Visualizzazione post con etichetta sirena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sirena. Mostra tutti i post

domenica 6 settembre 2015

IL LAMANTINO



I lamantini, mammiferi acquatici erbivori dall’aspetto vagamente simile alle leggendarie sirene, hanno la caratteristica di allattare i loro cuccioli nella posizione umana.
Lontano parente dell’elefante, ne conserva la pelle e una piccola proboscide.

Il Lamantino è il mammifero più affascinanate e difficile da incontrare nei mari del mondo. Vive ai tropici, bruca le alghe vicino agli estuari dei fiumi e nelle lagune. In Florida c'è un posto dedicato solo a loro, una sorta di happening internazionale dove in inverno si radunano 500 lamantini da tutto il mondo. Il motivo? A parte socializzare, il fatto che la baia di Kings Bay ha una temperatura dell'acqua costante sopra i 22 gradi anche nei mesi "freddi". E loro, nonostante quanto sembra, non sono grassi come le foche, e proprio per niente simili ai trichechi.

I lamantini sono mammiferi acquatici di grosse dimensioni appartenenti al genere Trichechus (da non confondere con il tricheco, Odobenus rosmarus), a volte noti col nome di mucca del mare, pesce bue o porcello di mare. Sono l'unico genere della famiglia Trichechidae.

I Trichechidi differiscono dai Dugongidi principalmente per la mancanza della terza vertebra cervicale, caratteristica che li rende gli unici Mammiferi, assieme ai bradipi didattili, ad avere solo sei vertebre cervicali. Altri caratteri distintivi sono la posizione più avanzata delle narici, l'assenza di incisivi funzionali e la forma tondeggiante della pinna caudale. Le code dei lamantini sono a forma di racchetta. La loro alimentazione è di tipo erbivoro e trascorrono infatti la maggior parte del loro tempo pascolando nelle acque paludose.

Una caratteristica unica dei lamantini (tra i mammiferi) è la continua sostituzione dei denti molari. Gli esemplari adulti non hanno incisivi né canini, ma solo una particolare serie di denti non chiaramente differenziati in molari e premolari. Unici tra tutte le specie mammifere, essi sono di sostituzione continua, lungo tutto l'arco della vita: i denti in crescita nella parte posteriore della cavità orale fanno muovere verso la parte mediale della dentatura i denti più vecchi, fino a che cadono. In genere in un lamantino non si contano più di sei denti in un determinato momento.

In media il peso del lamantino è di 400–500 kg, la lunghezza di 2,8-3,0 m, con massimi di 3,6 metri e 1775 kg, considerando che gli esemplari femmina tendono ad avere maggiori dimensioni. Alla nascita, un lamantino pesa all'incirca 30 kg.

Come i cavalli, i lamantini sono provvisti di uno stomaco semplice; in compenso hanno un grande cieco, attraverso il quale riescono a digerire i vegetali più complessi. L'intestino del lamantino risulta di dimensioni insolitamente grandi per un animale della loro stazza.



I lamantini spesso si raccolgono intorno alle centrali elettriche, che con la loro attività riscaldano le acque circostanti. E diventano dipendenti da questa fonte di calore non naturale, al punto da non intraprendere più le migrazioni stagionali verso le zone più calde. In tempi recenti molte centrali stanno chiudendo e conoscendo la dipendenza da esse sviluppatasi in questi animali, il Servizio statunitense per la pesca e la fauna selvaggia sta cercando soluzioni alternative per scaldare le acque popolate dai lamantini.

I dati a disposizione sui lamantini derivano da ricerche effettuate unicamente in Florida, Stati Uniti, per cui non possono ritenersi allo stesso modo validi per le altre varietà di lamantini presenti sul pianeta. La velocità di un lamantino va dai 5 agli 8 km/h.

I lamantini hanno un'alimentazione principalmente erbivora, trascorrono la maggior parte del loro tempo a pascolo in acque di profondità di uno o due metri. Si cibano di oltre 60 differenti specie di piante di mangrovia come foglie, erbe acquatiche e alcune tipologie di alghe, facendo uso delle loro labbra superiori. Un lamantino adulto normalmente mangia fino al 9% del suo peso corporeo, equivalente a circa 50 kg, al giorno. La specie è nota per la sua abitudine a cibarsi di piccole quantità di pesce dalle reti.

Questi animali hanno la grazia di una balena e la flemma di un bradipo.
Per il fatto che divorano tante piante acquatiche, in Florida, i lamantini sono stati introdotti in alcuni canali e corsi d'acqua per ripulirli dalle piante "infestanti" come ad esempio il giacinto d'acqua (Eichlornia crassipes), la cui eccessiva crescita spesso può ostacolare la navigazione. Quando pascolano tranquilli tra le piante galleggianti i lamantini ci fanno pensare alla tranquillità del vivere.

Il lamantino è l'animale più "buono" sulla terra, buono nel senso di tranquillo, pacifico, un animale che non litiga con nessuno e che ha fatto della mitezza il suo stile di vita. Anche se c’è un concorrente in amore il maschio si limita a "giocare" con un accenno di combattimento.
In sei anni di osservazioni su una popolazione di lamantini, tra gli unici comportamenti più "energici", è stato annotato un colpo di coda da parte di una madre a un piccolo troppo insistente nelle avances con la madre stessa.
Per questi animali il sesso è gioia, gioco e non esistono comportamenti violenti.

L'accoppiamento dei sirenidi può avvenire in superficie o sott'acqua e le femmine in calore si accoppiano spesso con più maschi.
I lamantini, dopo una gestazione di un anno, partoriscono un solo piccolo ogni due anni. Si è osservato che i piccoli, come avviene nei cetacei, nascono di “coda”. Quando nasce un piccolo la madre non si separa da lui per un solo istante, lo trasporta sulla nuca, lo tiene amorevolmente attaccato al petto ed emette continui vocalizzi, per noi ancora misteriosi, a cui il piccolo risponde.
Il cucciolo viene allattato sott’acqua e nutrito dalla madre per circa un anno, mentre la maturazione sessuale avviene a 9 anni.

Nonostante il loro aspetto "infagottato" i sirenidi sono perfettamente idrodimamici. I loro movimenti in acqua sono armonici e all’occorrenza energici. Grazie alle spinte della grande coda, l'elemento fondamentale per nuotare, che è piatta e arrotondata nei lamantini .
A differenza della maggior parte degli altri mammiferi le femmine dei sirenidi sono più grandi dei maschi.
Il pelo è presente su tutto il corpo (come negli elefanti) e soprattutto nei feti (come nelle balene). Particolarmente abbondanti sono i peli sul labbro superiore. Gli occhi sono piccoli e possiedono due palpebre appena visibili e una membrana nittitante (una "terza palpebra") come gli uccelli. Per il fatto di avere una retina dotata di coni e bastoncelli devono avere una buona vista anche in caso di scarsa luce. Buoni sono anche l’olfatto e l’udito.
I sirenidi sono mammiferi dalla vita sociale ancora poco conosciuta. Mansueti e pazienti nei confronti degli esseri umani vivono solitari, in piccoli gruppi o in coppia, nelle acque marine costiere, nei fiumi, nei canali e nelle zone estuariali.
Nonostante il notevole strato di grasso che li ricopre, i lamantini non sopportano il freddo e sono facili alle malattie polmonari. Notevoli sono le loro capacità di apnea: ben 15’. Nuotano alla velocità di 25 km/h ma la velocità di crociera, quella abituale è di 3-7 km/h.
Fuori dall’acqua sono completamente inetti come una balena e non riescono minimamente ad avanzare per raggiungere l’elemento liquido. Sembra che apprezzino l’ozio, il grattarsi contro le rocce e i contatti in generale fra loro.



Se un subacqueo si avvicina a un lamantino, lui gli si fa incontro curioso, ma se il subacqueo è provvisto di bombole i lamantini generalmente lo evitano. .
Carni deliziose, olio pregiato e pelle robustissima sono stati per lamantini un grosso handicap. Nel 1950, in un solo anno, furono uccisi ben 38.000 lamantini amazzonici. Ma ancora oggi un pericolo incombe su questi pacifici animali: i motori delle barche.
Spesso, infatti, questi sirenidi, soprattutto in Florida e nei Caraibi, nonostante la loro pelle sia spessa in alcuni punti anche 5 centimetri, vengono feriti in modo anche grave dalle eliche delle imbarcazioni a motore (gli scienziati utilizzano proprio le cicatrici per identificare i singoli individui!). Altri pericoli per questi animali sono rappresentati dalle chiuse dei canali e dalle reti sommerse.
I lamantini hanno pochi nemici naturali. Nelle acque dolci i piccoli possono essere predati da alligatori o coccodrilli. Mentre in mare gli unici pericoli naturali sono rappresentati dai grandi squali. E' stato osservato che se uno squalo va incontro a un piccolo la madre gli fa da scudo. I lamantini in passato sono stati decimati, quando vivevano numerosi nelle acque del Nicaragua, del Costarica , del Panama.
Oggi nelle acque del King’s Bay, in Florida, ne vivono ancora 2.000 finalmente protetti e chi ne uccide uno rischia la prigione e oltre 10.000 dollari di multa.

La prima nascita in cattività di un lamantino è avvenuta nel 1975 nel Seaquarium di Miami in Florida. Qui negli anni successivi sono nati numerosi altri piccoli poi liberati a King’s Bay.
Il Miami Seaquarium è, infatti, autorizzato a curare animali selvatici ammalati o feriti per poi rimmetterli in libertà.
Speriamo che i programmi di conservazione, basati sull'educazione dell'uomo, sulla ricerca scientifica e soprattutto sulla salvaguardia degli ambienti naturali, salvino dall'estinzione i lamantini.
Queste affascinanti e pacifiche sirene del nostro tempo rischiano di scomparire prima ancora di svelarci i misteri delle loro comunicazioni sonore o di raccontarci la loro affascinante storia evolutiva.



LEGGI ANCHE : http://marzurro.blogspot.it/2015/09/le-sirene.html





sabato 5 settembre 2015

LE SIRENE



Le sirene erano in origine delle figure religiose greche dalle forme ornitomorfe e caratterizzate da un seducente richiamo. Successivamente tali entità mitologico-religiose verranno trasferite nella tradizione della Roma antica. Queste sirene dell'antichità classica si sovrappongono spesso, nella denominazione in lingua italiana, con differenti figure leggendarie.

Le sirene classiche dell'antichità mediterranea affondano il loro mito in epoche che non hanno tuttora potuto far giungere a noi documentazione originale scritta. Citate nell'Odissea e non descritte, si ricollegano a precedenti epiche, come il mito degli Argonauti e quindi alla civiltà egea. Sono comunque numerose le rappresentazioni coeve e precedenti di esseri alati con capo o con capo e busto femminili che vengono associate alle sirene.

L'origine letteraria, nell'antichità classica, della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, la supererà indenne.

Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene; a tal proposito si è presupposto che ciò fosse dovuto alla sua consapevolezza che il proprio uditore conoscesse le forme di queste creature grazie ad altri racconti mitici come le avventure di Giasone e degli Argonauti avendo il compito di consolare le anime dei defunti con il loro dolce canto e di accompagnarle nell'Ade.

Secondo i glossografi siriani le sirene sarebbero invece esseri metà uomo e metà cavallo, e in arabo ed etiopico il termine al plurale seriel presenta una tipologia di mostri misteriosi abitanti il deserto.

L'ibrido donna-animale nelle sue diverse connotazioni, nasce dunque, come indicato nella premessa, da un equivoco o da una tradizione, tuttavia non attestata, secondo la quale le sirene, gettatesi in mare per non essere riuscite a trattenere l'eroe Odisseo/Orfeo, si sarebbero trasformate in vergini-pesce. Su questi ed altri equivoci, a volte assimilanti anche altri esseri come ninfe naiadi e spiriti acquatici come la nixie, e molti personaggi di favole e mitologie anglosassoni e norrene, continua a perdurare una ormai inestricabile confusione terminologica.

In ogni caso, per traslazione o trasformazione, un tipico esempio dell'evoluzione del termine e della sua rappresentazione lo troviamo in uno dei simboli di Varsavia, la Warszawska Syrenka o sirena guerriera di Varsavia. La più antica immagine della sirena di Varsavia giunge dal 1390. Nel centro storico troneggia lo stemma: una figura con piedi di uccello, corpo di un drago e volto umano.
Nel secolo successivo (1459) mostra la coda di pesce, un busto femminile con mani e piedi con artigli da uccello.

La forma attuale di una donna con una coda di pesce deriva dal 1622, e questa disposizione è la forma odierna. Nella mano sinistra tiene uno scudo, una spada nella destra. Dal 1938 è mostrata su uno sfondo rosso.

A Varsavia ci sono attualmente due statue della sirena. La più vecchia è stata creata dallo scultore Hegel Konstanty, in lega di zinco, situata sulla Piazza della Città Vecchia 1855. La nuova statua è stata creata dallo scultore Ludwika Nitschowa nel 1939. Modella di riferimento è stata l'etnografa, poetessa e partigiana Krystyna Krahelska che cadde nella rivolta di Varsavia del 1944 come infermiera.

Nella cultura contemporanea, in virtù appunto della sovrapposizione tra i termini inglesi siren e mermaid, e largamente nella cultura popolare le sirene sono generalmente indicate come ibridi donna-animale con busto da donna e coda di pesce. Diffusamente note in tutte le culture odierne, anche grazie alla fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen(ripresa dal mito di Partenope), pubblicata per la prima volta nel 1836. Esse sono coloro che cantano negli oceani e ingannano gli uomini, facendoli annegare. In molte fiabe invece, troviamo esse come pacifiche creature marine abitanti di Atlantide.

Nella St. Senara's Church, chiesa di San Senara del XII secolo, a Zennor Churchtown, Cornovaglia, si trova una delle più note rappresentazioni, una scultura lignea in altorilievo, sul lato di una sedia, un simbolo che ha avuto diverse interpretazioni da parte dei fedeli medievali. Prima dell'era cristiana, le sirene (mermaid) sono state uno dei simboli di divinità del mare e dell'amore. In una mano tenevano una mela cotogna e nell'altra un pettine. Più tardi la mela cotogna è stata cambiata in uno specchio, simbolo di vanità e di mancanza di cuore per i cristiani medievali come simbolo di lussuria e un monito contro i peccati della carne. Ma localmente, appunto in Cornovaglia, aveva anche un'altra interpretazione più ispiratrice tra le comunità marinare, dove è stata utilizzata anche per illustrare le due nature di Cristo. Mentre la sirena era umana e pesce, così Cristo poteva essere nello stesso tempo umano e divino, un messaggio che avrebbe colpito gli abitanti di questa regione isolata le cui vite erano intrecciate con il mare. La leggenda locale, La leggenda della sirena di Zennor sostiene che questa figura commemora un evento reale dalla storia parrocchiale, quando il canto di un corista di nome Matteo Trewhella, avrebbe adescato una sirena a giungere a terra dalle profondità del mare. Secondo il racconto ogni domenica essa si sedeva in fondo alla chiesa, incantata dalla sua bella voce. Un giorno, non più contenendo la sua infatuazione, lo portò al piccolo ruscello che scorre ancora attraverso il centro del paese e porta in mare a Cove Pendour nelle vicinanze. Matteo Trewhella non fu mai più visto. Nelle calde serate estive, a piedi nella pittoresca insenatura ora chiamata "Mermaid Cove", si dice che si sentano i due amanti cantare felici insieme, e le loro voci passano ascoltabili attraverso il fragore delle onde che si infrangono.

Secondo il libro di Dorothy Dinnerstein, Mermaid and the Minotaur, queste creature ibride uomo-animale, possono trasmettere i concetti emergenti di antichi esseri umani diversi dagli animali: "La natura umana è contraddittoria, e le nostre differenze di animali terrestri sono misteriose e profonde". Gloria Jean Watkins, bell hooks, cita Dorothy Dinnerstein nel suo libro The Will to Change: Men, Masculinity, and Love, interpretando la figura simbolica della sirena, come archetipo femminile primordiale, calato nella cultura che contrappone uomini e donne. La figura viene vista e rivisitata in chiave psicoanalitica, alla ricerca di una sintesi maschio-femmina nei temi relativi alla cura e all'educazione della prole.



Nella mitologia greco-romana le sirene erano mostri marini in forma di donna con la parte inferiore di pesce, il cui canto affascinava i naviganti. Oggi le uniche sirene scientificamente conosciute sono i lamantini e i dugonghi: grandi mammiferi misteriosi, unici, rari e per molti bellissimi.

Se ogni leggenda ha un briciolo di verità, anche nel caso del mito delle sirene esiste una realtà: i Sirenii o Sirenidi, un ordine di Mammiferi che come i Cetacei o i Pinnipedi è perfettamente adattato all’ambiente acquatico.

Le quattro specie attualmente viventi (il dugongo, il lamantino dei Caraibi, il lamantino africano e il lamantino delle Amazzoni), tutte sempre più rare e minacciate di estinzione, vivono in acque dolci e in acque marine tropicali e subtropicali.

Gli antenati degli attuali sirenidi risalgono a 55 milioni di anni fa quando lasciarono la terra per il mare e intrapresero una radicale trasformazione: gli arti posteriori, il bacino e il collo sparirono e la coda e gli arti anteriori divennero pinne.
Fossili africani hanno dimostrato che i sirenidi sono lontani parenti degli iracidi (o procavie) e dei proboscidati, gli attuali elefanti, avendo antenati in comune. Queste affinità si riscontrano ad esempio nella dentizione: come gli elefanti, lamantini e dugonghi hanno grossi molari che compaiono nella cavità orale a mano a mano che i precedenti si consumano. Altra particolarità in comune sono le mammelle in sede pettorale (mentre nei Cetacei e nei Pinnipedi le mammelle sono in posizione inguinale) e sarà forse per questo che i marinai di un tempo, con molta fantasia scambiarono i lamantini dei Caraibi per le mitiche sirene.
I lamantini si chiamano anche manati, un nome che deriva da "manattoui" che nella lingua degli indiani Seminole significa "petto di donna". Il primo a descriverli fu Cristoforo Colombo il 9 gennaio del 1493 nel suo diario di bordo verso Española:
“Ho visto tre sirene emergere dall’acqua. Ma non sono così belle come le dipingono, benché in un certo qual modo posso dirvi che hanno forma umana...” Ma la leggenda delle sirene è soprattutto collegata ai dugongidi.
I marinai di un tempo vedevano questi animali emergere in posizione verticale dall'acqua. Forse videro una femmina di dugongo che allattava il piccolo tenendolo stretto con gli arti anteriori ed è quindi probabile che le sirene di cui parla Omero, quelle di Ulisse, siano state dei dugonghi.

Per secoli, le sirene hanno affascinato molte persone attirando la loro attenzione. Culture provenienti da tutto il mondo e senza alcun contatto tra loro riportano racconti di sirene nel loro folklore e tutte con descrizioni molto simili. Grazie a queste storie e ai film moderni tutti sanno che cosa siano le sirene, ma poche persone sono state in grado di fornire prove per testimoniare la loro esistenza. Gli scettici sono molti, ma esistono anche persone che ci credono.

Kiryat Yam è l'unico posto al mondo in cui esiste una ricompensa di oltre 700 mila euro per la prima persona a fornire filmati risolutori circa l'esistenza di una vera sirena. Il governo locale ha offerto questo premio, in risposta ai numerosi avvistamenti in Israele.

Pare ci sia una sirena che certe volte appare al tramonto. Una delle prime persone a vederla è stato Shlomo Cohen: «Ero con degli amici quando improvvisamente abbiamo visto una donna, distesa sulla sabbia in modo strano. In un primo momento ho pensato che fosse solo un'altra bagnante, ma quando ci siamo avvicinati si è gettata in acqua scomparendo. Eravamo tutti sotto shock perché abbiamo visto che aveva una coda», ha detto Cohen secondo Israel National News.




Il 6 marzo del 2013, il geologo marino Torsten Schmidt ha rilasciato uno straordinario documento riguardo a ciò che crede essere una sirena ripresa con la sua telecamera durante un'esplorazione in acque profonde.

Stipulato un contratto con l'Iceland GeoSurvey, il dottor Schmidt e la sua squadra danese hanno lavorato su una 'mappatura sismica e di campionamento dei fondali oceanici' per individuare i siti promettenti di riserve petrolifere e gas naturale.

A quasi mille metri sotto la superficie dell'oceano, il dottor Schmidt ha riferito di aver non solo visto qualche fenomeno interessante, ma anche di aver udito alcune cose notevoli. Dopo aver segnalato all'Iceland GeoSurvey gli strani rumori che sentiva quando stava analizzando il fondo dell'oceano, ha chiesto di avviare un'indagine, che tuttavia è stata rifiutata.

«Ci hanno ricordato i nostri accordi di riservatezza e ci è stato detto che non potevamo condividere la nostra registrazione con nessun altro», ha detto il dott. Schmidt al giornalista Jon Frankel nel documentario Animal Planet: Sirene: le nuove prove.

Il dottor Schmidt ha finito per condurre in maniera autonoma la sua indagine: «ho portato con me due telecamere in ogni immersione, nel caso in cui riuscissimo a vederle». Commentando il suo filmato, il geologo ha detto a Jon Frankel: «bene, l'ho guardata e sapevo che stavo guardando negli occhi un'altra specie intelligente, come noi».

Le sirene sono state avvistate in numerose occasioni in Zimbabwe. Si è affermato che i lavori per completare la costruzione delle dighe siano stati ritardati dalle sirene: a quanto pare, le sirene avevano molestato i lavoratori durante l'installazione delle pompe per l'acqua. «Tutti gli ufficiali che ho inviato hanno giurato di non voler tornare più lì», spiega il ministro Nkomo sul quotidiano Herald, approvato dello stato del Zimbabwe.

«Abbiamo anche assunto bianchi pensando che i nostri ragazzi non avessero voglia di lavorare, ma anche loro sono tornati dicendo che non sarebbero tornati di nuovo a lavorare lì», ha aggiunto Nkomo.

In Sud Africa circa il 30 per cento dei resti di una sconosciuta creatura simile all'uomo sono stati trovati nella pancia di un grande squalo bianco morto. Dopo le analisi è emerso che il corpo aveva le mani e un teschio umanoide. Inoltre, nelle fauci dello squalo, era rimasta incastrata la punta di una pastinaca, che si dice sia l'arma tipica di una sirena.

Nel 1967 nel Canada c'è stato un avvistamento di una donna con la coda di un delfino da parte di turisti che erano su un traghetto. La creatura è stata descritta avente bellissimi capelli biondi nell'atto di mangiare un salmone. L'avvistamento è stato riportato dal quotidiano Times-Colonist e ha attirato un sacco di attenzione, ma nessuno è riuscito ad avvistarla di nuovo.

Nel 1943, al tempo della seconda guerra mondiale, molte sirene sono state avvistate dai soldati giapponesi sulle coste delle isole Kei in Indonesia. Hanno riferito di averle viste nuotare in acqua e una anche sulla spiaggia; una descrizione di quest'ultima è la seguente: alta circa 150 cm, la pelle rosata, volto e arti umani, pungiglioni sopra la testa e la bocca come quella di una carpa.

Quando il sergente Taro Horiba sentì le notizie di una sirena morta portata a riva, andò a esaminarla. Dopo averla vista con i propri occhi ne fu convinto e dopo il suo ritorno in Giappone, esortò gli scienziati ad andare a studiare queste sirene, ma nessuno gli credette e le sue affermazioni furono respinte, quindi non fu intrapresa nessuna indagine.

La gente del posto si riferisce alle sirene come Orang Ikan, ovvero 'persone pesce' in malese. Ci sono stati diversi avvistamenti simili nella zona; in più, sembra che alcune sirene siano state catturate nelle reti da pesca in alcune occasioni.

Una segnalazione d'avvistamento di sirene in Canada nel 1886 è citata dal zoologo Karl Shuker sul suo sito web. Il resoconto proviene dal giornale Cape Brooklyn Eaglenell'agosto del 1886.

«I pescatori di Gabarus, Cape Breton, si sono esaltati per le apparizioni di una sirena, vista nelle acque da alcuni pescatori pochi giorni prima. Mentre il signor Bagnall, accompagnato da alcuni pescatori, era fuori in barca, osservarono che sulla superficie dell'acqua, a pochi metri dalla barca, galleggiava quello che doveva essere un cadavere. Avvicinandosi con l'intento di portarlo a riva, lo videro muoversi e con loro grande sorpresa, si voltò in posizione seduta, li guardò e scomparve. Pochi istanti dopo riapparve in superficie e li guardò di nuovo, per poi sparire del tutto. La faccia, la testa, le spalle e le braccia assomigliavano a quelle di un essere umano, ma gli arti inferiori avevano l'aspetto di un pesce. La parte posteriore della sua testa era coperta da lunghi capelli scuri che ricordano la criniera di un cavallo e le braccia erano a forma di essere umano, tranne per il fatto che le dita di una mano erano molto lunghe. Il colore della pelle non era diverso da quello di un essere umano. Non vi è dubbio che il misterioso sconosciuto corrisponde a quella che viene definita una sirena ed è il primo avvistamento nelle acque di Cape Breton».

Shuker cita un altro articolo dal quotidiano Daily Kennebec Journal of Augusta, Maine, del 24 giugno 1873:

«Circa nello stesso periodo (1737) un racconto venne da Virgo, in Spagna, dopo che alcuni pescatori sulla costa avevano preso una sorta di tritone grande un metro e mezzo dalla testa ai piedi. La testa era come quella di una capra, con una lunga barba e baffi, una pelle nera, un po' peloso, un collo molto lungo, le braccia corte, le mani più lunghe di quanto dovrebbero essere in proporzione e lunghe dita, con le unghie come artigli;dita palmate e una pinna nella parte inferiore della schiena».

Henry Hudson, esploratore e pioniere del fiume Hudson, testimonia di aver visto una vera sirena vicino alla Russia. Hudson scrisse nel suo diario: «Due membri dell'equipaggio – Thomas Hilles e Robert Rayner – avvistarono una sirena a 75° 7' N, e gridarono al resto dell'equipaggio di andare a guardare». L'esploratore l'ha anche descritta avente una «coda di un delfino maculata come un sgombro».