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domenica 3 aprile 2016
NUOVA ZELANDA
L'insediamento degli umani in Nuova Zelanda risale a circa sette secoli fa, quando gruppi di polinesiani, probabilmente in una serie di ondate successive, vi giunsero tra il 1000 e il 1300 d.C. Nei secoli successivi, essi svilupparono una cultura propria fino a forgiare l'attuale identità del popolo maori. La popolazione era suddivisa in sottogruppi detti hapu, a volte alleati, a volte in lotta fra loro. In epoca successiva un nucleo di maori lasciò la Nuova Zelanda alla volta delle isole Chatham, dando così vita ad un'altra nuova cultura nota come moriori.
I primi europei a visitare l'arcipelago furono gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman nel 1642. Molti membri dell'equipaggio vennero uccisi dai maori e l'esito della spedizione fu tenuto segreto per evitare eventuali insediamenti della rivale Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Gli europei non fecero ritorno sulle isole fino all'arrivo dell'esploratore britannico James Cook, che visitò queste terre durante il suo primo viaggio del 1768-71. Cook sbarcò in Nuova Zelanda nel 1769 e mappò gran parte delle coste.
Dopo la spedizione di Cook, molte altre navi europee e americane sbarcarono sulle isole. Gli europei erano soliti commerciare con i nativi, cedendo cibo europeo, armi e utensili in metallo in cambio di acqua fresca e cibo locale. L'introduzione della patata e del moschetto ebbe un notevole impatto sulla società maori. In particolare, l'uso dei moschetti modificò i rapporti di forza tra le varie tribù, portando alle cosiddette "guerre del moschetto". Inoltre, a partire dagli inizi del XIX secolo, diverse missioni cristiane si stabilirono nel paese, convertendo gran parte dei maori.
Preoccupato dalle mire espansionistiche francesi e dal modo disordinato con cui i bianchi stavano colonizzando le nuove terre, il governo britannico decise di inviare in Nuova Zelanda William Hobson, al fine di reclamare la sovranità britannica e stipulare un trattato con i nativi. Fu così che dal 1788 al 1840 la Nuova Zelanda fece formalmente parte del Nuovo Galles del Sud. La vera svolta fu determinata dal Trattato di Waitangi, stipulato nella Baia delle Isole il 6 febbraio 1840. Malgrado le discordie e i dubbi che ancora oggi si hanno sulle versioni in lingua maori e in inglese, tale trattato è considerato l'atto costitutivo della nazione neozelandese nonché una garanzia dei diritti dei maori. In particolare, Hobson scelse inizialmente Okiato come capitale della nuova colonia, per poi trasferirsi ad Auckland nel 1841.
A partire dal 1840 consistenti ondate di coloni europei giunsero in Nuova Zelanda. I maori, inizialmente, si mostrarono desiderosi di commerciare con i bianchi (da loro chiamati pakeha) e, proprio grazie a questo tipo di attività, diverse tribù riuscirono ad arricchirsi. La situazione cominciò però a peggiorare quando, di fronte alla crescita degli insediamenti dei bianchi (stimolata dalla scoperta dell'oro, avvenuta nel 1861), i maori cominciarono a temere di perdere il controllo della loro terra. Tali contrasti portarono alle cosiddette guerre maori, combattute tra gli anni sessanta e settanta dell'Ottocento e che causarono ai maori la perdita della gran parte delle loro terre.
Nel 1854 venne insediato il primo parlamento neozelandese, cosa che rappresentò il primo passo verso l'autonomia del paese (tant'è che ormai, verso la fine del secolo, la Nuova Zelanda poteva dirsi completamente autonoma dalla madrepatria). Nel frattempo, nel 1863, il primo ministro Alfred Domett fece sì che la capitale venisse trasferita in una località sullo stretto di Cook, probabilmente al fine di impedire che l'Isola del Sud diventasse una colonia separata. Alcuni commissari australiani - scelti per la loro neutralità - candidarono a questo ruolo Wellington, grazie alla sua posizione centrale e al suo porto. Fu così che il parlamento vi si insediò ufficialmente nel 1865.
Nel 1893 la Nuova Zelanda si distinse quale primo paese al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne. Sempre in quel periodo, si ebbero diverse nazionalizzazioni e l'istituzione della pensione di vecchiaia: provvedimenti, questi, che diedero alla Nuova Zelanda una delle più avanzate legislazioni sociali del tempo.
Il 26 settembre 1907 la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion, per poi diventare completamente indipendente nel 1947, anno in cui venne ratificato lo Statuto di Westminster del 1931 (va però detto che già da molto tempo la Gran Bretagna aveva cessato di esercitare un ruolo attivo nel governo dell'ormai ex-colonia). Visti i legami con la Gran Bretagna, l'economia neozelandese sperimentò notevoli difficoltà durante la Grande depressione. Ciò portò alla formazione del primo governo laburista, il quale optò per la creazione di un vasto welfare state e di un'economia orientata al protezionismo. Va inoltre aggiunto che la Nuova Zelanda, vista la forte impronta lasciata dai coloni europei, si dimostrò sempre un membro fedele dell'Impero britannico. Contingenti neozelandesi combatterono durante la Seconda guerra boera e durante le due guerre mondiali; il governo neozelandese, infine, appoggiò quello britannico durante la crisi di Suez. In particolare, la partecipazione alla prima guerra mondiale valse al paese il mandato sulle Samoa occidentali e su Nauru. La Nuova Zelanda partecipò, inoltre, alla Guerra di Corea del 1950-1953, tra le forze ONU ed entrò, nel 1955, nell'Organizzazione del Sud-Est Asiatico. Nel 1961, vennero accolte le richieste di indipendenza delle isole Samoa occidentali. Nel 1965 le truppe neozelandesi furono inviate in appoggio al governo del Vietnam del sud, durante la Guerra del Vietnam.
Se ci limitassimo ad osservare i dati, potremmo affermare che l'Australia rischia di perdere il suo appeal come meta preferita per gli emigranti di tutto il mondo. Ambita per qualità della vita, ritmi di lavoro ben poco frenetici e, soprattutto, per un'economia che oltre a continuare a crescere e per stipendi molto vantaggiosi, l'Australia rischia oggi di essere messa all'angolo dalla vicina Nuova Zelanda.
Il Dipartimento per l'Immigrazione neozelandese, che ha riscontrato per il 2015 un inatteso sorpasso nel numero di australiani che si spostano in Nuova Zelanda alla ricerca di un lavoro rispetto ai neozelandesi che si trasferiscono, per lo stesso motivo, down under. L'ultimo anno in cui è stata registrata una situazione simile è stato il 1991.
Negli ultimi mesi la popolazione neozelandese è cresciuta moltissimo: da dicembre a oggi i migranti sono aumentati a ritmi di circa 4.500 unità al mese. In un anno la popolazione straniera è cresciuta del 65 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. In valori assoluti stiamo parlando di 56.800 al posto di 34.400 stranieri. E attenzione, non vengono soltanto da paesi poveri, perché le comunità più numerose sono oggi quella indiana, cinese, inglese, filippina e tedesca.
Come spiega l'Ambasciatore d'Italia a Wellington, Carmelo Barbarello, anche il numero degli italiani sta crescendo molto in fretta. E non aumentano solo i visti vacanza-lavoro per gli under 30 (da 708 nel 2011 sono più che raddoppiati nel 2014, arrivando a quota 1614), ma anche la quota di professionisti qualificati fuori sede: "architetti ed ingegneri a Christchurch per via della ricostruzione dopo il terremoto del 2011, medici a Auckland, grafici e tecnici cinematografici a Wellington presso WETA, la casa di produzione di Peter Jackson", e via dicendo.
La crescita economica di Auckland e di tante altre città neozelandesi è il vero motore di questo boom di ingressi, che coinvolge potenziali migranti, visitatori temporanei, e anche i neozelandesi residenti all’estero che non hanno mai smesso di sognare di tornare, prima o poi, in patria.
L'immagine di paradiso che il resto del mondo associa a paesi come Australia e Nuova Zelanda. E quindi nazioni così lontane da risultare proprio per questo affascinanti, immerse in paesaggi bucolici, isolate da ogni tipo di problema e che sarebbero persino riuscite a mettere in piedi un sistema di integrazione multiculturale perfetto. Attenzione però, in Nuova Zelanda si sta bene, ma questo paese non è un paradiso. Alcolismo, convivenza con la minoranza Maori e inquinamento pro-capite sono tra i problemi più gravi che non è ancora riuscito a risolvere.
Ritmi meno frenetici e vita all'aria aperto. Ebbene, per molti migranti quella in Nuova Zelanda è una vera e propria fuga verso un mondo in cui la quotidianità è decisamente più lenta e gradevole rispetto a quella asiatica, americana o europea. In Nuova Zelanda si corre per tenersi in forma, non per rispondere a telefonate e email nella pausa tra un meeting e un altro. E i tempi di trasferimento sono talmente ridotti da permettere anche ai pendolari di fare un salto in spiaggia o una scampagnata in bicicletta quando lo desiderano.
Costo della vita e stipendi. Ecco, questo è il punto alla base del sorpasso tra Nuova Zelanda e Australia. Perché a Wellington e dintorni la vita è cara, ma un po' meno rispetto a Melbourne o Sydney, e gli stipendi sono più o meno in linea con quelli down under, perciò molto vantaggiosi per chi è abituato a sbarcare il lunario con mille euro al mese o poco più.
Istruzione e sanità sono di buon livello, e lo stesso vale per i servizi pubblici. Con un vantaggio rispetto al resto del mondo anglosassone: costi e rette sono ragionevoli, dettaglio che rende un trasferimento in Nuova Zelanda ancora più conveniente.
E infine ci sono le opportunità di lavoro. Già da qualche anno la Nuova Zelanda ha iniziato una politica "aggressiva" di reclutamento all'estero di tutte quelle professionalità che nel paese scarseggiano. Non solo, a sentire gli head hunter locali le occasioni non mancano nemmeno negli altri settori. Del resto, la disoccupazione è stabile sotto la soglia del 5,5 per cento.
La Nuova Zelanda ha una forma lunga e stretta. Si estende per circa 1 500 km da nord a sud; in entrambe le isole la costa occidentale non dista più di 200 km da quella orientale. Lo stretto di Cook (che separa le due isole) è largo 26 km.
Dal punto di vista fisico la Nuova Zelanda è un arcipelago formato da due grandi isole (Isola del Nord e Isola del Sud), divise dallo Stretto di Cook, e da molte altre isole minori, in gran parte disabitate: l'Isola Stewart, la terza per estensione, più le cosiddette Isole esterne, ovverosia 9 arcipelaghi minori, 5 dei quali (a loro volta chiamati Isole sub-antartiche neozelandesi) sono un Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.
Entrambe le isole sono attraversate da catene montuose; l'Isola del Sud dalle Alpi meridionali e l'Isola del Nord da catene di minore altezza. Il Monte Cook (o Aorangi in lingua maori, ovvero "che trapassa le nubi") con i suoi 3 754 m è la vetta più alta del paese ed è situata al centro delle Alpi neozelandesi. La Nuova Zelanda è ancora ricca di molti vulcani attivi ed è una zona con un rischio sismico molto elevato.
La costa la cui lunghezza complessiva è 15 134 km è frastagliata nell'Isola del Nord mentre in quella del sud si presenta più regolare.
Il territorio presenta numerosi corsi d'acqua che nascono dai rilievi, sono però per la maggior parte molto brevi e discontinui, difficili da navigare, infatti sono frequentemente interposti nel corso del fiume, laghi (spesso di origine vulcanica come il Lago Taupo) e cascate.
La latitudine della Nuova Zelanda (da 34 a 47° S) corrisponde all'incirca a quella dell'Italia, nell'emisfero boreale. Tuttavia il fatto di essere in mezzo all'Oceano rende il clima diverso da quello italiano. Infatti ci sono molte più precipitazioni, perché il fatto di essere un'isola la rende naturalmente più predisposta. In generale, comunque, il clima è temperato e marittimo, con temperature raramente minori di 0 °C e maggiori di 30 °C. La minima temperatura registrata in Nuova Zelanda fu di -21,6 °C (ad Ophir, Otago), mentre la massima fu di 42,4 °C (a Rangiora, Canterbury). Fra le maggiori città, Christchurch è la più asciutta, con solo 640 mm di acqua all'anno. Auckland, la città più piovosa, ne riceve quasi il doppio. Auckland, Wellington e Christchurch ricevono comunque una media di oltre 2 000 ore di sole all'anno. La parte meridionale dell'isola del Sud ha un clima più fresco e perturbato, con circa 1 400 – 1 600 ore di sole, mentre la parte settentrionale dell'isola del Sud è la parte più soleggiata e riceve circa 2 400 – 2 500 ore di sole all'anno.
Dal 2014 si contano 4 578 900 abitanti, con una densità di 16 per km²; i tre quarti della popolazione vive nell'Isola del Nord, più favorevole climaticamente.
La popolazione della Nuova Zelanda è costituita per il 67% da bianchi, principalmente di origine inglese e scozzese; gli indigeni di etnia polinesiana sono circa 201 000. Sono presenti minoranze di cinesi, indiani, tedeschi, olandesi, italiani. Gli Europei costituiscono il 67% della popolazione, i maori il 14%, altre popolazioni del Pacifico il 3%, altri ancora (inclusi cinesi) il 14%. Ai censimenti non stupisce il fatto che la somma delle percentuali superi il 100%, poiché molti neozelandesi si ritengono appartenenti a più di un'etnia.
Dalla città di Bluff a Moerewa i neozelandesi continuano a togliersi la vita a ritmo crescente. Nell’ultimo anno i suicidi sono stati 564, su una popolazione di quattro milioni e mezzo di abitanti, circa 17 per km quadrato, segnando un aumento generale: quelli maschili sono passati da 385 nel 2014 a 428 nel 2015, quelli femminili da 144 a 136. A decidere di farla finita non sono soltanto i Maori - il popolo originario della Polinesia, sopravvissuto alle invasioni inglesi in Nuova Zelanda -, da questo punto di vista la parte più fragile della Nuova Zelanda, ma anche contadini che da sempre vivono in queste lande. Le cause sono pressoché le stesse che si ritrovano nel resto del mondo: disturbi mentali, povertà, isolamento e disoccupazione ma uno dei grossi ostacoli resta la ritrosia a parlare apertamente del problema. Nonostante i milioni di dollari siano stati spesi dal governo in campagne di prevenzione e pronto soccorso, la società neozelandese è ancora fortemente refrattaria ad affrontare di petto il suicidio.
Eppure, secondo il professor Shyamala Nada-Raja dell'Università di Otago, i programmi di aiuto falliscono perché non riescono a cogliere i veri problemi della società neozelandese: relativa giovinezza e identità frammentaria. "Abbiamo a che fare con un vuoto esistenziale di popolo. Che Paese, che nazione siamo? Dove andiamo? Qual è il nostro scopo? La Nuova Zelanda è un paese giovane rispetto alla Gran Bretagna, non ha ancora terminato il suo percorso. E' anche per questo che eventi come la crisi economica possono avere effetti devastanti su un Paese in fase di maturazione rispetto a un altro, come il Regno Unito, che ha più anni di storia alle spalle". Spiegazione che trova d'accordo anche Moira Clunie, dell'Istituto Mentale della Nuova Zelanda: "Il fatto di riconoscere una propria identità è una forza protettiva nei confronti del suicidio, ma in Nuova Zelanda manca ancora un senso di appartenenza comune e una storia culturale collettiva".
Un senso di spaesamento che risulta fatale soprattutto per la minoranza Maori, che pur essendo il 15% della popolazione neozelandese, rappresentano il 50% della popolazione carceraria, con una speranza di vita media inferiore di 7 anni rispetto ai non-Maori e un tasso di disoccupazione che lievita al 12,4%, rispetto alla media del 5, 9%. Fattori, questi, che li rendono facili candidati al suicidio, anche se a pesare molto è anche il retroterra culturale: "L'uomo Maori deve essere forte, virile e all'altezza i ogni situazione - spiega Mike King, uno dei comici Maori più famosi della Nuova Zelanda che per vergogna ha aspettato quarantacinque anni prima di dire pubblicamente di essere depresso - Ad ammazzare non è il pensiero del suicidio, ma il fatto di dover convivere e combattere la depressione da soli. La società deve spingere gli uomini a parlare dei loro problemi". Per il professor Nada-Raja stoicismo e durezza d'animo, caratteristiche del popolo Maori non sono da condannare "hanno fatto grande il popolo Maori per millenni, pioniere in Nuova Zelanda. La soluzione è sviluppare terapie centrate sulla loro cultura, e non solo fatte di cliniche e ospedali, così lontani dalle loro visioni".
La religione più diffusa è quella cristiana praticata dal 60% della popolazione, benché in costante decrescita; comprende cattolici, anglicani, metodisti, presbiteriani. Si aggiunge anche una forte presenza missionaria della Chiesa Cristiana Avventista. Il 35% della popolazione si dichiara ateo o agnostico, mentre il restante 5% è composto da buddisti e da una comunità musulmana di immigrati.
Vi sono tre lingue ufficiali: inglese, maori e lingua dei segni neozelandese (NZSL).
I primi coloni europei divisero il paese in province; queste furono abolite nel 1876, anno in cui il governo fu completamente centralizzato. Nel 1989 il governo locale fu completamente riorganizzato e fu instaurato un sistema di governo basato su due livelli, le regioni e le autorità territoriali.
Attualmente la Nuova Zelanda ha 16 regioni (di cui 12 sono governate da un consiglio regionale eletto dal popolo, e 4 governate dalle autorità territoriali) e 74 autorità territoriali 16 delle quali sono distretti urbani, 58 sono distretti rurali ai quali si aggiungono le isole Chatham.
Quattro delle autorità territoriali (una città e tre distretti) e le isole Chatham sono nel contempo delle regioni, sono quindi definite come autorità unitarie. Le autorità territoriali non sono una suddivisione delle regioni, esistono quindi delle autorità territoriali il cui territorio fa parte di più di una regione. Sono dipendenze esterne della Nuova Zelanda, con autonomia interna, le Isole Cook (235 km², 18 000 abitanti), le isole Tokelau (10 km², 2 000 abitanti) e l'isola Niue.
Le città principali sono: Wellington, Christchurch, Auckland, Dunedin.
Nell'isola del nord le principali forme arboree sono di tipo felciforme. Molto diffuse anche le acacie, in particolare le mimose. Per proteggere il paese dalla fragilità del suo ecosistema così particolare e irripetibile al mondo, viene attuato un controllo molto forte alla dogana, che adempie al suo compito con grande rigidità, e con gli anni sono stati istituite delle zone a tutela degli animali e della vegetazione dove non è possibile toccare nulla né modificare il paesaggio in nessun modo. La Nuova Zelanda conta infatti un altissimo numero di parchi nazionali, istituiti a partire dal 1887, che al loro interno offrono ai turisti la contemplazione delle meraviglie che racchiudono attraverso i tanti percorsi di trekking, pensati e organizzati proprio per regalare gli scorci migliori e le vedute più spettacolari.
Oltre a queste risorse, la Nuova Zelanda possiede moltissimi parchi forestali, riserve marine e parchi storici e di conservazione che sono in grado di dare una visione a trecentosessanta gradi delle attrazioni culturali e naturali del paese, unico al mondo per il rispetto e la coscienza ecologica che ha sviluppato nel corso degli anni dopo i disastri sfiorati nei secoli scorsi o alcune estinzioni di fauna peculiare causate dalla leggerezza dell’uomo. La rarità e la singolarità che si trovano in questo luogo di alcune specie di animali, soprattutto di uccelli, sono qualcosa di eccezionale che va assolutamente preservato.
L'animale simbolo della Nuova Zelanda è il kiwi, una sorta di uccello preistorico notturno, senza ali, e con un caratteristico becco che utilizza per cercare cibo in profondità, nella terra. L'evoluzione ha portato quest'animale a ridursi di dimensioni, diventando grande circa quanto un gatto; tuttavia non sono diminuite le dimensioni delle sue uova che quindi appaiono sproporzionate rispetto al corpo.
In Nuova Zelanda non vi sono specie endemiche di mammiferi. Gli unici mammiferi trovati dai primi maori furono alcuni pipistrelli provenienti probabilmente dall'Australia.
I coloni provenienti dall'Australia introdussero una specie di opossum per sfruttarne in termini commerciali la pregiata pelliccia. Tuttavia, il vorace opossum ha sconvolto l'equilibrio faunistico del Paese, causando anche l'estinzione di oltre 1300 specie di uccelli e lo stesso kiwi è a rischio, poiché l'opossum ne attacca gli adulti e ne divora le uova. I neozelandesi sono freneticamente attivi nel tentativo di estirpare gli oltre 70 milioni di esemplari di opossum, prima che comprometta ulteriormente l'ecosistema locale. Per questa ragione ogni iniziativa che preveda l'eliminazione fisica degli opossum, viene etichettata in Nuova Zelanda come "ecologica".
Huberia brounii è una specie endemica di formica, tipica della Nuova Zelanda, di difficile osservazione e pertanto poco conosciuta.
In Nuova Zelanda, l'uomo ha introdotto diversi animali alloctoni, un classico esempio ne è la Vespula vulgaris, che si è naturalizzata ed è diventata una specie invasiva. A causa degli inverni miti, alcune colonie di Vespula vulgaris superano l'inverno, dando vita a sciami piuttosto numerosi e nidi molto grandi e pericolosi.
Nei confini della Nuova Zelanda e fuori, è aperto il dibattito sull'esistenza di una letteratura neozelandese autoctona e autonoma. Se gli studiosi si trovano concordi sull'esistenza di quest'ultima, non lo sono altrettanto sulla questione di un periodo di primario sviluppo, quindi la discussione è completamente aperta. Gli stessi scrittori, nati e cresciuti in Nuova Zelanda, dato il forte legame con la terra d'origine, tendono a ricondurre la loro opera all'interno di più vasti filoni: paradigmatico l'esempio di Katherine Mansfield e Dan Davin. Altri, invece, sono convinti dell'esistenza di una salda e forte tradizione letteraria nella Nuova Zelanda, e si ritengono orgogliosamente protagonisti di questo fenomeno: la più importante di tutti è Janet Frame, autrice di famose novelle e romanzi; altri autori di rilievo sono Frank Sargeson, Witi Ihimaera, Patricia Grace, Rowley Habib e Keri Hulme. Da segnalare anche Ngaio Marsh, importante esponente del filone classico del romanzo poliziesco. Altrettanto importante è la tradizione poetica, ampiamente rappresentata da figure come James K.Baxter (1926-1972), A.R.D. Fairburn (1904-1957), Sam Hunt (1946-).
La Nuova Zelanda, in quanto colonia britannica, subì fortemente l'influenza della musica inglese: nei primi anni sessanta, in seguito alla cosiddetta British Invasion, nacquero moltissimi gruppi che ne imitavano lo stile e il look. Pochissimi di questi conobbero un successo che andasse oltre i confini nazionali, ma contribuirono enormemente a far emergere il neonato panorama musicale neozelandese. Con la diffusione a livello mondiale della musica hard rock, si moltiplicarono gruppi e band che si rifacevano a quel sound; tra questi sicuramenti i più importanti sono gli Human Instinct, il supergruppo blues costituito dal virtuoso della chitarra Billy Te Kahika, formalmente conosciuto come Billy T.K., di origine maori; oppure i Dragon, o gli Hello Sailor. Questi gruppi furono gli aprifila di quella che sarebbe poi diventata una vera e propria esplosione musicale intorno alla metà degli anni settanta, quando incontrarono successo e fama gruppi come gli Split Enz, bandiera del rock nazionale, capitanati dall'eclettico Tim Finn, oppure quella che venne in seguito denominata la scena del Dunedin Sound. Il Dunedin Sound prende diretta ispirazione dalla musica punk giunta in Nuova Zelanda sul finire degli anni settanta, ma è caratterizzato dalla mescolanza con suoni più dolci e meno grezzi (notevole l'influenza di gruppi come Velvet Undergound o The Stooges); furono molti i gruppi rappresentativi di questo genere, ma i più significativi furono The Enemy (diventati in seguito Toy Love), The Same (poi The Chills), Tall Dwarfs, The Verlaines, The Jean-Paul Sartre Experience, The Kind of Punishment. Per quanto riguarda il panorama rock neozelandese degli ultimi anni, hanno raggiunto una buona notorietà internazionale il gruppo garage rock/garage punk The Datsuns, la band indie The Veils (che è in parte neozelandese e in parte inglese) e il duo indie pop The Brunettes: tutte queste formazioni sono attualmente attive e hanno tenuto concerti anche in Italia.
Lo stesso discorso vale per la band The D4 (anch'essa esponente del garage rock), anche se nel maggio del 2006 i suoi componenti hanno annunciato il proprio scioglimento.
Uno dei musicisti neozelandesi più famosi al mondo è David Parsons: compositore di musica elettronica, è stato l'iniziatore del genere world-new age . È fortemente influenzato dalla musica tibetana (di cui è grande estimatore) e da quella indiana.
Il musicista e produttore Mark De Clive-Lowe, metà giapponese e metà neozelandese, ha suscitato grande consenso nella critica internazionale ed è considerato uno dei migliori esponenti del genere nu jazz. Il suo è uno stile eclettico, con influenze jazz, hip-hop e soul.
The Nomad è un dj neozelandese: i suoi inizi (sul finire degli anni novanta) sono stati caratterizzati da uno stile drum and bass, per poi spostarsi negli anni successivi su uno stile più soul, ricco anche di echi hip-hop e di beat old school .
Importante è anche la scena post-rock, noise-rock e psichedelica neozelandese degli anni novanta che ha dato i natali a gruppi e artisti commercialmente di nicchia ma molto famosi fra gli appassionati come The Dead C e Roy Montgomery.
Ultimamente ha conosciuto una notevole popolarità anche il cantante rock e country Keith Urban, neozelandese di nascita (ma australiano d'adozione e con origini polacche).
Non va infine trascurata la consistenza sempre maggiore che dai primi anni ottanta ad oggi ha acquisito l'hip hop neozelandese, i cui esponenti sono in gran parte di origini maori. In particolare, l'hip hop indigeno maori, assieme a quello polinesiano, ha dato vita ad un genere musicale specifico, noto col nome di Urban Pasifika. nel 2014 la cantante Lorde scala le classifiche mondiali; Ella Marija Lani Yelich-O'Connor, conosciuta con lo pseudonimo di Lorde (Auckland, 7 novembre 1996), Diviene famosa in tutto il mondo grazie al singolo Royals, che raggiunge la vetta delle più importanti classifiche mondiali, tra le quali la Billboard Hot 100 e la UK Singles Chart, singolo che vende globalmente quasi 7 milioni di copie.
Una peculiarità della Nuova Zelanda sono i magnifici paesaggi, quasi surreali. Infatti, questi paesaggi sono diventati scenari di grandi film fantasy, come ad esempio Il Signore degli Anelli, Le cronache di Narnia e serie tv come La spada della verità. Nata a Mount Albert (Auckland), Lucy Lawless è un'attrice cantante neozelandese, celebre per Xena - Principessa guerriera, serie televisiva andata in onda dal 1995 al 2001 e girata in Nuova Zelanda. Grazie alla trilogia de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson lo Stato ha visto incrementare fortemente il proprio settore turistico: per questo, a pochi mesi di distanza dall'uscita in sala de Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, la zecca ha annunciato il conio di nuove monete raffiguranti i personaggi di Tolkien, corredate di scritte in rune elfiche, per un valore compreso tra l'1 e i 10 dollari neozelandesi.
James Cameron, il regista del film Avatar, si è trasferito in Nuova Zelanda per girare il nuovo film "Avatar 2".
Lo sport nazionale della Nuova Zelanda è il rugby a 15. Esso fu lì importato dal Regno Unito negli anni settanta del XIX secolo, e in pochi anni divenne popolarissimo, tanto che nel 1884 la prima Nazionale effettuò un tour in Europa e nel 1905, a causa di un refuso di un giornalista inglese dell'epoca, assunse il soprannome di All Blacks, divenuto in seguito un marchio di fabbrica della selezione, e che divenne la base per gli appellativi di altre selezioni sportive del Paese (Black Ferns, la Nazionale femminile; Tall Blacks, la Nazionale maschile di pallacanestro; All Whites, invece, quella di calcio; Black Sticks quella di hockey su prato femminile).
L'attività rugbistica (maschile e femminile) è governata dalla New Zealand Rugby Union; la Nazionale maschile vanta tre titoli di campione del mondo (1987-2011-2015) e una finale, persa nel 1995 contro il Sudafrica. Al pari di quella maschile, anche quella femminile è stata più volte campione del mondo, avendo vinto il titolo nel 1998, 2002, 2006 e 2010.
L'attività di club è divisa in campionati provinciali di massima basati sulle divisioni amministrative del Paese (le regioni), e su un campionato nazionale, un tempo noto come Campionato Nazionale Provinciale (National Provincial Championship ) e oggi come ITM Cup: esso è un torneo riservato alle selezioni rappresentative delle varie federazioni provinciali ed è costituito da due divisioni secondo il principio di promozione/retrocessione. Tra le federazioni provinciali che si sono aggiudicate il maggior numero di titoli figurano quella di Auckland (16) e Canterbury (11); da segnalare tra le altre federazioni di rilievo quella di Wellington (4 titoli), Otago e Waikato (2 ciascuna).
Al più alto livello professionistico la Nuova Zelanda ha cinque franchise, espressione di aggregazioni delle varie federazioni provinciali, che annualmente competono nel Super Rugby, campionato a 15 squadre le altre 10 delle quali sono cinque sudafricane e altrettante australiane; in tale torneo, la cui prima edizione si svolse nel 1996 tra dodici formazioni, le squadre neozelandesi si sono imposte, a tutta l'edizione 2013, in 12 occasioni su 18 edizioni: sette volte con i Crusaders (basati principalmente nella regione di Canterbury), tre volte con i Blues (della regione di Auckland) e due volte con gli Chiefs, di Waikato, i quali sono anche i campioni dell'edizione 2013.
Tra i giocatori neozelandesi più famosi che la storia di tale sport ricordi, figurano Sir Wilson Whineray, Kevin Skinner, Sir Colin Meads, Graham Mourie, Sean Fitzpatrick, Sir John Kirwan, Jonah Lomu e, più recentemente, Richie McCaw e Dan Carter.
Altro sport in cui la Nuova Zelanda primeggia è il softball, con ben 6 titoli mondiali vinti fra gli uomini e uno fra le donne. Seguiti anche il cricket, il polo, il lacrosse, l'hockey su prato, il rugby a 7 (campione del mondo nel 2001 e nel 2013) e il Rugby League (campione del mondo nel 2008). Fra le donne è molto popolare il Netball, gioco simile alla pallacanestro.
Di grande importanza per la Nuova Zelanda è anche il canottaggio; Mahe Drysdale tra gli altri ha ottenuto cinque successi nei campionati mondiali. Di ottimo livello anche il ciclismo, in particolare su pista: la Nuova Zelanda ha un'ottima tradizione nell'inseguimento a squadre (sia maschile sia femminile, con medaglie in Coppa del Mondo e olimpiche).
Negli ultimi 20 anni la Nuova Zelanda si è imposta a livello mondiale anche nella vela ed in particolare nella competizione della America's Cup. Nel 1995 il team neozelandese, rappresentate il Royal New Zealand Yacht Squadron, ha vinto la competizione portando il trofeo ad Auckland. Sono state disputate due edizioni della America's Cup in Nuova Zelanda nel 2000 e nel 2003, in quest'ultima l'imbarcazione neozelandese è stata battuta cosicché il trofeo dopo otto anni di permanenza ha lasciato Auckland.
La Nuova Zelanda è inoltre molto conosciuta per i suoi sport estremi e il turismo d'avventura e per il primo uomo che raggiunse la cima del monte Everest nel 1953, il neozelandese Sir Edmund Hillary.
È in crescita anche la popolarità del calcio. Dal 1970 si gioca un campionato nazionale per club, chiamato NZFC dove le squadre più prestigiose sono l'Auckland City e il Waitakere United, vincitrici delle ultime cinque edizioni di NZFC e delle ultime quattro edizioni della OFC Champions League. La Nazionale di calcio neozelandese partecipa alle qualificazioni per i Campionati mondiali di calcio nella confederazione oceanica dell'OFC. Nella sua storia si è qualificata due volte ad una fase finale del mondiale: Spagna 1982, venendo eliminata, però, già al primo turno e a Sudafrica 2010, con lo stesso esito ma conquistando 3 pareggi uno dei quali proprio con l'Italia per 1 a 1.
Tra gli sportivi neozelandesi più importanti, sono da annoverare anche i piloti Denis Hulme, vincitore del Campionato mondiale di Formula 1 nel 1967 e Scott Dixon, vincitore del campionato IRL nel 2003, nel 2008 nel 2013 e nel 2015. Dixon, sempre nel 2008, fu inoltre capace di aggiudicarsi la 500 Miglia di Indianapolis. Nel motociclismo lo sportivo neozelandese che si è maggiormente distinto è Hugh Anderson, vincitore di quattro titoli mondiali, due nella classe 50cc (1963 e 1964) e due nella classe 125cc (1963 e 1965).
La Nuova Zelanda integra nella propria gastronomia, piatti maori, britannici e asiatici. La cucina è influenzata da tutte le etnie che fanno parte della popolazione. Non si può inoltre trascurare un accenno alla vasta scelta di vini, prodotti dalla fiorente industria, attualmente in piena ascesa.
Le specialità più note possono suddividersi in due famiglie principali: originarie maori e non. Nella cucina maori i cibi sono solitamente cotti in forni interrati, riempiti opportunamente con brace calda. Vista l'attività geotermica molto diffusa nel paese, anticamente essa veniva sfruttata per la cottura dei cibi. Maiale, pollo, agnello e pecora sono le carni cucinate nell'Hangi, come contorno invece l'immancabile kumara (patata dolce), cipolle, cavolo, patate, carote e zucca. Tutto può essere aggiunto di Taro (pianta polinesiana) che avvolto conferisce un gradevole gusto piccante.
Le costolette di agnello sono molto diffuse anche nella cucina kiwi non maori e vengono solitamente consumate accompagnate dalla deliziosa salsa di menta. Un'altra specialità largamente diffusa nel Paese è il Fish and Chips, una tradizione importata dal Regno Unito, ma la disponibilità di altre varietà di pesce rende il F&C neozelandese vagamente diverso al gusto. Solitamente si tratta di dentice. Le cozze giganti di Coromandel sono un altro eccellente piatto da provare. Cucinate solitamente bollite e aromatizzate, anche con curry.
La parte forse realmente sviluppata in tutta la nazione è quella dei dolci, e in particolare la Pavlova e l'Afghan. La Pavlova, sulla cui origine per anni c'è stata una discussione con i cugini australiani, è una torta con una base di meringa, spesso coperta con panna e sempre servita con fragole tagliate e kiwi a fettine. L'Afghan è, invece, un biscotto a base di cioccolato, farina, zucchero e burro di varie misure.
Le persone più conosciute di origine neozelandese, a parte quelle legate al mondo del citato rugby, come il famoso giocatore Jonah Lomu o John Kirwan, già giocatore e, da allenatore, anche commissario tecnico della Nazionale italiana, fanno parte principalmente del mondo del cinema e dello spettacolo.
È il caso, per esempio, della cantante Hayley Westenra che per il suo disco del 2011, Paradiso, ha collaborato con il maestro Ennio Morricone, dell'attrice e cantante Lucy Lawless, protagonista della serie televisiva Xena - Principessa guerriera e apparsa in altre serie, tra le quali X-Files. Tra gli uomini, spicca il nome di Russell Crowe, premio Oscar per Il gladiatore e interprete di altri noti film come A Beautiful Mind, Robin Hood e Noah. Anche l'attore Sam Neill è neozelandese pur essendo nato in Irlanda del Nord, ed è stato protagonista di film come Jurassic Park e Lezioni di Piano, quest'ultimo ambientato in Nuova Zelanda e diretto dalla regista neozelandese Jane Campion. Per quanto riguarda invece gli attori di etnia maori sono da citare Cliff Curtis, apparso in numerose produzioni internazionali quali Lezioni di piano, Rapa Nui, Training Day, Danni collaterali, Il caso Thomas Crawford, Crossing Over, 10.000 AC e Temuera Morrison, protagonista del film Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri, apparso anche in Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni nel ruolo di Jango Fett.
Il regista Peter Jackson è divenuto internazionalmente noto per avere portato su grande schermo la trilogia di J.R.R. Tolkien del Signore degli Anelli e aver diretto nel 2005 il remake di King Kong.
Tra i più celebri neozelandesi di ogni tempo figura pure l'esploratore Sir Edmund Hillary (1919 - 2008), alpinista che nel 1953 fu il primo a toccare la vetta dell'Everest, la montagna più alta della Terra. Per le sue ricerche e il prestigio dato al Commonwealth, la regina Elisabetta II conferì a Hillary l'Ordine della Giarrettiera e il titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico, cui fece seguito anche l'Ordine al Merito della Nuova Zelanda, conferito a Hillary dal governo del suo Paese.
Fra gli scienziati più famosi, ricordiamo Ernest Rutherford I barone Rutherford di Nelson (Brightwater, 30 agosto 1871 - Cambridge, 19 ottobre 1937, Premio Nobel per la Chimica nel 1908) che ha letteralmente fondato la fisica nucleare sperimentale moderna. Ancora oggi, resta paradigmatico l'esperimento suggerito da Rutherford, con cui i suoi allievi Geiger e Marsden nel 1909 posero le basi della fisica moderna e al quale Rutherford stesso diede l'interpretazione che doveva portare alla scoperta della struttura atomica.
Infine, nel mondo della musica spicca soprattutto il soprano Kiri Te Kanawa, nata a Gisborne ma soggiornata a lungo in Europa. Nell'inizio del 2011 è salita alla ribalta in Europa la cantante pop-folk Brooke Fraser, grazie al singolo Something in the Water. La stessa già aveva ottenuto un buon successo negli Stati Uniti e in tutta l'Australia, oltre ad essere famosissima in Nuova Zelanda dal 2003. Inoltre, dalla Nuova Zelanda arriva anche Lorde, giovanissima cantante già affermata in Europa.
Da ricordare anche Herbert James Munro, detto Burt nato a Invercargill, il 25 marzo 1899, pilota motociclistico neozelandese. Nel 1940 fissò un record di velocità neozelandese alla media di 194,4 km/h. Per diversi anni partecipò a moltissime gare in Australia e Nuova Zelanda fino al 1941 anno in cui ebbe un incidente. Munro gareggiò sul lago salato di Bonneville Speedway, grazie a una raccolta di fondi dei suoi sostenitori. Dopo svariati tentativi, guasti meccanici e gravi cadute riuscì a stabilire tre record omologati dall'A.M.A. (American Motorcyclist Association): nel 1967 con il motore portato a 950 cm³ ottenne il record di classe (cilindrata inferiore a 1000 cm³) alla velocità di 295,5 km/h, e durante le qualifiche fu cronometrato a 305,9 km/h, la velocità ufficiale più alta mai registrata con una Indian.
La Nuova Zelanda tra i tanti campioni olimpici vanta due tra i più forti mezzofondisti degli anni '60-70, Peter Snell, oro sugli 800 metri piani a Roma 1960 e 800 e 1500 metri piani a Tokyo 1964 e John Walker, oro sui 1500 metri piani a Montréal 1976.
La Nuova Zelanda è situata a GMT+12 ma fanno eccezione le isole Chatham poste ad est dello Stato (che a differenza delle Cook e dell'isola di Niue nella Polinesia, non sono dipendenze) le quali osservano GMT+12:45. Nella stagione estiva (cioè la nostra invernale) invece si aggiunge un'ora in più per entrambi.
La Nuova Zelanda è 11 ore avanti rispetto all'Italia, ma per la contemporaneità dei cambi dell'ora solare e legale, ci sono 10 ore di differenza quando c'è l'ora legale in Italia (e solare in Nuova Zelanda) e 12 ore di differenza quando in Italia c'è l'ora solare (e legale in Nuova Zelanda).
In Nuova Zelanda si trova una collinetta, alta poco più di 300 m che ha il nome geografico più lungo del mondo, Taumatawhakatangihangakoauauotamateaturipukakapikimaungahoronukupokaiwhenuakitanatahu. È composto da 85 lettere e, in italiano significa "la vetta dove Tamatea, l'uomo dalle grandi ginocchia conquistatore di montagne, salì e suonò il flauto per la sua amata".
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mercoledì 9 dicembre 2015
TAORMINA
Taormina è uno dei centri turistici internazionali di maggiore rilievo della regione siciliana, conosciuta per il suo paesaggio naturale, le bellezze marine e i suoi monumenti storici.
Molte sono le notizie sull'origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium), ma incerte per documentazione e attendibilità.
Diodoro Siculo, nel 14° libro della sua Bibliotheca historica, attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamento di bestiame, già prima dello sbarco dei Greci calcidesi nella baia (735 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara, fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos), la prima colonia greca in Sicilia. Dionisio di Siracusa, di origine dorica, ed alleato di Sparta nella guerra contro Atene, tollerò per poco tempo la presenza degli Jonici di Calcide Eubea a Naxos, alleati di Atene, e mosse contro di essi. I Calcidesi occuparono un territorio situato a valle del Monte Tauro (Sicilia), in cui vivevano i Siculi insieme ad altri jonici che si erano precedentemente insediati da Naxos.
Ma negli anni della XCVI Olimpiade (396 a.C.) i nassioti in massa, minacciati da Dionisio, tiranno di Siracusa, si trasferirono a Tauromenion, spinti da Imilcone, condottiero dei Cartaginesi, alleato degli Jonici contro i Dorici, dato che il colle era da considerarsi fortificato per natura. Poiché Dioniso voleva riprendersi con violenza il territorio dei Tauromenitani, essi risposero che apparteneva loro di diritto, perché i propri antenati Greci ne avevano già preso possesso prima di loro, scacciando gli abitanti locali.
Afferma Vito Amico, che questa versione sulle origini di Taormina fornita da Diodoro, è contraddetta nel 16° libro, quando sostiene che Andromaco, dopo l'eccidio di Naxos del 403 a.C., radunati i superstiti li convince ad attestarsi nel 358 a.C. sulle pendici del vicino colle "dalla forma di toro". Il nascente centro abitato prese il nome di Tauromenion, toponimo composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa rimanere.
Mentre le notizie fornite da Cluverio concordano con la seconda versione di Diodoro, Strabone narra che Taormina abbia avuto origine dagli Zanclei (messinesi) e dai Nassi. Ciò chiarirebbe in qualche modo l'affermazione di Plinio, il quale afferma che Taormina in origine si chiamava Naxos.
Secondo la testimonianza di Diodoro Siculo, Taormina, governata saggiamente da Andromaco, progredisce, risplendendo in opulenza e in potenza. Nel 345 a.C. Timoleone da Corinto, sbarca e raggiunge Tauromenium, per chiedere l'appoggio militare al fine di sostenere la libertà dei Siracusani.
Più tardi troviamo Taormina sotto il dominio del tiranno siracusano Agatocle, che ordina l'eccidio di molti uomini illustri della città e manda in esilio lo stesso Timeo, figlio di Andromaco. Anni dopo soggiace a Tindarione e quindi a Gerone, anch'essi tiranni Siracusani.
Taormina rimane sotto Siracusa fino a quando Roma, nel 212 a.C., non dichiara tutta la Sicilia provincia romana. I suoi abitanti sono considerati alleati dei Romani e Cicerone, nella seconda orazione contro Verre, accenna che la città è una delle tre "Civitates foederatae" e la nomina "Civis Notabilis". In conseguenza di ciò, non tocca ai suoi abitanti pagare decime o armare navi e marinai in caso di necessità.
Nel corso della guerra servile (134 – 132 a.C.) Tauromenium viene occupata dagli schiavi insorti, che la scelgono come caposaldo sicuro. Stretti d'assedio da Pompilio, resistono a lungo sopportando anche la fame e cedendo soltanto quando uno dei loro capi, Serapione, tradendo i compagni, lascia prendere la roccaforte.
Nel 36 a.C. nel corso della guerra fra Sesto Pompeo ed Ottaviano, le truppe di quest'ultimo sbarcano a Naxos per riprendere la città a Sesto Pompeo che l'aveva in precedenza occupata. Per ripopolare Tauromenium, dopo i danni della guerra subita, ma anche per presidiarla, Ottaviano, divenuto Augusto, nel 21 a.C. invia una colonia di Romani, a lui fedeli, e nel contempo ne espelle gli abitanti a lui contrari.
Strabone parla di Tauromenion come di una piccola città, inferiore a Messina e a Catania. Plinio e Tolomeo ne ricordano le condizioni di colonia romana.
Secondo una diffusa leggenda, con l'avvento del Cristianesimo, Pietro apostolo destina a Taormina il vescovo Pancrazio, che già prestava la sua opera di conversione nella regione, costruisce la prima chiesetta sulle pendici di Taormina dedicata a san Pietro, stabilendo la sede del primo vescovato in Sicilia. Peraltro, l'effettiva esistenza di questo personaggio non risulta da alcun documento storico, a parte le leggende: le prime menzioni risalgono a dopo la fine del dominio mussulmano.
Vescovi "prestantissimi per santità di costumi, zelo e dottrina", scrive Vito Amico, si succedono fino all'età araba. Poche sono le notizie in questo lasso di tempo, che annovera la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, l'invasione dei Goti, la presenza dei Bizantini, la conquista araba.
Certo è che Taormina occupa una posizione strategica importante per la tenuta militare del territorio circostante, per 62 anni è l'ultimo lembo di terra dell'Impero romano d'Oriente insieme a Rometta e più volte resiste agli assalti dei saraceni, fino al 906.
La notte del Natale del 906, dopo un lungo assedio durato due anni, a causa del tradimento di un mercenario messinese, tale Tommaso Balsamo, Taormina fu presa e rasa completamente al suolo. Con la tipica esagerazione di tutte le cronache medievali, i suoi abitanti maschi sarebbero stati tutti decapitati, e tra loro il vescovo di Taormina, San Procopio, la cui testa sarebbe stata portata su un piatto d'argento al capo delle truppe saracene, l'aghlabide Ibrahim II. Di sicuro la strage fu grande, contò tra le vittime anche molte donne e bambini, e fu aggravata dall'indole crudele e dall'instabilità caratteriale di Ibrahim II.
Nel 911, però, la componente cristiana della cittadina siciliana riprese il controllo della città, approfittando del traumatico passaggio di potere dell'anno precedente tra la dinastia sunnita aghlabide e quella ismailita sciita dei Fatimidi.
L'Emiro di Palermo, Amad b. al-Qurhub, rimasto fedele alla deposta dinastia aghlabide di Qayrawan, organizzò allora una spedizione per riprendere il controllo di Taormina, inviando nel 913 suo figlio Ali all'assedio della cittadina che, tuttavia, resisté strenuamente, tanto da indurre l'assediante a rinunciare all'impresa.
Nel 919 il nuovo emiro di Palermo, Salim ibn Rashid, fedele ai Fatimidi, concedeva una tregua a Taormina e ad altre fortezze della Val Demone. La tregua finì quando Amad ibn al-asan, nel 962, pose Taormina di nuovo sotto un assedio durato per sette mesi, finito con la sua resa nel 963.
Le ragazze più belle furono portate all'Imam fatimide al-Muizz, mentre le altre furono rese schiave. I pochi superstiti fuggirono nelle montagne circostanti. La città fu ricostruita nella parte sud, laddove finiva quella greca-romana rasa al suolo dai saraceni, e, per quasi due secoli, visse nella relativa concordia e tolleranza fra musulmani e cristiani. I musulmani l'abbellirono, adornandola di bei giardini e fontane, e la ribattezzarono con il nome di al-Muizziyya, dal laqab del quarto Imam fatimide Maadd, detto al-Muizz li-Din Allah (reg. 953-975).
Della città si impossessa il Gran Conte Ruggero, il quale espugnato Castronovo volge alla conquista della Val Demone, cingendo d'assedio la città, attraverso la costruzione di ben ventidue fortezze in legname: tronchi e rami formano un muro insuperabile; nondimeno i saraceni resistono per molto tempo prima di capitolare nel 1078.
Fin dal 1272 un Giovanni Natoli Barone di Sparta, fu governatore di Taormina.
Quando la sede vescovile venne trasferità nella città, Taormina diviene Città Demaniale, compresa prima nella Diocesi di Troina e poi in quella di Messina.
Seguono le vicende della Sicilia, sotto gli Svevi e poi sotto gli Aragonesi. Nel 1410 il Parlamento Siciliano, uno dei più antichi d'Europa, svolge a Taormina la sua storica seduta, al Palazzo Corvaja alla presenza della regina Bianca di Navarra, per l'elezione del re di Sicilia, dopo la morte di Martino I detto il giovane. Nel secolo XVI, Filippo IV di Spagna concede alla città il privilegio di appartenere stabilmente alla Corona.
Nel 1675, in occasione della Rivolta antispagnola di Messina, Taormina rimase fedele alla Corona di Spagna. Per tale motivo venne assediata dai francesi, alleati di Messina che la espugnarono nel settembre del 1676. Gli Orleans, francesi, non la ritenevano una città importante, tanto che per un certo periodo venne posta sotto la giurisdizione militare della vicina Savoca che poco prima si era arresa ai francesi concludendo con questi una vantaggiosa capitolazione.
Sconfitti in Sicilia gli Angioini nella guerra del Vespro, Taormina ritorna sotto gli spagnoli ed il viceré, con gli antichi privilegi. In seguito, con l'occupazione delle truppe napoleoniche di Napoli e del Sud e con il trasferimento della Reggia Borbonica a Palermo, Re Ferdinando I di Sicilia volle ringraziare Taormina per la sua antica fedeltà ai Borbone contro i francesi. Il Re, in visita ufficiale nella fedele Taormina, in segno di riconoscimento donò al sindaco dell'epoca, Pancrazio Ciprioti, l'Isola Bella.
I Borbone, resero più facile l'accesso alla città, che, sin dai tempi dei romani, avveniva dall'angusta Consolare Valeria che si inerpicava fra le colline, tagliando il promontorio del Catrabico, realizzando così una strada litoranea che congiungeva facilmente Messina a Catania.
Da parte di molte nazioni europee e di famosi scrittori ed artisti (Goethe, Maupassant, Houel ed altri) si manifestò un interesse verso l'amenità del luogo e verso le sue bellezze archeologiche. Taormina da adesso in poi si svilupperà, divenendo luogo di residenza del turismo elitario, inizialmente proveniente soprattutto dall'Inghilterra come Miss Florence Trevelyan Trevelyan (1852-1907), figlia di Edward Spencer Trevelyan (1805-1854) e di Catherine Ann Forster (1815-1877). Dopo un lunghissimo viaggio e di un ritorno in patria, Florence decise di ritornare e di vivere a Taormina che trasformò radicalmente insieme al suo circondario, sposando poi Salvatore Cacciola, professore di chirurgia all'università di Bologna, Sindaco di Taormina per oltre un ventennio tra alterne vicende, nonché dapprima Gran Maestro Massone ed infine illuminato teosofista.
Miss Florence Trevelyan Trevelyan dapprima aiutò i La Floresta ad ampliare gratuitamente il primo albergo di Taormina, l'Hotel Timeo, e in seguito acquistò lo scoglio di S. Stefano, trasformandolo in un paradiso terrestre soprannominato poi Isola Bella durante una discussione tra lei ed il barone tedesco e fotografo omosessuale Wilhelm von Gloeden (1856 - 1931). Comprò 87 lotti di terreno per realizzare tra il 1897 ed il 1898 il Parco che battezzò “Hallington siculo” in onore di Hallington Hall, il piccolo villaggio dove aveva vissuto, a circa due miglia a sud-ovest della città di Louth, nel Lincolnshire. Dopo la sua morte il Parco fu fatto espropriare da Cesare Acrosso, unico nipote maschio di suo marito Salvatore Cacciola, in combutta con "don" Giovanni Colonna duca di Cesarò, al quale venne intestato senza merito il Parco, poiché egli - vigliaccamente - non fu nemmeno tra i firmatari del Regio Decreto Legge 528 del 18 febbraio 1923.
Dall'Inghilterra arrivò il re Edoardo VII nel 1906 e nel 1908, dalla Germania personaggi come Johann Wolfgang von Goethe, che citò Taormina nel suo Viaggio in Italia (Italienische Reise), il fotografo barone Wilhelm von Gloeden, il pittore Otto Geleng, Friedrich Nietzsche, dal 1882, che qui scrisse Così parlò Zarathustra, Richard Wagner, lo Zar Nicola I, il Kaiser Guglielmo II di Germania[12] col cugino lo Zar Nicola II, la Zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova nipote della regina Vittoria in quanto figlia di Alice d'Inghilterra con gli amici, Ignazio Florio e Franca Florio, "la stella d'Italia" come la chiamava il Kaiser ed amica della Trevelyan, Gabriele D'Annunzio, Gustav Klimt, Sigmund Freud, Edmondo De Amicis, il granduca Paolo di Russia, il principe Jusupov Feliks con la principessa Irina, l'arciduca Mihail Pavlopic fratello dello Zar Nicola II e banchieri, magnati, aristocratici di tutto il mondo.
Ben presto Taormina divenne famosa in tutto il mondo, sia per le sue bellezze paesaggistiche, per i suoi panorami, per i suoi colori, per i quadri dell'Etna innevato e fumante che declina sino al mare turchese e che fecero il giro del mondo, ma anche per la sua permissività, per la sua "trasgressione", per i suoi "dotti cenacoli", per il "mito d'Arcadia", per la sua sfrenata "dolce vita".
Lo scrittore catanese Massimo Simili descrive un periodo in cui non passava giorno che a Taormina non accadesse qualcosa di "folle" grazie ai suoi estrosi e famosi frequentatori. Ciò che era permesso a Taormina creava scandalo persino nella "internazionale" Capri dove, per esempio, l'armiere tedesco Krupp aveva cercato, senza riuscirvi, di ricreare i "cenacoli taorminesi" in cui efebi locali ed ancelle erano al centro delle "scene". Krupp a Capri fu travolto dallo scandalo e pochi giorni dopo si tolse la vita per la vergogna a Brema.
Sorsero molti alberghi tutti gestiti da famiglie taorminesi. Il paese di pescatori e contadini e di benestanti borghesi si trasformò dunque in una cittadina di commercianti, albergatori, costruttori. Durante la seconda guerra mondiale fu sede del Comando tedesco della Wehrmacht, per cui il 9 luglio del 1943, giorno del patrono San Pancrazio vescovo, Taormina subì due devastanti bombardamenti degli aerei alleati che distrussero parte della zona sud e persino un'ala del famoso albergo San Domenico, in cui era in corso una riunione dell'alto comando tedesco.
Essendo una città turistica internazionale, molte spie inglesi durante il fascismo si erano ben camuffate e uscirono allo scoperto appena entrarono le truppe alleate. Nel dopoguerra Taormina si ingrandì senza alterare le proprie bellezze naturali, e, sino al 1968 era una città turistica prettamente invernale per un turismo ricco ed individuale, tant'è che i migliori alberghi aprivano ad ottobre e chiudevano a giugno. Era frequentata da scrittori di fama come Roger Peyrefitte, Truman Capote, André Gide, D.H. Lawrence, Salvatore Quasimodo, la russa Anna Achmatova, da nobili, come Giuliana d'Olanda, dai reali di Svezia e di Danimarca, dal Presidente della Finlandia Urho Kekkonen, da personaggi illustri e famosi come Soraya, Ava Gardner, Romy Schneider, che fecero amicizia anche con alcuni affascinanti playboy del luogo, nonché Liz Taylor, Richard Burton, Dino Grandi, Willy Brandt, Greta Garbo, che svernavano per mesi negli alberghi taorminesi trascorrendo le giornate, ma soprattutto le notti, nei tipici locali notturni dell'epoca e continuando, così, quella dolce vita iniziata con la Belle Époque.
Centro d'incontro per tutti era il Caffè Concerto "Mocambo" dell'estroso play boy Robertino Fichera. Robertino, con i suoi mitici amici, Chico Scimone e Dino Papale, quest'ultimo fondatore della Women's Tennis Association, commissiona un murale nel salone del suo famoso Caffè, affinché rimanessero "immortali", seduti accanto a Sigmund Freud e Albert Einstein, i veri protagonisti del grande teatrino taorminese, cioè quella umanità "viva", composta da playboy, artisti e "pazzi", che "creava" ogni giorno la "dolce vita" taorminese. "Che la festa inizi" è il titolo del murale. Ma la festa stava per finire, ed anche la vita terrena di Robertino.
Nel 1968, il terremoto del Belice portò un'ondata di paura per le ripercussioni che avrebbe potuto avere sul turismo. Alcuni operatori turistici frettolosamente si indirizzarono verso il turismo di massa, aprendo relazioni commerciali con i maggiori tour operator europei. Fu così che Taormina cambiò pelle. Gli alberghi "vendevano" le camere a contratto annuale ai grandi tour operator del turismo di massa rinunciando al turismo classico individuale, che sino allora aveva reso ricca e famosa la cittadina.
Col turismo di massa si espanse nelle adiacenti zone verdi, fu rapidamente e disordinatamente cementificata, nacquero nuovi alberghi e tante nuove attività commerciali. Dato che i taorminesi non volevano dedicarsi ai lavori più umili, vi fu una migrazione dall'arretrato entroterra siciliano che spesso si improvvisarono anche albergatori, ristoratori e commercianti. Taormina divenne, in breve tempo, una cittadina balneare per un turismo di massa dai servizi meno elitari che un tempo.
Gli alberghi ora chiudevano a novembre per riaprire a Pasqua. Fu il crollo per quasi tutte le famiglie di antichi albergatori taorminesi che non riuscirono ad adeguarsi ai nuovi tempi ed in pochi anni persero i propri alberghi vendendoli a società forestiere che miravano più ai bilanci che alla qualità dei servizi.
Fu la fine anche della dolce vita taorminese, i cui protagonisti erano stati tanti estroversi personaggi della aristocrazia siciliana e alcuni affascinanti playboy locali che, fra le dolcezze della natura taorminese, intrattenevano turiste famose e non, inducendole a ritornare annualmente più volte a Taormina, proprio come avveniva agli albori del secolo con Geleng e Von Gloeden.
Taormina veniva, quindi, "spersonalizzata", perdeva la propria "identità" di città di artisti e di "pazzi" in cui ognuno poteva vivere come non poteva nella propria città e Taormina rischiava di morire a causa del "provincialismo" dei tanti immigrati che vi erano giunti per cercar fortuna, e che, avendola trovata ed essendosi anche arricchiti, avevano ben presto occupato i posti di potere, snaturando così la città che perdeva la sua identità e veniva invasa dal cemento, come tante altre famose città turistiche e ciò anche a causa del turismo "mordi e fuggi" prediletto da una categoria di audaci mercanti.
Si perdeva soprattutto l'identità del taorminese ospitale e colto, anche perché il centro storico veniva svuotato in quanto molti taorminesi svendevano le loro vecchie case ed al loro posto sorgevano tante seconde e terze case per villeggianti della provincia, sin quando, all'inizio del III millennio, alcuni imprenditori non hanno iniziato a creare nuovamente alberghi di gran lusso, maisons de charme, che, aperti tutto l'anno, hanno in poco tempo fatto sì che Taormina sia nuovamente una città turistica di fama internazionale, elegante, con un salotto buono (il Corso Umberto I) in cui sono presenti splendidi negozi con le maggiori griffe mondiali ed in cui, grazie anche ai tanti prestigiosi eventi culturali, una per tutte Taormina Arte, vi è una stagione turistica che dura tutto l'anno con delle punte massime in agosto e minime a gennaio-febbraio e che accoglie sia clientela di lusso, sia un turismo di massa (d'estate) medio-alto.
L'Isola Bella è sicuramente la spiaggia più bella di Taormina. La spiaggia di ciottoli, incastonata ai piedi della città, si distende di fronte all'omonimo isolotto, colorato dalla ricca vegetazione. L'isola è collegata alla terra ferma da una sottile striscia di spiaggia, che scompare e ricompare secondo il ritmo delle maree.
La piccola spiaggia di Mazzarò sorge nella baia a nord dell'Isola Bella ed è una delle spiagge più apprezzate della zona. Il litorale, caratterizzato da sassolini, presenta dei tratti liberi e dei lidi attrezzati con ombrelloni e lettini. La spiaggia di Mazzarò è raggiungibile con la spettacolare funivia che parte da Taormina.
Il castello Saraceno si trova su una rocca del Monte Tauro, a quasi 400 metri di quota.
Da qui si poteva controllare la vallata del fiume Alcantara.
In età greca e romana, la rocca del Tauro era l'acropoli inferiore di Tauromenion.
Quella superiore, si trovava più a nord, presso l'attuale Castelmola.
Secondo la tradizione, il castello di Taormina fu costruito dagli arabi.
In realtà, non si conosce ancora il periodo in cui fu realizzato.
Tuttavia, è possibile che i musulmani ebbero nella rocca il loro baluardo nel 1079, durante l'assedio dei Normanni.
Il Conte Ruggero adottò un'ingegnosa strategia per tagliare ai saraceni ogni rifornimento: intorno a Taormina e alla sua rocca, il Conte fece edificare ventidue torri di legno. I musulmani si arresero dopo pochi mesi.
Durante il dominio di Federico II, chiamato "Stupor Mundi" per le sue qualità intellettuali, politiche e militari, il castello di Taormina fu affidato ad un nobile castellano.
La porta della fortezza era sorvegliata dalle sentinelle che sostavano sui camminamenti di ronda.
I muri esterni si sono conservati molto bene, mentre quelli interni sono quasi tutti crollati.
La cosiddetta Naumachia è una grande costruzione formata da un muro in mattoni, lungo 122 metri e alto 5.
Fu realizzata in età romana e più precisamente nel II sec. d.C.
Il nome Naumachia significa letteralmente "battaglia navale".
Infatti, una volta si credeva che il monumento fosse un circo acquatico, realizzato dai romani per le rappresentazioni di battaglie navali.
In realtà, il monumento è un grande ninfeo con nicchie, cioè una fontana monumentale con giochi d'acqua.
Le strutture romane sono state utilizzate come fondamenta per le case moderne.
Palazzo Ciampoli era una residenza signorile in stile catalano.
Nello stemma, situato sopra il portone d’ingresso è scolpita la data 1412 anno della sua costruzione.
Ciampoli era il nome della famiglia che possedette il palazzo, fino a che fu acquistato dalla Regione Siciliana.
Il palazzo sorge nel cuore del borgo medioevale di Taormina, che inizialmente si estendeva dalla torre dell’Orologio a porta Catania.
Nel mondo greco-romano, l'Odeon era un piccolo teatro destinato alle rappresentazioni musicali e letterarie.
L'Odeon di Taormina è un autentico gioiello di architettura romana su cui, nel corso dei secoli, furono costruite diverse strutture.
La cavea è divisa in cinque settori ed è sormontata da una galleria in mattoni.
Probabilmente, il monumento fu costruito nel II secolo d.C. su un tempio greco più antico, oggi nascosto dalla Chiesa di Santa Caterina che risale al XVII secolo.
Piazza Duomo era il luogo preferito dagli uomini illustri che in passato visitarono Taormina, come Oscar Wild, Guy de Maupassant, Alexander Dumas j., Richard Wagner e Johannes Brahms.
Sulla Piazza, oltre al Duomo, si affaccia anche il Palazzo del Comune.
Al centro della Piazza si trova una magnifica fontana, attribuita ad uno degli ultimi allievi del fiorentino Montorsoli.
La fontana fu costruita nel 1635 su gradoni circolari. Deliziose sono le quattro fontanelle laterali.
Sullo zampillo centrale è scolpito il Minotauro, simbolo della città di Taormina.
Piazza IX aprile è il "salotto" più elegante di Taormina.
Caratteristici sono i bar all'aperto e gli artisti che dipingono ritratti e paesaggi.
Dalla balconata si ammira un magnifico panorama che abbraccia l'Etna, la baia di Naxos e i ruderi del teatro antico di Taormina.
La piazza si chiama così perché il 9 aprile del 1860, durante una messa nella cattedrale taorminese, si sparse la voce che Garibaldi era sbarcato a Marsala per cominciare dalla Sicilia la liberazione dai Borboni.
La notizia si rivelò falsa: infatti Garibaldi sarebbe sbarcato a Marsala solo un mese dopo, cioè il 9 maggio.
I taorminesi vollero ugualmente ricordare quella data, dedicandole la piazza più bella della città.
La Piazza XV Aprile prima di allora, la piazza si chiamava Piazza Sant'Agostino, dal nome della chiesa edificata nel 1448 e che occupa un lato della piazza.
La chiesa è oggi sede della Biblioteca Comunale.
Un altro edificio religioso si trova su piazza IX aprile.
Si tratta della chiesa di San Giuseppe, edificata nel XVII secolo.
La chiesa è ancora aperta al culto ed è affidata ai Padri Salesiani.
Rappresenta un bell'esempio di barocco siciliano.
Di notevole bellezza è la duplice scalinata collocata davanti l'ingresso.
L'edificio più importante della piazza è certamente la torre, detta dell'Orologio.
Costruita nel XII secolo, fu più volte distrutta nel corso del tempo, ma fu sempre ricostruita.
Porta Catania delimita la parte Sud del Corso Umberto I, fa parte della seconda cinta muraria e la sua costruzione risale al 1440, data che risulta incisa nell'edicola raffigurante lo stemma Aragonese al centro sopra l'arco.
E' detta anche porta del Tocco, perchè nella piazzetta adiacente, in epoca normanna, si tenevano le riunioni pubbliche. L'ora del tocco era la prima ora dopo mezzogiorno, quindi segnalava le ore 13.00.
Porta Messina segna l’ingresso nord del centro storico della città. Da essa si accede al Corso Umberto I°, la via principale di Taormina. Mentre Porta Catania è la porta di accesso del lato sud.
Le due porte di ingresso facevano parte del triplice sistema di fortificazioni che si sviluppava da nord-est, realizzato dagli arabi per difendere la città.
Tra le due porte si innalza la Porta di Mezzo nota anche come Torre dell’orologio.
Porta Messina, inaugurata nel 1808 da Ferdinando IV di Borbone (come riportato nella lapide in cima alla Porta) è conosciuta anche come Porta Ferdinandea proprio in onore al re.
Il monumento antico più importante e meglio conservato di Taormina è il teatro.
Fu realizzato in un punto panoramico meraviglioso, da cui si ammirano la mole dell'Etna e il Mar Jonio.
Su alcuni gradini è inciso il nome di Filistide, la moglie di Ierone II, il tiranno di Siracusa che molto probabilmente nel III secolo a.C. fece costruire il teatro taorminese.
L'edificio fu ricostruito in età romana e più precisamente nel II secolo d.C.
La cavea, cioè lo spazio per le gradinate, ha un diametro di circa 109 metri ed è divisa in nove settori.
Il teatro di Taormina, per dimensioni, è il secondo della Sicilia dopo quello di Siracusa.
Alla sommità delle gradinate si trova un doppio portico, coperto da una volta.
Trentasei piccole nicchie si aprono sul muro del portico e forse servivano per accogliere alcune statue.
In età romana, l'orchestra del teatro fu trasformata in arena per i giochi dei gladiatori.
La scena presenta tre grandi aperture, fiancheggiate da nicchie e da colonne qui ricollocate nel XIX secolo, dall'Architetto Francesco Saverio Cavallari.
Da anni ormai, il teatro di Taormina è la splendida cornice di eventi culturali e di premi di livello internazionale.
Insieme alla terza cinta muraria, i cui resti sono ancora oggi visibili sul lato destro fino al castello, delimitava la parte della città definita 'borgo quattrocentesco'. Utilizzando un basamento esistente di una antica costruzione muraria difensiva, risalente all'epoca dell'origine della città, intorno al IV secolo a.C., la Torre fu costruita nel XII secolo, ma durantel'invasione delle truppe francesi di Luigi XIV nel 1676 fu rasa al suolo.
Nel 1679, per volere dei taorminesi, la Torre fu ricostruita ed in quell’occasione fu collocato, sul lato della piazza IX aprile, anche il grande orologio che la caratterizza ulteriormente. Da allora si usa identificarla come Torre dell'Orologio e non più Torre di Mezzo.
Le campane della Torre vengono suonate a festa il giorno dell'elezione del sindaco ed in occasione della processione nel giorno della festa del Patrono San Pancrazio che ricorre il 9 luglio.
La necropoli araba si trova a poche centinaia di metri dalla porta nord, lungo la provinciale che da Capo Taormina sale fino al centro della città. Si presume sia stata realizzata tra il IX e l’XI secolo. Viene definita a metodo colombario (celle simmetriche poste l’una sull’altra).
Nel 1635, per desiderio degli amministratori del tempo, nella piazza antistante il Duomo fu costruita una fontana realizzata in stile barocco che prende il nome "4 fontane" dalle quattro piccole colonne che si trovano ai quatto angoli del corpo centrale e che sono sormontate da quattro cavallucci marini dalla cui bocca usciva l'acqua che finiva nelle vaschette sottostanti.
Oggi solo un cavalluccio è ancora funzionante.
In realtà la fontana vera e propria è costituita dal corpo centrale, formata da due vasche, la più piccola delle quali sul bordo esterno porta incisi i nomi degli amministratori della città che ne ordinarono la costruzione: Vincenzo Spuches - Vincenzo Cacopardo - Geronimo Mena - Cesare Cipolla. Al centro della stessa vasca un piedistallo sorregge una Centauressa con in testa la corona che nella mano destra stringe lo scettro e nella mano sinistra il globo.
Il Palazzo Duchi di Santo Stefano fu costruito tra la fine del 1300 e i primi anni del 1400.
Era parte integrante della cinta muraria medievale di Taormina.
E' un capolavoro dell'arte gotica siciliana, ancorato all'esperienza arabo-normanna.
Su due facciate si trova un fregio che forma un magnifico merletto d'intarsi, grazie all’alternanza di tasselli in pietra lavica e di tasselli in pietra bianca di Siracusa.
Le bifore del primo piano sono molto semplici.
Molto elaborate sono le bifore del secondo piano.
Sono trilobate, cioè presentano una sorta di merletto a tre lobi a destra e a sinistra della colonna.
Sotto l’arco a sesto acuto, potete vedere un magnifico rosone traforato.
Nel 1700 fu realizzata la scala che dal piano terra porta al primo piano.
Nel giardino esiste ancora il pozzo per la raccolta dell’acqua piovana.
L’originario aspetto di edificio fortificato fu alleggerito nel trecento e nel quattrocento, quando vi abitarono le famiglie dei De Spauches, dei Duchi di Santo Stefano di Brifa e i Principi di Galati.
Il palazzo, oggi è la sede della Fondazione Mazzullo. Sono esposte numerose opere dell’artista Giuseppe Mazzullo, nato il15 febbraio del 1913 a Graniti, un piccolo paese del messinese, a ridosso delle suggestive gole dell’Alcantara.
Il Palazzo della Badia Vecchia fu realizzato nel quattordicesimo secolo.
Inizialmente era una torre a difesa delle mura che cingevano Taormina.
Secondo alcuni studiosi, l’edificio si chiama Badia Vecchia, perché doveva ospitare una Badia, cioè un’Abbazia, ove dimorò a Madre Badessa Eufemia, reggente dal 1355 del regno di Sicilia, in nome del fratello minore Federico IV detto il Semplice.
La Badia Vecchia rappresenta un bell’esempio di architettura gotica trecentesca, anche se è stata modificata nei secoli successivi.
Un fregio con intarsi in pietra lavica e pietra bianca di Siracusa decora e divide il primo dal secondo piano.
Il prospetto che guarda la città, è caratterizzato da tre magnifiche bifore a sesto acuto.
La bifora, è una finestra caratterizzata da una colonnina centrale, che divide l’apertura in due parti. Gli archi delle due bifore laterali sono decorati da un solo rosone, mentre l’arco della bifora centrale è ornato da tre rosoni.
Il palazzo è coronato da merli a coda di rondine, proprio come un castello medievale.
La Badia Vecchia è sede del Museo Archeologico di Taormina.
Sono esposti alcuni materiali provenienti dagli scavi recenti di Taormina, effettuati tra il 1984 e il 1998 dalla Soprintendenza di Messina.
Nelle tre sale sono esposti reperti di periodo ellenistico, cioè risalenti al IV secolo a.C., e ancora ceramiche e rari contenitori in vetro di età romana.
Non mancano frammenti di vasi in protomaiolica del tredicesimo secolo e maioliche rinascimentali.
Il Palazzo Corvaja sorse sull'antico foro romano, la piazza dell'antica Tauromenion. Il nucleo originario del Palazzo era una torre realizzata dagli arabi tra il 902 e il 1079. La torre aveva forma cubica, proprio come la Kaba della Mecca, che secondo Maometto fu il primo tempio innalzato a Dio da Abramo. A Palazzo Corvaja si riunì il Parlamento siciliano nell'anno 1411. Le assemblee furono presiedute dalla regina spagnola Bianca di Navarra, che in quel periodo governava la Sicilia e che scelse il Palazzo come residenza estiva.
Il nome attuale del Palazzo si riferisce alla nobile famiglia dei Corvaja, che vi abitò dal 1538 al 1945. Dopo molte trasformazioni, nel 1946 il Palazzo fu restaurato dall’architetto Armando Dillon.
Il Corso Umberto I°, la via più importante di Taormina, intitolata ad Umberto I di Savoia re d'Italia dal 1878 al 1900, era parte integrante dell’antica via Valeria che anticamente collegava Messina con Catania.
In epoca romana la via Valeria attraversava la città per poi riscendere verso il mare giù dalla vallata del torrente Sirina.
Col trascorrere del tempo, la via Valeria è stata testimone di tanti cambiamenti.
La maggior parte dei monumenti di epoca greco-romana hanno lasciato il posto a nuove costruzioni come: il tempio di Giove Serapide che ha lasciato il posto alla Chiesa di S. Pancrazio e sui resti dell’Odeon, è nata la Chiesa di S. Caterina. Inoltre sono sorti palazzi, chiese e, tutt'intorno alla via si è formato l’attuale centro storico.
Il Corso Umberto I°, delimitato a Nord da Porta Messina e a sud da Porta Catania, ci offre testimonianze di stili di epoche diverse, dallo stile arabo a quello normanno, dal gotico al barocco.
Inoltre, oggi il Corso Umberto I° è una splendida via pedonale ricca di negozi e locali tipici, ed ogni giorno vi passano milioni di visitatori da tutto il mondo.
La via Teatro Greco, è la caratteristica via con antichi palazzi e negozietti di souvenir e prodotti tipici locali che da Piazza Badia conduce al Teatro Greco.
A sinistra della via si apre una bella scalinata dedicata a Timoleone, generale di Corinto che a Taormina aveva istituito il suo quartier generale, e che liberò la Sicilia dai Tiranni e dal pericolo cartaginese.
La scalinata imita quella di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna a Roma, e qui in onore alla scalinata romana, ogni anno, nel mese di Maggio, vi sono esposte piante di azalee.
Inoltre si può ammirare lo splendido palazzo dove visse Lady Florence Trevelyan, moglie del professor Salvatore Cacciola, ricca Lady inglese che fece costruire i giardini pubblici.
Piazza San Domenico de Guzmàn è caratterizzata da due file di alberi, prende il nome dell'ex convento dei Frati Domenicani, oggi Grand Hotel San Domenico, e fa da crocevia ad altre sei vie. Qui si trovava anche lo studio del pittore Wilhelm von Gloden.
La Cattedrale fortezza, come venne definito il Duomo di Taormina, fu edificata intono al 1400 sui ruderi di una piccola chiesetta di epoca medievale e dedicata a San Nicola di Bari.
Ha una struttura a croce latina con tre navate. Nelle due laterali trovano posto i sei altari minori. Sei colonne, tre per lato, di origine monolitica in marmo rosa di Taormina e sormontate da capitelli decorati a foglia e a squama di pesce, sostengono la navata centrale. Quest’ultima si apre sotto un soffitto a travi di legno con mensole intagliate, che riproducono motivi arabi resi in gusto gotico.
Di notevole interesse il portale principale, ristrutturato nel 1636, con un grande rosone scolpito d’ispirazione rinascimentale.
La chiesa di San Pancrazio, vescovo e patrono di Taormina, risalente al XVIII secolo in stile barocco, sorge sulle rovine di un tempio greco dedicato a Giove Serapide, i cui blocchi di pietra del basamento sono ancora ben visibili all'esterno della chiesa.
San Pancrazio nacque ad Antiochia e fu mandato da San Pietro in Sicilia come Vescovo di Taormina. In Sicilia riuscì a convertire parecchi pagani, i suoi nemici durante un banchetto volevano costringerlo a baciare un idolo di legno, ma il Vescovo con un segno di croce lo ridusse in frantumi. Questo gesto gli costò la vita, infatti fu martoriato e ucciso.
Il patrono di Taormina si festeggia il 9 luglio, ma solo ogni quattro anni si svolge la festa solenne, durante la quale sia la Vara di San Pancrazio che quella di San Pietro vengono portate in processione per le vie del paese.
La Chiesa di S. Antonio e convento dei Frati Minori Cappuccini venne costruita fuori le mura, presso l’antica chiesa di S. Caterina Alessandria, dai monaci dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini che arrivarono a Taormina nel 1559.
La preesistente chiesa di S. Caterina d'Alessandria risaliva al 1400, accanto ad essa nel 1551 fu costruito il convento dei Cappuccini.
Il convento venne venduto ai Padri Cappuccini il 27 di Aprile del 1610, al prezzo di 2.000 fiorini, con il consenso dell’Arcivescovo di Messina e dello spagnolo Pietro Ruiz de Valdeviesco, per ingrandire il convento.
I nobili e alcuni cittadini promisero di pagare la suddetta somma e nel contempo alla vendita decisero di costruire un'altra chiesa intitolata a S. Caterina dentro le mura.
Nella facciata principale si apre un bellissimo portale ogivo, i cui stipiti sono in pietra di Taormina, e il cui architrave con mensole di raccordo è in marmo rosso di Taormina. Sopra l’architrave c’è l’arco ogivo molto ornato, e ai lati degli stipiti ci sono due colonnine a tortiglione, e tutto il portale è incorniciato da una decorazione di nera pomice lavica, secondo lo stile tradizionale tauromenitano.
Il portale della chiesa dei Cappuccini è sovrastato da una finestra rettangolare, sopra la quale un piccolo rosone decora la facciata.
Nella chiesa di conserva ancora oggi un orologio solare o Meridiana, che porta la data 1837.
Nella facciata est della chiesa c e un altro bel portale che è stato murato nel 1766, come testimonia la data incisa sull’intonaco; questo portale murato ha gli stipiti e l’architrave interni in pietra di Taormina, mentre gli stipiti esterni, che imitano colonne con capitelli di stile corinzio, cioè sono delle finte colonne, e l’architrave relativo sono in marmo rosso di Taormina.
Il campanile è di recente costruzione. Fu costruito nel 1932 in sostituzione di un minuscolo campanile incorporato sul lato sinistro della facciata.
Le suore antoniane “Figlie del divino zelo , presero possesso dell’ex-convento dei Cappuccini il 12 gennaio 1902, e da allora soprintendono all’Orfanotrofio Antoniano femminile.
La chiesa di San Giuseppe, situata accanto alla Torre dell'Orologio o Torre di mezzo, si affaccia dominandola sulla piazza IX Aprile. Fu costruita tra la fine del 1600 e l'inizio del 1700 in stile barocco. Una doppia rampa di scale, delimitata da una balaustra in pietra di Siracusa, porta sul sagrato della chiesa. La facciata è costituita da un grande portale centrale, realizzato con marmi di Taormina di diversi colori, dal quale si accede all'interno, e due piccoli portali laterali, realizzati in piestra di Siracusa, dai quali si accede in sagrestia a destra e in una piccola saletta spesso usata per mostre di pittura a sinistra. Sul lato destro della chiesa sorge il grande campanile, la cui parte inferiore è fatta con grossi blocchi di pietra di Taormina. La chiesa era la sede della “Confraternita delle anime del Purgatorio” per questo motivo in diversi punti della facciata ed anche all'interno della chiesa si possono notare delle figure umane in mezzo alle fiamme che simboleggiano la purificazione dai peccati. All’interno, la chiesa è ad una sola navata con un transetto che ha al suo centro una cupola in cui si può ammirare un affresco che raffigura San Giovanni Bosco bambino fra la Madonna e Gesù.
Sono i Padri Salesiani, a Taormina dal 1911, che di occupano della chiesa dal 1919.
La Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto sorge sulle rovine dell'Odeon, costruito a sua volta sui resti di un tempio greco dedicato probabilmente ad Afrodite. La chiesa in stile barocco fu costruita nella prima metà del 1600. Entrando a destra su di una colonna è posta la statua in marmo di Santa Caterina risalente al 1493, questa statua si trovava prima nell’antica chiesa di S. Caterina fuori le mura, l'attuale chiesa dei Cappuccini. L’interno della chiesa è ad una sola navata. Sotto il pavimento della chiesa c’è una cripta, rinvenuta durante il restauro avvenuto negli anni '70, in cui anticamente venivano sepolte le persone importanti. Il restauro ha portato anche alla luce, nel lato destro della chiesa, i ruderi di muri e di acciottolato di epoca greco-romana che sono stati recintati da una ringhiera in ferro battuto. Il portale è in marmo rosa di Taormina, mentre tutte le aperture della facciata sono realizzate in pietra di Siracusa.
Al centro della facciata, sopra il portale, è collocata in una nicchia la statua di Santa Caterina scolpita nell'anno 1705 ad opera di Paolo Greco.
Rimasta per circa 40 anni in stato di precarietà e chiusa, la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria è stata restaurata e riaperta al culto il 25 novembre del 1977.
La chiesa di Santa Domenica, risalente al 1600, sia all'esterno che all'interno, architettonicamente è molto semplice. L'interno è ad una sola navata e ciò che sorprende, vista la semplicità della chiesa, è l'altare maggiore, in stile barocco, tutto in marmo rosso di Taormina, al di sopra del quale c'è dipinta l'immagine di Santa Domenica, Vergine che subì il martirio il 6 luglio del 303 d.C..
Ai lati dell'altare maggiore ci sono due nicchie: in quella di sinistra c'è la statua di Santa Rita da Cascia ed in quella di destra i Santi Cosma e Damiano. La Sagrestia è dietro l'altare maggiore e vi si può accedere sia dall'interno che dall'esterno.
La Chiesa del Varò o della Visitazione risale al XV secolo, ma probabilmente la sua origine è ancora più antica, infatti all'interno della Chiesa c'è una cripta tipica del tempo in cui i Cristiani erano costretti a nascondersi per poter professare la loro fede. All'interno la Chiesa è formata da una sola navata, sull'altare c'è la statua in cartapesta della Madonna Addolorata. Esternamente non è molto artistica, ma si segnala il portale principale che è in pietra di Taormina ed una piccola torre che è il campanile della Chiesa.
Ogni anno parte da questa Chiesa una delle processioni più sentite e caratteristiche, quella del Venerdì Santo. In una atmosfera quasi medievale, tutte vestite di nero le sorelle della congregazione della Madonna Addolorata, a turno portano in spalla la vara della Madonna e tutte le altre con le candele accompagnano la Madonna e le varette che rappresentano la morte di Gesù lungo il centro storico, illuminato da torce appese ai muri.
La chiesa si S. Pietro si trova fuori dal centro storico ed esattamente sulla strada provinciale, via L. Pirandello.
Si ritiene che la chiesa di S. Pietro sia la più antica chiesa cristiana di Taormina. Fu costruita in mezzo alla necropoli araba e sulle rovine di un tempio greco.
La facciata della chiesa risale al sec. XVIII e mostra un semplice portale con stipiti ed architrave in pietra di Taormina e al di sopra di quest’ultimo c’è un arco a tutto sesto anch'esso in pietra di Taormina.
Il portale è sovrastato da una finestra con stipiti ed architrave in pietra di Siracusa, il cui davanzale poggia sull’arco della porta. La parte alta degli stipiti della finestra è decorata con una doppia voluta scolpita nella pietra.
Al colmo della facciata, che segue lo stile a doppio spiovente dell’epoca barocca, cioè come un doppio frontone di tempio greco, c’è una piccola croce di ferro.
Nella volta della piccola abside dietro l’altar maggiore, contornato dal solito fregio di nera pomice lavica, ci sono degli affreschi quattrocenteschi che hanno una loro robustezza figurativa e di colore. Questi affreschi nel 700 furono ricoperti da altre pitture che l’umidità ha però screpolato, rimettendo in luce quelle originali, che rappresentano i 12 Apostoli.
Nella chiesa c’è solo la statua con la vara di S. Pietro, ma non quella di S. Paolo, anche se la chiesa è intitolata ai due Santi; la statua è di cartapesta, decorata con oro zecchino risale al 1500, mentre la “vara" è di legno.
La chiesa della Madonna della Rocca, risalente al secolo XII e restaurata nel 1600, sorge su un piccolo monte che sovrasta Taormina dal quale si gode un panorama mozzafiato.
La piccola chiesa della Madonna della Rocca è così chiamata perchè fu costruita e scolpita nella roccia.
La leggenda vuole che durante un temporale un pastorello per ripararsi con il suo gregge entrò dentro una grotta e, al bagliore dei lampi, vide una signora con in braccio un bambino, spaventato fuggì lasciando le pecore. Tornato con i suoi genitori, nel punto dove aveva visto la signora, c'era una crepa nella roccia al cui interno si vedeva un dipinto raffigurante la signora con il bambino. Dall'apparizione della Madonna al pastorello, la piccola grotta divenne luogo di pellegrinaggio per tanti fedeli che ancora oggi, ogni terza domenica di settembre, si recano presso la chiesa per festeggiare la Madonna della Rocca
Vicino all'ingresso della Villa Comunale, una piccola stradina collega Taormina alla stazione ferroviaria. Lungo questa stradina è ubicata una piccola Cappella dedicata alla Madonna delle Grazie fatta costruire da un marinaio scampato ad una tempesta mentre si trovava sulla sua barca. La Cappella è molto piccola e priva di qualsiasi ornamento, vi è soltanto un piccolo altare con sopra l'immagine della Madonna scolpita in pietra. La festa della Madonna delle Grazie si celebra il 2 luglio.
Il convento dei domenicani fu il terzo monastero ad essere edificato a Taormina. Esso fu fondato nel 1374 e completato nel 1383. La sua origine e la sua storia sono legate al frate domenicano Damiano Rosso, discendente degli Altavilla e Principe di Cerami. Questi, divenuto frate, donò tutti i suoi beni, compreso il palazzo poi trasformato in convento, all’ordine religioso dei domenicani, e al frate Girolamo de Luna, nobile taorminese che con la sua predicazione di missionario convinse i taorminesi a volere un convento di frati Predicatori.
Il frate domenicano, Damiano Rosso, quando nel 1430 fece definitiva donazione di tutti i suoi beni al convento, pose una clausola il cui contenuto si conobbe solo nel 1886. Era l’anno del passaggio allo Stato dei beni ecclesiastici e pertanto, anche del San Domenico allorquando il funzionario incaricato dallo stato si presentò all’ultimo frate rimasto, tentando di strappargli le chiavi di mano, il domenicano reagì rivelando un antico testamento agli eredi di Damiano Rosso. L’antica pergamena, rimasta segreta fino ad allora, diceva che il convento stesso sarebbe ritornato agli eredi qualora i monaci lo avessero abbandonato. Fu così che i Principi di Cerami eredi dei Rosso di Altavilla, poterono prendere possesso dell’edificio che successivamente venne trasformato in albergo nel 1896, suscitando così grande fascino tra i suoi ospiti che divenne uno degli Hotel più famosi e lussuosi d'Italia.
Le 40 celle dei frati furono trasformate in eleganti stanze.
Rimase aperta al culto solo la chiesa dell’ex convento (dedicata a Sant’Agata), che però fu distrutta dai bombardamenti del 9 luglio 1943. Sui suoi ruderi sorge oggi la sala congressi dell’albergo, che ancora conserva i resti degli altari minori.
All’ex convento si accede attraverso un grande portale secentesco, ove è posto lo stemma dell’ordine monastico dei domenicani, scolpito in marmo. Superata la hall dell’attuale albergo, si nota il chiostro, a pianta quadrata con sette archi, per ogni lato, che poggiano su 29 colonne. Un altro chiostro più piccolo, è costituito da sei arcate per lato, con archi poggianti su 25 colonnine.
Il convento dei Frati Minori Osservanti (Francescani) è ritenuto il più antico convento di Regolari a Taormina, e la Chiesa, ad esso annessa, è intitolata a S. Maria di Gesù.
Il convento venne fondato nel 1221. Si pensa che sia stato il quarto convento a sorgere in Sicilia, Qui vi soggiornò Sant’Antonio da Padova, durante il viaggio per il Nord Africa per portare il vangelo ai Saraceni.
Il convento possiede un chiostro formato da tre arcate per ognuno dei quattro lati, poggianti su 12 colonne monolitiche in pietra di Taormina e al suo interno si può ammirare il grande portale di stile rinascimentale, esso risale ai primi anni del 1300, ed è un notevole esempio di architettura locale.
Sia il portale, che l’arco inflesso, che sovrasta l’architrave, sono decorati da una doppia bordura di nera pomice lavica; la prima bordura esterna è una linea continua, mentre quella interna è fatta con rombi in pietra pomice nera di lava.
La chiesa di S. Maria di Gesù annessa al convento, aveva un altare maggiore fatto con policromi marmi di Taormina (simile a quello del Duomo) oggi scomparso.
Un grande arco a tutto sesto sovrasta l’altare maggiore, mentre ci sono 5 archi con icone nella parete sinistra e 5 nella destra, e tutti gli archi hanno finte colonne e capitelli di stile corinzio.
Accanto a dove si trovava l’altare maggiore, c’era la tomba di un Geronimo Lombardo, Sacerdote, di cui resta la lapide marmorea, adesso posizionata in un angolo del cortile interno.
Nella sagrestia della Chiesa si conserva una ricca fonte battesimale o acquasantiera, fatta in marmi policromi di Taormina, nella cui vaschetta c’è un antico affresco che rappresenta il battesimo di Gesù Cristo da parte di S. Giovanni Battista.
Sia il battistero che l’affresco risalgono al tempo della fondazione del convento.
I frati francescani abitarono nel convento fino al 1866 fino a quando fu emanata la legge di soppressione degli Ordini religiosi e di esproprio dei loro beni.
Il convento e la chiesa furono espropriati ed incamerati dal Demanio dello Stato italiano, la chiesa di S. Maria di Gesù era sotto il patrocinio della nobile famiglia De Spuches, Duchi di S. Stefano e Principi di Galati. Nella chiesa erano dipinte le armi gentilizie dei De Spuches, e in essa erano sepolti diversi componenti della Casata.
Guglielmo De Spuches, Castellano di Castelmola, assieme al figlio Giacomo, fece costruire nel 1445 la cappella gotica a sinistra nella chiesa.
Il 28 agosto 1870, il convento dei frati Minori Osservanti, fu venduto per Lire 2.500 all’inglese Rainford.
Mr Rainford li vendette poi alla famiglia taorminese Atenasio, che a sua volta li alienò all’inglese Hill, finché la figlia di Mr. Hill, miss Mabel Hill, vendette il complesso monastico, costituito del convento, della chiesa e dal giardino, alle Suore Francescane Missionarie di Santa Maria di Gesù. che ne entrarono in possesso il 16 luglio 1921, pagando la somma di £. 1.200.000.
Le Suore Missionarie Francescane di Maria, all’inizio vi costituirono una fiorente scuola di ricamo, poi un asilo infantile ed una scuola Media e Magistrale, mentre il vecchio convento francescano in una Casa di Riposo per anziani.
Da alcuni anni l'Istituto è passato sotto la gestione dei Fratelli Maristi e al posto dell'Istituto Magistrale c'è il Liceo Classico.
La chiesa Anglicana, in stile greco-romano, fu fatta costruire dalla piccola colonia inglese che si era stabilita a Taormina.
La chiesa si trova in via Pirandello, sotto il livello della strada.
Nella facciata principale si apre il portale in pietra di Siracusa adornato da pietra nera vulcanica.
Mentre nella facciata rivolta a nord si trovano tre finestre in pietra di Siracusa.
La facciata ad ovest è ornata da un grande rosone e una croce in pietra di Siracusa.
L'interno della chiesa è a due navate divise in tre arcate a tutto sesto sempre in pietra di Siracusa.
L'altare della chiesa è molto semplice e la sua bellezza è fatta risaltare da un mosaico in vetro raffigurante Gesù Cristo in croce, con a destra Santa Caterina e a sinistra S. Giorgio.
Si pensa che questo mosaico, unico a Taormina, fu fatto realizzare da Sir Edward e Lady Hill in una cappella nella chiesa dell'ex convento dei Frati Minori Osservanti, chiamata poi “Villa S. Caterina”.
All'interno vi sono lapide e targhe commemorative ai soldati caduti nella guerra del 1914-18, ai soldati del 30° Corpo caduti in Tunisia nel 1942, agli ufficiali e ai soldati della 50° Divisione caduti nella campagna di Sicilia nel Luglio-Agosto 1943.
Numerose sono le manifestazioni e gli eventi che ogni anno, soprattutto nella stagione estiva, hanno sede a Taormina. Scenario d'eccezione di concerti , musica classica e leggera, opere teatrali, opere liriche, grandi serate di spettacolo spesso riprese da emittenti radiotelevisive è il Teatro antico di Taormina.
Dal 1983, gli eventi più significativi, sono realizzati nell'ambito di Taormina Arte, l'istituzione culturale che cura l'organizzazione della rassegna di musica, teatro e danza. Nella programmazione rientra anche il Taormina Film Fest, il festival del Cinema di Taormina, erede della Rassegna Cinematografica di Messina e Taormina, nata nel 1960, che per un ventennio ospitò il David di Donatello, con la partecipazione dei più famosi personaggi dello spettacolo. Nell'ambito del Festival del Cinema sono consegnati, al Teatro antico, i prestigiosi Nastri d'Argento, premi conferiti dai giornalisti cinematografici. Dal 2005, Taormina Arte, organizza, ad ottobre, il Giuseppe Sinopoli Festival, rassegna dedicata al grande direttore d'orchestra, scomparso nel 2001, per anni direttore artistico di Taormina Arte. Nell'ambito di Taormina Arte, a metà giugno, ogni anno al Teatro Greco, si svolge la premiazione del Premio Internazionale di Giornalismo Taormina Media Award W.Goethe ; i premi vengono assegnati da una prestigiosa giuria internazionale composta da Accademici Nobel e famosi scrittori e giornalisti. L'ultima settimana di settembre Taormina celebra "Le Belle Lettere" e diventa la città del libro e della letteratura grazie a Taobuk, Festival Internazionale del Libro. Il festival prende vita in location storiche, come il Teatro Antico e Piazza IX Aprile. Lungo i sette giorni, Taormina ospita prestigiosi autori di fama internazionale, incontri culturali, mostre d'arte, rassegne cinematografiche e dal 2014 assegna il premio Taobuk Award a persone d'eccellenza nel panorama nazionale ed internazionale.
Le squadre di calcio della città sono: l'A.S.D. Taormina Calcio, che milita nel girone B dell'Eccellenza; l'A.S.D. Sporting Taormina, che milita nel girone C di Promozione; l'A.S.D. Atletico Taormina Calcio, vincitrice 2011/12 del campionato di terza categoria, girone C, di Messina, che milita attualmente nel campionato di prima categoria.
Il Taormina Sporting Club, fondata nel 1925, ha riscosso successi soprattutto nel nuoto e nel tennis, conquistando titoli nazionali e regionali, sia individuali che societari.
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