martedì 3 maggio 2016
DONNA A BORDO
Una vecchia superstizione della tradizione marinara. Oggi a crederci realmente non c’è più quasi nessuno ma un tempo era una questione molto seria: una donna a bordo significava andare incontro a pericoli, tempeste, naufragi. C’entrano le mestruazioni: si pensava che se a una donna fossero venite le mestruazioni a bordo, queste avrebbero portato sfortuna. E’ una credenza diffusa in diverse varianti e presso diversi popoli.
Secondo il mito e la letteratura popolare le donne a bordo portano male, almeno per l'uomo che lavora con la "sua" barca, intesa, quest'ultima, come entità e non come oggetto inanimato. Le origini di questo comportamento sono da collegare al fatto che se una donna ha le proprie mestruazioni a bordo, c'é il pericolo che il sangue possa macchiare la barca; ecco quindi affiorare il tabù delle mestruazioni comune a quasi tutti i popoli del mondo, non solo di mare.
Le donne vengono portate in mare solo per scacciare il male e soprattutto la figura della vergine, con i suoi forti significati sacrali, ricorre spesso nella cultura popolare di molte popolazioni, tant'é che ancor oggi, in alcuni paesi della costa della Magnia Grecia le donne placano la furia delle trombe marine mostrando al mare il proprio sesso.
Il mito racconta che Poseidone, in un accesso d'ira, scatenò una violenta tempesta, minacciando la distruzione di una città calabra; le donne raggiunsero il mare e, schieratesi lungo la spiaggia, mostrarono il sesso alle acque, terrorizzando le tremende onde, figlie dell'iracondo dio del mare.
Questa singolare ritualità è peraltro testimoniata dal ritrovamento di una statuetta in bronzo del V secolo, conservata al museo di Gela, che rappresenta una donna nell'atto di mostrare il sesso.
lunedì 2 maggio 2016
L'ISOLA CHRISTMAS
L'isola di Natale (in inglese Christmas Island) è una piccola isola appartenente politicamente all'Australia e situata nell'Oceano Indiano a sud dell'Indonesia. Vi risiedono circa 600 persone.
Il nome si deve al capitano inglese William Mynors, che avvistò l'isola nel Natale del 1643 a bordo della nave Royal Mary. L'isola, disabitata, era comunque già conosciuta dai navigatori olandesi e britannici. L'olandese Pieter Goos la disegnò sulle sue mappe per la prima volta nel 1666, dandole il nome di isola Moni. Il primo approdo documentato venne effettuato nel 1688 dall'equipaggio del vascello Cygnet, al comando del bucaniere William Dampier, in cerca di acqua e legname.
L'isola di Natale ha un alto valore scientifico, poiché sembra che fino alla fine del XIX secolo fosse disabitata: pertanto la fauna e la flora dell'isola si sono sviluppate senza alcuna interferenza umana. Tra le specie più note, il granchio rosso (Gecarcoidea natalis) conta circa 60 milioni di esemplari nel 2003.
All'inizio della stagione delle piogge, tra ottobre e dicembre, i granchi rossi adulti iniziano una migrazione spettacolare dalla foresta verso costa, per riprodursi e deporre le uova. Se le piogge forniscono i presupposti ideali per dare il via alla marcia , i tempi della migrazione sono legati anche alle fasi della luna, come spiega il dipartimento parchi del governo australiano. Le uova, infatti, vengono rilasciate dalle femmine in mare proprio durante l'alta marea dell'ultimo trimestre lunare.
La migrazione di milioni di granchi appare quasi terrificante agli occhi degli uomini comuni. Ma non a quelli degli isolani, che ogni anno si prodigano per aiutare i granchi e ridurre il numero delle morti accidentali, chiudono strade e costruendo ponti e sottopassaggi per il transito degli animali. cosa accade dopo? Una volta attraversata l'isola messa in sicurezza, i granchi raggiungono la riva.
Qui i maschi scavano tane in cui si verifica l'accoppiamento con le femmine, che produrranno uova entro tre giorni e le veglieranno per i primi 12-13. Le uova rilasciate vengono a contatto con l'acqua e nuvole di giovani larve vengono risucchiate dal mare. Dopo circa un mese in acqua, avviene la loro trasformazione in megalopae, che si riuniscono vicino alla riva per uno o due giorni prima di trasformarsi in giovani granchi e lasciare l'acqua.
Anche se grandi appena cinque millimetri di diametro, i piccoli granchi iniziano la loro marcia al contrario, verso l'interno, impiegando circa nove giorni per raggiungere l'altopiano. Qui si vedono scomparire tra rocce, rami e detriti della foresta per i primi tre anni della loro vita, quando saranno pronti per accoppiarsi e ripercorrere la strada già segnata dai loro padri e dalle loro madri.
L'isola è stata oggetto di sfruttamento minerario dei fosfati fin dalla fine dell'Ottocento. Per evitare la distruzione dell'habitat naturale il 65% del territorio è stato dichiarato nel 1980 area protetta con la fondazione del Christmas Island National Park. Il parco preserva la foresta pluviale tropicale e numerose specie endemiche di piante e animali come quelle sopraccitate.
Visitare l'Isola di Natale non è semplice, in quanto i voli che transitano sul Christmas Island International Airport sono del tutto irregolari. Le compagnie che operano collegamenti semi-regolari partono da Perth in Australia, Kuala Lumpur in Malesia e le Isole Coco, un gruppetto di atolli che si trova a sudovest rispetto all'isola. La rete stradale è abbastanza estesa ed è presente un servizio di taxi, ma per accedere alle zone di maggior interesse bisogna ricorrere alle quattro ruote motrici, data la natura accidentata del territorio. I servizi di auto-noleggio presenti sull'isola sono a vostra disposizione, ma è sempre meglio prenotare il veicolo prima dell'arrivo data la quantità limitata.
Tra i più bei posti dove si accede esclusivamente con le 4×4 ci sono le Dales, uno dei pochi luoghi dell'isola dove si trovano correnti di acqua dolce. Da qua si prende un cammino per la cascata di Hugh. Il Martin Point è un punto di osservazione su una scogliera che permette di avere una bellissima vista dell'oceano. Le Blowholes sono delle formazioni rocciose spettacolari dove l'acqua del mare si accumula in una serie di anfratti spumeggiando e spruzzando. Tra i vari luoghi che invece potete raggiungere con un auto normale ci sono vari punti di osservazione come il South Point e Margaret Knoll. E non potete assolutamente mancare una visita alle grotte, che sono proprio a cinque minuti dal centro cittadino principale: qui l'acqua di mare si mescola a una sorgente dolce per formare una piscina naturale, utile per un bagno rinfrescante nelle calde giornate tropicali.
Flying Fish Cove è la capitale dell'isola. Localmente conosciuta come "the Settlement", ovvero l'insediamento, è stata naturalmente il primo centro urbano. Anche se non si può propriamente definire città: su tutta Christmas Island abitano 1.400 abitanti, e qui vi risiede un terzo dell'isola. Il centro abitato è però attrezzato per il turismo e i divertimenti: vi è un porto per l'attracco degli yacht e delle navi da crociera, mentre l'aeroporto internazionale è a pochi minuti da qui. La maggior parte dei resort e alberghi si trova a Flying Fish Cove.
Poon Saan è il secondo insediamento più grande, ed è noto per la maggioranza dei cinesi che lo abitano. Sull'Isola di Natale vi è il 70% di cinesi, mentre solo il 20% di Europei e il 10% di Malesi. La manodopera cinese e malese fu importata al tempo delle estrazioni dei fosfati. A Poon Saan si trovano ben due ristoranti cinesi e un lodge. Altri insediamenti sono Silver City, Kampong e Drumsite: dappertutto potete trovare ristoranti e negozi di souvenir. L'albergo più famoso dell'isola è il Christmas Island Resort, situato a Waterfall Bay. Famoso soprattutto per essere stato per qualche anno anche un casino, è comunque una struttura ampia e moderna. È il principale centro di alloggio per i servizi turistici che offre: un campo da golf, escursioni guidate e centro diving.
A dispetto del nome, l'Isola di Natale è pur sempre una meta dei tropici, ottima destinazione per le vacanze al mare. E qui raggiungere una spiaggia diventa un'impresa avventurosa che però soddisfa la fatica: molte si trovano immerse nella foresta pluviale, in aree dove solo un fuoristrada può arrivare, per poi essere parcheggiato e proseguire a piedi. E dopo qualche minuto di trekking, ecco i meravigliosi lidi: Dolly Beach, Greta Beach, Winifred Beach sono solo alcune delle spiagge più nascoste e isolate.
Ma ce ne sono anche di più accessibili: Lily Beach, Ethel Beach, West White Beach, si raggiungono tranquillamente in auto, che dovrà comunque essere abbandonata per poi proseguire a piedi. Tutte offrono uno splendido scenario tra oceano e scogliere. Se poi siete degli inguaribili pigroni e l'avventura non vi garba potete godere delle spiagge di Flying Fish Cove: anche qui il relax non vi mancherà e si pratica anche un bellissimo snorkeling sulla barriera corallina.
Christmas Island è un territorio non autonomo dell'Australia amministrato dal procuratore generale del Dipartimento. L'amministrazione era demandata al Ministero dei trasporti e dei servizi regionali fino 29 novembre 2007. Giuridicamente è sottoposta alla legislazione australiana ed è sotto l'autorità del governatore generale dell'Australia, che la delega a un apposito amministratore. I servizi, compresi i dipartimenti di governo, sono forniti da appaltatori con costi a carico del Commonwealth australiano.
Per quest'isola passa un grande traffico di profughi che, provenienti dal Medio Oriente, chiedono asilo all'Australia: molti di questi provengono dall'Afghanistan, dallo Sri Lanka, dall'Indonesia e da altri stati vicini.
Nella passata legislazione, John Howard, primo ministro australiano, tramite il Parlamento australiano ha escluso l'isola dalla zona di immigrazione australiana: ovvero chiunque arrivi in quest'isola non può fare domanda per ottenere automaticamente la condizione di rifugiato - consentendo così alla marina australiana di rimandare indietro gli immigrati clandestini.
L'isola vanta una selezione calcistica. Essa è sotto l'egida della Christmas Island Soccer Association, fondata nel 1989, che non appartiene alla FIFA né alla OFC, quindi non ha diritto di partecipare ai Mondiali di calcio. I colori sono il giallo ed il verde, lo stadio principalmente usato per le partite in casa è l'High School Soccer Field.
La selezione dell'isola di Natale partecipa all'Inter Island Cup insieme alle isole Cocos. Il torneo è stato disputato dal 1994 al 2005. Ha anche disputato un'amichevole contro l'Australia perdendo per 17-0.
domenica 1 maggio 2016
MADURA
Madura è un'isola indonesiana al largo della costa nord-orientale dell'isola di Giava, vicino al porto di Surabaya.
L'isola dipendeva politicamente dai regni indù-giavanesi e più tardi da Mataram. Nel 1675 uno dei nobili dell'isola cominciò una rivolta alla quale Mataram pose fine con l'aiuto olandese, ma la parte orientale dell'isola non volle più riconoscere il padrone giavanese e si sottomise alla sovranità della Compagnia olandese (1683). Nel 1743 la parte ovest ne seguì l'esempio. Nella grande guerra giavanese (1825-1830) i principotti maduresi aiutarono il governo olandese. Estinte le quattro famiglie regnanti nelle linee maschili tra il 1858 e il 1885, Madura venne tutta sotto il governo diretto olandese e da quell'epoca ha conosciuto un continuo progresso.
L'isola è collinosa; la catena calcarea che l'attraversa è il proseguimento del rilievo di Giava, dalla quale Madura è separata solo dallo Stretto di Soerabaja, di poca larghezza. Solo nelle pianure si trovano risaie, ma la produzione del riso è insufficiente ai bisogni della numerosa popolazione. La popolazione vive in un certo benessere e, in seguito alle molte opere d'irrigazione promosse dal governo, l'agricoltura indigena fa continui progressi. Prodotti principali sono l'olio di cocco, il tabacco di qualità superiore, e le frutta. Risorse principali per gran parte della popolazione sono la raccolta di nidi di rondini mangiabili da esportarsi in Cina, le importantissime saline dello stato e la pesca. Madura ha, contrariamente a Giava, molto bestiame; i bovini di quest'isola sono i migliori dell'arcipelago e formano la più grande ricchezza degli indigeni.
Madura è una delle regioni più povere della provincia di Giava Orientale. Contrariamente a Giava, il terreno non è abbastanza fertile da permettere una buona produzione agricola. La limitatezza di altre opportunità economiche ha portato a povertà e disoccupazione croniche. Questi fattori hanno causato una emigrazione a lungo termine dall'isola, tale per cui molti maduresi non vivono più su Madura. I programmi governativi di trasmigrazione interna verso altre parti dell'Indonesia hanno visto gli abitanti di Madura come alcuni tra i più numerosi partecipanti.
L'agricoltura di sussistenza è un punto fermo dell'economia. Il mais è la coltivazione chiave dei molti e piccoli possedimenti terrieri dell'isola. L'allevamento del bestiame è anch'esso una parte critica dell'economia agricola, e fornisce entrate extra alle famiglie contadine, oltre ad essere alla base delle tradizionali competizioni di corsa dei tori di Madura. La pesca su piccola scala è anch'essa un importante fattore di sussistenza.
Tra i prodotti da esportazione, il tabacco è il principale contributore all'economia isolana. Il terreno di Madura, pur non essendo in grado di supportare molte coltivazioni alimentari, aiuta a rendere l'isola un importante produttore di tabacco e di chiodi di garofano, usati per produrre il kretek (una sigaretta ai chiodi di garofano). Fin dall'epoca della colonizzazione olandese, l'isola è anche un grande esportatore di sale.
Bangkalan, sull'estremità occidentale dell'isola, è stata industrializzata sostanzialmente a partire dagli anni 1980. Questa regione si trova a breve distanza di traghetto da Surabaya, la seconda città dell'Indonesia per dimensioni, e si è quindi conquistata un ruolo di sobborgo per i pendolari che lavorano a Surabaya, e come luogo adatto per industrie e servizi che devono essere vicini alla città. Il ponte Surabaya-Madura (Suramadu) Bridge lungo circa 5 km già aperto da qualche anno, dovrebbe aumentare ulteriormente l'interazione dell'area di Bangkalan con l'economia regionale.
Madura è famosa per le sue corse dei tori, dove un fantino, solitamente un ragazzino, guida una semplice slitta di legno trainata da una coppia di tori, su un percorso di circa cento metri in un tempo di 10/15 secondi. In varie città dell'isola si disputano corse ad agosto e settembre di ogni anno, con un gran finale costituito dal Trofeo Presidenziale, che si svolge a Pamekasan a fine settembre o ad ottobre.
Diverse forme di musica e teatro sono popolari a Madura, in particolare tra la popolazione più povera, per la quale costituiscono una forma poco costosa di intrattenimento e di socializzazione. Il teatro topeng, che prevede rappresentazioni mascherate di storie classiche come il Ramayana e il Mahabharata, è la forma di spettacolo madurese più nota fuori dell'isola, a causa del suo ruolo di rappresentante dell'arte madurese nelle manifestazioni di cultura regionale in tutta l'Indonesia. Comunque, questo tipo di spettacoli è raro su Madura, ed è limitato alle grandi occasioni ufficiali. Il meno formale teatro loddrok, dove gli attori non indossano maschere e interpretano un'ampia gamma di temi, è più popolare sull'isola. Simile è il teatro drammatico impostato sulla moderna musica malay, dove le donne recitano accanto agli uomini.
L'orchestra gamelan (nome associato anche al tipo di strumenti usati), tipica di giava, è presente anche a Madura, dove diverse delle ex corti reali come quelle di Bangkalan e Sumenep, possiedono gamelan elaborati. La musica tongtong, più esclusiva di Madura, viene suonata su diversi tamburi in legno o bambù, e spesso accompagna le competizioni di corsa dei tori.
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