Visualizzazione post con etichetta geografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta geografia. Mostra tutti i post

domenica 6 agosto 2017

PAESI BASSI



I Paesi Bassi sono la principale nazione costitutiva del Regno dei Paesi Bassi che ne comprende altre tre: gli stati caraibici di Aruba, Curaçao e Sint Maarten. Le isole caraibiche di Bonaire, Saba e Sint Eustatius sono parte dei Paesi Bassi con lo status di municipalità speciali. Il Regno dei Paesi Bassi agisce come nazione unitaria in materia di difesa, politica estera e cittadinanza, mentre i Paesi Bassi, quali nazione costitutiva, agiscono come nazione indipendente per tutte le altre materie (ad esempio interni, sanità, istruzione e trasporti).

Confinano a sud con il Belgio e ad est con la Germania e a nord e a ovest sono bagnati dal mare del Nord. La capitale dei Paesi Bassi è Amsterdam, ma il governo, il parlamento e le residenze del sovrano si trovano a L'Aia (Den Haag), dove hanno anche sede la Corte internazionale di giustizia e la Corte Penale Internazionale.

Il territorio olandese ha attratto l'uomo fin da epoche assai remote, com'è testimoniato dai numerosi resti dell'attività umana risalenti al Paleolitico superiore (nella Drenthe, nell'Overijssel ecc.). A partire dal secondo millennio a. C., per la sua posizione di convergenza nell'ambito dell'Europa, gli apporti culturali che il Paese ricevette furono diversi: provennero sia da parte di genti celtiche da S, sia da parte di popolazioni germaniche (Frisoni, Batavi) da N e da E. Queste tribù furono influenzate solo marginalmente dalla cultura e dalla civiltà romane; durante la decadenza di Roma si ebbero invasioni di Franchi Salii e una prima omogeneizzazione culturale, specialmente nella parte meridionale del Paese, mentre nel Nord i Frisoni, che non ebbero contatti con i nuovi venuti, conservarono la loro identità e si fanno notare ancor oggi per il loro tipo nordico, alto e biondo, e l'uso del proprio idioma. Dalla sintesi dell'elemento franco-germanico i Paesi Bassi hanno acquistato i loro caratteri definitivi che si sono espressi, oltre che sul piano politico e culturale (tra cui fondamentale la lingua: l'olandese, infatti, che è una varietà del neerlandese, è essenzialmente basato su dialetti del basso francone con influssi di dialetti germanici), nella grande conquista agricola medievale. Nei secoli successivi vi furono solo modesti apporti esterni; la popolazione si è accresciuta in pratica indipendentemente da queste immigrazioni, costituite in prevalenza da profughi per motivi religiosi (essenzialmente protestanti) venuti dalle Fiandre e dalla Francia. Aumentava intanto la percentuale della popolazione urbana. Benché non manchino città di fondazione romana, come per esempio Utrecht, esse risalgono per lo più al Medioevo, spesso sorgendo (è il caso di Amsterdam) là dove era eretta una diga a sbarrare i corsi d'acqua. I successivi sviluppi del Paese ebbero come elementi promotori i centri più favoriti dal punto di vista commerciale, in particolare i grandi porti, alla cui ricca borghesia si collegano quei grandi movimenti che portarono all'indipendenza dalla Spagna, alla nascita di una potente nazione marinara (si calcola che nel Seicento battessero bandiera olandese dalle 16.000 alle 20.000 navi), alla costruzione del vasto impero coloniale. La prosperità raggiunta dal Paese tra il sec. XVII (il secolo d'oro dei Paesi Bassi, espresso anche da una straordinaria fioritura artistica e culturale in genere) e il sec. XIX suscitò incrementi demografici notevoli: agli inizi dell'Ottocento si contavano già 2 milioni di ab., divenuti 2,6 milioni nel 1830, quando fu indetto il primo censimento; cento anni dopo, nel 1930, questa popolazione era salita a 7,9 milioni, cioè si era più che triplicata, grazie all'elevata natalità e alla bassa mortalità. L'invasione delle armate tedesche, agli inizi della seconda guerra mondiale, e la successiva, durissima occupazione del Paese arrecarono danni gravissimi alla nazione e forti perdite demografiche (fu quasi totalmente sterminata la popolazione di origine ebraica). Negli anni del dopoguerra, parallelamente alla ripresa economica, è iniziata quella demografica: la natalità, sebbene molto più bassa che nell'Ottocento, si mantiene tuttavia piuttosto elevata per un Paese dell'Europa occidentale (11,1‰ nel 2007), mentre il tasso di mortalità è tra i più bassi del continente (8,1‰ nel 2007). Il tasso di crescita demografica è pari allo 0,56%, superiore alla media europea, mentre la popolazione ha ormai superato i 16 milioni di abitanti. Considerevole la presenza di stranieri: nel 2002 se ne contavano 690.393, in buona parte di origine marocchina, turca e tedesca. Con una densità media di 397 ab./km², i Paesi Bassi sono lo Stato più densamente popolato dell'Europa occidentale: la distribuzione è tuttavia piuttosto ineguale, soprattutto in rapporto ai diversi sviluppi dell'urbanesimo e dell'industrializzazione, più che alle condizioni ambientali, di fronte alle quali il tenace popolo olandese non si è mai arreso. Le province più densamente popolate sono quelle dell'Olanda Settentrionale e meridionale che accolgono insieme quasi i 2/5 della complessiva popolazione; un posto a sé occupa la Randstad, la città “anello” sorta dalla fusione delle principali aree urbane olandesi, centro vitale della nazione che concentra tutte le attività direzionali dei vari settori della vita economica, politica e finanziaria del Paese e che accoglie, in meno di un quinto della superficie totale, quasi il 40% della popolazione. Hanno pure densità superiori alla media le province di Utrecht e del Limburgo, grazie al crescente sviluppo dell'industrializzazione. Tutte le altre province (eccetto il Brabante Settentrionale) hanno densità inferiore alla media nazionale: in relazione al resto del Paese appaiono scarsamente popolate le torbiere e le lande che ancora rimangono nella Frisia, nella Drenthe e nella Zelanda. La distribuzione degli insediamenti rurali è in stretta relazione con le caratteristiche dell'ambiente naturale, le vicende storiche e l'evoluzione che vi ha subito l'agricoltura nel corso dell'ultimo secolo. Nei terrazzi sabbiosi delle regioni orientali (Drenthe), dove l'ambiente naturale era sfavorevole e il terreno coltivabile è stato dissodato palmo a palmo, i villaggi sono formati da case raggruppate senza ordine particolare e sono separati da zone a bosco e pascolo, un tempo sfruttate in comune dagli abitanti. Nel Limburgo e nel Brabante Settentrionale si trova invece un tipo di villaggio costituito da un nucleo centrale compatto e da una serie di propaggini formate da case più rade che si diramano lungo le strade in tutte le direzioni. Eccettuata la Frisia, caratterizzata da grandi case rurali coperte da tetti di paglia, non molto frequente è la fattoria isolata. In netto contrasto con le aree orientali, dove i villaggi sono per lo più sorti senza un piano preordinato, nelle zone prosciugate e bonificate dei Paesi Bassi occidentali l'insediamento rurale presenta una straordinaria regolarità. Gli abitati si allungano a fiancheggiare le strade e i canali, con andamento tanto più regolare, talora addirittura geometrico, quanto più le bonifiche sono recenti: qui nulla è lasciato al caso e le fattorie hanno la forma e le dimensioni più convenienti. Quasi tutte le città hanno un centro monumentale che rievoca gli splendori urbanistici del Seicento e del Settecento. L'attuale corredo urbano si è tuttavia formato dopo la seconda guerra mondiale e ancor più nel corso degli ultimissimi anni: il grande sviluppo dell'industria moderna ha fatto sorgere nuove città quasi dal nulla e ha determinato il forte accrescimento di molte di quelle già esistenti (le zone più densamente popolate corrispondono infatti ai grandi distretti industriali). Amsterdam, Rotterdam e L'Aia si sono talmente sviluppate da rendere necessaria la costruzione di nuovi quartieri satelliti. Profondo è il contrasto tra gli antichi nuclei urbani e i sobborghi recenti, concepiti in modo da realizzare un equilibrato rapporto tra aree edificate e spazi verdi. Le città più importanti si trovano nella sezione orientale del Paese e formano una specie di ininterrotta cintura urbana attorno ai polders dell'Olanda. Vi si trovano le città principali: Amsterdam nell'Olanda settentrionale, Rotterdam e L'Aia nell'Olanda meridionale, Utrecht e Haarlem. La capitale, Amsterdam, denominata la “Venezia del nord” in quanto edificata su una novantina di isolotti, deve la sua caratteristica fisionomia ai grachten (canali ad arco di cerchio collegati da canali trasversali) oltre che alle sue strade d'argine fiancheggiate da alte e strette case di mattoni a fronte triangolare, mentre sui versanti occidentale e orientale, ma soprattutto su quello meridionale, i vasti quartieri moderni si allargano sempre più sui polders circostanti. Amsterdam è attivissimo centro portuale e industriale ma anche splendida città d'arte e di cultura, frequentata meta del turismo internazionale. Sede di poderose industrie ma ancor più importante per i traffici è Rotterdam. Posta sulla cosiddetta Nuova Mosa, in effetti il tratto terminale del Lek (Reno), la città ha spodestato Amsterdam, già nel corso del Novecento, come massimo centro portuale olandese, divenendo in seguito il maggiore porto mondiale per volume di merci in transito, grazie ai collegamenti diretti con la valle del Reno e quindi con la Ruhr. Città dal volto assai moderno, essendo stata quasi totalmente distrutta dal bombardamento del 14 maggio 1940 è L'Aia, la sede del governo. Centro tipicamente amministrativo e residenziale, ha conservato a lungo il carattere di un grande villaggio, ma dalla fine del secolo scorso si è ampiamente ramificato non soltanto verso il mare, dove forma un'unica città con Scheveningen, la più celebre stazione balneare del Paese, ma anche verso i polders, circondandosi di una vasta cintura di città-giardino. Utrecht, capoluogo della provincia omonima, la romana Traiectum ad Rhenum in pittoresca posizione sul Vecchio Reno, ha conservato il suo prestigio di grande centro culturale e religioso ricco di insigni monumenti, e ha ricevuto un nuovo impulso commerciale per essere situata all'incrocio di importanti vie di comunicazioni stradali, ferroviarie e fluviali. Anche ad Haarlem, famosa soprattutto per la produzione dei fiori, la parte vecchia della città, intersecata da numerosi canali, conserva notevoli testimonianze del passato. Leida, un tempo il principale centro olandese dopo Amsterdam, non ha tratto uguali vantaggi dall'impulso dell'economia e rimane celebre innanzi tutto come città universitaria. Nei Paesi Bassi settentrionali ci sono Leeuwarden, capoluogo della Frisia e importante mercato agricolo, e Groninga, capoluogo della provincia omonima, centro commerciale, industriale e culturale. Nella Gheldria le storiche città renane di Arnhem, capoluogo della provincia, e di Nimega, devono la loro attuale importanza all'industria. Nel Brabante Settentrionale è situata, infine, Eindhoven, uno dei principali poli industriali del paese, particolarmente attivo nei settori elettrico, elettronico, automobilistico, meccanico e tessile.

I Paesi Bassi hanno avuto un vasto impero coloniale che, al momento della sua massima espansione (XVII secolo), ne faceva la principale potenza del commercio mondiale e la culla del capitalismo. Sono tra gli Stati fondatori della CECA, della CEE, e dell'Unione europea. Dal 2013 il loro sovrano è re Guglielmo Alessandro, mentre dal 2010 il capo del Governo è Mark Rutte.

Sottomesso da Giulio Cesare nel I secolo a.C., il sud dei Paesi Bassi costituì, con il Limes renano, la frontiera settentrionale del mondo romano fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente (V secolo).

In seguito nel paese si stanziarono Sassoni, Batavi, Frisoni e Franchi. Nell'VIII secolo i Paesi Bassi erano parte dell'Impero Carolingio fondato da Carlo Magno e nel X secolo del Sacro Romano Impero. Successivamente vi sorsero vari principati semi-indipendenti, formalmente soggetti all'Impero. In questo periodo si ebbe un evento naturale di grande importanza: il 14 dicembre 1287 una tempesta causò il crollo di una diga, allagando gran parte del territorio olandese e formando lo Zuiderzee (oggi parzialmente prosciugato e trasformato nel lago IJsselmeer) e parte del mare dei Wadden.

Nel XV secolo i Paesi Bassi passarono sotto il controllo diretto della famiglia imperiale degli Asburgo, ma nel XVI secolo la Riforma protestante fu accolta con favore dalla popolazione olandese nonostante fosse invisa all'imperatore Carlo V. Carlo finì per accettare la situazione, ma dopo la sua abdicazione (1556) l'intransigenza del suo erede Filippo II (re di Spagna) provocò una rivolta, che scoppiò nel 1566 nelle Fiandre e dilagò in tutto il Paese. Ad essere contestati furono soprattutto la politica accentratrice di Filippo (che aveva ridotto le autonomie locali) ed il rafforzamento dei poteri dell'Inquisizione. Il re rispose inviando il duca d'Alba, che nel 1567 mise a morte centinaia di rivoltosi. Guglielmo d'Orange, capo della rivolta, fuggì in Germania, da cui tornò nel 1572 a scatenare una nuova insurrezione. La mediazione di Alessandro Farnese, che ripristinò le vecchie autonomie, recuperò alla Corona spagnola le province a maggioranza cattolica (il Belgio attuale); ma le province protestanti proseguirono nella lotta. Anche in virtù della bancarotta di Filippo II (1575) gli insorti proclamarono la propria indipendenza nel 1581, ma il nuovo Stato olandese, la Repubblica delle Sette Province Unite, fu riconosciuto dalla Spagna solo nel 1648, con la pace di Vestfalia e la fine della Guerra dei Trent'anni.

Il XVII secolo è considerato il secolo d'oro dei Paesi Bassi che godettero di grande prosperità. Gli olandesi, attraverso la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, fondarono numerose colonie in India, Indonesia, Africa e nelle Americhe, creando un impero commerciale che si estendeva su gran parte del globo. Tuttavia il secolo terminò con una serie di guerre che segnarono la fine dell'espansione olandese.

Il successivo XVIII secolo fu relativamente tranquillo, anche se il predominio commerciale olandese venne progressivamente soppiantato da quello inglese, fino alla Rivoluzione francese del 1789: pochi anni dopo i francesi invasero i Paesi Bassi, dove costituirono dapprima la Repubblica Batava, poi il Regno di Olanda, unendoli infine alla Francia stessa.

Il Congresso di Vienna (1814-1815) creò un grande Regno Unito dei Paesi Bassi retto da un sovrano e che comprendeva gli attuali Belgio e Paesi Bassi. restaurò lo Stato olandese, trasformandolo in monarchia. Questa situazione non durò a lungo: nel 1830 il Belgio ottenne l'indipendenza grazie all'aiuto francese.

Il Lussemburgo, legato ai Paesi Bassi in virtù di un'unione personale in quanto i due Paesi avevano il medesimo sovrano, divenne completamente indipendente nel 1890.

I Paesi Bassi proclamarono la propria neutralità in entrambe le guerre mondiali. Nella prima guerra mondiale essa venne sostanzialmente rispettata. Invece nella seconda guerra mondiale il paese fu occupato dalla Germania nazista nel corso della campagna di Francia (1940) e vi fu instaurata una amministrazione civile, il Reichskommissariat Niederlande, al cui capo fu messo il reichskommissar Arthur Seyß-Inquart. Durante l'occupazione gran parte della popolazione ebrea fu deportata nei campi di sterminio nazisti. La resistenza che si sviluppò fu assai ramificata e ben organizzata, ma gli Alleati vi fecero scarso affidamento. Nel 1942 anche il vasto impero coloniale nel Pacifico (Indonesia ed isole adiacenti) venne occupato dal Giappone. Nel settembre 1944 gli Alleati, liberati Francia e Belgio, si fermarono ai confini dei Paesi Bassi dopo il fallimento dell'audace operazione Market-Garden. L'inverno successivo fu caratterizzato da una grave carestia, ed il Paese fu liberato solo nel maggio 1945.

Nel 1948 i Paesi Bassi formarono l'unione doganale del Benelux con Belgio e Lussemburgo, e a partire dal 1949 rinunciarono a gran parte del loro impero coloniale. Grazie anche agli aiuti statunitensi del Piano Marshall, la perdita delle colonie non portò a difficoltà economiche, anzi l'economia olandese attraversò una fase di rapida crescita.

Nel 1954 si interruppe anche il dominio coloniale dei Paesi Bassi su Suriname e Curaçao che, assieme alle sue dipendenze, avrebbe in seguito assunto il nome di Antille Olandesi. Entrambi divennero parti di un regno federale, ottenendo autonomia negli affari interni. Nel 1975 il Suriname lasciò il Regno dei Paesi Bassi e divenne una repubblica totalmente indipendente. Nel 1986 Aruba, fino ad allora parte delle Antille, ottenne lo status di nazione staccandosi dalle Antille Olandesi, ma restando parte del Regno. Il 10 ottobre 2010, in seguito a referendum, vi fu un'ulteriore evoluzione: le restanti Antille Olandesi si divisero e le cosiddette isole BES (Bonaire, Saba, Sint Eustatius) diventarono comuni a statuto speciale dei Paesi Bassi, mentre Curaçao e Sint Maarten ottennero lo status di nazioni costitutive del Regno.

A partire dal secondo dopoguerra la politica estera olandese è dominata dall'impegno a creare o rafforzare le istituzioni internazionali di cui fa parte, come l'ONU, la NATO e l'Unione europea.

Nei Paesi Bassi negli ultimi anni, come in altri stati dell'Unione europea, si è assistito a un ampio dibattito sul multiculturalismo. Si stima che circa il 21% della popolazione abbia uno o entrambi i genitori nati in un Paese estero, che la rende uno dei paesi con la più alta percentuale di immigrati, seconda solo alla Svizzera.

Sta facendo parecchio discutere i politici olandesi, negli ultimi tempi, il dato che riguarda la città di Rotterdam: attualmente un terzo degli abitanti è nato all'estero, prevalentemente in paesi mediorientali o nordafricani. A Rotterdam, peraltro, il tasso di fecondità dei cittadini olandesi autoctoni è bassissimo, mentre quello degli immigrati è ampiamente superiore alla soglia di rimpiazzo, tanto che nelle scuole elementari e medie circa due bambini su tre sono immigrati o figli di immigrati.

I Paesi Bassi sono probabilmente il Paese con la più alta percentuale di abitanti non religiosi: infatti nel 2009 il 42% degli adulti dichiaravano di non riconoscersi in alcuna religione. La maggior parte di chi ha dichiarato di essere seguace di una religione è membro di una delle tradizionali chiese cristiane (28% cattolici, 19% protestanti; questi ultimi divisi fra chiesa riformata olandese, chiese calviniste ed altre chiese riformate); le religioni non tradizionali raccolgono l'11% della popolazione; fra di esse la più importante è l'Islam (5% della popolazione), ma vi sono piccole ma significative presenze anche di buddisti, induisti, ebrei.

Fino alla seconda guerra mondiale la minoranza ebraica ammontava a 140 000 unità; a causa della Shoah (102 000 vittime) e della successiva emigrazione verso Israele, questo numero è fortemente diminuito ed oggi si stimano solo alcune decine di migliaia di ebrei.

A partire dagli anni sessanta l'arrivo di lavoratori stranieri (specialmente dalla Turchia, dal Marocco e da altri paesi del Maghreb) e di numerosi cittadini olandesi originari delle colonie ha grandemente aumentato il numero di musulmani nei Paesi Bassi. Oggi i musulmani sono circa 945 000 (circa 5% della popolazione). Altre fonti, come la rivista di geopolitica Limes, hanno sottolineato come il numero di residenti musulmani abbia superato il milione, raggiungendo circa il 10% della popolazione residente.

Fin dal XV secolo i Paesi Bassi sono stati considerati uno dei luoghi più tolleranti del mondo in materia religiosa. Tuttavia, negli ultimi anni gli omicidi del politico Pim Fortuyn (nel 2002, ad opera di un estremista di sinistra) e del regista Theo van Gogh (nel 2004, ad opera di un estremista islamico) hanno parzialmente scosso la fiducia dell'opinione pubblica in questo approccio.

La lingua nazionale è l'olandese (conosciuto anche, specialmente a livello accademico, come nederlandese o neerlandese), che è una lingua germanica. Inoltre il frisone è parlato da circa 700 000 persone nella provincia della Frisia e nelle vicinanze: la Frisia è infatti una regione bilingue, in quanto sia il frisone sia il nederlandese sono riconosciuti come lingue ufficiali.

Inoltre sono parlati vari dialetti sassoni e franconi come il basso sassone, parlato nel nord-est (Groninga, Drenthe, Overijssel, Gheldria settentrionale), e il 'limburghese (nel Limburgo), che hanno qualche forma di riconoscimento ufficiale. Altri dialetti rilevanti sono il brabantino nella provincia del Brabante Settentrionale e l'olandese nelle province dell'Olanda Meridionale e dell'Olanda Settentrionale.

Vi sono poi le lingue parlate dai numerosi immigrati, fra cui l'arabo, il turco, il cinese, il malese e le altre lingue della regione indonesiana.

Infine, buona parte della popolazione conosce almeno l'inglese e ha nozioni di francese e di tedesco.

Le città con il maggior numero di abitanti sono Amsterdam (790 044 abitanti), Rotterdam (616 250 abitanti), L'Aia (501 725 abitanti) e Utrecht (316 448 abitanti).

L'istruzione elementare (fra i 6 ed i 12 anni) è stata resa obbligatoria nel 1900 (l'obbligo fu poi esteso fino ai 15 anni nel 1969 e fino a 16 anni nel 1975) e l'analfabetismo è praticamente scomparso.

Nei Paesi Bassi l'istruzione è obbligatoria fra i 5 ed i 16 anni. Esistono scuole pubbliche, scuole speciali e scuole private. Le scuole pubbliche sono finanziate dal governo e controllate dalle amministrazioni locali. Le scuole speciali ricevono dal governo il medesimo trattamento finanziario delle scuole pubbliche, ma rispondono a una particolare commissione: queste scuole sono generalmente basate su qualche genere di religione, ideologia o filosofia educativa, per cui esistono ad esempio scuole speciali cattoliche, o scuole speciali basate sul metodo Montessori. Le scuole speciali possono rifiutarsi di ammettere uno studente nel caso i suoi genitori (o lui stesso, se maggiorenne) indichino di non rispettare i valori morali propugnati dalla scuola stessa. Le scuole private non ricevono fondi governativi e godono di maggiori libertà (riguardo ad es. alle ammissioni). Tuttavia, come tutte le altre scuole, anche le scuole private sono soggette al controllo di un'agenzia governativa chiamata Onderwijsinspectie (ispettorato dell'educazione), che ha il potere di chiuderle nel caso di gravi violazioni.

Le scuole si dividono in elementari (Basisonderwijs, della durata di 8 anni; le prime due classi comprendono bambini di 4 e 5 anni), secondarie (Voortgezet Onderwijs, da 4 a 6 anni, a seconda del tipo di scuola; coloro che seguono un corso di 6 anni possono accedere direttamente all'università) e terziarie o professionali (di diversi tipi e che forniscono una specializzazione professionale o consentono di intraprendere studi universitari).

Nei Paesi Bassi si possono scegliere una serie di tipi di scuole superiori. Il livello più pratico, paragonabile agli istituti professionali italiani, è il VMBO. Seguono Havo e VWO (che include Atheneum e Gymnasium), che danno tutti accesso all'università: il primo con uno o più anni integrativi, che si chiamano classi ponte.

Il Sistema sanitario è privatizzato, gestito da numerose assicurazioni. Il contratto con l'assicurazione, per legge, deve essere stipulato entro 4 mesi dal trasferimento nei Paesi Bassi. Per iniziare questo contratto viene richiesto il "Burgernummer", ossia il numero di registrazione al comune di residenza.

Il Regno si fonda sullo Statuto del Regno dei Paesi Bassi; questo documento è applicabile in ogni parte del regno.

Ognuna delle tre parti costituenti possiede la propria costituzione: la Costituzione dei Paesi Bassi (Grondwet van het Koninkrijk der Nederlanden), la Costituzione delle Antille Olandesi (Staatsregeling van de Nederlandse Antillen), e la Costituzione di Aruba (Staatsregeling van Aruba). Ognuna delle tre parti possiede anche una propria amministrazione ed un proprio parlamento. Insieme formano una federazione sotto una monarchia ed un singolo Capo di Stato. Le istituzioni a livello federale sono in gran parte quelle olandesi, con o senza la rappresentanza dei territori d'oltremare.

I Paesi Bassi adottarono una Costituzione fin dalla fondazione del regno (1815).

Il sovrano ha un ruolo largamente cerimoniale; i suoi compiti principali sono la scelta del ministro-presidente e la nomina dei giudici. Il sovrano può essere sia un re che una regina, ma curiosamente tutti i sovrani del XX secolo sono stati delle regine.

Con il dissolvimento delle Antille Olandesi avvenuto il 10 ottobre 2010, Curaçao e Sint Maarten hanno affiancato Aruba quali stati autonomi costitutivi del Regno dei Paesi Bassi. Bonaire, Saba e Sint Eustatius sono diventate municipalità speciali dei Paesi Bassi (bijzondere gemeente) ovvero come openbaar lichaam o municipalità speciali. Queste municipalità, pur non facendo parte di alcuna provincia, somigliano sotto molti aspetti ad ordinari comuni dei Paesi Bassi (hanno un sindaco ed un consiglio comunale), e sono soggette alla legge dei Paesi Bassi, sebbene mantengono transitoriamente le leggi delle Antille Olandesi. Ci sono, comunque, alcune deroghe per queste isole a causa della loro distanza dai Paesi Bassi continentali, quali, ad esempio, l'uso del dollaro statunitense invece dell'euro quale moneta ufficiale.

Il Governo del Regno consiste del governo dei Paesi Bassi e di un ministro per ciascuno Stato caraibico (Aruba, Curaçao e Sint Maarten); le municipalità speciali sono invece rappresentate nel governo dei Paesi Bassi facendo parte integrante di questi e potendo votare per il parlamento di Amsterdam.

Per Bonaire, Saba e Sint Eustatius, è in fase di definizione per la concessione dello status di Regioni Ultraperiferiche dell'Unione europea.

Il Parlamento (noto come 'Stati Generali') esercita il potere legislativo ed è composto di una camera bassa (150 membri) ed una camera alta (75 membri) con poteri ridotti.

Dopo essere stati coinvolti nella Seconda guerra mondiale i Paesi Bassi hanno abbandonato la loro tradizionale neutralità, proponendosi di favorire l'integrazione europea, le relazioni transatlantiche, lo sviluppo del Terzo Mondo, la diffusione della democrazia ed il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. I Paesi Bassi generalmente perseguono i propri interessi nel quadro di organizzazioni multilaterali come l'Unione europea, l'ONU e molte altre.

La politica dei Paesi Bassi in materia di sicurezza è principalmente basata sulla partecipazione alla NATO, di cui il paese è membro dal 1949. I Paesi Bassi hanno inviato truppe per le forze di peacekeeping dell'ONU in Bosnia. Molto più controverso è stato l'invio di un contingente di oltre 1 000 uomini nella coalizione internazionale dell'Iraq, tanto che nella primavera 2005 questo è stato ritirato. Un altro contingente olandese ha collaborato per una decina di anni con le operazioni dell'ISAF in Afghanistan; questo contingente normalmente superava il migliaio di uomini, ma ora (luglio 2014) ne comprende solo 2000.



L'ampia presenza di terreni intensamente coltivati limita nei Paesi Bassi la diffusione di aree di vegetazione. L'originaria foresta di latifoglie, favorita dal clima fresco e umido, è stata sostituita da tempo dalla formazione vegetale della landa, con brughiere e ginestre che, nonostante le continue minacce dell'uomo (che tratta e dissala i suoli dei polders), copre ancora vaste superfici del Paese. La fauna è quella tipica delle regioni pianeggianti dell'Europa nordoccidentale a clima temperato. Va segnalata comunque la considerevole presenza di fauna palustre (soprattutto nella regione del Wadden). Nel corso dei secoli, il paesaggio naturale dei Paesi Bassi è stato profondamente alterato dall'intervento umano. L'azione di difesa nei confronti delle invasioni marine, la costruzione di argini e dighe, il prosciugamento delle paludi, la bonifica dei depositi argillosi, sono tutte attività che hanno lasciato un segno inconfondibile nell'ambiente dei Paesi Bassi. Dal 1564, anno in cui venne prosciugato il primo lago, al 1852, anno del prosciugamento del lago più grande (l'Haarlemmermeer), l'attività di creazione dei polder continua senza sosta. Nel 1932 fu conclusa la costruzione dell'Afsluitdijk, una diga lunga 30 km che collega la provincia dell'Olanda settentrionale a quella della Frisia e chiude lo Zuiderzee (Mare del Sud), che da allora, trasformato in un mare interno d'acqua dolce, si chiama IJsselmeer. In questo lago furono creati quattro grandi polder che vengono utilizzati come area agricola. Dopo la grande inondazione del 1953 (1800 le vittime) si decise l'esecuzione del Deltaplan (Piano Delta), un grandioso piano per la chiusura dei bracci di mare della Zelanda e dell'Olanda meridionale, consistente in una serie di dighe e chiuse per il deflusso dell'acqua fluviale. All'interno del programma, il progetto più ambizioso fu quello dello sbarramento mobile nella Oosterschelde, inaugurato nel 1986: si tratta di una grande barriera artificiale il cui abbassamento è previsto soltanto in caso di particolari condizioni climatiche. Nel Paese destano preoccupazione, oltre al crescente livello dell'inquinamento idrico a causa dell'eccessivo utilizzo di nitrati (soprattutto nelle acque sotterranee dell'Ovest, la zona dei grandi impianti serricoli a N di Rotterdam), anche le recenti conseguenze dei cambiamenti climatici (in particolare, un sensibile aumento delle temperature). A causa di tale fenomeno, infatti, il suolo dei polders continua a scendere a causa anche della diminuzione dei livelli idrici sottostanti dovuta al drenaggio dei suoli e al crescente consumo di acqua dolce da parte della popolazione. Il terreno dei Paesi Bassi nel suo insieme si inaridisce e in alcuni punti il suolo si è abbassato di ben quattro metri. Da sottolineare però la grande attenzione che il Paese ha sempre dimostrato nei confronti delle politiche ambientali e nell'adozione di modelli di sviluppo in cui la crescita economica e sociale non comprometta l'integrità degli ecosistemi. A politiche di riduzione nell'uso di combustibili fossili, che rendono il Paese tra i meno responsabili nella formazione del cosiddetto effetto serra, il governo ha associato piani per lo smaltimento dei rifiuti, la purificazione dei gas di scarico, il risanamento del suolo, la riduzione dell'inquinamento acustico e la diminuzione, in ambito agricolo, dei fertilizzanti. Nel corso degli ultimi anni le priorità si sono adattate alle circostanze, ma la tendenza generale è stata quella di spostare l'attenzione dall'adozione di provvedimenti correttivi alla prevenzione e alla regolamentazione. A tutela del patrimonio faunistico e floristico, inoltre, va segnalata l'istituzione di numerose riserve naturali e parchi nazionali (che coprono il 15,6% dell'intero territorio) tra cui l'Hoge Veluwe (circa 5000 ha), nella regione del Veluwe, dove vivono in libertà cervi, cinghiali e mufloni, il De Weerriben (3550 ha), situato lungo il confine con la provincia di Frisia e considerato uno dei più bei parchi palustri d'Europa, dove in passato l'intervento dell'uomo ha creato un interessante paesaggio di laghetti (weer) e campi coltivabili (ribben) e il De Groote Peel (1340 ettari), nei pressi di Eindhoven, nella parte sudorientale del Paese, comprendente ampie distese d'acqua e aree acquitrinose che attirano un considerevole numero di uccelli acquatici. Da segnalare anche la recente apertura, nella località di Vogelenzang, dell'Holland Tulip Park, parco di 5000 ettari dove si possono ammirare distese di fiori da bulbo, fiori annuali e piante perenni.

I Paesi Bassi rappresentano uno straordinario esempio di come un Paese scarsamente dotato di risorse naturali e in lotta perenne per salvaguardare il territorio dagli assalti del mare, riesca a conseguire livelli economici e sociali tra i più avanzati del mondo grazie soprattutto agli sforzi costanti di una collettività efficiente e ottimamente organizzata. Storicamente le basi della prosperità olandese poggiano sull'agricoltura specializzata e intensiva e ancor più sull'attività commerciale che, sfruttando i vantaggi della posizione geografica favorevole agli scambi, allo sviluppo dei trasporti e delle relazioni internazionali (tra l'altro i Paesi Bassi sono il naturale sbocco dei prodotti tedeschi), è progressivamente divenuta una poderosa fonte di ricchezza: da tempo infatti gli olandesi godono di una solidissima reputazione di esperti agricoltori, di abili mercanti e intermediari commerciali, di grandi banchieri e finanzieri. Ma per garantire il potenziamento delle tradizionali attività agricole e commerciali, fu necessario da un lato guadagnare al mare sempre nuovi terreni, avvalendosi di processi di bonifica ad altissima tecnologia, dall'altro dotare i porti fluviali di nuovi e più agevoli canali di accesso al mare, specie in corrispondenza della foce del Reno, presenza fondamentale per l'economia olandese. A partire dal secondo dopoguerra, il Paese è stato però testimone di una sensibile trasformazione delle proprie strutture produttive: per far fronte all'espansione demografica e poter conservare l'elevato tenore di vita, si rese indispensabile potenziare l'apparato industriale sino ad allora piuttosto debole (le attività manifatturiere del passato, pur varie, avevano nel complesso una consistenza abbastanza limitata), così da assicurare un razionale equilibrio tra un'agricoltura moderna, ma che sempre più denunciava una grave eccedenza di manodopera, e un eccessivamente sviluppato settore terziario. Il processo di industrializzazione è stato piuttosto rapido, favorito da opportuni interventi dello Stato (determinante è stato ed è tuttora per esempio il controllo sugli sviluppi urbanistici e in genere sulla gestione territoriale) nell'ambito di una struttura economica d'impronta liberistica, aperta sia all'iniziativa privata sia ai principali indirizzi governativi. L'industrializzazione ha provocato peraltro nuovi orientamenti nella politica economica nazionale: la necessità di trovare adeguati sbocchi commerciali ai prodotti olandesi ha infatti promosso un notevole sforzo di integrazione nel tessuto urbano. Un assetto produttivo come quello olandese, obbligatoriamente ancorato al quadro economico internazionale, all'andamento dei mercati esteri (le esportazioni sono pari a un terzo del prodotto nazionale) e alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime d'importazione, sulla cui trasformazione per lo più vivono le industrie olandesi, non poteva non risentire, agli inizi degli anni Ottanta del XX sec., della gravissima crisi economica mondiale. In effetti, tra le cause principali del deterioramento economico registrato dai Paesi Bassi si è posto proprio il declino della competitività dell'industria: un Paese che vive tradizionalmente della prosperità del suo commercio ha risentito con particolare immediatezza delle difficoltà interne del mondo industriale unite al rallentamento dell'interscambio internazionale e alla recessione mondiale. Nel complesso però i Paesi Bassi si sono distinti, insieme alla Germania, tra i Paesi che meglio hanno retto alla congiuntura mondiale pesantemente negativa: in particolare, ha conservato la sua efficienza l'apparato finanziario. Attraversato un periodo di ristrutturazione, tendente all'innalzamento del proprio livello tecnologico, l'industria, basandosi principalmente sulle grandi multinazionali che hanno sede nel Paese, è riuscita sostanzialmente a riguadagnare le posizioni in precedenza acquisite, a prezzo però del ricorso a numerosi licenziamenti e di una rilevante responsabilità nell'accrescimento del livello di disoccupazione. Rispetto alla salvaguardia dei livelli occupazionali maggior interesse e più notevoli risultati ha dato il controllo dell'inflazione, mantenuta a livelli minimi. In generale si è verificata una progressiva attenuazione delle misure di protezione sociale (comunque ancora abbastanza alte), nonché di talune strutture di un Welfare State tra i più avanzati ed efficienti, attraverso misure di riduzione della spesa pubblica. La forte terziarizzazione dell'economia, già manifestatasi in misura pari a quelle delle realtà in assoluto più sviluppate, è stata negli ultimi anni incoraggiata dagli orientamenti a medio termine della politica economica statale, che si propone di consolidare il ruolo del Paese quale centro commerciale e finanziario internazionale. Nel 2003, dopo vari anni di alta congiuntura, l'economia olandese ha attraversato un periodo di contrazione, risentendo degli avvenimenti che hanno avuto luogo sulla scena internazionale. Ma nei primi mesi del 2004 si sono avuti graduali segnali di ripresa (nel 2008 il reddito annuo pro capite era di 52.019 $ USA, quello nazionale di 868.940 $ USA) sebbene con un tasso di crescita piuttosto modesto (intorno all'1%) e un deficit pubblico (3,2 - 3,5%) che supera i parametri del patto di stabilità UE.
Anche se in termini relativi, l'agricoltura ha perduto d'importanza nell'ambito dell'economia nazionale in conseguenza della recente evoluzione presentata dall'industria e dal terziario, così come ne è fortemente diminuita la percentuale degli addetti. La secolare esperienza degli olandesi nell'organizzazione territoriale e nell'opera di valorizzazione delle terre strappate al mare (ca. la metà della superficie nazionale) ha permesso la notevole crescita del settore agricolo, tra i più progrediti quanto a tecniche e rendimenti unitari (in particolare, insuperate sono, a livello mondiale, le rese del frumento, dell'avena e delle patate e, in Europa, quelle della barbabietola da zucchero). Lo spazio a disposizione è limitato, ma un complesso sistema di regolazione delle acque funziona ininterrottamente, regolando anche la profondità della falda acquifera che, insieme alla natura dei suoli, condiziona le possibili colture. I rendimenti, come si è detto, sono elevatissimi; ciò è dovuto sia all'alto livello di preparazione professionale degli agricoltori, sia all'uso intensivo di fertilizzanti (dettato dall'originaria sterilità di buona parte dei suoli), alla diffusa meccanizzazione, alla selezione delle specie vegetali (e animali, come si vedrà a proposito dell'allevamento) e grazie, infine, all'attenta presenza dello Stato, che interviene mediante la creazione di adeguate infrastrutture. Le proprietà agricole sono in genere di piccole dimensioni, a conduzione diretta, benché la tendenza prevalente sia quella della crescita numerica del gruppo di aziende maggiori. L'esistenza poi di cooperative di produttori e di distributori, collegate con quelle dei consumatori, assicura ulteriori vantaggi e facilita il buon andamento del settore. Circa metà dell'arativo è occupato dai cereali; principale prodotto è il frumento, limitato tuttavia alle aree argillose meridionali, mentre maggiore diffusione hanno l'orzo, l'avena e la segale. Tuttavia i raccolti cerealicoli sono insufficienti alle necessità interne e si deve fare largo ricorso all'importazione. Diffusa ovunque è la coltivazione della patata, che dà luogo a notevoli esportazioni e all'industria della fecola; la patata è altresì l'alimento nazionale insieme ai legumi secchi (fagioli, piselli) e ai cavoli. Le buone terre argillose delle pianure marittime favoriscono anche la coltura della barbabietola da zucchero, che consente una notevole industria saccarifera. Tra le oleaginose sono soprattutto rappresentate la colza e il lino, quest'ultima coltivazione tradizionale (come nel vicino Belgio) che fornisce fibra e semi. Ampi spazi sono altresì lasciati alle colture foraggere in funzione di un allevamento molto sviluppato. Probabilmente, l'aspetto più interessante e tipico dell'agricoltura dei Paesi Bassi è dato dalla diffusione delle serre riscaldate, presenti nelle province dell'Olanda sia meridionale sia settentrionale (si calcola che ca. metà della superficie delle serre europee si trovi proprio nei Paesi Bassi), che sono adibite a coltivazioni di fiori – tulipani, giacinti, crisantemi, rose da serra – e di primizie ortofrutticole, la cui maturazione accelerata ne consente l'esportazione soprattutto verso i mercati tedeschi e svizzeri sin dall'inizio della primavera. Sono oggetto di esportazione in tutto il mondo anche i bulbi che, al contrario dei fiori, vengono coltivati all'aperto, in particolare nella regione compresa tra Alkmaar e L'Aia. Estremamente limitata è per contro l'area boschiva. Data la morfologia del territorio e le condizioni climatiche, assai estese sono le aree a prati e a pascoli permanenti che, insieme alla diffusione delle colture foraggere, favoriscono lo sviluppo di una fiorentissima zootecnia: prevale l'allevamento bovino, che si avvale di razze altamente selezionate, tra cui la famosa frisona da latte, raggiungendo rendimenti elevatissimi. L'allevamento è anzi alla base della prosperità di molte zone specificamente agricole ed è praticato soprattutto in funzione dell'industria lattiero-casearia, che è ottimamente organizzata e produce formaggi anche molto quotati all'estero (Edam, Alkmaar, Gouda ecc.); i Paesi Bassi si collocano tra i principali produttori europei anche per il burro e la margarina. Ampia diffusione hanno anche i suini, per i quali si utilizzano i sottoprodotti dell'industria casearia, e i volatili da cortile. Malgrado l'inquinamento del Mare del Nord, la pesca, modernamente organizzata, rappresenta un altro importante settore: le aringhe, di cui gli olandesi scoprirono per primi il processo di affumicatura necessario per la loro conservazione, costituiscono il prodotto più importante (con principale centro di lavorazione a Vlaardingen); altri porti pescherecci sono Scheveningen, Katwijk e IJmuiden. A Bergen op Zoom prospera l'ostricoltura.

Il Paese, scarsamente provvisto di risorse minerarie (è quasi del tutto privo di minerali metalliferi), dispone di maggiori risorse nell'ambito energetico: più però del carbone (bacino del Limburgo) e del petrolio (giacimenti di Coevorden e di Rijswijk), conta nell'economia locale il gas naturale, di cui i Paesi Bassi sono tra i maggiori fornitori del mondo con vasti giacimenti (soprattutto nei dintorni di Groninga) e con riserve che gli esperti stimano possano garantire ancora per molti anni gli attuali livelli estrattivi. Una fitta rete di gasdotti attraversa tutto il Paese e si può dire che ogni casa olandese utilizzi gas naturale. Esso soddisfa ca. metà delle richieste energetiche del Paese che per il rimanente dipende essenzialmente dal petrolio d'importazione; il gas naturale viene inoltre esportato in vari Stati, tra cui la Germania, la Francia e il Belgio. L'industria energetica è bene attrezzata e consente un consumo annuo pro capite tra i più elevati in Europa. Modesta, rispetto ad altri Stati, è la produzione di energia di origine nucleare, che trova forti opposizioni all'interno del Paese. Proporzionalmente rilevante è, al contrario, l'impegno per la futura utilizzazione di fonti energetiche alternative. A differenza di quanto si verificò nella maggior parte degli Stati dell'Europa nordoccidentale, a cominciare dal vicino Belgio, l'industrializzazione dei Paesi Bassi non ha preso avvio dalla presenza di cospicue fonti energetiche, bensì dal rilevante accumulo di capitali ottenuti mediante i traffici e gli scambi commerciali con l'Oltremare. In particolare, le attuali industrie olandesi traggono la loro origine dalle svariate attività manifatturiere basate sulla lavorazione dei prodotti agricoli locali e dei prodotti coloniali importati (tabacco, spezie, cacao, zucchero, caucciù, semi oleosi, frutta tropicale ecc.), che le ricche colonie fornivano a basso costo e la potente flotta mercantile faceva facilmente affluire. Questo tradizionale settore industriale è ancora assai fiorente, con complessi in gran parte ubicati a Rotterdam e ad Amsterdam o nei dintorni di queste città (caratteristica è infatti la duplice funzione, mercantile e industriale, delle due metropoli): più in generale, ca. la metà delle industrie olandesi è concentrata nella sezione occidentale del Paese, specie nel cosiddetto Randstad Holland, dove la presenza dei porti ha favorito lo sviluppo delle attività manifatturiere, essenzialmente legate all'importazione. I Paesi Bassi, oltre a essere tra i maggiori produttori mondiali di sigari e sigarette, occupano un buon posto nella produzione di cacao, cioccolato, margarina, zucchero, birra e liquori (rinomanza mondiale ha il curaçao). Amsterdam è inoltre il massimo mercato mondiale per il chinino e il centro più celebre per il taglio dei diamanti. L'assenza di minerali metallici non ha impedito l'affermarsi dell'industria metallurgica (d'altronde, già nel XVIII sec. gli olandesi lavoravano il rame e il ferro con materie prime d'importazione). Particolarmente importante è il settore siderurgico, ma ben rappresentata è anche la metallurgia dell'alluminio, dello zinco, dello stagno e del piombo. Di rilievo è anche il settore meccanico: antica fama hanno le costruzioni navali (con principali cantieri a Rotterdam, Amsterdam e Flessinga), benché in questi ultimi anni si sia registrata in campo cantieristico una gravissima crisi, come d'altronde in ogni parte del mondo. Considerevole la produzione nel settore automobilistico, collegato a una fiorente industria della gomma, e quella di materiale ferroviario. Il comparto aeronautico ha invece attraversato un periodo di crisi a seguito del fallimento della Fokker nel 1996. Nei campi elettrotecnico ed elettronico i Paesi Bassi sono specializzati nella fornitura di lampadine, valvole, dispositivi a semiconduttori; a Eindhoven ha sede la Philips, potenza mondiale nel settore nonostante la crescente concorrenza tecnologica di altri gruppi, soprattutto giapponesi. Contemporaneamente è cresciuto comunque il livello della produzione microelettronica, così come si sono registrati importanti sintomi di sviluppo nel settore aerospaziale e delle biotecnologie. Quasi tutta concentrata lungo il confine tedesco è l'industria tessile, in gran parte ristrutturata e rivolta soprattutto alla lavorazione del cotone e della lana. Poderoso è stato anche lo sviluppo dell'industria chimica, attiva nei settori delle fibre tessili artificiali, dei fertilizzanti azotati, delle materie plastiche, dell'acido solforico, dei prodotti farmaceutici, e di quella petrolchimica: le raffinerie sono localizzate in prevalenza a Rotterdam. I cementifici e le lavorazioni del cuoio, della carta e delle porcellane (Delft) completano il quadro estremamente articolato del comparto industriale dei Paesi Bassi.

Favorito dalla collocazione geografica, da un fitto sistema di fiumi e canali che collegano il Mare del Nord con il resto dell'Europa e dalla presenza di numerosi bacini portuali, il commercio è sempre stato una componente trainante dell'economia dei Paesi Bassi, che possono vantare in questo ambito una lunga e solida tradizione. Da sempre sensibile alle iniziative di cooperazione e integrazione economica dell'Europa occidentale, il Paese è promotore di intense relazioni commerciali soprattutto con Germania, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Francia, Italia, Stati Uniti e Giappone. Nel 2002, il valore totale delle esportazioni ha superato quello delle importazioni. Per talune branche produttive il mercato estero è più importante di quello interno. Si esportano soprattutto combustibili, prodotti chimici e petrolchimici, generi alimentari (carne e derivati, latticini, prodotti ortofrutticoli ecc.), veicoli e macchinari (tra cui ben rappresentate le apparecchiature elettriche), prodotti industriali vari; si importano in prevalenza cereali e altre derrate alimentari, petrolio, minerali, materie prime in genere, ma altresì molteplici prodotti industriali che il Paese non è in grado di fornire. Il Paese può contare su un sistema bancario e finanziario molto articolato. Fino all'introduzione dell'euro, l'unità monetaria nazionale era il fiorino, emesso dalla banca centrale (De Nederlansche Bank NV). La borsa valori di Amsterdam è tra le principali in Europa. Molto sviluppato è il sistema delle vie di comunicazione (strade, ferrovie, vie d'acqua interne): esso tocca i suoi massimi vertici a Rotterdam e ad Amsterdam e si allaccia perifericamente ai porti del Mare del Nord, connettendosi sul lato orientale con la Germania, su quello meridionale con il Belgio. Le vie d'acqua interne, che complessivamente si sviluppano per ca. 4400 km (la densità idroviaria olandese è la più elevata del mondo) e per le quali transita un terzo delle merci trasportate nel Paese, hanno avuto in particolare una funzione decisiva nella determinazione del ruolo prevalente di Amsterdam e Rotterdam. Vie d'acqua preminenti sono quelle del Reno-Waal e della Mosa; molto fitta, sebbene meno importante, è la rete di canali che nella sezione settentrionale del Paese fa capo a Groninga. Le reti ferroviarie e stradali, estremamente efficienti, collegano il Paese con il resto dell'Europa occidentale. Assai attivi sono i collegamenti aerei internazionali, che hanno a Schiphol (Amsterdam) uno dei più funzionali scali d'Europa; seguono per importanza gli aeroporti di Zestienhoven (Rotterdam), Eelde (Groninga), Beek (Maastricht), parimenti internazionali. Compagnia nazionale è la KLM che, fondata nel 1919, è la più antica linea aerea commerciale del mondo e tra le principali per ampiezza di rete. L'importanza degli scambi spiega anche lo sviluppo della marina mercantile olandese, e ancor più delle attrezzature portuali. Il movimento commerciale con l'estero si svolge essenzialmente attraverso i porti di Rotterdam e di Amsterdam. Rotterdam è congiunta al mare e allo scalo di Europoort mediante il Nieuwe Waterweg (Nuovo Canale), lungo il quale si affacciano gli imponenti complessi petrolchimici della città, mentre il collegamento marittimo di Amsterdam è assicurato dal Canale del Mare del Nord. Tra gli altri principali porti Hoek van Holland (di fronte a Europoort) e Flessinga, importanti per quanto riguarda il movimento passeggeri. I Paesi Bassi dispongono di un'articolata rete di servizi alberghieri: il turismo è infatti un settore molto sviluppato grazie alla presenza di attrattive sia paesaggistiche sia artistiche e culturali. Tra gli itinerari naturalistici va citato quello costiero, lungo le dighe, dall'isola di Walcheren al bassopiano della Frisia, il Parco Nazionale Hoge Veluwe, sede anche del museo Kröller-Müller, l'isola di Schiermonnikoog, riserva naturale famosa per le sue spiagge di sabbia finissima e Kinderdijk, uno degli angoli più conosciuti del Paese, costellato di mulini a vento. Data l'ampia presenza di fiumi e canali, numerose sono inoltre le possibilità di visitare il Paese a bordo di velieri storici, battelli, house boats. Molte delle città, inoltre, offrono al visitatore la possibilità di ammirare antichi palazzi e monumenti, nonché numerosi musei di levatura internazionale.

I Paesi Bassi hanno un'economia prospera ed aperta, nella quale il governo ha alquanto ridotto il proprio ruolo a partire dagli anni ottanta. Il settore pubblico raccoglie comunque il 46% del PIL.

Come in gran parte delle economie più sviluppate, il principale settore economico è quello dei servizi, che contribuisce molto più della metà del PIL. In particolare sono importanti le imprese di trasporto e distribuzione, le banche e le assicurazioni. Molto sviluppato è il settore della progettazione architettonica ed urbanistica, che concentra in questo paese almeno una decina dei primi cento studi di architettura del mondo.

La principale attrazione turistica dei Paesi Bassi è la capitale Amsterdam, detta da alcuni "la Venezia del nord" per via del centro storico attraversato da numerosi canali. Fra le altre cose, Amsterdam è famosa per la sua atmosfera cosmopolita e variegata che comprende attrazioni come il quartiere a luci rosse e i suoi Coffee-shop. Fra le altre città, le più importanti dal punto di vista turistico sono probabilmente L'Aia, dove ha sede il governo; Delft, famosa per le sue ceramiche "blu"; Rotterdam, che ha il porto più grande d'Europa, Utrecht ed Haarlem. Fra i centri minori si segnalano Maastricht, Nimega, 's Hertogenbosch, Deventer, Eindhoven, Groninga, Volendam e Marken.

I musei più importanti e famosi dei Paesi Bassi sono il Rijksmuseum ed il Van Gogh Museum, entrambi situati ad Amsterdam. Ad Amsterdam si trova anche la casa di Anna Frank, ora trasformata in museo.

Fuori da Amsterdam si segnalano il Museo Frans Hals di Haarlem, la Mauritshuis e il Gemeentemuseum dell'Aia, il Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam, il Van Abbemuseum di Eindhoven nel Noord-Brabant, ed il Museo Kröller-Müller, situato nel parco nazionale degli Hoge Veluwe.

I parchi nazionali Olandesi coprono 1 065 km², ovvero circa il 3% del territorio dei Paesi Bassi. I parchi sono piuttosto piccoli e non sono pensati per custodire delle grandi meraviglie naturali, ma per preservare aree particolari che sono rimaste relativamente immuni allo sviluppo agricolo ed industriale.

Al momento esistono 20 parchi nazionali. I più famosi il De Hoge Veluwe, il De Biesbosch, il parco di Schiermonnikoog (sull'omonima isola) e la riserva di Oostvaardersplassen.

La pittura olandese ha una grande tradizione che risale almeno ai maestri fiamminghi del tardo medioevo e del primo rinascimento (Jan van Eyck, Hieronymus Bosch, Pieter Bruegel il Vecchio).

Come in campo politico, il XVII secolo fu il secolo d'oro della pittura olandese, con le opere di Rembrandt van Rijn, Jan Vermeer, Frans Hals, Jacob Van Ruisdael e molti altri.

Molti anche gli artisti attivi nell'800, come l'impressionista Isaac Israëls. Tuttavia il più famoso pittore olandese fu sicuramente Vincent van Gogh, attivo prima nei Paesi Bassi, poi in Francia alla fine del XIX secolo.

Nel corso del XX secolo altri importanti artisti olandesi sono stati Piet Mondrian (iniziatore del movimento artistico De Stijl), Theo van Doesburg, M. C. Escher, i pittori Geer van Velde e Bram van Velde, Peter Alma. Di grande importanza per il design l'opera di Gerrit Rietveld.

I primi olandesi a raggiungere fama internazionale per i propri scritti furono probabilmente i filosofi Erasmo da Rotterdam e Spinoza, che furono attivi nel XVI e nel XVII secolo. Essi però generalmente non scrissero in olandese, bensì in latino.

Nel XVII secolo tuttavia l'olandese iniziò ad essere usato come lingua letteraria, ad esempio dal drammaturgo Joost van den Vondel e da P. C. Hooft; la prima traduzione in olandese della Bibbia, nota come De Statenbijbel risale al 1637 ed è considerata una delle pietre miliari nell'evoluzione della lingua olandese.

Nel XIX secolo Multatuli pubblicò quello che probabilmente è il più importante romanzo della letteratura olandese, Max Havelaar; in esso si denunciava il cattivo trattamento degli indigeni nelle colonie olandesi.

L'opera letteraria olandese più nota è invece il Diario di Anna Frank, anche se formalmente la sua autrice non ha mai avuto la cittadinanza olandese (la famiglia Frank era originaria della Germania, da cui era fuggita alla fine degli anni trenta).

Il contributo olandese al patrimonio storico della musica classica mondiale è alquanto scarso, principalmente perché i calvinisti consideravano frivola la musica. Salvo che il primo metodo per fortepiano della storia della musica fu pubblicato da Francesco Pasquale Ricci, maestro di cappella Imperiale in Olanda, e dedicato alla principessa Louise d'Orange Nassau (poi ripubblicato con una seconda parte di J.C. Bach, suo amico, nel 1786 circa) ma che ebbe compositrici quali la Duchessa di Boetzelaer. Al giorno d'oggi comunque vi sono numerose orchestre (fra cui la più famosa è quella del Concertgebouw di Amsterdam) ed alcuni teatri d'opera (in particolare il Muziektheater di Amsterdam) e notevoli esecutori di musica antica, come Gustav Leonhardt, Barthold Kuijken, Sigisvald Kuijken, Tom Koopman.

Nel campo della musica Jazz i Paesi Bassi hanno un ruolo importante in Europa: sono sede del più importante festival jazz d'Europa (il Festival Jazz del Mare del Nord, tenuto in estate all'Aia). Possiedono numerosi conservatori che insegnano il jazz ad alto livello e possono quindi vantare numerosi e ottimi esecutori, per citarne alcuni: Peter Beets, Fay Claassen, Heyn Van de Geyn.

I Paesi Bassi possono vantare un ruolo importante anche nella musica metal. Essi infatti sono patria di diverse band che si sono distinte per l'innovazione verso un metal meno purista e che si sono dedicate invece a provare le varie combinazioni tra metal e musica classica e sinfonica, creando varie versioni di Symphonic Metal e Gothic metal. I maggiori esponenti di tale genere sono i The Gathering, gli Ayreon, gli Stream of Passion, gli After Forever, i Within Temptation e gli Epica.

I Paesi Bassi (specialmente la provincia del Limburgo) sono una delle nazioni in cui la musica per orchestre di fiati conosce il maggiore sviluppo. Possiedono infatti alcune delle migliori orchestre di fiati del mondo, e ogni quattro anni organizzano, nella città di Kerkrade, il World Music Contest, universalmente riconosciuto come il più importante concorso mondiale per orchestre di fiati, fanfare e brass band.

Amsterdam è poi una delle scene più importanti al mondo per la musica pop-rock e per la cosiddetta world music.

I Paesi Bassi sono all'avanguardia per la danza moderna, con importanti compagnie all'Aia (Nederlands Dans Theater, Introdans) e Rotterdam (Scapino ballet, Danse Academie). La compagnia Nazionale di Balletto di Amsterdam tende invece ad eseguire principalmente un repertorio classico.

I Paesi Bassi sono il luogo di sviluppo di molti generi di musica elettronica tra cui la gabber e la trance e l'EDM. Due tra i maggiori esponenti di questo genere nel panorama europeo e internazionale sono senz'altro Tiësto e Armin Van Buuren, rispettivamente i dj numero 4 e 5 nel mondo secondo "DJ Mag". Altri DJ di grande fama sono Martin Garrix (attuale numero 1 della classifica di DJ Mag e produttore delle hit "Animals", "Wizard" e"Don't Look Down" con Usher), Afrojack, Sidney Samson, Chuckie, Hardwell, Laidback Luke, Fedde Le Grand, il duo Bingo Players, Ummet Ozcan ("highest climber" della classifica di DJ Mag nel 2014, salì dal numero 99 al numero 31 in un solo anno e attuale numero 36), Oliver Heldens ("highest Deep House DJ, e attuale numero 12) e Headhunterz, dj e produttore di musica hardstyle e big room, considerato in tutto il mondo il principale esponente del suo genere (e globalmente, numero 48 nella classifica dei migliori DJ, sempre secondo "DJ Mag").

L'industria cinematografica olandese è piuttosto piccola e produce circa 20 pellicole all'anno, spesso cofinanziate dallo Stato. Fra i registi olandesi si segnalano il documentarista Joris Ivens ed i noti registi hollywoodiani Paul Verhoeven (RoboCop, Basic Instinct) e Jan de Bont (Speed). Fra gli attori il più famoso è indubbiamente Rutger Hauer.

Fra i più famosi film realizzati nei Paesi Bassi si segnalano Amsterdamned, L'albero di Antonia e Fanfare.

Nei Paesi Bassi si tengono annualmente diversi festival cinematografici, fra cui il Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam (in febbraio) e l'International Documentary Film Festival di Amsterdam (IDFA) a novembre.

Generalmente i film stranieri non vengono doppiati, ma vengono semplicemente sottotitolati in olandese.

Come nella maggior parte degli altri paesi sviluppati, molti degli abitanti dei Paesi Bassi praticano qualche sport a livello amatoriale: oltre un quarto degli olandesi frequenta almeno uno degli oltre 35 000 centri sportivi del paese, e due terzi della popolazione oltre i 15 anni pratica qualche sport. Come altrove, lo sport è anche un importante fenomeno sociale e di costume.

Gli sport più popolari, sia dal punto di vista della pratica attiva che dell'affluenza di pubblico sono il calcio, il ciclismo, il pattinaggio, l'hockey su prato ed il tennis, nei quali i Paesi Bassi possono spesso vantare squadre ed atleti di ottimo livello. In particolare i Paesi Bassi vantano una tradizione calcistica tra le migliori al mondo essendo riconosciuti come gli inventori del cosiddetto calcio totale e avendo avuto campioni e fuoriclasse come Johann Cruyff, Ronald Koeman, Ruud Gullit, Marco Van Basten, Frankie Rijkaard, Patrick Kluivert, Dennis Bergkamp, Marc Overmars ecc. La nazionale di calcio olandese ha conquistato tre secondi posti nelle fasi finali dei campionati mondiali di calcio (1974, 1978 e 2010) e ha vinto i campionati europei nel 1988 mentre l'Ajax è una tra le più titolate squadre di club al mondo. Altro sport molto popolare è il baseball: nel 2011 la nazionale ha vinto il campionato mondiale disputatosi a Panama e, insieme all'Italia, è la principale potenza europea del "batti e corri".

Da qualche decennio è entrata a far parte dell'interesse degli abitanti anche la pallavolo, sport nel quale, sul finire degli anni novanta, grazie alle imprese della propria nazionale maschile, è stata fra le prime potenze a livello mondiale. Da ricordare infatti, il titolo europeo del 1997, ma soprattutto, l'oro olimpico ad Atlanta '96, ottenuto a spese dell'Italia.

Dal punto di vista dei risultati e del numero di partecipanti i Paesi Bassi sono da sempre la patria del kickboxing, vantando le migliori scuole del mondo in tale disciplina ed atleti che hanno scritto la storia di tale sport, come i pluricampioni K-1 Peter Aerts, Ernesto Hoost e Semmy Schilt, nonché la leggenda del muay thai Ramon Dekkers; di riflesso eccellono anche in altri sport da combattimento come le arti marziali miste, dove lottatori come Bas Rutten, Alistair Overeem e Marloes Coenen si sono resi protagonisti a livello internazionale.

Esistono anche diversi sport tipici olandesi; uno dei più curiosi è il fierljeppen, una sorta di "salto in lungo con l'asta" che si ritiene essere nato dalla pratica dei contadini frisoni di attraversare piccoli canali saltandoli con l'aiuto di un'asta.

La bicicletta (de fiets in olandese) è uno dei mezzi di trasporto più diffusi e utilizzati. Normalmente ogni famiglia ne possiede più di una e davanti alle stazioni ferroviarie se ne vedono a centinaia incatenate nei parcheggi ad esse adibiti. La tipologia del territorio, particolarmente pianeggiante, è adatta a questo mezzo di trasporto pratico, economico e non inquinante.

Un tempo circa 10.000 mulini a vento punteggiavano la campagna olandese, anche se ora ne restano solo poco più di 500. Introdotti in Europa nel XII secolo, ebbero grande diffusione nei Paesi Bassi per via del territorio piatto, che rende difficile costruire mulini ad acqua ma non ostacola il vento e consente di sfruttarne tutta la forza. Usati per distribuire l'acqua, prosciugare la terra, macinare il grano, i mulini a vento sono un elemento caratteristico del paesaggio e quelli che restano sono spesso preservati come monumenti; alcuni sono tuttora in funzione.

Uno dei più conosciuti simboli dei Paesi Bassi è il costume cosiddetto "da olandesina", con la tipica cuffietta a punta, le trecce bionde e gli zoccoli di legno. Come tutti i costumi tradizionali, non viene più indossato nella vita di tutti i giorni, ma i pochi che ne possiedono uno (spesso in qualità di membri di qualche organizzazione "storica") lo sfoggiano solo in occasioni particolari, come feste religiose e popolari; fanno eccezione alcuni piccole località (come Marken) che sono diventate attrazioni turistiche per via del fatto che buona parte della popolazione fa ancora uso dei costumi tradizionali.

I Paesi Bassi sono anche famosi per gli zoccoli, oggetti molto pratici perché con la terra umida, la pioggia e il freddo essi sono molto resistenti e tengono caldi i piedi. Si ha notizia del loro uso a partire dal tardo medioevo quando venivano usati dai contadini che lavoravano soprattutto nelle zone paludose. Fatti di legno di pioppo o di salice (alberi che abbondano nelle zone umide e pianeggianti dei Paesi Bassi, il cui legno consiste di fibre resistenti ed elastiche, facilmente lavorabili), essi non hanno cuciture o pezzi incollati o ad incastro ma vengono da un unico pezzo di legno. Un tempo venivano intagliati a mano, mentre ora generalmente vengono torniti a macchina. Oggi alla produzione "normale" (piuttosto rustica e che viene veramente utilizzata nelle campagne, per quanto sempre di meno), si è aggiunta quella "decorativa", in cui gli zoccoli sono dipinti e decorati in vari modi; questo tipo di produzione è spesso destinata ai turisti.

La bandiera dei Paesi Bassi è costituita dai 3 colori: il bianco, il rosso e il blu, ma in realtà il colore ufficiale è l'arancione che viene comunemente utilizzato dalla squadra di calcio nazionale dell'Olanda e dagli stessi olandesi il 30 Aprile, in occasione del compleanno della Regina.
Il colore arancione ha origine dai progenitori dei sovrani dei Paesi Bassi che discendono da Guglielmo I. Guglielmo d'Orange, infatti, apparteneva alle famiglie di Orange-Nessau della città francese di Orange.
.
Nei Paesi Bassi è consentito liberamente il consumo delle cosiddette "droghe leggere", cioè hashish e marijuana ma sottoforma di erba, spinelli sfusi e semi, attrezzatura da fumo; inoltre può essere  Fiori e Tulipanivenduta e consumata solo nella misura di 5 grammi per volta e non per strada o dove il fumo è proibito ma nei famosi bar: i Coffee Shop. L'uso indiscriminato di droghe leggere e in qualsiasi quantità di quelle cosiddette "pesanti" e chimiche, come eroina e cocaina, comporterà per il detentore, come avviene regolarmente in altri paesi europei, pene molto severe. I Coffee Shop che sono sottoposti a rigidi controlli e rischiano il mancato rinnovo della licenza in caso di cambio gestione, hanno il divieto di venderla ai minori e non possono pubblicizzare in alcum modo questa attività. Negli anni Ottanta, il governo olandese ha adottato questa politica di tolleranza per limitare la diffusione delle droghe pesanti e anche se poi ha registrato una notevole affluenza di turisti "spinellati" con la conseguente necessità di un maggior controllo dell'ordine pubblico, ha ottenuto comunque dei risultati. Infatti, oggi, soltanto il 5% della popolazione consuma questo tipo di sostanze e il numero di portatori del virus HIV è nettamente inferiore rispetto a quella dei paesi vicini dove  Zoccoli colorativige una legislazione sulle droghe molto più severa. Inoltre, il Governo assicura cure sociali e mediche per ridurre il più possibile i rischi del drogato per se stesso e per la società. Ma questa positiva esperienza sembra essere invece negativa per gli altri Paesi della Comunità Europea che vedono concentrarsi nelle zone limitrofe un gran numero di spacciatori. Per questo motivo, l'atteggiamento olandese recentemente sta cambiando e divenendo più repressivo. Già nel 1996 fu oggetto di una controversia con la Francia che poi si risolse l'anno successivo con la sottoscrizione di un accordo doganale e un aumento del controllo di polizia negli scali olandesi.




lunedì 22 febbraio 2016

MAR DEI CARAIBI



Il nome "Caraibi" deriva dai Caribe, uno dei gruppi indiano-americani dominante nella regione al momento del contatto europeo nel corso del tardo XV secolo. Dopo la scoperta dell'America nel 1492, ad opera di Cristoforo Colombo, il termine spagnolo Antille è stato comunemente assegnato alle terre che si affacciavano su questi mari, pertanto ad oggi "mar delle Antille" è l'alternativa più comunemente utilizzata per indicare il mar dei Caraibi in varie lingue europee, dopotutto nel corso del primo secolo dalle scoperte geografiche, il predominio spagnolo fu indiscusso.

I primi abitanti delle isole delle Antille furono i Taino, tribù sedentarie con fede religiosa politeista che si distinguevano per essere buoni agricoltori, pescatori e lavoratori della ceramica. La loro lingua derivava da quella degli arawak, famiglia che li precedette essendo migrata verso il Sud America da circa 3000 anni. All'epoca delle scoperte, i Carib, abili come guerrieri e navigatori, provenienti prevalentemente dalla regione del fiume Orinoco, occupavano integralmente i territori dei Taino.

Il mar dei Caraibi fu un corpo d'acqua sconosciuto per le popolazioni eurasiatiche fino al 1492, quando Cristoforo Colombo divenne il primo europeo a solcare queste acque nel tentativo di trovare una rotta verso l'India. A quel tempo l'emisfero occidentale, era sconosciuto agli europei. Dopo la scoperta delle isole da parte di Colombo, l'area è stata rapidamente colonizzata da più civiltà occidentali. A seguito della colonizzazione delle isole dei Caraibi, il mare adiacente è diventato una zona animata per la marina europea, in quanto base commerciale, luogo di scambio e rotta per il trasporto dei più svariati prodotti, e questo commercio attirò anche la pirateria.

Le monarchie cattoliche permisero nel 1495 a tutti i propri sudditi di imbarcarsi nelle navi dirette verso le Indie occidentali appena scoperte, ma spesso gli equipaggi, privi di un'adeguata preparazione, divennero facile preda per i "lupi di mare". Lungo le coste dei Carabi, nel corso del tempo, presero a svilupparsi importanti punti commerciali e importanti fiere (come quella di Portobello). L'attacco dei pirati contribuì alla costruzione di fortificazioni lungo i porti, come a Cartagena de Indias e a L'Avana.

Poco dopo la sua scoperta, questo mare attirò l'interesse delle corone inglesi e francesi, le quali successivamente inviarono la loro marina per conquistare nuovi territori. I francesi si impadronirono di alcune isole quali Martinica e Guadalupa, gli inglesi con il tempo di Antigua, Montserrat, Barbados e Giamaica, tutti territori sottratti ai possedimenti dell'Impero spagnolo nei Caraibi. Nel 1625 prese forma sull'isola di Tortuga una base dove corsari e bucanieri si associarono per attaccare le imbarcazioni dalle colonie spagnole. Da Tortuga partivano le spedizioni per gli assedi contro le città costiere che durarono fino a tutto il secolo XVII. Un'altra famosa roccaforte pirata fu istituita nel porto giamaicano di Port Royal nel 1656, e rimase tale fino alla sua parziale distruzione ad opera di un terremoto verificatosi il 7 giugno 1692. Alcuni dei pirati più temuti furono Henry Morgan, Francesco Nau detto l'Olonese, e Barbanera.

Dal secolo XIX buona parte delle colonie e delle realtà politiche affacciate sul mar dei Caraibi iniziarono a diventare paesi indipendenti, anche se attualmente alcuni possedimenti francesi, britannici e olandesi rimangono sotto l'amministrazione europea. Nelle sue acque sono presenti 22 territori insulari e 12 paesi. Cuba fu l'ultimo paese ad ottenere l'indipendenza dalla Spagna nel 1898.

Nel 1903 Panamá si separò dalla Colombia. Il 15 agosto 1914 venne inaugurato il canale artificiale di Panamá che collegò il mar dei Caraibi con l'oceano Pacifico, e che venne amministrato dagli Stati Uniti fino al 31 dicembre 1999.

Il 12 dicembre 2001, i capi di Stato e di governo dei paesi membri dell'Associazione degli Stati caraibici, si riunirono sull'isola di Margarita (Venezuela), ed adottarono la Dichiarazione di Margarita, "riconoscendo il mar dei Caraibi come un patrimonio comune nella regione, e un bene inestimabile a cui dare priorità alla conservazione, con l'obiettivo della "costruzione di una identità stessa dei Caraibi." Si impegnarono "a stabilire una più ampia zona di cooperazione dei Caraibi".

Il Mar dei Caraibi è un mare situato sulla Placca caraibica. Si stima abbia un'età compresa tra i 160 e i 180 milioni di anni e si sia formato da una frattura orizzontale che ha diviso il supercontinente chiamato Pangea nel corso dell'era Mesozoica. La superficie del Mar dei Caraibi è suddivisa in 5 bacini separati da alcune catene montuose sottomarine. La pressione esercitata dalla placca sudamericana nella regione orientale dei Caraibi, rende l'arcipelago delle Piccole Antille caratterizzato da forte attività vulcanica (l'eruzione vulcanica del La Pelée nel 1902, fu la causa del maggior numero di vittime nel corso del ventesimo secolo, con quasi 30.000 morti).

L'Oceano Atlantico si collega con il Mar dei Caraibi attraverso l'Anegada Passage tra le Piccole Antille e le Isole Vergini e il Canale Sopravento situato tra Cuba e Haiti. Il canale dello Yucatán collega il Mar dei Caraibi con il Golfo del Messico tra la Penisola dello Yucatán in Messico e Cuba.

Il punto più profondo è la depressione delle Isole Cayman che arrivano a toccare i 7.686 metri sotto il livello del mare.

Sono localizzate due fosse oceaniche: la fossa delle Cayman e la fossa di Porto Rico. L'area è a forte rischio sismico. Dati storici mostrano che nel corso degli ultimi 500 anni si sono verificati nella zona dodici terremoti con una magnitudo superiore a 7,5.

In media la salinità del mar dei Caraibi è di 35 - 36 parti per mille, la temperatura superficiale è nell'ordine di 28 °C., mentre nel fondo marino, l'acqua raggiunge una temperatura di 4 °C.

Le correnti caraibiche trasportano notevoli quantità di acqua dall'Oceano Atlantico orientale attraverso le Piccole Antille per salire verso nord-ovest uscendo nel Golfo del Messico attraverso il canale dello Yucatán. Mediamente tra il 15 e il 20% delle acque dolci che entrano nel Mar dei Caraibi proviene dall'estuario del Orinoco e dei fiumi amazzonici, trasportata verso nord-ovest dalle correnti caraibiche.

Nella zona che si estende dal nord della Colombia verso il Nicaragua è presente durante quasi tutto l'anno una corrente circolare che ruota in senso antiorario. Questa corrente è generata dalle precipitazioni abbondanti nella regione, che può anche ridurre la temperatura e la densità delle acque, fornendo alcuni nutrienti quali azoto, fosforo utili alla vita vegetale.

Il bacino idrografico del Mar dei Caraibi è uno dei più grandi del mondo. Il fiume più lungo che sfocia in questo mare è il Magdalena che, sorgendo sul Massiccio Colombiano, attraversa la Colombia per una lunghezza di circa 1.540 km. Il Maddalena, a sua volta, riceve le acque di altri importanti fiumi come il Cauca e il Cesar.

Altri fiumi che si gettano nei Caraibi sono: Unare, Tocuyo, Catatumbo e Chama in Venezuela; Ranchería, Sinú e Atrato in Colombia; San San, Chagres (Canale di Panamá) e Changuinola a Panamá; Grande, Prinzapolca e Huahua in Nicaragua; San Juan al confine tra Nicaragua e Costa Rica, che collega il Lago Nicaragua ai Caraibi; Segovia al confine tra Honduras e Nicaragua; Patuca, Sico, Ulua e Aguán in Honduras; Motagua in Guatemala, Belize in Belize; Rio Hondo in Messico; Cauto a Cuba; Yaque del Sur, Ozama e Macoris nella Repubblica Dominicana; Negro in Giamaica e Grande de Patillas a Porto Rico.

Il lago di Maracaibo è collegato ai Caraibi attraverso il Golfo del Venezuela, e rappresenta il più grande lago del Sud America con una superficie di 13.820 km², oltre ad essere uno dei più antichi della Terra.

Il clima dei Caraibi è influenzato dalle correnti oceaniche del Golfo e Humboldt. La posizione del mare tropicale aiuta a conservare l'acqua ad una temperatura moderatamente alta, variando durante l'anno tra i 21° e 32,2 °C.

I Caraibi sono luogo di formazione di uragani. La stagione degli uragani va da giugno a dicembre, e con maggiore presenza tra agosto e settembre. In media ogni anno si formano circa il 9 tempeste tropicali e 5 raggiungono la forza di uragano. Secondo il Centro Nacional de Huracanes nei Caraibi si sono verificati 385 uragani tra il 1494 e il 1900. La correnti d'aria che si sviluppano sulla costa occidentale dell'Africa, nel loro percorso attraverso l'Oceano Atlantico, possono diventare tempeste tropicali e uragani, in particolare nelle zone di bassa pressione della regione orientale dei Caraibi.

Fra i più devastanti uragani registrati si ricordano: l'uragano San Calixto II tra il 10 e il 16 ottobre 1780, abbattutosi tra le Piccole Antille, Porto Rico, Repubblica Dominicana e Florida, provocando tra i 22.000 e i 24.000 morti; e l'uragano Mitch, che originatosi tra le coste della Colombia e l'America Centrale si diresse verso la penisola dello Yucatán e successivamente la Florida tra il 22 ottobre e il 5 novembre 1998, provocando tra gli 11.000 e i 18.000 morti.

Gli uragani sono un problema che si verifica annualmente sulle isole dei Caraibi. La loro natura distruttiva si abbatte anche sulle barriere coralline a causa del depositato di grandi quantità di sabbia, fango, rocce e sedimenti.

Spiagge di sabbia rosa, bianca o del colore grigio brillante frutto di antiche eruzioni vulcaniche. Spiagge che sembrano non aver mai visto un essere umano e altre brulicanti di attività, animate e rumorose a ogni ora del giorno e della notte.



Pink Beach (Barbuda). Questa spiaggia dell’isola di Barbuda è la meraviglia “in rosa” di tutti i Caraibi. Il New York Times, poco più di un anno fa, l’ha inserita nelle 6 spiagge da vedere assolutamente prima di morire. Tutta la costa occidentale presenta, a tratti, sabbie dalle sfumature rosate, ma nessuna eguaglia questa piccola meraviglia rosa. Conosciuta anche col nome di Eleven Mile Beach, la spiaggia si distingue dalle altre caraibiche, spesso sottili striscioline di sabbia fra la vegetazione e il mare, per la notevole ampiezza, dove viene amplificata la sensazione di essere completamente soli. Come raggiungerla? Con le barche a vela che ogni giorno salpano da Antigua.

Seven Mile Beach (Grand Cayman). Un nastro di morbida spiaggia immacolata, tra i più suggestivi del pianeta, ha dato notorietà a Grand Cayman, la più grande e abitata delle isole dell’arcipelago omonimo. Seven Mile, la spiaggia caraibica per eccellenza, si stende per poco meno di 10 chilometri lungo la costa occidentale dell’isola (parte a Nord di George Town, la capitale), tra condomini e alberghi esclusivi.

Bayahibe (Repubblica Dominicana). La bianchissima spiaggia del piccolo villaggio di pescatori di Bayahibe si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Este: sabbia finissima, mare cristallino, palme di un verde intenso convivono armoniosamente con le piccole abitazioni caraibiche. Non a caso, questa parte della Repubblica Dominicana è considerata la più bella di tutto il Paese. Si raggiunge in due ore di pullman da Santo Domingo e, in un’ora, dall’Altos de Chavòn.

Seven Mile Beach (Giamaica). Regina della linea costiera occidentale dell’isola è la spiaggia vicina a Negril: 6 chilometri di sabbia finissima (il nome inganna, dato che supera di poco le 4 miglia) e, alle spalle, la palude Great Morass, che si estende per 16 chilometri e costituisce il secondo ecosistema palustre della Giamaica. Qui si trovano i coccodrilli americani e la riserva naturale della Palma Reale. Le zone umide sono oggi protette poiché contribuiscono al ciclo di crescita e formazione delle spiagge coralline.

Anegada (British Virgin Islands). La spiaggia che copre interamente la circonferenza dell’isola di Anegada (11 miglia), è una delle meno conosciute dell’arcipelago delle Isole Vergini Britanniche. Per raggiungere Anegada, a 15 chilometri da Virgin Gorda, occorre un giorno di navigazione su una delle barche a vela che si noleggiano nelle grandi isole circostanti. Sempre il New York Times la ritiene una delle più belle dei Caraibi e consiglia la passeggiata da Cow Wreck Bay, a nord-ovest di Baia Loblolly, fra greggi di capre e bar dove bere l’immancabile rum punch.

Flamenco Beach (Porto Rico). Vieques è sicuramente l’isola sulla costa orientale di Porto Rico più conosciuta e frequentata. Ma delle Spanish Virgin Island è Culebra che vanta la spiaggia più bella: Flamenco Beach, un’ampia mezzaluna quasi perfettamente simmetrica di sabbia bianca, incornicia una baia azzurra di acque calme come quelle di una piscina. Per raggiungerla occorre prendere i battelli che salpano ogni giorno dalla città di Fajardo (a poco più di un’ora di auto dalla capitale San Juan). Giunti sull’isola, basta prendere un taxi e in pochi minuti ci si ritrova in paradiso.

Grace Bay (Turks e Caicos). Tutta la costa nord di Providenciales, porta d’accesso all’arcipelago di Turks e Caicos, è un’immensa spiaggia con una sfumatura di colori che spaziano dall’indaco al turchese. Ma il meglio sta tutto nei 20 chilometri di Grace Bay, dove si danno convegno gli appassionati di immersioni: al largo ben 12 punti segnalati regalano nuotate tra cernie, dentici e pesci chirurgo. Indimenticabile la vacanza se si alloggia al Regent Palm Turks and Caicos , resort di lusso all-suite con terrazza privata, spa e giardino.

Per la sua enorme estensione il mare dei Caraibi è tra i maggiori al mondo, e raggiunge presso le isole Cayman l’impressionante profondità di 7.686 metri. Tutta l’area del mar dei Caraibi, a causa della presenza delle correnti oceaniche del Golfo e di Humboldt, ha una temperatura dell’acqua sempre abbastanza alta, che in taluni casi supera i 32°. Le isole caraibiche, specie in corrispondenza della nostra stagione estiva, sono interessate da uragani e tempeste tropicali.




venerdì 13 novembre 2015

IL CANALE DELLA MANICA



Il canale della Manica è un canale naturale che separa l'isola della Gran Bretagna dall'Europa continentale e collega il mare del Nord all'oceano Atlantico.

È lungo circa 560 km e la sua larghezza varia da un massimo di 240 a un minimo di 34 km allo stretto di Dover, che separa la città omonima, nella contea inglese del Kent, da Cap Gris-Nez, nel comune francese di Audinghen (dipartimento del Passo di Calais).

Le Isole del Canale si trovano nella Manica, vicine al lato francese. L'isola di Ouessant segna il limite occidentale della Manica. Il dipartimento francese della Manica, che comprende la penisola di Cotentin, che si sporge nel canale, prende il nome dal tratto di mare circostante.

La Manica è stata un'importantissima difesa naturale da attacchi nemici per la Gran Bretagna.

La Manica ha permesso ai britannici di intervenire nei conflitti europei, ma raramente di essere minacciati pericolosamente. Senza di essa Napoleone Bonaparte e Adolf Hitler sarebbero stati in grado di sopraffare quel potente nemico che era rappresentato dal Regno Unito.

Cionondimeno, la Manica è stata scena di molte invasioni (o tentate invasioni), tra cui la Conquista Normanna (1066), l'Armada Spagnola (1588), e lo Sbarco in Normandia (1944), e di molte battaglie navali, tra cui la Battaglia di Portland (1653), la Battaglia di La Hougue (1692) e il confronto tra la USS Kearsarge e la CSS Alabama (1864).

Comunque, la Manica è servita anche come punto di collegamento per la condivisione di culture e strutture politiche, dalla società celtica pre-romana, alla cultura della Roma Imperiale, dalla fondazione della Bretagna da parte di coloni provenienti dalla Gran Bretagna, allo stato Anglo-Normanno.

I commerci attraverso la Manica sono stati un importante fattore per le società su entrambe le sponde del canale sin dai tempi preistorici, e diversi porti importanti si sono sviluppati in Inghilterra ed in Francia.

In aggiunta all'alto livello di traffico tra le sponde della Manica, esiste un traffico significativo che l'attraversa, collegando le economie dell'Europa settentrionale al resto del mondo. Combinato assieme, questo traffico marittimo rende la Manica una delle rotte marine più affollate del mondo, responsabile di una grande fetta del commercio marittimo mondiale (alcune fonti dicono addirittura un quarto). Dal 1994, inoltre, è attivo l'eurotunnel, un tunnel stradale e ferroviario che collega le due sponde.

I luoghi di villeggiatura sulla Manica, come Brighton e Deauville, inaugurarono un'era di turismo aristocratico all'inizio del XIX secolo, che si sviluppò nel democratico turismo marittimo che ha dato forma alle località di villeggiatura in riva al mare di tutto il mondo.

In febbraio dell'anno 1942 l'ammiraglio tedesco Otto Ciliax attraversò la Manica con le navi di battaglia Scharnhorst e Gneisenau cosa fino ad allora ritenuta impossibile per via dei radar, aerei e altri mezzi di spionaggio tenuti nelle due "rive" del canale.



Circa nel 56 a.C., Caio Giulio Cesare manda il giovane Publio Crasso ad esplorare le coste della Britannia. Nel 55 a.c. , deciso ad invadere l'isola, Cesare parte con ottanta navi e due legioni per sbarcare nei pressi di Dover.

Il 28 settembre 1066 Guglielmo I ("the Conqueror") salpò da Saint-Valery-sur-Somme (Francia), arrivando il 29 settembre nella baia di Pevensey, nel Sussex. Da qui si diresse sul borgo di Hastings, dove iniziò la sua campagna di conquista che lo porterà, il 25 dicembre 1066, ad essere incoronato re d' Inghilterra.

Nel luglio del 1588 l'Armada Invencible di Filippo II d'Asburgo (re di Spagna) viene sconfitta dalla esigua flotta inglese di Elisabetta I e da numerosi piccoli mercantili olandesi, suoi alleati: non è un vero e proprio attraversamento quanto un grandioso tentativo fallito miseramente....

Il 7 gennaio 1785 il francese Jean-Pierre Blanchard e l'americano John Jeffries viaggiarono da Dover a Calais su un pallone aerostatico, divenendo i primi ad attraversare la Manica per via aerea.

La prima persona ad attraversare la Manica a nuoto fu Matthew Webb nel 1875. La FIN e il CONI avvalorano invece la tesi che sostiene che il primo attraversatore della manica a nuoto sia stato Giovan Maria Salati, soldato napoleonico prigioniero degli inglesi, nel 1817. Il 6 agosto 1926, Gertrude Ederle divenne la prima donna a fare lo stesso, battendo il record maschile dell'epoca di due ore.

Nel 1909, Louis Bleriot dalla Francia fu la prima persona a volare sopra la Manica con un aeroplano.

Nel 1979, un aeroplano di soli 35 chili chiamato Gossamer Albatross vinse il Premio Kremer, per essere stato il primo aeroplano spinto dalla forza umana ad attraversare la Manica. Il pilota, Bryan Allen, pedalò 3 ore per portare a termine l'impresa.

Il 31 luglio 2004, il paracadutista austriaco Felix Baumgartner, indossando delle ali in carbonio ipertecnologiche, saltò da un aeroplano, da un'altezza di 9.150 metri sopra Dover, attraversando in caduta libera la Manica ed aprendo il paracadute sopra Calais.

Il 26 settembre 2008, l'aviatore svizzero Yves Rossy ha attraversato la Manica in poco più di 9 minuti grazie ad un wingpack.

Il tunnel della Manica è il tunnel con la parte sottomarina più lunga al mondo e, nella sua lunghezza complessiva, è secondo solo alla galleria Seikan in Giappone. Anche tale tunnel è sottomarino ma, anche se più lungo, corre in buona parte sotto montagne. La galleria della Manica corre per circa 39 chilometri sotto il mare, contro 23 del Seikan.

Molte volte nella storia recente fu proposta l'idea di realizzare un collegamento non marittimo tra la Gran Bretagna e l'Europa continentale.

Nel 1802 Albert Matthieu-Favier, un ingegnere francese, avanza la proposta di un tunnel, percorso dai passeggeri a bordo di carrozze trainate da cavalli, il tunnel sarebbe stato illuminato da lampade a olio e sarebbe stata ricavata su un'isola una stazione di riposo per i cavalli a metà percorso. Il costo venne stimato in un milione di sterline dell'epoca (circa 64,4 milioni di sterline attuali).
Nel 1875 Peter William Barlow, dopo aver lavorato alla realizzazione della prima ferrovia sotterranea, suggerì di collegare le rive tramite un tubo d'acciaio galleggiante; la proposta fu respinta. Nello stesso anno i due parlamenti vararono leggi per la realizzazione del tunnel, ma nessuno riuscì a raccogliere i fondi necessari e la concessione andò a scadere l'anno successivo.
Nel 1876 viene condotta un'estesa ricerca geologica; i francesi scavano due pozzi.
Nel 1880 la South Eastern Railway avvia delle trivellazioni sperimentali sul lato inglese.
Nel 1881 una trivellatrice Beaumont scava 820 metri di tunnel parallelamente alle scogliere del lato inglese. La South Eastern Railway inizia i lavori, ma nuovamente si ritrova senza sufficienti fondi. Viene fondata la Submarine Continental Railway Company.
Nel 1882 la società rivale Channel Tunnel Company provoca una sospensione dei lavori; giungono ai media influenti pareri contrari all'operazione (tra cui quelli di Robert Browning e Alfred Lord Tennyson). I lavori vengono infine bloccati per via di un'obiezione posta dai militari: il tunnel renderebbe più facile un attacco dal continente.
Nel 1922 viene avviata una nuova perforazione da Folkestone; obiezioni di carattere politico fermano nuovamente i lavori dopo 128 metri di perforazione.
L'idea del tunnel sottomarino rimane solo sulla carta fino alla fine della Seconda guerra mondiale, quando le migliorie tecniche ingegneristiche la riportano all'attenzione generale.



L'intera opera consiste in tre gallerie parallele. Due sono gallerie ferroviarie di 7,6 metri di diametro distanziate circa 30 metri; tra le due vie è posta una galleria di servizio di 4,8 metri di diametro in cui circolano veicoli su gomma; da essa ogni 375 metri circa partono delle gallerie di intersezione con i due tunnel ferroviari. Il tunnel di servizio serve al doppio scopo di fornire accesso agli operai addetti alla manutenzione e di fornire una via di fuga sicura in caso di emergenza. I due tunnel ferroviari sono inoltre collegati direttamente ogni 250 metri da condotti per lo sfogo della pressione che passano sopra il tunnel di servizio senza unirsi ad esso; questi condotti servono a alleviare l'"effetto pistone" dovuto alla compressione dell'aria provocata dal transito del treno in corsa.

Nel 1957 viene costituito il Tunnel sous la Manche Study Group, che tre anni dopo suggerisce la realizzazione di due tunnel ferroviari principali ed una galleria di servizio. Il progetto viene avviato nel 1973, ma si interrompe due anni dopo per problemi finanziari dopo aver realizzato 250 metri di un tunnel di prova.

L'idea del collegamento tra le sponde della Manica viene rilanciata nel 1984 dai governi francese e britannico, che aprono una gara d'appalto tra società private. Sono quattro le proposte che giungono: due tunnel ferroviari un tunnel automobilistico ed un ponte. Dei quattro progetti, viene scelto quello più simile alla proposta del 1973; l'annuncio viene dato il 20 gennaio 1986 ed i due governi siglano un trattato in proposito, il Fixed Link Treaty a Canterbury il 12 febbraio successivo. Trattato che verrà ratificato nel 1987.

Il tracciato collega Calais a Folkestone - un po' più lungo del tratto di minore lunghezza possibile - e segue un unico strato di roccia calcarea, ponendosi più in profondità rispetto al tentativo precedente. Per la maggior parte del tracciato il tunnel si trova a 40 metri sotto il fondo del mare, la sezione meridionale è più profonda di quella settentrionale.

Gli scavi del tunnel hanno impiegato 15.000 lavoratori per sette anni, i lavori sono proceduti simultaneamente da entrambe le direzioni. Il primo appaltatore dei lavori di costruzione fu la società anglo-francese TransManche Link (TML), un consorzio di dieci imprese di costruzioni e cinque banche dei due stati. Furono impiegate perforatrici denominate tunnel boring machine, in grado di combinare in sequenza le operazioni di scavo, asportazione del materiale e rivestimento con uno strato di cemento delle pareti permeabili dello scavo.

In totale, sono state impiegate undici "talpe":

tre francesi, da Sangatte al punto di incontro sotto la Manica;
una francese, lungo il tunnel di servizio, da Sangatte all'ingresso sul lato francese;
una francese, lungo uno dei due tunnel ferroviari da Sangatte all'ingresso sul lato francese, quindi lungo l'altro tunnel ferroviario in direzione opposta;
tre britanniche, da Shakespeare Cliff all'ingresso sul lato britannico;
tre britanniche, da Shakespeare Cliff al punto di incontro sotto la Manica.
La costruzione del tunnel di servizio iniziò il primo dicembre 1987 da entrambi i lati e il primo dicembre del 1990 i due tratti si congiungono sotto l'attento occhio dei mass-media; l'ultimo diaframma viene abbattuto da Phillipe Cozette e Graham Fagg. Gli scavi furono guidati da un sistema di puntamento laser; al congiungimento dei due spezzoni, la differenza tra i punti centrali dei due scavi fu misurata in 358 mm in orizzontale e 58 mm in verticale. Con tale congiungimento divenne nuovamente possibile transitare dalla Gran Bretagna all'Europa continentale dopo 8.500 anni, dalla fine dell'ultima glaciazione.

Gli scavi dei tunnel ferroviari si congiungono il 22 maggio ed il 28 giugno 1991, ogni incontro è accompagnato da una cerimonia di festeggiamento. Di ogni coppia di "talpe" che si sono incontrate, quella francese viene smantellata, quella inglese invece viene indirizzata a scavare verso il lato esterno e murata sul posto.

Sul lato inglese invece sono stati rimossi 4 milioni di metri cubi di roccia calcarea, la maggior parte dei quali scaricati sotto la Shakespeare Cliff vicino a Folkestone, strappando al mare una superficie di circa 36 ettari oggi chiamata Samphire Hoe e destinata a parco pubblico. Gli scavi finirono 7 mesi dopo e contemporaneamente terminarono le 2 gallerie ferroviarie a Folkestone in Inghilterra e a Calais in Francia.

Il 6 maggio 1994 ci fu l'inaugurazione dell'Euro Tunnel con la presenza della regina Elisabetta II e il presidente francese Francois Mitterrand.

Il tunnel è gestito dalla società Eurotunnel (Eurotunnel plc in Inghilterra, Eurotunnel SA in Francia).

Il costo complessivo dell'intera opera è stimato attorno ai 10 miliardi di sterline (11.436.693.301 euro). Il tunnel sta operando in perdita ed il valore delle azioni che hanno finanziato l'opera ha perso il 90% del proprio valore tra il 1989 ed il 1998. La società Eurotunnel ha annunciato una perdita di 1,33 miliardi di sterline nel 2003 e 570 milioni di sterline nel 2004 ed è in costante negoziato con i creditori. A propria difesa Eurotunnel cita un traffico insufficiente (solo il 38% dei passeggeri ed il 24% delle merci previste in fase di progetto) e un gravoso carico di interessi sul debito. Parte dell'insuccesso commerciale dell'operazione sembra essere causato dalle eccessive tariffe di transito.

Quattro sono i servizi ferroviari offerti:

I treni passeggeri Eurostar ad alta velocità, appartenenti alla famiglia dei TGV francesi, collegano la Saint Pancras Station di Londra con la Gare du Nord di Parigi e con la stazione Midi/Zuid di Bruxelles, con fermate a Ashford, nel Kent, a Calais-Frethun e a Lilla.
Lo Eurotunnel Shuttle - servizio di treni navetta per passeggeri e autoveicoli, nonché camion e autobus. Collegano Sangatte (Calais/Coquelles) e Folkestone con treni a vagoni chiusi, di cui alcuni a due piani, con servizio bar. L'ingresso e l'uscita dei veicoli dall'area garage dei vagoni avvengono direttamente restando al volante. Il servizio è svolto con materiale 9000 Eurotunnel costruito appositamente.
Treni navetta per merci - trasportano camion su vagoni aperti; gli autisti viaggiano in vagoni passeggeri riservati. Il servizio viene effettuato con locomotive Classe 9000 Eurotunnel.
Treni merci - convenzionale trasporto ferroviario di merci in vagone o container. Sono effettuati con materiale motore Class 92.
I convogli Eurostar viaggiano su linee ad alta velocità sia sulla rete francese che su quella inglese (quest'ultima inizialmente conosciuta come Channel Tunnel Rail Link, oggi High Speed 1), con velocità fino a 300 km/h; all'interno del tunnel la velocità è invece ridotta a 160 km/h. Ad oggi tutto il tracciato sul suolo inglese è ad alta velocità, infatti l'ultima tratta tra Ebbsfleet e la stazione ferroviaria londinese di St. Pancras è stata aperta ai traffico passeggeri nel novembre 2007.

Nonostante un'interruzione del servizio a causa di un incendio nella seconda metà del 2008, tale anno è stato, per la società che gestisce il tunnel, il primo anno con un bilancio con un utile consistente (circa 40 milioni di euro) dalla data di creazione della società (1986), tale da permettere quindi di erogare il primo dividendo della sua storia (un utile inferiore - 1 milione di euro - si era già avuto nel 2007, per la prima volta in assoluto, ma senza alcun dividendo).

Con la liberalizzazione europea dei servizi ferroviari internazionali il tunnel e la linea High Speed 1 sono state aperte alla competizione dal 2010. Nel giugno 2013 la DB ha ottenuto una licenza per operare una linea ferroviaria da Francoforte a Londra che non si aspetti diventi operativa prima del 2016 a causa di ritardi nella consegna dei treni realizzati su misura.

All'epoca della decisione di costruire il tunnel era stato stimato un traffico di 15,9 milioni di passeggeri per i treni Eurostar nell'anno di apertura. Nel 1995, il primo anno completo di funzionamento del tunnel i passeggeri reali furono poco più di 2,9 milioni, saliti a 7,1 milioni nel 2000 e scendendo a 6,3 milioni nel 2003. I treni Eurostar erano vincolati dalla mancanza di una linea di comunicazione ad alta velocità sul lato britannico. Dopo il completamento dell'High Speed 1 in due tronconi nel 2003 e nel 2007, il traffico passeggeri aumentò. Nel 2008 l'Eurostar trasportò 9 113 371 passeggeri, un aumento del 10% rispetto all'anno precedente e nonostante le limitazioni dovute all'incendio verificatosi quell'anno. Il numero di passeggeri trasportati per Eurostar continuò ad aumentare raggiungendo il 10 397 894 nel 2014.

I volumi del traffico merci sono stati variabili con una diminuzione del 1997 per una chiusura dovuta ad un incendio in uno shuttle merci. Il traffico di shuttle merci è complessivamente aumentato nel periodo indicando una sostituzione del traffico per tunnel rispetto a quello via mare. Il tunnel ha raggiunto una quota di mercato vicina o superiore alle predizioni del 1980, ma quelle del 1990 e del 1994 furono sovrastimate.

Le predizioni per il primo anno di treni merci furono di 7,2 milioni di tonnellate lorde, il valore reale del 1995 fu di 1,3 milioni di tonnellate. Sebbene il volume di merci raggiunse nel 1998 un picco di 3,1 milioni di tonnellate, ridiscese a 1,21 milioni nel 2007, aumentando leggermente a 1,24 nel 2008. Insieme alle merci trasportate sui treni navetta merci il trasporto merci è cresciuto dall'apertura, con 6,4 milioni di tonnellate merci trasportate nel 1995, 18,4 milioni di tonnellate nel 2003 e 19,6 milioni di tonnellate nel 2007. I numeri ridiscesero in seguito agli effetti dell'incendio del 2008.

Il più serio incidente finora registrato all'interno del tunnel è stato un incendio scoppiato il 18 novembre 1996. L'incendio fu provocato da una navetta che trasportava camion. A bordo erano presenti 2 bambini morti nell'incidente e un uomo gravemente ferito a un braccio che in seguito è stato amputato. Con le squadre di emergenza già allertate, il treno che viaggiava verso Folkestone ha continuato il suo viaggio aumentando la velocità, mantenendo così le fiamme controllate. Verso la metà del tunnel, gli allarmi del treno hanno segnalato un guasto a un gancio che teneva un vagone e il treno si è dovuto fermare, cosa che ha permesso alle fiamme di aumentare la loro attività.

Il conducente e i passeggeri sono rimasti per venti minuti bloccati e poco dopo sono arrivati i soccorsi.

Il tunnel fu riaperto parzialmente tre giorni dopo, il 21 novembre, con un solo tunnel ferroviario operativo e limitato al traffico merci. Tutti i convogli furono dirottati sul binario normalmente diretto verso la Francia fino a completamento dei lavori di riparazione. Il servizio passeggeri ha ripreso a funzionare il 4 dicembre successivo e il ritorno alla normale operatività è avvenuto il 6 gennaio 1997.

L'11 settembre 2008 un altro incendio si è sviluppato all'interno del tunnel, provocato dal ribaltamento di un camion. Fortunatamente non ci sono stati morti, ma alcune persone sono rimaste intossicate.

Il 19 dicembre 2009, durante un'ondata di gelo che ha colpito l'Europa, quattro treni Eurostar con oltre 2000 passeggeri a bordo hanno subito un'avaria dovuta alla differenza termica tra l'interno della galleria e l'esterno. I treni sono stati trainati fuori dal tunnel e i passeggeri sono stati evacuati attraverso l'uso di navette, evitando così feriti. Inoltre il 7 gennaio 2010 un Eurostar Bruxelles-Londra con 260 viaggiatori a bordo è stato bloccato nel tunnel per quasi tre ore. I gruppi di soccorso lo hanno trainato fuori dalla parte britannica del tunnel, i passeggeri sono stati fatti scendere a Ashford e trasferiti su un altro treno per completare il viaggio verso Londra.

Il confine ufficiale tra Francia e Regno Unito è una linea dipinta posta all'incirca a metà tracciato (il lato britannico è di poco più lungo). La metà britannica ricade sotto l'autorità del distretto di Dover, nella contea del Kent, mentre la controparte francese ricade sotto la regione Nord-Passo di Calais, sotto il dipartimento Passo di Calais, arrondissement di Calais e cantone di Calais-Nord-Ovest.

I controlli di frontiera sono eseguiti, per ragioni pratiche, all'imbarco sui treni o a bordo di essi. Un dettagliato trattato tripartito tra Francia, Regno Unito e Belgio disciplina i rapporti di frontiera e definisce alcune "zone di controllo" all'interno delle quali anche gli ufficiali degli altri stati possono esercitare una minima autorità doganale e di polizia. Per la maggior parte delle attività, queste zone sono poste agli ingressi del tunnel; per alcuni treni che viaggiano da città a città, il treno stesso rappresenta una "zona di controllo".

Sia Francia che Regno Unito hanno aperto dei posti di polizia di frontiera all'opposta estremità del tunnel - ovvero polizia francese all'ingresso britannico e polizia britannica all'ingresso francese, alla polizia di frontiera dei due paesi è stato assegnato il compito di verificare e impedire l'immigrazione clandestina (più frequente dalla Francia verso il Regno Unito) attraverso il tunnel.