Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

martedì 14 giugno 2016

L'ALASKA



L'Alaska è uno Stato federato degli Stati Uniti d'America. Situato nella estremità nordoccidentale del continente nordamericano, confina a est con il Canada, a nord con il Mar Glaciale Artico e a ovest e a sud con l'oceano Pacifico.

Il toponimo Alaska è derivato dalla parola alaxsxaq (ah-lòk-shok) che ha come significato "grande paese" o "terraferma" nella lingua degli Aleutini o Unangan (come essi si chiamavano nella propria lingua).

I primi abitanti dell'Alaska furono quei popoli che durante le ere glaciali raggiunsero l'America attraverso lo stretto di Bering, reso percorribile grazie all'aumento delle acque ghiacciate. Furono tra questi i progenitori delle varie tribù amerinde dello Stato, ma è da ricordare che il passaggio fu sfruttato da tutti i progenitori delle civiltà precolombiane. Successivamente altre popolazioni, come gli inuit e gli Aleutini raggiunsero l'Alaska dal continente asiatico, probabilmente via mare. Fino all'800 alcune comunità aleutine e inuit vivevano nell'estremo oriente russo, e ancora oggi i discendenti degli inuit vivono a nord della Kamcatka.

In realtà dunque l'America non fu mai completamente isolata dall'Asia, e veniva continuamente raggiunta dalle popolazioni nomadi dell'estremo est asiatico. Tra i primi europei a raggiungere l'Alaska vi fu il danese Vitus Bering, che esplorò via mare, per conto dell'Impero russo, la zona sino al monte Saint Elias (1747).

Nel corso del Settecento alle rivendicazioni spagnole sull'Alaska fece seguito un viaggio esplorativo del navigatore italiano, al servizio iberico Alessandro Malaspina, che ripercorse la rotta del viaggio (forse leggendario) di Lorenzo Ferrer Maldonado, che nel tardo Cinquecento aveva cercato un passaggio a nord ovest partendo dal Messico. Questa spedizione, che il capitano di fregata prima e di vascello poi Malaspina comandava in qualità di commodoro, produsse una notevole mole di dati geografici, etnografici, botanici, naturalistici, geologici, e antropologici; questi lavori non sono ancora stati completamente pubblicati.

In seguito il territorio fu annesso all'Impero russo, che tuttavia lo colonizzò solo marginalmente (l'attività principale allora era la caccia alle lontre, alle foche e ad altri animali da pelliccia). Di fatto la regione divenne zona di commercio delle pellicce per le compagnie commerciali russe "Selikov" e "Golicov" che ebbero come base Kodiak dal 1784. Nel 1799 fu fondata la Compagnia russo-americana, autorizzata dallo zar Paolo I a commerciare fino al 52º parallelo nord. La regione rimase emarginata dalla vita politica ed economica dell'Impero russo: la maggior parte dei pochi russi che si trasferivano in Alaska preferiva tornare in Russia dopo essersi arricchiti.

La colonizzazione russa dell'Alaska si scontrò con altri due colonialismi: quello britannico e soprattutto quello spagnolo. Inoltre i Russi cercarono di estendere il loro dominio anche più a sud, con il tentativo di installare una colonia in California durante gli anni dieci del XIX secolo: il progetto non ebbe esito positivo e innervosì notevolmente le cancellerie spagnole.

Il commercio con gli indiani non era sempre pacifico, anzi molto spesso era basato sui ricatti degli europei nei confronti dei nativi, che rispondevano attaccando alcune piccole concessioni russe, con uno stato di guerra latente che si protraeva anche dopo la fine degli scontri. I nativi furono però definitivamente sconfitti verso la fine degli anni quaranta del XIX secolo. Agì come pacificatore dei conflitti l'attività dei missionari ortodossi, che riuscirono sia a convertire molti nativi, sia a convincere il governo locale russo a limitare le attività di saccheggio, ruberia e repressione armata nei confronti degli indigeni.

Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l'Alaska dalla Russia per $ 7 200 000, (poco più di 4 dollari per km²). L'acquisto, passato alla storia con il nome di Alaska Purchase, fu gestito dal Segretario di Stato William H. Seward e venne ratificato dal Senato statunitense il 9 aprile 1867. Il passaggio di sovranità avvenne il 18 ottobre dello stesso anno. Il fatto non entusiasmò molto l'opinione pubblica statunitense di allora, che considerava l'Alaska un territorio inospitale e del tutto inutile (venne soprannominata "Follia di Seward" e "Ghiacciaia di Seward"). Ogni anno l'ultimo lunedì di marzo si ricorda l'avvenimento con il Seward's Day e il 18 ottobre con l'Alaska Day.

Nel 1884 divenne un distretto dell'Oregon. Nel 1898 in Alaska venne scoperto l'oro: questo fatto provocò una vera e propria invasione di cercatori d'oro, tra cui anche lo scrittore Jack London, e di conseguenza anche la colonizzazione del territorio. Altro oro venne scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska fu utilizzata come base di partenza per i cercatori, e questo favorì la crescita delle prime città e delle prime strade nell'entroterra della regione sud-orientale, come collegamento verso lo Yukon.

Divenuta territorio autonomo nel 1912, il 7 luglio 1958 il presidente Eisenhower firmò l'Alaska Statehood Act che rese l'Alaska uno Stato degli USA a tutti gli effetti, entrando nell'Unione come il 49º stato il 3 gennaio 1959.

Nel 1968 fu scoperto il più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il Nordamerica, sfruttato pienamente a partire dal 1977, quando un oleodotto lungo circa 1 300 km collegò i giacimenti al porto di Valdez.

Nel 1976 fu creato l'Alaska Permanent Fund, un fondo che investe una porzione delle entrate minerarie dello stato, incluse le entrate del Trans-Alaskan Pipeline System, a beneficio di tutte le generazioni di Alaskani. Al giugno 2003, il valore del fondo ammontava a 24 miliardi di dollari.

Si è proposto più volte di realizzare un ponte o un tunnel attraverso lo stretto di Bering (85 km), ma sia per ragioni economiche sia per ragioni strategico-militari questa idea non è mai stata portata avanti.



L'Alaska, le Hawaii e Porto Rico sono gli unici tre stati che non si trovano tra i 48 stati contigui degli Stati Uniti d'America. Inoltre l'Alaska è lo stato più esteso degli Stati Uniti (oltre 1 717 000 km²).

La geografia dello Stato può essere schematizzata attraverso una suddivisione in regioni:
L'Alaska Centro Meridionale è la regione costiera meridionale con villaggi, città e impianti industriali petroliferi;
La penisola di Alaska ospita piccoli insediamenti, acque interne, monti, ghiacciai e grandi foreste;
L'interno è più pianeggiante e percorso da grandi fiumi, come lo Yukon e il Kuskokwim; vi si trovano grandi estensioni di tundra artica;
La costa settentrionale è la parte più remota, inospitale e spopolata dello Stato.
Grazie anche alle numerose isole, le coste dell'Alaska superano i 54 700 km di lunghezza. La serie di isole che si estende a ovest della punta sudoccidentale dell'Alaska è nota come l'arcipelago delle Aleutine. Molte di queste isole ospitano vulcani attivi: per esempio, il monte Shishaldin (3 042 m) sull'isola di Unimak. La serie di vulcani raggiunge Mount Spurr, a ovest di Anchorage, sulla terraferma.

In Alaska si trova il monte Denali, la montagna più alta di tutto il Nordamerica, 6 194 metri. s.l.m..

Numerosi sono i fiumi e i laghi, tra questi ce ne sono più di tre milioni con una superficie di almeno 8 ettari. Gran parte del territorio dell'Alaska è gestito dal governo federale come foresta nazionale, parco nazionale, e rifugio naturale nazionale. Vi sono luoghi in Alaska che sono comune terreno pubblico demaniale (terreno del BLM) ma che sono probabilmente più spettacolari di molti parchi nazionali nei 48 stati. Molti dei parchi statali dell'Alaska sarebbero parchi nazionali se fossero in altri stati.

In gran parte dell'Alaska i servizi sono gestiti dalle cosiddette ANCSA corporations; le tredici più importanti operano a livello regionale, mentre ne esistono dozzine di locali.

L'Alaska ha un clima freddo che però si può suddividere in quattro aree:
la costa sud, in particolare Juneau (unica città in cui le massime medie di gennaio sono superiori a 0 °C, media: -8 °C/1 °C) che gode delle condizioni più miti dello Stato (già Anchorage, sempre sulla costa sud, che è situata circa al 60º parallelo ha una media di gennaio di -3 °C/-13 °C; le medie di luglio sono sui 15 °C) ma che è anche l'area più nevosa per l'oceano che fa accumulare umidità: gli accumuli medi raggiungono e spesso superano di gran lunga il Québec e Hokkaido (in cui cadono rispettivamente tra i 3, i 5 e i 7 metri) e in alcune parti arrivano a una media di 8 metri con copertura che va da 1–2 mesi di Juneau e la sua area e i 4–5 mesi dell'interno di Anchorage;
l'interno, che ha il clima che ci si aspetta dall'Alaska (Fairbanks ha una media di gennaio di -19 °C/-28,5 °C e di luglio di 12 °C/22 °C; tuttavia sono dati presi dal centro, dove vi è l'isola di calore urbana: altre località spesso sono più fredde e le medie di gennaio arrivano a -34 °C, più o meno quanto i più freddi luoghi dello Yukon, vicini a Old Crow) in cui le medie mensili sono sotto zero 8 mesi all'anno e si registrano le temperature più basse (-62,1 °C a Prospect Creek, ma notizie non ufficiali riportano dati più bassi) e più alte (38 °C a Fort Yukon, che d'inverno scende spesso sotto i -40 °C); la copertura nevosa dura da 6 a 7–8 mesi e i fiumi sono liberi dai ghiacci solo 4 mesi;
la costa occidentale, che ha inverni freddi (stretto di Bering gelato) ed estati fresche;
la costa artica, in cui le medie di gennaio sono -23 °C e i -30 °C e di luglio tra i 4 °C e i 6 °C (Barrow, la punta nord, ha a febbraio -21 °C/-31 °C, a luglio 1 °C/5 °C): le precipitazioni sono scarsissime sui 200–250 mm l'anno, la maggior parte in estate, il mare è gelato da ottobre a giugno con temperatura massima di 1 °C, la copertura nevosa rimane da settembre a inizio giugno, ma i residui si vedono tutto l'anno.
In Alaska sono state registrate temperature da record come il già citato primato di Prospect Creek, Fairbanks -62 °C, Chandalar -59 °C, Fort Yukon -58 °C e Barrow -53 °C.

Nel 2007 il prodotto interno lordo dell'Alaska è stato di 44 miliardi di $, che lo pone al 45º posto fra i 50 stati. Il reddito pro capite per l'anno 2007 è stato di 40 042 $ (15º negli Stati Uniti).

La pesca occupa un importante ruolo nell'economia dell'Alaska, e fornisce un ampio surplus destinato all'esportazione. In campo agricolo, a causa delle difficili condizioni climatiche, la produzione di latte e latticini, bestiame, verdure e vivai è appena sufficiente per il fabbisogno interno, tuttavia gran parte dei generi alimentari sono importati da regioni del mondo più adatte all'agricoltura. Anche l'industria manifatturiera è di proporzioni alquanto limitate, e anche i prodotti non alimentari sono in gran parte importati. I costi delle importazioni sono molto elevati a causa delle spese di trasporto e questo contribuisce a tenere alto il costo della vita nonostante i sussidi governativi per gli abitanti dello Stato.

Tuttavia, gran parte degli abitanti lavora per il governo o nel campo dell'estrazione e del trasporto delle risorse naturali: petrolio greggio, gas naturale, carbone, oro, metalli preziosi, zinco e altri minerali, legname e prodotti in legno. Un altro settore di impiego è in ambito militare a causa delle molte basi militari presenti nello stato. Il settore turistico è poco sviluppato ma in crescita per via della spettacolarità dei paesaggi naturali e per possibilità di effettuare escursioni anche grazie all'ausilio degli spostamenti in treno effettuati dalla Alaska Railroad e alle numerose crociere che fanno tappa nei maggiori porti.

In Alaska le comunicazioni sono assicurate in diverse maniere. La rete stradale non è molto sviluppata a causa della scarsità della popolazione, delle grandi distanze e della natura del suolo, per gran parte dell'anno ricoperto da ghiaccio o neve o formato da permafrost. Le strade sono presenti soprattutto nella parte meridionale dello Stato, la Alaska Highway unisce le città principali e lo stato al Canada. La capitale dello Stato non è collegata da strade e si può raggiungere solo tramite aerei o navi.

Sulla costa del Pacifico, molte località usufruiscono di un servizio navale per merci e passeggeri. Ancor più diffuso è il trasporto aereo, molte sono le linee aree locali e molto utilizzati sono gli idrovolanti che atterrano sui numerosi laghi.

Il mezzo di trasporto più usato nel periodo della corsa all'oro, la slitta trainati da cani, ormai è un mezzo folcloristico e sportivo. Molto popolare è la corsa con le slitte che si svolge a marzo per 1850 km tra Anchorage e Nome, la Iditarod Trail Sled Dog Race per ricordare l'impresa compiuta nel 1925 quando delle slitte riuscirono a raggiungere il piccolo villaggio di Nome per portare le medicine per combattere un'epidemia.

Tra i problemi della popolazione dell'Alaska bisogna ricordare l'alcolismo, causato soprattutto dall'isolamento di alcune comunità, dai lunghi periodi di buio invernale, dalle difficoltà negli spostamenti. In alcune zone l'alcol è addirittura vietato. L'alcolismo genera altri problemi come l'alto numero di suicidi, le violenze domestiche e la sindrome alcolica fetale nei bambini dovuta all'abuso di alcol da parte di donne in gravidanza, che genera nei bambini disfunzione in alcuni organi, basso peso alla nascita, ritardo nello sviluppo, e in alcuni casi epilessia.

La condizione di essere "terra di frontiera", con limitate regole etiche e fortissimi interessi economici in ballo e, per i critici, anche con scarsi controlli, ha portato come conseguenza a diversi fenomeni di "disinvoltura economico-politica" nel paese, con casi di corruzione, sperpero, e finanziamenti ritenuti clientelari, (buona parte del territorio sconfinato è di diretta competenza statale, ed è stato ampiamente e interessatamente concesso a grandi società private), è emblematica la figura del senatore Theodore Stevens (Zio Ted) coinvolto per decenni in tali generose concessioni; il ripetersi di tali fenomeni ha prodotto la definizione per l'Alaska, da parte degli altri Stati dell'Unione, di luogo della corruzione, e dello sperpero dei beni di proprietà comune. Nonostante la politica attuale dell'Alaska cerchi di limitare questi fenomeni, la consuetudine degli altri Stati dell'Unione di citare l'Alaska come luogo di eventi di questo tipo è ancora molto presente.

L'Alaska è l'unico stato degli Stati Uniti, fatta eccezione per il Colorado, in cui è consentito il possesso per uso personale di circa 30 grammi di marijuana.

L'inglese è la lingua più parlata, dall'89,7% della popolazione, il 5,2% è ripartito tra le più di venti lingue indigene, segue lo spagnolo con il 2,9%.

L'Alaska, così come gli Stati del nord Pacifico, è tra i meno religiosi degli Stati Uniti.

La città più popolosa dell'Alaska è Anchorage, con una popolazione di 291 826 abitanti (censimento 2010 Anchorage Municipality, Alaska American FactFinder).

Uno spazio immenso in gran parte selvaggio, sei mesi di luce e sei mesi di buio, un clima durissimo e una bellezza travolgente.

Sono solo alcune delle contraddizioni che si incontrano in Alaska e che forgiano il carattere di una società ai confini del mondo.

Gente dura, in gran parte immigrati, quella che vive in questo pezzo di Stati Uniti ai margini del Polo Nord e della storia.

Vivere in Alaska vuol dire confrontarsi con una natura prepotente e affascinante dove gli uomini reagiscono in modo complesso: con la passione per la natura e con l’alcolismo, con l’euforia dell’esploratore e la depressione del naufrago. Con la sua presenza quotidiana, quasi violenta, la natura gioca un ruolo assai più centrale che altrove nel disegnare la geografia dei rapporti sociali, dei comportamenti umani.

In Alaska si vive in città isolate, lontane da tutto. Basti pensare alla capitale, Juneau: non esistono strade o ferrovie che la colleghino con il resto del mondo. Non la si può lasciare via terra. Gli unici mezzi di comunicazione, a parte il telefono, la radio, la televisione, sono gli aerei o le navi. Intorno le grandi montagne, le foreste, le praterie, i ghiacciai, l’Oceano Pacifico. Un abitante su 50 possiede un aereo: per cercare in qualche modo di rispondere al bisogno di muoversi, di essere liberi di andare e venire, l’unico modo è volare. Il 30% del territorio è protetto, il rimanente è comunque selvaggio, dato che il mezzo milione di abitanti non è certo in grado di antropizzare la regione.

Le città principali sono Juneau, Anchorage e Fairbanks, per il resto si tratta di paesini o piccole comunità indigene a distanze enormi l’una dall’altra.

Malgrado il reddito dello stato sia il più alto d’America, la durezza delle condizioni di vita viene dimostrato dal più alto tasso di suicidi degli States. Il costo della vita è molto alto e nonostante il governo abbia predisposto diversi incentivi economici, l’età media degli abitanti del “Grande Nord” è la più bassa del continente, 25 anni: perché appena risparmiato il gruzzolo necessario, molti fanno i bagagli e scappano verso climi più caldi, più umani.

Impossibile immaginare di visitare l’intera regione nel corso di un viaggio per via delle dimensioni, dei costi, della difficile organizzazione. La maggior parte dei turisti si avvia alla scoperta dell’Alaska percorrendo la Marine Highway, ovvero il labirinto di canali, isole e fiordi che compone l’Inside Passage. A bordo di grandi navi da crociera, traghetti e barche a vela, il viaggio tipo di svolge da Anchorage fino a Vancouver, in Canada, e  permette di riassumere gran parte del paesaggio sia naturale che umano che rende unica questa parte del globo.

Durante il periodo primaverile, che paradossalmente coincide con l’apice della tendenza al suicidio, si moltiplicano le feste, i balli, i concerti. Uno stratagemma imparato dai nativi per combattere il “cabin shock”, la depressione da letargo che colpisce proprio alla fine del lungo inverno.

Basta uscire dai sobborghi, lasciarsi alle spalle i centri commerciali, per cancellare ogni memoria da provincia americana.


mercoledì 10 febbraio 2016

LE SEYCHELLES



Sebbene si pensi che almeno alcune isole delle Seychelles possano essere state visitate da navigatori austronesiani/malesi sulla rotta per il Madagascar attorno al 200-300 aC, così come da marinai maldiviani o arabi durante le esplorazioni a scopo commerciale dell'Oceano Indiano: in un manoscritto arabo datato 851 dC vengono menzionate le Maldive e genericamente altre isole poste oltre queste ultime, probabilmente le Seychelles. Sebbene gli arabi commerciassero il pregiato frutto del coco de mer, endemico di alcune isole di questo arcipelago, moltissimi anni prima della loro scoperta, si è più propensi a ritenere che essi lo ottenessero a partire da frutti caduti e trascinati dalla corrente in Indonesia o alle Maldive una volta decompostisi, piuttosto che andare a cercarlo direttamente sulle isole.

La scoperta vera e propria delle Seychelles da parte degli europei viene generalmente datata 1502, quando l'ammiraglio portoghese Vasco da Gama, in viaggio verso l'Africa orientale dall'India, avvistò alcune isole che vennero a lui intitolate, le Amirantes o "Isole dell'Ammiraglio": sulle mappe portoghesi, le Seychelles cominciano ad apparire col nome di "Sette Sorelle".
Bisognerà però attendere il 19 gennaio 1609 prima che degli europei mettano piede alle Seychelles: la nave della Compagnia britannica delle Indie orientali Ascension, infatti , sulla rotta per l'India venne costretta da una tempesta a deviare trovando rifugio in una baia di un'isola dell'arcipelago, che si dimostrò disabitata ma ricca di acqua e di cibo, in particolare tartarughe giganti. L'equipaggio, rifocillatosi, rientrò in patria riferendo l'accaduto, senza che però vi venisse prestata attenzione.

Verso la fine del XVII secolo l'arcipelago divenne un covo di pirati provenienti dal mar dei Caraibi, come testa di ponte per le razzie ai danni delle imbarcazioni che percorrevano la rotta Europa - Mar Rosso - Golfo Persico - Estremo Oriente cariche di merci preziose.
Per contrastare quest'attività l'energico governatore della prospera colonia di Isle de France (oggi Mauritius), Bertrand-François Mahé de La Bourdonnais, nel 1742 commissionò a Lazare Picault di mappare con accuratezza il tratto di mare fra il Madagascar e l'India: il 21 novembre di quell'anno, Picault, con le navi Charles ed Elisabeth, gettò l'ancora ad Anse Boileau (e non a Baie Lazar, erroneamente ritenuta punto d'approdo della spedizione, tanto da nominarla in tal modo proprio in onore del presunto scopritore), trovando un ambiente paradisiaco e ricco di risorse, tanto da nominare la terra scoperta Ile d'Abondance ("isola dell'abbondanza"). Rientrato alla base, Picault venne nuovamente inviato in missione nel 1744 per una mappatura più accurata dell'arcipelago: rivisitò l'Ile d'Abondance, ribattezzandola Mahé in onore del governatore, e scoprìanche le isole di La Digue (inizialmente battezzata Ile rouge, "isola rossa"), Praslin (battezzata Isle des Palmes, "isola delle palme") e Frégate, collettivamente battezzate come Iles de La Bourdonnais. Sia Picault che La Bourdonnais avevano progetti ambiziosi per l'arcipelago, tuttavia la deposizione del governatore nel 1746 misero fine a qualsiasi iniziativa.
L'arcipelago venne sostanzialmente ignorato fino al 1754, quando con lo scoppio Guerra dei sette anni le autorità francesi inviarono due navi a prendere possesso delle isole. Il comandante della spedizione, Corneille Nicolas Morphey, pose una lapide a formalizzare l'atto di annessione in nome del re Luigi XV e della Compagnia francese delle Indie orientali il 1 novembre 1756. Morphey rinominò inoltre l'isola principale Isle de Séchelles in onore dell'allora ministro delle finanze francese Jean Moreau de Séchelles: in seguito il nome (anglicizzato in Seychelles) verrà utilizzato per indicare l'intero arcipelago, mentre l'isola manterrà il nome primigenio di Mahé.

Con la fine della guerra ed il ridimensionamento coloniale francese, la Compagnia francese delle Indie orientali collassò, lasciando i possedimenti nell'Oceano Indiano sotto la diretta autorità reale: il nuovo governatore di Mauritius, Pierre Poivre, individuò in Mahé un perfetto terreno per la coltivazione di spezie, nell'ottica di spezzare il monopolio olandese di questo commercio.
Nel Natale del 1768, Nicolas Dufresne prese possesso dell'intero arcipelago per conto della Corona francese, in concomitanza con una spedizione commerciale di isola in isola. L'anno successivo, nel 1769, l'importanza strategica delle Seychelles crebbe notevolmente quando i navigatori Grenier e Rochon dimostrarono che era possibile una rotta più celere verso le Indie passando per l'arcipelago: nel frattempo, Brayer du Barré ottenne il permesso reale per la colonizzazione a proprie spese dell'isola di Sainte Anne.
Il 12 agosto 1770 Du Barré inviò sull'isola quindici coloni con sette schiavi africani, una donna di colore e sette indiani, non unendosi egli stesso alla spedizione in quanto rimasto a Mauritius per ottenere fondi: le sue continue pressioni per ottenere denaro vennero costantemente ignorate dalla Madrepatria in quanto l'insediamento non produceva beni di valore, anzi a un anno di distanza dalla tentata colonizzazione i membri della spedizione fecero ritorno in Francia o si stabilirono a Mahé, mentre Du Barré morì oberato dai debiti in India nel 1777. Frattanto, nel 1771, dopo i deludenti risultati ottenuti a Mauritius e alla Réunion il governatore Poivre inviò Antoine Gillot a Mahé per valutare l'effettiva possibilità di coltivazione di spezie: Gillot si stabilì nella zona di Anse Royale, e cominciò ad avviare con discreto successo la piantumazione di noce moscata, pepe, cannella e chiodi di garofano.

La presenza sempre maggiore di navi battenti bandiera inglese nei mari dell'arcipelago spinse le autorità a distaccare una guarnigione di soldati nel forte costruito per l'occasione e battezzato Etablissement du Roi ("insediamento del re"), posto nell'area nella quale oggi sorge Victoria, la capitale delle Seychelles. Gillot, inizialmente eletto nominalmente il capo dei coloni, venne rimpiazzato nel 1788 da Jean Baptiste Philogene de Malavois, che si affrettò una volta in carica ad emanare trenta decreti coi quali dichiarava ammissibile solo uno sfruttamento sostenibile delle risorse dell'isola.
Con la Rivoluzione Francese, i coloni si organizzarono in un'assemblea e decisero a maggioranza di autogestire la colonia, dichiarando la terra possedibile solo dai discendenti dei coloni già presenti e slegandosi dai dettami della più prospera e anziana per fondazione Mauritius: la schiavitù non venne abolita, in quanto si ritenne che senza manodopera gratuita la colonia fosse condannata ad avere vita molto breve.
Col passaggio della gestione della colonia nelle mani di Jean Baptiste Quéau de Quincy, le Seychelles diventarono una base per i corsari francesi: gli inglesi non tardarono a scoprire la provenienza di tali corsari che depredavano le loro navi commerciali, e nel 1794 inviarono uno squadrone di tre navi capitanate dal commodoro Henry Newcome, che diede a Quincy un'ora di tempo per arrendersi e consegnarsi. Costui, al termine di lunghe negoziazioni, ottenne l'incolumità ed il mantenimento dei possedimenti per sé e per gli altri coloni, sia pure a mezzo della rinuncia ad ogni opposizione militare e della neutralità assoluta. Tuttavia, il Regno Unito non fece nessun concreto tentativo di acquisire il possesso delle Seychelles, considerate prive di risorse d'interesse, sicché la colonia originaria, ancora guidata da Quincy, cominciò a prosperare, rinnovando per sette volte i propri termini di resa coi britannici.

L'11 luglio 1801 giunse sulle coste di Mahé la fregata Chiffonne, carica di prigionieri esiliati da Napoleone: la nave venne fronteggiata dall'inglese Sybille, il cui capitano Adam dovette fare i conti con l'opposizione di Quincy e dei suoi uomini. Anche in questo caso, il governatore riuscì a cavarsela grazie alle sue doti di mediatore.
Il blocco navale delle colonie francesi dell'Oceano Indiano da parte degli inglesi proseguì fino al 1810, quando si ebbe la capitolazione della Réunion e poco dopo di Mauritius: il capitano britannico Beaver riconobbe nuovamente i termini favorevoli della resa di Quincy in cambio del riconoscimento della resa di Mauritius, lasciando alla sua partenza il luogotenente Bartholomew Sullivan per monitorare la situazione. Con l'accordo di Mauritius nel 1810, e formalmente omologata con l'inclusione nel Trattato di Parigi del 1814, le Seychelles divennero una colonia britannica a tutti gli effetti. Sullivan non ebbe vita facile nel controllare la tratta degli schiavi (illegale per la legge inglese ma non per quella francese, mentre il possesso di schiavi non era reato per nessuna delle due amministrazioni) da parte dei coloni, che dal canto loro si ingegnavano per ottenere nuovi schiavi da navi francesi evitando al contempo multe e sequestri, e finì per rassegnare le proprie dimissioni. Al suo posto venne nominato Edward Madge, il quale ebbe a più riprese scontri con Quincy, che era rimasto in carica come giudice di pace.

Nei decenni successivi, la vita nella colonia scorse senza particolari problemi, coi governatori inglesi che si succedevano accettando di buon grado il persistere di usanze francesi fra i coloni. Motivo di forte tensione fu l'abolizione della schiavitù nel 1835, con molti proprietari terrieri che abbandonarono la colonia lasciando gli schiavi a sé stessi, liberati ma senza proprietà terriere, case o denaro: le Seychelles entrarono allora in una fase di stagnazione estrema, risoltasi solo quando venne individuata nella palma da cocco la coltura ottimale per il suolo impoverito dell'arcipelago. La colonia venne rimpolpata numericamente con l'afflusso continuo di schiavi sequestrati dagli inglesi ai sambuchi arabi a sud dell'Equatore e liberati alle Seychelles, dove divenivano forza lavoro a basso prezzo per i proprietari terrieri: si calcola che furono più di 2400 fra uomini, donne e bambini gli schiavi liberati sbarcati alle Seychelles.

Nel 1841, l'insediamento sorto attorno all'Etablissement du Roi su Mahé venne ribattezzato Victoria (Seychelles)Victoria, e cominciò a crescere, arrivando a contare nel 1879 due case d'asta, un droghiere, cinque negozianti al dettaglio, quattro negozi di liquori, un ufficio di notaio, uno studio legale, un gioielliere e un orologiaio: il 12 ottobre 1862, l'intera isola di Mahé venne spazzata da forti venti e piogge torrenziali, che causarono una valanga di fango, terra e rocce che costò la vita a una settantina di persone.

Nel cinquantennio successivo le Seychelles vennero praticamente dimenticate dalla madrepatria, che sfruttava la posizione remota dell'arcipelago per servirsene come luogo dove mandare in "esilio dorato" dagli altri possedimenti britannici i personaggi considerati scomodi, fra i quali Lela Pandak Lam (spedito alle Seychelles nel 1875 con l'accusa di aver assassinato un'autorità coloniale inglese, ed in seguito compositore dell'inno nazionale malese Negaraku) e l'arcivescovo Makarios III, che vi giunse nel 1957: frattanto, nell'arcipelago crescevano il malcontento e la frustrazione per la subordinazione alla colonia di Mauritius. Fu l'allora governatore proprio di Mauritius, Arthur Gordon, a perorare la causa della secessione delle Seychelles dalla colonia presso il re, ottenendo importanti concessioni per le isole ma non lo status di colonia della corona britannica, che venne ottenuto solo nel 1903 con l'insediamento del primo governatore Ernest Bickham Sweet-Escott.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale le Seychelles vissero un periodo durissimo, caratterizzato dalla scarsità di beni essenziali, dall'inflazione galoppante e dal crollo dei salari: il tasso di criminalità salì alle stelle, e le prigioni si riempirono in breve tempo. Su richiesta del Generale Smuts venne bandita la coscrizione per un corpo di volontari, il Seychelles Labour Contingent, che arrivò a contare circa 800 uomini: lo SLC venne inviato in Africa Orientale, dove la stragrande maggioranza dei componenti contrasse malattie tropicali (dissenteria, malaria, beriberi), tanto che dopo solo cinque mesi e 335 deceduti il contingente venne rimpatriato.

Alla fine della guerra, la popolazione seychellese contava circa 24.000 persone: la neonata locale associazione dei coltivatori (Planters Association)premeva per una maggiore autonomia nella gestione degli affari locali, che venne concessa nel 1929 con il Colonial Development Act. L'atto tuttavia venne emesso proprio alla vigilia della Grande Depressione, che vanificò ogni progresso fatto provocando un nuovo crollo dei salari dei lavoratori e l'aumento della tassazione: l'allora governatore Arthur Grimble mise a punto una serie di riforme, la maggior parte delle quali tuttavia non venne messa in pratica se non molti anni dopo.
Con la depressione economica, anche i lavoratori terrieri (la maggior parte dei quali di colore) cominciarono a rivendicare i propri diritti: nacque a questo scopo la League of Coloured People, che si opponeva alla Planters Association espressione dell'alta borghesia bianca. Il primo partito vero e proprio fu la Taxpayers Association, sorta nel 1939 e di chiaro stampo reazionario.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, su Sainte Anne venne edificata una rimessa per idrovolanti al fine di controllare il traffico marittimo, mentre a Pointe Conan venne costruita una batteria antiaerea e una guarnigione venne distaccata a Mahé allo scopo di proteggere il porto: circa 2000 seychellesi si arruolarono nell'esercito e furono mandati nei teatri di guerra in Italia, Egitto e Palestina.

Dopo la guerra, la Taxpayers Association stravinse le elezioni del 1948 (precluse agli analfabeti, e quindi limitate praticamente ai soli proprietari terrieri dei quali il partito era espressione politica), in tandem con la Planters Association: questo predominio continuo praticamente immutato fino al 1964, quando vennero costituiti il Partito Popolare (inizialmnte SPUP, Seychelles People's United Party, in seguito SPPF, Seychelles People's Progressive Front), di stampo socialista-indipendentista, capeggiato da France-Albert René, ed il Partito Democratico (SDP, Seychelles Democratic Party), presieduto da James Mancham, più vicino agli interessi della media e alta borghesia e fautore del mantenimento del legame coloniale. Nel frattempo, nel 1958, l'arbitrato con la Francia sul possesso delle Iles Glorieuses venne risolto a favore di quest'ultima.
Le elezioni del 1966 videro la vittoria dell'SDP, il quale cercò, senza trovarlo, un compromesso con le posizioni massimaliste dello SPUP: nel 1970 venne varata una nuova costituzione, e Mancham divenne primo ministro. Alle elezioni del 1974 sia l'SDP che lo SPUP si presentarono caldeggiando l'indipendenza dal Regno Unito: in seguito ai risultati elettorali e agli accordi con la Gran Bretagna, il 29 giugno 1976 le Seychelles divennero una repubblica indipendente in seno al Commonwealth delle nazioni, con James Mancham (frattanto divenuto baronetto) eletto come primo presidente e René come primo ministro. Con l'indipendenza, vennero annessi alle Seychelles anche i gruppi di isole di Aldabra, Farquhar e Amirantes, scorporate nel Territorio britannico dell'Oceano Indiano dal novembre del 1965.

Il 5 giugno 1977, mentre Mancham era in missione diplomatica all'estero, un colpo di stato (evidentemente sostenuto dall'Unione Sovietica) ne sancì la deposizione a favore del primo ministro France-Albert René, che instaurò un regime monopartitico dello SPUP (frattanto ribattezzato SPPF, Seychelles People's Progressive Front): tale situazione venne convalidata dalla costituzione modificata del 1979. Nel 1981 fallì un contro-colpo di stato probabilmente sostenuto dagli USA (secondo l'economista John Perkins preoccupati per la destabilizzazione di un'area prossima alle basi militari di Diego Garcia organizzato da Mike Hoare e da un gruppo di mercenari sudafricani. Nell'agosto dell'anno successivo, un vasto ammutinamento delle forze armate mise nuovamente a repentaglio la sopravvivenza del regime, che però riuscì ad avere ragione dei ribelli in soli due giorni grazie all'appoggio delle forze speciali tanzaniane e dei mercenari catturati l'anno precedente e blanditi con promesse di libertà e denaro.
Gli ex-governanti in esilio diedero vita al Mouvement Pour La Resistance (MPR), professante un'opposizione nonviolenta al regime di René ed il cui massimo esponente, Gérard Hoarau, venne assassinato in circostanze misteriose il 29 novembre 1985 da sconosciuti davanti l'uscio di casa a Londra. Con la morte di Hoarau, le altre autorità espulse o autoesiliatesi formarono una vasta coalizione gettando le basi un programma che prese il nome di Seychelles International Repatriation and Onward Program (SIROP), il quale prevedeva un ritorno pacifico in patria e forti riforme economiche per il Paese. Probabilmente Hoarau non fu l'unica vittima (sebbene non accertata con sicurezza) del regime socialista, sebbene manchino dati in proposito.

La condizione di monopartitismo terminò solo nel 1991, con lo scioglimento dell'Unione Sovietica: venne indetto un congresso straordinario dell'SPPF il 4 dicembre di quell'anno, al termine del quale René annunciò un ritorno al sistema multipartitico. Circa tre settimane dopo, il 27 dicembre, tale decisione venne ratificata da un'apposita modifica delle costituzione. Fra i primi partiti a "resuscitare" vi fu il partito democratico di James Mancham, frattanto rientrato dall'esilio, ed entro la fine dell'aprile 1992 vi erano otto partiti registrati, coi lavori della Costituente che vennero fissati fra il 23 ed il 26 luglio del 1992. La commissione costituzionale era costituita da 22 membri eletti (14 dell'SPPF e 8 del DP), cominciò i lavori il 27 agosto, mentre Mancham e René chiedevano a gran voce coesione nazionale e rispetto. La nuova versione della costituzione emendata in senso democratico fu proposta nel 1992 ma non fu omologata, non raggiungendo il 60% dei voti a favore come prescritto; una nuova versione corretta e modificata fu invece approvata il 7 maggio 1993, col 73,9% dei voti a favore.

Fra il 23 ed il 26 di luglio del 1993 vi furono le prime elezioni presidenziali e legislative dopo circa un ventennio: la vittoria andò fra le contestazioni all'uscente René, ma venne giudicata pulita e ldgittima dagli osservatori internazionali.
Le nuove elezioni del marzo 1998 videro due candidati sfidare France-Albert René e il suo SPPF: oltre a James Mancham, il DP sosteneva anche un altro candidato, Wavel Ramkalawan. La vittoria andò nuovamente a René, addirittura con percentuali maggiori rispetto alla tornata elettorale precedente (da 59,5 nel 1993 a 66,6, mentre l'Assemblea Nazionale aumentò i consensi dal 56,5% al 61,7%).
Nel 1999, Mancham passò al partito liberale di centro Seychelles National Party (SNP), perdendo nuovamente contro René col 42% dei voti nel 2002: nel 2004, René fece un passo indietro, lasciando la presidenza al suo vice James Michel, che confermò il predominio dell'SPPF anche nel 2006, vincendo contro Wavel Ramkalawan col 53,5% dei voti.

Le Seychelles sono una repubblica presidenziale, in cui il presidente le funzioni di capo di Stato e capo del governo: il presidente è eletto per voto popolare e resta in carica per cinque anni.

Il presidente presiede il parlamento (National Assembly o Assemblée Nationale), che è unicamerale e conta 34 membri (25 eletti direttamente con voto popolare per scrutinio maggioritario uninominale, e 9 eletti con criterio proporzionale in accordo con la percentuale di voti ricevuta dai partiti politici di appartenenza). Tutti i membri del parlamento durano in carica cinque anni.

Il campo delle posizioni politiche dei partiti va dai socialisti ai liberal-democratici.

Dato che le Seychelles sono considerate appartenenti geograficamente al continente africano, spiccano per posizione di eccellenza (in seconda posizione su 48) nella scala del 2008 dell'Ibrahim Index of African Governance dei paesi sub-sahariani, per sicurezza sociale, partecipazione democratica e sviluppo umano.

Le Seychelles sono uno Stato membro della Commissione dell'Oceano Indiano (IOC), dell'Organizzazione Internazionale della Francofonia, dell'Unione Africana, alla Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale (SADC) al Commonwealth delle nazioni. Il 10 agosto 2010 ratificano inoltre lo Statuto di Roma divenendo Stato parte della Corte Penale Internazionale.

In generale, le Seychelles sono uno stato non allineato e seguono in politica estera un atteggiamento di "neutralità positiva" e volto alla diminuzione della presenza delle superpotenze nell'Oceano Indiano, promuovendo una "zona di pace" nello stesso e chiedendo la cessazione della presenza di basi statunitensi su Diego Garcia.

A Victoria sono presenti ambasciate di Russia (Le cui relazioni con le Seychelles risalgono all'immediato periodo post-indipendenza e che mantengono il legame con le Seychelles tramite l'ambasciata a Parigi e un consolato onorario a San Pietroburgo), Cina (dove a Pechino è presente un'ambasciata seychellese e con la quale sono stati stipulati numerosi accordi commerciali e logistici, come l'approvazione della costruzione di una base navale in funzione anti-pirateria nel 2011), India (con cui esistono accordi riguardo alla lotta alla pirateria e con entrambi i Paesi che mantengono un alto commissario), Libia, Cuba, Francia (con cui è esistito un caso di rivendicazione territoriale relativo alle isole Glorioso fino al 2001, quando si giunse a un accordo) e Regno Unito.

Le Seychelles si dividono in 25 distretti, tutti situati sulle isole principali, tranne uno che raggruppa le Isole Esterne (Zil Elwannyen Sesell in creolo). Di questi, 22 sono situati sulla sola Mahé (di cui tre, ossia La Rivière Anglaise, Saint Louis e Mont Fleuri, comprendono la capitale Victoria, che sommandosi ad altri cinque, vale a dire Bel Air, Les Mamelles, Mont Buxton, Plaisance e Roche Caiman, vanno a formare l'agglomerato urbano conosciuto come Greater Victoria, e i restanti quattordici la parte rurale dell'isola), due su Praslin e uno comprende La Digue più alcune altre isole circonvicine.

Originariamente, i distretti erano 23, e fungevano anche da circoscrizioni elettorali con concili governativi elettivi: nel 1998, vennero aggiunti due nuovi distretti (Roche Caiman e Les Mamelles) ottenuti perlopiù a partire da terra sottratta al mare nel distretto di Plaisance, e ciascun distretto venne affidato a un amministratore di nomina governativa.



La maggior parte dei seicellesi è cristiana: 82,3% sono cattolici, 6,4% sono anglicani, ed il 4,5% di altre formazioni cristiane. Ci sono anche minoranze indù (2,1%), ed islamiche (1,1%). Esistono poi altre fedi diverse, non sopra elencate, per un totale di circa 1,5%. Infine circa il 2,1% si dichiara non-religioso, o non specifica alcuna religione.

Le lingue ufficiali sono il francese, l'inglese e il creolo seicellese, prevalentemente basato su un francese elementare.

La società delle Seychelles è essenzialmente matriarcale. Le madri tendono ad avere completo controllo della famiglia; il ruolo maschile è marginale ed aleatorio, ed è inteso solo come fattore importante per il contributo economico alla gestione familiare. La proprietà è anche spesso trasmessa per via matrilineare.

Le madri nubili sono la norma; la legge cerca in qualche modo di promuovere il riconoscimento di paternità per dare maggior supporto ai nuclei familiari, che spesso sono costituiti da gruppi di donne di diversa generazione con relazione di parentela tra loro (madri, nonne, zie) che collaborano, aiutate da figlie/figli, spesso anche anziani, all'allevamento dei bambini; come è comprensibile spesso la paternità è poco definita.

Gli eventi sociali sono molto spesso legati a tale assetto culturale “femminile”, alla cui organizzazione spesso i maschi hanno ruolo marginale (fidanzamenti, anniversari, feste matrimoniali, compleanni, presentazione di nuove collezioni di abiti, ecc.), tali eventi, spesso status symbol, costituiscono frequentemente parte importante delle spese familiari.

Buona parte dei vari filoni musicali è soprattutto una sintesi di due o tre provenienze, spesso completamente diverse. Esiste il filone europeo con ritmi provenienti da musiche tradizionali come la polka e la mazurka, ed inoltre musiche folk e pop francesi. Ci sono ritmi musicali provenienti da Mauritius e da Réunion, taarab, soukous, ed altri diversi di derivazione africana. Sono presenti anche ritmi e musiche di ispirazione indiana.

Un aspetto importante è rivestito da una forma complessa di musica ritmica di percussioni detta Contombley, come è anche rilevante la Moutya, una sintesi di ritmi popolari del Kenya.

La musica più che un fatto di ascolto è spesso funzionale agli eventi sociali peculiari, che animano continuamente la società matriarcale.

Nonostante che etnicamente la popolazione sia spesso estremamente eterogenea e che il sistema scolastico sia alquanto connesso al sistema inglese (e non ultimo lo sia anche il sistema legale), esiste quella che è stata definita dagli inglesi “una cultura enfaticamente francese” più nella forma che nella sostanza; esemplificativa è l'usanza di avere (o attribuirsi) nomi e anche cognomi decisamente francesi, (in oltre il 70% della popolazione), probabilmente ritenendo questo una forma di distinzione sociale, a cui fa seguito un costume sociale ed a volte anche origini che di francese hanno poco o nulla.

Dalla data dell'indipendenza nel 1976, il reddito pro capite si è moltiplicato per circa sette volte rispetto al livello base di pura sussistenza del periodo precedente. La crescita è dovuta all'industria del turismo che occupa il 30% della forza lavoro, ma fornisce oltre il 70% degli introiti in valuta pregiata. Importante è anche la pesca del tonno.

In tempi recenti il governo ha incoraggiato gli investimenti stranieri in imprese alberghiere e turistiche. Tale iniziativa ha prodotto un'enorme mole di investimenti da parte delle maggiori catene alberghiere internazionali; agli investimenti hanno partecipato anche imprese di trasporti (compagnie aeree) di alto livello e diverse imprese private estere. Queste iniziative hanno quasi annullato le modeste imprese tradizionali.

Allo scopo di ridurre l'eccessiva dipendenza dal turismo il governo sta fortemente promuovendo l'agricoltura moderna, le attività di pesca, le piccole imprese manifatturiere locali e, recentemente, il settore finanziario offshore. La debolezza del settore turistico è apparsa evidente all'epoca della Guerra del golfo, quando in breve tempo si è avuto il crollo delle entrate.

Il governo delle Seychelles è impegnato ad ottenere il risanamento dei conti pubblici (data l'affidabilità del paese, e la conseguente possibilità ad ottenere credito, le Seychelles sono diventate uno dei paesi più indebitati del pianeta), riducendo i costi di un benessere troppo costoso, attraverso una generale riduzione delle spese, promuovendo sostanziali privatizzazioni e riduzioni nei servizi che gravano maggiormente sui conti pubblici.

Si ritiene in sintesi che il paese stia vivendo molto bene, ma con una valuta eccessivamente sopravvalutata e con un livello di spesa ben al di sopra dei propri mezzi.

Le maggiori risorse naturali delle isole sono la pesca, la produzione della copra, le spezie pregiate, il sale ed il minerale di ferro.

Modeste iniziative di insegnamento furono disponibili nelle Seychelles già dal 1800. Nel 1851 sia la Chiesa Cattolica che la Anglicana aprirono scuole missionarie, gli insegnanti erano gli stessi missionari, o sacerdoti o suore provenienti dall'estero. Il governo divenne responsabile dell'insegnamento nel 1944. Nel 1970 fu aperto un Istituto Tecnico, in seguito a ciò iniziarono ad essere disponibili insegnanti di formazione locale; con la formazione di insegnanti quindi furono fondate molte altre scuole di base.

Dal 1981 esiste un sistema scolastico gratuito per tutti, con corsi annuali di nove classi (dalla prima alla nona) a partire dai cinque anni di età. Il novanta per cento dei bambini frequenta le scuole infantili fino a quattro anni di età.

L'alfabetizzazione dei giovani superò largamente il 90% alla fine degli anni ottanta. Gli anziani che non hanno avuto alcun insegnamento, o lo hanno avuto modesto nella loro età giovanile, sono seguiti in apposite “lezioni scolastiche per adulti” e dal livello del 60% di alfabetizzazione sono passati al livello stimato dell'85% nel 1991.

Esistono numerosi istituti scolastici “di livello avanzato“ come politecnici, istituti per la formazione professionale all'insegnamento, linguistici, alberghieri, istituti di tecnologie marittime, agronomici e di orticoltura, ed inoltre sociologici e sociosanitari.

Per evitare la “fuga di cervelli” che abbandonano le isole, come è accaduto in passato, il governo ha in programma ed in realizzazione un piano di corsi universitari nelle isole, pianificati, supportati e supervisionati strettamente dalla London University, in modo da avere in loco titoli qualificati e riconosciuti a livello internazionale. Grazie a tale impegno è nata la University Of Seychelles.

L'arcipelago si divide in quattro gruppi: le Amirantes, il gruppo delle Farquhar e quello di Aldabra hanno una struttura corallina, mentre il quarto, quello più grande, è formato da massicci di granito affioranti: qui si concentra il 90 per cento della popolazione e si trovano le più belle spiagge dell'intero arcipelago. Mahé, l'isola capitale, custodisce alcuni tra i litorali più belli: sabbia chiarissima tempestata di formazioni di granito e un mare che tende decisamente allo smeraldo. La strada costiera che percorre il sud e l'ovest dell'isola conduce alle baie più spettacolari, prima fra tutte Anse Intendance. Quasi trecento metri di battigia bianca inondata dal sole e carezzata dalle onde, che appare oltre una vallata di imponente foresta tropicale. Altrettanto selvaggia anche la piccola Anse Soleil, poche miglia più a nord, raccolta in un'intimità tutta diversa, quasi mediterranea, non fosse per la boite cuisine, una semplice costruzione in legno il cui ballatoio sporge tra il granito e le palme: quattro tavoli e menu creolo, tanto semplice quanto strepitoso. Sulla costa occidentale, un po' più a nord, Turtle Bay è di nuovo un vasto arenile che, per la forma profondamente concava, è protetto da qualsiasi corrente. Nello specchio immobile dell'insenatura si vedono chiaramente le formazioni di corallo, semisommerse fin nei pressi della riva. Ideale per una nuotata con maschera e boccaglio per osservare la variegata fauna del reef anche a pochi centimetri di profondità.
In quindici minuti di bimotore o in due ore di aliscafo, da Mahé si raggiunge l'isola di Praslin, che non ha un vero centro ma solo qualche piccolo agglomerato di casette ed alcuni appartati e lussuosi resort. Le spiagge si succedono una dopo l'altra lungo l'unica strada che percorre l'isola, ma le due perle se ne stanno appartate e bisogna saperle scoprire. Ansa Lazio è protetta da una fitta cortina di palme: lunga e sottile, ha una sabbia bianca che esalta ancora di più le tonalità verdi e azzurre del mare. Qualcuno dice che sia la più bella spiaggia dell'Oceano Indiano. La quiete del luogo non è per nulla disturbata dalla presenza discreta di un ristorantino al margine destro della riva, il Bonbon Plume, che serve solo pesce fresco e deliziosi cuori di palma. E offre una vista destinata a rimanere impressa nella memoria. Un paio di scarpe da trekking e circa venti minuti di cammino ripagheranno la (lieve) fatica necessaria per raggiungere Anse Georgette. Nei momenti di massimo affollamento si troverà al più una barca ancorata al largo della spiaggia. Più spesso, nessuno con cui dover spartire questa piccola fetta di paradiso.

Ma il meglio è sulla piccola isola di La Digue, a est di Praslin, a mezz'ora di battello o ad appena quattro minuti di volo in elicottero. Qui circolano solo due taxi e ci si sposta in bici a noleggio o sui carri trainati dai buoi. In soli tre chilometri di lunghezza e in uno di larghezza si concentrano gli scenari geomarini più spettacolari. Ad Anse Source d'Argent, immense sculture di granito invadono per quasi cinquecento metri le rive di sabbia e le lagune coralline creando una successione di piscine naturali. Di sabbia finissima e abbagliante è la lunga spiaggia di Grand Anse, dove un'alta duna nasconde alla vista il mare per chi giunge dall'unica strada di sabbia. A poche decine di metri, ecco la più piccola Petite Anse e, alla fine un sentiero, la minuscola Anse Cocos. Per fortuna, l'ospitalità su La Digue è limitata a poche guest house e ville: la miglior garanzia che il paradiso non sarà mai sopraffatto dalla folla.

La Digue è una fantastica isola caratterizzata da immensi massi di granito rosa che sovrastano incantevoli spiagge di pura sabbia bianchissima, con pochissimi hotel e numerose piccole guest house nascoste tra gli alberi: un piccolo paradiso per quanti vogliono davvero fuggire dallo stress di ogni giorno! L’isola dista 43 Km da Mahé e appena 6 Km da Praslin, da cui è perfettamente visibile anche a occhio nudo. Si raggiunge da quest’ultima con un comodo servizio di traghetti (della durata di circa 15 minuti) o in elicottero dall’aeroporto di Mahè in circa 25 minuti. La prima cosa che un visitatore apprezza di La Digue è proprio la tranquillità. Qui gli abitanti vivono con la massima serenità, l’isola si gira sugli "ox-taxi" (carri trainati dai buoi, gli unici mezzi pubblici disponibili) e praticamente non esistono auto… l’ideale è quindi noleggiare una mountain bike ed esplorare i percorsi e gli itinerari dell'isola, raggiungendo anche la sua piccola montagna per discendere fino ad Anse Coco’s, una delle baiette più nascoste e spettacolari.  Infine, per una esperienza indimenticabile da togliere il fiato, ecco la spiaggia votata come la più bella al mondo, vera attrazione di La Digue: Anse Source D'Argent è famosa per i suoi enormi massi di granito che incorniciano piccole dune di sabbia all’ombra delle tante palme da cocco. E la sera, ovunque voi siate, godetevi lo spettacolo di uno tra i tramonti più belli di tutto il pianeta, con il sole che scompare dietro Praslin per regalare in cielo un effetto di sicuro impatto…

Cerf island è un'isoletta di poco più di 1,5 km2 che si trova all’interno del bellissimo parco marino di Sainte-Anne, proprio di fronte a Mahè; la sua particolarità è anche il fatto che oltre all'hotel omonimo ospita anche una piccola popolazione locale, un fatto inusuale in quanto i seychellesi sono tutti concentrati nelle tre isole principali. Cerf è l'isola più vicina a Mahé (dista circa 4 Km) e le acque del parco marino che la circondano sono un sogno sia per le immersioni sia per lo snorkelling, perché ricchissime di vita marina tropicale. Cerf deriva il suo nome non dal fatto che ospita cervi, ma dal nome della fregata che ha visitato le Seychelles nel lontano 1756, e che ha preso possesso formale dell'isola in nome della Francia.
L'isola un tempo era una fiorente industria di cocco, i resti dei quali sono ancora evidenti sotto forma di migliaia e migliaia di alberi di cocco. Molti arbusti esotici adornano i suoi 116 ettari, gloriosi anche di un’ampia popolazione di tartarughe giganti e di innocue volpi volanti.

Silhouette è di origine vulcanica, ed è la terza isola più grande delle Seychelles, anche se ospita una popolazione di poco più di 100 abitanti. Il suo isolamento è in parte dovuto alla barriera corallina che ha impedito per anni l’attracco di imbarcazioni, oggi risolto grazie ad lungo pontile. E’ per questo che è stata per decenni rifugio di famosi corsari, i cui tesori sembra siano ancora sepolti sull’isola.
Nelle giornate più limpide si intravede il suo contorno anche dalla vicina Mahè, da cui dista 20 km: l’isola è  ora raggiungibile in circa un ora di barca ed è quindi meta anche di escursioni giornaliere.
Silhouette non ha strade ma solo sentieri, ed è quindi un posto ideale per quanti amano la natura e le passeggiate, grazie a due sentieri che attraversano le sue foreste equatoriali (dove si può anche sorseggiare un acqua limpidissima!) e che collegano le sue splendide baie: ci vuole oltre un giorno per poterla girare, e un'altra mezza giornata per scalare la sua vetta di quasi 800 metri di altezza.  L’isola ospita molte piante rare e una vecchia piantagione (qui crescono ancora cannella, avocado, caffè e tabacco) e naturalmente animali e tartarughe di ogni tipo.

In virtù della loro colonizzazione più recente e meno massiccia rispetto ad esempio ad altri ambienti insulari come Mauritius e le Hawaii, le Seychelles hanno sofferto in misura minore della riduzione della biodiversità che caratterizza gli ambienti insulari una volta venuti a contatto con l'uomo. Ciononostante, anche nell'arcipelago la copertura forestale è considerevolmente diminuita, e non sono mancati diversi casi di estinzione, fra cui il parrocchetto delle Seychelles, l'occhialino delle Seychelles e il coccodrillo marino (quest'ultimo estintosi localmente nell'arcipelago ma largamente presente altrove). Grazie all'impegno del governo, coadiuvato da numerose associazioni ambientalistiche, altre specie sono state invece salvate dall'estinzione, come ad esempio la gazza pettirosso delle Seychelles, il pigliamosche del paradiso delle Seychelles e la silvia delle Seychelles, oltre alla già citata testuggine gigante.
Negli anni passati, il governo seychellese ha attivamente sensibilizzato la popolazione al rispetto dell'ambiente, facendolo di fatto diventare un valore sociale, emanando una serie di leggi volte a proteggere gli ecosistemi locali (ad esempio con l'eradicazione dei ratti o il divieto della pesca subacquea) e cercando di promuovere uno sviluppo sostenibile: attualmente circa il 40% dell'arcipelago è protetto, e con l'istituzione di nuove aree si ritiene che presto circa la metà delle Seychelles sarà costituita da aree protette. Ciononostante, nelle aree non protette l'ecosistema mostra segni di sofferenza.

Il clima delle Seychelles, secondo la classificazione dei climi di Köppen, ricade nella categoria Af (foresta pluviale tropicale): la temperatura subisce piccole variazioni durante l'anno, mantenendosi fra i 24 e i 30 gradi centigradi, e il tasso di umidità è piuttosto alto, con circa 2900-3600) mm annui (dati riferiti a Mahé, più piovosa rispetto alle altre isole granitiche).
Le isole granitiche giacciono al di fuori della cintura dei cicloni: da maggio a novembre, gli alisei di sud-est spazzano regolarmente le isole, abbattendo l'umidità e rendendo il clima particolarmente piacevole, con i mesi più freddi che sono luglio e agosto, quando le temperature medie scendono attorno ai 24 °C. Da dicembre ad aprile l'umidità e la piovosità aumentano assieme alle temperature, che spesso in marzo e aprile (i mesi più caldi in assoluto) superano i 31 °C.





venerdì 15 gennaio 2016

LA CORSICA



La Corsica  è un'isola appartenente politicamente alla Francia, ma geograficamente alla regione geografica italiana. Per estensione la quarta isola del Mediterraneo (dopo Sicilia, Sardegna e Cipro), separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, emerge come una grande catena montuosa ricca di foreste dal mar Mediterraneo, segnando il confine tra la sua parte occidentale, il mar Tirreno e il mar Ligure.

Crocevia da 4.000 anni di rotte e di popoli, l'isola, secondo un'ormai consolidata leggenda, venne chiamata Kallíste dai Greci; altri nomi antichi furono Cyrnos, Cernealis, Corsis e Cirné. Oggi è chiamata "l'Île de Beauté", ovvero "l'isola della bellezza". È conosciuta come il luogo natale di Napoleone (nato nel 1769 ad Ajaccio, tre mesi dopo l'invasione contro la Repubblica Corsa di Pasquale Paoli e un anno dopo che l'isola era stata ceduta in pegno per debiti a Luigi XV dalla Repubblica di Genova).

Situata in posizione strategica nel Mar Mediterraneo occidentale, la Corsica suscitò l'interesse dei popoli e degli Stati che, via via, si sono mossi su quel mare come commercianti o come conquistatori.

Liguri, Fenici, Greci, Etruschi, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi, Genovesi e, per ultimo, i Francesi (che, con il Trattato di Versailles del 1768 di fatto costrinsero la Repubblica di Genova a cedere l'isola, e subito dopo l'annessero), si sono fatti signori di Corsica durante il trascorrere di oltre due millenni.

Tra i periodi di autonomia ed indipendenza degli isolani si ricorda quello repubblicano, compreso tra il 1755 e 1769. Durante gli anni della lotta contro Genova e poi contro la Francia, la Corsica indipendente di Pasquale Paoli si guadagnò la simpatia dei più illuminati intellettuali europei, da Rousseau a James Boswell a Voltaire, che celebrò ammirato l'eroismo mostrato dai còrsi contro una schiacciante superiorità militare francese nella Battaglia di Ponte Nuovo (1769), segnante la fine dell'effimero (1755-1769) generalato paolino della Repubblica Corsa.

Nel 1755 vi fu un'insurrezione popolare contro il dominio della Repubblica di Genova, guidata dal patriota illuminista corso Pasquale Paoli. Quest'ultimo istituì la cosiddetta Repubblica Corsa, il primo Stato europeo dotato di una Costituzione democratica e moderna, compreso il diritto di voto alle donne; scritta in italiano, definita la lingua "colta", tale Costituzione fu in parte ispirata dalle idee di Rousseau e dalle idee illuministe dello stesso Paoli, che si era formato all'Università di Napoli.

Dopo alcuni anni d'indipendenza corsa, nel 1764 la Repubblica di Genova chiese aiuto al Re Luigi XV di Francia per riconquistare l'isola, fino ad indebitarsi gravemente con gli stessi francesi. I diritti sull'isola furono quindi ceduti a questi ultimi (con facoltà di riscatto) per due milioni circa di lire dell'epoca, attraverso il Trattato di Versailles del 1768.
Un anno dopo, l'8 maggio 1769, con la battaglia di Ponte Nuovo, l'esercito francese guidato dal Conte di Vaux completò la riconquista dell'isola.

Geografia ed orografia in Corsica hanno avuto conseguenze storiche forse più spiccate che altrove. Contraddistinta da una relativa scarsità di approdi e, soprattutto, di pianure, la Corsica è un'autentica "montagna in mezzo al mare" attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un formidabile sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2.500 metri. Tali cime culminano nei 2 706 metri del monte Cinto, la cui vetta – spesso innevata anche d'estate – dista solo 28 km dal mare a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra.

Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: avendo come riferimento la penisola italiana, quella a Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente "Banda di dentro", "Di qua dai monti" (Deçà des Monts) o "Cismonte", e quella a Sud-Ovest (oggi Corse du Sud), detta "Banda di fuori", "Di là dai monti" (Delà des Monts) o "Pumonte". I passi che attraversano le montagne – molti dei quali sono situati oltre i 1.000 metri – erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano come una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso.

Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione (e abituando la popolazione a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli), dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità di popolazione e a separare gli isolani tra loro.

Il versante settentrionale, rivolto all'Italia, ha subito una maggiore influenza dalla penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino al periodo francese), mentre il radicamento della popolazione nelle vallate montane – tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori – ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo a volte spinta sino a sfociare in una sorta di isolazionismo, la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla disamistade diffusa nella vicina Sardegna ed alla faida nell'Italia meridionale e in Sicilia) quale sistema sommario di giustizia e del diffuso fenomeno del banditismo.

La grande divisione orografica longitudinale e quelle (minori, ma a volte non meno importanti) trasversali, più marcate nella zona sud-occidentale, hanno dunque contribuito a creare nell'isola confini ideali, sociali, linguistici e politici. Tali confini, filtrati dalla storia, si sono tradotti nelle suddivisioni amministrative che, con poche variazioni, sono rimaste immutate sino ai giorni nostri. I due dipartimenti (Départements 2A/2B), reintrodotti dalla Francia nel 1975 (dopo un'analoga parentesi tra 1793 e 1811), ricalcano i confini storici di Pumonte e Cismonte, mentre gli attuali Cantoni (Cantons) corrispondono in buona parte all'antico sistema delle Pievi (suddivisione amministrativa del territorio delle parrocchie), sviluppato durante i secoli del dominio genovese (1284-1768).

La polverizzazione del tessuto socio-politico, oltre a generare la citata piaga della vendetta ed a prevenire il decollo dell'economia (rimasta in buona parte autarchica sino al XX secolo), ha forgiato il carattere della popolazione, fortemente legata ad un'organizzazione per clan familiari raramente alleati tra loro oltre i confini di una singola Pieve.

Questa situazione, sfruttata sia dai Signori locali (a volte diretti responsabili di interventi stranieri, invocati per risolvere i conflitti locali), sia da entità amministrative esterne, ha contribuito in modo decisivo ad impedire lo sviluppo di un disegno politico condiviso di unificazione davvero radicato e coerente, rendendo vani od effimeri tutti i tentativi di indipendenza.

Per secoli questo stato di cose spinse i còrsi all'emigrazione, prima come coloni verso la Sardegna, specialmente in Gallura, poi soprattutto come soldati di ventura (per secoli – e da prima dell'istituzione della Guardia Svizzera – la Guardia Corsa costituì la truppa scelta del Papa), infine trovando sbocco soprattutto nell'amministrazione statale e coloniale francese (furono numerosissimi i còrsi emigrati in Algeria, in Indocina e nelle altre colonie francesi). La forte emigrazione ha portato alla creazione di una vasta diaspora, tanto che oggi essa conta più còrsi nati o residenti fuori dall'isola di quelli presenti in Corsica stessa.

Considerata la circostanza della nascita di Napoleone in Corsica in coincidenza con l'occupazione francese dell'isola – e coerentemente con il proprio disegno unificatore già delineato dalla Rivoluzione – la Francia applicò il proprio modello amministrativo, culturale e, per certi versi, di sviluppo economico all'isola, considerata sin dall'Impero come territorio metropolitano. I còrsi si integrarono lentamente alla Francia più per le possibilità loro offerte dalla metropoli e dalla sua espansione coloniale che per le sirene della retorica nazionalista d'oltralpe. Sino a oltre metà Ottocento, l'Italiano continuò ad essere la lingua – anche scritta – più diffusa nell'isola (e lo era sempre stata, sin da quando aveva sostituito il Latino); l'uso del francese dovette essere imposto per legge. Quando, nel 1889, le ossa di Pasquale Paoli furono traslate dall'Abbazia di Westminster, dove il patriota còrso era stato sepolto essendo morto in esilio a Londra nel 1807, nella tomba di famiglia presso la casa natale a Stretta di Morosaglia (in còrso Merusaglia), la lapide fu scritta in italiano. Con l'avvio del processo di unificazione italiano, Napoleone III proibi l'uso dell'italiano sull'isola, onde evitare eventuali rivendicazioni future.

Almeno sino alla fine del XIX secolo, la penetrazione culturale ed economica francese – contrastata armi in pugno sino al primo ventennio dell'Ottocento, sia pure con forza via via decrescente – nell'interno della Corsica rimase modesta e il francese non diverrà lingua veicolare diffusa ovunque sino a metà del XX secolo. A dispetto degli sforzi profusi soprattutto da Napoleone III per abbellire la capitale dell'isola e provvedere alla creazione di infrastrutture di trasporto, il culto bonapartista, largamente incoraggiato, è rimasto sempre sostanzialmente limitato alla zona di Ajaccio, dove è sopravvissuto sino ai giorni nostri. Non che ciò sia ragione di meraviglia, in considerazione dell'atavica rivalità tra còrsi già illustrata.

La prima guerra mondiale, cui i corsi pagarono un rilevante tributo di sangue essendo caduti in decine di migliaia nel fronte franco-tedesco, ebbe un ruolo notevole, assieme all'avvento dello sviluppo industriale ed all'apice raggiunto dall'espansione coloniale francese, nel perfezionare l'integrazione della Corsica nell'ambito della Francia: oltre al vistoso decremento demografico indotto dalla guerra, la conseguente crisi economica incrementò l'emigrazione dall'isola che vide ridursi sostanzialmente la propria popolazione e il proprio tenore di vita.

La Corsica fu coinvolta solo marginalmente nel processo di unificazione italiana, salvo l'eccezione di alcuni intellettuali locali che consideravano, come nei secoli passati, terraferma l'Italia piuttosto che il continente francese. Né vi fu mai da parte del Regno d'Italia, molto legato alla Francia sin dalla sua concezione, il minimo accenno concreto ad entrare in rotta di collisione con Parigi per la Corsica, neanche quando, con la caduta di Napoleone III nel 1870, Vittorio Emanuele II, non esitò a liquidare lo Stato Pontificio; ma non ci fu alcun tentativo per recuperare la Corsica e le altre terre italiane finite in mano francese (Nizza e Savoia).

Anche con il risorgere dell'autonomismo còrso all'alba del XX secolo e, soprattutto nel primo dopoguerra, con la fioritura di pubblicazioni in lingua corsa (tra tutte: A Muvra'), la franca ripresa del culto Paolista e la fondazione del Partitu Corsu d'Azione (analogo al Partito Sardo d'Azione), in Corsica non sorse nulla di simile ai movimenti irredentisti che s'erano sviluppati in Trentino, in Venezia Giulia e in Dalmazia.

I pochi irredentisti (Petru Rocca e Petru Giovacchini tra gli altri) erano lacerati dallo spirito atavico che sempre legava la gente di Corsica alla sua terra, prima che ad ogni altra cosa.

In tale situazione l'Italia fascista tentò nel 1938 di far leva sul mai del tutto sopito sentimento antifrancese e sulla crisi diffusa in Corsica, per crearvi un sostegno alle pretese espansioniste mussoliniane (che rivendicava all'Italia la Savoia, la Contea di Nizza e la Corsica). Se alcuni intellettuali còrsi raccolsero l'appello (più per sentimento di estraneità al contesto francese che per adesione all'ideologia fascista), la maggioranza lo respinse e la Francia sfruttò questa frizione tra filoitaliani e indipendentisti a proprio favore.

L'occupazione militare italiana (novembre 1942 – settembre 1943) durante la Seconda guerra mondiale fu abbastanza pacificamente accettata dai Corsi che inizialmente accolsero gli italiani come liberatori, alcuni, tra cui i “Gruppi di azione irredentista corsa” l'appoggiarono apertamente, chiedendo l'unione della Corsica al Regno d'Italia. Nell'estate del 1943 la Francia cercò di creare gruppi di resistenza antiitaliana, facendo leva su gruppi dissidenti e su corsi legati all'apparato burocratico francese. Iniziò così l'attività partigiana e la repressione violenta della Resistenza operata in Corsica dall'OVRA che alienò le simpatie di molti corsi verso l'Italia.

Dall'8 settembre 1943 al 5 ottobre successivo, gli 80 000 militari delle forze italiane di occupazione ebbero – unico caso nel quadro del generale disastro di quei giorni – un ruolo decisivo nello sconfiggere e cacciare le truppe corazzate tedesche dall'isola, combattendo a fianco di circa 10.000 partigiani della resistenza còrsa e di circa 6.000 soldati coloniali francesi. Il sangue dei quasi 700 caduti italiani, tuttavia, non valse a sanare la ferita aperta dal proditorio attacco di Mussolini alla Francia. Anzi, lo sforzo nazionalista francese, impersonato da De Gaulle, nel celebrare la Corsica come "primo dipartimento francese liberato", ignorò il contributo di sangue versato dai soldati italiani per scacciare la Wehrmacht dall'isola.

Dopo la guerra, la Francia condannò a morte sette irredentisti filo-italiani fra i quali Petru Giovacchini che tuttavia, come altri, sfuggì alla pena essendosi rifugiato in Italia. Altri irredentisti furono condannati a varie pene detentive, Petru Rocca a 15 di lavori forzati da scontarsi alla Caienna (Guiana francese). Il colonnello Simon Cristofini venne invece fucilato ad Algeri nel 1944 con l'accusa di tradimento e la moglie, Marta Renucci, prima giornalista della Corsica, fu condannata a 15 anni di prigione.

Integrata nella repubblica francese, la Corsica dell'ultimo dopoguerra non ha trovato la pace malgrado il declino di lingua e tradizioni locali, accelerato dalla modernizzazione e dalla globalizzazione.

All'indomani dell'indipendenza dell'Algeria 1962 il governo di Parigi dispose il trasferimento in Corsica di decine di migliaia di rimpatriati francesi (pieds-noirs), alterando significativamente il quadro demografico ed economico locale. Questo evento, sommato ad una serie di scandali politici e finanziari, portò alla nascita di movimenti regionalisti che presto si trasformano in autonomisti (1966-1973).

La mancanza di risposte politiche adeguate da parte del governo francese ai problemi che esso stesso aveva contribuito a creare finì per esasperare la situazione: così, nel 1975 (Fatti di Aleria), si giunse alla rinascita di movimenti indipendentisti e, nel 1976 alla lotta armata promossa dal FLNC (Fronte di Liberazione Naziunalista Corsu).

Mai del tutto esauritasi e caratterizzata da migliaia di attentati dinamitardi eseguiti in Corsica (ma anche in Francia), la lotta armata indipendentista, sovente divisa al suo interno, si è data nel corso degli anni un volto politico e ha fatto sentire il suo peso utilizzando sempre più metodi pacifici e democratici.



Sostenuti alle elezioni da una parte sempre significativa (ma mai maggioritaria) della popolazione Còrsa, autonomisti e indipendentisti hanno ottenuto diversi successi, alcuni dei quali storici, come la riapertura (1981) a Corte dell'università di Corsica fondata da Pasquale Paoli (chiusa dallo Stato francese non appena ebbe il controllo pieno dell'isola e mai più riaperta).

Un anno dopo (1982) il Parlamento francese ha dotato l'isola di uno statuto particolare, che sarà riformato nel 1991, con il trasferimento all'Assemblea di Corsica (eletta a suffragio universale) di numerose competenze in materia culturale, economica e sociale.

Inquinata dal perdurare della violenza (su tutti l'affare non del tutto chiarito dell'assassinio del prefetto Claude Erignac il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio), la lotta politica senza esclusione di colpi tra autonomisti ed indipendentisti da una parte, e uomini politici còrsi aderenti ai partiti nazionali francesi (sovente indicati in Corsica con l'appellativo dispregiativo di clanisti) dall'altra, ha tuttavia costituito un freno notevole alle realizzazione concrete promesse dalle riforme introdotte (incluso l'insegnamento facoltativo della lingua còrsa nelle scuole), e ancor oggi la Corsica è una delle regioni più depresse e afflitte da problemi sociali dello Stato francese.

L'italiano fu lingua ufficiale dell'isola fino al 9 maggio 1859: da allora lo divenne infatti il francese, dando inizio a un processo di assimilazione linguistica che, proseguendo ancor oggi, investì non solo l'italiano, ma anche il corso, lingua afferente all'area romanza e connessa al gruppo dei dialetti toscani.

Il corso viene comunemente distinto in due macro-varianti principali:
il cismontano (supranacciu), nei due terzi settentrionali dell'isola (Bastia, Corte, Calvi, Isola Rossa, Aleria, Cervione, Vico, San Fiorenzo, Rogliano), che risente di forti influssi toscani ma costituisce la variante più diffusa e standardizzata; il dialetto parlato a Bastia, sulla costa nord-orientale e soprattutto nella penisola del Capo Corso, è tra l'altro la varietà più affine all'italiano standard e forse l'idioma più simile ad esso, subito dopo il dialetto fiorentino;
l'oltremontano (suttanacciu), nella parte meridionale (Ajaccio, Sartena, Porto Vecchio, Propriano, Zicavo) dell'isola, che specie nelle sue versioni meridionali costituisce la variante più arcaica e conservativa del corso, fortemente imparentata col gallurese (gadduresu) del nord Sardegna, ivi portato dai marinai e coloni corsi, e col sassarese (sassaresu), nato da un substrato comune al corso ma evolutosi autonomamente.
A Bonifacio e a Calvi è poi presente un'isola linguistica del ligure coloniale (bunifazzinu), tuttora insegnato (ma facoltativo) nelle scuole primarie. I già citati idiomi sardo-corsi del nord della Sardegna (gallurese e sassarese) presentano notevoli affinità lessicali e grammaticali con i dialetti della Corsica meridionale: in particolare, il gallurese parlato in Gallura nel nord-est dell'isola (circondario di Tempio Pausania e a La Maddalena) può essere classificato come una variante del corso meridionale. Presenta inoltre forti influenze corse anche l'ormai estinto dialetto della vicina isola di Capraia.

Dal 2002 è intervenuta una disciplina organica in base alla quale la lingua corsa è inserita nell'orario normale di insegnamento delle scuole elementari della Corsica. Tale insegnamento non deve tuttavia avere carattere obbligatorio e non deve condurre ad una disparità di trattamento tra gli studenti.

Al còrso è riconosciuto lo status di lingua regionale francese e, il 17 maggio 2013, l'Assemblea della Corsica ha votato la co-ufficialità di còrso e francese con 36 voti a favore e 11 astenuti, mentre 4 erano assenti. Purtuttavia, è da notare a tal riguardo il fatto che la Francia, come del resto l'Italia, non ha ancora ratificato la carta europea delle lingue regionali o minoritarie.

"L'isola della bellezza", come si usava chiamare, è una vera montagna nel mare ".

Il suo punto più alto è il Monte Cinto: è picchi a 2 710 metri e si trova a soli 25 km dal mare! L'isola ha anche molte cime aumento di oltre 2.000 metri (Ritondu Monte, Monte Pedru, Paglia Orba, Monte d'Oro, Monte Renoso, ...).

L'isola ha una superficie di 8 722 km2 di cui oltre 1 000 km di costa (baie, spiagge sabbiose e rocciose).
La costa occidentale è più diviso, perché esposta a venti dominanti. Molti golfi profondi sono presenti su questa costa. La sponda orientale è più lineare: non ci sono lunghi, piatti tratto di litorale della pianura orientale.

L'isola ha anche molti fiumi e laghi sono bellissimi paesaggi della Corsica. Il fiume più lungo in Corsica è il Golo, lungo 80 km. 43 laghi glaciali si trovano in alta montagna.

La Corsica è riuscita a preservare le aree naturali in un parco internazionale marino, riserve naturali (i più noti sono quelli di Scandola, nord-ovest dell'isola, e Bonifacio, la più meridionale) e il Parco Naturale Regional de Corse.

La Corsica è una delle regioni francesi più povere e più svantaggiate da un punto di vista economico, malgrado il notevole sviluppo del turismo nell'ultimo dopoguerra.

Il prodotto interno lordo (PIL) della regione nel 2003 è stato pari a 5.455 milioni di Euro, di gran lunga il minore tra tutte le regioni francesi (il penultimo, quello del Limousin è quasi tre volte maggiore, 15.408 milioni di Euro), ed è pari ad appena lo 0,35% del totale della Francia metropolitana (1.560.192 milioni di Euro). Anche considerando il PIL per abitante, la Corsica resta il fanalino di coda, con 20.149 Euro (penultimo il Languedoc-Roussillon, 20.279 Euro), un dato impressionante (-5.842 Euro) se paragonato alla media nazionale, pari a 25.991 Euro.

Se si fa l'eccezione della microregione del Capo Còrso e di qualche piazzaforte costiera, la Corsica non ha avuto in epoca moderna, come la vicina Sardegna, una vera e propria vocazione marittima, affidandosi per lo più (e sino ad epoche recenti) a un'economia basata su un'agricoltura ed una pastorizia (capre e pecore) quasi esclusivamente di sussistenza, anche se Genova, in particolare, prese misure atte a favorire lo sviluppo delle colture boschive (soprattutto castagni e larici) che fornivano ottimo legname per costruzioni anche navali. I castagneti di Corsica, ancora oggi molto estesi, costituivano inoltre un'importante risorsa alimentare (è tuttora diffusa e tipica della gastronomia còrsa la pulenda di farina di castagne).

Dopo la conquista francese vi fu anche in Corsica il tentativo, come altrove, di introdurre le nuove tecniche di coltivazione razionale che venivano via via sviluppate, ma la forte emigrazione finì per rendere vani gran parte degli sforzi diretti a mettere a frutto le terre dell'isola.

Tale situazione si trascinò sostanzialmente sin sul finire degli anni cinquanta del XX secolo, quando furono varati da Parigi i primi piani organici di sviluppo e valorizzazione agricola, diretti essenzialmente alla bonifica ed alla messa a profitto delle terre della piana orientale tra Bastia e Solenzara, soprattutto per l'impiantazione di estesi vigneti e frutteti (da segnalare una buona produzione di clementine oltre ad alcuni vini a denominazione d'origine). Ancora oggi queste coltivazioni costituiscono, assieme al comparto edilizio, uno dei più importanti settori produttivi dell'isola, mentre l'allevamento (soprattutto ovino) ha uno scarso rilievo economico.

Pochissimo sviluppato è anche il settore manifatturiero, legato a piccoli nuclei industriali concentrati soprattutto attorno a Bastia. Da segnalare – in tempi recenti – l'apertura di uno stabilimento di componentistica aeronautica ed il discreto successo di una distilleria che produce un'originale birra còrsa aromatizzata alla castagna oltre alle attività industriali legate alla produzione agricola e alla conservazione e trasformazione dei suoi frutti.

Dopo vari tentativi di sfruttamento minerario, soprattutto a cavallo tra XIX e XX secolo, questo settore, rivelatosi non adeguatamente redditivo, è stato ormai del tutto abbandonato.

L'altra grande risorsa economica còrsa, il turismo, attivo quasi esclusivamente durante l'estate, non fornisce un reddito distribuito in modo omogeneo né sul territorio (gran parte dell'interno ne è pressoché tagliato fuori), né nell'arco dell'anno. Anzi, non esistendo tutele territoriali del mercato del lavoro, il settore, operando solo alcuni mesi l'anno, richiama un notevole numero di lavoratori stagionali dalla Francia continentale senza riuscire ad impiegare stabilmente la forza lavoro locale. Lo sfruttamento industriale del turismo, inoltre, genera continue tensioni (a esso sono legati anche numerosi attentati dinamitardi, tesi per lo più a bloccare iniziative speculative di cementificazione delle coste) legate al mancato reinvestimento nell'isola dei proventi assicurati dall'iniziativa francese ed europea (con qualche significativa presenza italiana) in tale settore.

Al primo gennaio 2004 esistevano in Corsica poco più di 20.000 imprese, 80% circa delle quali operanti nel settore terziario. Nel complesso circa il 25% degli stabilimenti è a carattere commerciale e il 50% dedicato ai servizi, in gran parte rappresentati da alberghi e ristoranti, con scarsa presenza nel settore dei servizi alle imprese. Le imprese sono abbastanza equamente distribuite nei due dipartimenti che compongono l'isola, con polarizzazione attorno ai maggiori centri dipartimentali (Bastia e Ajaccio) e in genere sulle coste interessate dallo sviluppo turistico ed agricolo.

Solo l'8% degli stabilimenti è a carattere industriale-produttivo (due terzi dei quali afferiscono al settore agroalimentare), mentre il 15% rimonta al settore delle costruzioni edilizie. La grande maggioranza delle imprese sono piccole e piccolissime: il 59% non ha dipendenti salariati e il 95% ne hanno meno di dieci. Le imprese più grandi (che però hanno subito un incremento numerico pari quasi al 50% tra 2000 e 2004) operano quasi tutte nel terziario. Tra il 1999 e il 2004 si è registrato un incremento del 17% nel numero complessivo delle imprese e, scomponendo il dato, vi si segnala una crescita del 23% tra quelle del settore edilizio e, nel settore dei servizi, un aumento significativo nei settori immobiliare e dei servizi alle imprese.

È enorme l'anomalia della variazione di popolazione dovuta all'immigrazione verso la Corsica: 39 volte superiore a quella registrata in Francia nel decennio.
Tuttavia, su una superficie pari all'1,60% dell'intera Francia, si ha solo lo 0,44% dei residenti complessivi.

Anche a causa della sua natura montuosa e povera di fertili pianure, la Corsica non è mai stata molto popolata.

In epoca antica, la popolazione venne valutata in 30.000 abitanti all'alba della colonizzazione romana, ed ancora intorno alla stessa cifra nel VI secolo, essendosi – in conseguenza delle invasioni barbariche – annullato qualsiasi incremento di popolazione (che certo v'era stato, specialmente a partire dall'età Antonina e che fu valutato superare i 100.000 abitanti secondo alcune fonti).

Non è possibile ricostruire accuratamente l'andamento della popolazione durante l'Alto Medioevo, ma per certo in Corsica sono venute a mancare per lunghi secoli le condizioni di base per un significativo sviluppo demografico, con la sicura decadenza della produzione agricola per conseguenza di una successione di invasioni e del continuo stato di anarchia feudale e di guerre (anche intestine) che afflissero lungamente l'isola.

Preparata dall'istituzione nel Nord dell'isola di un regime simile a quello comunale sviluppatosi in Italia, l'amministrazione pisana coincide con un rifiorire della regione e con un incremento demografico di rilievo, testimoniato dal fervore edilizio che caratterizza quest'epoca e del quale restano tuttora significative tracce.

Più tardi, i nuovi scontri e disordini che investiranno l'isola per secoli (inclusa la Peste), sino al pieno controllo da parte di Genova, non consentiranno un'espansione paragonabile a quella pisana e verso metà del XVIII secolo, poco prima di far parte dello Stato francese, la popolazione censita si aggira attorno alle 120.000 anime.

In questo quadro va tenuto conto che, almeno dal XV secolo si registra una notevole emigrazione verso l'Italia, con la creazione di significative colonie, come quelle presenti in Toscana, in Tuscia, a Napoli e a Roma (ove sino alla seconda metà del XVIII secolo il Papa si avvale del corpo militare della Guardia Corsa e si registrano un massimo di 900 famiglie corse in città, per una popolazione stimabile di almeno 3.000 persone).

Nel 1801 gli abitanti sono 164.000 e salgono a quasi 290.000 nel 1891.

La Prima guerra mondiale fa quasi scomparire un'intera generazione (circa 20.000 caduti, percentualmente una cifra assai maggiore di quella sofferta da qualsiasi altro distretto francese) e l'emigrazione, - intensa sino a circa metà del XX secolo – fa il resto, causando una brusca battuta d'arresto nella crescita demografica dell'isola, che nel 1946 aveva 268.000 abitanti e nel 1975 segnava gli stessi numeri del 1891.

Il numero registrato nel 1975 include l'arrivo di circa 15.000 pied noirs, rimpatriati dall'Algeria nei primi anni sessanta del secolo scorso ed installati da Parigi per lo più nella Piana Orientale, la parte più fertile dell'isola (lo sviluppo della regione, precedentemente malarica, era iniziato nel 1957). L'arrivo dei pied noirs fu vissuto come una vera e propria colonizzazione di popolamento ed una espropriazione di massa da gran parte dei corsi: a questo evento è legata la rivolta indipendentista scoppiata nel 1976.

Si aggiunga a questo che sino al 1982 i dati destinati al censimento erano sospettati d'essere gonfiati ad arte dai municipi allo scopo di ricavarne finanziamenti (va tenuto conto del fatto che moltissimi comuni corsi hanno meno di 100 abitanti) e si comprenderà come anche il dato del censimento del 1999 sia sconfortante, segnando appena poco più di 260.000 residenti, cui vanno a concorrere decine di migliaia di immigrati provenienti soprattutto dal Maghreb, dal Portogallo, dal resto della Francia e da altri Paesi.

L'ultimo rilevamento della popolazione segnala poco più di 275.000 ad inizio 2005, anche questo dovuto in massima parte all'immigrazione (funzionari pubblici, oltre a pensionati e lavoratori extracomunitari), mentre si registra una sempre maggiore polarizzazione della popolazione verso le uniche due vere città dell'isola, Bastia ed Ajaccio, che con i rispettivi hinterland raccolgono ormai circa il 60% degli abitanti dell'intera Corsica (mentre nessuno degli altri centri arriva ai 10.000 abitanti).

Questo vuol dire che, al di fuori delle due capitali di distretto, il resto dell'isola è abitato da circa 110.000 persone (una densità media di circa 15 abitanti/km²).

Il numero di corsi emigrati (a diaspura) si calcola in almeno un milione, includendo anche i discendenti degli emigrati che, da metà XIX secolo agli anni trenta del successivo, hanno lasciato in massa l'isola soprattutto verso il "continente" francese, le sue colonie (in prevalenza Algeria, Marocco, Indocina) e verso l'America Latina (soprattutto Venezuela e Porto Rico, isola nella quale circa il 4% della popolazione è d'origine corsa).

Se molti corsi sono emigrati dalla loro isola, altre popolazioni hanno contribuito ad un suo ripopolamento.

Oggi sono presenti in Corsica alcune migliaia di cittadini italiani. L'immigrazione italiana, facilitata da sempre oltre che dalla vicinanza dell'isola alle coste toscane e sarde, anche dall'intercomprensione naturale tra locutori di lingua italiana e corsa, è stata a lungo rilevante. Per secoli (e soprattutto nel XIX e sino all'alba del XX secolo) genti toscane, provenienti soprattutto dalle aree montane più depresse della Lunigiana e della Lucchesia emigrarono in Corsica, soprattutto verso il Cismonte e il Capo Corso, in via definitiva o regolarmente come lavoratori stagionali. In genere tali lavoratori, molto poveri, erano visti con un certo disprezzo dagli isolani e il termine "lucchese" è ancora oggi utilizzato in Corsica quale sinonimo, essenzialmente dispregiativo, di italiano.

Praticamente esauritosi con i primi decenni del secolo scorso il fenomeno dell'immigrazione dalla Toscana e dalla penisola italiana, in epoche più recenti si è avuto un discreto afflusso di Sardi che si sono installati soprattutto nella parte meridionale dell'isola. Alcuni di essi non hanno fatto che ripetere all'inverso il percorso seguito dai loro antenati: legami con la vicina Sardegna erano già presenti in epoca preistorica quando l'etnia nuragica dei Corsi abitava entrambe le sponde delle bocche di Bonifacio, e in epoca medievale coi giudicati, quando una popolazione eterogenea formata da sardi, corsi, toscani e liguri popolò il neonato villaggio di Sassari dando contemporaneamente origine alla lingua sassarese, parlata nei territori di influenza. A partire dal XIV-XV secolo, provenendo dal Pumonte andarono a ripopolare soprattutto la Gallura ed in generale il nord Sardegna, diffondendo sulla vicina isola la loro lingua evolutasi nel frattempo nel gallurese, nonché una ricca onomastica che comprende i Cossu (corso), Cosseddu (figlio di corso) e Cossiga (Corsica), e i cui discendenti includono il noto Francesco Cossiga.

Soprattutto nella seconda metà del Novecento è divenuto notevole l'afflusso di residenti provenienti dal resto della Francia, che costituiscono ancor oggi la maggioranza degli impiegati governativi e soprattutto nelle forze militari e di polizia, cui si aggiungono gli operanti nel settore turistico (notevole l'afflusso stagionale) e gli imprenditori agricoli, in particolare i pieds noirs rimpatriati dalle ex-colonie francesi (prevalentemente dall'Algeria) ed i loro associati e discendenti. Nella erosione delle comunità corsofone hanno avuto un ruolo decisivo la scolarizzazione sempre più estesa e la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, nonché lo stabilirsi in Corsica di decine e decine di migliaia di francofoni (inclusi corsi emigrati molto giovani in continente francese e nelle sue colonie e dei loro discendenti), concentrato soprattutto negli ultimi trent'anni, e la forte immigrazione dal Maghreb francofono (pari, per incidenza percentuale, solo a quella di Parigi).

Nel corso dell'anno 2009 si sono verificati nella Francia metropolitana 682 omicidi volontari e di essi 28 sono stati perpetrati in Corsica. Il tasso approssimativo di omicidi in rapporto alla popolazione risulta così essere di 1 ogni 95000 abitanti in Francia continentale e di 1 ogni 10800 abitanti in Corsica. La maggioranza dei crimini violenti sono commessi nella Corsica meridionale (dipartimento 2A) dove sono più attive le organizzazioni clandestine e maggiori gli intrecci affaristico-economici.

La Corsica è, dal punto di vista politico, integrata nello Stato francese come una regione detta "Collettività Territoriale", Collectivité territoriale de Corse (CTC), che comprende due Dipartimenti: Corsica del Sud, con capoluogo Ajaccio, e Alta Corsica, con capoluogo Bastia.

Alla regione, in quanto tale, fu riconosciuta maggiore autonomia solo a partire dal 13 maggio 1991, con una legge che istituì una Collectivité territoriale de la République in Corsica. A partire dal 1960 la Corsica era parte della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 1972 alla Corsica fu concessa la denominazione – scarsamente significativa, da un punto di vista dell'autonomia concreta – di "Istituzione pubblica regionale" (établissement public régional). Nel 1975 l'isola fu concretamente staccata dalla regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra ed elevata a rango di 22ª regione metropolitana francese, comprendente due dipartimenti – allora istituiti dividendo l'unico dipartimento precedente che comprendeva l'intera isola – a loro volta suddivisi in 5 arrondissements (circondari). I circondari comprendono in tutto 52 Cantoni locali cui appartengono i 360 comuni dell'isola, molti dei quali contano meno di 100 abitanti.

La capitale della regione è Ajaccio dove hanno sede l'Esecutivo e l'Assemblea di Corsica.

Alla configurazione amministrativa attuale dell'isola si è giunti a seguito di una serie di successive riforme, l'ultima delle quali, mirante a riunificare i due dipartimenti ed a conferire maggiori poteri alla Collettività Territoriale, è stata respinta con ristretto margine a seguito di un referendum approvativo tenutosi nel 2003.

Alla riforma si opponevano sia i più partigiani sostenitori del forte centralismo dello Stato francese, temendo che la concessione di autonomie giudicate troppo ampie potesse costituire un pericoloso precedente, sia gli indipendentisti còrsi, che vedevano nella riforma un pretesto da parte dello Stato centrale per chiudere definitivamente il capitolo Corsica concedendo una configurazione amministrativa che, comunque, prevedeva autonomie e poteri in genere meno ampi di quelli di cui godono, ad esempio, le regioni a statuto speciale italiane e spagnole o i Länder tedeschi.

Nel corso del 2000, il Primo Ministro Lionel Jospin propose un piano di riforme e la concessione di autonomie inedite per la Francia in cambio della fine della violenza politica scatenata da quasi un trentennio dai movimenti clandestini indipendentisti còrsi. La riforma proposta prevedeva forme più estese di protezione (ma non la coufficialità) del còrso, dichiarato in pericolo di estinzione dall'UNESCO a seguito dell'assimilazione perseguita tradizionalmente dalla Francia anche verso altre sue regioni e lingue minoritarie.

L'opposizione a questo piano si concentrò con successo attorno ai gollisti, fautori della grandeur e timorosi che la concessione di troppo estese autonomie alla Corsica potesse condurre ad un effetto domino che, coinvolgendo regioni come l'Alsazia, il Paese Basco e la Bretagna, avrebbe messo in dubbio la stessa unità nazionale dell'esagono francese.

Dopo il tentativo di Jospin, il governo di Jean-Pierre Raffarin, con il contributo e l'impegno soprattutto del Ministro degli Interni Nicolas Sarkozy propose la soppressione dei due dipartimenti e la concessione di ulteriori poteri alla collettività territoriale. Il referendum approvativo della riforma si tenne il 6 luglio 2003: i "no" prevalsero, sebbene per un margine abbastanza ristretto.

La Corsica è pertanto governata attualmente secondo uno statuto e, soprattutto, uno schema amministrativo (regione/dipartimenti/circondari/cantoni/comuni), che non la differenzia – nella sostanza – dalle altre regioni francesi e che comunque vede come centrale la figura del Prefetto che governa l'isola direttamente per conto del governo di Parigi.

Diversi movimenti politici regionalisti (nationalistes) mettono in discussione tale situazione e reclamano, tra l'altro, esenzioni e vantaggi fiscali ben più estesi di quelli attualmente goduti dall'isola, maggiori poteri di autonomia ai governi locali, riconoscimento ufficiale della lingua còrsa e, relativamente ai gruppi politici più radicali, l'indipendenza totale dalla Francia. A tale proposito numerosi sondaggi hanno ripetutamente dimostrato che, se la maggioranza della popolazione còrsa è ampiamente favorevole a un regime di autonomia in seno alla Francia (il modello a cui guardano è lo statuto speciale della vicina Sardegna), solo una minoranza (attualmente il 10-15%) rivendica l'indipendenza.

Lo stato centrale non intende neanche discutere di indipendenza vera e propria (temendo, tra l'altro, che la questione còrsa potrebbe costituire un pericoloso precedente nonché un esempio seguito da altre sue regioni – in primo luogo i Dipartimenti d'Oltremare, ma anche le province basche – dando il via ad un parziale smembramento della Francia stessa) né, vista la sua Costituzione che prevede uno Stato fortemente centralizzato, ha largo spazio di manovra nella concessione di autonomie locali e regionali davvero estese.

D'altra parte la Corsica ricopre per la Francia una posizione chiave da un punto di vista strategico e militare sin dall'epoca dell'annessione nel 1769 e rappresenta, quale patria di Napoleone, un elemento dalla portata simbolica di non secondaria importanza nell'immaginario collettivo della comunità nazionale.

Ancora oggi l'isola ha per la Francia, così come la Sardegna per l'Italia, una notevole importanza dal punto di vista militare e strategico (presenza di importanti squadroni di cacciabombardieri presso la base aerea di Solenzara): anche in coordinamento con l'Italia e con la NATO, grandi porzioni del territorio còrso e sardo, assieme ai mari limitrofi, sono gravate da un complesso piuttosto esteso di servitù militari e poligoni di tiro internazionali.

Il calcio è uno sport popolarissimo in Corsica. La regione ha avuto, nel corso degli anni, tre squadre nella Lega Professionistica francese, un dato davvero notevole in proporzione alla limitata popolazione e al peso economico dell'isola. Dal 2002 al 2015 si sono alternati in Ligue 1 i due principali team calcistici dell'isola: l'AC Ajaccio e lo SC Bastia; quest'ultimo club vanta, nel proprio palmarès, 1 Coppa di Francia, 1 Supercoppa e la finale di Coppa UEFA del 1978. Per il campionato 2015-2016 risultano iscritte in Ligue 1 due squadre (SC Bastia e Gazélec Ajaccio, quest'ultimo per la prima volta) e una in Ligue 2 (AC Ajaccio)

Il Rally di Corsica (Tour de Corse) è un evento automobilistico tra i più importanti del mondo nel panorama del rally, che nel 2015, dopo un periodo di transizione, è tornato valido per il campionato del mondo rally (WRC). Molto spettacolare, per via delle continue curve e tornanti su strade asfaltate di montagna.

Per quanto riguarda la pallavolo in Corsica, un club còrso, il GFCO Ajaccio Volley-Ball, ha raggiunto alti livelli professionistici, avendo partecipato, dal 1997 al 2006, alla Pro A (l'equivalente della Serie A1 italiana di volley).

Negli sport individuali, dal 2006 si è messa in luce la tennista di origine corsa Marion Bartoli originaria di Palneca che si è ritirata nel 2013 dopo aver vinto un Grande Slam.