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domenica 10 gennaio 2016
L'ISOLA D'ELBA
L'isola d'Elba è situata tra il mar Ligure a nord, il canale di Piombino a est, il mar Tirreno a sud e il canale di Corsica a ovest, posta a circa 10 chilometri dalla costa. È la più grande delle isole dell'Arcipelago Toscano, e la terza più grande d'Italia (223 km²). L'Elba, assieme alle altre isole dell'arcipelago (Pianosa, Capraia, Gorgona, Montecristo, Giglio e Giannutri) fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
«Si trovano anco de' canarij bastardi scesi dalli naturali nell'isola dell'Elba, in questo modo, che venendo una nave di Canaria per queste parti, patì naufragio nelli scogli di detta isola, e portando molti di questi ucelli se ne vennero in detta isola, dove si trovano e sono della grossezza della lecora (lucherino), ma più gialli assai nel mento ch'il canario naturale, et ha i piedi negri, et questo sarà il maschio de' bastardi.»
L'isola era già abitata durante il Paleolitico, come dimostrano i ritrovamenti di strumenti litici (Lacona, Sant'Andrea, Pomonte, Procchio, Biodola, Colle di Santa Lucia, Marciana Marina e Serrone delle Cime). Il Neolitico è attestato da manufatti in pietra ed ossidiana (asce, punte di freccia e lame) rinvenuti sul Massiccio del Monte Capanne (Masso alla Guata, Masso dell'Aquila, Serraventosa, La Stretta, Piana di Moncione, Chiusa Borsella), Marciana Marina, Procchio, Lacona, Biodola, Portoferraio, Cavo, Rio nell'Elba. Notevoli tracce dell'Età del Rame e dell'Età del Bronzo esistono in vari settori dell'isola; di estremo interesse la Necropoli rupestre di Rio Marina, eneolitica, gli insediamenti protostorici del Monte Capanne e del settore orientale (Cima del Monte, Volterraio) insieme ai siti megalitici dei Sassi Ritti, delle Piane alla Sughera, di Monte Còcchero, Monte Giove, Masso dell'Aquila, Masso dell'Omo, Serraventosa, Pietra Murata e Cima del Monte. All'VIII secolo a.C. si datano invece alcuni ripostigli di oggetti in bronzo rinvenuti nell'area di Colle Reciso, di San Martino e Chiessi. Secondo la tradizione letteraria, in epoca protostorica l'Elba era abitata dagli Ilvati, una popolazione appartenente all'etnia dei Liguri, come sembrerebbe attestato dai toponimi Borandasco, Ciarbonciasca, Marcerasca e Soleasco con il tipico suffisso in «-asc»; da qui, secondo alcuni, il nome antico dell'isola: Ilva.
Ricchissima di giacimenti di ferro, l'isola d'Elba rese possibile il sorgere della civiltà etrusca, la quale costruì vari villaggi d'altura fortificati (Monte Castello, Castiglione di San Martino, Castiglione di Campo, Monte Fabbrello e Monte Puccio), ubicati su colline in posizione strategica per il controllo del mare e delle rotte marittime di diffusione del ferro. Ad essi si affianca la Necropoli ellenistica di Capoliveri e la Necropoli di Casa del Duca. Altri siti che hanno restituito materiali etruschi sono Le Trane, Monte Orello, Colle di Santa Lucia, Masso dell'Aquila, Serraventosa, Grassera, Pietra Murata, Poggio, Volterraio, Le Mure, Capoliveri e Monte Serra. Nel 453 a.C. l'isola fu saccheggiata dalla flotta siracusana comandata da Apelles e Phayllos; di tale evento sarebbero testimonianza alcuni rinvenimenti presso Le Mure.
Successivamente, con il dominio di Roma, sull'isola furono edificate almeno tre ville marittime (Villa della Linguella, Villa delle Grotte e Villa di Capo Castello) ed almeno un centro abitato di cospicue dimensioni, l'attuale Portoferraio, dove furono rinvenute due necropoli e condutture fittili. Sempre all'età romana risalgono alcuni importanti relitti subacquei (Relitti di Sant'Andrea, Relitto del Nasuto, Relitto di Chiessi, Relitto di Procchio e Relitto di Punta Cera). In località Seccheto, nel 1899, fu rinvenuto un altare in granodiorite dedicato ad Ercole dal prefetto Publius Acilius Attianus. Un'interessante traccia toponomastica d'età romana è costituita dalla località Remmiano presso Cavoli, che deriverebbe dal possedimento di un Remmius.
Dopo la caduta di Roma, l'Elba divenne territorio degli Ostrogoti e successivamente, nel 610, dei Longobardi; a questi ultimi si devono numerosi toponimi presenti ancora oggi sull'isola, come Gualdo (da wald, «bosco»), Cafaio (da gahagi, «recinto»), Catro (da kater, «cancello»), Caparùtoli, Cadonno e Castormo (casa di Barùttuli, di Donno e Sturmi, nomi personali). Contestualmente l'Elba divenne luogo di eremitaggio per i primi anacoreti cristiani, tra cui San Cerbone nel 573. Nell'874 l'isola fu pesantemente saccheggiata dai Saraceni, mentre nel 1003 e nel 1016 fu assalita da Mujahid al-Amiri.
A partire dal primo millennio dopo Cristo, l'isola divenne parte del territorio della Repubblica di Pisa; furono edificate torri di avvistamento come la Torre di San Giovanni, il villaggio fortificato di Montemarsale, la Fortezza di Marciana e la Fortezza del Volterraio, situata su un'altura inaccessibile per trovare rifugio dalle scorrerie dei pirati. Sempre ai Pisani, tramite l'Opera della Primaziale Pisana, si deve l'apertura o il riutilizzo del sito estrattivo delle Grottarelle.
Nello stesso periodo si svilupparono i Comuni dell'isola: Capoliveri (sede del Capitanato), Rio, Gràssera, Latrano, Ferraia, Montemarsale, Campo, Poggio, Marciana e Pomonte. A tale epoca risalgono alcuni importanti edifici religiosi come la Pieve di San Lorenzo, la Pieve di San Giovanni, la Pieve di San Michele e la scomparsa Pieve di San Giovanni di Ferraia. Allo stesso periodo risalgono le piccole chiese intitolate a San Bartolomeo, San Frediano, San Benedetto, San Biagio, Santa Maria, San Quirico, San Menna e alla Madonna della Neve.
Nel 1399 l'Elba passò sotto la signoria degli Appiano di Piombino.
L'isola subì pesanti devastazioni da parte di corsari tunisini nel 1442, e successivamente per mano di Khayr al-Din nel 1534 e 1544 e di Dragut nel 1553 e 1555. Nel 1548 il granduca di Toscana Cosimo I affidò all'architetto Giovanni Camerini la progettazione una città fortificata simbolicamente chiamata Cosmopoli (oggi Portoferraio), concepita come presidio militare con lo scopo di difendere le coste toscane nonché come sede dei Cavalieri di Santo Stefano e che nel 1583 venne così descritta da Giovan Battista Adriani: «Il poggio più elevato, che signoreggia e scuopre tutto il porto, fu chiamato il Falcone: l'altro men rilevato dalla forma della fortezza secondo la qualità del sito hebbe nome la Stella, spargendo le sue fortificazioni qua e là a guisa di razzi. Parimente fermarono un bastione sopra la bocca del porto, il quale fu chiamato dalla forma Linguella.» In tal modo l'isola venne a trovarsi divisa in tre settori politicamente dipendenti da Firenze (circondario di Portoferraio), dalla Spagna con lo Stato dei Presidi (circondario di Porto Longone, oggi Porto Azzurro) e da Piombino (tutto il restante territorio elbano). Nel 1603 gli spagnoli dello Stato dei Presidi iniziarono a Porto Azzurro la costruzione del nucleo fortificato chiamato Forte Beneventano, insieme al presidio militare del Forte Focardo. Al 1744 risale la prima descrizione generale sulla storia dell'isola (Zibaldone di memorie) da parte di Giovanni Vincenzo Coresi Del Bruno, governatore di Grosseto. Intorno al 1780 l'Elba fu visitata dal pittore John Robert Cozens, che ritrasse panorami di Porto Azzurro. Nel 1799 la Francia tentò di impossessarsi dell'isola, con pesanti scontri avvenuti presso Procchio. Nel 1802 l'Elba entrò a far parte dell'Impero francese, e Louis Puissant fu incaricato di misurare l'isola e di redigere con altri collaboratori un'accurata cartografia. Negli stessi anni l'Elba fu visitata da diversi scrittori inglesi e francesi che descrissero l'isola nelle loro opere, come Arsenne Thiébaut De Bernaud (Voyage à l'isle d'Elbe), Richard Colt Hoare (A tour through the island of Elba) e Hugh William Williams (Travels in Italy). L'imperatore Napoleone Bonaparte fu esiliato all'Elba nel 1814 e vi rimase 10 mesi come sovrano del Principato dell'Isola d'Elba.
A testimonianza della sua permanenza restano due belle ville ove soggiornò: Villa dei Mulini in posizione dominante a Portoferraio, e Villa San Martino residenza estiva del Còrso alla periferia della piccola capitale elbana; dal 23 agosto al 5 settembre 1814 Bonaparte soggiornò presso il Santuario della Madonna del Monte. Nel 1815 Giuseppe Ninci pubblicò a Portoferraio la Storia dell'isola dell'Elba, dedicata a Napoleone Bonaparte.
A partire dal 1830 si ebbero i primi flussi migratori dall'isola d'Elba verso il Venezuela, nello Stato di Trujillo. Il 13 dicembre 1900 la società siderurgica Ilva iniziò la costruzione degli altiforni a Portoferraio. Le due guerre mondiali hanno visto morire centinaia di giovani elbani; e i due dopoguerra hanno visto emigrare migliaia di lavoratori elbani.
Il 17 giugno 1944 le truppe alleate franco-senegalesi sbarcarono sulla spiaggia di Fonza con la cosiddetta Operazione Brassard. Nel 1950 l'Elba fu interessata dai finanziamenti devoluti dalla Cassa per il Mezzogiorno per i rimboschimenti a conifere in diversi rilievi come il Monte Perone e il Monte Orello. Tra il 1959 e il 1964 l'isola fu visitata dall'archeologo Giorgio Monaco, che intraprese numerosi scavi nei siti archeologici di Monte Giove, Monte Còcchero, Valle dell'Inferno e della Villa romana delle Grotte. Nel 1960, a seguito delle numerose scoperte archeologiche avvenute all'Elba, fu costituito a Portoferraio su iniziativa privata il Sodalizio Elbano per Studi e Ricerche archeologiche. Più recentemente, grazie al turismo internazionale, l'isola è diventata famosa (anche all'estero) per il suo vino, in particolare l'aleatico, dolce vino liquoroso da dessert che spesso accompagna il dolce tipico, la schiaccia briaca.
Per sua posizione geografica, l'Elba rappresenta un ponte linguistico tra Toscana e Corsica. Il dialetto elbano sopravvive nelle zone più marginali dell'isola, specialmente nel versante occidentale e orientale; secondo alcuni glottologi, «l'elbano appartiene al gruppo dei dialetti còrsi, e fra essi è il più toscanizzato.» Secondo altri, come Gerhard Rohlfs, l'elbano fa parte dei dialetti toscani insulari. Inoltre «il dialetto elbano è fra i più interessanti per gli avvicendamenti etnici e le varie situazioni storiche, che l'hanno condizionato in doppia direttrice, nell'ascissa còrso-toscana e nell'ordinata napoletana-genovese.»
In ogni caso, la gorgia toscana risulta assente tranne che nell'area di Portoferraio (luogo di assidua frequentazione continentale a partire dal XVI secolo), mentre nel circondario di Capoliveri le consonanti intervocaliche c, p e t hanno pronuncia sonora (ad es. aberto per aperto, munigibio per municipio). Il settore occidentale dell'Elba è quello che più si avvicina al còrso settentrionale e al capocorsino; sostantivi come bóllero, gaina (con suono cacuminale), regùzzolo e téppa equivalgono al còrso bóllaru («sorgente»), ghjaina («gallina»), regùzzulu («pettirosso») e tippa («pendio»). Influssi del dialetto ligure si riscontrano nei sostantivi léppico («appiccicoso») e rumenta («immondizia»), che si riallacciano a lépegu e rumenta. Modi di dire in antico dialetto elbano sono, ad esempio, «'Un c'è nimo 'n dógo» («Non c'è nessuno in giro», dal latino nemo in loco) e «Gaina ch'un ha fatto óve d'è sempre poasta» («Gallina che non ha fatto uova è sempre pollastra»). Molti toponimi dell'Elba tradiscono un'origine comune con quelli della Corsica; tra essi Bóllero (còrso bóllaru, «sorgente»), Caracuto (còrso caracutu, «agrifoglio»), Gombale (còrso ghjómbulu, «masso»), Pastorecce (còrso pasturìcciule, «quartieri pastorali»), Penzutello (còrso pinzutellu, «pendio»), Tole (còrso tola, «tavola»). Nella toponomastica elbana esistono inoltre alcuni esempi della terminazione locativa -inco (dal latino incola, «abitante») come Batinca, Castaldinco, Ciabattinca, Generinco e Sassinca.
L'Isola d'Elba è diventata una meta del turismo nazionale ed internazionale grazie alla sua preziosa natura capace di soddisfare le aspettative dei turisti che ogni anno la scelgono per le proprie vacanze.
A chi la sceglie per il mare l'Isola d'Elba offre 147 Km di coste con una alternanza di spiagge, calette, baie, fondali ricchi di pesci, crostacei e piante:
un paradiso naturale sia per il villeggiante che ama stendersi in riva al mare sia per il subacqueo più esigente.
Non solo: agli amanti del ciclismo, della mountain bike, agli scooteristi e motociclisti l'Isola d'Elba propone con i suoi 220 Km di strade asfaltate e gli oltre 60 Km di strade sterrate scenari grandiosi, panorami mozzafiato alternati a rilassanti amenità.
E poi: il piacere di una cucina tradizionale, di mare e di terra, tramandata negli anni dalle famiglie dei minatori e dei pescatori che prima dell'avvento del turismo rappresentavano la maggioranza della popolazione elbana; ed i vini caratteristici, sia bianchi che rossi, forti, provenienti da vigne pregne di iodio, di salmastro e di sapori di macchia mediterranea.
E i passiti, fiore all'occhiello della nostra produzione enologica: l'Aleatico, il Moscato e l'Ansonica.
L’Elba è un’isola molto interessante sia dal punto di vista paesaggistico che storico, geologico e architettonico. Le spiagge, una diversa dall’altra, e i panorami sono incantevoli, mentre i siti archeologici, le miniere, i musei e le fortezze sono accattivanti.
Perla dell’Arcipelago toscano, l’Elba è famosa per le spiagge di Cavoli, Fetovaia, l’Innamorata, Le Ghiaie e Seccheto ma numerosi piccoli litorali quasi inaccessibili si trovano lungo la sua costa.
Mozzafiato la vista dal Monte Capanne: il vostro sguardo spazierà su golfi stupendi e raggiungerà le coste italiane e quelle delle isole vicine come Capraia, Montecristo e Pianosa.
Portoferraio, la città più importante dell’isola, è uno scrigno grazie alle fortificazioni medicee di Forte Falcone, Forte Stella e Torre Linguella. Non meno affascinanti Marciana e Capoliveri con i loro caratteristici vicoli che s’intrecciano su diversi dislivelli.
Ma l’isola custodisce anche fortificazioni etrusche, torri pisane e ville romane.
I musei più conosciuti all’Isola sono quelli legati all’Esilio di Napoleone Bonaparte.
Portoferraio è la cittadina principale dell’Isola d’Elba e si affaccia intorno ad una bellissima insenatura lungo la costa nordorientale.
Il centro storico di Portoferraio, di una bellezza e di un fascino unico, si sviluppa lungo il versante di una piccola collina.
Conosciuta in epoca Romana con il nome di Fabricia, Portoferraio è stata dominata anche dagli etruschi e dai greci. Il suo aspetto fortificato rinascimentale, come ci appare oggi, è dovuto agli interventi voluti da Cosimo I dei Medici nel 1548. Le fortificazioni medicee, il Forte Falcone, il Forte Stella e la Torre della Linguella all’ingresso della darsena, furono realizzate dall’architetto Giovanni Battista Bellucci e sono collegate tra loro da possenti mura.
Nel 1814 l’isola ospitò l’esule Napoleone Bonaparte che scelse la Palazzina dei Mulini come residenza istituzionale.
Nella parte nordoccidentale del centro storico si trovano le bellissime spiagge di ciottoli bianchi di Le Ghiaie, Capo Bianco e Padulella. Appena fuori città si trovano le spiagge di Bagnaia, Biodola e Forno.
Molto bello il colpo d’occhio sulla città all’arrivo in traghetto.
Tra i borghi più belli e romantici dell’Isola d’Elba, Porto Azzurro si trova all’interno del profondo Golfo di Mola, la più ampia insenatura della costa orientale, ed è sovrastato dalla Fortezza Spagnola di San Giacomo, una cittadella a pianta stellata costruita nel 1603 e oggi carcere.
Questa rinomata località balneare è dotata di un bel porto turistico, costeggiato da ristorantini, gelaterie e negozietti, e vanta una bella e ampia piazza che la sera si anima con numerosi eventi. Inoltre strette e pittoresche viuzze e scalinate si snodano sul versante della collina regalando stupendi scorci sui tetti e sulla baia.
Nelle vicinanze di Porto Azzurro si trovano le bellissime spiagge di Barbarossa, La Rossa, Terranera, Reale, Mola e La Pianotta, e numerose aziende vitivinicole dove assaggiare il vino prodotto sull’isola.
Porto Azzurro si trova a 13 chilometri da Portoferraio.
Tra le località turistiche più amate dell’isola d’Elba, specialmente da russi e tedeschi, Marciana Marina si trova lungo la costa settentrionale dell’isola, all’estremità sinistra dal grande golfo di Procchio.
Il nucleo abitato principale sorge sulla scogliera del Cotone ma le strutture turistiche hanno raggiunto sia l’entroterra che il lungomare. I caratteri architettonici dell’Ottocento, tipici della costa toscana, sono stati preservati e le donano un aspetto elegante e romantico.
La spiaggia più famosa è quella della Fenicia, situata dietro la Torre Saracena edificata nel XII secolo simbolo del paese, ma sono molto belle anche la Cala, la Crocetta e la spiaggetta delle Sprizze.
La vita notturna di Marciana Marina è vivace e mondana e si sviluppa sul lungomare dove si affacciano negozietti, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e e localini.
Marciana Marina si trova a 20 chilometri da Portoferraio.
Nella parte meridionale dell’Isola d’Elba, a pochi chilometri da Porto Azzurro, su una terrazza del Monte Calamita al centro di una verde penisola, si trova il paese di Capoliveri, un antico castello fortificato dai pisani nel XII secolo.
L’aspetto medievale domina il centro di Capoliveri dove le case si affacciano su stretti vicoli e continui saliscendi fino a raggiungere la piazza principale, Piazza Matteotti, da dove ammirare splendidi scorci sui tetti del borgo. Il centro oltre ad essere pittoresco offre splendide viste sulla costa ed è vivace e ricco di negozietti di artigianato, ristorantini, enoteche e locali.
Famoso in età etrusca per le miniere di ferro e in epoca latina per il vino, Capoliveri prosegue ancora oggi la sua antica tradizione di vigneti e ottimo vino che può essere acquistato direttamente nelle aziende vitivinicole che si trovano lungo la strada che da Portoferraio conduce a Porto Azzurro e a Capoliveri.
Diverse spiagge si trovano vicino a Capoliveri: ai piedi del promontorio su cui sorge il paese si trovano la meravigliosa spiaggia della Madonna delle Grazie, la strepitosa Zuccale, l’Innamorata, Barabarca e Naregno, mentre verso Marina di Campo oltre al golfo di Lacona potete apprezzare la spiaggia di Norsi, Capo Stella e Capo Fonza.
Non lontano, a Morcone, si trova il Santuario della Madonna delle Grazie mentre a Lacona potete visitare il Santuario della Madonna della Neve e il Forte Focardo. Molto interessante la vasta area mineralogica circostante ideale per passeggiate ed escursioni in bicicletta o a cavallo.
Conosciuta come Costa del Sole, il tratto occidentale dell’isola d’Elba è lungo poco più di 10 chilometri e si sviluppa da Seccheto a Colle d’Orano.
Montuosa e ricca di calette, sabbiose e di ghiaia, e scogliere, la costa occidentale è dominata dal Monte Capanne e offre viste mozzafiato sulle isole di Montecristo e Pianosa e della Corsica e tramonti indimenticabili.
Le spiagge della Costa del Sole sono la meta ideale quando spirano il vento di Ponente e il Libeccio. Le baie più famose sono Le Tombe, di sassolini scuri, Fetovaia, tra le più amate dell’isola, Pomonte, famosa per il relitto dell’Elviscot, Patresi, per gli amanti dello snorkeling, e Sant’Andrea, una piccola spiaggetta di sabbia tra imponenti scogli di granito levigati.
Lungo la costa meridionale dell’Elba si aprono i bellissimi golfi di Campo, della Lacona e Stella che racchiudono spiagge sensazionali specie quando spira il Grecale.
La spiaggia di Remaiolo è la più meridionale dell’isola e si trova a sud di Capoliveri, ai piedi del Monte Calamita. Subito dopo, verso ovest, troviamo le spiagge dell’Innamorata, Pareti, immersa nella macchia mediterranea, Barabarca e Zuccale.
Nella parte più interna del Golfo Stella si trovano la spiaggia del Lido, si sabbia chiara, la piccola spiaggia del Felciaio, Norsi, di sabbia scura, e Margidore. Subito dopo, nel golfo quasi gemello, potete ammirare le spiagge di Lacona, tra le più amate dell’isola, e Laconella.
Molto amati anche il litorale di Campo e la spiaggetta di Galenzana. Infine, la spiaggia di sabbia, ideale per i bambini e per i giovani, di Cavoli.
La costa orientale dell’isola d’Elba si affaccia sul canale di Piombino e sulle coste toscane ed è famosa per le sue spiagge di sabbia e minerali dal colore brillate. Riparata dai venti di Levante e Grecale, questa parte dell’isola è stata abitata sin dai greci grazie alle miniere di ferro a nord di Rio Marina.
All’interno del profondo golfo di Porto Azzurro si trovano le spiagge di Reale, Barbarossa, Terranera, di sabbia mischiata ad ematite, e Naregno. Appena più a sud si trova la spiaggia di Istia, oasi di pace e tranquillità difficilmente accessibile.
Nella parte nordorientale, intorno al porticciolo turistico di Cavo, si trovano le spiagge di Cala Seregola, di sabbia scura e mineraria, Topinetti, di sabbia scura e ferrosa, e Cala dell’Alga.
A Sud di Cavo la costa è dominata da pendici scoscese fino all’entrata del golfo di Porto Azzurro.
L’Isola d’Elba è famosa in tutto il mondo per il mare cristallino, per il prezioso patrimonio naturalistico e per la grande varietà di specie mineralogiche presenti, uniche per la loro particolarità.
Molti appassionati di geologia all’Elba rimangono stupefatti per l’enorme quantità di resti, reperti o luoghi ricchi di storia, come fossili, vulcani estinti o addirittura isole interamente metamorfosate.
Un materiale considerato uno dei più pregiati all’Elba fin dall’antichità è il granito, il quale è stato utilizzato per la produzione di colonne, altari, vasche e anche per semplici utensili di lavoro.
Le vie del granito all’Isola d’Elba sono diventate importanti soprattutto grazie all’Impero Romano, infatti molte rocce di località Seccheto, S. Piero e Cavoli si possono ritrovare in mastodontiche costruzioni, come al Pantheon, al Colosseo, al Palatino o ancora nella Cattedrale di Aquisgrana in Germania, sede di culto cattolico e costruita da Carlo Magno nel 786 d.C.
Gli itinerari trekking all’Elba vicino Capoliveri sono veramente affascinanti, ma tra i tanti sicuramente il più suggestivo è quello de “La Via della Vecchia Ferrovia” nei pressi del Monte Calamita!
Il sentiero ripercorre la vecchia strada ferrata che collegava il cantiere del Vallone al punto d’imbarco vicino alla spiaggia dell’Innamorata, di fronte alle Isole Gemini.
Il cammino ripercorre i punti di carico e scarico dei minerali che venivano imbarcati sulle navi mercantili e offre tanti punti per ammirare zone ricche di ferro, ma anche azzurrite, Malachite e Crisocolla.
Se amate lo sport all’aria aperta alla scoperta delle zone minerarie dell’Elba visitate il sito di mineralogia pelagos, che offre molti spunti per escursioni veramente suggestive!
L’isola d’Elba è il territorio ideale che valorizza le piccole produzioni, recuperando mestieri e tecniche di lavorazione tradizionale: come la ceramica, l’artigianato, l’agricoltura e la vitivinicoltura.
I prodotti tipici dell’Elba come il vino, il miele, le birre artigianali e la pasta fanno parte delle ricchezze dell’arcipelago ancora oggi, grazie al rispetto per l’ambiente e alla tutela della biodiversità che ha caratterizzato lo sviluppo dell’isola.
L’Aleatico dell’Elba DOCG è la punta di diamante tra i vini passiti dolci dell’Isola d’Elba, si abbina perfettamente con i cantucci e con il cioccolato ed è amato sia dagli elbani che dai turisti.
La passione per l’Aleatico dell’Elba - così come il metodo di lavorazione di questo passito - è stata tramandata negli anni: si narra che questo vino di color rosso rubino era uno dei preferiti di Napoleone, grande intenditore di buon vino e buona cucina, che fu conquistato da quel dolce sapore.
L’occasione ideale per assaporare questa prelibatezza è la Festa dell’Uva di Capoliveri, l’evento enogastronomico che vede i quattro rioni del paese sfidarsi per conquistare il trofeo del Bacco.
Nella cucina elbana sono molto utilizzate le erbe aromatiche e le piante selvatiche, facili da reperire e ottime per la preparazione di zuppe di legumi di legumi e stufati. Nell’isola troverete piante di rosmarino, lentisco, capperi, aglio selvatico, nepitella, ginepro, alloro, salvia e peperoncino, largamente utilizzate per la preparazione delle ricette più tradizionali. Nei roveti cresciuti spontaneamente nascono poi delle ottime more, prelibato ingrediente per dolci e marmellate fatte in casa.
Tra le ricette tipiche dell’Elba ricordiamo le sambelle cotte, una zuppa che contiene aglio selvatico, uova e fave. Ci sono anche distillati e liquori a base di erbe, come il liquore di Mortella a base di mirto, nepitella e semi di finocchio selvatico.
L'isola offre un'incredibile rete di percorsi per stradisti in cerca di percorsi tecnici per allenarsi, bikers che si divertono su sentieri e strade sterrate, cicloturisti, famiglie con bambini che hanno bisogno di percorsi accessibili da percorrere rilassatamente e in sicurezza. A tutto ciò si deve aggiungere una serie di servizi specifici dedicati a chi va in bici come centri di assistenza e noleggio bici. Il Capoliveri Bike Park, con oltre 100 km di strade e sentieri pedalabili, è un must per tutti bikers. Il resto dell'isola offre agli amanti della bici da strada percorsi spettacolari, godibili e tecnicamente interessanti. L'altimetria è estremamente varia e le traiettorie sono imprevedibili. Sulla strada che arriva a Rio nell'Elba da Porto Azzurro si trova la Fonte di Coppi. Fausto Coppi, verso la fine della sua carriera, venne ad allenarsi per ritrovare la forma migliore sulle strade dell'Elba.
Ricca di spiagge e scogliere, l'isola d'Elba offre un'ampia scelta per le immersioni subacquee, spaziando da immersioni accessibili ai principianti a quelle più impegnative:
Relitto di Pomonte, vicino allo Scoglio dell'Ògliera, posato ad una profondità di soli 10 metri sul fondale sabbioso, adatto anche ai neofiti della subacquea;
Formiche della Zanca, ad ovest dell'isola vicino a Capo Sant'Andrea, una parete verticale dai 20 ai 40 metri ricca di gorgonia rossa;
Capo Stella, un'immersione impegnativa fino a 41 metri ricca di cernie, murene, gorgonie rosse e corallo rosso;
Picchi di Pablo, da 8 a 33 metri di profondità, con la parete popolata da gorgonie bianche e gialle, spugne gialle coperte da gamberi.
Scoglietto di Portoferraio, un'immersione su una franata tra i 20 e i 35 metri, con scarsa corrente. Ricca di barracuda anche in numero considerevole, saraghi, orate, dentici, cernie, corvine, murene, mustelle.
Punta della Madonna, tra Sant'Andrea e Marciana Marina, bella immersione anche per principianti, tra i 15 ed i 35 metri. Così chiamata perché da lì i pescatori scorgevano sulla montagna di fronte al Santuario della Madonna del Monte. Si trovano gorgonie, murene, saraghi e se si è fortunati qualche grossa cernia.
Ma è ovviamente il turismo balneare che maggiormente attrae turisti sull'isola da maggio a settembre inoltrato, grazie al clima caldo ma ventilato e alla bellezza e varietà delle spiagge dislocate nei suoi 147 km di coste. Spiagge di sabbia bianca granitica e scogli levigati nella parte occidentale come le spiagge di Marina di Campo, Cavoli, Fetovaia, Seccheto e Sant'Andrea; di sabbia dorata nella parte centrale sia a sud che a nord-ovest come Procchio, Biodola, Lacona e Lido di Capoliveri; spiagge di ghiaia bianchissima nella parte di costa a ovest di Portoferraio che conferiscono al mare una eccezionale trasparenza come Le Ghiaie, Capo Bianco, Sansone; e infine spiagge caratterizzate da polvere e minerale di ferro nella costa orientale come Terranera e Topinetti. A Pomonte, dalla Spiaggia del Relitto, si può raggiungere a nuoto lo Scoglio dell'Ògliera dove è possibile osservare il relitto della nave mercantile Elviscot.
Fino al XIX secolo, in occasione dei funerali venivano svolte due particolari pratiche. Secondo lo storico Eugenio Branchi (1839), «in Marciana, Poggio e Marciana Marittima, posto il cadavere nella stanza più amplia della casa, tutti i parenti gli si aggirano intorno piangendo o fingendo di piangere, e formano una specie di lotta con la Confraternita allorquando si reca a prenderlo, intendendo così mostrare il dispiacere della sua ultima dipartita. In S.Piero e S.Ilario, allorquando al morente è stata amministrata la estrema unzione, spegnesi quasi subito il fuoco che arde sul focolare domestico e qualora presso il medesimo siavi qualche cosa a cuocere, si rovescia o si getta via per denotare che l'infermo ha cessato di cibarsi.» Sempre Eugenio Branchi descrive «una particolare costumanza nelle festività straordinarie che antichissima oggi raramente ripetesi; appellasi questa Moresca, e consiste in una sfida fra due stuoli cristiani e turchi vestiti ambedue rispettivamente alla foggia della nazione cui fingono appartenere; ne è l'introduzione un dialogo fra i capi dei due stuoli e successivamente tra ciascuno, finché tutti i rappresentanti non siano in scena; ciò fatto avvengono reciproci ingiuriosi diverbi e quindi un combattimento cui è dato fine con la pace, e successivamente con balli. Questa specie di comica scena, che ha la durata di circa due ore e mezza, è un continuo faticosissimo esercizio pantomimico per gli attori che non offre ai medesimi riposo, se non che nei brevi intervalli dei dialoghi che avvengono anche a metà del combattimento o del ballo.» A Capoliveri esisteva la credenza popolare della Pagana; di derivazione latina, era una strega barbuta che appariva in sogno alle donne partorienti, facendole abortire. Dopo il parto, le donne si presentavano in chiesa per la benedizione, il cosiddetto insanto (ossia «rientrare in santo»). A Rio nell'Elba, la domenica delle Palme si svolge il Rito della Sportella; i ragazzi innamorati fanno giungere alla loro amata un cesto pieno di fiori con all'interno il cerimito, un dolce di forma fallica. Il giorno di Pasqua, se il gesto è gradito, le ragazze presentano ai corteggiatori una sportella, un dolce a forma di organo genitale femminile. Per l'Epifania viene rappresentato il Canto della Befana, in cui alcuni cantori (befanotti) intonano una nenia tradizionale che evoca la nascita di Cristo con l'arrivo dei Magi; attestato almeno dal 1839, il Canto della Befana viene svolto nei paesi di Poggio e Rio nell'Elba: Noi vi diam la buonasera, generosa compagnia, saluteremo il padron di casa con la nobil compagnia. Santa nova noi vi diamo: che l'è nato il Re del Mondo in un parto così giocondo, noi convien che l'annunziamo. Egli è nato in Betlemme, in città della Giudea presso di Gerusalemme, sopra il fien dove giacea. Per presepio una capanna, fatta l'è di stipa e fieno, la soffitta era di canna, le lucenti a ciel sereno. I Re Magi sono partiti dalla propria abitazione, sono giunti a questi lidi per trovare il Redentore. «Buona gente, dove andate che portate tanti doni?» «Noi andiamo a trovare il Signore dei signori». Falso Erode e traditore diede luce ai suoi intenti, per uccidere il Signore fece strage d'innocenti. La Madonna fu avvisata che di lì fosse partita, ubbidiente all'imbasciata si nascose fra la stipa. Ma la stipa traditora in quel punto fu fiorita, diede segno a tali signori che di lì fosse partita. «Buona donna, dove andate ed in grembo che ci avete?» «Io ci ho quel che cercate, gran Signor se lo volete.» Un di loro la guardava per vedere cosa ci aveva, e dal grembo grano versava, bel miracolo faceva. La Befana abbiam cantato in onor di Dio potente, saluteremo il padron di casa. Felice notte, o brava gente. Al 1871, in occasione della cattura di una foca monaca, risale la Canzone del bove marino: «Il dì 5 di marzo dell'anno settantuno fu preso all'Elba un pesce mai visto da nessuno. Poi venne il sor Cristino in giubba ed in fanfara: il pesce è nella bara, venitelo a vedé. Sia benedetto Dio - questo lo disse il prete - che ora le nostre rete si possono calar.» Dal 1938 esiste la Festa dell'Uva, che si svolgeva a Portoferraio con sfilate allegoriche sulla vendemmia ed è stata ripresa in anni recenti a Capoliveri; legata alla prima edizione della festa è la Canzone del Poggio, il cui testo recita «Chi dice che il Poggio non è bello? Soltanto le ragazze che ci stanno! I giovanotti son fatti a pennello, chi dice che il Poggio non è bello? Il vino del Lavacchio fa cantare a chi ne beve più di un bel bicchiere; le gambe accascia e il capo fa girare, il vino del Lavacchio fa cantare! Il mese di settembre è una gran festa, e tutta l'Elba l'uva al vin consacra». Ai primi anni del XX secolo risale l'Inno a San Niccolò, composto dal sacerdote Aristide Mazzarri: «Domatore dei secoli infidi, oggi un popol devoto ti onora, e fra tante sciagure implora un soccorso da te, protettor. Noi ti lodiamo, noi ti preghiamo, noi t'invochiamo, Niccolò santo! Sacerdote fedele ed ardente, oh di Poggio gran Santo patrono, tu dei falli ci ottieni il perdono, tu ci guidi la mente ed il cuor.» Intorno al 1945 è datata la canzone Elba, terra nostra di Alberto Carletti: «Quando io sono lontano, sento nel cuor la malinconia e allora penso alla terra mia, che al mondo più bella non v'è. Tutto è un giardino fiorito, tutto è un sorriso di primavera dove la gente vive sincera, laggiù non tradisce l'amor. Sei tu la terra dell'amor, o Elba in fiore dove ogni cuore canta. Sei tu, in quell'azzurro mar, l’isola bella che come stella brilla. Le tue fanciulle sono raggi di sol, più belle di mille rondinelle nel vol. Sei tu, coi tuoi vigneti d'or sul mare, regina di splendor; terra di ferro e di sole, cantano tutti per te.»
La pesca è un'attività economica importante nell'isola. Sono 72 i pescherecci che praticano la pesca commerciale di cui quasi la metà a Portoferraio. Molto praticata la pesca sportiva. Era attiva per secoli la pesca del tonno. Diverse erano le tonnare che erano localizzate in vari punti della costa elbana: Portoferraio, Enfola, Marciana Marina. La pesca del tonno, nell'ultima tonnara attiva dell'Enfola, si concluse nel 1958.
Ormai scomparso è l'allevamento delle capre, che avveniva soprattutto nel settore occidentale dell'isola in quartieri pastorali (caprili). I prodotti ricavati erano formaggi e ricotte.
Le miniere di ferro (Elba orientale) hanno rivestito un ruolo di primo piano per l'economia dell'isola sin dall'epoca etrusca. Lo sfruttamento delle stesse è continuato sino alla metà degli anni cinquanta del XX secolo. Da quel momento è stato un continuo susseguirsi di chiusure di miniere con la chiusura dell'ultima avvenuta nel 1981. L'isola è ricca di granodiorite (Elba occidentale) ed una cava è tuttora presente in prossimità del paese di San Piero in Campo. L'attività estrattiva è oggi quasi del tutto abbandonata.
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sabato 12 dicembre 2015
ORTIGIA
Ortigia è un'isola, posta nella costa orientale della Sicilia.
L'isola di Ortigia è molto importante per comprendere le origini dell'intera Siracusa, poiché le fonti attestano che su quest'isolotto poco distante dalla terraferma, sorse il primo nucleo abitativo dei coloni corinzi. Essa fu nota nell'antichità con tre denominazioni che si succedettero a seconda del periodo storico.Era La dimora di Venere o Istar e fu detta Asteria, (ovvero il nome della stirpe Veiblinghen o Staufer Friius, ovvero da Freya o Istar, Aprilis, in tedesco Veib-linghen Sancta Propago(Saint Genis or Egisheim(uovo Sacro o Saintonge) Aprilis Stoffensi Domi))poi Ortigia, non perché dimora di quaglie, ma perché le quaglie nel loro giro spiegavano agli altri uccelli che la terra gira... altre Dee e Numi la occuparono, tra questi Apollo custode dello scrigno di antiche conoscenze...
" Di Alfeo ultima dimora...
Il poeta Nicandro di Colofone fu il primo ad affermare che anticamente l'isola di Ortigia venne appellata con il nome di Homothermon, termine italianizzato in Omotermon e tradotto letteralmente da Omo-termon come "Eguale bagno" o "Eguali bagni" ad opera di Tommaso Fazello e di Vincenzo Mirabella. L'origine etolica del nome accomuna, in parte, la teoria di Nicandro a quella di Pausania, il quale riconosce che tra i Siracusani e la regione greca ci siano state delle relazioni.
Il nome Ortigia, col quale è nota Siracusa fino dall'epoca greca, deriverebbe da coturnice, diffusa nel Mediterraneo e nell'Asia Minore, o da quaglia, diffusa in quello che per i Greci era il mondo conosciuto, più comune e più antica. Nicandro invece afferma che questo nome sia connesso al fatto che gli Etoli - da lui, come da altri - indicati quali fondatori, avendo abbandonato la propria patria per giungere nell'isola mediterranea, decisero di dare alla nuova terra lo stesso nome del luogo etolico.
Nonostante l'isola avesse una serie di nomi antichi, posteriormente gli abitanti non persero l'uso di identificarla come Nasos, parola che nel dialetto dorico significa Isola.
Il termine vòrtux, richiama il termine tedesco per quaglia Wachtel e presenta un'affinità colla parola Vártika, appartenente al sanscrito vedico, la lingua che viene usata nei Veda, tra i più antichi testi sacri dell'India: la radice indoeuropea Vart, Vartukas, da cui visibilmente deriva Vártika, allude alla forma rotonda propria del muoversi a terra della quaglia e fa da sé derivare il verbo latino per girare, vertere. Tuttavia, non è detto che il nesso logico tra quest'animale, identificato anticamente come "emblema del sole", e il vertere latino debba necessariamente stare nel movimento dell'uccello, poiché esso potrebbe risiedere nel fatto che la quaglia fosse implicata nell'annuncio di una particolare fase di un fenomeno ciclico, quale il sorgere del Sole o l'arrivo della primavera; in questo secondo caso risultando uno dei primi uccelli che annunciano la primavera mediante il ritorno sulle coste del mare e l'emissione del loro verso. In questa identificazione si troverebbe come rievocazione dei riti sacri praticati a Delo, isola del mar Egeo che ha parecchie analogie con Siracusa quanto alla storia mitologica. Sempre in visione sacrale, il termine Ortigia sarebbe riconducibile a un soprannome con il quale veniva definita la dea Diana.
Se quindi il nome greco della quaglia potesse alludere al suo movimento, quello latino, coturnix, sembrerebbe poter trarre origine dal verso proprio di questo uccello, anche se non è noto se come allusione onomatopeica imitante il suono *kwok o in seguito a una combinazione tra l'aggettivo katu, che significa penetrante, e il nome rana, grido, entrambi appartenenti alla lingua sanscrita e alludenti, una volta uniti in un unico termine, alle caratteristiche di questo suono.
L'isola è stata da sempre il cuore della città, lo testimonia il fatto che sin dall'età del bronzo antico fosse abitata, e lo testimoniano anche resti di capanne circolari del XIV secolo a.C. riferibili alla cultura di Thapsos. Furono infatti gli scavi dell'archeologo Paolo Orsi a scoprire, anche nei pressi della Fonte Aretusa, i resti di un abitato siculo vicino alla sorgente naturale, ritrovamento che indica come già in passato l'area, generosa d'acqua, fosse considerata molto importante per prosperare e costruire nei suoi dintorni l'abitato.
Il successivo arrivo dei greci spinse la popolazione sicula a ritirarsi nell'entroterra, come ci narra Tucidide. Ma senza alcun dubbio molti dei siculi rimasero in Ortigia dopo l'avvenuta colonizzazione greca, dato che sono le stesse vicende storiche a narrarci dei contrasti per il comando della città tra gamoroi, discendenti dei primi coloni corinzi, e killichirioi, discendenti appunto dei siculi che in precedenza abitavano Siracusa e Ortigia. La storia prosegue e i siculi Killichirioi vengono sconfitti da Gelone di Gela, chiamato in aiuto dai Gamoroi, diventerà il primo tiranno di Siracusa.
Ortigia in epoca greca fu, soprattutto inizialmente, il centro politico e religioso della città; lo dimostra il fatto che nell'isola venne edificata la via sacra(la quale attualmente ricade nell'asse urbano della via Dione e del secondo tratto della via Roma), ovvero quella via che conteneva importanti templi degli dei, come l'Artemision e l'Athenaion (attuale Duomo di Siracusa). Dagli studi fatti si è potuto constatare che i templi greci erano sempre rivolti a oriente, osservando infatti l'antica linea urbana di Ortigia, si nota come gli edifici sacri fossero stati posti in luce, ne è un esempio il Tempio di Atena, il quale secondo gli studiosi svolgeva una funzione di "faro" per tutti i naviganti che si avvicinavano verso Siracusa dal lato del mare di Ortigia; sopra il tetto del tempio era posta una grande statua di Athena con uno scudo dorato, visibile da molto lontano, ed era esso che fungeva da faro e punto di riferimento per chi navigava in mare in prossimità della città.
Durante l'assedio dei romani nel 212. a.C., Ortigia divenne l'ultimo quartiere di Siracusa a cadere in mano di Roma. Durante l'assedio il suo porto fu di fondamentale importanza per le sorti delle battaglie, perché era da lì che Cartagine, alleatasi con Siracusa, le mandava i rifornimenti di cibo, dunque i viveri e le forze necessarie per resistere all'assedio. Infatti con l'aiuto delle navi cartaginesi e con le geniali macchine da guerra di Archimede, i siracusani resistettero ad oltranza all'esercito romano che non poté fare altro che stare al di fuori delle mura aretusee. Dopo la festa di Artemide, approfittando della distrazione delle difese siracusane, assopite dopo i festeggiamenti, e con il tradimento di un cittadino che aprì loro i cancelli, i romani riuscirono ad entrare nella città e a conquistarla quartiere dopo quartiere. La storia ci ha narrato di come Archimede venne ucciso per errore da un soldato romano, il generale dei romani, Marco Claudio Marcello, si dice che rimase egli stesso sconvolto dall'uccisione del celebre matematico e si dice anche che pianse per la sorte della città che i suoi uomini avevano appena conquistato in nome di Roma. Passato il tempo della conquista, il generale nei primi anni del II secolo a.C. diede l'ordine che nessuno andasse ad abitare ad Ortigia, probabilmente perché, dato la sua strategica posizione difensiva, temeva si potesse organizzare una qualche rivolta al suo interno che potesse mettere in pericolo l'ordine nella città da poco tempo sotto il governo romano.
Cicerone, il noto filosofo romano, chiamato a difendere i cittadini siciliani dalle ruberie fatte dal famigerato pretore romano Verre, testimoniò che molti tesori dei templi e delle case siracusane vennero rubati. Noti sono i suoi versi in le Verrine, nelle quali scrisse con la sua solita veemenza e incisività tutto ciò che aveva visto in Sicilia; addirittura dello spoglio del Tempio di Atena in Ortigia, egli scrisse:
« "... fino a farlo sembrare devastato non da nemico in guerra ma da una banda di selvaggi pirati "... »
(Cicerone, in le Verrine)
Siracusa divenne sede dei governatori romani di Sicilia, essi risiedevano in quello che un tempo era il palazzo del tiranno, divenuto praetorium (sede dei pretori romani); la sua ubdicazione non è chiara, ma da una scritta ritrovata durante l'apertura della via del Littorio, si è scoperto che un governatore di Sicilia in epoca tardoantica romana, tale Flavio Gelasio Busiride, aveva restaurato il praetorium già palazzo dei tiranni sito in Ortigia.
Ortigia in epoca medievale divenne sempre più centrale, dato che la popolazione siracusana a seguito delle grandi guerre (la fine dell'Impero Romano d'Occidente; la conquista dei franchi e dei vandali) diminuì fino a ridursi per la quasi totalità nell'abitato dell'isola di Ortigia, spopolando i restanti quartieri.
L'isola venne fortificata ulteriolmente, affrontò le vicende bizantine di Siracusa, quando la città fu nominata "Capitale dell'Impero dei Romani" (detta anche "Capitale dell'Impero Romano d'Oriente), diventando dunque sede dell'imperatore bizantino, Costante II, e rifiorendo per un breve periodo, non troppo felice perché la città mal sopportò le tasse, eccessive, che l'imperatore aveva dato ai cittadini. Subì dunque l'attacco di Costantinopoli che ridiventò Capitale dell'Impero, dopo che il figlio di Costante II venne a riprendersi la corona imperiale.
Successivamente l'isola dovrà affrontare uno degli assedi più sofferti della storia di Siracusa, ovvero l'assedio arabo dell'878 d.C., il quale ridurrà la popolazione alla fame e la costringerà alla resa dopo mesi e mesi di patimenti. La città sarà spogliata dal titolo di "Capitale della Sicilia" e Ortigia, ormai in quest'epoca quasi del tutto identificata come "unico centro abitato di Siracusa", passerà in mano araba, diventando parte del Regno di Sicilia musulmano.
La testimonianza più evidente e grandiosa dell'epoca medievale in Ortigia è sicuramente il Castello Maniace; inizialmente era un forte costruito dal futuro imperatore e generale bizantino, Giorgio Maniace, poi divenne un castello per volere dell'imperatore svevo-normanno, detto anche "lo stupor mundis", Federico II, che diede all'edificio il nome di "Maniace", in memoria dello storico generale conquistatore di Siracusa in tempo arabo.
La dominazione spagnola rappresentò per Ortigia un momento decisivo e in un certo senso epocale, perché il suo aspetto urbanistico, e quindi anche la sua immagine culturale, cambiò radicalmente volvendo nella maniera che ancor oggi, in epoca contemporanea, essa mostra. Furono infatti gli architetti voluti dai governatori di Castiglia e Aragona a imprimere all'isola la facciata in stile barocco, con palazzi alla catalana e fantasie mescolate tra l'arte siciliana e l'arte spagnola, che in tempi moderni sono stati la lode e il vanto dell'isola, dandole il titolo di "centro del barocco siciliano", paragonabile al barocco della più rinomata, in argomento, Noto.
Scrive al riguardo Giuseppe Agnello:
« tra la nobiltà indigena e quella isolana si determinò una vera gara di supremazia che ebbe evidenti ripercussioni nell'architettura. Non era possibile, infatti, che funzionari e governatori spagnoli, come i Nava, i Cabastida, i Cardenas, i Centelles, i Monpalan, i Cabrera, gli Ospidal, i Moncada, non portassero seco, assieme alla passione per la consuetudine patria, anche il nostalgico ricordo delle belle case signorili di Castiglia e di Catalogna. »
(Giuseppe Agnello, sull'archietttura siracusana)
Un cambio architettonico con tocco spagnolo che in Ortigia, più che altrove, restò quasi intatto, rendendo bene l'idea della situazione socio-politica di quegli anni. Ortigia infatti, rappresentando in quel periodo l'unico centro abitato di Siracusa, era il fulcro degli scambi commerciali con gli spagnoli; nelle sue vie, e quindi nei suoi palazzi, si scrisse la storia di quell'epoca complessa.
Ortigia fu anche la sede della Camera Reginale; un organo governativo proveniente dalla Spagna ma instaurato sul territorio, che dava alla sua sede una sorta di titolo giuridico di "Stato dentro lo Stato", fu istituita da Federico III d'Aragona come dono alla sua consorte, Eleonora d'Angiò. Da allora la Camera passò di regina in regina tra le regnanti castigliane e aragonesi, venne infine abolita da Carlo V nel 1536.
La situazione però divenne critica quando la Spagna divenne un impero, e la Sicilia ne fece parte a pieno, divenendo, nei progetti degli imperatori spagnoli, l'avamposto da difendere nelle guerre contro i turchi, gli austriaci e gli altri nemici della corona. In particolare l'imperatore Carlo V, trasformò l'isola di Ortigia in una delle roccaforti più fortificate d'Europa; muri e ponti levatoi vennero costruiti. Nell'isola si vi poteva accedere da una sola grande porta, la Porta Ligny, di ricca lavorazione architettonica, tale porta venne buttata giù, come tutte le altre storiche fortificazioni di epoca spagnola, all'indomani dell'Unità d'Italia. Va inoltre ricordato che con l'editto del 1492, per ordine della corona spagnola, tutti gli ebrei vennero cacciati dall'Europa, ed anche la numerosa comunità ebraica siracusana subì questo decreto; essa infatti che nella sua maggior parte risiedeva nel quartiere ortigiano della Giudecca, dovette lasciarlo e quel quartiere, che era un punto vivace di commercio per Ortigia, ne risentì pesantemente.
Divenuta piazza d'armi, il nuovo ruolo militare datole dalla Spagna, danneggiò gravemente i rapporti sociali e culturali di Ortigia, poiché venne distaccata dal resto d'Italia, così come la stessa sorte toccò alla Sicilia, dato che il peso militare mal si adattava al prosperare sereno e illuministico di un popolo.
Il '600, '700 e '800 furono epoche molto difficili per l'isola di Ortigia, la quale sosteneva il titolo dell'intera "Città di Siracusa" all'interno delle sue mura. Divenuta una fortezza militare subì gli attacchi degli austriaci, la difesa delle coste dai turchi, i vari passaggi di potere fino a giungere al trattato di Utrecht con il quale la Spagna dichiarava davanti all'Europa di rinunciare alla Sicilia, che passava così nelle mani dell'Austria con la casa regnante degli Asburgo. In seguito arrivarono i Savoia dal Piemonte ma la loro monarchia in Sicilia durò pochissimo dato che né la Spagna, né l'Austria avevano intenzione di rinunciare all'isola più grande del Mediterraneo.
Dopo varie contese Siracusa, dunque Ortigia, insieme alla Sicilia tornò ai Borbone e venne unificata al Regno di Napoli. Altre rivolte contro le monarchie si accesero in più parti d'Europa; Ortigia vi partecipò. Altri anni passarono e con l'avvento della missione di Garibaldi e dei garibaldini (tra i quali anche molti siracusani) si diede l'avvio all'Unità d'Italia che sarà ottenuta nel 1861. I Savoia stavolta scenderanno in Sicilia da monarchi dell'isola divenuta italiana.
Da sottolineare nella storia d'Ortigia anche il terremoto del Val di Noto del 1693, il quale fece gravissimi danni e provocò migliaia di morti in gran parte della Sicilia. Ortigia pur avendone subito la potenza distruttiva non venne totalmente rasa al suolo, come invece accadde per altri centri come Avola o Noto, interamente ricostruiti. Ad Ortigia molti palazzi resistettero e la ricostruzione avvenne nell'attuale stile barocco che oggi si vede.
Dopo il progressivo abbandono del centro storico avvenuto tra gli anni settanta e ottanta del novecento ed il conseguente aumento di criminalità e degrado, l'isola è stata oggetto di una serie di progetti di riqualificazione urbana tra cui quello Urban che ha previsto l'apertura di numerose strutture ricettive nonché l'apertura del Museo del mare gestito dal consorzio Syrakosia ricavato all'interno della ex Chiesa dell'Aracoeli, in via Gaetano Zummo e di altri musei importanti siti nell'isola.
È stato inoltre costruito il "terzo" ponte di accesso all'isola, opera fondamentale soprattutto per ragioni di viabilità e sicurezza.
È da menzionare anche l'organizzazione di una parte del G8 dell'Italia, ovvero quello riguardante l'ambiente e intitolato G8 Ambiente, che nel 2009 si è svolto all'interno del Castello Maniace. Per l'importante occasione, poiché l'isola avrebbe ospitato un grande numero di figure rilevanti, tra le quali anche i ministri ambientali e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali per l'ambiente, Ortigia ottenne dalla città dei fondi per la ristrutturazione, lavoro che le fece bene perché le diede un aspetto moderno restaurato e al tempo stesso rispettoso del suo originale disegno architettonico. Inoltre l'isola fu al centro di programmi ristorativi e ricreativi oltre che culturali, ponendo in luce il suo carattere attrattivo.
Ortigia ha un legame con l'isola greca del mare Egeo, Delos (Delo in lingua italiana). Entrambe le isole nell'antichità si chiamavano Ortigia.
L'Ortigia greca mutò il suo nome in "Delos", parola che deriva dal termine greco "deloo" cioè "colei che mostra" "isola luminosa", poiché su quell'isola la leggenda racconta che nacque il dio del sole, Apollo e la dea della caccia, Artemide (identificabile con la dea Diana). Secondo la mitologia greca, Latona, per sfuggire all'ira di Era, la moglie tradita di Zeus, cercò un rifugio dove partorire i figli avuti dal sovrano degli dei e lo individuò su un'isoletta che vagava tra le onde del mare Egeo, Ortigia appunto. Qui diede alla luce i gemelli Apollo e Artemide e per ringraziare l'isola brulla di averla accolta, le diede il dono della prosperità, trasformando il terreno arido di quell'isola in una terra piena di luce, fissandola con dei pilastri nel fondo marino e fermando così il suo vagabondare per il Mediterraneo. In cambio volle da essa il permesso di edificare lì il santuario del dio Apollo; per questo motivo nel corso dei secoli, quell'isola rimase sacra ai greci e a chi predicava il culto del dio del sole. Pindaro e altri poeti hanno successivamente narrato di questo legame tra le due Ortigia, mettendo in risalto i punti che esse avevano in comune; Pindaro la definisce "degna sorella di Delos" e dedica all'Ortigia siciliana dei versi; Antonio Mezzanotte, professore di lettere greche, li traduce nel libro "Le odi di Pindaro", scrivendo al riguardo nel terzo tomo:
« ... è sorella di Delo, perché Delo una delle Cicladi, dove nacque Diana, chiamavasi ancora Ortigia, essendo come l'Ortigia di Sicilia abbondante di quaglie dette Ortighes dai Greci; per questa denominazione le due Isole sono sorelle. »
(Le odi di Pindaro, Volume 3 pag. 23)
L'Ortigia siciliana aveva come sua dea protettrice Artemide, detta anche Diana. Questo perché fu ella a trasformare la ninfa Aretusa (simbolo dell'intera città e amata dal dio Alfeo, figlio del dio Oceano, al quale voleva sfuggire) nella rinomata fonte che ancor oggi scorre dentro le rocce di Ortigia fino in prossimità del mare. Ed inoltre ad Ortigia, sorge il Tempio di Apollo dorico più antico della Sicilia, a testimonianza che qui il culto del dio sole era presente e importante. Queste similitudini dunque spinsero i poeti a comporre versi sulle due isole che inizialmente portavano lo stesso nome. Ma non si sa però quale delle due abbia per prima preso il nome di "Ortigia" dato che il culto di Apollo a Delos è presente nel VI secolo a.C. e la fondazione di Siracusa si fa risalire già un secolo prima, nel VII secolo a.C., e non è stato precisato quando e come l'isola di Ortigia prese il nome che ancor oggi porta. Vi è dunque un certo mistero che rende ancor più affascinante le origini dell'isolotto siciliano che dimostra di avere radici che si perdono nel tempo e si fondono con quelle della mitologia greca.
La sua conformazione geologica è composta da una roccia con fratture naturali, questo tipo di roccia si presta a far filtrare l'acqua naturalmente, questo motivo che spiega perché l'isola sia collegata "idrologicamente" alla terraferma siracusana. L'alimentazione di tale rapporto con l'acqua può essere attribuito ad un falda profonda collocata in corrispondenza di una faglia, attualmente inattiva, ricca d'acqua, la quale è compressa dallo strato impermeabile delle argille quaternarie che si stendono nella bassa valle dell'Anapo e circondano l'isola di Ortigia ed il Plemmirio.
Dalla Porta Marina fino al Castello Maniace (che rappresenta la punta estrema dell'isola), vi è un susseguirsi di sorgenti e fonti naturali che fuoriescono al di sotto o in corrispondenza del livello medio del mare; ne è un esempio la rinomata Fonte Aretusa, uno specchio d'acqua dolce situato in Ortigia e che arriva al contatto con l'acqua salata del mare. La presenza di queste sorgenti è dovuta alla pendenza naturale delle fluenze e dal già citato sistema di fratturazione esistente nelle rocce ortigiane, entrambi sono fattori favorevoli all'insorgere delle acque.
Altri esempi di sorgenti naturali in Ortigia sono dati dalla Fontana degli Schiavi; da uno dei miqwè (bagno ebraico) più suggestivi d'Europa; dalla Vasca della Regina (sorgente naturale posta al di sotto del livello del mare, nel Castello Maniance) e le manifestazioni sorgive, quasi del tutto scomparse di Occhi di Zivillica (o Occhi di Zilica).
Altro aspetto morfologico molto interessante dell'isola di Ortigia, sono i suoi ipogei; i siracusani li hanno scavati nei secoli, già dai tempi greci fino ai tempi bellici della seconda guerra mondiale, quando questi ipogei vennero utilizzati come rifugi antiaerei per la popolazione. Il più importante è quello di Piazza Duomo, recentemente aperto al pubblico, sulle cui pareti si notano anche degli affreschi bizantini. Ortigia ha molti ipogei sotterranei, in alcuni, come in quello del quartiere ebraico, la Giudecca, vi è anche la presenza dell'acqua dolce, con le stesse caratteristiche delle altre polluzioni d'acqua naturale descritte sopra.
La sua costa forma l'entrata naturale di un grande golfo, la cui altra estremità è rappresentata dalla costa del Plemmirio. Si pensa che l'isola, dopo la colonizzazione greca, venne collegata quasi subito alla terraferma utilizzando un terrapieno, ovvero un accumolo di terreno realizzato aritificialmente. In seguito il terrapieno venne sostituito da un ponte. La sua costa, in tempi antichi, doveva essere più prolungata, infatti dai vari studi archeologici fatti presso il Porto Piccolo di Siracusa, risulta visibile sott'acqua parte della banchina marmorea che contraddistingueva l'approdo siracusano. La tipologia di costa è rocciosa e frastagliata, nella sua maggior parte, eccetto qualche golfetto di sabbia.
Infine la sua vegetazione (non estesa poiché l'isola è stata densamente popolata ed edificata in passato) è composta dalle piante tipiche del clima mediterraneo; quindi palme e ficus tra tutti, inoltre attira curiosità, e spesso stupore, la presenza della pianta di papiro che cresce spontanea all'interno della Fonte Aretusa. La sua fauna invece conta caratteristiche papere che fanno parte della cultura paesaggistica, basti pensare che la Fonte Aretusa, è stata ribattezzata dai siracusani "fontana delle papere", proprio per le numerose papere che vi si trovano al suo interno. Così come i pesci d'acqua dolce e le tante altre specie che vivino in mare.
In Ortigia venne edificato il palazzo del tiranno, ovvero la sede del potere politico dei tiranni siracusani. Dalle testimonianze pervenuteci dagli storici dell'epoca, si pensa fosse un palazzo imponente, soprattutto a partire dalla tirannia di Dionisio I di Siracusa (detto anche "Dionigi il Vecchio" e "Dionigi il Grande") che evacuò interamente la popolazione di Ortigia per sostituirla con la sua corte, i suoi amici e i suoi mercenari. Dotò l'isola di mura autonome e le lettere di Platone consentono di farsi un'idea della ricchezza di questa dimora; il filosofo ateniese racconta che il palazzo era dotato di ampli giardini e suddiviso in parti che diventavano sempre meno accessibili, difese da alte mura. La parte più intima della dimora di Dionigi, era costituita da una piccola isola, separata dal resto del palazzo da un canale con ponte levatoio, alzato o abbassato dal tiranno stesso, il quale poteva così ritrovarsi completamente al sicuro. (Cicerone, Tusculanae, 5, 59).
Questo palazzo fu successivamente distrutto da Timoleonte, comandante corinzio e uno dei pochi sovrani democratici che la Siracusa greca ebbe. (Plutarco, Vita di Timoleonte, 21) La dimora dei tiranni fu poi ricostruita in forme più sontuose da Agatocle e si pensa che ad esso apparteneva l'edifìcio detto « dei 60 letti », che sarebbe stato il più sontuoso della Sicilia (Diodoro, XVI 85).
Il porto (Porto Grande e Porto Piccolo) ebbe per Ortigia grande importanza; al centro delle grandi battaglie siracusane. L'isola prese parte a molte delle difese cittadine, era anch'essa circondata dalle imponenti mura dionigiane che si estendevano fino al monte Epipoli, nei pressi del Castello Eurialo.
L'università di Siracusa si trova nell'area del Castello Maniace, presso la ex-caserma Abela, ceduta dal Ministero della Difesa all'Università di Catania, la quale, non avendo Siracusa un proprio ateneo universitario, ha aperto nel sito un ramo di architettura e beni culturali che si è poi rivelato strategico per i tanti giovani siracusani che così avevano la possibilità di studiare nella propria città senza doverla lasciare quotidianamente per raggiungere la sede universitaria.
Oltre la sede principale universitaria, Ortigia ospita molte altre realtà di studi culturali, per citarne alcune si prendano ad esempio: il "Mediterranean Center for Arts and Sciences (MCAS)", il quale fa parte dell'Arcadia University statunitense; l'Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali (ISISC), una fondazione che si occupa dello studio, della ricerca e della formazione nel campo della giustizia penale internazionale e dei diritti umani; il Centro Internazionale di Studi sul Barocco (CISB) e diversi altri.
I musei di Ortigia sono:
Il museo Bellomo, il quale conserva i reperti dell'epoca medievale di Siracusa; da annoverare tra i suoi cimeli anche la preziosa tela del pittore siciliano Antonello da Messina, l'Annunciazione.
L'Archimedeion, dedicato alle geniali invenzioni del noto matematico siracusano, Archimede; è un museo di struttura moderna, al suo interno contiene anche un cinema 3D.
Il museo del mare - Sirmuma, dedicato alla storia marinara della città; al suo interno ricostruzioni in legno della carpenteria navale, riprodotti dai maestri d'ascia, detti anche calafatari.
Il museo Aretuseo dei Pupi, mostra l'antica arte siciliana dell'Opera dei Pupi, che dal 2001 è stata dichiarata dall'Unesco, Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità.
Museo del Cinema; è uno dei 3 più grandi musei d'Italia dedicati all'arte del fare cinema; contiene moltissimi reperti cinematografici (oltre 20.000 pezzi).
Inoltre Ortigia ospita una nuova iniziativa culturale chiamata "Archeo Tour Siracusa 3D Reborn"; si tratta di un tour con tecnologia 3D che mostra la storia, aretusea. (qui un trailer dell'archeo tour: Siracusa 3D Reborn Trailer)
L'Acquario Tropicale di Siracusa, diviso in più settori, mostra le vasche di pesci tropicali e tipici del mediterraneo. La sua uscita è all'interno della Fonte Aretusa.
Anche se si tratta di un’isola, essa è collegata alla terraferma tramite il Ponte Umbertino che permette direttamente di passare da Siracusa città all’isola di Ortigia.
Passeggiare in questo territorio vuol dire assaporare secoli di storia, captando nelle costruzioni ancora vive in questo quartiere le civiltà greche, romane ed il passaggio indelebile degli aragonesi e degli arabi.Cosa vedere ad OrtigiaNumerosi palazzi ed edifici sacri caratterizzano la zona, ma alcuni più degli altri vengono immortalati in migliaia di scatti fotografici ogni anno dai numerosi turisti che si recano in visita a Siracusa.
Tra questi bisogna menzionare il Castello di Maniace, poderosa costruzione che si estende nella parte meridionale dell’isola. Fu costruito intorno alla metà del XIII secolo e col trascorrere degli anni fu utilizzato sia come residenza che come struttura difensiva.
Ad oggi si trova in uno stato conservativo molto buono, mancano solamente tre delle quattro torri, danneggiate nel corso dei secoli. Sempre nella parte meridionale di Ortigia si consiglia di andare a vedere la Fonte Aretusa, legata ad una leggenda secondo la quale la ninfa Aretusa, per sfuggire ad Alfeo, follemente innamorato di lei, chiese aiuto ad Artemide, che per salvarla la trasformò in una fonte.
In realtà tutta questa zona è particolarmente ricca di acque sorgive e questo è stato sicuramente uno dei motivi che hanno spinto le prime popolazioni ad insediarsi in questa zona. Nell’isola di Ortigia si trova anche il Duomo della città, costruito in origine nel V secolo a.C. come tempio dedicato alla Dea Atena e modificato in seguito con la trasformazione in basilica cristiana.
Oggi la facciata si presenta interamente rifatta in stile barocco, avendo subito gravissimi danni in seguito al terremoto del 1693.
Spostandosi nella parte settentrionale dell’isola di Ortigia sarà molto interessante una visita all’antico tempio di Apollo, considerato il più antico tempio presente in tutta la Sicilia. E’ datato addirittura VI secolo a.C., ma col trascorrere del tempo ha subito numerosissime modifiche, venendo trasformato in chiesa, in moschea e durante il dominio degli aragonesi addirittura in caserma.
Nell'Isola di Ortigia si sono concentrate tutte le architetture di pregio in stile barocco; liberty; rococò e classico della città. Facendo di Ortigia un notevole sito di arte monumentale.
Se da un lato Ortigia rappresenta la parte più antica della città, rinomata per l’architettura degli edifici e per la storia, dall’altro ha anche un meraviglioso lungomare, ricco di bar, ristoranti e locali vari, dove apprezzare anche l’ottima cucina siciliana.
Ortigia è uno dei pochi centri del Mediterraneo a conservare l'impianto urbanistico greco in condizioni tali da essere ancora leggibile sulla mappa.
La struttura dei vicoli, nonostante più di due millenni d'evoluzione, rispetta ancora l'orientamento "a pettine" che si irraggia da una via principale, la Via Sacra (attuale Via Dione), che corre lungo il centro dell'isola.
Coi secoli la struttura abitativa è stata canonizzata attorno ai "ronchi" (vicoli) e ai cortili, dove la gente vive, all'aperto, la maggior parte della giornata, mentre la casa è concepita come deposito degli attrezzi da lavoro e rifugio notturno.
Ortigia, rappresentando la parte storica della città, è sede degli eventi mondani della stessa. Nell'isola avvengono infatti sia concerti canori che menifestazioni caratteristiche o religiose come possono essere le festività dei santi (esempio tra tutti è la festa di Santa Lucia che tocca anche Piazza Duomo) o gli eventi organizzati per il Natale.
Inoltre ospita una serie di eventi culturali che si ripeto di anno in anno, essi si possono distinguere in eventi di tipo: cinematografico, coreografico, musicale. Per citare i principali si ha:
l'Ortigia Festival
Festival di teatro, danza, musica e arti visive che ha visto la partecipazione di grandi personaggi sia nazionali che esteri, come Dario Fo e numerosi altri.
l'Ares Film Festival (Festival Internazionale del Film di Siracusa)
Rassegna visiva, ogni anno vi partecipano registi provenienti da diversi paesi del mondo; quest'anno hanno preso parte al festival registi di: Spagna, Germania, Rep. Dem. del Congo, Ungheria, Irlanda, Svezia, Honduras, Italia e Usa.
Ortigia Jazz Festival
Festival di jazz internazionale, ospita per una settimana i suonatori di musica jazz, anch'essa è una manifestazione internazionale che richiama nell'isola la cultura musicale proveniente da più paesi.
Siracusa International Tango Festival
Festival internazionale di tango; ospita tangheri Italiani e stranieri che si sfidano in questa disciplina argentina.
L'economia ortigiana si basa quasi esclusivamente sul settore turistico, ed è molto importante anche per l'intera città aretusea. Un tempo centro di commerci, adesso con il porto chiuso ai traffici commerciali e con il progressivo abbandono degli abitanti, i quali si sono per la maggior parte trasferiti nel lato nuovo della città, Ortigia ha assunto un ruolo sempre più turistico, mondano e quindi culturale. Hotel, pizzerie, ristoranti, vaporetti e visite guidate compongono la sua economia.
Fortemente attrattiva, con una storia importante e dei monumenti che anche l'Unesco ha definito "unici", Ortigia conta molto su questi fattori per diventare meta turistica affermata dentro e fuori i confini nazionali. Ovviamente si deve e si vuole puntare su un turismo sostenibile. Non di rado infatti si sono dovuti bloccare degli insani progetti che miravano alla distruzione del lato storico e profondo dell'isola. La speculazione edilizia ha provato a togliere ad Ortigia la sua identità, ma per fortuna le tante associazioni ambientaliste, sociali e culturali nate sul territorio, hanno impedito che ciò avvenisse. In seguito, diventando nel 2002 Patrimonio dell'umanità Unesco, Ortigia ha trovato un suo ruolo ben preciso nell'economia e vita della città.
Rispettando quella che è la sua natura, ovvero il lato socio-culturale che la compone e che è fatto di tante piccole realtà abitative, della sua posizione verso il mare, delle tante vie strette e lunghe che la circondano, della sua storia.
Ortigia si può definire la "chiave" e il "cuore" del turismo siracusano, per la sua vastità di munumenti e paesaggi. Manca però ancora una vero piano organizzativo turistico che le permetta di competere con le più note località turistiche nazionali ed estere.
Dei passi in avanti sono stati fatti in questo senso, ma è complicato poiché si rischia sempre di cadere nell'errore di "calpestare" i valori etico-morali per sacrificarli al lato economico del turismo. In queste difficoltà il comune di Siracusa, chiedendo supporto agli organi regionali, cerca di valorizzare il suo vasto patrimonio storico-culturale e paesaggistico.
Altra fonte economica, e culturale, di Ortigia, è senza dubbio il suo mercato con le sue bancarelle; pieno di odori con frutta, verdura, formaggi, pesce fresco. Le botteghe appartengono per lo più alle famiglie di pescatori e la cosa che lo contraddistingue e lo rende "tipico del Sud" sono le "vanniate", ovvero le grida dei commercianti che per vendere la loro merce, sia alimentare che vestiaria ad esempio, gridano ad alta voce i prezzi e la qualità di ciò che vendono con lo scopo di attirare più persone nalla loro bancarella.
Esso fa parte dei tanti mercati e fiere che si svolgono nella provincia di Siracusa. È giornaliero e viene chiamato dai siracusani "u miccatu ri l'Ottiggia" (il mercato di Ortigia) per differenziarlo dall'altro principale mercato giornaliero che si trova nel lato nuovo della città e che è detto "u miccatinu ri Santa Banacia" (il mercatino di Santa Panagia).
Nei mercati di Siracusa, quindi anche in quello di Ortigia, l'elemento che attrae di più il compratore, soprattutto se è, come dicono i siracusani, "furastero" (forestiero, ovvero "straniero" non residente) è senz'altro il pesce, fresco poiché la zona è costiera con il mare davanti, ed è un ingrediente usato frequentemente nella cucina siracusana. Poi vi sono tutti gli altri prodotti provenienti dal settore primario, quindi dalla pastoria, dall'agricoltura e dall'artigianato locale. Formaggi tipici, ricotta, olive siciliane, i pomodori secchi, i capperi e molti altri alimenti tipicamente siciliani.
Mercato dunque tipico e importante per il commercio ortigiano. Da menzionare è anche l'Antico Mercato di Ortigia; una struttura con forma quadrangolare che un tempo rappresentava il mercato del pesce, poi successivamente la struttura è stata adibita a "centro culturale" per le tante manifestazioni ortigiane come ad esempio, l'AMO Fest e al suo interno vi si svolgono spesso anche mostre artigianali.
La prima squadra a rappresentare l'isola fu lo Sporting Club Ortigia fondata nel 1907, con all' attivo una partecipazione alla Coppa Lipton, ma dalla breve esistenza, considerato il suo definitivo scioglimento intorno al 1914.
Solo diversi anni più tardi nacquero due sodalizi "isolani"; il Circolo Canottieri Ortigia (per la pallanuoto) e l'A.S.D. Canottieri Ortigia settore canottaggio (per il canottaggio).
Inoltre le sue acque, nei pressi del Ponte Umbertino, fungono da "campo da gioco" quando vi sono delle gare sportive tra i canottieri. Ne sono stati un esempio le fasi finali dei campionati italiani di canoa polo, disputati ad Ortigia, nel punto in cui l'acqua prende il nome di "Riva Garibaldi", presso la quale si sono svolti i play off della serie A maschile e femminile di questo sport e con i confronti della serie B tra le cinque squadre che si sono aggiudicate i gironi del centrosud e che promuoveranno in A1 le prime due classificate. Ortigia è stata dunque "capitale della canoapolo italiana" per due giorni nel marzo 2013.
Fanno parte dello sport acquatico anche le tante regate organizzate dalla Lega Navale Italia - Sezione di Siracusa e che svolgendosi nel porto si trovano nelle coste di Ortigia.
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