il fabbisogno interno, tuttavia gran parte dei generi alimentari sono importati da regioni del mondo più adatte all'agricoltura. Anche l'industria manifatturiera è di proporzioni alquanto limitate, e anche i prodotti non alimentari sono in gran parte importati. I costi delle importazioni sono molto elevati a causa delle spese di trasporto e questo contribuisce a tenere alto il costo della vita nonostante i sussidi governativi per gli abitanti dello Stato.

Tuttavia, gran parte degli abitanti lavora per il governo o nel campo dell'estrazione e del trasporto delle risorse naturali: petrolio greggio, gas naturale, carbone, oro, metalli preziosi, zinco e altri minerali, legname e prodotti in legno. Un altro settore di impiego è in ambito militare a causa delle molte basi militari presenti nello stato. Il settore turistico è poco sviluppato ma in crescita per via della spettacolarità dei paesaggi naturali e per possibilità di effettuare escursioni anche grazie all'ausilio degli spostamenti in treno effettuati dalla Alaska Railroad e alle numerose crociere che fanno tappa nei maggiori porti.

In Alaska le comunicazioni sono assicurate in diverse maniere. La rete stradale non è molto sviluppata a causa della scarsità della popolazione, delle grandi distanze e della natura del suolo, per gran parte dell'anno ricoperto da ghiaccio o neve o formato da permafrost. Le strade sono presenti soprattutto nella parte meridionale dello Stato, la Alaska Highway unisce le città principali e lo stato al Canada. La capitale dello Stato non è collegata da strade e si può raggiungere solo tramite aerei o navi.

Sulla costa del Pacifico, molte località usufruiscono di un servizio navale per merci e passeggeri. Ancor più diffuso è il trasporto aereo, molte sono le linee aree locali e molto utilizzati sono gli idrovolanti che atterrano sui numerosi laghi.

Il mezzo di trasporto più usato nel periodo della corsa all'oro, la slitta trainati da cani, ormai è un mezzo folcloristico e sportivo. Molto popolare è la corsa con le slitte che si svolge a marzo per 1850 km tra Anchorage e Nome, la Iditarod Trail Sled Dog Race per ricordare l'impresa compiuta nel 1925 quando delle slitte riuscirono a raggiungere il piccolo villaggio di Nome per portare le medicine per combattere un'epidemia.

Tra i problemi della popolazione dell'Alaska bisogna ricordare l'alcolismo, causato soprattutto dall'isolamento di alcune comunità, dai lunghi periodi di buio invernale, dalle difficoltà negli spostamenti. In alcune zone l'alcol è addirittura vietato. L'alcolismo genera altri problemi come l'alto numero di suicidi, le violenze domestiche e la sindrome alcolica fetale nei bambini dovuta all'abuso di alcol da parte di donne in gravidanza, che genera nei bambini disfunzione in alcuni organi, basso peso alla nascita, ritardo nello sviluppo, e in alcuni casi epilessia.

La condizione di essere "terra di frontiera", con limitate regole etiche e fortissimi interessi economici in ballo e, per i critici, anche con scarsi controlli, ha portato come conseguenza a diversi fenomeni di "disinvoltura economico-politica" nel paese, con casi di corruzione, sperpero, e finanziamenti ritenuti clientelari, (buona parte del territorio sconfinato è di diretta competenza statale, ed è stato ampiamente e interessatamente concesso a grandi società private), è emblematica la figura del senatore Theodore Stevens (Zio Ted) coinvolto per decenni in tali generose concessioni; il ripetersi di tali fenomeni ha prodotto la definizione per l'Alaska, da parte degli altri Stati dell'Unione, di luogo della corruzione, e dello sperpero dei beni di proprietà comune. Nonostante la politica attuale dell'Alaska cerchi di limitare questi fenomeni, la consuetudine degli altri Stati dell'Unione di citare l'Alaska come luogo di eventi di questo tipo è ancora molto presente.

L'Alaska è l'unico stato degli Stati Uniti, fatta eccezione per il Colorado, in cui è consentito il possesso per uso personale di circa 30 grammi di marijuana.

L'inglese è la lingua più parlata, dall'89,7% della popolazione, il 5,2% è ripartito tra le più di venti lingue indigene, segue lo spagnolo con il 2,9%.

L'Alaska, così come gli Stati del nord Pacifico, è tra i meno religiosi degli Stati Uniti.

La città più popolosa dell'Alaska è Anchorage, con una popolazione di 291 826 abitanti (censimento 2010 Anchorage Municipality, Alaska American FactFinder).

Uno spazio immenso in gran parte selvaggio, sei mesi di luce e sei mesi di buio, un clima durissimo e una bellezza travolgente.

Sono solo alcune delle contraddizioni che si incontrano in Alaska e che forgiano il carattere di una società ai confini del mondo.

Gente dura, in gran parte immigrati, quella che vive in questo pezzo di Stati Uniti ai margini del Polo Nord e della storia.

Vivere in Alaska vuol dire confrontarsi con una natura prepotente e affascinante dove gli uomini reagiscono in modo complesso: con la passione per la natura e con l’alcolismo, con l’euforia dell’esploratore e la depressione del naufrago. Con la sua presenza quotidiana, quasi violenta, la natura gioca un ruolo assai più centrale che altrove nel disegnare la geografia dei rapporti sociali, dei comportamenti umani.

In Alaska si vive in città isolate, lontane da tutto. Basti pensare alla capitale, Juneau: non esistono strade o ferrovie che la colleghino con il resto del mondo. Non la si può lasciare via terra. Gli unici mezzi di comunicazione, a parte il telefono, la radio, la televisione, sono gli aerei o le navi. Intorno le grandi montagne, le foreste, le praterie, i ghiacciai, l’Oceano Pacifico. Un abitante su 50 possiede un aereo: per cercare in qualche modo di rispondere al bisogno di muoversi, di essere liberi di andare e venire, l’unico modo è volare. Il 30% del territorio è protetto, il rimanente è comunque selvaggio, dato che il mezzo milione di abitanti non è certo in grado di antropizzare la regione.

Le città principali sono Juneau, Anchorage e Fairbanks, per il resto si tratta di paesini o piccole comunità indigene a distanze enormi l’una dall’altra.

Malgrado il reddito dello stato sia il più alto d’America, la durezza delle condizioni di vita viene dimostrato dal più alto tasso di suicidi degli States. Il costo della vita è molto alto e nonostante il governo abbia predisposto diversi incentivi economici, l’età media degli abitanti del “Grande Nord” è la più bassa del continente, 25 anni: perché appena risparmiato il gruzzolo necessario, molti fanno i bagagli e scappano verso climi più caldi, più umani.

Impossibile immaginare di visitare l’intera regione nel corso di un viaggio per via delle dimensioni, dei costi, della difficile organizzazione. La maggior parte dei turisti si avvia alla scoperta dell’Alaska percorrendo la Marine Highway, ovvero il labirinto di canali, isole e fiordi che compone l’Inside Passage. A bordo di grandi navi da crociera, traghetti e barche a vela, il viaggio tipo di svolge da Anchorage fino a Vancouver, in Canada, e  permette di riassumere gran parte del paesaggio sia naturale che umano che rende unica questa parte del globo.

Durante il periodo primaverile, che paradossalmente coincide con l’apice della tendenza al suicidio, si moltiplicano le feste, i balli, i concerti. Uno stratagemma imparato dai nativi per combattere il “cabin shock”, la depressione da letargo che colpisce proprio alla fine del lungo inverno.

Basta uscire dai sobborghi, lasciarsi alle spalle i centri commerciali, per cancellare ogni memoria da provincia americana.


venerdì 18 marzo 2016

L'SOLA SAMOS



Samos è un'isola greca dell'Egeo orientale, ubicata tra l'isola di Chio a Nord, le isole del Dodecaneso, in particolare Patmo a Sud e poco lontano dalla costa della Turchia (l'antica Ionia). Dal punto di vista amministrativo costituisce un'unità periferica e comune nella periferia dell'Egeo Meridionale.

Samo è la patria di Epicuro, di Aristarco, e forse anche di Pitagora.

Già abitata in età preistorica da popoli anatolici, intorno all'anno 1000 a.C. fu occupata da gente ionica, guidata da Neleo, principe ateniese. Nei secoli successivi l'isola ebbe un periodo florido grazie ai commerci marittimi e all'abilità dei suoi abitanti nella navigazione, tra i quali si distinse Kolaios che superò nel 640 le Colonne d'Ercole. La massima fortuna dell'isola si ebbe intorno al 540 a.C., in coincidenza con il regno di Policrate, durante il quale l'isola si popolò di artisti, poeti, scienziati. Nel 478 l'isola aderì alla lega delio-attica e nel 439 fu conquistata da Atene. Durante il periodo ellenistico l'isola rimase autonoma e dal 129 a.C. entrò a far parte della provincia romana d'Asia.

L'isola di Samo ebbe governo autonomo come Principato di Samo sotto sovranità ottomana dal 1835 fino a quando non fu riunito alla Grecia all'esito della Prima guerra balcanica nel 1912.

Negli anni 1978/1979 è avvenuto il gemellaggio tra la cittadina greca e la città di Samo, piccolo comune calabrese.

Gli scavi hanno portato alla luce le mura fornite di torri circolari, due enormi moli risalenti al VI secolo a.C. e una necropoli.
Il tempio di Hera è formato da una parte più antica, risalente al IX secolo a.C., realizzato in pietra e mattoni di argilla e una copertura di legno. Dopo un incendio, nel 600 a.C. venne costruita la stoà e quarant'anni dopo fu ultimato il cosiddetto grande tempio chiamato "labirinto" per la presenza di numerose colonne. Nel 530 a.C. fu ricostruito da Policrate. Durante la dominazione romana il centro fu impreziosito da numerosi edifici sacri e nel V secolo d.C. venne eretta una basilica cristiana.

Il clima dell'isola è tipicamente mediterraneo. Durante i mesi estivi, come la maggior parte delle isole del Dodecaneso, Samo viene spazzata dal meltemi, un vento che riesce in parte a mitigare la calura, soprattutto sulla costa settentrionale.

Tra i prodotti di Samo vi sono tabacco, vino di Samo, miele, olio d'oliva, cedro, fichi. Il moscato è la principale varietà di uva usata per la produzione del vino. Il vino di Samo, celebrato nei tempi antichi, è il prodotto più caratteristico e gode di una buona reputazione.

Tra le esportazioni si contano anche seta, olio, uva sultanina ed altra frutta secca.

L'espressione portare vasi a Samo significa fare una cosa inutile dato che a Samo vi era una grande produzione di vasi.

È un’isola incantevole e tutta da scoprire grazie grazie alla sua ricca vegetazione, alla varietà del suo paesaggio, bellissime calette e agli importanti siti archeologici.

Sono molte le spiagge nascoste, gli importanti siti archeologici, le piccole cappelle, i boschi e gli splendidi sentieri che si trovano su Samos.



Vathi o Samos città è la capitale dell’isola. Costruita ad anfiteatro all’interno di uno stretto golfo si affaccia lungo la costa settentrionale nella parte orientale di Samos.
Vathi è un attivissimo porto turistico molto frequentato anche per la presenza di numerosi negozi sul vicino lungomare dove si trova la via principale dello shopping del capoluogo dell’isola.
Da visitare il quartiere vecchio di Vathi che si trova nella parte alta, detto Ano Vathi, caratterizzato dalla presenza di numerosi vicoli e dell’importante Museo Archeologico.
Vathi è uno dei tre principali porti dell’isola ed è una miscela di vecchi e nuovi edifici. Il porto si trova nel lato orientale della baia e dà il nome alla città.
Limin Vatheos o Kato Vathi è il luogo più vivace dell’isola, soprattutto durante la stagione turistica.
Vathy ha anche due spiagge di ghiaia.
Molto belli la storica chiesa di Agios Spyridon, l’edificio che ospitava il Parlamento, il Municipio e il Museo Bizantino. La città è meta preferita dai turisti anche per i prezzi più bassi rispetto alle altre località dell’isola.
Il Museo archeologico si trova nei due edifici dietro il giardino municipale. Oltre che esaustive guide, il Museo offre ai turisti importanti opere dell’antichità. Nella parte nuova del Museo c’è il famoso Giovinetto marmoreo di Kouros, alto ben 4 metri e 75 centimetri e altre statue emerse nel sito di Heraion (Pythagorion), come la Koré, gemella del pezzo in mostra al Louvre. Nel vecchio edificio è custodita una collezione di rari calderoni e figurine in avorio di Perseo e Minerva.
Ano Vathi si arriva all’antico villaggio a piedi, salendo dalla strada del porto. Lo storico nucleo ha conservato la caratteristica di piccolo borgo e oggi tra i suoi numerosi vicoli stretti e accoglienti case ci si può tranquillamente sedere in un caffè e rivivere il tempo passato. Kokari o Kokkari si trova a circa 10 chilometri da Vathi, lungo la costa settentrionale di Samos.
Questo ex villaggio di pescatori molto pittoresco e accogliente composto da casette bianche ora si è trasformato nel terzo centro turistico dell’isola. Fortunatamente il centro mantiene ancora il suo fascino grazie alla presenza dei vicoli stretti e del caratteristico lungomare cicladico.
Costruita tra due piccoli e meravigliosi promontori che la proteggono dal Meltemi, sulle pianure del monte Karvounis, Kokari ha diversi piccoli bar, caffè e taverne tradizionali gestiti da persone gentili e accoglienti.
Popolare tra i surfisti, si possono prendere lezioni alla scuola di windsurf, il villaggio unisce mare e montagna.

Le vicine spiagge di Lemonakia, Tsamadou e Tsambou, sono tra le più belle di Samos mentre le lussureggianti colline e i vicini villaggi di montagna sono i luoghi ideali per le escursioni e dove ammirare una straordinaria vista sul Mar Egeo.

Lemonakia, Tsambou e Avlakia: stupende spiagge dai ciottoli piatti e variopinti. Presenti numerosi stabilimenti e taverne.
Valle degli Usignoli. Prima di arrivare a Agios Konstandinos vale la pena immergersi tra la natura di questa valle, ricca di frutti, acqua sorgiva e dolci note emesse dagli usignoli.
Manolates è un borgo arroccato, dai vicoli bianchi e ripidi, dal quale ammirare un paesaggio unico ed emozionante, soprattutto dalla terrazza della taverna Loukas.
Agios Konstandinos. E’ uno dei paesi più vivi dell’isola, sul suo porto ci sono numerosi ristoranti e taverne. Agios Konstandinos si trova a 10 chilometri da Kokari.
Vourliotes. Il paese di Vourliotes si trova su un versante del monte Karvounis e si raggiunge attraverso una strada molto panoramica che lambisce anche la sorgente Pnaka. Nella caratteristica piazzetta si trovano 4 taverne e antiche case in stile ellenico. Fermarsi qui, sopratutto la sera, è molto piacevole e rilassante.

Karlovasi è la seconda città per importanza di Samos e si trova a 32 chilometri da Vathi nella parte nord occidentale dell’isola.
Karlovasi si compone di 5 quartieri: il borgo vecchio, Karlovasi media, il centro, l’area è ornata con edifici neoclassici del 19° secolo e palazzi eleganti che testimoniano il suo glorioso passato, il porto (Limani) e infine la baia, Ormos, caratterizzata da antichi edifici in pietra da taglio, un tempo sede di antiche concerie.
Numerose le chiese della città, la più importante è Agia Triada, che sorge in cima alla collina che domina l’insediamento, ma degna di nota è anche la chiesa di Agios Nikolaos, e significative le rovine del castello bizantino. Karlovasi si trova in una delle zone più fertili di Samos.
Karlovasi ha molte strutture turistiche di qualità e infrastrutture per i visitatori. A quattro chilometri a ovest di Karlovasi si trova Potami, una delle più belle spiagge di Samos.
Numerosi eventi culturali si svolgono in città durante tutto l’anno tra cui: le feste di Profetes Ilias, il 20 luglio, in occasione della festa per la Trasfigurazione di Gesù Cristo, il 6 agosto e il 15 agosto in onore dell’Assunzione della Vergine Maria.
La città è il punto da cui partono le escursioni per la vicina e grande area naturale protetta.

Il Museo delle Arti e Tradizioni popolari si trova in una piazza vicino al Municipio, in centro. Il museo custodisce importanti collezioni del periodo in cui l’isola era sotto il dominio turco.
“Piccola Parigi” è un piccolo quartiere vicino al porto e molto caratteristico. Se si raggiunge la chiesa della S. Trinità (che da il nome al quartiere) è possibile ammirare un suggestivo panorama.
A mezz’ora dal porto c’è la spiaggetta di Potami. Risalendo il sentiero che porta alla chiesa della Metamorfosi, la più antica dell’isola, e costeggiando il corso d’acqua si scoprono le suggestive cascate.
Megalo Seitani e Mikro. Vicino Potami ci sono queste due stupende spiagge raggiungibili solamente a piedi o per mare dove si incontrano le foche mediterranee monachus monachus.

Ormos Marathokambos è un piccolo paese di pescatori che si trova lungo la costa sudoccidentale di Samos, ai piedi della montagna Kerkis, a 40 chilometri da Vathi e 30 chilometri dall’aeroporto dell’isola.
Il villaggio di Ormos Marathokambos ha un porto e una grande spiaggia sassosa, molto tranquilla, dove si trovano ristoranti di pesce fresco e diversi locali notturni dove divertirsi.
Nelle vicinanze del borgo andando verso l’interno dell’isola di Samos si trova Marathokambos, un grande villaggio agricolo circondato da mulini a vento, mentre verso ovest si trovano Votsalakia e Kambos, due paesi molto vicini tra loro con relative spiagge di sabbia, collegate anche con Karlovasi tramite pullman.
Lontana dalla folla dei turisti, questa parte dell’isola racconta la Grecia originale ed è ricca di villaggi tradizionali nascosti nel bosco e siti storici e archeologici.
A Ormos Marathokambos il lungomare diventa pedonale dopo l’ora di pranzo così il visitatore può ammirare il pittoresco panorama, l’ambiente naturale e il villaggio autentico nel modo più rilassato possibile.
Oltre alla spiaggia del paese a breve distanza si trovano molte spiagge famose come Velanidia, Votsalakia, Psili Ammos, Limionas.
Da Ormos Marathokambos vi potete imbarcare per la piccola e bellissima isola di Samiopoula, ideale per escursioni di un giorno.
Baia di Pefko. Tra Ormos Marathokambos, Koumeika e Skoureika ci sono numerosi sentieri tutti da scoprire, magari in moto o in jeep, che arrivano in caletta praticamente deserte. Si segnala in particolar modo la baia di Pefko.
Grotta di Pitagora. Il matematico Pitagora, perseguito dal tiranno Policrate, si rifugiò qui prima di andare in esilio. Si trova a 5 chilometri da Marathokombos, ma è ben nascosta e difficile da trovare. Seguite la strada che porta alla chiesa dedicata alla Madonna dei Quaranta Scalini.
Escursione a Kalithea e Drakei. Verso ovest, dopo la spiaggia Psili Ammos, si va alla scoperta degli angoli più remoti e incontaminati dell’isola. Salendo per sentieri ripidi dai quali ammirare un paesaggio unico e incantevole, soprattutto al tramonto, si riscende nelle vicinanze di Paleochori, dove ci sono delle calette deserte davvero stupende. Andando verso Nord si raggiunge Kalithea, un villaggio vicino una foresta dove è sita la grotta con chiesetta della Panagia Makrini, la Vergine Lontana. La strada principale che attraversa la foresta arriva fino a Drakei, un piccolo centro con 4 taverne dove ristorarsi a 18 chilometri da Psili Ammos.

La cittadina di Pythagorion si trova in una pianura lungo la costa meridionale dell’isola di Samos e si affaccia nella parte orientale del golfo di Tigani da cui nel passato prendeva il nome. Dal 1955 il borgo ha preso il nome del matematico Pitagora, nato nella vicina Vathi, la cui statua svetta di fronte al porto.
Pythagorion, oltre che importante centro turistico balneare, è anche un interessante sito archeologico poiché costruito sui resti della città vecchia risalente ai tempi di Policrate.
Pythagorion si trova vicino all’aeroporto ed è la principale località turistica di Samos. Ricca di strutture, la città ha un pittoresco porto, il primo artificiale ad essere costruito nel Mediterraneo, dove attraccano lussuosi yacht e numerose imbarcazioni che raggiungono le vicine isole di Samiopoula, Agathonissi e Patmos, la città di Efeso nella Turchia continentale, o esplorano la costa di Samos raggiungendo le spiagge di Tsopela, Kako Rema, Kiriakou e Asproskavos.
Il centro commerciale della città è Odos Lykourgou Logothti, la via che arriva al porto, ma anche nella zona interna del villaggio si trovano moltissimi ristoranti, taverne, caffetterie, club e alberghi.
Tra le pittoresche stradine del Pythagorion troviamo edifici neoclassici unici, le rovine dell’antica Samos, la piazza con il municipio e i musei che custodiscono la collezione archeologica della città.
Sono diversi i siti archeologici da visitare nella zona, tra cui antiche statue greche e romane, opere di Aiakes, padre di Policrate, Traiano e di altri famosi artisti del tempo, e l’Acquedotto di Eupalino, il Castello di Likourgos, le terme,  il tempio di Afrodite e il tempio di Hera.
La Chiesa della Trasfigurazione del Salvatore e Castello di Likourgos si trova sulla vicina collina, la chiesa è sempre visitabile, mentre del castello si può apprezzare solamente la costruzione esterna. Vicino c’è anche un sito archeologico di una basilica paleocristiana. In questi luoghi si commemorano diverse feste popolari.
Collezione archeologica. Si trova in pieno centro, in platia Irinis e conserva sculture del periodo imperiale romano.

Il sito archeologico più importante di Samos, e uno dei santuari più importanti dell’antica Grecia, è Ireo, a 3 chilometri dal villaggio di Pythagorion e a 7 chilometri dalla città di Vathi.

Ireo si distingue per il glorioso Tempio di Hera, il più grande tempio di tempi antichi dedicato alla moglie di Zeus.
I monumenti più importanti del sito archeologico di Ireo sono il Tempio di Hera, il santuario dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il Grande Altare e la Via Sacra.
Il tempio di Hera è stato costruito tra il 570 e 560 a. C. in stile ionico. Questo enorme edificio era lungo 108,73 metri, largo 54,8 e alto 25 metri, tanto da essere quattro volte il Partenone, e la sua struttura interna era circondata da due file di colonne invece della fila unica generalmente utilizzata.
Quando furono erette, sui resti di un edificio precedente, le due ali del tempio erano composte da 155 colonne di cui oggi solo una singola colonna e mezzo è visibile, tanto che la zona è chiamata anche Colonna.
Un fregio continuo ornava la sommità delle pareti del pronao e della cella. Il terreno su cui è stato costruito è paludoso visto che si trova alla foce del fiume Imbrasus, luogo associato al culto della dea Hera.
Una strada sacra lastricata larga 4 metri e ornata con statue, collegava il santuario con la città di Pythagorion.

Ciottoli e ghiaia: le spiagge a Samos sono quasi tutte così. Di spiagge con la sabbia, in tutta l’isola, ce ne sono soltanto due. Ma difficile dire quali potrebbero essere le più belle: con o senza ghiaia.

Alcune spiagge sono scavate tra le insenature: spesso per raggiungerle bisogna fare prima una passeggiata in mezzo al verde. Arrivi all’ultima fila d’alberi, e subito ti ritrovi tra un ombrellone e l’altro. Le diresti spiagge isolate, e invece finisce che in molti hanno avuto la stessa idea di scender laggiù. Di insenature così, l’isola di Samos è piena: sono posti dove l’acqua diventa subito alta e il mare non lo smuovi nemmeno col peggiore dei meltemi. Il meltemi è il vento secco e fresco che soffia d’estate sul mar Egeo, e che rende il tempo asciutto e il cielo sereno. Senza meltemi le isole greche non sarebbero quel piccolo paradiso mediterraneo che sono. A Samos le spiagge libere non mancano. Ma è sempre possibile affittare sdraie e ombrelloni. Da tener conto che ci sono spiagge in cui indossare il costume… può essere facoltativo.



sabato 12 marzo 2016

L'IRLANDA



L'isola d'Irlanda è situata nell'Europa nord-occidentale ad ovest della Gran Bretagna, approssimativamente 53° a nord dell'Equatore e ad 8° ad Occidente del meridiano di Greenwich.

Il territorio è caratterizzato da catene montuose non particolarmente elevate che si sviluppano ad anello lungo le coste dell'isola, circondando le regioni centrali pianeggianti. La cima più alta è il monte Carrantuohill, alto 1041 metri. Altri rilievi famosi sono il monte Errigal, i Monti Wicklow e la montagna sacra, Croagh Patrick.

L'isola è tagliata a metà dal fiume Shannon, lungo 320 chilometri e il più lungo d'Irlanda e dell'intero arcipelago britannico. Altri fiumi sono il Foyle e il Liffey che attraversa Dublino, anche se tutta l'isola è attraversata da moltissimi fiumi di modeste dimensioni e torrenti.

Il lago più grande dell'isola è il Lough Neagh in Irlanda del Nord, mentre il lago più grande della Repubblica d'Irlanda è il Lough Corrib nel Connemara, con vicino il Lough Mask, seguito dal Lough Derg. Molto vasti anche i laghi Cullin e Conn nel Mayo. Il lago più grande di tutta l'isola però è nel Nord Irlanda: il Lough Neagh vanta anche il primato di grandezza in tutte le isole britanniche, e le sue dimensioni sono veramente notevoli. Famosi sono anche il Lough Gill, il Lough Allen, il Lough Ree e l'incredibile sistema di specchi d'acqua e fiumi che crea il Lough Erne.

Le coste irlandesi sono caratterizzate da vaste e lunghissime spiagge dorate (famosissime quelle del Donegal) o da drammatiche scogliere a picco sul mare, tra cui le celebri Cliffs of Moher o le impressionanti Slieve League, le più alte in tutta Europa.

Per la sua ricca vegetazione, dovuta al clima piovoso e temperato dalla Corrente del Golfo, il colore che nettamente domina i paesaggi è il verde (che raggiunge anche più di 70 tonalità diverse nei vari panorami), adottato come colore nazionale e che attribuisce il soprannome di Isola Smeralda all'Irlanda.

Tuttavia l'Irlanda non è interamente verde, accanto ad alcune brulle zone montuose spicca senz'altro nella regione occidentale il Burren, tavolato molto vasto di roccia calcarea. Oltre al Burren, un altro particolare paesaggio è senz'altro quello del Giant's causeway (Il selciato del gigante), nel Nord Irlanda.

A largo delle coste, in prevalenza di quelle occidentali, ci sono numerose isole minori, tra le quali spiccano Achill Island, che è la più grande ed è vicina a tal punto dalla costa irlandese da esserne collegata con un ponte, Clare Island, Skellig Michael, Arranmore e le celebri Isole Aran.

Ci sono cinque parchi naturali protetti nel territorio irlandese, oltre a numerosissime riserve naturali, e sono precisamente il Parco Nazionale di Connemara nel Connemara, il Parco Nazionale di Killarney vicino Killarney, il Parco nazionale dei Monti Wicklow, il Parco Nazionale del Burren e il Glenveagh National Park in Donegal.

Il punto più settentrionale dell'isola è Malin Head, quello più meridionale Capo Brow, mentre quello più sud-occidentale Mizen Head.

Tra i migliori luoghi di interesse da visitare ci sono il Ring Of Kerry, un percorso stradale che attraversa il sud-ovest del paese e che racchiude alcuni dei migliori paesaggi del patrimonio irlandese, il Burren, un tavolato di roccia carsica calcare che si trova nella Contea del Clare, i murales di Belfast, il Selciato del Gigante, il Blarney Castle a Cork, dove è ospitata la “Pietra dell’Eloquenza”, le Scogliere Di Moher e la Rocca Di Cashel.

Il Sud è, forse, la meta più ambita dai turisti che tra le città irlandesi prediligono Cork, seconda città dell'Éire. Da non perdere la Kerry Way, un percorso di 217 Km fatto di baie, lagune, svariati tipi di vegetazione e vallate ricoperte di abeti.

La parte Est è un posto magico e mitologico, si snoda intorno alla Contea di Dublino ed offre numerosissimi siti da visitare oltre alle attività praticabili in queste aeree. Da segnalare la Contea di Meath, per gli amanti dei Celti e della cultura Celtica.

L'Ovest si contraddistingue nel panorama irlandese per Galway, una città meravigliosa e caratteristica, il Connemara, le Isole Aran e il Donegal selvaggio e atipico.

Il Nord nasconde panorami eccezionali fatti di drumlin, dolci colline, altipiani, scogliere a picco sul mare e colonnine di basalto levigate dall'acqua e dal tempo.

Situata all’interno della provincia di Munster si trova la Contea di Kerry. La città principale in questa zona è Tralee, ma quella più caratteristica è senz’ altro Killarney. I Laghi di Killarney sono una zona di straordinaria bellezza naturalistica e si possono visitare all’interno del montagnoso Killarney National Park. Il Ring of Kerry (penisola di Iveragh) è una parte mistica del paese, ideale per attività all’aperto soprattutto ciclismo, golf, passeggiate e sport acquatici. A 110 miglia dalla capitale, è un viaggio lungo ma offre un’ottima opportunità per ammirare una natura selvaggia che vi rimarrà nel cuore.

Cork è la contea più meridionale e più grande dopo Dublino dell’intera Irlanda, anch’essa situata nella provincia di Munster. La zona è conosciuta anche come “La Contea Ribelle” dopo che Cork svolse un ruolo fondamentale nella guerra d’indipendenza irlandese. Al suo interno troviamo Ilnacullin (Garinish Island), che è una meta turistica molto popolare nota per le sue bellezze naturali e i suoi paesaggi mozzafiato. Qui troverete meravigliose piante tropicali, bellissimi giardini italiani e la famosa Torre a Martello. Gli amanti degli animali poi non possono fare a meno di visitare ‘Fota Wildlife Park‘, 70 acri di parco diverso dai comuni zoo, qui infatti tutti gli animali vagano liberamente.

Kilkenny è una città turistica famosa per i suoi numerosi pub che hanno ospitato nel corso degli anni molti celebri gruppi musicali emergenti della Gran Bretagna. Se siete appassionati di una pinta o due di birra, provate a fare un giro nella fabbrica di birra Smithwick,è una visita interessante in una città famosa per la sua produzione di birra. Nel centro di Kilkenny si trova il grande castello di pietra che è stato un punto focale della città per oltre 800 anni. La città è anche importante per la sua vivace scena culturale con l’annuale festival estivo delle Arti composto da teatro, danza, letteratura, musica e arti visive da non perdere.

Galway è una città medievale sulla costa occidentale dell’Irlanda, che si trova sul fiume Corrib tra Lough Corrib e la baia di Galway. Nel 2007 ha ricevuto anche il titolo come una tra le 8 città più sexy del mondo, Galway è conosciuta anche per la sua architettura antica e anche per le sue arti e la vibrante scena culturale. Uno dei modi migliori per esplorare la zona è in barca. Provate il ‘Corrib Princess’ che parte da Woodquay per una crociera rilassante di 90 minuti con una guida che vi spiegherà tutte le magiche storie di questa terra. Appena fuori la città di Galway c’è il Connemara National Park dove troverete montagne panoramiche, vaste distese di paludi, brughiere, boschi e i famosi pony di Connemara.

Se visitate la Contea di Antrim in Irlanda del Nord non si può non visitare le famose Giants Causeway – 40.000 colonne di basalto naturale formate da una antica eruzione vulcanica. Il sito è stato nominato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e anche come  riserva naturale nazionale. Una zona circondata da racconti mitici, la più duratura è la leggenda di Finn McCool. Il gigante irlandese Finn si dice che abbia creato la Causeway dopo un litigio con il gigante scozzese Fingal per farne un riparo. Altre attrazioni della zona includono un treno a vapore che vi porterà in viaggio verso la vecchia distilleria Bushmills, dove si può assaggiare il pregiato whisky irlandese tradizionale.

Donegal è una contea eccezionale, con una comunità molto accogliente e dai paesaggi mozzafiato. Molti visitatori scelgono Donegal come la loro zona preferita in Irlanda e gli stessi irlandesi vengono spesso ogni anno in questi posti per rilassarsi ed esplorare i bellissimi dintorni naturalistici di queste zone. Uno dei tesori della contea è il Parco Nazionale di Glenveagh che è perfetto per le attività all’aria aperta come passeggiate ed escursioni o per la pesca al salmone e alla trota, attrazione che attira ogni anno moltissimi appassionati del genere. Inoltre qui troverete mischiati in perfetta sintonia tra di loro, paesaggi montani, spiagge sabbiose, laghi cristallini e un capolavoro architettonico del tardo vittoriano, il Glenveagh Castle.



Situato in una valle glaciale accanto a spettacolari laghi d’acqua cristallina, Glendalough è davvero bella e fa proprio al caso di tutti gli appassionati fotografi paesaggistici. Se apprezzate la storia e l’architettura dei luoghi invece, vi consiglio di visitare le antiche due torri rotonde della Chiesa di St Kevin e una cattedrale in rovina. Gli amanti della natura possono usufruire invece di vari tour e sentieri lungo queste terre. Ci sono vari percorsi proposti – quelli più brevi per chi cerca una piacevole passeggiata o le 10 miglia di escursioni attraverso le montagne per escursionisti più seri.

Le Isole Aran sono un insieme di tre isole che si trova alla foce della baia di Galway. Sono senz’altro tra le isole più belle di tutto il Regno Unito, che proprio per le sue caratteristiche (isolate ed incontaminate), hanno attirato e ispirato molti artisti e poeti irlandesi nel corso degli anni (tra cui i più famosi Seán Keating e Liam O’Flaherty). A parte gli spettacolari paesaggi che secondo alcune leggende sono ancora affollati da folletti e fate dei boschi, degni di nota sono alcuni forti dell’età del ferro e Bheanáin Teampull che è considerata la chiesa più piccola al mondo.

Situato sulle rive del Boyne, Bru na Boinne è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’ Unesco ed è uno dei più grandi e importanti siti preistorici megalitici in Europa. La raccolta di tombe a “camera”, pietre erette, e cerchi di pietre antecedenti le piramidi egizie chiamate Dowth, Knowth e Newgrange. Gli ultimi due possono essere visitati solo tramite un tour che può durare anche più  di mezza giornata ciascuno, quindi se interessati vi consiglio di organizzarvi bene con le tempistiche, visto che ci sono poche strutture ricettizie in queste zone anche sempre molto affollate.

Il paesaggio che circonda la città della contea di Sligo è incredibilmente magico, soprattutto la costa. La montagna Knocknarea domina il paesaggio e qui si trova un tumulo di pietra alto 40 piedi che è il luogo di sepoltura della leggendaria regina Maeve di Connaught. Se arrivate in questi splendidi luoghi, assicuratevi di includere una visita al Carrowmore, il più grande cimitero dell’età della pietra in Irlanda e al villaggio di Drumcliff che è anche il luogo di sepoltura di William Butler Yeats famoso poeta. Per tutti gli amanti del surf, Sligo è anche famosa per le sue bellissime ed enormi onde che attraggono ogni anno surfisti da tutto il mondo.

L'Irlanda viene spesso suddivisa in quattro province, che però non hanno alcun riconoscimento formale: Leinster, Munster, Connacht e Ulster. Queste province sono state successivamente suddivise in 32 contee, le quali invece hanno, nella maggior parte dei casi, un proprio Consiglio e decidono su determinate materie amministrative.

La popolazione è di circa 5,7 milioni di abitanti, molti dei quali vivono nella costa orientale, e 1 milione circa nella capitale dell'Eire.

La città più vasta e popolata è Dublino, seguita da Belfast e da Cork. Altre città importanti sono Limerick, Galway, Derry, Waterford.

Non c'è una bandiera universalmente accettata che rappresenti tutta l'isola irlandese. Storicamente sono state usate uno svariato numero di bandiere, inclusa la Croce di San Patrizio, usata talvolta nel Regno d'Irlanda e che rappresentava l'Irlanda nell'Union Jack dopo l'Atto di Unione, una bandiera verde con arpa dorata (usata da alcuni nazionalisti radicali ed oggi bandiera del Leinster), una bandiera blu con la stessa arpa usata dal XVIII secolo da vari nazionalisti (oggi emblema del Presidente della Repubblica), e infine il tricolore irlandese. Quest'ultima tuttavia identifica soltanto l'Éire, escludendo l'Irlanda del Nord.

Il Royal Standard mostra inoltre una versione antica del drappo irlandese in uno dei suoi quadranti.

La Croce di San Patrizio è usata dalla Federazione di Rugby irlandese per rappresentare tutta l'isola. Non dello stesso avviso è la GAA (Gaelic Athletic Association) che usa il tricolore. Una bandiera culturale non riconosciuta ma idealmente corretta, potrebbe essere quella delle quattro province.

Nonostante le sue ridotte dimensioni, l'isola d'Irlanda ha contribuito in maniera davvero notevole alla letteratura mondiale, specialmente quella di lingua inglese. La vecchia poesia in lingua irlandese è una delle più antiche d'Europa (risale al VI secolo circa). Nei periodi più recenti, moltissime personalità di spicco venivano dall'Irlanda, molte delle quali sono state anche insignite del Premio Nobel per la Letteratura: George Bernard Shaw, William Butler Yeats, Samuel Beckett e Seamus Heaney. A questi vanno aggiunti due scrittori di fama mondiale come James Joyce e Oscar Wilde.

Le arti figurative comparvero già in età preistorica come testimoniano i ritrovamenti di Newgrange per poi seguire nell'Età del Bronzo con oggetti in metallo lavorati. Particolarmente interessanti anche numerosi manoscritti di età medievale. Tra il XIX e il XX secolo si sviluppò anche una forte corrente culturale che esaltava la pittura indigena: autori più celebri John Butler Yeats, William Orpen, Jack Yeats e Louis le Brocquy.

La musica irlandese è famosa in tutto il mondo per il particolare e tradizionalissimo genere Folk e per le varie ballate, come ad esempio la celeberrima Danny Boy adattata sulle note della Londonderry Air (o Derry Air). Questi generi tuttavia rischiavano di essere abbandonati del tutto all'inizio del XX secolo quando la società irlandese, avviata verso l'era moderna, cominciò a non gradirla come prima, specialmente nei centri urbani.

Soltanto negli anni sessanta tornarono in voga, grazie ad un movimento culturale statunitense che rivalutava la propria musica popolare e che coinvolse anche molti artisti irlandesi. Da questa corrente nacquero e si formarono famose band come The Dubliners, The Chieftains, The Clancy Brothers e gli Sweeney's Men, nonché artisti individuali come Sean Ó Riada.

Altri artisti invece preferirono portare soltanto alcuni elementi del folk irlandese e inserirli in vari pezzi rock per creare un unico genere rock-folk: i più famosi furono gli Horslips, Van Morrison e soprattutto Thin Lizzy.

Durante gli anni settanta e ottanta la differenza tra rock-folk e rock comune divenne sempre meno individuabile, con numerosi artisti che spaziavano dall'uno all'altro genere con incredibile disinvoltura e facilità.

Famosi artisti e band musicali provenienti dall'Irlanda sono senz'altro gli U2, ma anche i Cranberries, The Corrs, The Undertones, Sinéad O'Connor, Enya, The Pogues e Boyzone, si deve fare un discorso a parte per i Flogging Molly che sono di Los Angeles ma tutti di origine irlandese, come pure i Dropkick Murphys, gruppo musicale di Boston.

Anche il giovane Niall "James" Horan, famoso per essere un membro della band One Direction, ha origini irlandesi.

Il colore sportivo nazionale dell'Irlanda è il verde, colore simbolo anche dei nazionalisti nel Nord e colore predominante delle praterie che dominano la gran parte dei paesaggi dell'isola.

Lo sport ha molto seguito in Irlanda, e spesso le rappresentative nazionali riuniscono giocatori di tutta l'isola d'Irlanda, non solo della Repubblica d'Irlanda, nonostante le rivalità storiche ancora in parte presenti tra le due parti dell'isola. Questa prerogativa non crea particolari problemi nel Regno Unito dato che esistono compagini anche in terra britannica delle cosiddette home nations (Scozia, Galles ed Inghilterra) o più semplicemente selezioni britanniche. Per gli Accordi di Belfast un cittadino nordirlandese può scegliere se inserire sul proprio passaporto irish o british scegliendo direttamente anche quale eventuale selezione olimpica o sportiva andare a servire.

Il calcio è lo sport più giocato nel paese, anche se non necessariamente il più seguito. È uno dei pochi sport in cui esistono federazioni divise fra Eire ed Irlanda del Nord e, di conseguenza, due nazionali coincidenti con le due nazioni. Questo è dovuto più a dissapori dei dirigenti nell'originaria organizzazione IFA di Belfast con dissidenti che si insediarono a Dublino che non a motivi derivati dalla scissione dell'isola in due entità politiche differenti. Originariamente infatti la nazionale irlandese era unita, salvo poi esservene due che chiamavano giocatori da tutta l'isola indistintamente. Fu la UEFA a porre un freno a questa situazione identificando, viste le sedi delle due federazioni, l'una e l'altra Irlanda con le due entità politiche. La nazionale di calcio irlandese ha avuto un periodo piuttosto piatto dalla creazione fino agli anni 1980, non riuscendo mai ad avere un ruolo di importanza nel calcio internazionale. La situazione è cambiata alla fine degli anni ottanta, quando la rappresentativa è riuscita a qualificarsi a varie fasi finali dei Mondiali e a due degli Europei.

A dispetto della buona crescita della nazionale, il campionato irlandese è a livelli decisamente bassi: le tifoserie sono dedicate ma poche, gli stadi piccoli e la qualità delle formazioni relativamente scadente paragonate allo standard europeo. L'attenzione della maggioranza del pubblico è rivolta soprattutto al campionato inglese, a detrimento di quello irlandese. Discorso a parte merita il Celtic Glasgow, squadra scozzese, seguita e sostenuta in Eire e dalla comunità repubblicana nordirlandese in quanto portatrice dei valori e dei simboli celtici, e sostenuta da molto tempo anche dalla minoranza cattolica di Glasgow.

L'Irlanda non ha in bacheca alcuna coppa internazionale, né a livello di nazionale, né di club, ne provinciali.

Gli sport gaelici sono una prerogativa esclusivamente irlandese. Questi includono il calcio gaelico, l'hurling e il Camogie. Sono gli sport più seguiti nell'isola intera e vengono gestiti dalla Gaelic Athletic Association (GAA), che ha sede a Dublino in Croke Park. Tra i vari sport organizzati dalla GAA, il calcio gaelico e l'hurling assumono particolare rilevanza in estate durante le competizioni All-Ireland, veri e propri tornei tra le selezioni delle contee che culminano ad agosto-settembre con la finale a Dublino, nello stadio di Croke Park.

Il rugby è forse lo sport nazionale irlandese, e anche in questo caso la nazionale di rugby irlandese comprende giocatori di tutta l'isola. È una delle nazionali di più alto livello nel mondo e partecipa al Sei Nazioni. Un'unica nazionale rappresentativa di tutta l'isola ha richiesto un inno apposito, lo Ireland's Call, che solo in occasione di incontri disputati nel territorio dell'Eire è preceduto dall'inno della Repubblica irlandese.

Anche molti dei club di rugby irlandesi giocano ad alti livelli, come il Munster Rugby, campione europeo nel 2005 e nel 2008, e il Leinster Rugby, campione europeo nel 2009, 2011 e 2012. La squadra dell'Ulster Rugby, che rappresenta non solo le sei contee dell'Irlanda del Nord ma anche le tre contee della provincia dell'Ulster facenti parte della Repubblica, è stata anch'essa campione d'Europa nel 1999.

La nascita del baseball in Irlanda avvenne intorno ai primi anni novanta, quando è stato organizzato per la prima volta un campionato amatoriale tra Dublino e Greystones nei campi da rugby e calcio. Da allora lo sport si è sviluppato molto rapidamente fino ad istituire nel 1997 una lega organizzata (e affiliata alla IBAF, International Baseball Federation), la Irish Baseball League (IBL) che comprende sei squadre, più altre categorie inferiori. La IBL comprende club sia della Repubblica d'Irlanda sia dell'Irlanda del Nord.

La nazionale partecipa regolarmente alle fasi di qualificazione dei campionati europei e mondiali, ottenendo, in quelli europei, l'accesso alle fasi successive.

L'hockey su ghiaccio è più popolare nell'Irlanda del Nord, con una squadra professionista, i Belfast Giants che giocano nella Elite Ice Hockey League. L'Irish Ice Hockey League comprende una serie di squadre amatoriali sia della Repubblica d'Irlanda che dell'Irlanda del Nord.

Altri sport molto seguiti e tradizionali nella Repubblica (quanto nell'isola intera) sono l'equitazione, molto praticata a tutti i livelli, le corse canine e il pugilato, che ha prodotto ottimi atleti. Il ciclismo e l'atletica sono abbastanza apprezzati e hanno portato alla ribalta importanti atleti. La pallacanestro è, invece, uno sport emergente che raccoglie seguito crescente, ma è molto indietro rispetto ad altri paesi europei. Essendo l'Irlanda circondata dal mare, sono molto apprezzati anche il nuoto, il canottaggio e gli sport acquatici. Nel 2007, l'Irlanda ha fatto il suo ingresso nell'automobilismo mondiale con il WRC Rally Ireland, penultima prova del Campionato del Mondo Rally 2007 e prova d'apertura di quello del 2009.