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martedì 30 agosto 2016
GLI SCAFISTI
Nell'uso comune il termine «scafista» è spesso utilizzato in ambito giornalistico per indicare chi porta immigrati irregolari utilizzando imbarcazioni a motore o chi contrabbanda sigarette (tabacchi lavorati esteri) trasportandole con veloci motoscafi.
Né il Ministero dell'interno né quello della giustizia italiani divulgano cifre e statistiche specifiche, dettagliate e precise sugli arresti dei cosiddetti «scafisti», molti dei quali recidivi, cui possono venire contestati i reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, naufragio e omicidio colposo plurimo. Tuttavia, alcuni quotidiani di lingua francese hanno ricostruito alcune statistiche dalle quali si evince che l'origine degli scafisti è sensibilmente differente da quella dei migranti. Su 880 persone arrestate in Italia per questi fatti tra gennaio 2014 ed agosto 2015 si avevano: 279 egiziani, 182 tunisini, 77 senegalesi, 74 gambiani, 41 siriani, 39 eritrei, 29 marocchini, 24 nigeriani e 22 libici.
In un'intervista di un prete eritreo, punto di riferimento per i profughi in fuga dal suo paese, spiega che i trafficanti reclutano i migranti che hanno un minimo di esperienza in mare e gli offrono di fare il viaggio pagando poco o nulla.
“I veri scafisti e trafficanti non vogliono rischiare più – spiega - e mandano dei disperati. Spesso nigeriani, eritrei, etiopi o somali”. A volte i trafficanti accompagnano i migranti in acque internazionali e il passaggio al timone avviene direttamente in alto mare, racconta. “Arrivano fino a un certo punto del Mediterraneo e poi dalle navi madre i migranti vengono trasbordati in barche più piccole o gommoni e mandati incontro alla morte o, se sono fortunati, ai soccorsi. I veri scafisti restano sulle navi madre”.
Questo fenomeno è stato confermato anche da un’inchiesta che ha dimostrato che sempre più spesso i trafficanti affidano il timone delle imbarcazioni a minori, ragazzi adolescenti, soprattutto egiziani che provengono da paesi di pescatori e conoscono il mare. “Sempre più spesso in Egitto e in Libia i trafficanti usano ragazzini per condurre le imbarcazioni dei migranti verso l’Italia. Nel 2014 diciotto minori sono stati arrestati a Catania, in Sicilia, accusati di traffico di esseri umani”.
Secondo un rapporto del 2010 dell’agenzia delle Nazioni Unite sulle droghe e sulla criminalità (Unodc), in Libia erano attive almeno cinque organizzazioni di trafficanti che godono della complicità della polizia e delle milizie locali. I trafficanti di esseri umani sono ex agenti dei servizi segreti del regime, uomini d’affari, trafficanti di droga o affiliati a gruppi terroristici che possiedono proprietà immobiliari, dove tengono rinchiusi i migranti in attesa di venire imbarcati verso l’Europa.
Quanti trafficanti di uomini vengono condannati? Quanti sono in carcere? La risposta a questi interrogativi offre un quadro molto meno incisivo. Perché – come accade in tanti altri settori – la macchina della giustizia funziona poco e male, fino a vanificare l'impegno di investigatori e procure.
Lo scrivono a chiare lettere gli osservatori internazionali. Esattamente un anno fa, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazione Unite forniva dei dati precisi sulla lotta al racket dei migranti nel nostro paese.
Dopo avere visitato l’Italia nel settembre 2013 l’inviato dell’Onu, Joy Ngozi Ezeilo, ha sottolineato i punti deboli del nostro sistema. «La legge prevede pene severe per i reati connessi alla tratta tuttavia, i tassi di condanna sono molto bassi». Un'accusa basata sui dati ufficiali del ministero della Giustizia: «In Italia attualmente si contano 154 persone condannate per il reato di tratta: 70 hanno ricevuto sentenze che vanno dai 5 ai 10 anni, altri 45 invece sono stati puniti con periodi di carcere più lunghi».
Il problema è quello di fornire le prove nei processi. Al momento delle indagini, tanti sono pronti a testimoniare, puntando il dito contro i timonieri dei barconi. Ma al dibattimento, anni dopo, è difficile rintracciare profughi e migranti per portali in aula. Lo sottolineano tutti i rapporti degli osservatori internazionali. «Il basso numero di individui condannati rispetto al numero di indagini dimostra le difficoltà che si incontrano durante la fase di accusa». Se i testimoni non si presentano in tribunale o non confermano le dichiarazioni, per timore di ritorsioni da parte delle reti internazionali dei trafficanti, allora l'imputazione viene a cadere e lo scafista torna libero.
«Dato lo stato molto fragile delle vittime della tratta e la loro paura, capita che la dichiarazione iniziale di una vittima non sia più ammissibile in tribunale. Pertanto, l'accusa deve raccogliere prove sostanziali prima dell'udienza». Qualcosa di più delle parole, che possa resistere al contraddittorio del processo.
giovedì 10 settembre 2015
LAMPEDUSA
Lampedusa è stata luogo di sosta per Fenici, Greci, Romani e Arabi che hanno lasciato tracce ben evidenti del loro passaggio. I Romani sfruttarono Lampedusa per impiantarvi uno stabilimento per la lavorazione del pesce e per la produzione del garum, una salsa di pesce molto diffusa in età imperiale. Gli Arabi sono coloro che lasciarono più impronte su quest'isola perché la utilizzarono come approdo nel corso delle loro scorribande piratesche, anche molto tempo dopo la cacciata ufficiale dalla Sicilia.
Successivamente, per un lungo periodo, l'isola rimase in tranquilla attesa di nuovi abitanti. Nel 1630 Giulio Tomasi Principe di Lampedusa e Linosa, avo dell'autore de Il Gattopardo, fu insignito dal re di Spagna di questo titolo nobiliare. Nel 1760 fu colonizzata da sei francesi seguiti, dopo sedici anni, da un nucleo familiare maltese. In seguito fu un susseguirsi di piccoli gruppi di agricoltori capeggiati ora da maltesi ora da inglesi. Anche i Russi, con il principe Grigori Alexandrovich Potemkin tentarono l'acquisto dell'Isola per poter insediarvi una colonia di sudditi della zarina. Un secolo dopo, la famiglia Tomasi chiese ai Borbone un congruo finanziamento per poter condurre sulle isole dell'arcipelago le opere necessarie al ripopolamento. Nell'800 i Tomasi cedettero le Pelagie a Ferdinando II di Borbone. Il sovrano non fece un acquisto avventato e riuscì a rendere attivo e produttivo l'arcipelago insediandovi circa 150 abitanti di Pantelleria che utilizzarono anche a Lampedusa i dammusi, tipiche costruzioni della loro isola.
Nel 1861 gli isolani divennero sudditi del Regno d'Italia che vi impiantò nel 1872 una colonia penale, poi soppressa nel secolo successivo.
Durante il decennio antecedente la seconda guerra mondiale, l'isola fu fortificata e dotata di numerose batterie navali e antiaeree, per la difesa e per la sua importante posizione strategica al centro del Mediterraneo, in una zona di massimo transito dei convogli.
Il Regio Esercito presidiò l'isola per diversi anni anche durante la guerra, mantenendola come postazione avanzata nel Mediterraneo a favore delle forze dell'Asse. Fino al 1943, quando durante l'Operazione Corkscrew, ovvero le azioni militari precedenti allo sbarco alleato in Sicilia, gli alleati attaccarono e in breve tempo occuparono l'isola.
Negli anni sessanta, dopo decenni di attesa, Lampedusa fu collegata dalla linea telefonica con la terraferma e vi fu costruita una centrale elettrica e un aeroporto civile.
Per la sua posizione tra le coste nordafricane e il sud d'Europa, l'isola nell'ultimo decennio è divenuta una delle principali mete delle rotte dei migranti africani nel Mediterraneo. È stato costruito un centro di accoglienza temporanea, gestito dal ministero dell'Interno, che provvede all'identificazione dei migranti e al loro trasferimento. Soprattutto nel periodo estivo migranti e rifugiati, partiti dai porti tunisini e libici, approdano sulle coste di Lampedusa e Linosa, o vengono soccorsi in mare dalle motovedette della Guardia Costiera e/o della Guardia di Finanza.
La costa sul versante nord e in quello ovest è alta ed inaccessibile, mentre nel versante est e sud-est presenta magnifiche spiagge sabbiose.
Da quelle più piccole a quelle più grandi e affollate, le spiagge di Lampedusa sono moltissime.
Si aprono su un mare splendido le due piccole cale: Pisana e Uccello.
Fa invece parte di un’ampia insenatura cala Spugna o Maluk, a est dell’isola. Minuscola e dalla sabbia bianchissima cala Greca, sconosciuta a molti invece cala Galera, che si raggiunge passando per valloni (insenature marine) spettacolari.
Da vedere sulla spiaggia di Mare Morto, così chiamata per il mare calmo, è l'omonima grotta.
Ci sono poi la splendida e poco frequentata cala Francese e la famosa e frequentatissima spiaggia della Guitgia, che è collegata al paese anche con i mezzi pubblici ed è la più vicina agli alberghi.
Da qui si raggiungono l'insenatura di Cala Croce e la spiaggia di cala Madonna e Porto N’Tone: soprattutto quest’ultima, molto piccola e con sabbia bianca e finissima, è ideale per le famiglie con bambini.
Sul lato sud dell’isola si trova invece cala Pulcino, dove si possono visitare numerose grotte.
Un giro in barca di Lampedusa, che dura 3-4 ore, è il modo migliore per apprezzare la bellezza delle spiagge e delle calette.
La limpidezza delle acque e gli splendidi fondali e l'abbondanza di flora e fauna rendono questa isola una meta prediletta per le immersioni subacquee, anche notturne.
Molti i punti da dove partire per il diving e lo snorkeling.
Con una facile immersione si giunge alla grande statua della Madonna del Mare, a14 metri di profondità, circondata da tane di polpi e saraghi.
Nelle vicinanze un grosso scoglio emerso a forma di panettone, crea l’ennesimo sito di immersione in cui ammirare cernie, saraghi e dentici. Per nuotare tra le distese verdi di Posidonia Oceanica bisogna arrivare a ridosso di Punta Parrino, che protegge l'isola dalle onde e dal vento.
Spettacolare l’immersione al Taccio Vecchio per ammirare sia l'omonima grotta sottomarina sia i pesci pappagallo. Nella stessa zona c’è anche Punta Cappellone, popolata da tonni, ricciole, saraghi, dentici e cernie; mentre nella secca di Levante, quando il mare lo consente, ci si può immergere e osservare esemplari di tartaruga Caretta caretta.
A nord, dove la costa è rocciosa, si trovano le tane di aragoste, dentici, scorfani e cernie. Inoltre, ad aprile, si possono avvistare i capodogli.
Chi al mare preferisce le escursioni a piedi può percorrere i sentieri che conducono fino alla cima dei tre principali rilievi dell’isola: monte Rosso, il cui cratere è occupato da coltivazioni, il monte Nero e il monte Vulcano.
Da assaggiare il cous cous di pesce, piatto africano, ricorrente nella cucina siciliana. A Lampedusa aggiungono anche gamberetti, aragosta e frutti di mare. Il tutto accompagnato dagli ottimi e freschi vini bianchi siciliani.
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