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mercoledì 3 febbraio 2016

LE ISOLE DIAPONTIE



A largo della costa nord occidentale dell’isola di Corfù, tra le 2 e le 7 miglia marine, si trovano 3 piccole isole, veri paradisi del Mediterraneo. Le isole Diapontie, 5 piccoli lembi di terra per lo più sconosciuti e lontani dal turismo di massa.

La più popolare è Erikoussa mentre Mathraki è più selvaggia e Othonoi la più distante da Corfù. Gli hotel sono pochi, molto piccoli, e immersi nella natura selvaggia che le caratterizza. Le spiagge, anch’esse piccole, sono di sabbia fine o di ciottoli.
Erikoussa è l’isola più settentrionale e la più visitata delle isole del piccolo arcipelago delle Diapontie che si trova a largo delle coste nord occidentali di Corfù.
Il porto principale di Erikoussa si trova adagiato tra due piccole colline in una delle due grandi baie dell’isola.
Intorno al porto si sviluppa l’insediamento più importante dell’isola con alcuni negozi, caffetterie, taverne oltre alla farmacia. Poco distante si trova la spiaggia di Stamoleka, una bellissima distesa sabbiosa che si immerge in un mare poco profondo.
La spiaggia Pranghini, dall’altra parte dell’isola, è molto bella e tranquilla e può essere raggiunta con un sentiero attraverso la vegetazione.
Le coste nella parte nord occidentale sono rocciose e scoscese, qui si trova la collina di Sandardo, il punto più alto dell’ isola con i suoi 130 metri d’altezza.
Gli altri piccolissimi centri abitati di questa isola che deve il nome ai cespugli di erica molto diffusi, riki in greco, sono Gritsiatika, Nikolaitika, Tandoulis, Paliokaliva, Soukia, Porta, Dendra e Gitonies e i più vecchi Turi e Kesepatika. Sull’isola si trova l‘argilla generalmente usata dai vacanzieri per maschere di bellezza.
Fino al 2010, amministrativamente parlando, era una comunità autonoma della prefettura di Corfù inclusa nella regione amministrativa delle isole Ionie. Con la riforma dello stesso anno nota come "programma Callicrate" entrata in vigore il 1º gennaio 2011 appartiene al comune di Corfù
La storia vede l'isola di Merlera come possedimento veneziano sin dal XIII secolo, poi dopo un breve periodo sotto la dominazione francese, decretata dal Trattato di Campoformio che aveva assegnato ai transalpini l'Eptaneso, nonché la breve parentesi della Repubblica delle Sette Isole Unite, tra il 1800 e il 1807, il Trattato di Parigi del 1815 stabilì che essa, sempre insieme alle isole Ionie, divenisse protettorato del Regno Unito fino al suo definitivo passaggio alla Grecia avvenuto nel 1864.

Foreste incontaminate e splendide spiagge fanno di Othonoi, anche chiamata Fanò in italiano, l’isola più a occidente di tutta la Grecia, una meta molto amata da molti viaggiatori anche se ancora completamente al di fuori del turismo di massa.
Lunga quasi 6 chilometri e larga 3 e mezzo Othonoi è anche la più grande e la più collinare delle isole dell’arcipelago delle Diapontie, con cime che raggiungono i 400 metri, e offre diverse buone soluzioni per il soggiorno e ottime taverne dove mangiare cibo greco tradizionale e pesce freschissimo.
Othonoi si trova a poco più di 10 miglia al largo della costa nord occidentale di Corfù e solo a 43 miglia al largo del Capo di Otranto, ed è famosa per la favolosa spiaggia di Aspri Ammos. La baia si trova lungo la costa occidentale dell’isola e molti la identificano come il luogo in cui Ulisse nell’Odissea di Omero venne stregato e fatto prigioniero per 7 anni dalla ninfa Calipso.
La baia di Calipso è accessibile solo via mare e oltre a ciottoli bianchissimi troverete la grotta, profonda 100 metri, larga tra i 10 e 15 metri e alta 20 metri, con due entrate, pareti candide verticali e un mare turchese.
L’isola ha ovunque acque cristalline ideali per lo snorkeling, spiagge sabbiose dorate, baie rocciose, calette nascoste e grotte spesso raggiungibili solo in barca. Molto belle anche la spiaggia di Fiki, a nord, dove potrete nuotare e osservare antiche anfore inabissate, e la bianchissima Imerovigli, spiaggia di sabbia finissima sovrastata dall’omonima montagna.
I traghetti che provengono da Corfù approdano al porto di Ammos che si trova all’interno di una bella baia nella costa sud dell’isola. Il paese è carino e ha una bella spiaggia, la baia di Ammos, con acque basse e cristalline. Da qui potete raggiungere il villaggio di Horiò da cui avere una bellissima vista soprattutto al tramonto.




Sull’isola di Othonoi si trovano 13 villaggi sparsi tra gli ulivi, bellissimi i sentieri che attraversano l’isola, e sulla costa nordorientale potrete ammirare i resti di una fortezza veneziana e di un faro risalente al 1872 al di sotto dei quali si trovano degli scogli piatti da prendere il sole e fare il bagno.
È l'isola greca più vicina all'Italia, da cui dista solo 80 km.
Dal punto di vista amministrativo costituisce una delle comunità o frazioni in cui è suddiviso il comune di Corfù nell'omonima prefettura.
Esichio racconta che quando era ancora disabitata, dopo la guerra di Troia vi trovò rifugio Elefenore, re degli Abanti di Eubea che, dopo aver ucciso accidentalmente il nonno Abante era stato costretto all'esilio, ma fu cacciato dall'isola per opera di un drago.
La toponomastica del luogo lascia pensare che l'isola abbia avuto un ruolo nella mitologia omerica, infatti si crede che la grotta della baia di Calipso, un'insenatura sotto il faro più piccolo all'estremo sud dell'isola, sia il luogo in cui Calipso stregò Ulisse e lo tenne prigioniero per sette anni, coincidenze che la pongono come possibile candidata ad isola omerica di Ogigia, mai identificata con certezza.
In tempi moderni, i primi abitanti di Othoni giunsero principalmente dall'isola di Passo e dall'Epiro. Gli othonioti dovettero combattere più volte contro le incursioni dei pirati algerini, infatti al centro dell'isola, sulla collinetta "Kalodiki" ad un'altezza di 217 m., si trova un monumento in memoria degli eventi che ebbero luogo sull'isola nel 1537, quando i pirati guidati dal famigerato Khayr al-Din Barbarossa, dopo una dura battaglia, uccisero un gran numero di isolani.
Fu soltanto dopo la grande battaglia navale di Lepanto, nel 1571, quando la flotta cristiana della Lega Santa sconfisse quella Turca, che fu possibile ripopolare l'isola e viaggiare con maggior sicurezza. I nuovi abitanti provenivano in massima parte da Passo e Parga, con cui condividono molti cognomi.

La storia contemporanea vede l'isola di Fanò come possedimento veneziano, poi dopo un breve periodo sotto la dominazione francese, decretata dal Trattato di Campoformio che aveva assegnato ai transalpini l'Eptaneso, nonché la breve parentesi della Repubblica delle Sette Isole Unite, tra il 1800 e il 1807, il Trattato di Parigi del 1815 stabilì che essa, sempre insieme alle isole Ionie, divenisse protettorato del Regno Unito fino al suo passaggio alla Grecia avvenuto nel 1864.
Dopo il 1850 iniziò un intenso flusso migratorio verso l'Australia e le Americhe.
Durante la Prima guerra mondiale, l'isola di Fanò fece parte di un'imponente sistema di sbarramento del Canale d'Otranto attuato dalla flotta alleata tra Brindisi in Italia, e Corfù sul lato albanese dell'Adriatico.
Tale blocco mirava ad impedire l'accesso al Mediterraneo alle unità dell'Imperial regia Marina austro-ungarica che avrebbero così potuto minacciare le operazioni alleate. Il blocco fu efficace nell'impedire alle navi di superficie austroungariche ad arrischiarsi di uscire dai propri porti dalmati, ma ebbe pochi effetti sui sottomarini con base a Cattaro, fino a quando, nel 1918, venne completato uno sbarramento fisico dell'intero canale d'Otranto con reti e boe ma l'ultimo tentativo di forzamento dello stesso, pianificato dall'ammiraglio in capo della flotta Miklós Horthy, fallì il 10 giugno 1918, quando il gruppo di navi da battaglia partito da Pola con notevole ritardo, fu intercettato dai MAS 15 e 21 della Regia Marina comandati rispettivamente dal capitano di corvetta Luigi Rizzo e dal guardiamarina Giuseppe Aonzo, che affondarono nei pressi di Premuda la corazzata Santo Stefano.

Mathraki è la più piccola e la più vicina alle coste dell’isola di Corfù, a sole 4 miglia, tra quelle dell’arcipelago delle Diapontie.
L’isola è molto pittoresca e sulla sua lunga spiaggia sabbiosa nidificano le tartarughe marine. Il paese di Kato Mathraki, l’unico di tutta l’isola, può essere raggiunto seguendo la strada che si dirama dal porto e qui troverete tutto quello che vi serve per rifocillarvi.
L’isola di Mathraki è lunga e stretta: la costa occidentale è frastagliata e con alte scogliere mentre la costa orientale è pianeggiante e qui si trovano le spiagge.
Molto bella nella parte nordorientale dell’isola la spiaggia di Portello, una distesa di sabbia fine rossa lunga 3 chilometri che si immerge in un mare cristallino poco profondo.
L’isola di Mathraki è attraversata da diversi sentieri che conducono a baie e spiaggette isolate.
Dal punto di vista amministrativo è una ex comunità nella periferia delle Isole Ionie (unità periferica di Corfù) con 297 abitanti secondo i dati del censimento 2001.
È stata soppressa a seguito della riforma amministrativa, detta piano Kallikratis, in vigore dal gennaio 2011 ed è ora compresa nel comune di Corfù.

Isola scelta nell’antichità dal dio del mare Posidone, oggi Paxos è il luogo prediletto dal turismo Vip. Natanti di tutta Europa si danno appuntamento sull’isola per un paio di giorni all’insegna della spensieratezza e della raffinatezza. Servizi ottimi, prodotti locali di ottima qualità, cibo eccezionale, vini unici ed una cornice naturale caratterizzata da piccole baie verdissime dalle acque cristalline fanno di Paxos un meraviglioso rifugio. E’ l’isola in cui il mare svolge un ruolo preponderante.
Case in pietra locale con le finestre che scrutano il mare aperto, sentieri che attraversano gli uliveti, chiesette isolate, mulini a vento, botteghe-osterie locali, sagre popolari e festival di musica classica convivono in tale armonia da fare invidia al più gran regista.


LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2016/01/corfu.html




lunedì 28 dicembre 2015

L'ISOLA DI FILICUDI



Filicudi è un'isola appartenente all'arcipelago delle isole Eolie.

Anticamente l'isola era nota come Phoinicussa oppure come Phoinicdes, dal sostantivo phoinix, che in greco antico indica la palma nana, assai diffusa in epoca antica ed oggi ancora presente sui promontori dell'isola.

Molto interessanti sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano. I reperti ritrovati testimoniano la presenza sull'isola, durante il Neolitico, di una fiorente industria e lavorazione dell'ossidiana. È presente sull'isola una sezione del Museo archeologico eoliano, con reperti provenienti dagli scavi di Capo Graziano e da altre zone delle isole Eolie.

Ad oggi i principali prodotti agricoli dell'isola sono i capperi ed i fichi. La principale voce dell'economia locale è il turismo. La pesca non è praticata intensamente, mentre lo è quella amatoriale o comunque non professionale.

La luce elettrica è stata portata a Filicudi nel 1986 con un impianto di generazione a gasolio; ciò ha innescato un drammatico balzo nel futuro nella quotidianità degli isolani. Il turismo ha iniziato a svilupparsi in quel periodo, crescendo poi di anno in anno. Con l'elettricità sono giunti sull'isola ausilii per ogni attività, tra i quali pompe elettriche per l'acqua dei pozzi; le televisioni sono divenute di massa, gli elettrodomestici hanno cominciato a diffondersi. Quanto all'acqua corrente, la si trasporta tramite navi cisterna, per poi distribuirla sulla rete idrica. La proposta di costruire un impianto dissalatore non è ancora stata attuata.

Filicudi è sotto la protezione dell'Unesco, in quanto patrimonio dell'umanità. È stato creato un parco regionale in parte dell'isola.

L'isola si estende per 9,5 km² dei quali solo una piccola parte è abitata, è di natura vulcanica, la sua parte sommitale è costituita dal monte "Fossa Felci" che è alto 774 metri sul livello del mare ed è, un vulcano spento.

Le meravigliose coste sono in alcuni punti a strapiombo sul mare mentre in altri caratterizzate da spiagge pianeggianti come a Capo Graziano. Imponenti scogli di natura eruttiva si ergono dal mare come faraglioni, il più famoso dei quali "La Canna" è meta immancabile di ogni giro dell'isola via mare.
Sono altresì presenti numerose grotte, la piu' famosa delle quali è la grotta del Bue Marino, dal fondale blu cristallino.

Le coste di Filicudi sono una meraviglia della natura, e valgono la pena di essere ammirate anche dal turista più frettoloso.
Innumerevoli sono i terrazzamenti costruiti dall'uomo per strappare all'isola ogni metro di terra per poterlo dedicare all'agricoltura. Essi si alternano a declivi di tipica vegetazione mediterranea, più verdi e floridi nella zona nord dell'isola per via della minore esposizione solare. La natura vulcanica dell'isola offre una moltitudine di strette vallate e maestose scogliere perpendicolari, nelle quale l'alternanza delle stratificazioni multicolori testimonia una vita geologica tumultuosa.

Numerose sono le insenature e le baie, ricche di anfratti dove l'acqua cristallina lambisce la nera roccia lavica che si tuffa nel mare e prosegue sott'acqua creando percorsi tortuosi e vallate sottomarine di rara bellezza, che si offrono anche al sub occasionale senza costringerlo ad immersioni profonde per ammirare lo spettacolo della natura e della vita sottomarina.
La natura vulcanica e l'erosione degli agenti atmosferici e marini ha creato monumenti geologici mozzafiato, come la grotta del Maccatore, la porta lavica nel mare denominata "perciato" a Siccagni,e la famosa grotta del Bue Marino (dove viveva non troppi decenni orsono una colonia di leoni marini). L'atrio della grotta dischiude una cavità molto vasta, il fondale è illuminato dalla luce solare che riflessa e rifratta crea cristallini giochi di viva luce azzurrina, che rendono il luogo meta obbligata per ogni giro dell'isola in barca.

Ad ovest dell'isola di Filicudi affiorano gli scogli di Montenassari, del Mitra, del Notaio e sopratutto quello della Canna, alto circa 74 metri, circondato esclusivamente dal mare, e habitat naturale di una lucertola endemica che vive solo li e li si è evoluta autonomamente.



A nord ovest dell'isola, molto vicino alla costa, si trova lo scoglio detto "il giafante".
In quel punto la costa e' molto frastagliata e ricca di insenature e baiette meravigliose dove fare il bagno.
Il fondale e' basso,  limpido e cangiante tra il verde ed il blu.

Il lato Ovest dell'isola di Filicudi è tagliato verticalmente in due dalla "Sciara", una ripida lingua di sabbia vulcanica e roccia che si tuffa nel mare, attraversata ormai da pochi ardimentosi o da qualche capra selvatica.

La vegetazione tipica della macchia mediterranea (lentisco,felce aquilina, corbezzolo, ginestre, arborea, erica, ginestra, cappero , fico d'india e ) ha riconquistato il dominio del territorio, un tempo faticosamente messo a coltura e oggi abbandonato, raramente interrotta da qualche macchia di essenze arboree (leccio, roverella e, in alcune vallette più umide, salice, frassino e bagolaro). In prossimità delle case ancora abitate altre varietà (pino, bouganvillea, ibiscus), di recente introduzione, vegetano circondate dalle specie tipiche dei giardini di terraferma.

Un'altra attrazione di Filicudi e' la roccia a forma di testa di cavallo nel lato sud dell'isola, visibile dalla strada carrabile che porta dal porto verso pecorini nell'unico lungo tratto rettilineo.

A Filicudi, dal punto di vista paleontologico, è notevole la penisola di Capo Graziano a sud est dell'isola, in quanto sede di vari e vasti abitati preistorici risalenti principalmente al Neolitico e poi all'età del bronzo. Un primo abitato molto vasto, ma del quale sono state scavate finora solo poche capanne ovali, si estende sul Piano del Porto sulla costa meridionale dell'istmo che congiunge la Montagnola al Capo Graziano in località Filo Braccio e nei pressi della diruta Casa Lopez (può essere attribuito ai secoli XVIII-XVII a.C.).
Un altro abitato più vasto, con datazione successiva al precedente, si trova sull'altura della Montagnola di Capo Graziano (E' indicato dai cartelli turistici come "Villaggio Preistorico", e si raggiunge facilmente a piedi dal porto).

Gli scavi condotti negli anni 60 e 70 hanno rinvenuto una ventina di abitazioni a pianta ovale sull'altipiano a 100m di altezza sul livello del mare.
Il villaggio probabilmente si estendeva anche sugli altipiani sovrastanti fino alla vetta della Montagnola.
Si ipotizza che questo primo nucleo abitativo sia stato spostato sul Monte di Capo Graziano poichè la posizione è più facilmente difendibile.

Nelle capanne della Montagnola sono state trovate, insieme a ceramiche di produzione indigena, anche numerosi frammenti di ceramiche micenee e cicladiche attestanti rapporti commerciali con l'Egeo fra il 1500 e 1300 a.C.
Si ipotizza che il villaggio sia stato distrutto violentemente nel XIII secolo a.C.
Sulle scoscese pendici del monte di Capo Graziano sono state rinvenute alcune sepolture.

Sulla vetta di "Montagnola" a Pecorini cioè sulla montagna che domina l'abitato omonimo, sulla costa Sud-ovest dell'isola, è stato ritrovato un masso con una iscrizione greca.

I segni di età classica si riducono a tracce di abitati, a ceramiche con vernice nera di epoca greca e di terra sigillata di età romana rinvenute nelle contrade Siccagni e Zucco Grande, a una grande cisterna e tracce di edifici romani identificati al Piano del Porto e, sulla Montagnola di Pecorini, a un masso con nome greco inciso. L’archeologia marina, in diverse campagne di ricerche più o meno sistematiche, ha recuperato, da almeno nove diversi relitti di navi naufragate presso l’insidioso capo Graziano, un’anforetta micenea del secolo XV a.C., gruppi di anfore diversamente databili dal secolo IV a.C. fino all’età tardoimperiale e cannoni di bronzo da una nave da guerra del secolo XVII-XVIII d.C. Il materiale proveniente dagli scavi e dai recuperi marini è esposto al Museo di Lipari.

Lo scultore Jacques Basler organizza a Filicudi, in località Fossetta, una Biennale d'arte. Lo scrittore Roland Zoss presenta la storia di Filicudi in un libro premiato. Originario di quest'isola è il noto cantante rap/hip-hop Jacopo D'Amico, in arte Dargen D'Amico o JD.

Due sono gli approdi principali di Filicudi, nessuno dei quali può definirsi «sicuro» per ogni condizione meteorologica:
il Porto, quello dove approdano quasi tutte le navi, i traghetti e gli aliscafi, è naturalmente la zona più frequentata e «commerciale» dell'isola di Filicudi.
Pecorini Mare rappresenta l'alternativa di attracco nelle giornate nelle quali, per le condizioni meteo o per altri motivi, i mezzi di collegamento non possono attraccare al Porto. Questo attracco ultimamente viene spesso utilizzato per la nave di collegamento con Napoli.

L'unico sport praticato sull'isola è il calcio, con partite amatoriali organizzate solitamente la Domenica nel «campetto» improvvisato a Valdichiesa. Il campetto è aperto a tutti  ; il terreno di gioco è in terra battuta e ci sono due porte con le reti  ; c' è anche un impianto di illuminazione . L'accesso principale al terreno di gioco è nella strada vicinale Torrione . Il campetto, ed il terreno vicino al campetto, appartengono agli eredi di Castellano Angela fu Salvatore ed il panorama di fronte al campetto è meraviglioso . Esiste una squadra regolarmente iscritta ai campionati provinciali di Terza Categoria della Provincia di Messina. I componenti della squadra sono quasi tutti giovani filicudari; le partite in casa del Filicudi vengono giocate sul campo neutro del Balestrieri di Lipari, essendo l'isola di Filicudi ancora sprovvista di impianti regolamentari.


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lunedì 14 dicembre 2015

ISOLA DI LACHEA



L'isola Lachea è la maggiore delle isole che compongono l'arcipelago dei Ciclopi, poco al largo di Aci Trezza, in Sicilia.

L'isola Lachea è di forma vagamente ellissoidale, lunga 250 metri e larga 150, per una superficie totale di poco inferiore ai 2 ettari. L'altezza massima è di 35 metri. Essa corrisponderebbe all'isoletta abitata solo da capre del libro IX dell'Odissea di Omero, e i luoghi trovano rispondenza in Euripide, Plinio, Ovidio, Virgilio e tanti altri.

L'isola, come le altre dell'arcipelago, è di origine subvulcanica, fa parte di un unico laccolite lungo circa un chilometro, formatosi per l'intrusione del magma nelle rocce preesistenti dei fondali marini e in seguito parzialmente eroso dall'azione delle onde del mare. Il lento procedimento erosivo infine ha formato le varie isolette. La roccia basaltica dell'isola principale, la Lachea, è a sua volta coperta da uno strato di argilla biancastra che, venendo a contatto con la lava, ha dato origine a minerali caratteristici come l'analcime e si è indurita per uno spessore di 10-15 metri.

Rilevante interesse rivestono alcune scoperte archeologiche: nel 1869 fu rinvenuta un'ascia in diorite di epoca preistorica, mentre nel 1919 furono identificate due tombe a grotticella, ricavate nella roccia dalla mano dell'uomo. Di epoca tardo-romana sono invece gli oggetti rinvenuti all'interno di una delle due grandi buche circolari (circa un metro di profondità) presenti sull'isola: pentole, anfore, pesi da telaio, aghi in osso, frammenti di un pettine osseo e una piccola lucerna.

Alla sommità dell'isola si trovano il museo, una cisterna e la Grotta del Monaco. A proposito di quest'ultima, il Vigo, riferendosi alle opere di San Pier Damiani, ricorda che vi abitò un santo uomo, nato in Aquitania, che conosceva S. Odilone, vissuto tra il 974 e il 1044, cioè in epoca araba. Il museo naturalistico ospita una ricca collezione che dà un'idea al visitatore della fauna e della flora dell'isola, ed espone i reperti archeologici e geologici ritrovati sul luogo.



Dal punto di vista naturalistico l'isola Lachea si pregia di ospitare una rigogliosa vegetazione con piante endemiche della Sicilia e dell'Italia meridionale, come l'eliotropio e la carlina raggio d'oro. Per quanto riguarda la fauna, invece, sono di particolare interesse due specie di ragno, la Zelotes messinai (endemica in Sicilia) e l'Urozelotes mysticus (osservata solo sull'isola Lachea). L'animale che però ha suscitato maggiore ammirazione è senza dubbio un rettile, la lucertola della sottospecie Podarcis sicula ciclopica, avvistata unicamente sull'isola; questa lucertola, isolatasi dalle cugine di terraferma, si è via via differenziata da esse acquistando una sua tipicità.

Anche i volatili sono molto rappresentati sull'isola, che rappresenta il luogo su cui nidificare o sostare occasionalmente. Tra gli uccelli più frequentemente avvistati abbiamo la ballerina gialla, la passera sarda, la gazza, il fanello, la sterpazzola, la tottavilla, l'occhiocotto, il cormorano, il gabbiano reale, il falco di palude e il falco pellegrino.

L'isola Lachea è sede di una stazione per gli studi biologici dell'Università degli Studi di Catania. L'isola fa parte della Riserva naturale integrale Isola Lachea e faraglioni dei Ciclopi, l'area protetta istituita dalla Regione Siciliana nel 1998 e affidata in gestione al Cutgana (Centro interfacoltà dell'Università di Catania).

La Riserva Naturale Integrale "Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi" è stata istituita nel 1998 al fine di "conservare e tutelare la vegetazione algale e la fauna dei piani dal sopralitorale all'infralitorale, nonché al fine di salvaguardare la lucertola endemica Podarcis sicula ciclopica, Taddei".
Oltre agli uccelli, presenti sia con specie stanziali che di passo, ed alla lucertola endemica Podarcis sicula ciclopica la fauna della riserva annovera numerosi invertebrati tra cui Isopodi, Diplopodi, Collemboli, Coleotteri, Imenotteri, Ortotteri e Lepidotteri, ed una ricca fauna e flora sommerse.
La ricchezza faunistica dei fondali dei Ciclopi è data dalla presenza di numerosi pesci e di tutti i gruppi di Invertebrati; già a pochi metri di profondità è possibile ammirare Bavose, Salpe e Cefali, mentre tra le rocce del fondale è facile distinguere colonie di Idrozoi, Ascidie rosse, il Verme cane e l’argenteo balenio dei Saraghi. Verso i 15, 20 metri è comune la Gorgonia gialla.
Oltre, è possibile ammirare colonie arborescenti di polipi che possono superare anche il metro di altezza, ma fra tutti chi spicca per singolarità e bellezza, è l'Alicia mirabilis, la più grande attinia del Mediterraneo.

Nel mare dei Ciclopi e nei suoi fondali di roccia lavica trova posto e riparo buona parte della fauna ittica del Mediterraneo: variopinte spugne e grandi stelle rosse, lucci marini, saraghi, cernie.
E' possibile scoprire le coloratissime colonie di Astroides calycularis, le arborescenti Eunicella cavolinii, oppure scontrarsi con gli argentei esemplari di Seriola dumerili.
Ma non è da escludere gli incontri ravvicinati con cavallucci marini e torpedini.
I fondali sabbiosi sono il regno dei pesci 'pettine': attenzione a non spaventarli!
In profondità è facile ammirare i bellissimi ventagli delle paramuricee, rosse colonie arborescenti che superano il metro di altezza e le aragoste con le lunghe antenne che fuoriescono dalle tane in cui trovano rifugio.

Invece, tra i Vertebrati, è frequente la presenza del Rombo.