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martedì 7 marzo 2017
SPIAGGE ....TRASGRESSIVE
Vivere una vacanza all'insegna della libertà, anche dai freni inibitori è possibile.
La spiaggia di Cape d'Adge si trova a sud della Francia, nella regione di Linguadoca Rossillon, vicino a Sète, non ospita solo naturisti, ma anche scambisti, esibizionisti e voyeuristi. Sulla spiaggia e nelle dune a ridosso si assiste a veri e propri show sessuali. Individuarli è facile: capannelli di persone si formano dove hanno luogo le performance a base di sesso.
La spiaggia si trova davanti ad un grande villaggio nudista che ha una barriera che impedisce l'accesso e per poter entrare occorre o pagare il pass giornaliero o avere un contratto di affitto per un appartamento sito all'interno del villaggio. Fuori dal villaggio sorgono molte agenzie che affittano appartamenti per lo stesso.
Qui a Cap d'Agde non si tratta dunque solo di naturismo, qui l'atmosfera è più rilassata ancora e, oltre il naturismo, che sicuramente aiuta, qui sono del tutto tollerati anche la relazione e l'incontro sessuale, in tutte le sue disparate forme.
Si possono incontrare dunque «scambisti», che decidono di offrire alla loro coppia una notte di trasgressione, ma anche singles che vogliono incontrare persone nuove in un ambiente dove è normale consuetudine essere sfrenati e disinibiti. Dalle discoteche ai locali, dai ristoranti ai bar qui l'atmosfera rilassata e invitante permette, a chi la ricerca, un'avventura senza limiti e senza inibizioni.
Cap d'Agde è frequenntato soprattutto da coppie in stile scambista. Lo dimostra il fatto che la maggior parte delle boutique vende abiti sexy o di lattice. La sera la maggior parte veste elegant fetish.
L'isola di Eivissa, in catalano, è sicuramente la regina del divertimento e la spiaggia di Playa d'Es Cavallet ha la sua fama. Dune bianche e un mare cristallino sono lo scenario della lunga spiaggia che è frequentata per settori da famiglie, nudisti tradizionali, gay, coppie disinibite. I Chiringuito, ovvero i chioschi lungo la spiaggia che forniscono bibite e alimenti, sono i punti di riferimento per i vari frequentatori. Ad esempio il Chiringay è il luogo chiaramente degli omosessuali. Tra le dune di questa spiaggia viene praticato il cruising -ovvero il termine inglese che significa andare in cerca di partner sessuali.
In Croazia un tratto di spiaggia della città di Rovigno che è diventata ufficialmente un paradiso swinger e gay. Gli amanti degli scambi di coppia trovano in questo tratto di litorale, precisamente tra il Colle di Monsena e la zona protetta di Punta Cristo, un nuovo luogo di trasgressione.
Per il naturismo la Croazia è sempre stata considerata la patria. Le spiagge dove si pratica questa attività naturistica dello stare nudi, lungo la costa Croata, sono quasi sempre segnalate dalla scritta FKK (dal tedesco Freikörperkultur, Free Body Culture).
L'isola di Cipro offre la trasgressione a 50 km dalla Moschea di Famagosta. È la spiaggia di Ayia Napa dove il sesso è facile e free.
Cipro è una isola bellissima dal mare caraibico e una natura incontaminata, per ragioni politiche è divisa in due parti: una greca e l'altra turca; due mondi opposti. Tra questi due mondi c'è appunto Ayina Napa, una delle località preferite dagli amanti delle vacanze libertine.
Rimanendo su delle isole ecco Mikonos, isola greca delle Cicladi, qui troviamo la spiaggia di Super Paradise dove nel primo pomeriggio iniziano dei party che proseguono per tutta la notte. Meta preferita da gay e nudisti, questa spiaggia ha anche una mega piscina aperta 24 ore su 24. Il clima festoso della spiaggia condito con musica e alcool a tutte le ore predispongono alle avventure sessuali.
In Olanda c'è la spiaggia di Bloemendaal Aan Zee che da villaggio di pescatori si è trasformata in monumento della vita notturna olandese.
In Svezia si trova la spiaggia più bella del Paese: Tylösand, dove lungo i suoi 7 chilometri, della costa sud-occidentale, si fa di tutto. Spettacoli, concerti, competizioni sportive, mostre e party sulla sabbia si susseguono per tutta l'estate. Il tutto in un paesaggio d'incanto, tipicamente nordico, con la luce diffusa sulla grande baia. Grazie alle correnti calde l'acqua del mare si mantiene ad una temperatura mite che va dai 18 ai 22 gradi.
Nel Galles, nella bellissima spiaggia nella penisola di Gower di Llangennith beach si trova un albergo il 'King's Head' dove sull'arenile antistante si organizzano balli trasgressivi alla luce di interminabili falò, mentre intrepidi surfisti nudi, cavalcano le onde.
martedì 22 marzo 2016
IL TOPLESS
Il topless è lo stato di nudità del busto femminile, generalmente esibito in luoghi pubblici.
Il termine topless può riferirsi, tra le varie accezioni, a:
una donna che si esibisce nella maniera suddetta (es. "una modella topless");
un'attività o manifestazione dove ci si mostra a seno nudo (es. "una danza topless");
un ritratto artistico o fotografico di una donna a torso nudo;
un luogo in cui è consentito o tollerato il topless (in particolare le spiagge);
un abbigliamento progettato appositamente per tale scopo (es. il monokini).
A differenza della civiltà occidentale, dove il topless (escluse le aree dove è esplicitamente permesso) resta un tabù a causa delle implicazioni a sfondo sessuale che comporta, in molte popolazioni indigene, specialmente africane ed oceaniche, le donne si mostrano a torso nudo esattamente come gli uomini in maniera del tutto naturale.
Nelle società occidentali, se da una parte è consentito senza scandali alle donne di mostrarsi in décolleté (soprattutto in costume da bagno), dall'altra la copertura delle parti basse del petto femminile fa parte del comune senso del pudore, cosicché anche a livello giuridico, a seconda delle legislazioni vigenti nei vari paesi, il topless rientra tra gli atti osceni in luogo pubblico. Il movimento topfree si oppone a questa presa di posizione considerandola sessista, dal momento che gli uomini, al contrario, possono andare in giro a torso nudo senza problemi.
Ci sono stati aspri dibattiti riguardo all'esposizione pubblica delle mammelle, in particolare per le donne che allattano al seno i bambini, ma ora nella maggior parte delle legislazioni quest'ultima pratica è consentita, mentre qualsiasi altra esibizione diversa dall'allattamento viene considerata indecente ed oscena.
In Italia, dopo una lunga e animata discussione circa la moralità di tale comportamento, anche fortemente rivendicato in partecipate manifestazioni femministe degli anni sessanta, anni settanta e anni ottanta, durante le quali si bruciavano pubblicamente i reggiseni, la questione del topless è stata definitivamente conclusa dalla III sezione penale Corte di Cassazione che, con sentenza numero 3557 del 2000, ha sancito la liceità del topless in spiaggia, in quanto «ormai da vari lustri è comunemente accettato ed entrato nel costume sociale».
Al topless è stato di recente dedicato un saggio dal titolo "corpi di donna, sguardi di uomo. Sociologia del topless" in cui l'autore, il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann sostiene che dietro una pratica apparentemente banale ci sia in realtà un insieme di "regole precise benché segrete". Ogni donna deve, secondo Kaufmann, "rispettare un codice di comportamento suggerito dalla struttura del suo corpo, dalla sua età, dalla sua cultura e dalla tipologia della spiaggia".
Il topless viene tollerato soltanto in apposite aree riservate, tra cui gli spogliatoi femminili, le saune, le piscine aperte e le spiagge dove tale pratica non è vietata; pertanto il suo uso a livello pubblico è limitato esclusivamente all'abbronzatura e (al limite) ad atti di esibizionismo e contestazione. Le spiagge "topless" sono diffuse specialmente in Europa ed Australia e si differenziano dalle spiagge per nudisti in quanto i bagnanti coprono i propri genitali. Generalmente le donne che si abbronzano in topless non si definiscono nudiste.
In alcune manifestazioni, come i carnevali di Rio de Janeiro e New Orleans, viene consentito alle donne che sfilano con i carri di esibirsi in topless per le strade.
A New York dal 1992 è legale il topless in ogni luogo pubblico della città, mentre nei luoghi privati spetta al proprietario/gestore decidere se accettarlo o meno.
L'organizzazione GoTopless, che si batte per "uguaglianza del torso nudo" negli Stati Uniti, riferisce che solo in tre stati il topless femminile è vietato (Utah, Indiana e Tennesse). Nella maggior parte degli Usa invece vi è un certo grado di "libertà di topless", sebbene alcune ordinanze locali possano vietare o consentire il seno nudo in pubblico in opposizione alla legge dello stato. Il tutto non senza contraddizioni. Scrive Time: "Scout Willis, figlia dell'attore Bruce Willis, di recente ha illustrato il punto che alle donne è tecnicamente consentito di camminare per le strade di New York City in topless, ma non di pubblicare le foto in topless su Instagram".
In Occidente il topless veniva impiegato come forma di intrattenimento per soli adulti, soprattutto nei locali di striptease. A partire dalla fine del XX secolo, molte figure femminili in topless appaiono normalmente sulle riviste di gossip o sui calendari sexy.
Nel Regno Unito diversi tabloid inglesi pubblicano quotidianamente una rubrica in terza pagina dedicata alle modelle in topless, nota come Page Three girls, a cominciare dal The Sun nel 1970. Ciò ha scatenato diverse polemiche, tra cui quella lanciata dalla parlamentare femminista britannica Clare Short, che promosse l'abolizione della rubrica, ma senza successo, in quanto la pagina fu considerata inoffensiva.
Anche in altri paesi del mondo, tra cui Germania e Stati Uniti d'America, esistono in alcuni giornali pagine simili a quelle sopra descritte.
In Italia per molti anni le testate Panorama e L'Espresso hanno pubblicato in copertina foto di donne in topless, spesso anche senza riferimento specifico al tema trattato nel giornale.
Il topless non è sempre stato un problema di pubblica decenza, anzi, durante la storia dell’uomo è stato più comune di quanto una persona potrebbe immaginare.
Nelle culture islamiche il seno ha cominciato a essere coperto a partire dal settimo secolo, quando la religione ebbe grande diffusione. In Indonesia, le donne iniziarono a coprire il seno nel 1200, anche lì in coincidenza con la diffusione dell’Islam. In India prima che arrivasse l’islam coprire il seno era un simbolo di appartenenza ad alcune caste; nella zona del Kerala il gruppo etnico di maggioranza, i malayalee, solo alle donne dei brahamini (la casta religiosa) e dei kshatriya (i guerrieri) era permesso coprirsi il seno fino al 1858.
L’occidente è sempre stato un esempio di pudicizia, il dittatore de facto della Thailandia Plaek Pibulsonggram (un ammiratore di Hitler) nel 1942 aveva stabilito una serie di regole che i cittadini thailandesi dovevo seguire tra cui il divieto di entrare nei centri urbani in topless per le donne.
Nel 2004 in Australia scoppiò un caso che ebbe risonanza nazionale: ad Alice Springs, una cittadina di 25.000 abitanti a più di mille km di deserto da qualsiasi altra città, la polizia costrinse a rivestirsi delle donne aborigene in topless durante un ballo tradizionale in un parco cittadino. La reazione della comunità aborigena fu veemente.
Fino al 1700 in Europa il seno nudo non destava particolare scandalo, anzi, era comune nelle classi più elevate. Ci sono moltissimi ritratti di regine e nobili con un seno fuori dal vestito, altre venivano ritratte con entrambi i seni esposti ma quello probabilmente era riservato alle amanti di re e nobili. Come nell’epoca moderna allora le mode delle classi elevate pian piano passano alle classi più umili e così anche le donne normali potevano andare in giro con scollature vertiginose o un seno fuori dal vestito. All’epoca esisteva anche un make-up specifico per i capezzoli.
L’abitudine durò fino all’epoca vittoriana in cui ci fu una svolta puritana da cui la società anglosassone si sta ancora riprendendo. Negli USA fino al 1936 era illegale anche per gli uomini stare in pubblico a torso nudo. La prima scena in un film di Hollywood in cui un uomo è ripreso a torso nudo è del 34, anno in cui Clark Gable destò scandalo in It Happened One Night.
Il topless a partire dagli anni ’60 divenne il simbolo della lotta femminista. Il primo costume senza top per signore fu il monokini di Rudi Geinrich indossato da Peggy Moffit nel 1964 ma indossarlo in pubblico negli Stati Uniti era illegale.
Tutto rimase così fino all’azione delle sette ragazze di Rochester, che si presentarono in topless in un parco nel 1986, furono arrestate e ricorsero in appello fino a quando, nel 1992, la Suprema Corte di New York diede ragione alle ragazze e rese legale stare in topless per le donne nello Stato di New York. Uno dei motivi della corte è particolarmente interessante, continuare a nascondere il seno non fa altro che rinforzare l’ossessione culturale verso di esso da parte di entrambi i sessi e scoraggia le donne dall’allattare i loro bambini.
Il modello originale del topless, nacque nel 1964, per opera di Rudi Gernreich, un creatore di moda austriaco-americano, che chiamò questo costume monokini. Come si vede, il monokini era in fondo un castigatissimo costume intero, cui mancava la parte superiore, che veniva sostituita da due bretelline che lasciavano scoperto il seno. Probabilmente il creativo si era ispirato ai costumi di scena delle ballerine delle Folies Bergères, che già negli anni Venti ballavano con costumi simili.
Gernreich vendette, nella prima stagione estiva, 3000 costumi da bagno, a 24 dollari a pezzo. La novità del design aveva catturato l’attenzione di molte persone, che lo avevano acquistato, anche se non lo avrebbero poi mai indossato. Rapidamente ribattezzato “topless” (top-less, senza il sopra), il costume non veniva indossato negli Stati Uniti, anche perché esporre il seno nudo in spiaggia era (ed è) proibito. Diversa la situazione in Europa, e soprattutto in Francia, dove Brigitte Bardot lanciò la moda di prendere il sole senza il reggiseno del costume, in un Hotel di Saint Tropez.
Dall’altra parte dell’Oceano in quegli stessi anni, a New York, il New York City Police Department ordinava di arrestare qualsiasi donna che avesse osato indossare un monokini. Nei dintorni di Chicago, una modella diciannovenne si mostrò in monokini in spiaggia e ricevette una multa di 100 dollari. La stampa si occupò largamente di questo caso, che contribuì a far conoscere questo particolare costume in tutto il mondo. In Italia e in Spagna, la Chiesa mise in guardia contro la moda del topless, che comunque anche sulle nostre coste non sfondò mai, perché, seguendo la moda di BB, si preferì semplicemente togliersi il reggiseno, anziché indossare questo costume da bagno con inutili bretelle. Il monokini aprì comunque, a suo modo, la strada alla rivoluzione sessuale, sottolineando la libertà personale della donna di potersi scegliere l’abbigliamento che desiderava, anche se era considerato provocante.
Il seno nudo spopolò al Festival di Woodstock nel 1969, che qui aveva il sapore di una rivendicazione femminista. Perché gli uomini potevano mostrarsi a petto nudo e le donne no? Il reggiseno divenne simbolo di discriminazione, tanto che negli Usa le femministe bruciarono in un grande rogo i loro reggiseni, davanti all’hotel in cui si svolgeva il concorso di Miss America. Perfino in Italia si diffuse piano piano la moda del topless. Indimenticabile, la descrizione del sindaco di Pantelleria, che nel luglio del 1982 vietò il nudismo sulla sua isola per evitare quelle donne che “espongono al sole seni che sono stomachevoli escrescenze carnose, flaccide e bislunghe”.
Nel 1985, il creatore del topless, Rudi Gernreich tentò di lanciare un nuovo costume da bagno, altrettanto trasgressivo, se non di più: esso infatti mostrava in bella vista i peli pubici e si chiamava pubikini. Non ebbe naturalmente successo e poco tempo dopo il fashion designer morì. Corsi e ricorsi della storia, negli ultimi tempi anche in Francia il topless è tornato ad essere un tabù. Un quarto delle ragazze tra i 18 e i 24 anni, si dice “molto pudica”, ma soprattutto, come osserva lo storico Christophe Granger (autore de ‘Les corpes d’été): “il sole è diventato nefasto e la nudità non è più associata alla libertà”.
LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2016/03/i-nudisti.html
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mercoledì 23 settembre 2015
L'ELEFANTE MARINO
L'origine degli elefanti marini è oscura. Alcuni autori sostengono che il genere si sia originato nell'Antartico, e successivamente l'attuale M.leonina abbia colonizzato l'emisfero nord, in seguito ad un cambiamento delle rotte ancestrali lungo le coste occidentali dell'America del Sud, nel periodo della glaciazione del Pleistocene. Quando ci fu il nuovo riscaldamento dell'acqua del mare, il gruppo di elefanti marini che si trovava nella regione della California del Nord rimase isolato rispetto alla principale popolazione del sud ed è quello attualmente conosciuto come M.angustirostris, l'elefante marino del nord.
È appurato invece che il nome del genere ha origine nel sud: Mirounga proviene da miouroung, un antico nome che usavano gli australiani aborigeni per indicare l'elefante marino. In generale, il nome "elefante marino" deriva dalla grande taglia corporea (la più grande tra tutti i pinnipedi) e dalla proboscide dei maschi adulti. Un maschio adulto di elefante marino può raggiungere una lunghezza di 4,0-5,8 metri ed un peso superiore alle 3,5 tonnellate ed è circa 8 volte più pesante di una femmina adulta. Una femmina adulta, infatti, arriva a 2,4-3,3 metri di lunghezza ed il suo peso è variabile dai 300 agli 900 kg.
Le due specie del genere Mirounga abitano parti differenti del mondo, vivono in emisferi opposti e in zone climatiche diverse, ma appaiono simili per molti aspetti: comportamento sia in mare sia a terra, comportamenti riproduttivi, modalità d'immersione per il foraggiamento e per gli spostamenti. Differiscono per la dimensione corporea dei maschi (quelli della specie del sud sono più lunghi e più pesanti rispetto a quelli della specie del nord) e per alcuni caratteri sessuali secondari maschili (la proboscide nella specie del nord è più grande).
Le differenze principali consistono in alcuni componenti delle strategie riproduttive, in particolare il periodo di riproduzione (che ha il suo picco a gennaio per la specie del nord e ad ottobre per quella del sud), la durata dell'allattamento e il periodo post-svezzamento.
La durata dell'allattamento è maggiore nella specie del nord (24-28 giorni) rispetto a quella del sud (22-23 giorni) e questo probabilmente implica un peso medio allo svezzamento maggiore per la specie del nord (131 kg contro 121 kg).
La durata del periodo di digiuno postsvezzamento nella specie del sud si aggira intorno ad un valore medio di 37 giorni, mentre nella specie del nord tale periodo è funzione della data di svezzamento nell’arco della stagione ma solitamente si aggira intorno ai 3 mesi.
Solitamente i maschi rimangono a terra digiunando per un periodo di 3 mesi, mentre le femmine circa 4 o 5 settimane. Durante la riproduzione, il maschio può arrivare a perdere fino a un terzo del suo peso.
I maschi crescono fino a 7m con una circonferenza di 3-4m e un peso di 4t, più o meno come un piccolo camion. Le femmine sono molto più piccole: misurano circa 3,5m e pesano attorno a una tonnellata. La loro pelliccia è composta da peli corti e rigidi distribuiti irregolarmente, il cui colore varia dal marrone chiaro al marrone scuro. La pelliccia copre uno strato sottocutaneo di grasso che assicura l'isolamento dal freddo. I maschi adulti possiedono una proboscide sopra le narici, una sorta di sacco che funge da cassa di risonanza quando viene dilatato. Permette loro di produrre suoni sbuffanti e un forte ruggito per mantenere lontano i rivali dal proprio territorio. .
La proboscide è visibile nei maschi di età compresa tra 3 e 4 anni, ma non è del tutto sviluppata prima degli 8-9 anni. L'elefante marino deve il suo nome sia alla sua proboscide sia alle sue dimensioni, ma per quanto imponente sia, non intimorisce le orche che includono questa foca nella loro dieta. A loro volta, gli elefanti marini si alimentano di pesci, crostacei, calamari e polipi, che probabilmente catturano durante profonde immersioni che possono durare fino a venti minuti. Gli elefanti marini trascorrono l'inverno in mare e, ogni anno, all'inizio della primavera, fanno ritorno alle stesse spiagge sulle isole subantartiche . I maschi adulti giungono per primi per definire il proprio territorio, che difendono gelosamente. Ben presto arrivano le femmine gravide, a formare un harem di 20-30 individui, a volte 100, attorno a ogni maschio. Poco dopo, a metà ottobre, nascono i cuccioli coperti da un rivestimento nero, che pesano 34-41 kg e misurano un metro.
Durante le 3 settimane dell'allattamento, quadruplicano il loro peso iniziale e crescono di mezzo metro. Una volta che il piccolo è svezzato, le femmine si accoppiano nuovamente e, dopo aver digiunato per quasi 30 giorni, fanno ritorno al mare per alimentarsi. Il piccolo, il cui mantello è diventato grigio argentato, impara a nuotare all'età di 3-4 settimane e continua a crescere rapidamente durante tutto il primo anno.
Le femmine possono partorire un cucciolo all'età di 3-4 anni, mentre i maschi raggiungono la maturità sessuale molto più tardi, attorno agli 8-9anni. Il maschio dominante, che svolge il ruolo di "capo della spiaggia", è spesso il più grosso e stabilisce il suo harem nel mezzo della spiaggia, difendendo il territorio circostante. Quando appare un avversario, inizia a sbuffare e a ruggire, ma se ciò non è sufficiente per intimorire il nuovo venuto, ha inizio il combattimento. La battaglia dura finchè uno degli avversari si ritira esausto. le ferite sanguinanti non sono in genere gravi e solo di rado oltrepassano lo strato di grasso. Così come gran parte delle altre foche, anche questa specie affronta lunghe migrazioni stagionali: Soprattutto le femmine sono grandi viaggiatrici, capaci di coprire enormi distanze, fino a 3 000km. La loro popolazione si è stabilizzata attorno a 700 000 individui.
Con 6 metri di lunghezza e 4000 kg di peso, l'elefante marino del sud (Mirounga leonina) è a tutti gli effetti la più grande foca (nel senso ampio mammiferi semi acquatici) del mondo.
I maschi possono arrivare a essere 3/4 volte più grandi delle femmine. E come spesso accade nelle specie con un marcato dimorfismo sessuale, tendono alla poligamia: ogni maschio può arrivare ad avere anche centinaia di partner. Anche il pene ha misure eccezionali: 30 centimetri di lunghezza! Ma non si tratta di un record: il tricheco, per esempio, ce l'ha lungo il doppio, 60 centimetri.
La ragione? Semplice: è una questione di clima. Le specie dei climi caldi (come gli elefanti marini) hanno più facilità a incontrare le femmine, perché vivono in colonie con un maschio dominante. Conta più avere un corpo possente per scacciare i maschi rivali. Chi vive nei climi freddi (come il tricheco), invece, deve inseminare il più efficacemente possibile le poche femmine che incontra. E a questo scopo, le dimensioni del pene, contano.
domenica 6 settembre 2015
I PESCI PIU' COLORATI
I maschi dei guppy, pesciolini tropicali, sono considerati dalle femmine sessualmente attraenti se colorati. Inoltre i maschi, nella fase del corteggiamento, scelgono le femmine che hanno i pretendenti meno “attraenti“.
A svelare i segreti del corteggiamento dei guppy è Andrea Pilastro, biologo dell’Università di Padova e autore dello studio pubblicato sui Proceedings della Royal Society B Biological Sciences. Pilastro spiega come sia prevedibile che un maschio che ha l’opportunità di corteggiare più femmine, scelga quella circondata da maschi meno colorati.
La ricerca di Pilastro è una conferma alle teorie già ipotizzate da Charles Darwin nell‘Origine della specie, oltre 150 anni fa, che le femmine scelgano un compagno in base al colore.
Pilastro ha spiegato: “Con una serie di esperimenti condotti in apposite arene di scelta abbiamo dimostrato che effettivamente i maschi di guppy preferiscono corteggiare la femmina che ha accanto altri maschi meno colorati di lui. Questa preferenza è più pronunciata quando il maschio che sceglie è poco colorato, mentre quando esso è molto attraente corteggia indifferentemente le due femmine”.
D’altro canto, pare che il maschio guppy sviluppi questa ‘‘furbizia di corteggiamento” con l’esperienza. Già in una precedente ricerca il gruppo padovano aveva osservato come le femmine di guppy favoriscano nell’accoppiamento maschi con colorazione intermedia che sono stati precedentemente osservati accanto a un maschio poco colorato.
I pesci con un cervello piu’ grande hanno maggiori capacita’ cognitive e riescono per questo a sfuggire con maggiori probabilita’ agli attacchi dei predatori. Ma solo se sono femmine. Lo sostiene uno studio condotto da ricercatori dell’Universita’ di Medicina Veterinaria di Vienna, che ha dimostrato con un esperimento che le femmine di pesci con una testa piu’ grande hanno maggiori possibilita’ di sopravvivenza rispetto a quelle con cervello piu’ piccolo. La ricerca e’ stata pubblicata su Ecology Letters. I ricercatori hanno studiato il Guppy; gli scienziati hanno messo 4.800 esemplari di questa specie, alcuni con una testa piu’ grande, altri con un cervello piu’ piccolo, in sei ruscelli semi-naturali, dove erano presenti i predatori tipici di quelle acque. E dopo un’analisi durata cinque mesi sono giunti alla conclusione che le femmine con un cervello piu’ grande avevano il 13,5% in piu’ di possibilita’ di sopravvivere rispetto a quelle con una testa piu’ piccola. Secondo gli scienziati, le femmine con un cervello piu’ grande hanno un vantaggio cognitivo che ha permesso loro di eludere meglio i predatori. Nei maschi, invece, le dimensioni del cervello non hanno influito sul tasso di sopravvivenza; secondo gli studiosi, i potenziali benefici potrebbero essere stati contrastati dal fatto che i maschi, essendo piu’ colorati, sono piu’ esposti al rischio di essere vittima dei predatori. “Abbiamo dato la prima prova sperimentale che un cervello di grandi dimensioni offre un vantaggio evolutivo”, ha sottolineato Alexander Kotrschal, tra gli autori dello studio.
Il pesce mandarino è uno dei più belli e colorati animali che vivono nei mari della terra. Il nome comune del Mandarinfish deriva dalla sua colorazione molto vivace, che evoca le vesti di un imperiale cinese (mandarino).
Il pesce appartiene alla famiglia dei Callionymidae e vive principalmente in lagune costiere e nelle barriere coralline del Pacifico orientale. Le sue misure sono ridotte, esso presenta infatti un corpo allungato e cilindriforme lungo circa 6 centimetri. La sua testa ha una forma tondeggiante con occhi abbastanza sporgenti. È dotato di due pinne dorsali di cui una a ventaglio, mentre quelle ventrali, pettorali e quella caudale ed anale sono arrotondate e molto robuste.
La sua colorazione caratteristica lo rende unico e gli ha fatto ricevere la fama di “pesce più bello del mondo” . Esso presenta infatti una splendida livrea, il colore di fondo varia dal verde all’arancione vivo ed il corpo, pinne comprese, presenta delle linee curve di un azzurro intenso, come se fosse stato disegnato da un pittore.
Le sue ridotte dimensioni, il suo atteggiamento mite e gli splendidi colori lo hanno fatto diventare uno dei pesci più popolari e ricercati per allestire le vasche degli acquari marini tropicali.
Tra i pesci più belli del reef, ci sono i pesci farfalla ma sono spesso più grandi, colorati e maestosi. La famiglia comprende 7 generi e circa 80 specie, di taglia da piccola a media. Soprattutto tra le specie di taglia media nei colori prevalgono il giallo e il blu. Molto spesso la posizione dell'occhio è celata da una maschera colorata.
La forma è compressa lateralmente, con bocca piccola e sporgente, provvista di denti a spazzolino. Le pinne dorsale e anale, simmetriche, possono terminare con un filamento. Nuotatori lenti ma dotati di grandi capacità di manovra, i pesci angelo usano la pinna caudale per la propulsione, le mobilissime pinne pettorali e le ondulazioni delle pinne dorsale e anale per manovrare in spazi stretti.
Si trovano in tutte le zone del reef, in particolare le specie di grossa taglia (Pomacanthus, Pygoplites) sono più comuni lungo il reef esterno e reef profondo, gli ambienti delle grosse spugne, di cui si nutrono in prevalenza. Le specie piccole del genere Centropyge si nutrono prevalentemente di alghe filamentose e abbondano nel fronte del reef, reef interno e laguna. Le specie del genere Genicanthus sono mangiatori di plancton. Tutte le specie studiate finora sono ermafrodite protoginiche, con il maschio territoriale che difende un piccolo harem. Le uova sono planctoniche. Le specie di taglia media difendono il proprio territorio fronteggiando il subacqueo, e spesso emettendo dei forti schiocchi.
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